mercoledì 15 luglio 2026

Dall’utopia di Veronelli alla deriva delle De.Co Inventate

 

 NinoSutera

Quali sono le De.Co inventate? tutte quelle che non citano mai chi le ha ideate, anzi c'è di peggio, taluni ....

C’è un filo rosso, sottile e tenace, che unisce la terra d’Italia alla sua burocrazia, un rapporto da sempre oscillante tra il misticismo dell’appartenenza e la tentazione del timbro postale. Al centro di questo groviglio geopolitico e sentimentale si colloca la De.Co. (Denominazione Comunale), uno strumento nato da un’intuizione poetica e libertaria, transitato per le maglie della codificazione istituzionale, naufragato talvolta nella farsa del marketing locale o peggio ancora inventate di sana pianta infine, salvato e ridefinito dalla suprema giurisprudenza costituzionale.

La differenza la fà la conoscenza, non l'arte "del taglia e incolla" dei neofiti della materia. Contro costoro, chi conosce la storia delle DeCo è obbligato a non girarsi dall'altro lato. E' una battaglia contro il qualunquismo e l'approssimazione, oltre a rende merito a chi ha immaginato una vision e una mission totalmente opposta. 

 

Oggi il panorama offre, per così dire, diverse tipologie di DeCo : L'originale quelle ideate da Veronelli, quelle simili ai marchi (commissioni-disciplinari-regolamenti) sanzionate dal MIPAF e dall'UE e recentemente anche dalla sentenza della corte costituzionale, quelle non conflittuali, ultimamente come i funghi sono nate le DeCo inventate, insomma "una categoria a parte"

L’origine: l’anarchia virtuosa di Luigi Veronelli

Per capire cosa sia una De.Co. bisogna tornare ai primi anni Duemila e alla voce ruvida di Luigi Veronelli. Il grande intellettuale e gastronomo non pensava a un marchio commerciale, né tantomeno a un bollino burocratico. Per Veronelli la De.Co. era un atto di "anarchia amministrativa" e di autodeterminazione: un Sindaco, d’intesa con la sua comunità, dichiarava con una semplice delibera che un determinato prodotto, una ricetta o un saper fare appartenevano storicamente a quel luogo.

Era uno scudo culturale contro l’omologazione della grande distribuzione e le rigide normative europee che rischiavano di soffocare i piccoli produttori. La De.Co. veronelliana era leggera, priva di pesanti disciplinari tecnici, fondata sull'onore e sulla memoria collettiva. Era l'attestazione di un legame d'amore tra un popolo e la sua terra.


La codificazione: il format ANCI e la Rete Nazionale dei Borghi

Con il passare degli anni, l'intuizione di Veronelli è stata intercettata dalle istituzioni. L’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) ne ha promosso la diffusione sistemica, offrendo ai sindaci regolamenti-tipo e delibere standardizzate, corredate da tanto di disciplinare, commisiioni di super esperti (che però di super non hanno nulla) Se da un lato questo passaggio ha sdoganato lo strumento presso centinaia di amministrazioni, dall'altro ha introdotto il rischio della standardizzazione. La De.Co. ha iniziato a perdere quella carica utopica e ribelle per strutturarsi in commissioni comunali, albi   e registri d'ufficio.

A fare da argine a questa deriva tecnocratica è nata nel 2013 la Rete Nazionale Borghi GeniusLoci De.Co. Questa realtà ha cercato di ricomporre la frattura tra l'efficacia amministrativa e l'istanza antropologica originaria. La Rete ispirata dal concetto di Genius Loci — lo spirito del luogo —, proponendo la De.Co. non come un fine (vendere un prodotto in più), ma come un mezzo: una "mappa emotiva" per riattivare le comunità, censire il patrimonio immateriale, favorire il passaggio intergenerazionale dei saperi e contrastare lo spopolamento dei piccoli borghi attraverso un'economia della cura e delle relazioni.

La deriva: le De.Co. "inventate di sana pianta"

Tuttavia, privata della tensione ideale veronelliana e ridotta a mero kit burocratico, la De.Co. ha finito per subire la sua più grave mutazione genetica: la deriva del marketing turistico d'assalto. Nel disperato tentativo di attirare flussi e conquistare un trafiletto sui giornali, molte amministrazioni hanno iniziato a inventare tradizioni a tavolino.

