sabato 15 agosto 2026

La De.Co. come atto politico e patrimonio identitario

Alessandra de Santis

Il percorso dei Borghi GeniusLoci DeCo tra memoria, comunità e sviluppo territoriale

Introduzione

La discussione sulle Denominazioni Comunali non riguarda soltanto la valorizzazione di un prodotto locale. Tocca una questione molto più profonda: il diritto delle comunità a riconoscere, custodire e raccontare la propria identità.

È in questa prospettiva che si colloca, dal 2013, il percorso della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo, promosso e sviluppato da Nino Sutera, che ne rivendica l'impostazione culturale e metodologica.

«La De.Co. — afferma Nino Sutera — non nasce per imitare una DOP o una IGP. Nasce per dare un nome, una storia e una dignità istituzionale a ciò che appartiene a una comunità. È soprattutto un atto politico nelle prerogative del Sindaco: attraverso la fascia tricolore, il Comune riconosce il valore del proprio patrimonio materiale e immateriale».

È questo il punto di partenza del modello GeniusLoci: la fascia tricolore come simbolo di responsabilità istituzionale e la De.Co. come strumento di politica territoriale, capace di mettere in relazione agricoltura, gastronomia, artigianato, paesaggio, memoria, cultura e sviluppo locale.

Il patrimonio di un Comune, in questa prospettiva, non è costituito soltanto da monumenti, musei e beni paesaggistici. Esiste anche un patrimonio quotidiano, spesso invisibile, composto da ricette, sementi, coltivazioni, tecniche artigianali, mestieri, feste, riti, parole, gesti e saperi tramandati.

È quello che la Rete definisce giacimento ElaioEnoGastronomico, inteso come parte di un più ampio patrimonio identitario territoriale.






1. De.Co.: tra procedura amministrativa e visione culturale

Il dibattito sulle Denominazioni Comunali si è sviluppato intorno a interpretazioni differenti circa natura, finalità e modalità operative dello strumento.

Da una parte si è affermata una lettura maggiormente procedurale e regolamentare, orientata alla predisposizione di regolamenti comunali, disciplinari, commissioni e procedure di riconoscimento.

Dall'altra, la Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo ha costruito una prospettiva nella quale la De.Co. viene collocata all'interno di un processo più ampio di governance identitaria.

La differenza non consiste semplicemente nella scelta di uno strumento amministrativo piuttosto che di un altro. La differenza è soprattutto culturale: che cosa si vuole riconoscere attraverso una De.Co.?

Un prodotto?

Oppure una comunità attraverso il prodotto?

Per Nino Sutera la risposta è inequivocabile:

«Il prodotto è soltanto la parte visibile del Genius Loci. Dietro un pane, un formaggio, un vino, un dolce, una semente o un manufatto c'è una comunità. C'è un paesaggio. Ci sono generazioni di uomini e donne che hanno costruito quel sapere. Se riconosciamo soltanto il prodotto, perdiamo la parte più importante della storia.»

Da questa impostazione nasce la filosofia dei Borghi GeniusLoci DeCo.



2. La De.Co. non è una mini-DOP

Uno degli equivoci più frequenti consiste nell'applicare alla De.Co. la medesima logica propria dei sistemi europei di protezione e certificazione delle indicazioni geografiche.

DOP, IGP e altri strumenti di tutela europea rispondono a specifiche discipline giuridiche e perseguono finalità proprie.

La De.Co., invece, deve essere letta nella sua specificità: uno strumento comunale di riconoscimento del legame storico, culturale e territoriale di una produzione con la comunità locale, senza trasformarla automaticamente in una certificazione di qualità equiparabile ai marchi europei.

La distinzione è fondamentale.

Una De.Co. non dovrebbe diventare una sorta di “mini-DOP comunale”, con un apparato burocratico sproporzionato rispetto alla natura dello strumento.

«Abbiamo sempre sostenuto — sottolinea Sutera — che non bisogna prendere la cassetta degli attrezzi dei marchi europei e trasferirla automaticamente dentro il Comune. Una De.Co. che per essere ottenuta richiede un apparato più complesso della realtà produttiva che vuole valorizzare rischia di perdere la propria ragione d'essere.»

La questione non è dunque quella di eliminare le regole, ma di proporzionarle alla finalità.

Regole sì, burocratizzazione no.

Rigore sì, omologazione no.

Trasparenza sì, trasformazione della De.Co. in un marchio commerciale no.



3. Tornare a Luigi Veronelli

Per comprendere la filosofia della Rete è necessario tornare alla figura di Luigi Veronelli, al quale viene storicamente ricondotta l'idea delle Denominazioni Comunali.

