martedì 20 ottobre 2026

La crisi raccontata da un imprenditore agricolo

 riceviamo e pubblichiamo un analisi  dettagliata  di un imprenditore agricolo. 

 

1. Premessa

Il sistema agricolo siciliano presenta una struttura profondamente eterogenea, caratterizzata da una polarizzazione crescente tra un numero limitato di grandi imprese ad alta capacità finanziaria e una vasta platea di micro e piccole aziende familiari che costituiscono la base produttiva reale del territorio. Questa nota intende evidenziare, con dati e analisi, alcune criticità strutturali che incidono sull’equità degli aiuti e sulla capacità delle piccole aziende di accedere agli strumenti regionali, nazionali ed europei.



2. La composizione del tessuto agricolo siciliano

In Sicilia operano:

  • circa 40 aziende con fatturati superiori ai 5 milioni di euro, per un totale stimato di oltre 210 milioni di euro;

  • circa 60.000 aziende agricole iscritte all’UMA e alla Camera di Commercio, con partita IVA agricola, tutte sotto il milione di euro di fatturato e, nella maggior parte dei casi, sotto i 200.000 euro.

Queste 60.000 aziende rappresentano un universo di circa 250.000 persone, senza considerare l’indotto. Sono imprese familiari che producono cibo, cereali, uva, foraggi e beni primari, ma che incontrano difficoltà significative nell’accesso agli strumenti PAC, PSR, credito d’imposta e agevolazioni fiscali.

3. Il tema dell’aiuto carburante UMA

Ogni anno, da marzo a ottobre, l’UMA assegna in Sicilia circa 100 milioni di litri di gasolio agricolo. La misura di sostegno prevista dalla Regione ammonta a 20 milioni di euro, equivalenti a 0,20 euro per litro.

3.1 Impatto sulle grandi aziende

Una grande azienda vitivinicola con 600 ettari di vigneto riceve mediamente:

  • 600 ettari × 400 litri/ettaro = 240.000 litri di gasolio UMA

  • Aiuto regionale: 240.000 × 0,20 = 48.000 euro

Queste imprese, già beneficiarie di PSR, PAC, ZES, credito d’imposta e bandi con soglie elevate, ricevono un ulteriore sostegno senza necessità di partecipare a manifestazioni, iniziative o procedure complesse.

3.2 Impatto sulle piccole aziende

Una piccola azienda con 10 ettari di vigneto riceve:

  • 10 ettari × 400 litri/ettaro = 4.000 litri

Con l’aumento del prezzo del gasolio da 1,00 €/l (2025) a 1,50 €/l (2026), il costo aggiuntivo è:

  • 4.000 litri × 0,50 €/l = 2.000 euro di costi in più

L’aiuto regionale è:

  • 4.000 × 0,20 = 800 euro

Il sostegno copre dunque meno della metà dell’aumento dei costi, senza considerare che il prezzo del gasolio ha raggiunto punte di 1,70 €/l.

4. Accesso agli strumenti di sviluppo rurale

Le piccole aziende agricole siciliane incontrano ostacoli significativi nell’accesso ai bandi PSR e alle misure di sostegno:

  • soglia minima dei progetti PSR in Sicilia: 250.000 euro + IVA

  • soglia minima in Lombardia ed Emilia-Romagna: 25.000–50.000 euro

La soglia siciliana costituisce un muro di sbarramento che esclude di fatto la quasi totalità delle micro-aziende, prive della liquidità necessaria per anticipare investimenti o per sostenere le spese di progettazione.

Le piccole aziende, inoltre, acquistano spesso macchinari usati tramite scritture private, non potendo accedere a credito d’imposta, ZES o agevolazioni fiscali riservate a investimenti nuovi e certificati.

5. Questione di equità

L’attuale modello di distribuzione degli aiuti, basato su criteri uniformi, produce effetti diseguali. La Costituzione italiana stabilisce che la fiscalità debba essere proporzionale e progressiva: un principio che dovrebbe valere anche per la distribuzione degli aiuti pubblici.

L’analogia è chiara: dare lo stesso “scalino” di 2 metri a chi è alto 1 metro e a chi è alto 10 metri non produce equità. Il primo non vedrà mai l’orizzonte; il secondo lo vede già senza scalino.

6. Raccomandazioni politiche

Alla luce dei dati esposti, si ritiene opportuno valutare:

  1. Incremento della quota di aiuto carburante per le micro e piccole aziende, con riduzione proporzionale per le imprese con fatturati superiori a determinate soglie.