È nata così la stagione delle De.Co. "di fantasia": ricette create da consulenti di comunicazione, sagre nate dal nulla prive di qualsivoglia aggancio documentale o storico, e prodotti standardizzati ribattezzati con nomi vagamente dialettali, compresi quelli che ignorando l'origine della filosofia di Veronelli, la stravolgono aggiungendo alla De.Co fantasiosi quando inopportune terminologie e aggettivi, inventati di sana pianta. Questa rincorsa forsennata all'autenticità artificiale ha generato un'inflazione che rischia di danneggiare le esperienze reali.  

La svolta: la Sentenza n. 75 del 2023 della Corte Costituzionale

A fare definitiva chiarezza e a salvare lo spirito originario dello strumento è intervenuta la Corte Costituzionale con la storica sentenza n. 75 del 2023. La Consulta ha tracciato una linea di demarcazione invalicabile. La De.Co. non è — e non può essere — uno strumento di certificazione tecnica né un marchio commerciale privato, ambiti di competenza esclusiva dello Stato e dell'Unione Europea (che già tutela i prodotti con DOP e IGP).

La Corte ha stabilito che la De.Co. è un atto pubblico di valorizzazione culturale . Il suo scopo non è garantire la conformità merceologica di un cibo sul mercato globale, ma certificare l'appartenenza storica di un patrimonio immateriale alla memoria collettiva di un territorio.

La Corte ha stabilito anche che all'acronimo De.Co non va aggiunto fantasiosi quanto inopportune aggettivi.

Questa pronuncia restituisce dignità alle Denominazioni Comunali. La De.Co. non serve per competere nei supermercati, ma per proteggere l'anima dei luoghi. È la legittimazione giuridica del sogno di Veronelli: uno strumento leggero che non crea barriere commerciali, ma custodisce la storia, tesse relazioni e ricorda a una comunità chi è e da dove viene.

lunedì 6 luglio 2026

IL "VUOTO TOSSICOLOGICO" NEI POLLI OGM CHE FINISCONO SULLE NOSTRE TAVOLE

 COLLASSO DI STATO: IL "VUOTO TOSSICOLOGICO" NEI POLLI OGM CHE FINISCONO SULLE NOSTRE TAVOLE

La rassicurante narrativa secondo cui la vaccinazione avicola di massa in Italia sia un'operazione ordinaria, trasparente e priva di rischi si è appena schiantata contro i documenti ufficiali degli stessi enti pubblici
. L’Associazione Trilly APS ha sollevato il velo sul silenzio istituzionale tramite un’istanza di Accesso Civico Generalizzato (FOIA) inviata al Ministero della Salute e all'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe)

