Francesca di Giovanni
Nino Sutera è tra i principali promotori in Italia della valorizzazione delle identità territoriali. Ideologo del modello dei Borghi Genius Loci De.Co., ha sviluppato un approccio culturale e operativo che mette al centro il patrimonio immateriale dei territori: tradizioni, saperi, memoria e relazioni. Il suo lavoro si colloca all’incrocio tra sviluppo locale, antropologia culturale ed economia civile, con l’obiettivo di restituire ai borghi un ruolo attivo e consapevole nel contesto contemporaneo.In un tempo segnato dall’omologazione culturale e dalla
globalizzazione dei modelli di consumo, nasce un progetto che ribalta la
prospettiva: non più territori che inseguono il mercato, ma identità che
generano valore. Al centro di questa visione c’è la “Banca del GeniusLoci
DeCo.”, un’istituzione simbolica e operativa che tutela il patrimonio
immateriale dei borghi italiani. L’obiettivo del percorso punta sul fascino della fascia tricolore,
attraverso la De.Co. (Denominazione
Comunale) un atto politico nelle prerogative del Sindaco per valorizzare
l’immenso patrimonio materiale del
giacimento ElaioEnoGastronomico ed
immateriale del territorio amministrato
Ne parliamo con il dott. Nino Sutera, ideologo e coordinatore della Rete
Nazionale.
Cosa sono le DeCo?
La Denominazione Comunale (De.Co.), nata dall'intuizione di
Luigi Veronelli, non è un orpello burocratico né un marchio tecnocratico (come
DOP, DOC o IGP ect).ne ancora meno un bollino da sventolare ai neofiti.
È un atto politico: Il Sindaco rivendica l'identità del
proprio territorio, trasformando un "sapere" o un "piatto"
in un asset strategico.
È attrazione turistica: Si rivolge ai foodies e ai
viaggiatori colti che cercano l'unicità e non la copia conforme.
È resistenza: Mentre i regolamenti europei si concentrano
sulla qualità normativa, la De.Co. si concentra sull'unicità dell'identità,
l'unica vera forza capace di resistere alle dinamiche del prezzo più basso.
Dott. Sutera, la
metafora della “Banca del GeniusLoci” è potente. Perché parlare di banca quando
si tratta di identità?
«Perché oggi il vero rischio è la svalutazione
dell’identità. Così come una banca centrale difende la moneta, noi difendiamo
il valore dei territori. Ma attenzione: la nostra non è una banca finanziaria.
Non custodiamo oro, custodiamo memoria. Non produciamo interessi economici, ma
“interesse territoriale”, cioè felicità pubblica, coesione sociale e continuità
culturale.»
La Sede Centrale
viene descritta come “il Sole intorno a cui orbitano i borghi”. Che ruolo
svolge concretamente?
«La Sede Centrale non è un vertice burocratico, ma un
presidio etico. Le filiali locali custodiscono il particolare, noi tuteliamo
l’universale identitario. Garantiamo che ogni valore espresso da un borgo non
venga banalizzato o trasformato in folklore turistico. In altre parole,
evitiamo che la memoria venga contraffatta.»
Nel vostro statuto si
parla di “conio identitario”. È un concetto affascinante ma complesso: può
spiegarlo?
«Ogni comunità produce valore attraverso i propri saperi,
prodotti, storie. Il “conio identitario” è il processo attraverso cui questo
valore viene riconosciuto, validato e reso leggibile anche all’esterno. Non
basta dire che qualcosa è tipico: deve essere identitario, cioè irripetibile,
radicato e autentico.»
Qual è la differenza
tra “tipico” e “identitario”?
«Il tipico si ripete, è diffuso, spesso già tutelato da
marchi europei. L’identitario, invece, appartiene solo a quel luogo. È una
storia unica, non replicabile. È il racconto di una comunità. Senza questo
racconto, un prodotto resta buono, ma privo di anima.»
La governance della
Sede Centrale prevede figure come il “Comitato dei Saggi” e l’“Ufficio del
Conio Narrativo”. Che funzione hanno?
«Abbiamo voluto una struttura autorevole ma non gerarchica.
Il Comitato dei Saggi garantisce la coerenza scientifica ed etica: storici,
antropologi, agronomi, ma anche poeti. L’Ufficio del Conio Narrativo, invece,
trasforma i dati in racconto. Perché oggi, se non sai narrare, non esisti.»
Parliamo di
controllo: come si evita che l’identità venga snaturata?
«Attraverso strumenti precisi: audit di autenticità, rating
di civiltà e lo “spread identitario”. Misuriamo la distanza tra chi consuma il
territorio e chi lo abita davvero. Se un borgo tradisce la propria autenticità,
la Sede Centrale può revocare la “licenza identitaria”. È una tutela per
tutti.»
Il vostro modello
guarda anche all’estero. Qual è l’ambizione internazionale della Banca del
GeniusLoci?
