mercoledì 19 agosto 2026

DALLA GANZEGA DEL TRENTINO A UNA PRASSI NAZIONALE

 


Proposta per il riconoscimento e la valorizzazione delle consuetudini agricole di mutuo aiuto e del patrimonio immateriale delle comunità rurali

 


1. Premessa

Esistono patrimoni che non sono custoditi nei musei, ma nelle mani delle persone.

Sono i gesti tramandati di generazione in generazione, le consuetudini, le forme di reciprocità, i saperi e le pratiche attraverso cui una comunità ha costruito nel tempo la propria capacità di vivere, produrre e sostenersi.

La Ganzega, riconosciuta dalla Camera di Commercio di Trento tra gli usi e le consuetudini del territorio, appartiene esattamente a questa categoria.

È l'aiuto spontaneo, occasionale e gratuito che familiari, amici e vicini si prestano in occasione dei lavori agricoli, dalla vendemmia alla raccolta, fino alle situazioni straordinarie nelle quali un agricoltore si trova ad affrontare una malattia, un infortunio o una particolare difficoltà.

Il suo valore non risiede soltanto nell'aiuto materiale. Nella Ganzega si incontrano reciprocità, solidarietà, amicizia, appartenenza, responsabilità e memoria collettiva.

L'esperienza maturata in Trentino offre pertanto un'opportunità che va oltre il territorio nel quale è stata formalizzata: costruire, nel rispetto delle competenze e della normativa vigente, un percorso nazionale finalizzato a riconoscere, documentare e valorizzare le consuetudini agricole di mutuo aiuto che ancora oggi costituiscono una componente importante del patrimonio immateriale delle comunità rurali italiane.

La proposta nasce dunque da una convinzione: ciò che una comunità ha custodito per generazioni non deve essere disperso semplicemente perché non è stato ancora adeguatamente riconosciuto e documentato.


2. Dal Trentino una lezione per l'Italia

L'iniziativa della Camera di Commercio di Trento rappresenta un passaggio significativo perché non pretende di inventare una nuova pratica.

Al contrario, riconosce una realtà già esistente.

È proprio questo l'aspetto più interessante dell'esperienza trentina: l'istituzione non crea la consuetudine, ma la osserva, la documenta, ne verifica la storicità e la colloca nel patrimonio degli usi del territorio.

La Ganzega, in questo senso, diventa un esempio paradigmatico di come l'ordinamento possa incontrare la memoria delle comunità senza snaturarla.

La stessa logica era già stata seguita in Alto Adige con il riconoscimento, nella Raccolta degli usi della Provincia di Bolzano, dell'aiuto sporadico e occasionale durante la vendemmia.

La dimensione nazionale può quindi partire da un principio semplice:

non uniformare artificialmente le tradizioni italiane, ma creare un metodo comune per riconoscerle, documentarle e valorizzarle.

Ogni territorio possiede infatti nomi, ritualità e modalità differenti. La Ganzega può chiamarsi regalia, aiuto, scambio di manodopera, soccorso, oppure assumere denominazioni profondamente radicate nella cultura locale.

Cambiano le parole, ma spesso rimane identico il principio: oggi aiuto te, domani tu aiuti me; insieme custodiamo l'azienda, la comunità e il territorio.


3. Una proposta nazionale

La proposta consiste nell'avviare un percorso nazionale affinché le esperienze locali di mutuo aiuto agricolo possano essere censite, studiate, documentate e, laddove ne ricorrano i presupposti, riconosciute attraverso gli strumenti istituzionali previsti per gli usi e le consuetudini.

Non si propone una nuova forma di rapporto di lavoro.

Non si propone una deroga generalizzata alla legislazione sociale.

Non si propone di sostituire i contratti di lavoro o di ridurre le tutele dei lavoratori.

Si propone invece di dare visibilità e certezza a quelle forme di collaborazione realmente spontanee, occasionali, gratuite e storicamente radicate nelle comunità, distinguendole con chiarezza dai rapporti lavorativi continuativi.

La tutela della legalità e la salvaguardia della tradizione non sono, infatti, obiettivi contrapposti.

Possono convivere quando il confine tra le due dimensioni viene definito con chiarezza.


4. La dimensione agricola e sociale

La questione assume oggi una particolare rilevanza.

Le piccole e piccolissime aziende agricole rappresentano una parte essenziale del sistema rurale italiano e operano spesso in territori nei quali la disponibilità di manodopera, soprattutto nei periodi di maggiore intensità stagionale, è limitata.

In questo contesto, le forme tradizionali di reciprocità possono continuare a rappresentare una risorsa sociale.

Ancora più significativo è il cosiddetto aiuto di soccorso: la comunità che si mobilita quando un agricoltore viene colpito da una malattia, da un infortunio o da una particolare situazione di difficoltà.

Qui emerge con forza il valore sociale della consuetudine.

Non si tratta soltanto di organizzare il lavoro.

Si tratta di impedire che una famiglia agricola rimanga sola nel momento del bisogno.

È questa dimensione che merita di essere riconosciuta come patrimonio delle comunità rurali.


