giovedì 30 luglio 2026

Il Sistema IG verso le produzioni artigianali e industriali

 Le prime quattro Indicazioni Geografiche non-agri italiane sono partite verso l’EUIPO. Una notizia storica  

 


  di Mauro Rosati  

Direttore Generale Fondazione Qualivita

 


Il Vetro di Murano, il Merletto di Burano, il Corallo di Torre del Greco e il Cammeo di Torre del Greco hanno ottenuto dal Mimit – sentite le Regioni di appartenenza – la decisione nazionale favorevole alla registrazione come Indicazioni Geografiche Protette per prodotti artigianali e industriali, le cosiddette IG non-agri. Le domande sono state trasmesse ieri all’EUIPO, l’ufficio di Alicante che gestisce la fase unionale della procedura. Sono le prime quattro IG artigianali italiane della storia: quattro nomi che raccontano secoli di saper fare e che meritano ogni tutela. Il traguardo è di quelli che meritano di essere celebrati. E proprio per questo va detto, con altrettanta chiarezza, che il quadro dentro il quale queste quattro denominazioni entrano è, allo stato, un bel pasticcio.

Da un’ottima idea a un compromesso  

Facciamo un passo indietro. L’estensione del modello delle Indicazioni Geografiche oltre il perimetro agroalimentare è una battaglia che il mondo delle IG ha sostenuto per anni. L’idea era semplice e giusta: far viaggiare insieme cibo e artigianato, i due grandi giacimenti dell’identità territoriale europea, e dare finalmente uno strumento di valorizzazione a quella miriade di piccole produzioni artigiane che vivono di reputazione, di mani e di comunità, e che fino a ieri non avevano alcuna difesa giuridica contro le imitazioni.

Con il Regolamento (UE) 2023/2411, applicabile dal 1° dicembre 2025, e con il decreto legislativo 2 aprile 2026, n. 51, in vigore dal 7 maggio, quel sistema è finalmente operativo. Ma lungo il percorso legislativo molte cose sono cambiate, e non in meglio.

In primo luogo, accanto alle produzioni artigianali sono state introdotte anche quelle industriali: un mondo che con l’artigianato ha poco a che vedere e che in larga parte dispone già di strumenti di protezione privata -brevetti, marchi, privative. Un innesto che ha spostato il baricentro dell’intero impianto, trasformando uno strumento di tutela delle comunità produttive in un titolo di proprietà industriale come un altro.

Poi, a Bruxelles, in piena emergenza Covid, gli uffici delle diverse Direzioni Generali coinvolte hanno pensato bene di introdurre nel regolamento l’uso del simbolo IGP: quello giallo e blu con le colline, che da oltre trent’anni identifica agli occhi del consumatore europeo i prodotti agroalimentari e vitivinicoli a denominazione. E qui la domanda sorge spontanea: che cosa c’entra? Perché usare lo stesso segno per sistemi di garanzia costruiti su presupposti completamente diversi?

Due patenti, una sola automobile

Ma passi anche questo. L’aspetto davvero insostenibile è un altro: il regolamento lascia agli Stati membri la facoltà di scegliere tra la certificazione del prodotto da parte di un ente terzo e la semplice autodichiarazione dell’azienda. Nonostante i ripetuti allarmi lanciati dalle associazioni dei Consorzi di tutela, il Mimit ha imboccato la strada dell’autocertificazione, affidando alla stessa DGPI-UIBM il ruolo di autorità di controllo e monitoraggio.

Il risultato è una disparità difficile da giustificare. Le imprese del food e del vino, per esporre quel simbolo, devono sottoporsi ai controlli rigorosi di un organismo di certificazione indipendente, autorizzato e vigilato, e pagarne il costo. Le imprese artigianali e industriali, per esporre lo stesso identico simbolo, devono limitarsi a dichiarare di essere conformi al proprio disciplinare, senza alcun ente terzo e senza alcun onere.

È come dire che io, per guidare l’automobile, devo prendere la patente, superare gli esami e pagare la scuola guida, mentre un’altra persona può guidare la stessa automobile senza patente – e avere esattamente i miei stessi diritti.

Che cosa dirà il consumatore

Sarà curioso capire che cosa ne pensano le associazioni di tutela dei consumatori. Perché il punto, alla fine, è tutto qui: allo stesso bollino di garanzia corrispondono oggi livelli effettivi di garanzia diversi. Il consumatore che al supermercato o in una bottega riconosce quel logo non ha alcuno strumento per sapere se dietro c’è una verifica indipendente o una dichiarazione dell’azienda su se stessa. E un simbolo pubblico che significa due cose diverse a seconda dello scaffale su cui si trova non è un simbolo: è un equivoco istituzionalizzato.

Non voglio usare parole grosse. Se non è una “truffa”, un bel pasticcio lo è di sicuro. E ha due vittime annunciate: il consumatore, a cui viene promessa una garanzia che in un caso su due non è verificata da nessuno; e gli stessi artigiani, ai quali si consegna un titolo strutturalmente più debole, esposto al primo furbo che si autodichiara conforme e ne erode la reputazione.