SINTESI 

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I riscontri scritti, firmati digitalmente dai Direttori Generali dello Stato, certificano una verità sconvolgente: l'Italia ha avviato il consumo di carne e uova da volatili vaccinati senza possedere alcuna documentazione scientifica sulla sicurezza umana a lungo termine
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Ecco cosa rivelano gli atti ufficiali svelati nella nostra inchiesta:
IL "VUOTO TOSSICOLOGICO" CERTIFICATO: Di fronte alla richiesta formale di esibire gli studi sulla sicurezza molecolare e tossicologica dei tessuti edibili per l'uomo, l’IZSVe ha messo a verbale la propria totale deresponsabilizzazione, ammettendo per iscritto che «l’Istituto non dispone della documentazione richiesta esulando dalla propria competenza»
. Nessun organo tecnico possiede o ha mai valutato dati su cosa accada nel medio e lungo termine a chi consuma questi prodotti
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UNA SPERIMENTATIONE SULLA POPOLAZIONE: Mentre all'opinione pubblica interna si racconta che non si tratta di un esperimento, la notifica ufficiale che il Ministero ha trasmesso in lingua inglese alla Commissione Europea confessa che l’Italian Pilot Project è esplicitamente finalizzato a «completare gli studi sull'efficacia della vaccinazione in condizioni di campo»
. I cittadini italiani sono stati trasformati, a loro insaputa, nel consumatore e collaudatore finale di un test zootecnico
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IL PARADOSSO DEL DIVIETO DI ESPORTAZIONE: Perché le uova, la carne e i derivati di questi allevamenti non possono varcare i confini nazionali e recano l'obbligo di essere commercializzati esclusivamente sul mercato italiano («shall be placed exclusively on the Italian market»)
? I mercati esteri rifiutano questi prodotti perché sanno che il vaccino a vettore virale non garantisce un'immunità sterilizzante: esso maschera i sintomi ma non ferma il contagio (rischio di silent shedding), trasformando gli uccelli in portatori sani asintomatici capaci di infettare altri allevamenti
. L'Italia è stata ridotta a mercato di sfogo di una filiera speciale segregata
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VACCINI OGM "INVISIBILI" AL CONSUMATORE: Il preparato inoculato è un Herpesvirus vivo ricombinante a DNA, classificato biologicamente e legalmente come Organismo Geneticamente Modificato (OGM)
. Tuttavia, sfruttando una scappatoia normativa europea (il Considerando 16 del Regolamento UE 1829/2003), lo Stato esenta questi prodotti dall'obbligo di etichettatura OGM
. Il consumatore compra alla cieca, privato del proprio diritto costituzionale al consenso informato
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SELEZIONE DEGLI ALLEVAMENTI "AL TELEFONO": La relazione tecnica dell'IZSVe del 5 giugno 2026 rivela che l'individuazione dei cinque stabilimenti privati del progetto pilota non è avvenuta tramite gare pubbliche, ma attraverso «interlocuzioni operative per le vie brevi, prevalentemente telefoniche» con le grandi filiere integrate, basandosi sulla semplice disponibilità logistica dei proprietari
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Guarda la nostra video-inchiesta esclusiva per analizzare, punto su punto, i 16 pilastri di questa clamorosa operazione di smentita documentale dei "normalizzatori" d'ufficio
. La salute e la sovranità alimentare si difendono pretendendo l'applicazione rigorosa del Principio di Precauzione
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sabato 27 giugno 2026

Villarosa “Borgo GeniusLoci De.Co.”dall' Audizione Pubblica alla Banca

Daniela  Volo

Si lavora già al prossimo step, la patrimonializzazione della Banca del GeniusLoci DeCo filiale di Villarosa


 

Villarosa si afferma laboratorio   del Genius Loci De.Co.: partecipazione, visione e governance identitaria al centro dell’Audizione Pubblica

Villarosa, 26 giugno – Un passaggio politico e culturale di rilievo nazionale ha preso forma a Villarosa con l’Audizione Pubblica “Borgo GeniusLoci De.Co.”, che ha registrato una partecipazione ampia e qualificata, confermando la crescente attenzione verso i modelli di sviluppo fondati sull’identità territoriale.

Promossa dall’Amministrazione comunale guidata dal Sindaco Francesco Costanza, su impulso dell’Assessore Michelangelo Taravella, l’iniziativa ha rappresentato molto più di un momento istituzionale: si è configurata come un processo strutturato di costruzione collettiva, capace di mettere in relazione istituzioni, comunità e competenze specialistiche in una prospettiva di lungo periodo.

Ad aprire i lavori è stata la moderatrice Francesca Cerami, che ha richiamato il valore dinamico della tradizione come elemento generativo e non statico, introducendo il concetto di Genius Loci quale sintesi viva del rapporto tra territorio, cultura e comunità. Un filo conduttore che ha orientato l’intero confronto, evidenziando come l’identità non sia un dato immobile, ma una risorsa strategica da governare.

In questo contesto, il contributo di Nino Sutera, Coordinatore della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci De.Co., ha rappresentato uno dei momenti più qualificanti dell’incontro. Sutera ha delineato con chiarezza il valore politico-amministrativo della Denominazione Comunale (De.Co.), sottraendola a letture riduttive e riconducendola alla sua natura originaria: uno strumento di sovranità territoriale. Nel suo intervento, ha evidenziato come la De.Co. consenta ai Comuni di esercitare pienamente il proprio ruolo nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio identitario, trasformando saperi e tradizioni in leve concrete di sviluppo sostenibile.

