sabato 16 maggio 2026

Ua targa ricordo "ad memoriam sempiternam" al Dott. Martino Maggio" in occasione del MinnaFest

  Elisa Di Maio

                   Rete nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo

              MinnaFest                  

   talk show

 Le minni di virgini  prodotto De.Co.del percorso Borghi GeniusLoci De.Co. nella cucina italiana patrimonio dell’Unesco

 

Borghi GeniusLoci DeCo,  proprio a Sambuca di Sicilia  15 anni addietro c’è stato il battesimo del format

 Minni di Virgini  è la celebrazione di un particolare dolce della tradizione identitaria  che replica la forma del seno con ripieno di crema di latte, scaglie di cioccolato e zuccata, e ricoperto con glassa di zucchero.

 Annualmente soprattutto in occasione festeggiamenti della patrona sambucese, Maria Santissima dell’Udienza, realizzati durante la terza settimana di Maggio celebra il dolce identitario  rappresentando, per Sambuca, un importante evento in cui è possibile far conoscere ai visitatori, oltre ai luoghi caratteristici del paese e la caratteristica festa patronale, anche le squisite specialità enogastronomiche.


L’evento si è svolto in Piazza della Vittoria con la partecipazione di produttori, artigiani e visitatori, con l’obiettivo di promuovere il patrimonio enogastronomico del territorio e incentivare il turismo culturale nel borgo agrigentino.
Elemento di richiamo di questa edizione è stato la presenza della madrina Raffaella Fico, ospite speciale della manifestazione, Moderato dalla D.ssa Serafina Di Rosa, Libera Università Rurale dei Saperi e dei Sapori Onlus con la partecipazione di:   
On Francesco Paolo Scarpinato Assessore dei beni culturali e dell'identità siciliana,  
Giuseppe Maggio Presidente del comitato della festa,   Raimondo Liotta Commissario straordinario Comune 
Michele Vaccaro Storico Scrittore, 
Lillo Alaimo Di Loro  Presidente di Italia Bio  
Tony Rocchetta  Custode dell’Identità Territoriale, 
Nino Sutera  Coordinatore Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo

Prima della DEGUSTAZIONE E brindisi  

la

CONSEGNA DELLE TARGHE


 Con l’occasione è stata consegnata ai figli del Sindaco Maggio, una targa  ricordo   "ad memoriam sempiternam"    


    

Il Sindaco Martino Maggio è stato un amministratore lungimirante e per questo va ricordato, con stima e affetto.   Vi spieghiamo anche perché.

Nel 2011 è stato uno dei primi Sindaci ad avviare il percorso per la valorizzazione del prodotto identitario del Borgo, attraverso la DeCo

Ha condiviso il format della rete Nazionale e avviato  con l’Audizione Pubblica il percorso 

https://unirurale.blogspot.com/2011/11/sambuca-di-sicilia-audizione-pubblica.html

Figuratevi che prima dell'avvio del percorso per la De.Co. (2011) voluto dal Dott. Maggio, perfino la stampa specializzata sconosceva il prodotto, tanto da sbagliare foto nel rappresentare il prodotto.

https://www.cronachedigusto.it/archivio-articoli-dal-05042011/la-novita/minni-ri-virgini-denominazione-comunale/

  Non solo ma il Sindaco Maggio ha avviato il percorso, 11 anni prima che la Regione Siciliana approvasse una legge sulle De.Co. è per questo, solo per questo merita ampiamente di essere ricordato con affetto e stima.











































 

 

mercoledì 22 aprile 2026

Una "Banca" per l'eternità contemporanea

                                    Davide Petix 

Intervista a Nino Sutera, Coordinatore della Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci DeCo

Nino Sutera è tra i principali promotori in Italia della valorizzazione delle identità territoriali. Ideologo del modello dei Borghi Genius Loci De.Co., ha sviluppato un approccio culturale e operativo che mette al centro il patrimonio immateriale dei territori: tradizioni, saperi, memoria e relazioni. Il suo lavoro si colloca all’incrocio tra sviluppo locale, antropologia culturale ed economia civile, con l’obiettivo di restituire ai borghi un ruolo attivo e consapevole nel contesto contemporaneo.




Dott. Sutera, la “Banca del Genius Loci De.Co.” è un concetto affascinante e inusuale. Da dove nasce questa idea?

