Protocollo d’Intesa tra Sicily UP la lurss.onlus. Il protocollo prevede una collaborazione atta ad avviare un percorso comune volto alla promozione e salvaguardia delle nostre tradizioni e ai prodotti identitari dei territori.
«La denominazione comunale (DeCo.) è un atto politico, nelle prerogative dei Sindaci lungimiranti, che affermano il loro primato nei territori, che presuppone una conoscenza del passato, un’analisi del presente ed una progettualità riferita al futuro, il tutto nell’ottica del turismo enogastronomico, che se ben congegnato e gestito, costituisce una vera e grande opportunità per lo sviluppo dell’economia locale, specie per le piccole comunità rurali, che nei rispettivi prodotti alimentari e piatti tipici hanno un formidabile punto di forza attrattiva nei confronti del visitatore.Il valore del prodotto identitario, ed è il caso dei prodotti DeCo. sta nella storia o nella leggenda narrante della tradizione identitaria, diversamente si tratta solo un mero prodotto commerciale, (tipico) ottimo, ma senza ne anima, ne storia, senza Genius Loci. Illuminante, al riguardo, la definizione che Luigi Veronelli ideologo delle DeCo. ha dato del “genius loci”: esso è da intendere come “l’intimo ed imprescindibile legame fra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva”.
Diviene fondamentale, in un ottica di Reti Associative Progettuali, formata dai privati, coloro che coltivano con amore le materie prime, prodotti di qualità del nostro territorio, con le Amministrazioni Comunali oltre che con le associazioni turistiche e di promozione
domenica 25 gennaio 2026
Sicily UP & la lurss.onlus
martedì 20 gennaio 2026
Genius Loci torna a San Giorgio Monferrato dopo dieci anni
Genius Loci torna a San Giorgio Monferrato dopo dieci anni
Domenica 25 gennaio, alle 15, con ritrovo nel piazzale della parrocchia: dalle bellezze artistico-architettoniche ai foraminiferi fossili, fino ai detti monferrini
Dopo i saluti di benvenuto da parte del sindaco Paolo Marchisio, il pomeriggio prenderà il via con un racconto a più voci, che vedrà protagonisti beni storici e artistici, personaggi e storie del luogo. Dalla Chiesa parrocchiale dedicata a San Giorgio ai misteriosi foraminiferi fossili, fino ai divertenti “detti” monferrini interpretati dal Collettivo Teatrale, la proposta si preannuncia intrigante e incalzante.
A relazionare sulla parrocchia di San Giorgio (prima tappa),voluta dai marchesi Gozzani, e sulle opere maggiormente significative in essa conservate saranno storico locale Paolo Feltrin e la guida Anna Maria Bruno, mentre all’interno dell’oratorio parrocchiale la docente del Dipartimento Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Torino e micropaleontologa Donata Violanti svelerà i segreti dei fossili presenti nelle rocce e nei “sassi bianchi”, su cui sorge l’abitato di San Giorgio Monferrato.
In chiusura, intrattenimento a cura degli attori del Collettivo Teatrale – CET con un estratto dallo spettacolo “L’ura dal ben”, dedicato ai termini e modi di dire specifici della terra monferrina (con traduzione in italiano); un vero e proprio tributo alla cultura locale, attraverso un divertente viaggio nel tempo.
Il pomeriggio terminerà con un goloso ristoro organizzato dalla Pro Loco durante il quale verranno serviti i biscotti De.Co. (Denominazione Comunale) della “Prima Comunione”, la cui storia verrà narrata sorseggiando un caldo tea.
“E’ con soddisfazione che facciamo ritorno a San Giorgio Monferrato dopo ben 10 anni, per un tour che promette nuove occasioni di visita e molte curiosità – commenta il Presidente Corrado Calvo –. Oltre alla sfera storico-culturale a artistico-architettonica, avremo l’opportunità di fruire di un approfondimento geologico del luogo grazie alla grande e apprezzata esperienza della micropaleontologa Violanti”.