  2. Introduzione di misure parallele dedicate alle micro-aziende, con bandi specifici e soglie di accesso compatibili con la loro capacità finanziaria.

  3. Semplificazione amministrativa radicale, sfruttando strumenti digitali e intelligenza artificiale per la gestione automatizzata delle pratiche UMA, PAC e PSR.

  4. Alternanza programmata nell’accesso ai fondi PAC e PSR, garantendo cicli dedicati alle piccole aziende.

  5. Monitoraggio pubblico dei dati UMA, dei consumi, delle assegnazioni e degli aiuti, per assicurare trasparenza e valutazioni basate su evidenze.

7. Conclusioni

I dati disponibili mostrano che l’attuale modello di sostegno non risponde pienamente ai principi di equità e proporzionalità. Le micro e piccole aziende agricole siciliane — che rappresentano la spina dorsale del sistema produttivo regionale — risultano penalizzate da criteri uniformi che favoriscono, di fatto, le imprese con maggiore capacità finanziaria.

Una revisione delle politiche di sostegno, orientata alla progressività e alla differenziazione, appare necessaria per garantire pari opportunità, sostenibilità economica e tutela del tessuto agricolo diffuso che caratterizza la Sicilia.

 

lunedì 19 ottobre 2026

FERMIAMO Le aste al ribasso


 lo sfruttamento nelle filiere agroalimentari 

Ci occupiamo da oltre diciotto anni di studiare, denunciare e contrastare le principali distorsioni delle filiere agroalimentari, promuovendo sistemi alimentari più giusti e sostenibili. Tra queste, le aste elettroniche a doppio ribasso hanno rappresentato una delle pratiche su cui abbiamo maggiormente concentrato il nostro lavoro, contribuendo, attraverso la campagna #ASTEnetevi, a portarne gli effetti all'attenzione dell'opinione pubblica e delle istituzioni e al percorso che ha portato, nel 2021, all'introduzione del loro divieto in Italia.

È infatti nella corsa ai prezzi bassi e nel ricatto che subiscono i produttori che vanno cercate le cause del fenomeno del caporalato e della ghettizzazione di tanti lavoratori del settore agricolo. Non solo, un’asta del genere può avere effetti pesanti sull’intero mercato, poiché il prezzo ottenuto in queste procedure diventa inevitabilmente il riferimento per tutto il settore. 

Come hanno evidenziato anche ANICAV e importanti imprese del settore, come Mutti, i prezzi determinati attraverso procedure di questo tipo rischiano di diventare un parametro di riferimento per l'intero mercato, alimentando una spirale al ribasso che finisce per scaricarsi sui produttori agricoli, sull'industria di trasformazione e sui lavoratori in campo, compromettendo gli accordi di filiera, la sostenibilità economica del comparto e la qualità delle produzioni.

La grande mobilitazione pubblica, che è solo all’inizio, dimostra come le persone abbiano a cuore il tema del giusto prezzo del cibo.

La lettera di Terra!   serve un impegno concreto

Proprio su questo, continua l’impegno di Terra!, che evidentemente è più decisivo che mai. A partire dalla grande eco che ha avuto l’inchiesta e l’importanza che può avere lo stop a questa asta al ribasso, abbiamo deciso di scrivere una lettera al ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida. 

Nella lettera, Terra! chiede al ministro di verificare con urgenza quanto emerso dall'inchiesta, accertando la compatibilità delle procedure descritte con il decreto legislativo n. 198 del 2021 e con la disciplina europea sulle pratiche commerciali sleali, coinvolgendo l'ICQRF nell'ambito delle proprie competenze.

Chiediamo inoltre di promuovere ogni iniziativa utile affinché centrali di acquisto operanti a livello europeo non possano eludere le tutele previste dall'ordinamento italiano e di farsi promotore, anche in sede europea e nell'ambito della revisione della direttiva (UE) 2019/633, di un rafforzamento della normativa che impedisca il ricorso a pratiche commerciali capaci di produrre gli stessi effetti delle aste elettroniche a doppio ribasso.

Chiediamo ora che il Ministro risponda. Bloccare le aste al ribasso anche a livello europeo è un passaggio necessario per garantire maggiore equità lungo le filiere. Pensare che il nostro comparto agricolo sia vittima dei soffocanti meccanismi che comprimono i prezzi, è semplicemente inaccettabile. Siamo convinti che la tutela del reddito di chi produce, di chi lavora nelle nostre campagne, della qualità delle produzioni italiane e del Made in Italy agroalimentare rappresenti un interesse strategico per il Paese.