Nasce da una constatazione semplice: abbiamo territori ricchissimi di valore, ma poveri di strumenti per riconoscerlo e custodirlo. La Banca del Genius Loci non è un’istituzione finanziaria, ma un dispositivo culturale. Serve a rendere visibile ciò che spesso è invisibile: il patrimonio identitario. In un mondo che misura tutto in termini economici, noi abbiamo voluto creare un luogo simbolico dove il valore è dato dalla memoria, dalla storia e dalla felicità delle comunità.Il Genius Loci è l'anima del luogo: se lo perdi, il borgo diventa un guscio vuoto. Luigi Veronelli ideologo delle De.Co. ha definito il “genius loci”: “l’intimo e imprescindibile legame fra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva”


Nel vostro statuto si parla di “moneta dell’identità”. Cosa significa concretamente?

Significa cambiare paradigma. La moneta tradizionale misura lo scambio economico; la nostra “moneta” misura la qualità delle relazioni, la capacità di una comunità di riconoscersi e di trasmettere il proprio patrimonio. Un seme antico recuperato, una ricetta tramandata, una storia raccontata: questi sono atti che generano valore reale, anche se non immediatamente monetizzabile.


Lei distingue tra “tipico” e “identitario”. Perché questa distinzione è così centrale?

Perché il “tipico” oggi rischia di diventare un prodotto replicabile, spesso svuotato di significato. L’“identitario”, invece, è irripetibile. Appartiene a un luogo preciso, a una comunità, a una storia. Se togliamo il racconto, il prodotto resta buono, ma perde anima. La De.Co. serve proprio a questo: a certificare non solo un prodotto, ma il suo legame profondo con il territorio.


La governance della Banca attribuisce un ruolo molto particolare al Sindaco e alla Pro Loco. Perché questa scelta?

Perché volevamo superare una visione puramente amministrativa. Il Sindaco diventa Custode dell’identità, garante di un patrimonio che non è solo materiale. La Pro Loco, e/o le Associazioni locali, invece, è il motore operativo, il luogo dove la comunità si attiva. È una governance che unisce istituzione e partecipazione, politica e cittadinanza attiva.


Un altro elemento innovativo è il concetto di “deposito” del valore. Cosa si deposita nella Banca?

Si depositano saperi, storie, semi, pratiche. Tutto ciò che rischia di andare perduto. La Banca verifica questi “depositi” e li iscrive in un Libro Mastro simbolico. È un modo per dire: questo patrimonio esiste, ha valore, e va protetto. Non accettiamo prodotti già tutelati da marchi europei, perché il nostro focus è sull’unicità non ancora riconosciuta.


Parliamo dello “spread identitario”: un termine mutuato dalla finanza ma reinterpretato.

Esatto. Lo spread, nella nostra visione, misura la distanza tra chi consuma il territorio e chi lo abita davvero. Più una comunità è consapevole e attiva, più lo spread cresce in senso positivo. È un indicatore di resilienza culturale, di capacità di resistere all’omologazione.


Il Protocollo di Identità Naturale (P.I.N.) introduce elementi simbolici come lo sguardo, la stretta di mano e l’abbraccio. È una provocazione?

È una proposta. In un’epoca dominata da codici digitali e relazioni virtuali, abbiamo voluto riportare al centro la fiducia umana. Guardarsi negli occhi, stringersi la mano, abbracciarsi: sono atti semplici, ma profondi. Rappresentano un contratto etico che nessuna firma può sostituire.


Il capitale umano sembra essere il vero fulcro del sistema.

Assolutamente. I Custodi, gli Ambasciatori, i Leader e le Sentinelle del Futuro sono le vere “cassaforti” della Banca. Senza le persone, non esiste identità. Il nostro obiettivo è creare un ecosistema in cui ogni generazione abbia un ruolo: chi conserva, chi racconta, chi innova.


Che ruolo hanno i giovani in questo modello?

Un ruolo decisivo. Li chiamiamo “Sentinelle del Futuro” perché sono loro a garantire la continuità. Devono imparare dai Custodi, ma anche tradurre questi saperi nei linguaggi contemporanei. Se non riusciamo a coinvolgerli, il sistema si interrompe.


Infine, qual è la sfida più grande per la Banca del Genius Loci De.Co.?

La coerenza. È facile trasformare l’identità in folklore o marketing. La nostra sfida è restare fedeli al principio che ci guida: il Genius Loci non si vende, si abita. Solo così possiamo costruire un modello di sviluppo autentico, sostenibile e duraturo.


L’esperienza della Banca del Genius Loci De.Co. rappresenta una delle più originali sperimentazioni italiane nel campo dello sviluppo territoriale. Un modello che invita a ripensare il valore, restituendo centralità alle comunità e alla loro capacità di generare futuro a partire dalle proprie radici.









lunedì 20 aprile 2026

Banca del GeniusLoci DeCo

 

Nasce la "Banca del GeniusLoci DeCo": l’Istituto che custodisce l’anima dei territori e investe nell’identità come Capitale Sociale


 

In un mondo dominato dall’omologazione, nasce un nuovo modello di sviluppo territoriale: una "Banca" dove il tasso di interesse si misura in felicità pubblica e il patrimonio è costituito dai saperi, dai semi e dalle narrazioni di comunità.