Il ritrovo è previsto per le ore 15 in piazza don Caprioglio (piazzetta antistante la chiesa parrocchiale),mentre i parcheggi saranno disponibili nella vicina piazza Miglietta oppure di fronte alla Scuola Primaria, lato Strada Montà, piuttosto che presso il cimitero situato a 800 metri dal punto di ritrovo
Il vento del Progresso
Il vento del "Progresso"
"da un'iniziativa a un metodo,
storia di un'ideale vincente"
Questo racconto non intendiamo stamparlo, per evitare di appesantire la libreria di casa, ma affidarlo alle pagine di questo blog, proprio come faceva con successo Peppino Bivona, e a lui intendiamo dedicarlo. Al momento non conosciamo neanche di quanti capitoli sarà composto, sappiamo però che merita di essere raccontato. Il titolo del racconto deriva dall'ubicazione della cantina, una terrazza naturale che si affaccia sul mare mediterraneo, dove il vento è un "compagno" inseparabile.
Perché raccontare questa storia oggi
Ci sono storie che sembrano piccole, ma che contengono
dentro di sé la forza di un’epopea. Storie che nascono in luoghi periferici,
lontani dai centri del potere, e che proprio per questo hanno qualcosa di
universale da insegnare. La storia della Cantina Progresso è una di queste, con tanti attori protagonisti del cambiamento.
È la storia di una comunità che ha imparato a unirsi quando
tutto sembrava spingerla verso la divisione. È la storia di uomini e donne che,
pur non avendo studiato economia, sociologia o politica, hanno saputo costruire
un modello di sviluppo più moderno di molte teorie accademiche. È la storia di
un territorio che ha trasformato la propria fragilità in forza, la propria
marginalità in identità, la propria povertà in dignità.
Questo lavoro non è un’operazione nostalgica. Non è un
monumento al passato, ne ha la pretesa di raccontare trent'anni di attività, fatta di successi e di insuccessi. È un atto di riconoscenza verso chi ha avuto il coraggio
di scegliere quando scegliere sembrava impossibile. È un invito a guardare al
futuro con la stessa determinazione, la stessa lucidità, la stessa fiducia che
animò i protagonisti di questa vicenda.
Perché la cooperazione non è un modello del passato. È un
modello del futuro. E la storia della Progresso lo dimostra con una chiarezza
che non ha bisogno di retorica.
Questo lavoro è dedicato a loro: a chi ha creduto, a chi ha costruito, a chi ha resistito, a chi ha immaginato. E a chi, oggi, continua a portare avanti quella eredità.
Una storia locale che parte da lontano
Ci sono storie che nascono in silenzio, lontano dai
riflettori, in luoghi che la geografia ufficiale considera periferici. Storie
che non fanno rumore, che non compaiono nei manuali di storia, che non vengono
celebrate nei grandi discorsi pubblici. Eppure, sono storie che cambiano la
vita delle persone più di qualsiasi legge, più di qualsiasi riforma, più di
qualsiasi intervento dall’alto.
La storia della Cantina Progresso è una di queste.
È la storia di un gruppo di contadini che, in un angolo di
Sicilia segnato dalla povertà, dalla fatica e dall’isolamento, ha deciso di
unirsi per cambiare il proprio destino. È la storia di una comunità che ha
imparato a discutere, a scegliere, a rischiare, a innovare. È la storia di un
territorio che ha trasformato la propria fragilità in forza, la propria
marginalità in identità, la propria tradizione in modernità.
Ma soprattutto, è la storia di un’idea semplice e
rivoluzionaria:
“Insieme possiamo fare ciò che da soli è impossibile.”
non era solo uno slogan ma un'idea, animata da un'ideale forte, più forte della fede.
Questa idea, che può sembrare ovvia, non lo era affatto
negli anni Sessanta. Non lo era in un contesto in cui ogni famiglia era un
mondo a sé, in cui la diffidenza era più forte della fiducia, in cui la
sopravvivenza quotidiana lasciava poco spazio alla visione del futuro.
Eppure, proprio in quel contesto, nacquero delle
esperienze cooperative più significative della Sicilia contemporanea, dove il tempo del cambiamento non li ha scalfiti.
Una storia fatta di persone, non di numeri
Questo lavoro non è un trattato economico. Non è un’analisi
tecnica. Non è un documento amministrativo.
È un racconto, a volte anche romanzato, ma terribilmente vero.
Un racconto fatto di:
- volti,
- mani,
- assemblee,
- discussioni,
- paure,
- intuizioni,
- errori,
- successi
È un racconto che mette al centro le persone, i soci, le famiglie, le donne, i giovani.
Senza di loro, la cooperativa non sarebbe esistita.
Una storia che parla al presente
Raccontare questa storia oggi non è un esercizio nostalgico.
È un atto necessario.