5. Il legame con la mission dei Borghi GeniusLoci DeCo

La proposta trova una particolare sintonia con la filosofia della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo, che pone l'identità territoriale al centro dei processi di valorizzazione delle comunità.

Il concetto di Genius Loci richiama infatti quello spirito del luogo che non coincide soltanto con un paesaggio, con un monumento o con un prodotto.

Il Genius Loci vive nelle relazioni.

Vive nelle persone.

Vive nei saperi.

Vive nei rituali e nelle consuetudini.

Vive nelle pratiche quotidiane attraverso cui una comunità riconosce se stessa.

Per questa ragione, la Ganzega può essere letta come una vera espressione di Genius Loci.

Non è soltanto un modo di aiutarsi durante la vendemmia.

È il racconto di una comunità che ha elaborato nel tempo un proprio modello di reciprocità.

È un bene identitario immateriale.

È memoria vivente.

È un patrimonio che collega generazioni.

È, soprattutto, una forma concreta di capitale sociale.


6. Dalla DeCo del prodotto alla DeCo della comunità

La prospettiva dei Borghi GeniusLoci DeCo consente inoltre di ampliare il tradizionale concetto di valorizzazione delle produzioni locali.

Un territorio non è definito soltanto dai suoi prodotti.

Un prodotto identitario nasce dentro una comunità e porta con sé un sistema di conoscenze, pratiche, relazioni e valori.

Per questo la tutela dell'identità territoriale non può limitarsi alla gastronomia.

Accanto al prodotto devono essere riconosciuti anche i saperi, le tecniche, i riti, le feste, le forme di cooperazione e le consuetudini sociali che ne hanno reso possibile la nascita e la trasmissione.

La Ganzega rappresenta perfettamente questa evoluzione.

Dalla valorizzazione del prodotto si passa alla valorizzazione della comunità che produce il prodotto.

Dalla tipicità si passa all'identità.

Dall'oggetto si passa al patrimonio immateriale.

Dal prodotto territoriale si arriva al territorio come sistema vivente.


7. Una nuova stagione delle DeCo: riconoscere anche il patrimonio immateriale

In questa prospettiva, la proposta nazionale può diventare anche un'occasione per una nuova stagione delle Denominazioni Comunali e dei percorsi GeniusLoci.

Il Comune, attraverso le proprie prerogative, potrebbe diventare il luogo nel quale la comunità identifica e documenta non soltanto ciò che produce, ma anche ciò che sa, ciò che ricorda e ciò che pratica.

Un'antica vendemmia comunitaria.

Una forma tradizionale di aiuto tra agricoltori.

Un sistema di soccorso in caso di calamità o malattia.

Una pratica collettiva legata alla raccolta.

Una consuetudine attraverso cui per generazioni le famiglie hanno collaborato.

Sono tutti elementi che possono contribuire a definire il Genius Loci di un borgo.

La Banca del GeniusLoci DeCo, nella visione della Rete, può diventare in questo contesto uno strumento di memoria territoriale: un luogo istituzionale e culturale nel quale raccogliere testimonianze, fotografie, documenti, denominazioni locali, racconti orali e pratiche comunitarie.

La Ganzega entrerebbe così non soltanto nella Raccolta degli usi, ma anche nella memoria identitaria del territorio.


8. La visione: una Rete nazionale degli usi comunitari rurali

La proposta mira alla costruzione progressiva di una Rete nazionale delle consuetudini agricole e rurali, capace di mettere in relazione Camere di Commercio, Comuni, Regioni, organizzazioni agricole, università, associazioni culturali, Pro Loco e comunità locali.

L'obiettivo non è creare un nuovo ente.

È creare una metodologia condivisa.

Ogni territorio potrebbe così avviare un percorso di ricerca finalizzato a individuare quelle pratiche che possiedono caratteristiche di:

storicità, perché tramandate nel tempo;

territorialità, perché legate a una specifica comunità;

continuità, quando ancora praticate o comunque documentate;

interesse collettivo, perché espressione di solidarietà e identità;

trasmissibilità, perché riconoscibili come patrimonio da consegnare alle generazioni future.

Questi criteri sono perfettamente coerenti con la filosofia dei Borghi GeniusLoci DeCo.


9. Il ruolo delle Camere di Commercio

L'esperienza di Trento dimostra che le Camere di Commercio possono svolgere una funzione preziosa.

La loro competenza in materia di usi e consuetudini permette infatti di trasformare una memoria orale in una documentazione istituzionale.

Il percorso potrebbe quindi partire dal territorio:

una comunità segnala una consuetudine;

si raccolgono testimonianze e documentazione;

si verifica la storicità della pratica;

si confrontano le fonti;

si ascoltano le rappresentanze economiche e sociali;

si elabora una proposta;

la Camera procede alla valutazione secondo le procedure previste;

la consuetudine entra nella Raccolta degli usi quando ne ricorrono i presupposti.

Il valore nazionale non starebbe quindi nella creazione di un'unica "Ganzega italiana", ma nella costruzione di un metodo italiano per riconoscere le tante Ganzeghe d'Italia.


10. Una proposta di governance nazionale

Per rendere concreta la proposta, si potrebbe promuovere un tavolo nazionale di confronto tra:

Unioncamere, Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Ministero del Lavoro, ANCI, INPS, INAIL, Regioni, organizzazioni professionali agricole, organizzazioni sindacali, università, istituti di ricerca e Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo.

