BiancaDeSantis

Pubblico delle grandi occasioni all’Audizione pubblica con la
consegna del riconoscimento alla comunità ravanusana come “Custode
dell’Identità Territoriale”, la firma del Memorandum del Borgo GeniusLoci DeCo e
la consegna dei riconoscimenti celebrativi alle associazioni enogastronomiche
partecipanti, protagoniste attive della salvaguardia della memoria alimentare e
culturale del territorio La raviola e il totomè sono state inseriti
nell'atlante nazionale del cibo nella sezione dedicata alla Rete Nazionale dei
Borghi GeniusLoci DeCo https://reteborghideco.blogspot.com/2025/11/i-borghi-deco-nellatlante-del-cibo.html
Questa iniziativa è figlia dell’evento internazionale di Caltanissetta per il Record del mondo del cannolo Guinness World Record assieme a Lillo Defraia, Anna Martano, Marcello Proietto, Andrea Finocchiaro, Leonardo Massaro e tanti altri professionisti dell’enogastronomia
Per l'On
Giusi Savarino, che nella precedente legislatura ha ricordato di essere
stata tra i firmatari del ddl sul registro telematico delle DeCo,
sono contenta di partecipare nella mia città all'Audizione
pubblica Ravanusa Borgo Genius Loci De.Co. all’interno
delle manifestazioni del Carnevale Storico, che si
configura come un momento alto di democrazia partecipata, nel quale
istituzioni, associazioni, produttori, studiosi e cittadini hanno condiviso una
visione comune: custodire e valorizzare l’identità territoriale come bene
collettivo e leva di sviluppo.
Il riconoscimento del
Totomè e della Raviola di Ravanusa risponde a un chiaro interesse pubblico, ha
affermato il Sindaco Salvatore Pitrola, tutela un patrimonio a
rischio di banalizzazione, rafforza la memoria collettiva, sostiene lo sviluppo
locale sostenibile e contribuisce alla costruzione di un’identità territoriale
consapevole. Ravanusa si presenta così come un sistema simbolico coerente, in
cui storia, mito, festa e gastronomia concorrono alla definizione del Genius
Loci. Riconoscere il Totomè e la Raviola come De.Co. significa, in definitiva,
custodire il fuoco della tradizione, non le sue ceneri, e proiettarlo verso il
futuro, come all’interno del modello dei Borghi Genius Loci DeCo
L’Audizione Pubblica composta da una
presentazione, discussione, osservazioni, proclamazione e
cerimoniale, hanno preso parte dopo i saluti istituzionali del
sindaco Salvatore Pitrola e dell’Assessore regionale al Territorio e
Ambiente On Giusi Savarino, gli interventi, di Nino Sutera, coordinatore
della Rete Nazionale Borghi Genius Loci De.Co.; Francesco Monterosso, docente
del Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo; Olindo Terrana,
direttore del GAL Sicilia Centro Meridionale; Anna Martano, gastronoma,
gastrosofa, giornalista e scrittrice, le testimonianze straordinarie
di Melina Savarino (“A Tiempu Bellu”) e di Girolamo La Marca, con un brano
tratto dal romanzo di Pietro Carmina I totomè del Barone. Moderati
da giornalista Angelo Augusto.
Inserita nel
quadro della Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci De.Co., ha
rappresentato una tappa decisiva nel percorso di riconoscimento della comunità
ravanusana quale presidio attivo di cultura materiale e immateriale. Non un
marchio commerciale, ma uno strumento culturale e giuridico di tutela
identitaria, fondato sul principio che il valore di un territorio nasce
dall’intreccio tra storia, paesaggio, produzioni tipiche e memoria condivisa.
Le DeCo nate per opera di Luigi Veronelli trasmettono ancora oggi un messaggio forte, se pur
reinterpretato nei tempi in cui viviamo, per un'infinità di motivi.
Il cibo non è soltanto
nutrimento o produzione economica, ha affermato Nino Sutera, è
racconto, memoria, appartenenza. Ogni preparazione tradizionale custodisce una
relazione profonda tra uomo, ambiente, storia e comunità. In questa
prospettiva, l’alimentazione diventa una vera e propria mappa culturale, capace
di rendere visibili i processi sociali e simbolici che strutturano l’identità
dei luoghi.
Per Rocco
Carlisi Assessore alla cultura, Ravanusa, nel cuore della
provincia di Agrigento, presenta una storia millenaria che affonda le radici
nella preistoria e si struttura attraverso successive stratificazioni
culturali. L’area archeologica di Monte Saraceno documenta la presenza di
insediamenti sicani ed ellenizzati tra l’VIII e il III secolo a.C.,
testimoniando una continuità antropica di lungo periodo. Il toponimo
stesso riflette questa complessità: - possibile derivazione araba (Ravim,
fortezza); - interpretazioni di matrice greca, legate al paesaggio e alla
terra.
Il racconto del
miracolo del Fico, legato alla campagna normanna di Ruggero d’Altavilla,
rappresenta il mito fondativo della comunità. L’acqua sgorgata miracolosamente
da sotto un fico, secondo la tradizione, salvò l’esercito normanno e diede
origine al culto della Madonna del Fico.