Viviamo in un tempo in cui:
- le
comunità si frammentano,
- la
solitudine cresce,
- la
fiducia diminuisce,
- il
futuro spaventa,
- l’individualismo
sembra l’unica strada.
La storia della Progresso dimostra che esiste un’altra via.
Una via fatta di:
- cooperazione,
- partecipazione,
- responsabilità,
- qualità,
- visione
collettiva.
È una storia che parla al presente e parla al futuro.
Una storia che appartiene a tutti
Anche se questa storia nasce a Menfi, non appartiene solo a
Menfi. Appartiene a chiunque creda che il cambiamento sia possibile. Appartiene
a chiunque sappia che la dignità non si regala, si conquista. Appartiene a
chiunque abbia capito che il futuro non si aspetta: si costruisce.
Questo lavoro è un invito.
Un invito a guardare la cooperazione non come un ricordo, ma
come un modello. Non come un’esperienza del passato, ma come una possibilità
del presente. Non come un’eccezione, ma come una strada.
Come è concepito?
Segue un filo
cronologico e tematico
- la
nascita della cooperazione,
- la
modernizzazione,
- la
qualità,
- la
democrazia interna,
- la
fusione,
- il
lascito,
- il
futuro.
Al momento non conosciamo neanche di quanti capitoli sarà composto, il racconto, sappiamo però che merita di essere raccontato
Perché ?
Perché dimostra che il cambiamento non è un miracolo. È un
processo.
Perché dimostra che la modernità non è un tradimento della
tradizione. È la sua evoluzione.
Perché dimostra che la cooperazione non è un’utopia. È una
pratica.
Perché dimostra che anche nei luoghi più piccoli possono
nascere le idee più grandi.
E perché, in un tempo in cui tutto sembra fragile, questa
storia ricorda una verità semplice:
quando una comunità si unisce, nulla è impossibile.
Quando si chiude un'epoca la tentazione è di pensare che la storia sia finita. Che tutto ciò che doveva accadere sia già accaduto. Che i protagonisti abbiano compiuto il loro percorso e che il lettore possa riporre il volume su uno scaffale, come si fa con un oggetto prezioso ma ormai concluso.
Eppure, la storia della Cantina Progresso non è una storia
che si lascia chiudere facilmente. Non è una storia che si lascia archiviare.
Non è una storia che appartiene solo al passato.
È una storia che continua a vivere.
Vive nei vigneti che ogni anno si risvegliano. Vive nelle
assemblee che ancora oggi discutono, decidono, scelgono. Vive nei giovani che
tornano alla terra con occhi nuovi. Vive nelle famiglie che hanno trovato nella
cooperazione non solo un reddito, ma una dignità. Vive nei vini che portano il
nome di Menfi nel mondo.
La Progresso non è un capitolo chiuso. È un capitolo che ha
cambiato forma.
Una storia che ha cambiato il modo di guardare la
comunità
La cooperazione ha insegnato a Menfi qualcosa che nessun
manuale avrebbe potuto insegnare: che una comunità non è un insieme di
individui, ma un organismo vivo. Che la forza non sta nella somma delle parti,
ma nella loro unione. Che il futuro non è un destino, ma una costruzione
collettiva.
Insomma Menfi è anche un caso studio, perchè per esempio la nascita delle cooperative vitivinicole, ha di fatto congelato le velleità imprenditoriali, che si sono "liberate" solo agli inizi degli anni 90. Menfi è un territorio dove la cooperazione vitivinicola ha avuto un ruolo totalizzante: ha salvato l’economia agricola negli anni difficili, ha garantito reddito e sbocchi commerciali, ma ha anche creato un ecosistema chiuso, in cui l’imprenditorialità individuale era di fatto assorbita o neutralizzata.
Una storia che parla al presente
Viviamo in un tempo fragile, in cui le comunità si sfaldano,
le relazioni si indeboliscono, la fiducia si erode. In cui l’individualismo
sembra l’unica strada possibile. In cui il futuro appare spesso come una
minaccia più che come una promessa.
La storia della Progresso offre un’altra prospettiva.
Ricorda che la cooperazione non è un’idea romantica, ne una prescrizione medica, ma una strategia concreta.
Ricorda che la solidarietà non è un lusso, ma una necessità. Ricorda che la
partecipazione non è un peso, ma una forza.
Ricorda che il futuro può essere costruito insieme.
