sabato 5 settembre 2026

Da un'iniziativa a un metodo

 Valeriapetix

 L'attenzione crescente delle testate giornalistiche del Centro-Nord verso la Rete Nazionale Borghi GeniusLoci De.Co. segna il definitivo passaggio del format ideato da Nino Sutera da intuizione culturale a paradigma di sviluppo territoriale ad alta efficienza. È la dimostrazione concreta dell'aforisma di Thomas Alva Edison — “Il valore di un'idea sta nel metterla in pratica” — applicato alla governance locale e alla tutela del patrimonio immateriale.

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L'intuizione originaria della Denominazione Comunale (De.Co.), legata alla visione etico-politica di Luigi Veronelli, rischiava   di impantanarsi in iniziative conflittuali  con i Reg Cee o peggio ancora sconfinare nei strumenti del Governo nazionale.  Il lavoro della Rete Nazionale dei Borghi DeCo, ha ribaltato questo paradigma, trasformando un'idea suggestiva in un’architettura metodologica codificata, tracciabile e rigorosa, ma innanzitutto rispettosa delle regole generali.

L'interesse della stampa settentrionale e centrale — territori storicamente caratterizzati da una forte tradizione di economia di distretto e turismo d'esperienza — premia proprio questa capacità esecutiva: la De.Co. cessa di essere un mero "marchio di marketing" per diventare un dispositivo civico di patrimonializzazione.  

 Il risultato è anche da ascrivere  alla  sottoscrizione del   Protocollo d’Intesa tra l’UNPLI e la Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo, un accordo di grande rilievo volto a promuovere, tutelare e valorizzare il patrimonio identitario, culturale ed enogastronomico dei borghi italiani.

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Perché i media  riconoscono il modello

  • Pragmatismo amministrativo: Le comunità locali del  riconoscono nella Rete una metodologia pronta all'uso, capace di offrire un percorso procedurale chiaro per tutelare saperi, ricette, eventi e mestieri tradizionali.

  • Risposta allo spopolamento delle Aree Interne: I borghi alpini e appenninici affrontano sfide identiche a quelle del Mezzogiorno. Il modello GeniusLoci offre uno strumento di sviluppo endogeno che genera attrattività economica partendo dall'autenticità locale.

  • Distinzione tra Tipico e Identitario: I media economico-culturali colgono la demarcazione strategica: mentre le certificazioni europee (DOP, IGP) tutelano la filiera produttiva commerciale, la De.Co. GeniusLoci tutela l'anima culturale e la memoria collettiva della comunità.

Il risalto mediatico consacra la Rete Borghi GeniusLoci come laboratorio di innovazione sociale di rilevanza nazionale. Quando le idee vengono strutturate in processi replicabili e trasparenti, superano i confini geografici di origine e diventano patrimonio condiviso dell'intera Nazione, confermando che la concretezza operativa è la vera misura dell'innovazione istituzionale.

venerdì 4 settembre 2026

Quanto suolo consuma il tuo comune?

 NinoSutera

 Progetto Civico · Indipendente

Quanto suolo
consuma il tuo comune?

Inserisci un territorio e scopri se il cemento cresce per bisogno reale o per spreco: popolazione, copertura artificiale, confronto con comuni simili e impatto ecosistemico . Ma sopratutto condividi i dati con i tuoi amici, i tuoi conoscenti, con la governance politica, economica e sociale del tuo territorio

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Fonti

ISPRA, SNPA e ISTAT

Dati ufficiali sul consumo di suolo prodotti da ISPRA e SNPA, integrati con dati demografici ISTAT per leggere le trasformazioni rispetto alla popolazione.


Cosa misuriamo

Non solo quanto cemento c'è, ma come cambia il territorio.

SuoloData separa due letture complementari: la copertura artificiale già presente e la variazione netta osservata nel periodo più recente disponibile.

I dossier affiancano questi dati alla popolazione, ai confronti territoriali e alla serie storica, evitando di ridurre il fenomeno a un solo numero.

Rendere leggibili le trasformazioni invisibili.

Spesso il consumo di suolo viene percepito solo come 'nuove case'. L'Osservatorio SuoloData nasce per documentare il consumo di suolo logistico, energetico e infrastrutturale, mettendo in luce i paradossi dei territori che si cementificano mentre perdono residenti.





Anteprima report

Una diagnosi chiara del territorio

ISPRA + ISTAT
Cosa potrai verificare

Se il consumo di suolo cresce insieme alla popolazione oppure se il territorio continua a cementificare nonostante il calo demografico.

Consumo di suoloTrend annuale

Variazione della copertura artificiale nel tempo

PopolazioneAndamento residenti

Confronto tra crescita urbana e dinamica demografica

Efficienza territorialeSuolo per abitante

Quanto cemento pesa su ogni residente

Confronto localeProvincia e regione

Il comune viene confrontato con territori simili

 

Piano Nazionale di Ripristino della Natura

 

Indignez-vous!

Tra caldo estremo, alluvioni e territori sempre più fragili, la crisi climatica è già qui. Eppure, mentre il Piano Nazionale di Ripristino della Natura dovrebbe diventare uno degli strumenti centrali di risposta, il Governo tace e ANCI chiede di indebolirne proprio le misure di salvaguardia.

a cura di Jasmine La Morgia  

Il 27 agosto l’Italia ha vissuto un’altra giornata di caldo eccezionale e localmente estremo, nel pieno della quinta ondata di calore di questa estate, un dato strutturale, non l’anomalia di una singola stazione.