Il tavolo avrebbe il compito di elaborare un documento nazionale di indirizzo.

Non una legge che imponga una tradizione.

Piuttosto, una Carta nazionale per il riconoscimento delle consuetudini agricole e rurali di comunità.

La Carta potrebbe definire principi, criteri di ricerca, metodologia documentale e modalità di cooperazione istituzionale, lasciando ai territori la possibilità di valorizzare le proprie specificità.


11. Dal riconoscimento alla memoria

La vera sfida, tuttavia, non consiste soltanto nel riconoscere una consuetudine.

Consiste nel salvarla dalla scomparsa.

Una pratica che non viene raccontata rischia di essere dimenticata.

Una fotografia senza una storia diventa un'immagine.

Una parola dialettale senza memoria perde il proprio significato.

Una consuetudine non documentata può scomparire con l'ultima generazione che l'ha praticata.

Per questo il percorso nazionale dovrebbe prevedere una grande campagna di raccolta della memoria rurale italiana.

Anziani, agricoltori, famiglie, associazioni e comunità potrebbero diventare testimoni di un patrimonio che spesso non è ancora entrato nei nostri archivi.

La tecnologia può aiutare, ma la fonte resta la comunità.

È questa la vera dimensione culturale del progetto.


12. Il principio guida: territorio, tradizioni, tipicità, tracciabilità, trasparenza

La proposta si colloca naturalmente nel sistema valoriale dei Borghi GeniusLoci DeCo, nel quale la valorizzazione territoriale passa attraverso cinque parole chiave:

Territorio, perché ogni consuetudine nasce in un luogo;

Tradizioni, perché ogni pratica è il risultato di una trasmissione generazionale;

Tipicità, perché ogni comunità elabora forme proprie di vita e di produzione;

Tracciabilità, perché il patrimonio deve essere documentato;

Trasparenza, perché il riconoscimento deve essere fondato su criteri verificabili.

A queste dimensioni si aggiunge un sesto elemento che la Ganzega porta con particolare evidenza:

la reciprocità.

È la reciprocità che trasforma una prestazione individuale in un patrimonio collettivo.


13. Una proposta che parte dal Trentino ma appartiene all'Italia

Il Trentino non deve essere considerato un punto di arrivo.

Può diventare un punto di partenza.

La sua esperienza suggerisce infatti una domanda più ampia: quante pratiche analoghe esistono nelle campagne piemontesi, lombarde, venete, emiliane, toscane, umbre, marchigiane, pugliesi, calabresi, siciliane, sarde e nelle altre aree rurali italiane?

Quante hanno ancora un nome?

Quante vengono ancora praticate?

Quante sono conosciute soltanto dagli anziani?

Quante rischiano di scomparire?

La risposta a queste domande potrebbe dare vita a un grande atlante nazionale delle consuetudini rurali.

Un patrimonio immateriale da leggere non soltanto come memoria del passato, ma come risorsa per il futuro delle comunità.


14. Gli obiettivi della proposta

La proposta nazionale si pone cinque obiettivi fondamentali.

Primo: riconoscere e documentare le consuetudini agricole di mutuo aiuto storicamente radicate.

Secondo: offrire maggiore chiarezza istituzionale alle piccole aziende familiari, nel rispetto della disciplina sul lavoro, sulla sicurezza e sulle assicurazioni.

Terzo: salvaguardare il patrimonio immateriale delle comunità rurali.

Quarto: rafforzare il ruolo dei Comuni, delle Camere di Commercio e delle comunità locali nella tutela dell'identità territoriale.

Quinto: integrare il patrimonio degli usi e delle consuetudini nella più ampia strategia dei Borghi GeniusLoci DeCo.


15. Una possibile Carta nazionale

Il percorso potrebbe culminare nella sottoscrizione di una:

CARTA NAZIONALE DELLE CONSUETUDINI AGRICOLE E DELLA RECIPROCITÀ RURALE

Una Carta capace di affermare un principio semplice:

Le comunità rurali possiedono un patrimonio fatto non soltanto di prodotti, ma anche di relazioni, consuetudini, saperi e forme di solidarietà che meritano di essere riconosciuti, documentati e trasmessi.

La Ganzega può diventare il primo esempio concreto di questo percorso.


16. Conclusioni

La lezione che arriva da Trento è semplice e, proprio per questo, profonda.

Una comunità non è soltanto il luogo nel quale si produce.

È il luogo nel quale si vive, si condivide, ci si aiuta e si tramanda un patrimonio.

La Ganzega racconta una società rurale nella quale il lavoro non era soltanto fatica individuale, ma anche responsabilità reciproca.

Riconoscere questa pratica significa riconoscere una parte della storia dell'agricoltura italiana.

Estendere questa logica significa fare un ulteriore passo: costruire un sistema nazionale nel quale ogni territorio possa individuare le proprie consuetudini, verificarle, documentarle e restituirle alla comunità come patrimonio condiviso.

È esattamente in questo passaggio che la mission dei Borghi GeniusLoci DeCo incontra l'esperienza della Camera di Commercio di Trento.