Sulle aste qualcosa si muove: interrogazioni in Italia e in Europa

Nel frattempo, anche una parte della politica ha deciso di agire. Due giorni dopo l’uscita dell’inchiesta, gli eurodeputati Bonaccini, Laureti e Nardella (PD)  hanno presentato un'interrogazione urgente alla Commissione europea chiedendo un divieto chiaro e uniforme sulle aste a livello europeo.

In Italia, il gruppo Avs, con l'On. Zaratti alla Camera e il Sen. De Cristofaro al Senato, ha presentato un'interrogazione a risposta scritta ai ministri Lollobrigida (Agricoltura, sovranità alimentare e foreste) e Urso (Imprese e Made in Italy) e alla ministra Calderone (Lavoro e Politiche sociali) per chiedere loro quali iniziative di verifica abbiano avviato in relazione alla procedura organizzata dalla centrale europea di acquisto Constellation e se vorranno promuovere nell'ambito della revisione della direttiva (UE) 2019/633 l'introduzione di un espresso divieto delle aste elettroniche a doppio ribasso.

Le aste sono lo strumento che certifica la trasformazione del cibo in merce. Non importa chi produce il cibo e come, importa a quanto viene venduto. Si tratta di una dinamica che tiene insieme le numerose criticità dei sistemi alimentari: il giusto prezzo riconosciuto a chi produce, la distribuzione del valore lungo le filiere, la debolezza strutturale della parte agricola.

Per questo continuiamo a vigilare. Per questo chiediamo ancora il supporto della tante persone che credono che sia possibile intervenire contro le aste al ribasso, facendo sentire la nostra voce in modo unito.

FIRMA LA PETIZIONE DI TERRA! PER FERMARE LE ASTE


 FERMIAMO LE ASTE AL RIBASSO

domenica 18 ottobre 2026

Gli investimenti del PSR e l'indice di indebitamento

 Sembrerebbe un paradosso, ma le aziende che non utilizzano le risorse del PSR sono le meno indebitate, sia a breve che medio-lungo termine. 

  Analizzare l'Indice di Indebitamento (espresso generalmente dal rapporto  o ) del settore agricolo italiano dopo gli 

investimenti del PSR (particolarmente tramite la Misura 4 "Investimenti in immobilizzazioni materiali") rivela un paradosso strutturale: il contributo a fondo perduto del PSR  ha aumentato l'esposizione debitoria e generato un forte effetto leva sul debito privato, accentuando le sperequazioni finanziarie fra Nord e Sud.

Si perché  il PSR cofinanzia generalmente dal 40% all'60% della spesa ammissibile, al netto dell’IVA,  il restante capitale deve essere anticipato o coperto dall'agricoltore attraverso l'autofinanziamento o il ricorso al credito bancario.

Un discorso a parte meriterebbero le azioni finanziate al 100%  per accrescere il capitale immateriale.

 


1. Mappa dell'Indebitamento Post-PSR: Differenze Regionali

Secondo i dati di contabilità agraria (RICA/CREA) e i report dell'Osservatorio Credito Agricolo di ISMEA, l'indice di indebitamento delle aziende che hanno partecipato ai bandi PSR si presenta profondamente variegato lungo la penisola:

+-----------------------------------------------------------------------+

A. Nord Italia (Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte)

  • Indice di Indebitamento Medio: 25% – 35%

 

  • Tipologia del debito: Debito bancario a medio-lungo termine (mutui ipotecari, leasing strumentale per macchinari 4.0 e impianti tecnologici).

 

  • Valutazione Economica: È un indebitamento "sano" e strutturato. Le aziende agricole del Nord utilizzano il PSR come co-finanziamento per progetti di espansione. A fronte di un aumento del debito, corrisponde un effettivo incremento del fatturato e della PLV, garantendo un indice di copertura finanziaria (DSCR) sostenibile. 

B. Centro Italia (Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo)

  • Indice di Indebitamento Medio: 25% – 30%

 

  • Tipologia del debito: Debito misto, fortemente ancorato alle garanzie patrimoniali e fondiarie dell'azienda.

 

  • Valutazione Economica: Approccio conservativo. Le aziende investono importi proporzionati alla loro capacità di cassa, limitando il ricorso a prestiti rischiosi. L'impatto sui bilanci è stabile e il livello di insolvenza rimane tra i più bassi del settore. 