La nostra Banca, afferma Nino Sutera Coordinatore della Rete nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo  non custodisce né oro né valuta corrente, perché abbiamo capito che la vera ricchezza dei nostri borghi è altrove. Il nostro capitale è costituito dal patrimonio materiale e immateriale: una ricetta che rischia di sparire, la tecnica di un artigiano, un seme antico salvato dall’oblio, o quella leggenda che i vecchi raccontano ancora in piazza. Il nostro "tasso di interesse" non è una percentuale monetaria, ma il grado di felicità pubblica e la persistenza di un racconto tramandato. Il Genius Loci è l'anima del luogo: se lo perdi, il borgo diventa un guscio vuoto.

L'iniziativa, promossa dalla Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo, si pone l’obiettivo di trasformare il "Genius Loci" – l’intimo legame fra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva – in un motore di sviluppo etico, circolare e sostenibile.

Una Moneta Chiamata Identità

La Banca, continua Nino Sutera, nasce da una riflessione profonda sulla differenza tra "prodotto tipico" e "prodotto identitario". Mentre il tipico risponde spesso a logiche di mercato diffuse e omologate, il prodotto De.Co. (Denominazione Comunale) rappresenta ciò che appartiene esclusivamente a un luogo: un piatto,una ricetta, una storia irripetibile, un microclima unico, un sapere manuale, ect che rischia l’oblio.

 Il valore del prodotto identitario sta nella leggenda narrante della tradizione; diversamente si tratta solo di un mero prodotto commerciale, ottimo ma senza anima", si legge nel preambolo dello Statuto.

La Banca interviene proprio qui: censendo e tutelando quel patrimonio materiale e immateriale che costituisce il vero "caveau" di una comunità.

La struttura della Banca riflette la visione del borgo come organismo vivo. La governance non segue gerarchie aziendali, ma ruoli di custodia e servizio:

Il Sindaco come Custode: Non un semplice amministratore, ma il garante politico della "sovranità identitaria".

La Rete Nazionale come Bussola Etica: Detentrice della "Golden Share", assicura che ogni azione locale sia coerente con i protocolli di qualità e autenticità nazionali.

Assetto Societario: Competenze come Quote Sociali

Il capitale della Banca del GeniusLoci è suddiviso in quote di partecipazione basate non sul denaro, ma sul talento. Gli Azionisti di Territorio (agricoltori, artigiani, allevatori) sono i "Caveau viventi" della biodiversità. Accanto a loro, gli Azionisti non residenti (scrittori, chef, operatori culturali) agiscono come "Alchimisti" e "Narratori", trasformando i depositi di memoria in esperienze sensoriali e comunicazione universale.

Le Operazioni Bancarie: Dal Deposito all’Investimento

Le operazioni della Banca seguono una logica di rigenerazione:

1.  Il Deposito a Risparmio: Ogni cittadino può "depositare" nel Libro Mastro una ricetta antica, un seme recuperato o un racconto orale.

2.  L'Investimento a Fondo Perduto: La Banca finanzia il passaggio generazionale. Il "rendimento" è garantito ogni volta che un anziano custode trasmette un’arte a un giovane.

3.  Linee di Investimento: Prestiti d’onore identitario per giovani artigiani e campagne di "Marketing della Memoria" per attrarre un turismo esperienziale consapevole.

Il Capitale Umano: Custodi, Ambasciatori e Sentinelle

Lo Statuto dedica ampio spazio alle figure che animano questo ecosistema:

I Custodi: Coloro che vigilano contro le adulterazioni della tradizione.

Gli Ambasciatori: Gli agenti di cambio culturale che portano il valore del borgo nel mondo (Glocalismo).

Leader&Leader: Coloro che praticano una leadership orizzontale e collaborativa.

Le Sentinelle del Futuro: I giovani del borgo, definiti "Fondo di Garanzia", che hanno il compito di tradurre i saperi antichi nei linguaggi tecnologici contemporanei.

Il Premio TERR@ e la Clausola di Autenticità

A coronamento dell'attività annuale, la Banca presenterà una "Mappa del GeniusLoci rigenerato" anziché un classico bilancio economico. In questa occasione verrà conferito il Premio TERR@ (Terre, Eccellenza, Radici, Relazioni, Autenticità), con una menzione speciale, "Radici & Ali", dedicata ai giovani che hanno saputo coniugare fedeltà alla storia e capacità di innovare.