«Vogliamo proporre questo modello come standard globale di
sviluppo sostenibile. Stiamo dialogando con organismi internazionali perché
crediamo che il futuro non sia nella globalizzazione indistinta, ma nel
“glocalismo radicale”: radici forti e visione globale.»
Nel vostro sistema un
ruolo centrale è affidato alle persone: Custodi, Ambasciatori, Sentinelle del
Futuro. Perché questa scelta?
«Perché il vero capitale è umano. I Custodi sono la memoria
vivente, gli Ambasciatori portano il valore nel mondo, i giovani sono il
futuro. Senza passaggio generazionale, l’identità muore. Noi investiamo proprio
su questo: la trasmissione del sapere.»
Qual'è la governace?
« Il Sindaco, che non
agisce come amministratore, ma come Custode dell’Identità Territoriale. Egli è
il garante politico della "sovranità identitaria" del borgo. A lui
spetta l'onere di proteggere il perimetro dei saperi locali dalle speculazioni
e di apporre la firma ufficiale su ogni "deposito di valore" che
entra nella Banca.
Il Presidente della ProLoco: Direttore
Generale della filiale?
E' il motore della
comunità, il Direttore che trasforma la visione in azione. Coordina la
"tesoreria dei volontari", gestisce l'accoglienza dei
"viaggiatori dello spirito" e assicura che il capitale umano del
borgo sia costantemente in fermento. È il ponte tra l'istituzione e la piazza.
»
Dottor Sutera, lei coordina una rete che
mette al centro il "Genius Loci". Se dovessimo tradurre questo
termine in un linguaggio operativo per un amministratore locale, come lo
definirebbe?
Lo definirei come
l'insieme delle specificità irriproducibili di un territorio. Non è un concetto
astratto: è l'incrocio tra geologia, storia e saper fare umano. Per un
amministratore, il Genius Loci è l'asset strategico su cui costruire lo
sviluppo economico. È ciò che impedisce a un borgo di diventare una copia
sbiadita di un altro luogo.
Il percorso Borghi
GeniusLoci DeCo è un percorso culturale, perche?
E’ un cammino, si
camminiamo tutti insieme, se pur va
detto che il format è registrato a
tutela della proprietà intellettuale
Non un progetto da compilare, ma un percorso culturale che
accompagna i Comuni a ritrovare la propria voce, a riconoscere ciò che li rende
unici, a trasformare la memoria in futuro. È un viaggio ognuno
dei quali apre una porta: sulla storia, sulla comunità, sui saperi, sui gesti,
sulle produzioni, sulle narrazioni che abitano il borgo.
Lei ha strutturato il modello delle De.Co.
(Denominazioni Comunali) come un vero e proprio protocollo di sviluppo rurale.
Qual è la differenza tra una De.Co. intesa come "bollino" con disciplinari commissioni e regolamenti e
il suo metodo?
La differenza sta nel
processo. Spesso si pensa alla De.Co. come a una semplice etichetta per un
prodotto, mutuando le regole dei marchi UE.(
disciplinari, commissioni e regolamenti) presi in prestito dall'UE, anche se l'UE e il MIPAF come tutti sanno non sono affatto d'accordo. Nel nostro modello, Borghi GeniusLoci De.Co. è uno strumento di
governance territoriale. Non è un atto burocratico tecnocrate come sono i
marchi UE Serve a censire, promuovere non solo il prodotto agricolo, ma
anche una ricetta, un saper fare artigianale o una tradizione legata a un
luogo. È il "Born in quel comune" che diventa identità e valore culturale. Insomma distinguersi per non estinguersi, ognuno si sceglie il percorso che vuole, non è una competizione tra i modelli, ma di conoscenza e competenza rispetto alle regole.
Lo spopolamento dei borghi è il grande tema
di questi anni. In che modo la valorizzazione dell'identità locale può offrire
soluzioni concrete ai giovani?
Creando attrattività
economica. Se diamo valore a ciò che è locale, quel prodotto o quel servizio
non deve più competere sul prezzo al ribasso dei mercati globali, ma sulla sua
unicità. Questo apre spazi per startup agricole, per il turismo esperienziale e
per la rigenerazione urbana. Il giovane non deve più "scappare" per
trovare lavoro, ma può diventare un innovatore che utilizza le tecnologie
moderne per promuovere il genius
loci del suo borgo.
In conclusione, qual
è la sfida più grande oggi?
«Far capire che l’identità non è nostalgia, ma innovazione.
Non è passato, è futuro. E soprattutto: non è un prodotto da vendere, ma un
valore da abitare.»
C’è un’immagine o una
frase che sintetizza la vostra visione?
«Sì, ed è anche il sigillo della nostra Sede Centrale:
“Noi siamo il ponte tra il tempo che fu e il tempo che sarà. Custodiamo il fuoco, non le ceneri.”
L’intervista restituisce il senso profondo di un progetto
che va oltre la valorizzazione territoriale: una vera e propria infrastruttura
della memoria, capace di trasformare i borghi in presìdi di civiltà e bellezza.




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