Veronelli immaginava il Comune come protagonista della valorizzazione del proprio patrimonio produttivo e culturale e attribuiva al Sindaco un ruolo centrale nel riconoscimento dell'origine territoriale.

La sua visione era profondamente lontana dall'idea di omologazione.

Il territorio doveva essere raccontato attraverso i suoi prodotti e i suoi produttori, restituendo valore alle piccole economie locali e alle comunità rurali.

Da qui deriva una delle intuizioni fondamentali del percorso GeniusLoci: il prodotto non è separabile dal luogo che lo ha generato.

Nino Sutera sintetizza così questa impostazione:

«Veronelli ci ha insegnato che dietro un prodotto esiste sempre un luogo e dietro quel luogo esiste una comunità. La De.Co. deve restituire questa relazione. Non dobbiamo certificare soltanto ciò che mangiamo: dobbiamo riconoscere il luogo che ci ha insegnato a produrlo.»




4. La fascia tricolore e il ruolo del Sindaco

Uno dei concetti caratterizzanti del percorso dei Borghi GeniusLoci DeCo è quello della fascia tricolore.

Non come semplice elemento cerimoniale, ma come simbolo della responsabilità istituzionale del Sindaco nei confronti della comunità.

Il Sindaco, nell'ambito delle proprie competenze, rappresenta infatti la comunità locale e può promuovere politiche di valorizzazione del patrimonio territoriale.

In questa prospettiva la De.Co. assume una dimensione eminentemente politica nel senso più alto del termine: politica come cura della polis, della comunità e del bene comune.

«La fascia tricolore — sostiene Sutera — non è soltanto un simbolo che si indossa nelle cerimonie. È la rappresentazione visibile della responsabilità verso una comunità. Quando un Sindaco riconosce una De.Co., non dovrebbe limitarsi ad apporre una firma: dovrebbe assumersi la responsabilità di dire al mondo che quella storia appartiene alla propria comunità e merita di essere custodita.»

È questa la ragione per cui il percorso non considera il Comune come semplice soggetto amministrativo, ma come presidio dell'identità territoriale.


5. Dal prodotto al Genius Loci

Il salto concettuale compiuto dalla Rete consiste nello spostamento dell'attenzione:

dal prodotto al territorio;
dal disciplinare alla memoria;
dalla certificazione alla narrazione;
dalla commissione alla comunità;
dal consumatore al viaggiatore;
dalla promozione alla consapevolezza identitaria.

Il Genius Loci diventa così una vera e propria infrastruttura culturale.

Un prodotto agroalimentare non viene considerato soltanto per le sue caratteristiche organolettiche, ma per la rete di relazioni che lo rende possibile.

Una ricetta contiene una storia.

Una semente contiene una memoria.

Un vino contiene un paesaggio.

Un pane contiene una tecnica.

Un dolce contiene una festa.

Un manufatto contiene una manualità.

«Il Genius Loci è ciò che rimane quando togli il prodotto dalla confezione. È il territorio che continua a parlare attraverso quel prodotto», afferma Sutera.


6. L'Audizione Pubblica: l'identità che nasce dal basso

Uno degli elementi qualificanti del modello è rappresentato dall'Audizione Pubblica.

La comunità viene chiamata a partecipare alla ricostruzione della propria memoria attraverso testimonianze, documenti, racconti, conoscenze locali e contributi dei produttori.

L'identità non viene quindi semplicemente assegnata dall'esterno.

Viene ricostruita insieme alla comunità.

Anziani, produttori, agricoltori, artigiani, storici locali, associazioni, ristoratori, cittadini e amministratori diventano parte di un processo di ascolto.

«L'Audizione Pubblica è il momento nel quale un paese si guarda allo specchio. Non è il tecnico che dice alla comunità che cosa è identitario: è la comunità che racconta, documenta e riconosce ciò che sente come proprio.»

Questo non significa rinunciare alla verifica documentale.

Al contrario, la partecipazione deve essere accompagnata da ricerca storica, documentazione, tracciabilità delle fonti e trasparenza del procedimento.

La partecipazione, dunque, non sostituisce il metodo.

Lo completa.




7. La Banca del GeniusLoci DeCo

Nel percorso della Rete assume particolare rilievo la Banca del GeniusLoci DeCo.

Il termine “Banca” viene utilizzato in senso metaforico e culturale: non un istituto finanziario, ma un luogo di deposito, conservazione, organizzazione e valorizzazione del capitale identitario.