Questo mito non è
folklore residuale, ma narrazione identitaria condivisa, che ancora oggi
orienta il senso di appartenenza al luogo.
Nel corso dei lavori è
emersa con forza la consapevolezza che Ravanusa possiede un patrimonio
stratificato che va ben oltre il singolo prodotto agroalimentare. Dal paesaggio
agrario alle pratiche colturali, dalle tradizioni dolciarie alle ritualità
popolari, fino all’area archeologica di Monte Saraceno, ogni elemento concorre
a definire un “genius loci” riconoscibile, irripetibile, generativo, ha concluso
il Sindaco
L’audizione ha avuto
il merito di chiarire un punto fondamentale: la De.Co. (Denominazione Comunale)
non è una competizione con i sistemi DOP o IGP, ma uno strumento complementare,
capace di tutelare ciò che non rientra nei disciplinari europei ma costituisce
l’anima profonda della comunità. Non solo un atto amministrativo, ma un
percorso culturale, che diventa atto politico nel senso più nobile del termine:
governo responsabile dell’identità, ha concluso Nino Sutera
Gli interventi hanno sottolineato
come la sfida non sia solo quella della promozione, ma soprattutto della
trasmissione intergenerazionale. Un borgo è Genius Loci quando
sa riconoscere il proprio patrimonio e sceglie di consegnarlo integro, e
possibilmente rafforzato, alle generazioni future. In questa prospettiva, la
De.Co. si configura come patto comunitario: tra agricoltori e consumatori, tra
memoria e innovazione, tra economia e cultura.
È stato ribadito il
legame tra qualità territoriale e coesione sociale. Un prodotto identitario non
è solo merce: è narrazione, lavoro, dignità. Significa difendere il reddito
agricolo, sostenere le filiere corte, rafforzare l’economia locale. Significa,
soprattutto, opporsi all’omologazione che appiattisce paesaggi e sapori.
L’audizione pubblica
ha mostrato una comunità matura, capace di confrontarsi con rigore e visione.
Non un’operazione nostalgica, ma un progetto strategico. Ravanusa ha scelto di
collocarsi dentro una rete nazionale che valorizza i territori non come
periferie, ma come centri di civiltà produttiva.
Particolarmente
significativa è stata la riflessione sulla dimensione educativa del progetto:
scuole, associazioni culturali e realtà produttive saranno chiamate a
collaborare per trasformare la De.Co. in laboratorio permanente di cittadinanza
attiva. Perché l’identità non si dichiara una volta per tutte: si coltiva, si
pratica, si difende.
L’esito dell’audizione
non è stato solo tecnico-amministrativo, ma profondamente simbolico. È emersa
una visione condivisa: Ravanusa non vuole essere soltanto luogo geografico, ma
comunità narrante. Il percorso Genius Loci De.Co. diventa così strumento di
pianificazione culturale, economica e sociale, capace di connettere turismo
esperienziale, valorizzazione agroalimentare, tutela del paesaggio e promozione
delle tradizioni.
In un tempo segnato
dalla crisi delle economie locali e dall’erosione delle identità, l’audizione
pubblica di Ravanusa assume un valore paradigmatico. Dimostra che i territori
possono reagire non inseguendo modelli esterni, ma riscoprendo la propria
matrice originaria.
Il Carnevale di
Ravanusa è un evento profondamente radicato nella vita agricola del paese. La
raviola e il totomè nascono come dolci poveri, preparati con ingredienti
facilmente reperibili nelle case contadine: farina, acqua, latte, ricotta,
miele. Durante il Carnevale — periodo di abbondanza simbolica prima della
Quaresima — le famiglie ravanusane friggevano questi dolci per celebrare:la
fine dell’inverno,la fertilità dei campi,la condivisione comunitaria, la sospensione
delle regole, tipica del Carnevale.
La coppia
raviola–totomè rappresenta perfettamente la struttura sociale della Ravanusa
contadina:
La raviola era il
dolce delle famiglie che avevano accesso alla ricotta fresca. Il totomè era il
dolce universale, accessibile a tutti. Insieme, raccontano un Carnevale che
univa ricchi e poveri, adulti e bambini, in un’unica festa comunitaria.
È diffusa in tutta la
Sicilia, ma la versione di Ravanusa è considerata una delle più antiche e caratteristiche,
grazie alla tradizione delle maestranze locali e alla materia prima
rigorosamente autoctona e senza influenze della modernità.
Il totomè è una
frittella dolce, morbida, irregolare, ricoperta di miele caldo o zucchero a
velo.
È un dolce ancora più
povero della raviola, probabilmente più antico, perché non richiede latticini o
ripieni. Nasce come dolce “di casa”, preparato con ciò che c’era: farina,
acqua, latte, uova. Il miele — prodotto tipico delle campagne siciliane — aveva
un valore propiziatorio: richiamava la dolcezza e la prosperità.
Ravanusa ha scelto di
dichiarare a sé stessa e al Paese che il proprio patrimonio non è residuo del
passato, ma infrastruttura del futuro. Il percorso Borgo Genius Loci De.Co. non
è un punto di arrivo, ma l’inizio di una responsabilità condivisa: custodire
l’identità per generare sviluppo, trasformare la memoria in progetto, fare del
territorio una comunità consapevole e protagonista.
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