Sutera ha inoltre ribadito la funzione strategica della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci De.Co., intesa non come struttura centralizzata, ma come sistema cooperativo tra territori, capace di connettere esperienze locali mantenendone intatta l’unicità. Una visione che trova nella Banca del GeniusLoci De.Co. la sua infrastruttura operativa più avanzata.

Proprio la Banca del GeniusLoci De.Co. è stata al centro dell’Audizione: un dispositivo innovativo di censimento, archiviazione e valorizzazione del capitale identitario, che supera la dimensione simbolica per assumere un ruolo concreto nelle politiche di sviluppo. Attraverso questo strumento, il patrimonio immateriale – fatto di pratiche, produzioni, saperi e relazioni – viene riconosciuto come asset strategico, capace di generare valore economico e coesione sociale.

Tra gli elementi identitari emersi con forza, il Pane di San Giuseppe si è imposto come caso emblematico: non solo espressione gastronomica, ma manifestazione viva di una comunità che si riconosce nelle proprie tradizioni e le trasmette come patrimonio condiviso. La sua presenza nell’Atlante del Cibo Locale ne rafforza il valore quale simbolo identitario e strumento di narrazione territoriale.

L’Audizione ha seguito un percorso articolato e rigoroso,  culminando nei momenti formali di maggiore intensità: la proclamazione ufficiale, la sottoscrizione del Memorandum del GeniusLoci De.Co. e la consegna della Bandiera del Borgo De.Co., segni tangibili dell’ingresso di Villarosa in una rete nazionale che riconosce nei borghi i veri presìdi della cultura italiana.

Particolarmente significativa la consegna del riconoscimento di “Custode dell’Identità Territoriale” alla comunità di Villarosa, quale attestazione del ruolo attivo svolto nella salvaguardia e nella trasmissione del proprio patrimonio culturale

L’esperienza di Villarosa si propone oggi come modello avanzato di governance territoriale, capace di integrare partecipazione civica, visione strategica e strumenti operativi. Un laboratorio che dimostra come i territori possano tornare protagonisti, non inseguendo modelli esterni, ma costruendo sviluppo a partire dalla propria identità.



















martedì 23 giugno 2026

UE ecco a voi i nuovi OGM

 

Ari: «Ngt: il Parlamento europeo ha scelto le multinazionali, noi scegliamo contadini e consumatori»

….e  tu da quale parte stai?

La deregolamentazione di un’ondata di nuovi Ogm in Europa può cambiare per sempre l’agricoltura e il cibo che mangiamo.
Finora gli obblighi di tracciabilità, etichettatura e valutazione del rischio secondo il principio di precauzione avevano evitato a Italia ed Europa l’invasione di coltivazioni figlie dell’ingegneria genetica e del cibo creato in laboratorio. Ora però la Commissione Europea sta cancellando ogni vincolo per le cosiddette New Genomic Techniques (NGT), ribattezzate in Italia Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), compresa la possibilità per gli Stati di vietarle sul loro territorio. In questo libro si intrecciano storia della biologia, inchiesta giornalistica e testimonianze dai movimenti, per raccontare gli enormi interessi e le relazioni pericolose tra multinazionali, politica e scienziati che rischiano di compromettere la vera transizione agroecologica, i diritti dei contadini sui semi e quelli dei consumatori a una scelta informata.

 


 Il Parlamento europeo ha votato dando il “via libera” alla deregolamentazione dei nuovi Ogm.  Per qualcuno gli eurodeputati hanno scelto di stare dalla parte delle multinazionali,  contro il mondo contadino

Il testo adottato «sottrae questi organismi, ottenuti riscrivendo il DNA delle piante, alle norme sugli OGM finora in vigore in UE, che per 26 anni hanno consentito all’Italia di dichiarare la propria agricoltura «libera da OGM»  