La Banca può raccogliere e organizzare:

  • ricette;

  • testimonianze orali;

  • fotografie;

  • documenti storici;

  • sementi e varietà locali;

  • tecniche agricole;

  • saperi artigianali;

  • feste e ritualità;

  • testimonianze dei produttori;

  • documentazione audiovisiva;

  • percorsi territoriali;

  • elementi del patrimonio ElaioEnoGastronomico.

È una sorta di cassaforte della memoria locale.

Sutera la definisce con una formula particolarmente efficace:

«La Banca del Genius Loci non custodisce denaro: custodisce ciò che il denaro non può ricomprare quando è stato perduto, cioè la memoria.»

Il suo obiettivo non è musealizzare la tradizione, ma renderla nuovamente produttiva sul piano culturale, sociale ed economico.


8. I Custodi dell'Identità

Il modello introduce inoltre una figura centrale: quella dei Custodi dell'Identità Territoriale.

Sono le persone che mantengono viva una conoscenza.

L'agricoltore che conserva una varietà antica.

La donna che tramanda una ricetta.

L'artigiano che conosce una tecnica.

Il pastore che custodisce un sapere.

Il panificatore che riproduce una lavorazione tradizionale.

Il ristoratore che mantiene una preparazione locale.

Il Custode non è semplicemente un produttore.

È un portatore di memoria.

«Un Custode non custodisce soltanto un prodotto. Custodisce un gesto. E quando quel gesto rischia di scomparire, scompare una parte del patrimonio della comunità.»

Accanto ai Custodi possono operare Ambasciatori dell'identità e Sentinelle del futuro: figure chiamate rispettivamente a raccontare il territorio e a garantire che la tradizione non diventi immobilismo.


9. Leader & Leader: una governance orizzontale

Un altro elemento distintivo del percorso è il concetto di Leader & Leader.

Non una struttura verticale nella quale qualcuno comanda e gli altri seguono, ma una governance nella quale ogni soggetto esercita responsabilità nel proprio campo.

Il Sindaco rappresenta la responsabilità istituzionale.

Il produttore conosce la produzione.

L'agricoltore conosce la terra.

L'anziano custodisce la memoria.

Il ricercatore porta metodo.

Il giovane introduce innovazione.

L'associazione costruisce partecipazione.

La Rete connette esperienze.

È una forma di intelligenza territoriale distribuita.

«Non abbiamo bisogno di follower dei territori. Abbiamo bisogno di leader dei territori: persone capaci di assumersi la responsabilità di ciò che conoscono e di metterlo a disposizione della comunità.»




10. La stretta di mano, lo sguardo e l'abbraccio

Nel percorso GeniusLoci la dimensione amministrativa non esaurisce la dimensione comunitaria.

Esiste una componente simbolica che Sutera riassume in tre gesti:

la stretta di mano, il guardarsi negli occhi e l'abbraccio.

La stretta di mano rappresenta la parola data.

Lo sguardo rappresenta la trasparenza.

L'abbraccio rappresenta la comunità.

Non sostituiscono gli atti amministrativi previsti dall'ordinamento, ma ne costituiscono la dimensione antropologica e relazionale.

«La stretta di mano non sostituisce la firma. La completa. Guardarsi negli occhi non sostituisce la trasparenza amministrativa. La rende umana. L'abbraccio non sostituisce la deliberazione del Comune. Ricorda perché quella deliberazione è stata fatta: per una comunità.»

È probabilmente questa una delle immagini più potenti del modello.

La De.Co. non viene ridotta a un timbro.

Diventa un patto simbolico tra istituzione, comunità e territorio.


11. Dalla certificazione alla consapevolezza

Il vero obiettivo del percorso non è quindi moltiplicare le De.Co., ma costruire consapevolezza territoriale.

Un Comune non dovrebbe chiedersi soltanto:

«Quale prodotto possiamo iscrivere?»

Dovrebbe chiedersi:

«Quale patrimonio rischiamo di perdere?»

La domanda cambia completamente la prospettiva.

Si passa dalla logica del catalogo alla logica del patrimonio.

Dalla quantità alla qualità.

Dall'adempimento alla responsabilità.

Dalla promozione occasionale alla politica territoriale.

«La domanda non è quante De.Co. possiede un Comune. La domanda è quanta identità è riuscito a salvare, documentare e trasferire alle generazioni future.»