C. Mezzogiorno e Isole (Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, Sardegna)

  • Indice di Indebitamento Medio: 35% – 55%+ (con picchi critici tra le micro-imprese)

 

  • Tipologia del debito: Debito sbilanciato a breve termine (scoperti di conto corrente, anticipi PAC, debito verso i fornitori di input come fertilizzanti e carburanti).

 

  • Valutazione Economica: È un indebitamento "patologico" e di liquidità. La combinazione tra i ritardi burocratici della Regione nell'erogazione dei saldi PSR e la mancanza di capitale proprio ha costretto gli agricoltori a indebitarsi a tassi elevati per "poter iniziare o completare i lavori". 

2. Il Meccanismo della "Trappola del Co-finanziamento" al Sud

Il motivo per cui gli investimenti PSR hanno peggiorato l'indice di indebitamento in molte regioni del Sud (es. Sicilia e Calabria) si riassume in tre fasi:



  1. Il Collo di Bottiglia Burocratico (Prequetamento): Per accedere al contributo del PSR, l'azienda deve rendicontare la spesa effettivamente sostenuta. I tempi della burocrazia   per l'istruttoria delle domande di pagamento variano spesso dai 12 ai 36 mesi. Per non perdere la graduatoria, l'agricoltore spalanca le linee di credito bancario a breve termine (molto costose).

 

  1. Il Rincaro dei Tassi d'Interesse: La stretta monetaria ed il rialzo dei tassi d'interesse da parte della BCE registrati negli ultimi anni hanno trasformato i prestiti ponte in un'idra finanziaria: gli interessi passivi hanno azzerato i benefici del contributo pubblico.

 

  1. Mancato Ritorno sulla PLV: A differenza del Nord, dove l'investimento produce subito un aumento di ricavi che ripaga la rata del mutuo, al Sud il prezzo della materia prima al campo è rimasto stagnante o in calo. L'agricoltore si ritrova quindi con:
    • Lo stesso fatturato di prima (o inferiore).

 

    • Un debito finanziario raddoppiato per coprire la quota non a fondo perduto del PSR e gli interessi di mora.

 

3. Sintesi degli Indicatori Finanziari Post-PSR

Indicatore Finanziario

Regioni Virtuose (Nord)

Regioni ad Alta Criticità (Mezzogiorno)

Composizione del Debito

> 70% Medio-Lungo Termine

> 60% Breve Termine / Esposizione Banche e Fornitori

Cost of Debt (Costo del Credito)

Più basso (grazie a maggiori garanzie e rating aziendali)

Più alto (maggior rischio percepito dagli istituti bancari)

Rapporto Oneri Finanziari / PLV

< 5% (Sostenibile)

> 15% - 28% (Insostenibile, prosciuga il Reddito Netto)

Tasso di Default/Insolvenza sui Progetti PSR

Molto Basso (< 2%)

In Aumento (con revoche dei contributi per impossibilità di concludere le opere)

Conclusioni

Il Piano di Sviluppo Rurale, concepito come strumento di modernizzazione, si è rivelato un arma a doppio taglio:


  • Nelle regioni strutturate ha funzionato da volano, portando a un indebitamento virtuosamente sostenuto dalla crescita dell'impresa.
  • Nelle regioni deboli la rigidità del sistema bancario e alla stasi dei prezzi agricoli, ha trasformato i contributi europei in una trappola di liquidità, portando molte aziende agricole a un indice di indebitamento critico e vicino alla soglia del dissesto finanziario.

incrementi della PLV agricola dopo gli investimenti del PSR

 Analizzare l'impatto degli investimenti del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) sulla PLV (Produzione Lorda Vendibile) agricola in Italia richiede un distinguo fondamentale tra la dinamica nominale (spesso sbandierata dai report burocratici) e l'effetto reale netto generato sui bilanci aziendali nelle diverse aree del Paese.


Gli studi di impatto (promossi  dai valutatori indipendenti dei PSR regionali) ed i dati di contabilità agraria (RICA/ICA) permettono di tracciare un quadro dettagliato di come gli investimenti strutturali abbiano inciso sulla PLV regionale.