«Gli emendamenti che sono stati respinti in sede di votazione chiedevano in primo luogo il rigetto del regolamento e, in subordine, norme stringenti contro la brevettabilità dei prodotti NGT. Il testo adottato invece non prevede alcun divieto di brevettazione. Dunque chi sviluppa una varietà NGT potrà brevettarne le caratteristiche, estendendo il brevetto a qualsiasi pianta che le esprima, indipendentemente dal metodo di ottenimento. Così, il monopolio delle multinazionali sulle sementi esce rafforzato – spiegano gli addetti ai lavori  – Tra gli eurodeputati italiani, 25 hanno votato a favore degli emendamenti che avrebbero consentito di mantenere qualche garanzia maggiore (PD, M5S, AVS, Verdi, Indipendenti), 45 contro (FdI, Lega, Forza Italia, SVP). Sei parlamentari del PD — Bonaccini, Gori, Maran, Nardella, Picierno e Lupo — hanno votato insieme alle destre, contro la linea della propria delegazione. In particolare, il fronte compatto delle destre (EPP, ECR, Patriots) ha respinto ogni garanzia, sostenendo di fare il bene dell’agricoltura italiana. Ma, ad esempio: BF SpA — holding che controlla, insieme a Coldiretti, anche SIS (Società Italiana Sementi) e Consorzi Agrari d’Italia — ha già siglato con ENI Natural Energies un accordo decennale per sviluppare sementi NGT per biocarburanti, con una clausola di protezione brevettuale sulla genetica delle sementi. Ricordiamo a tutti i parlamentari che difendono le NGT come sostegno al «polo sementiero nazionale» che questo nasconde una struttura privata con azionisti finanziari e un partner energetico transnazionale, che ora potrà operare libero da qualsiasi vincolo di tracciabilità e responsabilità per eventuali danni alle colture e ai consumatori».

«Ma l’Associazione Rurale Italiana, insieme alle organizzazioni della società civile che si sono mobilitate, non mollerà la presa – afferma Alessandra Turco, membro di Ari e Membro italiano del direttivo del Coordinamento europeo Via Campesina – Andremo avanti su tutti i fronti possibili per fermare questa scelta dall’impatto devastante per l’agricoltura, l’ambiente e la salute. Continueremo a impegnarci su più fronti: la campagna per favorire le delibere comunali che rendano i territori liberi da OGM e per bloccare campi prova, tutelare mense scolastiche e ospedaliere, difendere biologico e produzioni tipiche; il contrasto all’estensione della brevettazione anche sulle sementi contadine e la tutela e valorizzazione delle filiere libere da OGM, che riuniscono contadine e contadini, associazioni, gruppi d’acquisto e realtà di economia solidale. Si stanno anche valutando un possibile ricorso in sede europea e azioni di resistenza contro le prove in campo dei prodotti NGT “segretate “dal governo. Non ci fermiamo. Il percorso verso territori, filiere e mercati liberi dai nuovi OGM e dai loro brevetti è aperto e continua».

mercoledì 17 giugno 2026

Intervista a Nino Sutera, Coordinatore della Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci DeCo

Francesca di Giovanni

Nino Sutera è tra i principali promotori in Italia della valorizzazione delle identità territoriali. Ideologo del modello dei Borghi Genius Loci De.Co., ha sviluppato un approccio culturale e operativo che mette al centro il patrimonio immateriale dei territori: tradizioni, saperi, memoria e relazioni. Il suo lavoro si colloca all’incrocio tra sviluppo locale, antropologia culturale ed economia civile, con l’obiettivo di restituire ai borghi un ruolo attivo e consapevole nel contesto contemporaneo.

In un tempo segnato dall’omologazione culturale e dalla globalizzazione dei modelli di consumo, nasce un progetto che ribalta la prospettiva: non più territori che inseguono il mercato, ma identità che generano valore. Al centro di questa visione c’è la “Banca del GeniusLoci DeCo.”, un’istituzione simbolica e operativa che tutela il patrimonio immateriale dei borghi italiani. L’obiettivo del percorso  punta sul fascino della fascia tricolore, attraverso  la De.Co. (Denominazione Comunale) un atto politico nelle prerogative del Sindaco per valorizzare l’immenso patrimonio materiale  del giacimento ElaioEnoGastronomico  ed immateriale del  territorio amministrato Ne parliamo con il dott. Nino Sutera, ideologo e coordinatore della Rete Nazionale.


Cosa sono le DeCo?