La Banca opera sotto una rigorosa Clausola di Autenticità: "Il Genius Loci non si vende, si abita". Un impegno solenne a rifiutare la trasformazione dell'identità in folklore commerciale, mantenendo la dignità del lavoro e la verità storica al centro di ogni iniziativa.

 La Banca del GeniusLoci DeCo è un progetto pilota che mira alla creazione di una rete capillare di borghi resilienti, capaci di generare economia attraverso la valorizzazione della propria memoria storica e della biodiversità culturale, conclude Sutera

mercoledì 1 aprile 2026

Case vuote in cambio di cura: nasce il progetto di ospitalità solidale

 A Nicosia prende forma un’iniziativa che punta a dare nuova vita alle abitazioni inutilizzate e, allo stesso tempo, a contrastare lo spopolamento dei borghi dell’entroterra siciliano. Si tratta del progetto promosso dall’associazione SicilyUp in collaborazione con il network TiME4, basato su un sistema di scambio reciproco: ospitalità in cambio di tempo e attività utili.



 

Come funziona lo scambio

Il meccanismo è semplice, ci spiega Maria Antonietta La Greca, presidente della associazione di promozione sociale SicilyUp. I proprietari di seconde case o abitazioni utilizzate solo per brevi periodi dell’anno possono metterle a disposizione di chi desidera soggiornare sul territorio.

In cambio, gli ospiti — tra cui viaggiatori, nomadi digitali, famiglie o pensionati attivi — offrono il proprio contributo in attività quotidiane come manutenzione degli spazi, cura di orti e giardini, accudimento di animali e custodia delle abitazioni. Non è previsto alcun compenso economico. Lo scambio si basa esclusivamente sul tempo, sulla fiducia e sulla collaborazione.

Un progetto contro lo spopolamento

L’iniziativa si inserisce in un contesto ben noto, ovvero quello dello spopolamento che interessa da anni molti comuni dell’entroterra siciliano. Anche realtà come Nicosia registrano una progressiva diminuzione della popolazione residente, con un conseguente aumento di immobili inutilizzati e una riduzione della vitalità sociale ed economica.

Il progetto mira proprio a invertire questa tendenza, almeno in parte, riportando presenza e attività nei borghi attraverso forme temporanee ma significative di abitazione.

Il ruolo delle associazioni

SicilyUp è attiva da tempo nella promozione di iniziative legate allo sviluppo locale e alla creazione di reti di comunità. TiME4, invece, si fonda sul principio della “banca del tempo”, mettendo in relazione persone che possono offrire e ricevere supporto attraverso lo scambio di ore e competenze.  Dalla collaborazione tra le due realtà nasce un modello che unisce ospitalità e solidarietà, valorizzando risorse già presenti sul territorio.

Obiettivi e prospettive

L’obiettivo non è solo quello di offrire un’alternativa al turismo tradizionale, ma soprattutto di riattivare immobili inutilizzati, favorire nuove relazioni tra residenti e visitatori, rafforzare il tessuto sociale locale e promuovere forme sostenibili di abitare.

Se il progetto troverà continuità e adesione, potrà rappresentare un modello replicabile anche in altri borghi della Sicilia e del resto d’Italia.

Come partecipare

Per aderire all’iniziativa o ottenere maggiori informazioni è possibile consultare la piattaforma online di TiME4.

Una rivoluzione gentile (ma concreta)

In un mondo dominato da scambi economici e logiche di profitto, questo progetto propone qualcosa di diverso: una economia della fiducia. Non è utopia. È un modello praticabile, replicabile, già in movimento. Una rivoluzione silenziosa che non costruisce nuovi edifici, ma riapre quelli esistenti. Che non inventa nuove risorse, ma valorizza quelle dimenticate. Che non porta turismo, ma presenza.

E se fosse solo l’inizio?

Quello che oggi nasce nei borghi siciliani potrebbe diventare un modello per molte altre aree interne italiane — e non solo. Perché il vero valore di questo progetto non è nelle case, né nel tempo scambiato. È nella possibilità di ricucire legami tra persone e luoghi. E forse, proprio da qui, può ripartire un nuovo modo di abitare il mondo.

venerdì 27 marzo 2026

L’olio della zia “Ciccina”

 


Peppino Bivona

Belìce di Mare primavera 2022

 

Un tempo quando non c’erano ne telefoni fissi e meno che mai cellulari, era quasi d’obbligo scambiarsi le visite tra parenti e amici,secondo un calendario  dettato dal buon senso e comunque tale da mantenere saldi i legami con il “parentato”


 