Il 26 agosto una violentissima alluvione ha colpito il bacino del Bhote Koshi, in Nepal, causando una strage e devastando abitazioni, infrastrutture, ponti e impianti idroelettrici. Le prime ricostruzioni indicano che l’evento è stato innescato dal collasso di una porzione di ghiacciaio, con una gigantesca valanga di ghiaccio, roccia e detriti. ICIMOD segnala da tempo che perdita di massa glaciale, degradazione del permafrost e instabilità della criosfera stanno aumentando i rischi nell’Himalaya.

La crisi climatica è già qui

Il 22 agosto, a pochi giorni dalla scadenza per la presentazione alla Commissione europea del Piano Nazionale di Ripristino della Natura, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin alla domanda su cosa intenda fare il Governo per prevenire e limitare i danni a famiglie e imprese risponde:

«Purtroppo tutto questo non è risolvibile con un decreto che faccia piovere o che faccia piovere di meno».

Nemmeno una parola sul Piano Nazionale di Ripristino della Natura

Eppure è proprio lo strumento che il suo Ministero sta predisponendo in attuazione del Regolamento europeo 2024/1991 per stabilire come ripristinare ecosistemi terrestri, fluviali, urbani, agricoli, forestali e marini degradati.

Nessuno chiede al Governo un decreto che faccia piovere. Gli si chiede qualcosa di molto più concreto: non rendere ancora più vulnerabili i nostri territori. Fermare l’impermeabilizzazione, proteggere verde e alberi, depavimentare, restituire spazio ai fiumi, ripristinare zone umide, adeguare la pianificazione urbanistica alla realtà climatica che stiamo già vivendo.

Nel percorso di elaborazione del Piano il MASE ha aperto una consultazione pubblica. Ma, a oggi, il report finale non è stato pubblicato, nonostante il cronoprogramma ufficiale ne prevedesse la redazione entro il 10 luglio. Non è disponibile un quadro dei contributi ricevuti, della loro valutazione e del loro eventuale recepimento. Non risultano pubblicate neppure le registrazioni degli incontri con gli stakeholder.

Salviamo il Paesaggio lo denuncia da mesi. Con la campagna #RipristiniamoLaNatura abbiamo raccolto proposte e segnalazioni dai territori e chiesto che associazioni e comitati abbiano un ruolo stabile nell’attuazione e nel monitoraggio del Piano. Chi vive un territorio conosce spesso con precisione le sue fragilità, le aree verdi residue, i corsi d’acqua compromessi, i suoli minacciati da nuove impermeabilizzazioni. Escludere questa conoscenza significa indebolire il Piano prima ancora della sua attuazione.

ISPRA aveva predisposto per gli ecosistemi urbani numerose misure concrete nella bozza di Piano. ANCI, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, ha chiesto di cancellarle o indebolirle, dichiarando di voler evitare “prescrizioni immediatamente operative” e “nuovi vincoli”.

In termini concreti, vengono eliminate le principali misure di salvaguardia: la non riduzione degli spazi verdi urbani e della copertura arborea, la sospensione delle trasformazioni, la tutela dei suoli urbani non artificializzati.

Vengono inoltre cancellate o ridimensionate misure su Piani urbani della natura, strumenti urbanistici, VAS e VIA, regolamenti edilizi, depavimentazione, ricostituzione dei suoli, ripristino delle perdite avvenute dal 2024 e compensazioni.

Il dato complessivo è chiarissimo: delle 19 misure ISPRA esaminate da ANCI, 11 vengono stralciate e le altre 8 modificate o sostituite (vedi infografiche).

Meno obblighi, meno prescrizioni, meno criteri tecnici; più ricognizioni, incentivi, rinvii e ridimensionamento del ruolo dell’ISPRA.

Mentre le città soffocano sotto ondate di calore sempre più violente, chiedere di cancellare la tutela preventiva del poco suolo libero e del verde urbano rimasto è una scelta che consideriamo semplicemente vergognosa.

Il problema delle capacità amministrative dei Comuni esiste. Lo ha ricordato anche Carlo Salvemini, già sindaco di Lecce e per cinque anni delegato nazionale ANCI su energia e rifiuti. Salvemini riconosce come fondato l’allarme sollevato da Paolo Pileri: cancellare le misure ISPRA senza sostituirle rischia di lasciare l’Italia con un Piano ambizioso nelle premesse ma incapace di produrre risultati.

Ha ragione quando chiede risorse, competenze, assistenza tecnica e strutture sovracomunali. Ma tra mettere i Comuni nelle condizioni di applicare il Piano e cancellarne le salvaguardie c’è un abisso.

La mancanza di un agronomo o di un esperto GIS può giustificare la richiesta di supporto. Non può giustificare nuovo consumo di suolo, perdita di verde o riduzione della copertura arborea.

E c’è un altro dato che merita attenzione: le osservazioni di ANCI sono state accolte con grande favore da ANCE, l’associazione dei costruttori, che ha dichiarato pubblicamente di riconoscere nel documento ANCI molte delle proprie proposte