La Denominazione Comunale (De.Co.), nata dall'intuizione di Luigi Veronelli, non è un orpello burocratico né un marchio tecnocratico (come DOP, DOC o IGP ect).ne ancora meno un bollino da sventolare ai  neofiti.

È un atto politico: Il Sindaco rivendica l'identità del proprio territorio, trasformando un "sapere" o un "piatto" in un asset strategico.

È attrazione turistica: Si rivolge ai foodies e ai viaggiatori colti che cercano l'unicità e non la copia conforme.

È resistenza: Mentre i regolamenti europei si concentrano sulla qualità normativa, la De.Co. si concentra sull'unicità dell'identità, l'unica vera forza capace di resistere alle dinamiche del prezzo più basso.

Dott. Sutera, la metafora della “Banca del GeniusLoci” è potente. Perché parlare di banca quando si tratta di identità?

«Perché oggi il vero rischio è la svalutazione dell’identità. Così come una banca centrale difende la moneta, noi difendiamo il valore dei territori. Ma attenzione: la nostra non è una banca finanziaria. Non custodiamo oro, custodiamo memoria. Non produciamo interessi economici, ma “interesse territoriale”, cioè felicità pubblica, coesione sociale e continuità culturale.»

La Sede Centrale viene descritta come “il Sole intorno a cui orbitano i borghi”. Che ruolo svolge concretamente?

«La Sede Centrale non è un vertice burocratico, ma un presidio etico. Le filiali locali custodiscono il particolare, noi tuteliamo l’universale identitario. Garantiamo che ogni valore espresso da un borgo non venga banalizzato o trasformato in folklore turistico. In altre parole, evitiamo che la memoria venga contraffatta.»

Nel vostro statuto si parla di “conio identitario”. È un concetto affascinante ma complesso: può spiegarlo?

«Ogni comunità produce valore attraverso i propri saperi, prodotti, storie. Il “conio identitario” è il processo attraverso cui questo valore viene riconosciuto, validato e reso leggibile anche all’esterno. Non basta dire che qualcosa è tipico: deve essere identitario, cioè irripetibile, radicato e autentico.»

Qual è la differenza tra “tipico” e “identitario”?

«Il tipico si ripete, è diffuso, spesso già tutelato da marchi europei. L’identitario, invece, appartiene solo a quel luogo. È una storia unica, non replicabile. È il racconto di una comunità. Senza questo racconto, un prodotto resta buono, ma privo di anima.»

La governance della Sede Centrale prevede figure come il “Comitato dei Saggi” e l’“Ufficio del Conio Narrativo”. Che funzione hanno?

«Abbiamo voluto una struttura autorevole ma non gerarchica. Il Comitato dei Saggi garantisce la coerenza scientifica ed etica: storici, antropologi, agronomi, ma anche poeti. L’Ufficio del Conio Narrativo, invece, trasforma i dati in racconto. Perché oggi, se non sai narrare, non esisti.»

Parliamo di controllo: come si evita che l’identità venga snaturata?

«Attraverso strumenti precisi: audit di autenticità, rating di civiltà e lo “spread identitario”. Misuriamo la distanza tra chi consuma il territorio e chi lo abita davvero. Se un borgo tradisce la propria autenticità, la Sede Centrale può revocare la “licenza identitaria”. È una tutela per tutti.»

Il vostro modello guarda anche all’estero. Qual è l’ambizione internazionale della Banca del GeniusLoci?

«Vogliamo proporre questo modello come standard globale di sviluppo sostenibile. Stiamo dialogando con organismi internazionali perché crediamo che il futuro non sia nella globalizzazione indistinta, ma nel “glocalismo radicale”: radici forti e visione globale.»

Nel vostro sistema un ruolo centrale è affidato alle persone: Custodi, Ambasciatori, Sentinelle del Futuro. Perché questa scelta?

«Perché il vero capitale è umano. I Custodi sono la memoria vivente, gli Ambasciatori portano il valore nel mondo, i giovani sono il futuro. Senza passaggio generazionale, l’identità muore. Noi investiamo proprio su questo: la trasmissione del sapere.»

Qual'è la governace?