Capitava cosi che nel calendario , quella domenica pomeriggio,era destinata a far visita allo “zu Bastiano e alla di lui moglie zia Francesca ovvero la “za Ciccina”.Quando la stessa idea coinvolgeva altri parenti la casa della zia si riempiva e spesso necessitava occupare la stanza accanto per ospitarli tutti. Curiosamente le donne finivano per posizionarsi a parte dagli uomini  e un po' come i turchi si mostrava una chiara e distinta separazione di genere. Ricordo che la visita non aveva termine se non qualcuno facesse esplicita richiesta alla zia “Ciccina” perche  raccontasse come fece a superare l’annata in quel lontano1934 con mezzo cafiso di olio ovvero poco meno di 6 litri con una famiglia di 6 figli e i genitori. Ora l’uditorio si fece silenzioso e …serio.Lo zio  Bastiano  non perse tempo , la storia aveva un prologo, spettava al vecchio contadino descrivere il contesto ovvero come quell’anno si era presentata l’annata per l’olivo. A detta dello zio Bastiano  non si ricordava a memoria umana  un raccolto cosi scarso. L’inverno precedente non piovve quasi niente, le poche piogge arrivarono a ridosso di San Antonino ovvero intorno all 13 giugno. Dio c’è ne scanzi  e liberi!

 Nella memoria collettiva dei contadini questo santo, pur cosi miracoloso, aveva un suo “tallone di Achille” : Se piove per la tredicina di San ‘Antonino…ne pani ne ogghui, ne vinu! La coltura della vite pur non avendola rilevanza di oggi, fu decimata dalla peronospora; il grano necessitò di parecchie  ribaltamenti mentre era nell’aia ma qualcosa si

ùrecuperò; ma il drammatica pioggia  compromise la quasi totalità della produzione di olive, tutte le avversità si abbatterono in quello stesso anno!Lo zio Bastiano fece una lunga pausa, riprese poco dopo per dire che tutto l’olio che aveva portato a casa era …mezzo cafiso di olio e …non tanto buono!

Ora la parola , come in un duetto, passava alla za Ciccina a cui era affidato l’arduo compito di far bastare il poco olio per l’intera annata!Raccontò dei tanti escamotage per risparmiare, come il versare l’olio nella minestra dalla parte opposta alla luce del lume o falsare i conteggi dei cucchiai di olio, o sostenendo a tavola con i figli e il marito…che aveva versato olio più del dovuto!

Sta di fatto che l’anno trascorse senza che i suoi ragazzi lamentassero la carenza di olio, nessuna contestazione , ne appunti alla qualità dei piatti preparati dalla” za Ciccina”

I presenti, non avevano parole, restarono attoniti , “ Ma questo” disse lu zu Liddu”” è un miracolo,somiglia tantissimo a quello di Gesù quando sfamò la moltitudine dei suoi seguaci con pochi pani e pochi pesci”!

Ebbene qualcosa li accomuna. Nel racconto dei Vangeli il miracolo consiste come è noto nella moltiplicazione di quel poco che c’è, di quello che resta a disposizione degli apostoli  di fronte a migliaia di seguaci rimasti senza cibo( cinque pani e due pesci).La cosa che subito salta alla mente è la nostra attenzione su quello che “manca” e che non sarebbe sufficiente a soddisfare la moltitudine che si attende di essere sfamata. Invece invertiamo la nostra attenzione  verso  quello che abbiamo a disposizione, su quello che rimane, sul resto. Si tratta di un “resto” che non genera afflizione  perché diviene motore di una straordinaria trasformazione.

La nostra cultura occidentale  ha sempre visto la mancanza  come penuria,deficit,scarsità,minorazione,negatività, non ha mai considerato la mancanza  come una forza ,una spinta, una trascendenza! In fondo la potenza del nostro desiderio , nasce perché desideriamo ciò che ci manca!.

Nel miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci appare una eccedenza senza misura che scompagina il normale rapporto stabilito dal regime necessario delle proporzioni. Cinque pani e due pesci non possono sfamare una moltitudine di cinquemila persone riunita  in un luogo quasi desertico, privo di contatti e di soccorsi. E’dunque la fede nel desiderio il miracolo che rende possibile il prodigio e non il prodigio che rende possibile il miracolo. Ciascuno di noi sa per esperienza che quando si attiva la fede nel desiderio,l’impossibile può divenire possibile la vita si espande  e si erotizza, acquista potenza. Al contrario ,senza desiderio essa si rattrappisce ,perde il suo slancio, si contrae e declina. E’ la trascendenza del desiderio  la forza che apre la vita rendendola davvero viva. E’ questa forza che una volta attivata genera una incentivazione ulteriore della propria forza. Lo dice bene Spinoza quando sostiene che la spinta del desiderio tende a conservarsi solo espandendosi!

lunedì 16 marzo 2026

Agricoltura, Alimentazione, e.......