Una storia che appartiene a chi verrà
Perché il futuro ha bisogno di memoria. Ha
bisogno di esempi. Ha bisogno di storie che mostrino che il cambiamento è
possibile.
La Progresso è una di queste storie.
Una storia che dice ai giovani:
- Non
abbiate paura di innovare.
- Non
abbiate paura di unirvi.
- Non
abbiate paura di scegliere.
- Non
abbiate paura di restare.
- Non
abbiate paura di tornare.
Il futuro non è altrove. Il futuro è qui, dove una comunità
ha già dimostrato di saperlo costruire.
Una storia che non finisce
Continua nelle mani di chi lo legge. Continua nelle scelte quotidiane. Continua
nella terra che ogni anno chiede cura. Continua nella cooperazione che ogni
anno chiede partecipazione. Continua nel territorio che ogni anno chiede
visione.
La Progresso non è un ricordo. È un’eredità. E un’eredità di tanti uomini e donne che hanno avuto un ruolo di attori protagonisti e vive finché qualcuno la porta avanti.
giovedì 15 gennaio 2026
Quando il trasferimento delle innovazioni e delle buone prassi, diventano un opzional
L’impegno finanziario nella programmazione PSR 2014/2020 non è stato uniforme: ci sono Regioni come il Piemonte, il Veneto, la Lombardia, il Molise, il Friuli, la Campania, che hanno impegnato dal 6% al 14% della spesa complessiva nelle attività di promozione dell’innovazione, alla divulgazione di buone prassi alla consulenza alle aziende agricole; dall’altra, Regioni appena il 1,5%, forse perchè si ritiene che investire in termini di risorse immateriali rappresenta un opzional.
E' ormai certo che le aree che investono in risorse immateriali, sconoscono lo stato di crisi del settore agroalimentare.Di contro, le regioni che non credono che lo sviluppo dipenda dagli elementi dell'economia della conoscenza, ogni stagione è buona per chiedere lo stato di crisi.
Nell’ambito dei PSP, le Regioni e Province autonome hanno ormai definito le entità finanziarie da assegnare alle diverse AZIONI ed è quindi possibile fornire una prima considerazione anche con il supporto della rete rurale. LINKCome emerge, ci auguriamo che si possa ancora porre rimedio, l’impegno finanziario non è uniforme, forse perchè si ritiene che investire in termini di risorse immateriali rappresenta un'opzional, per alcune regioni. Interessane è anche il confronto sulle azioni ritenute necessarie e quelle superflue.
Anche in questa programmazione, così come nelle precedenti, emerge un dato, le regioni che hanno una PLV corposa investono di più su AKIS, altre sono nella media, altre ancora, di gran lunga al di sotto della media nazionale, figuriamoci a quella europea.
L'analisi dei dati rende meglio l'idea.
l Piano Strategico Nazionale 2023-2027 prevede nove interventi afferenti all'Akis, non tutti però sono stati attivati dalle singole regioni o province autonome
(Fonte foto: Anna Vagnozzi, dirigente tecnologo presso il Crea Politiche e Bioeconomia)
Per vincere le sfide di un’economia sempre più globalizzata, occorre mentre investire in competenze, dare maggiore spazio alla produzione di idee e ai beni immateriali per uno sviluppo territoriale più innovativo e competitivo, promuovendo il trasferimento di conoscenze e l’innovazione nel settore agricolo e forestale e nelle zone rurali
L’olandese Roeling negli anni ’80 sottolineava come la conoscenza agricola non fosse un patrimonio dell’accademia o dei centri di ricerca, ma sia il combinato di una miriade di detentori di conoscenze che interagiscono, il cosiddetto Sistema di Conoscenze e Innovazione Agricola. Le crisi dell’agricoltura convenzionale, gli effetti collaterali della rivoluzione verde, l’inquinamento, etc. hanno spinto a teorizzare e praticare forme partecipative di ricerca applicata (ovviamente non di base), in cui le conoscenze degli agricoltori sono valorizzate. La necessità di percorrere vie nuove e diverse (il recupero della biodiversità, l’agricoltura biologica, l’agricoltura sociale, la vendita diretta, lo sviluppo rurale multisettoriale, ecc.), unitamente alla constatazione che l’agricoltura produce anche beni pubblici (protezione del suolo, paesaggio, assorbimento CO2, habitat naturali) spinge a cercare anche nuovi modelli di divulgazione e di consulenza, che almeno in un primo momento dovrebbero essere a carico del pubblico. Ecco quindi che negli ultimi tempi, nella stampa internazionale e anche negli ambienti più market oriented (USA, Olanda, Banca Mondiale, ecc.) vi è una riscoperta del ruolo pubblico nella divulgazione e consulenza, Si parla sempre di più di tecnici che siano animatori o facilitatori, che favoriscano la formazione di gruppi e di reti, collegando ricerca, pratica e istituzioni, stimolando così una crescita “dal basso verso l’alto” e la messa a punto di innovazioni appropriate (tecniche, organizzative, individuali e di gruppo, etc.).Ma si sa le mode in talune parti del mondo arrivano sempre con qualche anno di ritardo rispetto al continente.
