mercoledì 14 ottobre 2026

Il Gruppo PPE si riunisce a Taormina per definire le priorità delle politiche agricole

 

Il Gruppo PPE   a Taormina,   per discutere la visione e le priorità del Gruppo in vista del 2029.


 

“Il Gruppo PPE ancora una volta sceglie l'Italia e ancora una volta sceglie il sud. L'ha fatto individuando Napoli nel 2024 e lo rifà oggi puntando su Taormina.  

  Fino al 15 ottobre Taormina ospita gli Study Days del Gruppo del Partito Popolare Europeo al Parlamento europeo: quattro giornate di confronto che riuniranno oltre 140 eurodeputati, i vertici del PPE a partire dal presidente Manfred Weber, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e diversi commissari europei, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, la leadership di Forza Italia e i più autorevoli rappresentanti del mondo cristiano-democratico europeo.

L’iniziativa nasce dalla proposta del vice capo delegazione di Forza Italia al Parlamento europeo, Marco Falcone, sostenuta dal gruppo azzurro a Bruxelles e Strasburgo guidato da Fulvio Martusciello, e porterà in Sicilia il confronto sulle principali sfide politiche e di governo della seconda metà della legislatura europea 2024-2029. Gil Study Days si tengono all’UNA Hotels Capotaormina.


 

Oggi e domani, gli eurodeputati affronteranno le sfide legislative e politiche che attendono il gruppo per il resto della legislatura insieme alla Presidente Roberta Metsola, alla Presidente Ursula von der Leyen e al Vicepresidente del Consiglio italiano Antonio Tajani. Mercoledì, i deputati discuteranno inoltre della visione e delle priorità chiave del gruppo per i prossimi anni. Il programma si concluderà giovedì mattina con un incontro dell’Academy del Gruppo PPE.

“Queste giornate di studio giungono al momento opportuno. A metà mandato, è necessario fare un bilancio onesto di quanto realizzato e di ciò che resta ancora da fare. I cittadini si aspettano un’Europa capace di produrre risultati concreti: meno burocrazia, maggiore competitività e un sostegno reale a imprese, agricoltori e aree rurali. Il Gruppo PPE ha definito questa agenda fin dall'inizio e Taormina è il luogo in cui affiniamo le nostre priorità, per continuare a guidare il percorso fino al 2029”, ha dichiarato Herbert Dorfmann, Capo Delegazione della Südtiroler Volkspartei al Parlamento europeo.

“Sono lieto che Taormina ospiti gli Study Days del Gruppo PPE, stiamo infatti portando il motore della politica europea in una terra strategica per il futuro dell’Unione. Ringrazio Manfred Weber, la leadership del PPE e tutti i colleghi che hanno sostenuto questa proposta. Il Mediterraneo è centrale per la sicurezza europea, la competitività, le relazioni commerciali e la gestione dei flussi migratori. Da qui, con quello che dovrà essere “lo spirito di Taormina”, vogliamo contribuire a definire le priorità della seconda metà della legislatura. L’Europa deve saper rispondere alle aspettative dei cittadini con scelte concrete e una prospettiva di rilancio economico e geopolitico” conclude Marco Falcone, Vice Capo Delegazione di Forza Italia al Parlamento europeo.

FALCONE “UE DEVE ESSERE PROTAGONISTA IN SCENARIO GEO-ECONOMICO GLOBALE”

“Ci troviamo a vivere a Taormina uno dei momenti più straordinari che riguardano la Sicilia in tempi recenti. La presenza del Presidente Metsola, del Presidente Von der Leyen, e del Presidente Weber, ma anche della senatrice Stefania Craxi, sono tutti elementi che ci fanno ben sperare e ci dicono che l’Europa non è così lontana dai nostri territori e dalla Sicilia”. Lo ha dichiarato Marco Falcone, europarlamentare di Forza Italia a Taormina per gli Study Days del Gruppo del Partito Popolare Europeo al Parlamento europeo.

In Sicilia la leadership dei Popolari Europei si confronta sulle sfide della seconda metà della legislatura europea 2024-2029, con l’obiettivo di tracciare una vera e propria “Roadmap di Taormina”. “Vogliamo porre le basi – evidenzia Falcone – per una piattaforma concreta e programmatica nell’ottica di una fase in cui il PPE possa giocare una partita da protagonista per far sentire l’Europa non soltanto una potenza economica ma per farla anche diventare protagonista nello scenario geo-economico internazionale”. “Siamo convinti che questo appuntamento a Taormina possa rappresentare un passaggio importante in questa direzione e il PPE farà la sua parte per trovare le soluzioni necessarie sulle priorità strategiche per l’Europa e per il nostro Paese”.