Perché il Genius Loci non è soltanto ciò che rende un borgo diverso dagli altri.

È ciò che una comunità ha saputo conservare nel tempo e che continua a darle un'identità nel presente.

La Ganzega è una di queste eredità.

Partire dal Trentino significa quindi non replicare semplicemente una procedura.

Significa assumere una visione:

fare dell'Italia un grande laboratorio di riconoscimento del patrimonio immateriale delle sue comunità rurali, dove usi, consuetudini, saperi e pratiche di reciprocità diventino parte integrante delle politiche di valorizzazione territoriale.

In questa prospettiva, la proposta nazionale non guarda soltanto al passato.

Guarda al futuro dei borghi.

Perché un territorio che conserva la memoria delle proprie pratiche è un territorio che rafforza la propria identità.

E un'identità riconosciuta, documentata e condivisa può diventare una straordinaria leva di coesione sociale, economia locale, cultura e sviluppo sostenibile.


 

sabato 15 agosto 2026

La De.Co. come atto politico e patrimonio identitario

Alessandra de Santis

Il percorso dei Borghi GeniusLoci DeCo tra memoria, comunità e sviluppo territoriale

Introduzione

La discussione sulle Denominazioni Comunali non riguarda soltanto la valorizzazione di un prodotto locale. Tocca una questione molto più profonda: il diritto delle comunità a riconoscere, custodire e raccontare la propria identità.

È in questa prospettiva che si colloca, dal 2013, il percorso della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo, promosso e sviluppato da Nino Sutera, che ne rivendica l'impostazione culturale e metodologica.

«La De.Co. — afferma Nino Sutera — non nasce per imitare una DOP o una IGP. Nasce per dare un nome, una storia e una dignità istituzionale a ciò che appartiene a una comunità. È soprattutto un atto politico nelle prerogative del Sindaco: attraverso la fascia tricolore, il Comune riconosce il valore del proprio patrimonio materiale e immateriale».

È questo il punto di partenza del modello GeniusLoci: la fascia tricolore come simbolo di responsabilità istituzionale e la De.Co. come strumento di politica territoriale, capace di mettere in relazione agricoltura, gastronomia, artigianato, paesaggio, memoria, cultura e sviluppo locale.

Il patrimonio di un Comune, in questa prospettiva, non è costituito soltanto da monumenti, musei e beni paesaggistici. Esiste anche un patrimonio quotidiano, spesso invisibile, composto da ricette, sementi, coltivazioni, tecniche artigianali, mestieri, feste, riti, parole, gesti e saperi tramandati.

È quello che la Rete definisce giacimento ElaioEnoGastronomico, inteso come parte di un più ampio patrimonio identitario territoriale.






1. De.Co.: tra procedura amministrativa e visione culturale

Il dibattito sulle Denominazioni Comunali si è sviluppato intorno a interpretazioni differenti circa natura, finalità e modalità operative dello strumento.

Da una parte si è affermata una lettura maggiormente procedurale e regolamentare, orientata alla predisposizione di regolamenti comunali, disciplinari, commissioni e procedure di riconoscimento.

Dall'altra, la Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo ha costruito una prospettiva nella quale la De.Co. viene collocata all'interno di un processo più ampio di governance identitaria.

La differenza non consiste semplicemente nella scelta di uno strumento amministrativo piuttosto che di un altro. La differenza è soprattutto culturale: che cosa si vuole riconoscere attraverso una De.Co.?

Un prodotto?

Oppure una comunità attraverso il prodotto?

Per Nino Sutera la risposta è inequivocabile:

«Il prodotto è soltanto la parte visibile del Genius Loci. Dietro un pane, un formaggio, un vino, un dolce, una semente o un manufatto c'è una comunità. C'è un paesaggio. Ci sono generazioni di uomini e donne che hanno costruito quel sapere. Se riconosciamo soltanto il prodotto, perdiamo la parte più importante della storia.»

Da questa impostazione nasce la filosofia dei Borghi GeniusLoci DeCo.



2. La De.Co. non è una mini-DOP

Uno degli equivoci più frequenti consiste nell'applicare alla De.Co. la medesima logica propria dei sistemi europei di protezione e certificazione delle indicazioni geografiche.

DOP, IGP e altri strumenti di tutela europea rispondono a specifiche discipline giuridiche e perseguono finalità proprie.

La De.Co., invece, deve essere letta nella sua specificità: uno strumento comunale di riconoscimento del legame storico, culturale e territoriale di una produzione con la comunità locale, senza trasformarla automaticamente in una certificazione di qualità equiparabile ai marchi europei.

La distinzione è fondamentale.

Una De.Co. non dovrebbe diventare una sorta di “mini-DOP comunale”, con un apparato burocratico sproporzionato rispetto alla natura dello strumento.

«Abbiamo sempre sostenuto — sottolinea Sutera — che non bisogna prendere la cassetta degli attrezzi dei marchi europei e trasferirla automaticamente dentro il Comune. Una De.Co. che per essere ottenuta richiede un apparato più complesso della realtà produttiva che vuole valorizzare rischia di perdere la propria ragione d'essere.»

La questione non è dunque quella di eliminare le regole, ma di proporzionarle alla finalità.

