Abstract
Il contributo analizza il confronto tra
Slow Food e il modello della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci De.Co., (2013) evidenziandone convergenze e differenze nell’ambito delle politiche di sviluppo
rurale. L’attenzione si concentra sul ruolo dei sindaci e sulle prerogative
amministrative comunali quali leve per la valorizzazione dell’identità
territoriale.
Introduzione
Negli ultimi decenni, il paradigma dello sviluppo rurale ha progressivamente
superato un approccio meramente produttivistico per orientarsi verso modelli
integrati fondati su identità, sostenibilità e partecipazione comunitaria. In
tale contesto, emergono due esperienze significative: da un lato Slow Food,
quale strumento di valorizzazione economica; dall’altro il sistema delle
Denominazioni Comunali (De.Co.) reinterpretato nel percorso dei Borghi
GeniusLoci, quale strumento di governance locale, per valorizzare gli elementi
identitari della comunità amministrata. I due percorsi non si incrociano mai, Slow food mette sotto i riflettori un prodotto "presidio" la vision e mission dei Borghi GeniusLoci DeCo mette al centro l'intero territorio amministrato
Slow
Food: un modello di proprietà di slow food
Fondato sui principi del “buono, pulito e giusto”, Slow Food promuove la tutela
della biodiversità , operando attraverso
presìdi, comunità del cibo La sua azione si colloca
prevalentemente contribuendo a orientare
comportamenti di consumo e a influenzare indirettamente le politiche
pubbliche¹. Un percorso che appartiene solo a slow food
La De.Co.
Borghi GeniusLoci come atto politico dei Sindaci lungimiranti
Diversamente, la Denominazione Comunale (De.Co.), nella visione originaria di
Luigi Veronelli, si configura come atto pubblico attraverso cui il Comune
riconosce un prodotto, una tradizione o un sapere come espressione identitaria
della comunità locale².
Nel quadro normativo italiano, tale strumento trova fondamento nelle competenze
attribuite agli enti locali dal Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267
(Testo Unico degli Enti Locali), che riconosce ai Comuni autonomia statutaria e
regolamentare (artt. 3 e 7) e la possibilità di promuovere lo sviluppo economico
e sociale del territorio³. La regia appartiene ai Sindaci
Differenze e complementarità tra i due modelli
La distinzione principale tra Slow Food e il modello De.Co. GeniusLoci risiede
nella natura degli strumenti adottati:
– Slow Food opera esclusivamente con gli strumenti in uso e diretti da slow food;
– la De.Co. rappresenta uno strumento politico attivato dal sindaco quale autorità locale.
Nel modello
GeniusLoci, il sindaco assume un ruolo centrale quale “custode istituzionale”
dell’identità territoriale, esercitando una funzione politica che si traduce in
atti amministrativi (delibere, regolamenti, registri identitari). Tale funzione
si inserisce nelle prerogative di cui all’art. 50 TUEL, che attribuisce al
sindaco la rappresentanza della comunità e la responsabilità dell’amministrazione
locale⁵.
Innovazione del modello Borghi GeniusLoci De.Co.
Il percorso dei Borghi GeniusLoci introduce un approccio sistemico alla
valorizzazione territoriale, fondato su strumenti operativi quali:
– la “Banca del GeniusLoci De.Co.”, quale archivio identitario;
– il Manifesto dei Valori;
– la scheda scientifica del Genius Loci.
Tali
strumenti consentono di trasformare il riconoscimento simbolico in leva di
sviluppo locale, integrando dimensioni culturali, turistiche e produttive in un
ecosistema coerente. In questo senso, la De.Co. si configura non come marchio
di qualità assimilabile a DOP o IGP (disciplinati dal diritto dell’Unione
europea), ma come dispositivo identitario e narrativo a scala comunale⁶.
Conclusioni
Il confronto tra Slow Food e la Rete dei Borghi GeniusLoci De.Co. evidenzia una
complementarità strategica: il primo rafforza il capitale economico della comunità; il secondo traduce tale capitale in politiche pubbliche e atti di politica pubblica
La valorizzazione dell’identità territoriale emerge così come funzione politica
pienamente esercitabile dai sindaci, nel rispetto delle competenze normative
vigenti. La sfida futura risiede nell’integrazione di queste due dimensioni, al
fine di costruire modelli di sviluppo rurale sostenibili, partecipati e
radicati nelle specificità locali.
Note
- Cfr. Petrini, C., Buono,
pulito e giusto, Torino, Einaudi, 2005.
- Veronelli, L., Il pensiero
gastronomico, Milano, varie edizioni.
- D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267
(TUEL), artt. 3, 7..
- Regolamento (UE) n. 1151/2012
sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari.
- Cfr. Sutera A I Borghi GeniusLoci DeCo 2013
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