“La Sicilia, con la forza della sua storia e la sua tradizione, cultura e religione, è al centro del Mediterraneo ed il Mediterraneo è una posizione strategica per garantire sicurezza e protezione dei nostri cittadini europei. Dal Mediterraneo può nascere un hub e una porta per realizzare in termini di logistica una rotta commerciale di altissimo livello. Il Ponte sullo Stretto avrà un ruolo importante in quest’ottica. Noi siamo impegnati, come governo Nazionale – ha detto Falcone -, per la realizzazione del Ponte sullo Stretto che deve essere una porta di ingresso ma soprattutto un vero, stabile collegamento tra l’Europa e il Mediterraneo. Già nel 2024, grazie al Presidente Manfred Weber, si e’ tenuta a Napoli, quindi del Mezzogiorno, un altro meeting e altri study days. E questo conferma l’attenzione e la centralità che il PPE riserva a questa terra, che ha grandi potenzialità di crescita e può dare una mano significativa all’Europa”.

LA VIA “GARANTIRE SOSTEGNO AL COMPARTO AGRICOLO”

“La riunione di 140 europarlamentari a Taormina arriva in un momento importante. E’ una fase che può decidere il futuro della filiera agricola e produttiva. Sino a qualche giorno fa abbiamo assistito alla proposta della presidenza irlandese sul quadro finanziario pluriennale che sicuramente non va nella direzione da noi auspicata di garantire risorse adeguate all’agricoltura e soprattutto a quella mediterranea. La road map di Taormina pio rappresentare ora un passaggio strategico”. Lo ha dichiarato Giovanni La Via, già europarlamentare ed ex assessore regionale, presente a Taormina agli Study Days del Gruppo del Partito Popolare Europeo al Parlamento europeo. “A Taormina – spiega La Via – parleremo con il commissario europeo all’agricoltura e ci confronteremo con il PPE per la seconda metà della legislatura e per ribadire le necessità di un quadro certo e di un mantenimento della politica agricola su livelli di sostenibilità per i protagonisti della filiera”. “I pilastri sono due – conclude La Via -: aiuti al reddito e sviluppo agricolo e rurale e soprattutto un sostegno adeguato che possa garantire un ricambio generazionale ma anche la competitività delle aziende del Sud di fronte ad un clima che cambia”.

 




 

mercoledì 7 ottobre 2026

la rabbia dei campi e le sagre paesane

 Prof. Aurelio De Santis


                     Mentre le campagne italiane bruciano di protesta — agricoltori schiacciati da costi di produzione insostenibili, siccità, speculazioni e burocrazia — in talune piazze locali si consuma un paradosso insopportabile. I sindaci che ordinano luminarie, tagli del nastro e sagre sembrano dirigere un’orchestra che suona allegra sul ponte, mentre sotto la superficie il tessuto produttivo affonda. È come vedere il Titanic accompagnato da un quartetto: la musica continua, la festa prosegue, e intanto la terra e chi la lavora affondano.

Il cortocircuito etico

C’è un cortocircuito morale tra la fatica reale dei contadini e la condotta di amministratori che trasformano la crisi in vetrina folkloristica. Mettere in scena degustazioni e brindisi quando i trattori marciano per le strade non è promozione del territorio: è spettacolo che anestetizza la sofferenza. L’orchestra che suona non è solo un’immagine poetica: è la metafora di una scelta politica che preferisce il rumore della festa al silenzio dell’ascolto.

L’anestetico del potere

Questa ostinazione a intrattenere a ogni costo non è nuova: ha radici antiche nella gestione del potere. Come nella Roma imperiale, quando i ludi continuavano anche in tempo di carestia per placare la plebe, oggi si ripete la logica delle “tre F”: feste, farina e forca. Dietro i banchetti e i palchi si cela la stessa strategia di distrazione: mantenere l’apparenza di serenità per evitare che la rabbia si trasformi in domanda politica. L’orchestra sul ponte suona per coprire il rumore della gente in protesta  

 


La rottura etica  

In questo quadro, la scelta del sindaco di Santa Ninfa emerge come atto di responsabilità. Spegnere i riflettori e sospendere la festa non è rinuncia alla vita comunitaria, ma un gesto di rispetto verso chi sta pagando il prezzo più alto. È il silenzio attivo di chi rifiuta la narrazione consolatoria del “va tutto bene” e restituisce alle istituzioni la funzione primaria: ascoltare, condividere il destino della propria gente e non trasformare il dolore in propaganda.

Cosa dovrebbe fare la politica locale

  • Priorità all’ascolto: sospendere eventi quando la comunità è in crisi e convocare tavoli con i produttori.

  • Trasparenza sulle scelte: spiegare perché si mantiene o si sospende una manifestazione, evitando la retorica..