« Il Sindaco, che  non agisce come amministratore, ma come Custode dell’Identità Territoriale. Egli è il garante politico della "sovranità identitaria" del borgo. A lui spetta l'onere di proteggere il perimetro dei saperi locali dalle speculazioni e di apporre la firma ufficiale su ogni "deposito di valore" che entra nella Banca.

 Il Presidente della ProLoco: Direttore Generale della filiale?

 E' il motore della comunità, il Direttore che trasforma la visione in azione. Coordina la "tesoreria dei volontari", gestisce l'accoglienza dei "viaggiatori dello spirito" e assicura che il capitale umano del borgo sia costantemente in fermento. È il ponte tra l'istituzione e la piazza. »

  Dottor Sutera, lei coordina una rete che mette al centro il "Genius Loci". Se dovessimo tradurre questo termine in un linguaggio operativo per un amministratore locale, come lo definirebbe?

 Lo definirei come l'insieme delle specificità irriproducibili di un territorio. Non è un concetto astratto: è l'incrocio tra geologia, storia e saper fare umano. Per un amministratore, il Genius Loci è l'asset strategico su cui costruire lo sviluppo economico. È ciò che impedisce a un borgo di diventare una copia sbiadita di un altro luogo.

Il percorso Borghi GeniusLoci DeCo è un percorso culturale,  perche?

 E’ un cammino, si camminiamo tutti insieme,  se pur va detto che  il format è registrato a tutela della proprietà intellettuale

Non un progetto da compilare, ma un percorso culturale che accompagna i Comuni a ritrovare la propria voce, a riconoscere ciò che li rende unici, a trasformare la memoria in futuro. È un viaggio   ognuno dei quali apre una porta: sulla storia, sulla comunità, sui saperi, sui gesti, sulle produzioni, sulle narrazioni che abitano il borgo.

  Lei ha strutturato il modello delle De.Co. (Denominazioni Comunali) come un vero e proprio protocollo di sviluppo rurale. Qual è la differenza tra una De.Co. intesa come "bollino"  con disciplinari commissioni e regolamenti e il suo metodo?

 La differenza sta nel processo. Spesso si pensa alla De.Co. come a una semplice etichetta per un prodotto, mutuando le regole dei marchi UE.(  disciplinari, commissioni e regolamenti) presi in prestito dall'UE, anche se l'UE e il MIPAF come tutti sanno  non sono affatto d'accordo.  Nel nostro modello,   Borghi GeniusLoci De.Co. è uno strumento di governance territoriale. Non è un atto burocratico tecnocrate come sono i marchi UE  Serve a censire,   promuovere non solo il prodotto agricolo, ma anche una ricetta, un saper fare artigianale o una tradizione legata a un luogo. È il "Born in quel comune" che diventa identità e valore culturale.                         Insomma distinguersi per non estinguersi, ognuno si sceglie il percorso che vuole, non è una competizione tra i modelli,    ma di conoscenza e competenza rispetto alle regole.

  Lo spopolamento dei borghi è il grande tema di questi anni. In che modo la valorizzazione dell'identità locale può offrire soluzioni concrete ai giovani?

 Creando attrattività economica. Se diamo valore a ciò che è locale, quel prodotto o quel servizio non deve più competere sul prezzo al ribasso dei mercati globali, ma sulla sua unicità. Questo apre spazi per startup agricole, per il turismo esperienziale e per la rigenerazione urbana. Il giovane non deve più "scappare" per trovare lavoro, ma può diventare un innovatore che utilizza le tecnologie moderne per promuovere  il genius loci  del suo borgo.

In conclusione, qual è la sfida più grande oggi?

«Far capire che l’identità non è nostalgia, ma innovazione. Non è passato, è futuro. E soprattutto: non è un prodotto da vendere, ma un valore da abitare.»

C’è un’immagine o una frase che sintetizza la vostra visione?

«Sì, ed è anche il sigillo della nostra Sede Centrale:

“Noi siamo il ponte tra il tempo che fu e il tempo che sarà. Custodiamo il fuoco, non le ceneri.”



L’intervista restituisce il senso profondo di un progetto che va oltre la valorizzazione territoriale: una vera e propria infrastruttura della memoria, capace di trasformare i borghi in presìdi di civiltà e bellezza.