lunedì 12 gennaio 2026
AKIS analisi comparata Sicilia vs Veneto
Quadro nazionale AKIS nel PSP 2023‑2027
Il modello AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation
System) è il perno della dimensione conoscenza‑innovazione della nuova PAC:
serve a integrare ricerca, consulenza, formazione, sperimentazione, imprese e
amministrazioni in un sistema coerente, non più a “silos”.
Nel PSP italiano 2023‑2027, AKIS è descritto nel capitolo 8
e si articola in 9 interventi:
- 3
interventi di “Cooperazione” (art. 77);
- 6
interventi di “Scambio di conoscenze e informazioni” (art. 78).
La spesa pubblica complessiva prevista per AKIS è di circa 422,5
milioni di euro.
Gli interventi AKIS sono pensati per:
- rafforzare
i servizi di consulenza aziendale e di sistema;
- sostenere
i Gruppi Operativi PEI‑AGRI e altre forme di cooperazione per
l’innovazione;
- potenziare
formazione, informazione, dimostrazione, scambio di buone pratiche;
- migliorare
il coordinamento tra attori (CREA, Rete Rurale, Regioni, organismi di
consulenza, università, organizzazioni professionali).
Confronto analitico: AKIS nazionale vs declinazione siciliana
|
Profilo |
Livello nazionale (PSP) |
Regione Sicilia |
|
Impostazione strategica |
AKIS come sistema integrato di 9 interventi (cooperazione
+ scambio di conoscenze), con 422,5 mln € complessivi. |
Recepimento della strategia nazionale nell’ambito del PSP,
con declinazione regionale degli interventi di sviluppo rurale e dei servizi
di conoscenza/innovazione. |
|
Governance |
Forte ruolo di MASAF, CREA, Rete Rurale, con coordinamento
centrale e attuazione regionale; AKIS descritto nel cap. 8 PSP. |
Autorità di gestione regionale per lo sviluppo rurale;
necessità di coordinare strutture regionali, GAL, enti di ricerca, consulenza
e organizzazioni professionali. |
|
Tipologia di interventi |
Cooperazione (GO, progetti innovativi, partenariati) +
formazione, consulenza, informazione, dimostrazione. |
Stesse tipologie, ma con priorità e bandi regionali;
possibilità di focalizzare su filiere e sistemi locali tipici siciliani. |
|
Stato di attuazione |
Avvio differenziato tra Regioni; primo anno con focus su
messa a punto strumenti e governance, più che su piena operatività di tutti
gli interventi. |
Avvio in linea con il nuovo PSP, ma con le tipiche
criticità di capacità amministrativa, complessità procedurale e necessità di
rafforzare i servizi di consulenza e animazione territoriale. |
|
Criticità |
Frammentazione, lentezza di alcuni interventi, difficoltà
di integrazione reale tra ricerca, consulenza e imprese. |
Rischio di dispersione, difficoltà di fare sistema tra
attori (enti locali, università, organizzazioni agricole,
consulenti), disomogeneità territoriale. |
|
Opportunità |
Creare un AKIS nazionale più coeso, con reti tematiche,
GO, servizi di consulenza moderni e digitali. |
Usare AKIS per valorizzare sistemi locali rafforzare consulenza di prossimità e
innovazione sociale in agricoltura. |
Fonti di quadro: PSP Italia, documenti Rete Rurale e Pianeta
PSR.