  • Responsabilità simbolica: il gesto conta quanto la politica: spegnere le luci può essere più efficace di mille parole.

 

Continuare a brindare mentre i campi bruciano è la fotografia di una politica che ha perso il senso del limite. L’immagine dell’orchestra che suona mentre il Titanic affonda non è retorica fine a sé stessa: è un monito. Le istituzioni devono scegliere tra la colonna sonora della festa e il dovere di stare accanto a chi lavora la terra. la comunità di Santa Ninfa ha indicato una strada di dignità che altri amministratori dovrebbero seguire con coraggio e responsabilità.

lunedì 28 settembre 2026

Tra piazze in festa e trattori in protesta e l'anestetico dei "circenses"

 

Delle due una, o fanno bene i sindaci a festeggiare anche quando non c'è nulla di festeggiare, o hanno regione i sindaci e agricoltori che denunciano una crisi del settore agricolo senza precedenti

Mentre l'agricoltura affonda e i produttori scendono in strada, molti amministratori continuano ad allestire sagre paesane e tagliare nastri. La decisione del comune trapanese di annullare la storica Festa dell’Agricoltura spezza la retorica della vetrina e dimostra che la vera politica si fa con la condivisione del dramma, non con l'illusione delle luminarie, ballerine e giocolieri e mangiafuoco
C’è uno stridore profondo, quasi fastidioso, che attraversa i nostri territori. Da un lato ci sono le strade bloccate dai trattori, la disperazione di una classe agricola stritolata da costi di produzione insostenibili, prezzi all’origine umilianti, siccità devastante e mercati senza tutele. Dall’altro, la risposta automatica di tanti, troppi amministratori locali: il cartellone estivo da rispettare ad ogni costo, le degustazioni guidate, le orchestrine di piazza e il teatrino delle comparse sotto i riflettori.

 




In questo panorama di sconcertante anestesia istituzionale, la notizia arrivata da Santa Ninfa, nel cuore della Valle del Belìce, assume una portata che supera di gran lunga i confini provinciali. La decisione di annullare la storica Festa dell’Agricoltura — concordata dall'Amministrazione comunale guidata dal sindaco Carlo Ferreri con i produttori, il Partito Agricolo locale e la CIA Sicilia Occidentale — non è un banale atto amministrativo di cancellazione. È una scelta politica di rara levatura etica.

Il coraggio di spegnere i riflettori

Quando chi lavora la terra non ha nulla da festeggiare, trasformare quello stesso lavoro in una passerella folcloristica per turisti e passanti non è promozione del territorio: è un’offesa.

 



Santa Ninfa ha scelto la strada del silenzio attivo e solidale. Un silenzio che rifiuta la finzione della cartolina felice quando la propria comunità produttiva attraversa l'oscurità. Ha dimostrato che la misura della leadership pubblica non sta nella capacità di riempire una piazza di folla distratta per qualche ora, ma nel coraggio di spegnere la giostra quando il tessuto sociale ed economico sfilaccia.

Eppure, questa scelta isolata risalta proprio perché svela, per contrasto, la desolante miopia di molti altri primi cittadini. Amministratori che, pur di non incrinare la facciata di una finta "normalità" o di non rinunciare al ritorno d'immagine di una sagra, scelgono di ignorare il malessere della propria gente.

Da Roma imperiale alle "Tre F": la festa come anestetico del potere

L'atteggiamento dei sindaci che tirano dritto tra giocolieri e degustazioni risponde a un riflesso condizionato antico e pericoloso.

Nelle fasi di acuta carestia (inopia o caritas annonae), il potere nella Roma imperiale non sospendeva la macchina dello spettacolo; al contrario, la potenziava. La motivazione formale richiamava la sacralità della pax deorum — guai a interrompere i Ludi Ceriales dedicati a Cerere proprio mentre scarseggiava il grano. Ma la sostanza era di un cinismo glaciale: poiché il pane scarseggiava, occorreva raddoppiare lo spettacolo (circenses) per incanalare la rabbia della plebs, addormentarne la coscienza e tenerla lontana dai palazzi del potere.

Secoli dopo, la logica di governo borbonica avrebbe sintetizzato questa stessa strategia nel celebre e disincantato trittico delle "Tre F": Feste, Farina, Forca. Un modello di controllo sociale fondato sulla distrazione di massa per mascherare l'incapacità di risolvere i problemi strutturali.

Oggi, molti primi cittadini agiscono con la medesima attitudine. Di fronte al crollo dei redditi agricoli e alla disperazione dei campi, scelgono di "non turbare la quiete pubblica". Continuano a offrire la versione contemporanea del panem et circenses pur di stendere un velo d'oblio sulle sofferenze reali. Il messaggio implicito inviato ai lavoratori della terra è spietato: "Soffrite pure, ma fatelo in silenzio, senza disturbare il nostro palcoscenico".