Regole sì, burocratizzazione no.

Rigore sì, omologazione no.

Trasparenza sì, trasformazione della De.Co. in un marchio commerciale no.



3. Tornare a Luigi Veronelli

Per comprendere la filosofia della Rete è necessario tornare alla figura di Luigi Veronelli, al quale viene storicamente ricondotta l'idea delle Denominazioni Comunali.

Veronelli immaginava il Comune come protagonista della valorizzazione del proprio patrimonio produttivo e culturale e attribuiva al Sindaco un ruolo centrale nel riconoscimento dell'origine territoriale.

La sua visione era profondamente lontana dall'idea di omologazione.

Il territorio doveva essere raccontato attraverso i suoi prodotti e i suoi produttori, restituendo valore alle piccole economie locali e alle comunità rurali.

Da qui deriva una delle intuizioni fondamentali del percorso GeniusLoci: il prodotto non è separabile dal luogo che lo ha generato.

Nino Sutera sintetizza così questa impostazione:

«Veronelli ci ha insegnato che dietro un prodotto esiste sempre un luogo e dietro quel luogo esiste una comunità. La De.Co. deve restituire questa relazione. Non dobbiamo certificare soltanto ciò che mangiamo: dobbiamo riconoscere il luogo che ci ha insegnato a produrlo.»




4. La fascia tricolore e il ruolo del Sindaco

Uno dei concetti caratterizzanti del percorso dei Borghi GeniusLoci DeCo è quello della fascia tricolore.

Non come semplice elemento cerimoniale, ma come simbolo della responsabilità istituzionale del Sindaco nei confronti della comunità.

Il Sindaco, nell'ambito delle proprie competenze, rappresenta infatti la comunità locale e può promuovere politiche di valorizzazione del patrimonio territoriale.

In questa prospettiva la De.Co. assume una dimensione eminentemente politica nel senso più alto del termine: politica come cura della polis, della comunità e del bene comune.

«La fascia tricolore — sostiene Sutera — non è soltanto un simbolo che si indossa nelle cerimonie. È la rappresentazione visibile della responsabilità verso una comunità. Quando un Sindaco riconosce una De.Co., non dovrebbe limitarsi ad apporre una firma: dovrebbe assumersi la responsabilità di dire al mondo che quella storia appartiene alla propria comunità e merita di essere custodita.»

È questa la ragione per cui il percorso non considera il Comune come semplice soggetto amministrativo, ma come presidio dell'identità territoriale.


5. Dal prodotto al Genius Loci

Il salto concettuale compiuto dalla Rete consiste nello spostamento dell'attenzione:

dal prodotto al territorio;
dal disciplinare alla memoria;
dalla certificazione alla narrazione;
dalla commissione alla comunità;
dal consumatore al viaggiatore;
dalla promozione alla consapevolezza identitaria.

Il Genius Loci diventa così una vera e propria infrastruttura culturale.

Un prodotto agroalimentare non viene considerato soltanto per le sue caratteristiche organolettiche, ma per la rete di relazioni che lo rende possibile.

Una ricetta contiene una storia.

Una semente contiene una memoria.

Un vino contiene un paesaggio.

Un pane contiene una tecnica.

Un dolce contiene una festa.

Un manufatto contiene una manualità.

«Il Genius Loci è ciò che rimane quando togli il prodotto dalla confezione. È il territorio che continua a parlare attraverso quel prodotto», afferma Sutera.


6. L'Audizione Pubblica: l'identità che nasce dal basso

Uno degli elementi qualificanti del modello è rappresentato dall'Audizione Pubblica.

La comunità viene chiamata a partecipare alla ricostruzione della propria memoria attraverso testimonianze, documenti, racconti, conoscenze locali e contributi dei produttori.

L'identità non viene quindi semplicemente assegnata dall'esterno.

Viene ricostruita insieme alla comunità.

Anziani, produttori, agricoltori, artigiani, storici locali, associazioni, ristoratori, cittadini e amministratori diventano parte di un processo di ascolto.

«L'Audizione Pubblica è il momento nel quale un paese si guarda allo specchio. Non è il tecnico che dice alla comunità che cosa è identitario: è la comunità che racconta, documenta e riconosce ciò che sente come proprio.»

Questo non significa rinunciare alla verifica documentale.

Al contrario, la partecipazione deve essere accompagnata da ricerca storica, documentazione, tracciabilità delle fonti e trasparenza del procedimento.

La partecipazione, dunque, non sostituisce il metodo.

Lo completa.




7. La Banca del GeniusLoci DeCo

Nel percorso della Rete assume particolare rilievo la Banca del GeniusLoci DeCo.

Il termine “Banca” viene utilizzato in senso metaforico e culturale: non un istituto finanziario, ma un luogo di deposito, conservazione, organizzazione e valorizzazione del capitale identitario.

La Banca può raccogliere e organizzare:

  • ricette;

  • testimonianze orali;

  • fotografie;

  • documenti storici;

  • sementi e varietà locali;

  • tecniche agricole;

  • saperi artigianali;

  • feste e ritualità;

  • testimonianze dei produttori;

  • documentazione audiovisiva;

  • percorsi territoriali;

  • elementi del patrimonio ElaioEnoGastronomico.