Lettura critica: dove si gioca davvero la partita in
Sicilia
Se andiamo oltre la descrizione formale, la partita AKIS in
Sicilia si gioca su alcuni nodi:
- Passare
da “progetti” a “sistema”
Non basta finanziare singoli progetti innovativi: serve una regia che colleghi GO, consulenza, formazione, università, organizzazioni agricole, borghi rurali. Il rischio è un mosaico di iniziative non comunicanti. - Consulenza
agricola come infrastruttura, non come servizio accessorio
AKIS funziona solo se la consulenza è capillare, competente e riconosciuta dagli agricoltori come utile. In Sicilia, questo significa lavorare su: - prossimità
territoriale;
- capacità
di tradurre innovazione in soluzioni pratiche per aziende spesso piccole,
familiari, multifunzionali;
- integrazione
tra consulenza tecnica, economica, ambientale e digitale.
- Adeguata
formazione dei consulenti
- Capacità
amministrativa e semplificazione
La complessità procedurale può frenare l’accesso agli interventi AKIS, specie per piccoli soggetti. Per usare bene AKIS, si deve lavorare su bandi chiari, accompagnamento, animazione territoriale adeguata
In sintesi operativa
- A
livello nazionale, AKIS nel PSP 2023‑2027 è ben strutturato sulla carta,
con 9 interventi e una dotazione significativa, ma l’attuazione è ancora
in fase di consolidamento, con differenze regionali e criticità di
integrazione reale tra gli attori.
- La
Sicilia ha un potenziale enorme per usare AKIS come leva di
sviluppo rurale ma deve:
- rafforzare
la governance regionale del sistema conoscenza‑innovazione;
- mettere
in rete attori che oggi lavorano spesso in parallelo;
- usare
AKIS per sostenere filiere e territori concreti, non solo per “fare
progetti”
1. Premessa metodologica
L’analisi si concentra su quattro dimensioni chiave
dell’attuazione AKIS:
- Governance
e capacità amministrativa
- Servizi
di consulenza e animazione territoriale
- Cooperazione
e Gruppi Operativi (GO)
- Integrazione
tra ricerca, imprese e territorio
Per ciascuna dimensione evidenzio le criticità siciliane e
il confronto con il Veneto.
2. Criticità Sicilia vs Veneto – Analisi comparata
2.1 Governance e capacità amministrativa
Sicilia – Criticità
- Ritmi
di attuazione più lenti nella pubblicazione dei bandi e nella gestione
delle procedure.
- Struttura
amministrativa frammentata, con difficoltà di coordinamento tra
Dipartimento Agricoltura, enti di ricerca, organizzazioni
professionali.
- Assenza
di un Tavolo AKIS formalizzato, che rallenta la definizione di
priorità e la coerenza tra interventi.
- La rinuncia ad alcune azioni fondamentali di AKIS (formazione dei consulenti e attività dimostrativa)
- Turnover
elevato del personale tecnico-amministrativo, con perdita di
continuità e know‑how.
Veneto – Situazione
- Governance
molto stabile, con un sistema di coordinamento consolidato tra
Regione, AVEPA, università e centri di ricerca.
- Tavoli
tematici permanenti e un forte ruolo dell’Agenzia regionale (AVEPA)
nella gestione efficiente dei procedimenti.
- Capacità
amministrativa tra le più alte d’Italia, con tempi di istruttoria e
pagamento più rapidi.
Differenziale
Il Veneto opera con una governance “a rete” già matura; la
Sicilia è ancora in fase di costruzione del sistema.
2.2 Servizi di consulenza e animazione territoriale
Sicilia – Criticità
- Copertura
territoriale disomogenea: molte aree interne e borghi rurali non hanno
servizi di consulenza strutturati.
- Debole
integrazione tra consulenza tecnica, economica, ambientale e digitale.
- Scarsa
percezione di utilità da parte delle aziende agricole, che spesso
vedono la consulenza come un adempimento burocratico.
- Animazione
territoriale insufficiente
Veneto – Situazione
- Rete
di consulenza capillare e professionalizzata, con organismi
accreditati e standard qualitativi elevati.
- Forte
presenza di consulenza specialistica (vitivinicolo, zootecnia,
irrigazione, digitale).
- Animazione
territoriale continua, con sportelli, incontri tecnici, dimostrazioni
in campo.
Differenziale
Il Veneto ha un sistema di consulenza percepito come utile e
integrato; la Sicilia deve ancora trasformare la consulenza in
un’infrastruttura stabile e riconosciuta.
2.3 Cooperazione e Gruppi Operativi (GO)
Sicilia – Criticità
- Numero
di GO inferiore rispetto al potenziale regionale.