La politica della responsabilità

Governare un territorio significa guidarlo nelle sue tempeste, non organizzare feste mentre la nave imbarca acqua. La scelta di Santa Ninfa — sostenuta anche da reti di cittadinanza rurale come l'European Rural Parliament Italy — dimostra che esiste un'alternativa all'anestetico del folklore. Anziché spendere risorse per una passerella di facciata, il comune trapanese ha scelto di promuovere un tavolo di ascolto e confronto politico per portare le istanze dei produttori sui tavoli della Regione e del Governo.

Questa è la differenza sostanziale tra chi allestisce uno spettacolo e chi governa una comunità. La lezione etica che viene dal Belìce è un monito rivolto a tutta la classe politica: il rispetto per il lavoro e la terra non si declama con un bicchiere di vino in mano durante una sagra, ma si dimostra stando al fianco di chi produce quando il lavoro diventa un calvario. Resta da vedere quali e quanti altri sindaci sapranno raccogliere questo esempio e ritrovare la stessa dignità istituzionale.

venerdì 25 settembre 2026

La crisi può attendere la festa paesana NO!!!!

 

Il miraggio della festa e la rabbia dei campi

Mentre le campagne italiane continuano a essere attraversate da una protesta sempre più diffusa e radicale — guidata da agricoltori stretti tra costi di produzione insostenibili, siccità, speculazioni sui prezzi all'origine e burocrazia soffocante — in molti enti locali va in scena una rappresentazione disarmante. Di fronte alla crisi strutturale del comparto primario, la risposta prevalente di taluni sindaci resta tragicamente immutata: luminarie, tagli del nastro, spettacoli e sagre di paese, in oltraggio al prossimo, della serie la crisi può aspettare prima la festa! Taluni poi saranno capaci di finita la festa indossare i panni dell'addolorato e salire sul palco della protesta 

 



C'è un cortocircuito profondo e inaccettabile tra la realtà di chi lavora la terra e la condotta di quegli amministratori che continuano a festeggiare quando non c'è assolutamente nulla da festeggiare. Trasformare la fatica e la sofferenza di un tessuto economico in affanno in una vetrina folkloristica ad uso e consumo della propaganda locale non è promozione del territorio: è una mancanza di rispetto.

L'anestetico del potere: da Roma antica alle "3 F"

Questa ostinazione nell'allestire l'intrattenimento a ogni costo non è una novità, ma un riflesso condizionato che affonda le radici nella gestione del potere politico. Già nella Roma imperiale, durante le fasi più acute di carestia (inopia o caritas annonae), lo Stato si guardava bene dal sospendere i ludi — compresi i Ludi Ceriales dedicati a Cerere, dea del grano. Dietro il paravento della difesa della pax deorum si celava un lucido pragmatismo: quando il pane scarseggiava, lo spettacolo serviva da anestetico sociale per canalizzare la rabbia della plebe, distrarla ed evitarne la rivolta.

È la medesima logica sintetizzata secoli dopo dal regno borbonico con la formula delle "tre F": feste, farina e forca. Un modello di governo che utilizza l'evento di piazza per narcotizzare la comunità, stendendo un velo di irreale serenità sui problemi reali pur di "non turbare la quiete pubblica". Continuare a promuovere brindisi e degustazioni mentre i trattori scendono in strada significa adottare lo stesso schema: chiedere ai lavoratori di soffrire in silenzio per non rovinare l'immagine del paese e il palinsesto dell'amministrazione.

La rottura etica del Sindaco di Santa Ninfa

 
Non si tratta di una rinuncia burocratica, ma di un atto politico di rara statura etica. Santa Ninfa ha dimostrato che la vera autorevolezza non risiede nel riempire una piazza di persone distratte, ma nel coraggio di spegnere i riflettori quando la propria comunità attraversa un momento buio. Scegliere il silenzio — un silenzio attivo, solidale e consapevole — significa rifiutare la narrazione tossica del "va tutto bene" e restituire alle istituzioni la loro funzione più alta: l'ascolto e la condivisione del destino della propria gente.

Come evidenziato anche dall'European Rural Parliament Italy, il gesto del Comune di Santa Ninfa rappresenta una rottura rivoluzionaria. Governare un territorio richiede empatia e responsabilità, non la regia di una sagra perpetua. La gestione della cosa pubblica si misura sulla capacità di stare al fianco del mondo produttivo quando il lavoro diventa un calvario, indicando una strada di dignità che molti altri amministratori dovrebbero avere il coraggio di seguire.