Giuseppe Bivona
Belice di Mare 
estate 2023


                                                        Potevamo“nell’era della tecnica” dipendere da quattro cafoni- gratta- terra, per alimentarci?.Possibile che per assumere la dose quotidiana di vitamina C dovevamo sbucciare l’arancia o rifornirci di Mg dalla comunissima, volgare insalata verde o di fibra dai chicchi di cerali integrali? No ! Non abbiamo tempo da perdere : il tempo è denaro!Oltretutto risultava “sconveniente” sbucciare una arancia o pulire una carota! Meglio sarebbe assumere le comode ,pratiche, funzionali pillole vitaminiche , i confetti all’omega-3 o le fiale per il ferro! Fu così che un nutrito esercito di “intelligenze” , al soldo di consolidati interessi nutri- farmaceutici si misero a lavoro. Analizzando e sezionando gli alimenti “scoprivano” i tocoferoli, gli antociani , gli omega-3 e le tante fitomolecole che la natura aveva sapientemente “nascosto” nel variegato mondo dei vegetali. . Ora ,bisognava snidarli, astrarli dal loro contesto, “copiarne” la formula chimica e riprodurla in laboratorio , confezionarli, distribuirli, pubblicizzarli e… consumarli a più non posso!
Era inevitabile che , anche in agricoltura, i “beni” divenissero oggetto di scambio ovvero tra-s mutassero in “merci” , perdono il loro valore d’”uso” e assunsero il valore di “scambio”. Sarà il mercato la nuova divinità sul cui altare saranno immolate le tantissime vittime sacrificali! L’agricoltura per sua “natura” inizialmente sembra restia ad accettare il nuovo “ordine” : i prodotti alimentari “sfortunatamente” sono deperibili, contengono enzimi che le degradano, marciscono, non sono come la nostra plastica che sfida i secoli! E poi, oggi, il mercato è globalizzato ,le merci si muovono dove l’offerta straripa è corre verso la domanda è più sostenuta . Ecco, che la tecno-scienza accorrere in soccorso, risolvendo uno ad uno i problemi che madre natura , incurante ed ignara del profitto, come fastidiosi bastoni ci aveva messo tra le ruote!
Cosi rendemmo le farine bianche ,bianchissime ,quasi il candore di Biancaneve ,le privammo dell’inutile germi nello e di altre compagnie fastidiose. Ora lo potevamo accatastare e stoccare per anni nei magazzini, pronto all’occorrenza a mutare in una delle tante fantasie da forno del “Mulino Bianco
Più impegnato fu il processo per rendere candido e cristallino lo zucchero dal succo della barbabietola , ma alla fine quel che conta,è la sua comodità ,versatilità, praticità in cucina.
Il più grande riscatto dalla “terra” e dai suoi vincoli naturali, lo compirono le produzioni zootecniche , latte ,carne,uova ,formaggi. I nostri animali domestici divennero macchine di trasformazione, gli alimenti ,unità foraggere e l’economicità una assioma. Dal pascolo naturale e dal fieno gli animali passarono nelle stalle alimentati principalmente con mais e soia con sfarinati e mangimi concentrati e bilanciati ,adatti per ogni fase della loro vita attiva. Un fiume di latte inonda la nostra vita, montagne di formaggi ci sovrastano , la carne intasa i banconi del supermercato mentre il valore commerciale di questi prodotti è sempre più svilito ,i costi di produzione non coprono le spese vive.
Non si salvarono neppure gli oli , le teste “d’uovo” per stabilizzare la frazione debole degli oli ovvero gli acidi grassi insaturi, pensarono bene di “fissarli” , con la idrogenazione li solidificarono, ricavandone la margherita, un alimento che per decenni devastò la nostra salute , in particolare dei bambini.
I succhi , cosi detti di frutta non hanno niente che spartire con la sana viva solare frutta coltivata , eppure il lavaggio del cervello costante ed ossessionante della pubblicità svuota gli scaffali dei supermercati e lascia a imputridire le arance all’albero.
Ora siamo a chiederci : possibile che il vasto fronte dell’agricoltura ,dai sindacati al mondo della ricerca, dai tecnici alla politica ,abbiano potuto subire cosi impunemente queste mal vessazione, senza accennare ad un che minima reazione? Che senso ha avuto per anni mobilitare gli agricoltori e radunarli sotto i palazzi della politica, quando i veri nemici si nascondevano altrove?
E’ ora che gli agricoltori e i loro rappresentanti la smettano di chiedere più soldi alla politica ,la smettano di questuare e prendano coscienza e consapevolezza del ruolo strategico che le produzioni agro-alimentari assolvono nella la nostra alimentazione e per la salute dei consumatori.
Tuttavia, abbiamo bisogno di fare chiarezza, in primis , all’interno del variegato mondo agricolo tra gli stessi produttori così da delimitare uno spartiacque preciso e invalicabile.
Cominciamo col definire i prodotti. Il latte ,le carni o i formaggi provenienti dagli allevamenti della filiera “erba” , della catena corta,a kilometro zero, hanno una “valenza” piena e totale perché soddisfano le esigenze organolettiche, etico- ambientale e salutistico (per la presenza del “CLA” ). Tutto il resto, prodotto e distribuito dal sistema agroindustriale è “spazzatura”: nuoce gravemente alla salute!
Fuori dalla frutta fresca e dagli ortaggi non ci sono “surrogati” commestibili , la salute si mantiene e si difende con la “naturalezza” dei frutti delle verdure e degli ortaggi. Ogni altro prodotto di base,manipolato, sterilizzato, stabilizzato, non ha alcun effetto salutistico ,ma anzi rischia di minare la nostra salute.
Infine arriviamo agli “integratori” alimentari , la gallina dalle uova d’oro ,monopolizzati da precisi interessi para-farmaceutiche . Qui l’inganno diventa beffa : gozzi consumatori vengono turlupinati
quotidianamente ,anziché ricorrere alla frutta e verdura , la sola che mantiene ,vitamine,sali ecc nella forma organica, la sola assimilabile, questi cialtroni ci hanno scambiato per “vegetali” ai quali è possibile assumere calcio, ferro magnesio ecc nella forma inorganica!
I nemici degli agricoltori sono pure nemici della salute dei consumatori ,minano il benessere dei cittadini , usano armi suadenti adatti per ogni fascia di consumatori ,ci allettano con le promozioni o con prezzi stracciati. Aggiungono “esaltatori di sapidità” come se fossimo il cane di Palov Ma chi controlla la qualità “intrinseca” dei prodotti ? Che effetti hanno sul nostro apparato digerente- assimilativo,? E sul fegato? E sul pancreas?
Il futuro prossimo vedrà nascere una nuova alleanza : agricoltura e salute. Siamo tutti mobilitati a cimentarci su questo terreno!!