1. Il divario di efficienza: Nord vs Centro-Sud

L'effetto moltiplicatore delle risorse della Misura 4 (Investimenti in immobilizzazioni materiali) sulla PLV varia radicalmente lungo la penisola:

          IMPATTO DEGLI INVESTIMENTI PSR SULLA PLV REGIONALE
+-----------------------------------------------------------------------+
| REGIONI NORD    [████████████████████] +22% a +28% PLV media aziendale |
| REGIONI CENTRO  [█████████████]       +17% a +21%  PLV media aziendale |
| REGIONI SUD/ISO [███████]             +8,5% a +12%   PLV media aziendale |
+-----------------------------------------------------------------------+

A. Nord Italia (Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte)

  • Incremento PLV stimato sulle aziende beneficiarie: 

  • Driver dell'incremento: Gli investimenti si sono concentrati su tecnologia 4.0, automazione, filiere integrate (zootecnia di precisione, frutticoltura ad alta densità) e ammodernamento degli impianti di trasformazione in azienda.

  • Effetto economico: Il capitale PSR ha agito da acceleratore in mercati già strutturati, aumentando la resa per ettaro e consentendo di intercettare fasce di prezzo più alte sul mercato della trasformazione e dell'export.

B. Centro Italia (Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo)

  • Incremento PLV stimato sulle aziende beneficiarie:  

  • Driver dell'incremento: L'aumento della PLV non è derivato principalmente da una maggiore resa quantitativa, ma dalla diversificazione produttiva (agriturismo, vendita diretta, trasformazione in loco di olio e vino a Denominazione d'Origine).

  • Effetto economico: Ha tenuto in equilibrio la redditività complessiva aziendale, compensando i cali produttivi legati al clima con un maggior valore aggiunto del prodotto finito.

C. Mezzogiorno e Isole (Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, Sardegna)

  • Incremento PLV stimato sulle aziende beneficiarie: +8,5% / +12% (con ampie sacche di stagnazione o variazione reale negativa se parametrata all'inflazione).

  • Driver ed elementi critici: I fondi hanno spesso finanziato l'acquisto di dotazioni ordinarie o trattori anziché veri processi innovativi o di integrazione di filiera.

  • Effetto economico: Nonostante l'alta percentuale di fondi rendicontati, l'impatto sulla PLV è stato marginale.  l'incremento di valore generato rimanesse "incastrato"  

2. Le cause del Corto Circuito tra "Spesa del PSR" e "PLV Reale"

Perché alla spesa del 100% delle risorse PSR non è corrisposto un parallelo salto di qualità della PLV nelle regioni del Mezzogiorno?

  1. Effetto di Sostituzione invece di Effetto Volano: In molte realtà del Sud, i contributi PSR sono serviti a garantire la sopravvivenza finanziaria dell'azienda (sostituendo il capitale proprio o il credito bancario, sempre più scarso) anziché finanziare investimenti realmente scalabili capaci di far crescere il fatturato.

  2. Costi degli Input vs Valore dell'Output: Gli investimenti cofinanziati dal PSR non hanno accresciuto la capacità produttiva o l'efficienza  La PLV nominale può apparire in stabilità, ma la PLV reale ed il reddito netto risultano compressi.

  3. Mancanza di Sbocchi di Filiera: Finanziare l'ammodernamento di un agrumeto o di un vigneto produce un aumento potenziale della PLV che si azzera se all'uscita dal campo il prezzo al chilo è imposto dai buyer internazionali a livelli inferiori al costo di raccolta.

3. Definizione Sintetica degli Indicatori di Efficacia

Per valutare il reale stato dell'agricoltura a seguito della programmazione PSR, le analisi regionali evidenziano tre parametri chiave:

IndicatoreRisultato al NordRisultato al Sud 
Rapporto Euro Investito / Incremento PLV1 € PSR $\rightarrow$ 4,40 € di PLV prodotta a regime1 € PSR $\rightarrow$ 0,20 € - 0,50 € di PLV prodotta
Effetto sulla Produttività del LavoroIncremento significativo grazie all'automazioneBasso, prevale l'alta incidenza della manodopera stagionale
Capacità di Trattenere Valore AggiuntoAlta (integrazione con cooperative ed export)Bassa (vendita del prodotto grezzo fuori regione)

Conclusioni

I dati dimostrano chiaramente che la capacità di spesa burocratica delle Regioni non è un indicatore di salute dell'agricoltura.

Mentre al Nord i fondi PSR sono riusciti ad agire come un moltiplicatore di valore, incrementando la PLV e la competitività globale delle imprese, nel Mezzogiorno la spesa del PSR si è tradotta prevalentemente in un ammortizzatore sociale ed economico, incapace da solo di spezzare la dipendenza della PLV dalle fluttuazioni di mercato e dai condizionamenti della filiera di distribuzione.