martedì 22 settembre 2026

No... la pensione no!

 

 dott Pieraagelo Piscitiello

Mentre l'Ansa ci ricorda che nel 2029 la pensione sarà a 67 anni e sei mesi, c'è chi in pensione non vuole andarci, neanche con la "forza" 

Vediamo di comprendere perchè. alcune amministrazioni mettono a disposizione un team di esperti  per aiutare a comprendere il disagio e superare il "lutto"

 

Il comportamento di chi, pur avendo maturato i requisiti per il pensionamento,  nella P.A sceglie deliberatamente di rinunciare al congedo lavorativo per continuare a recarsi in ufficio, colloca l'individuo all'interno di un evitamento disfunzionale o patologico del vuoto esistenziale.



1. Dimensioni Sociali e Relazionali

Sul piano sociologico, il lavoro non costituisce soltanto una fonte di sostentamento economico, ma rappresenta l'infrastruttura primaria su cui la società occidentale moderna costruisce il valore dell'individuo.

  • Identità di Status e Valore Sociale: Nella cultura contemporanea   smettere di lavorare viene spesso percepito, inconsciamente o culturalmente, come un declassamento o un passaggio alla condizione di "inattivo". difficilmente da colmare con altri interessi se mai coltivati prima (familiare, tempo libero, viaggi, attività sportiva, culturale, politica ect)

  • La Struttura della Rete Interpersonale: L'ufficio funge da microsistema relazionale primario secondario  e terziario Per costoro,    i colleghi, i superiori ,  i sottoposti costituiscono l'unica vera rete di socializzazione quotidiana. Rinunciare al lavoro significa recidere bruscamente questi legami, esponendosi al rischio di isolamento o ad un profondo impoverimento relazionale, quasi vitale

  • Dinamiche Familiari e Riscrittura dei Ruoli: Il prolungamento della presenza in ufficio  agisce talvolta come "zona cuscinetto" rispetto al rientro permanente nella sfera domestica. La presenza costante a casa può alterare equilibri di coppia consolidati negli anni o far emergere nodi irrisolti (ad esempio la sindrome  di gelosia). L'ufficio diventa uno spazio protetto di autonomia dove mantenere un ruolo definito.

 



2. Dimensioni Psicologiche e Identitarie

Dal punto di vista psicologico e intrapsichico, la scelta di non andare in pensione tocca i nuclei più profondi del Sé, della percezione del tempo e dei meccanismi di difesa dell'Io.

  • Over-identificazione e Lutto Identitario: Quando l'Io della persona è stato per decenni ancorato al ruolo professionale ("Io sono il mio lavoro"), l'idea della pensione scatena un'angoscia identitaria. Senza il titolo, la scrivania, il pc e le mansioni, il soggetto non sa più definire chi è. Il pensionamento viene vissuto non come un meritato riposo, ma come una mutilazione del Sé o un "lutto" che si tenta di evitare non smettendo di lavorare.

 



  • Iper-strutturazione del Tempo e Locus of Control: L'ambiente lavorativo offre una griglia temporale ed emotiva prefissata (orari, scadenze, obiettivi, compiti). Questa cornice solleva l'individuo dalla necessità di auto-organizzare la propria esistenza. La prospettiva del tempo libero indeterminato genera horror vacui (paura del vuoto) e ansia da disorientamento. Mantenersi al lavoro garantisce il mantenimento di un locus of control interno percepito: la sensazione di padroneggiare la propria vita attraverso la routine dell'ufficio
     

3. Inquadramento e Risvolti Psichiatrici

 In ambito psicopatologico e psichiatrico l'incapacità di staccarsi dal lavoro può configurarsi come espressione di quadri clinici specifici.

 Workaholism (Dipendenza dall'ufficio): Riconosciuto come una forma di dipendenza comportamentale (behavioral addiction). Il workaholic non lavora più per piacere o necessità, ma per una compulsione interna incoercibile. In questa cornice, il raggiungimento dell'età pensionabile equivale alla rimozione della "sostanza": la sola idea di non lavorare scatena vere e proprie crisi d'ansia, irrequietezza psicomotoria e sintomi di astinenza emotiva.



  • Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità (TPOCPD): Caratterizzato da  dedizione all'ufficio a scapito delle attività ricreative e delle amicizie, con rigidità, perfezionismo e bisogno assoluto di controllo. Per un soggetto con tratti TPOCPD, interrompere la routine lavorativa rompe lo schema organizzativo che tiene a bada l'angoscia di disorganizzazione interna, già manifestata anche nei fine settimana o nel periodo delle ferie (spesso rinunciano a utilizzare a tutte le ferie)

  • Depressione Mascherata o Sottosoglia: Molti individui utilizzano l'ufficio, come meccanismo di coping per difendersi da sentimenti di vuoto, anedonia o vissuti depressivi latenti. Il lavoro funziona da "antidepressivo esogeno"; togliere la struttura d'ufficio significherebbe far emergere una sintomatologia depressiva profonda finora compensata.

  • Compensazione Narcisistica e Paura del Crollo: In personalità con spiccati tratti narcisistici, il ruolo di potere, la leadership o la centralità in ufficio sono indispensabili per alimentare l'autostima e nascondere sentimenti di fragilità. Accettare la pensione viene vissuto come una ferita narcisistica insostenibile, una resa all'invisibilità che può portare al crollo della stima di sé o a reazioni paranoidi verso chi subentra nel ruolo.
  1. L'Approccio Disfunzionale (Evitamento e Rigidità): Se la rinuncia alla pensione è dettata dalla terrore del vuoto, dall'incapacità di vivere al di fuori dei binari lavorativi o da compulsione, il comportamento rivela un blocco evolutivo. In questi casi, un supporto psicologico mirato facilita la riscoperta del proprio valore al di là della produzione e aiuta l'elaborazione del passaggio ad una nuova fase della vita.Infine il fenomeno è tipico dei luoghi retrogradi , perchè di regola il dipendente sano, fugge dall'ambiente di lavoro il prima possibile per coltivare veri e propri interessi, non certo quelli dell'ufficio.

    Ecco spiegato perchè alcune amministrazioni sane mettono a disposizione un team di esperti  per aiutare a comprendere il disagio e superare il "lutto"