lunedì 2 marzo 2026

Il vento del "Progresso"

                                         Il vento del "Progresso"

"da un'iniziativa a un metodo,

 storia di un'ideale vincente" 



  


   Il titolo del racconto deriva dall'ubicazione della cantina Progresso  una terrazza naturale che si affaccia sul mar  mediterraneo, dove il vento è un "compagno" inseparabile.  

📑 INDICE

Prefazione

Introduzione – La Sicilia che cambia

PARTE I – IL TERRITORIO E LE SUE FERITE

  1. Menfi prima della svolta
  2. La povertà dignitosa e la subalternità economica
  3. Il capitale sociale nascosto
  4. Il terremoto del Belìce: trauma e rivelazione

PARTE II – I PROTAGONISTI

  1. Danilo Dolci: il seminatore di coscienza
  2. Pellegrino Gullì: il padre fondatore
  3. Filippo Sutera: il modernizzatore
  4. Peppino Bivona: il traghettatore verso il futuro

PARTE III – LA RIVOLUZIONE COOPERATIVA

  1. La nascita della Cantina Progresso
  2. La democrazia delle assemblee
  3. L’acqua del Lago Arancio: la rivoluzione silenziosa
  4. I tecnici agricoli: la scienza che incontra la tradizione
  5. La sinistra e la cooperazione: ideologia che diventa pratica
  6. Gli anni Settanta: modernizzazione e qualità
  7. Gli anni Ottanta: consolidamento e identità

PARTE IV – LA TRANSIZIONE

  1. Peppino Bivona e la scelta della fusione
  2. Settesoli: continuità e trasformazione
  3. Il lascito della Cantina Progresso

PARTE V – EPILOGO

  1. Il futuro che nasce dal basso
  2. Una comunità che ha imparato a scegliere

📖 PREFEZIONE

Questo libro racconta una storia che appartiene a un territorio, ma parla a tutti. È la storia di un popolo che, in un’epoca di povertà e incertezza, ha trovato il coraggio di unirsi per costruire il proprio futuro. È la storia di uomini e donne che hanno trasformato la fragilità in forza, la solitudine in comunità, la terra in dignità.

Non è un romanzo, ma ha la forza narrativa delle storie vere. Non è un saggio accademico, ma ha il rigore dell’analisi sociologica. È un romanzo‑saggio, un ponte tra emozione e comprensione.