È una sorta di cassaforte della memoria locale.

Sutera la definisce con una formula particolarmente efficace:

«La Banca del Genius Loci non custodisce denaro: custodisce ciò che il denaro non può ricomprare quando è stato perduto, cioè la memoria.»

Il suo obiettivo non è musealizzare la tradizione, ma renderla nuovamente produttiva sul piano culturale, sociale ed economico.


8. I Custodi dell'Identità

Il modello introduce inoltre una figura centrale: quella dei Custodi dell'Identità Territoriale.

Sono le persone che mantengono viva una conoscenza.

L'agricoltore che conserva una varietà antica.

La donna che tramanda una ricetta.

L'artigiano che conosce una tecnica.

Il pastore che custodisce un sapere.

Il panificatore che riproduce una lavorazione tradizionale.

Il ristoratore che mantiene una preparazione locale.

Il Custode non è semplicemente un produttore.

È un portatore di memoria.

«Un Custode non custodisce soltanto un prodotto. Custodisce un gesto. E quando quel gesto rischia di scomparire, scompare una parte del patrimonio della comunità.»

Accanto ai Custodi possono operare Ambasciatori dell'identità e Sentinelle del futuro: figure chiamate rispettivamente a raccontare il territorio e a garantire che la tradizione non diventi immobilismo.


9. Leader & Leader: una governance orizzontale

Un altro elemento distintivo del percorso è il concetto di Leader & Leader.

Non una struttura verticale nella quale qualcuno comanda e gli altri seguono, ma una governance nella quale ogni soggetto esercita responsabilità nel proprio campo.

Il Sindaco rappresenta la responsabilità istituzionale.

Il produttore conosce la produzione.

L'agricoltore conosce la terra.

L'anziano custodisce la memoria.

Il ricercatore porta metodo.

Il giovane introduce innovazione.

L'associazione costruisce partecipazione.

La Rete connette esperienze.

È una forma di intelligenza territoriale distribuita.

«Non abbiamo bisogno di follower dei territori. Abbiamo bisogno di leader dei territori: persone capaci di assumersi la responsabilità di ciò che conoscono e di metterlo a disposizione della comunità.»




10. La stretta di mano, lo sguardo e l'abbraccio

Nel percorso GeniusLoci la dimensione amministrativa non esaurisce la dimensione comunitaria.

Esiste una componente simbolica che Sutera riassume in tre gesti:

la stretta di mano, il guardarsi negli occhi e l'abbraccio.

La stretta di mano rappresenta la parola data.

Lo sguardo rappresenta la trasparenza.

L'abbraccio rappresenta la comunità.

Non sostituiscono gli atti amministrativi previsti dall'ordinamento, ma ne costituiscono la dimensione antropologica e relazionale.

«La stretta di mano non sostituisce la firma. La completa. Guardarsi negli occhi non sostituisce la trasparenza amministrativa. La rende umana. L'abbraccio non sostituisce la deliberazione del Comune. Ricorda perché quella deliberazione è stata fatta: per una comunità.»

È probabilmente questa una delle immagini più potenti del modello.

La De.Co. non viene ridotta a un timbro.

Diventa un patto simbolico tra istituzione, comunità e territorio.


11. Dalla certificazione alla consapevolezza

Il vero obiettivo del percorso non è quindi moltiplicare le De.Co., ma costruire consapevolezza territoriale.

Un Comune non dovrebbe chiedersi soltanto:

«Quale prodotto possiamo iscrivere?»

Dovrebbe chiedersi:

«Quale patrimonio rischiamo di perdere?»

La domanda cambia completamente la prospettiva.

Si passa dalla logica del catalogo alla logica del patrimonio.

Dalla quantità alla qualità.

Dall'adempimento alla responsabilità.

Dalla promozione occasionale alla politica territoriale.

«La domanda non è quante De.Co. possiede un Comune. La domanda è quanta identità è riuscito a salvare, documentare e trasferire alle generazioni future.»


12. Il confronto tra due paradigmi

DimensioneApproccio proceduraleBorghi GeniusLoci DeCo
Punto di partenzaProdottoTerritorio
ObiettivoRiconoscimento della specificitàCostruzione della consapevolezza identitaria
ProtagonistaProcedura amministrativaComunità
SindacoAutorità amministrativaResponsabile politico della valorizzazione territoriale
Strumento partecipativo procedura ammAudizione Pubblica
PatrimonioProdottoMateriale + immateriale
MemoriaElemento documentaleCapitale identitario
ProduttoreOperatore economicoCustode
ComunicazionePromozioneNarrazione
GovernancePrevalentemente proceduraleLeader & Leader
FinalitàValorizzazione della specificitàIdentità, comunità e sviluppo sostenibile
SimboloAtto amministrativoAtto amministrativo + patto comunitario ident

La contrapposizione, naturalmente, non deve essere interpretata come negazione della necessità di regole, controlli o competenze amministrative. Il punto è diverso: la procedura deve essere proporzionata alla natura dello strumento e non deve trasformarsi nello strumento stesso.