- Difficoltà
nella costruzione dei partenariati, spesso troppo formali e poco
orientati a problemi reali.
- Tempi
lunghi di valutazione e avvio dei progetti.
- Scarsa
continuità tra GO del periodo 2014‑2022 e quelli del PSP 2023‑2027.
Veneto – Situazione
- Tradizione
consolidata di cooperazione e GO PEI‑AGRI, con progetti di alta
qualità tecnica.
- Partenariati
stabili e collaudati tra imprese, università, consorzi di tutela,
enti locali.
- Temi
dei GO molto aderenti ai fabbisogni reali (acqua, vitivinicolo,
sostenibilità, digitale).
Differenziale
Il Veneto ha una cultura della cooperazione agricola molto
radicata; la Sicilia deve ancora consolidare reti stabili e orientate
all’innovazione.
2.4 Integrazione tra ricerca, imprese e territorio
Sicilia – Criticità
- Università
e centri di ricerca poco integrati nei processi di innovazione
agricola quotidiana.
- Scarso
trasferimento tecnologico: molte innovazioni restano nei laboratori e
non arrivano alle aziende.
- Debole
connessione tra ricerca e sistemi locali
- Pochi
poli dimostrativi e aziende pilota.
Veneto – Situazione
- Integrazione
molto forte tra università, centri di ricerca, consorzi di tutela e
imprese.
- Presenza
di aziende dimostrative, campi prova, poli di innovazione.
- Ricerca
applicata orientata a filiere strategiche (vino, latte, orticoltura,
irrigazione).
Differenziale
Il Veneto ha un ecosistema dell’innovazione agricola già
maturo; la Sicilia ha eccellenze scientifiche ma manca di un sistema di
trasferimento efficace.
3. Sintesi comparativa
|
Dimensione |
Sicilia – Criticità |
Veneto – Punti di forza |
|
Governance |
Frammentazione, lentezza, assenza Tavolo AKIS |
Governance stabile, AVEPA efficiente, tavoli permanenti |
|
Consulenza |
Copertura disomogenea, percezione debole, poca
integrazione |
Rete capillare, specialistica, molto utilizzata |
|
Cooperazione |
GO pochi, partenariati fragili, tempi lunghi |
GO numerosi, partenariati solidi, forte tradizione |
|
Ricerca-territorio |
Scarso trasferimento, poca integrazione |
Ecosistema ricerca‑impresa molto sviluppato |
4. Interpretazione strategica
La Sicilia non è “indietro” per mancanza di potenziale, ma
per debolezza sistemica:
- governance
non ancora strutturata;
- servizi
di consulenza non percepiti come infrastruttura;
- cooperazione
agricola non pienamente matura;
- ricerca
poco connessa ai territori.
Il Veneto, al contrario, beneficia di:
- una
tradizione cooperativa forte;
- un
sistema di consulenza consolidato;
- una
governance amministrativa molto efficiente;
- una
cultura dell’innovazione agricola diffusa.
5. Dove può recuperare la Sicilia
Tre leve strategiche:
1. Costruire un AKIS regionale vero
Tavolo AKIS Sicilia, governance stabile, coordinamento
multilivello.
2. Rafforzare la consulenza di prossimità
Sportelli territoriali, animazione nei borghi, consulenza
multidisciplinare.
sabato 10 gennaio 2026
Analisi Strategica: Accordo UE–Mercosur
Analisi Strategica: Accordo UE–Mercosur
La chiave del successo per l'Italia risiederà nella capacità di monitorare l'applicazione delle "clausole specchio" e di utilizzare i fondi di compensazione per assistere le filiere più fragili, ma sopratutto le aree rurali già in difficoltà. E' bene ricordare che il settore agricolo è uno dei pochi settori prettamente assistiti dalle politiche UE. Un esempio? chi vuole realizzare un impianto di vigneto, ottiene con l'OCM vino il contributo all'impianto, con il PSP il contributo all'acquisto delle trattrici e accessori, sempre con il PSP il contributo se aderisce all'agricoltura biologica, se poi vuole promuovere il vino ha diritto al contributo con OCM per la promozione. E' questo da sempre, chiaramente, quindi la differenza la fa la capacità di ottenere tutti i set di finanziamenti/assistenza/sussistenza UE. Il vero problema è proprio questo non tutte le aziende possono beneficiare dell'assistenza pubblica UE Come era prevedibile l'accordo ha creato un'ampia discussione tra favorevoli e contrari, chiaramente non da ora, ma da sempre, incapace però di centrare il vero problema della questione. L'accordo rappresenta una delle manovre di politica commerciale più ambiziose e discusse degli ultimi decenni, mirando a creare un'area di libero scambio che interessa oltre 700 milioni di persone.