📖 INTRODUZIONE – La Sicilia che cambia

Negli anni Cinquanta-Sessanta la Sicilia occidentale era un mosaico di contraddizioni: una terra fertile ma povera, ricca di storia ma priva di infrastrutture, abitata da comunità solidali ma isolate. Menfi era uno dei tanti paesi sospesi tra passato e futuro.

Eppure, proprio in questa periferia dimenticata, nacque una delle più significative esperienze di sviluppo dal basso dell’Italia rurale.

🟦 PARTE I – IL TERRITORIO E LE SUE FERITE

1. Menfi prima della svolta

Menfi era un paese agricolo, costruito attorno alla vite. Ogni famiglia possedeva un piccolo appezzamento, spesso ereditato in frammenti. La terra era tutto: lavoro, identità, destino.

Ma il destino non apparteneva ai contadini. Il prezzo dell’uva lo decidevano i mediatori. Il futuro lo decidevano altri.

2. La povertà dignitosa e la subalternità economica

La povertà non era miseria, ma precarietà. Una precarietà che impediva di progettare, di investire, di immaginare. Era una povertà “dignitosa”, ma pur sempre povertà.

3. Il capitale sociale nascosto

Menfi possedeva un capitale sociale prezioso: reti di parentela, solidarietà di vicinato, senso di appartenenza. Ma mancava un elemento: la capacità di trasformare la solidarietà in progetto.

4. Il terremoto del Belìce: trauma e rivelazione

Il 1968 fu un anno che spezzò tutto. Case crollate, famiglie sfollate, comunità disgregate. Ma fu anche l’anno in cui Menfi capì che la ricostruzione non poteva essere delegata.

Il terremoto fu una ferita, ma anche una rivelazione: se non ci aiutiamo da soli, nessuno lo farà per noi.

🟩 PARTE II – I PROTAGONISTI

5. Danilo Dolci: il seminatore di coscienza

Dolci non portò soluzioni, ma domande. Le sue assemblee erano spazi di ascolto, non di propaganda. Diceva:

“Ciascuno cresce solo se sognato.”

A Menfi, questa frase divenne un seme.

6. Pellegrino Gullì: il padre fondatore

Fu Gullì a pronunciare la frase che cambiò tutto:

“Dobbiamo unirci. Una cantina nostra.”

Non era un politico, non era un intellettuale. Era un uomo di terra che aveva capito che la terra, da sola, non bastava.

7. Filippo Sutera: il modernizzatore

Sutera portò la modernità:  Portò l’idea che il vino non è solo un prodotto, ma un’identità.

8. Peppino Bivona: il traghettatore verso il futuro

Negli anni Ottanta e Novanta, Bivona guidò la cooperativa nella fase più delicata: la transizione verso Settesoli. Capì che l’unità, per essere efficace, deve crescere di scala.

🟥 PARTE III – LA RIVOLUZIONE COOPERATIVA

9. La nascita della Cantina Progresso

La cooperativa nacque tra dubbi, discussioni, speranze. Ogni socio portava con sé una parte di paura e una parte di coraggio.

10. La democrazia delle assemblee

Le assemblee erano il cuore pulsante della cooperativa: luoghi di conflitto, di confronto, di crescita.

11. L’acqua del Lago Arancio: la rivoluzione silenziosa

L’acqua cambiò tutto. Dove c’è acqua, c’è futuro. E dove c’è futuro, c’è coraggio.

12. I tecnici agricoli: la scienza che incontra la tradizione

I tecnici agricoli furono mediatori tra due mondi: la tradizione contadina e la modernità scientifica.

13. La sinistra e la cooperazione: ideologia che diventa pratica

La cooperazione era un laboratorio politico: autogestione, solidarietà, emancipazione.

14. Gli anni Settanta: modernizzazione e qualità

La Cantina Progresso divenne un’impresa moderna. Il vino migliorò, il mercato si aprì, la comunità cambiò.

15. Gli anni Ottanta: consolidamento e identità

La cooperativa consolidò i risultati e costruì un’identità forte.

🟧 PARTE IV – LA TRANSIZIONE

16. Peppino Bivona e la scelta della fusione

La fusione con Settesoli fu una scelta difficile, ma necessaria. Non fu una resa: fu un’evoluzione.

17. Settesoli: continuità e trasformazione

La cooperativa non morì: si trasformò. E portò con sé i valori originari.

18. Il lascito della Cantina Progresso

Il lascito non è solo economico: è culturale, sociale, identitario.

🟦 PARTE V – EPILOGO

19. Il futuro che nasce dal basso

La storia di Menfi dimostra che lo sviluppo non si riceve: si costruisce.

20. Una comunità che ha imparato a scegliere

Il futuro appartiene a chi ha il coraggio di unirsi.