13. La De.Co. come politica pubblica territoriale

La prospettiva GeniusLoci consente infine di collocare la De.Co. all'interno di una strategia più ampia di sviluppo locale.

La De.Co. può infatti dialogare con:

  • politiche agricole;

  • turismo esperienziale;

  • sviluppo rurale;

  • cultura;

  • commercio locale;

  • artigianato;

  • educazione alimentare;

  • tutela della biodiversità;

  • politiche giovanili;

  • contrasto allo spopolamento;

  • promozione dei borghi;

  • economia sociale;

  • valorizzazione del paesaggio.

In questo senso, la De.Co. diventa una politica trasversale di territorio.

Non è il prodotto a generare da solo lo sviluppo.

È il sistema territoriale che, attraverso il prodotto, racconta se stesso.

«Una De.Co. non deve essere un punto di arrivo. Deve essere un punto di partenza. Se dopo la delibera non succede nulla, abbiamo semplicemente prodotto carta. Se invece quella delibera genera ricerca, memoria, impresa, turismo, partecipazione e orgoglio comunitario, allora abbiamo prodotto politica territoriale.»




14. Il manifesto del percorso

Il percorso dei Borghi GeniusLoci DeCo può essere ricondotto a cinque parole chiave:

Territorio

Perché ogni prodotto nasce da un luogo.

Tradizione

Perché ogni sapere ha una storia.

Tipicità

Perché ogni comunità possiede caratteristiche proprie.

Tracciabilità

Perché la memoria deve essere documentata e verificabile.

Trasparenza

Perché il patrimonio identitario appartiene alla comunità e deve essere riconoscibile senza ambiguità.

A queste dimensioni si aggiungono tre principi:

storicità, unicità e interesse collettivo.

E una regola essenziale:

burocrazia proporzionata, responsabilità elevata.


Conclusioni

Il percorso della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo, sviluppato a partire dal 2013, propone dunque una lettura della Denominazione Comunale che supera la semplice identificazione di un prodotto.

Il suo centro non è il bollino.

Non è il disciplinare.

Non è la commissione.

Non è la procedura fine a se stessa.

Il centro è la comunità.

La De.Co. diventa così uno strumento attraverso il quale il Comune può riconoscere e valorizzare il patrimonio materiale e immateriale che costituisce il Genius Loci del proprio territorio.

In questa prospettiva, la fascia tricolore assume un significato particolare: rappresenta l'assunzione di responsabilità pubblica verso la memoria e verso il futuro.

Come sintetizza Nino Sutera:

«La De.Co. non è il certificato di un prodotto. È il certificato di una relazione: quella tra una comunità, il suo territorio e la sua storia.»

Ed è proprio questa relazione che consente di comprendere il significato più profondo dei Borghi GeniusLoci DeCo.

Non una corsa a produrre nuove denominazioni.

Ma un cammino per riconoscere ciò che esiste, salvare ciò che rischia di scomparire, valorizzare ciò che può generare futuro.

Perché, in fondo, il vero patrimonio di un borgo non è ciò che possiede.

È ciò che riesce a trasmettere.

E, come ama ricordare Sutera:

«Camminare la terra significa conoscere il luogo prima ancora di raccontarlo. Perché soltanto chi conosce la propria terra può davvero difenderla, valorizzarla e consegnarla al futuro.»


 

La De.Co., allora, torna alla sua dimensione più autentica: non un marchio da esibire, ma una responsabilità da assumere; non un timbro da apporre, ma una storia da custodire; non una semplice procedura amministrativa, ma uno strumento di consapevolezza territoriale.

È questa, in ultima analisi, la sfida dei Borghi GeniusLoci DeCo: trasformare l'identità da memoria passiva in capitale culturale, sociale ed economico, senza perdere il legame originario con la comunità che quell'identità ha generato.

martedì 11 agosto 2026

DeCo Percorso Certificato

 Lina Anna Briti

Da un'iniziativa a un metodo

 

Introduzione

La DeCo non è un logo da appendere al frigorifero del marketing territoriale: è la firma collettiva di una comunità, il segno che una storia, un sapere e un paesaggio sono stati riconosciuti e messi sotto tutela civica. In un racconto che parte dalla lezione di Luigi Veronelli e si aggiorna alle esigenze di governance contemporanea, la certificazione del percorso De.Co. diventa la garanzia che quel riconoscimento non sia un gesto simbolico vuoto, ma il frutto di un processo democratico, scientifico e partecipato.

L’intera architettura teorica e operativa del format è stata tracciata in una densa conversazione con   Nino Sutera, che ha illustrato la genesi e gli obiettivi strategici di un modello metodologico di successo, già inserito tra gli esempi virtuosi del Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio (“Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori”) e capillarmente presentato in autorevoli contesti scientifici e istituzionali nazionali, tra cui la Poster Session del Forum P.A. di Roma, l’iniziativa Valore Paese – Economia delle soluzioni organizzata da ItaliaCamp a Reggio Emilia, il Premio Nazionale Filippo Basile dell'AIF a Palermo ed EXPO 2015 a Milano, solo per citarne alcuni