Opportunità e Criticità per il Sistema Italia
1. Sintesi dell'Accordo (Dati 2026)
Dopo anni di stallo, l’accordo ha ricevuto un impulso decisivo all'inizio del 2026. L'Italia ha espresso un voto favorevole, L'obiettivo è l'abbattimento progressivo dei dazi sul 91% delle merci europee esportate e la protezione reciproca degli standard qualitativi.
2. Le Opportunità per il "Made in Italy"
L'Italia, con la sua forte vocazione all'export, è tra i Paesi che potrebbero beneficiare maggiormente dall'apertura di un mercato storicamente molto protezionista.
Export Agroalimentare: Si stima una crescita potenziale del +50%. Attualmente, i dazi su prodotti come vino (27%), formaggi (28%) e cioccolato (20%) limitano fortemente la penetrazione commerciale.
Tutela delle Indicazioni Geografiche (IG): L'accordo prevede la protezione di 57 Indicazioni Geografiche italiane (26 prodotti alimentari e 31 vini), ponendo fine alla produzione e vendita di imitazioni locali ("Italian sounding").
Esempi di prodotti protetti: Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Prosciutto di Parma, Prosecco, Chianti.
Meccanismo di Phasing Out: Le imitazioni locali (come il "Reggianito" argentino) dovranno essere eliminate gradualmente in un periodo compreso tra 5 e 10 anni.
Settore Meccanico e Industriale: L'Italia è leader nell'export di macchinari agricoli e industriali verso il Sud America. L'azzeramento dei dazi (attualmente fino al 14-18%) renderà la tecnologia italiana estremamente più competitiva rispetto a quella cinese o statunitense.
Accesso alle Materie Prime: L'accordo facilita l'approvvigionamento di materie prime critiche (litio, rame) essenziali per la transizione energetica italiana.
3. Le Criticità e i Rischi per il Settore Agricolo
Nonostante le opportunità, il mondo agricolo esprime forti preoccupazioni legate alla asimmetria degli standard produttivi.
Concorrenza Sleale (Prezzi vs Qualità): I produttori del Mercosur operano con costi di produzione inferiori, grazie a standard ambientali, sociali e di benessere animale meno rigidi di quelli europei.
Settori Sensibili:
Carni Bovine e Avicole: Il massiccio afflusso di carne sudamericana a basso costo minaccia la redditività degli allevamenti italiani (soprattutto nel Nord Italia).
Zucchero ed Etanolo: La produzione intensiva di Brasile e Argentina potrebbe destabilizzare il mercato interno UE.
Riso e Agrumi: Ulteriori settori esposti alla pressione competitiva.
Standard Fitosanitari: L'uso di pesticidi e fitofarmaci vietati in Europa rappresenta un rischio sia per la salute dei consumatori che per la tenuta competitiva dei nostri agricoltori, obbligati a normative molto più restrittive (Farm to Fork).
4. Il "Compromesso Italiano": Misure di Salvaguardia
Per mitigare i rischi, l'Italia ha negoziato pacchetti di protezione specifici, approvati nel vertice di gennaio 2026:
| Misura | Dettaglio Tecnico |
| Soglia di Salvaguardia | Abbassata dall'8% al 5%. Se le importazioni superano questa soglia, scattano indagini rapide (21 giorni) per il ripristino dei dazi. |
| Fondo di Emergenza | Stanziamento di 6,3 miliardi di euro a livello UE per sostenere le filiere agricole colpite da eventuali shock di mercato. |
| Clausole Specchio | Obbligo (in fase di implementazione) per i prodotti importati di rispettare standard di sicurezza alimentare equivalenti a quelli UE. |
| Fertilizzanti | Azzeramento dei dazi sull'import di fertilizzanti dal Mercosur, per ridurre i costi di produzione degli agricoltori europei. |
5. Conclusioni e Prospettive
L'accordo UE-Mercosur è un'arma a doppio taglio che richiede una vigilanza costante. Se da un lato apre mercati pronti a pagare un premium price per l'eccellenza italiana, dall'altro mette a dura prova la tenuta sociale delle aree rurali europee.