12. Il confronto tra due paradigmi

DimensioneApproccio proceduraleBorghi GeniusLoci DeCo
Punto di partenzaProdottoTerritorio
ObiettivoRiconoscimento della specificitàCostruzione della consapevolezza identitaria
ProtagonistaProcedura amministrativaComunità
SindacoAutorità amministrativaResponsabile politico della valorizzazione territoriale
Strumento partecipativo procedura ammAudizione Pubblica
PatrimonioProdottoMateriale + immateriale
MemoriaElemento documentaleCapitale identitario
ProduttoreOperatore economicoCustode
ComunicazionePromozioneNarrazione
GovernancePrevalentemente proceduraleLeader & Leader
FinalitàValorizzazione della specificitàIdentità, comunità e sviluppo sostenibile
SimboloAtto amministrativoAtto amministrativo + patto comunitario ident

La contrapposizione, naturalmente, non deve essere interpretata come negazione della necessità di regole, controlli o competenze amministrative. Il punto è diverso: la procedura deve essere proporzionata alla natura dello strumento e non deve trasformarsi nello strumento stesso.




13. La De.Co. come politica pubblica territoriale

La prospettiva GeniusLoci consente infine di collocare la De.Co. all'interno di una strategia più ampia di sviluppo locale.

La De.Co. può infatti dialogare con:

  • politiche agricole;

  • turismo esperienziale;

  • sviluppo rurale;

  • cultura;

  • commercio locale;

  • artigianato;

  • educazione alimentare;

  • tutela della biodiversità;

  • politiche giovanili;

  • contrasto allo spopolamento;

  • promozione dei borghi;

  • economia sociale;

  • valorizzazione del paesaggio.

In questo senso, la De.Co. diventa una politica trasversale di territorio.

Non è il prodotto a generare da solo lo sviluppo.

È il sistema territoriale che, attraverso il prodotto, racconta se stesso.

«Una De.Co. non deve essere un punto di arrivo. Deve essere un punto di partenza. Se dopo la delibera non succede nulla, abbiamo semplicemente prodotto carta. Se invece quella delibera genera ricerca, memoria, impresa, turismo, partecipazione e orgoglio comunitario, allora abbiamo prodotto politica territoriale.»




14. Il manifesto del percorso

Il percorso dei Borghi GeniusLoci DeCo può essere ricondotto a cinque parole chiave:

Territorio

Perché ogni prodotto nasce da un luogo.

Tradizione

Perché ogni sapere ha una storia.

Tipicità

Perché ogni comunità possiede caratteristiche proprie.

Tracciabilità

Perché la memoria deve essere documentata e verificabile.

Trasparenza

Perché il patrimonio identitario appartiene alla comunità e deve essere riconoscibile senza ambiguità.

A queste dimensioni si aggiungono tre principi:

storicità, unicità e interesse collettivo.

E una regola essenziale:

burocrazia proporzionata, responsabilità elevata.


Conclusioni

Il percorso della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo, sviluppato a partire dal 2013, propone dunque una lettura della Denominazione Comunale che supera la semplice identificazione di un prodotto.

Il suo centro non è il bollino.

Non è il disciplinare.

Non è la commissione.

Non è la procedura fine a se stessa.

Il centro è la comunità.

La De.Co. diventa così uno strumento attraverso il quale il Comune può riconoscere e valorizzare il patrimonio materiale e immateriale che costituisce il Genius Loci del proprio territorio.

In questa prospettiva, la fascia tricolore assume un significato particolare: rappresenta l'assunzione di responsabilità pubblica verso la memoria e verso il futuro.

Come sintetizza Nino Sutera:

«La De.Co. non è il certificato di un prodotto. È il certificato di una relazione: quella tra una comunità, il suo territorio e la sua storia.»

Ed è proprio questa relazione che consente di comprendere il significato più profondo dei Borghi GeniusLoci DeCo.

Non una corsa a produrre nuove denominazioni.

Ma un cammino per riconoscere ciò che esiste, salvare ciò che rischia di scomparire, valorizzare ciò che può generare futuro.

Perché, in fondo, il vero patrimonio di un borgo non è ciò che possiede.

È ciò che riesce a trasmettere.

E, come ama ricordare Sutera:

«Camminare la terra significa conoscere il luogo prima ancora di raccontarlo. Perché soltanto chi conosce la propria terra può davvero difenderla, valorizzarla e consegnarla al futuro.»


 

La De.Co., allora, torna alla sua dimensione più autentica: non un marchio da esibire, ma una responsabilità da assumere; non un timbro da apporre, ma una storia da custodire; non una semplice procedura amministrativa, ma uno strumento di consapevolezza territoriale.

È questa, in ultima analisi, la sfida dei Borghi GeniusLoci DeCo: trasformare l'identità da memoria passiva in capitale culturale, sociale ed economico, senza perdere il legame originario con la comunità che quell'identità ha generato.

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