Il valore originario della DeCo

La Denominazione Comunale nasce come atto politico-culturale: è il Sindaco insieme alla Comunità che censisce, tutela e restituisce valore al patrimonio materiale e immateriale locale. Non è una DOP né un’etichetta commerciale; è invece il biglietto d’identità antropologico di un luogo — una ricetta, un saper fare, una festa, un mestiere — che racconta chi siamo e da dove veniamo. Quando la De.Co. è autentica, trasforma la memoria collettiva in attrazione culturale e turistica, capace di parlare a viaggiatori sensibili che cercano storie e sapori veri. La vera componente d’innovazione del modello si articola su cinque pilastri relazionali: Territorio, Tradizione, Tipicità (intesa come specificità assoluta), Tracciabilità e Trasparenza. Questi elementi mirano a destrutturare la retorica dell’omologazione per restituire centralità al saper fare umano. L’effetto Genius Loci si sostanzia proprio nella capacità di una comunità di produrre valore permanente attraverso la consapevolezza della propria singolarità. I contenuti cardine del format richiamano concetti precisi: l’originalità, intesa nell’accezione etimologica latina di derivazione culturale che non distorce la voce della terra d’origine; la naturalità, intesa come produzione priva di interventi estranei all'azione del territorio; l’identità, come permanenza nel tempo di un senso del luogo riconoscibile; e la specificità, mutuata dalla lezione sociologica di Max Weber del 1919, come unicità chiaramente individuabile per le sue caratteristiche originarie.



I rischi dell’uso improprio

Negli anni la De.Co. ha corso il rischio di svuotarsi: usata come semplice stampiglia pubblicitaria, confusa con marchi di tutela o inventata ad hoc, oppure sconfinando in altri strumenti istituzionali (PAT) ha perso valore e credibilità. Questo fenomeno di inflazione mercatistica ha reso molte De.Co. banali, controproducenti e talvolta in conflitto con norme e buone pratiche. Anche le prese di posizione istituzionali — come quelle espresse dal MIPAF già nel 2004 — hanno dimostrato che procedure errate vanno confinate e possono e devono essere corrette 

Il Percorso Operativo Certificato

Per restituire dignità e rigore alla De.Co. abbiamo codificato il primo Percorso Operativo Certificato in Italia. Questo percorso, promosso dalla Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci De.Co., verifica la legittimità del riconoscimento confrontando i provvedimenti comunali con norme europee, giurisprudenza, sentenze e buone pratiche. È un percorso in 12 tappe che coinvolge la comunità, mette al centro trasparenza e tracciabilità, e consente di correggere eventuali anomalie con accorgimenti semplici ma efficaci. In questo modo la De.Co. torna a essere un atto politico serio, non un’etichetta impropia .


Perché la certificazione è necessaria?

La certificazione non è un formalismo: è lo strumento che tutela la De.Co. dall’omologazione e dalla mercificazione. Garantisce che il riconoscimento sia democratico, scientificamente fondato e socialmente partecipato. Protegge la storicità, l’unicità e l’interesse collettivo, evitando che il valore culturale venga sacrificato sull’altare del profitto privato.   «La denominazione comunale (De.Co.) “Borghi Genius Loci” è un atto politico, nelle prerogative del Sindaco, che afferma il suo primato sul territorio», e la certificazione è la bussola che orienta questa scelta verso pratiche sostenibili e non conflittuali.

Conclusione

In un’epoca in cui la globalizzazione tende a livellare differenze e sapori, la vera strategia di sopravvivenza per i piccoli comuni è la cura della propria identità. La certificazione del percorso De.Co. non è un vincolo, ma una protezione: assicura che l’identità locale resti autentica, riconoscibile e capace di generare valore duraturo. Non tutte le comunità saranno pronte — e questo è un merito del modello: seleziona chi possiede memoria, unicità e governance illuminata — ma per quelle che intraprendono il cammino, la certificazione è la garanzia che la loro storia non venga dispersa, ma valorizzata con rigore e responsabilità. Per garantire l’efficacia e la sostenibilità del circuito, il percorso  è ancorato a requisiti rigorosi e non negoziabili: storicità comprovata, unicità dell’elemento, interesse collettivo diffuso, e mai a vantaggio di un singolo,   soprattutto, una filosofia d’azione incentrata sulla “burocrazia zero”. In questo senso, il percorso si pone in netta controtendenza rispetto ai marchi di tutela di matrice europea (come DOP, IGP o DOC): all’interno del processo culturale dei Borghi GeniusLoci DeCo  non vengono mai adottati o“rubati”   la cassetta degli attrezzi  di altri strumenti, come     disciplinari   commissioni   e regolamenti    considerati non solo inutile, ma persino controproducente per la salvaguardia dell’autenticità rurale, che somiglia piuttosto a una favola vera fatta di eccezionalità e di storie umane vere.Il format si sviluppa operativamente attraverso un percorso guidato in 12 tappe codificate, che coinvolgono attivamente l’intera comunità:

Un percorso culturale inclusivo  d’eccellenza che, come conclude fermamente Nino Sutera, non è programmaticamente aperto a tutti: non tutte le comunità   sono  dotati di una reale memoria storica, di elementi unici e di una governance locale illuminata, e non tutti quindi possiedono i requisiti culturali per fare ingresso nel circuito dei Borghi GeniusLoci De.Co.