C’è ancora tempo per correggere il tiro. L’Italia, che sul sistema dei controlli delle IG agroalimentari ha costruito un modello studiato in tutto il mondo, avrebbe tutte le competenze per farlo. Ma la strada imboccata va nella direzione opposta. E vale la pena ricordare da dove viene il successo del Made in Italy. Le nostre piccole imprese non hanno conquistato i mercati internazionali per dimensione, per capacità di spesa o per forza commerciale: ci sono riuscite perché hanno saputo offrire una qualità garantita e verificata, credibile agli occhi di un compratore che sta a diecimila chilometri di distanza e non può venire a controllare di persona. La certificazione di terza parte non è un orpello burocratico: è l’infrastruttura fiduciaria che ha permesso a un piccolo produttore italiano di stare sullo scaffale di Tokyo o di New York accanto ai grandi marchi globali.

Rinunciarvi proprio ora, e proprio per l’artigianato – il comparto più fragile, più frammentato e più esposto all’imitazione – significa spingere il Made in Italy esattamente nella direzione contraria a quella che lo ha reso grande. Con un rischio che nessuna campagna promozionale potrà poi riparare: incrinare la reputazione, che per queste imprese è l’unico vero patrimonio.

 

martedì 28 luglio 2026

l'AGRICOLTURA che non "VOLA"

 

 

  L’ITALIA PERDE TERRA, IMPRESE E LAVORO — DAL 2010 AL 2023 QUASI UN’AZIENDA SU TRE È SPARITA, CERTIFICANO IL FALLIMENTO   DELLA PAC INADEGUATA A FARSI CARICO DELLE REALI ESIGENZE DEL MONDO AGRICOLO. 

  GLI SPOT "L'AGROALIMENTARE ITALIANO VOLA"  VA INTERPRETATO .... VOLA VIA?

 

 

Tra il 2010 e il 2023 l’agricoltura italiana ha subito una contrazione strutturale significativa: diminuiscono il numero di imprese agricole, la superficie agricola utilizzata (SAU), la superficie agricola totale (SAT) e la forza lavoro. Il processo è accompagnato da una trasformazione della struttura produttiva verso aziende più grandi, più professionalizzate e più digitalizzate, ma la modernizzazione non compensa la perdita quantitativa di imprese e occupazione. Il Mezzogiorno mostra segnali di particolare fragilità, con perdite occupazionali e livelli di digitalizzazione e diversificazione molto inferiori alla media nazionale.

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Interpretazione rapida: la contrazione riguarda sia la dimensione numerica (meno aziende e meno occupati) sia la struttura della proprietà (meno aziende esclusivamente proprietarie, minore quota di SAU in proprietà). La modernizzazione (più professionalità, digitalizzazione e lavoro salariato) non è sufficiente a compensare la perdita di massa critica produttiva.

Evidenze territoriali: il Mezzogiorno

  • Perdita di occupati nel Sud: -42,3%.

  • Giornate lavorate nel Sud: -23,6%.

  • Dimensione media aziendale nel Sud: 7,3 ettari.

  • Aziende informatizzate nel Sud: 6,7%.

  • Aziende con attività connesse nel Sud: 2%.

Questi indicatori mostrano come il Sud sia più esposto alla desertificazione produttiva e alla scarsa capacità di diversificare reddito e servizi connessi all’agricoltura.



Analisi qualitativa: cosa sta cambiando nella struttura produttiva

  1. Concentrazione e professionalizzazione: rimangono soprattutto aziende più grandi e con maggiore scolarizzazione del titolare; cresce il lavoro salariato rispetto al lavoro familiare.

  2. Digitalizzazione selettiva: aumento della digitalizzazione nelle aziende che restano, ma con forti divari territoriali (Nord vs Sud).

  3. Riduzione del capitale umano giovane: la quota di giovani imprenditori resta bassa rispetto alla media UE, segnalando problemi di ricambio generazionale.

  4. Proprietà e affitto: diminuisce la quota di SAU in proprietà e il numero di aziende esclusivamente proprietarie, con implicazioni per gli investimenti a lungo termine e per la capacità di accesso al credito.

  5. Irrigazione e resilienza climatica: lieve riduzione della superficie irrigata e della quota di SAU effettivamente irrigata, con impatti sulla resilienza produttiva in condizioni di stress idrico.

Cause strutturali e ostacoli

  • Burocrazia e incertezza normativa: norme complesse e procedure lunghe scoraggiano investimenti e innovazione.

  • Barriere ideologiche e regolatorie: approcci che privilegiano vincoli piuttosto che incentivi all’investimento.

  • Fragilità del mercato del lavoro agricolo: contratti, stagionalità e difficoltà di attrarre lavoro qualificato.

  • Scarsa integrazione tra politiche agricole e politiche territoriali: insufficiente coordinamento tra infrastrutture, servizi, formazione e accesso al credito.

  • Divari territoriali storici: infrastrutture, accesso ai servizi e capitale sociale più deboli nel Mezzogiorno.

Raccomandazioni operative (linee d’azione)

  1. Semplificazione normativa e accelerazione delle pratiche amministrative per investimenti, accesso ai fondi e autorizzazioni ambientali.

  2. Incentivi mirati per la rigenerazione aziendale nel Sud: programmi di start-up agricola, accesso facilitato a terra in affitto, microcredito e incubatori rurali.

  3. Politiche per il ricambio generazionale: incentivi fiscali e finanziari per giovani imprenditori, percorsi di formazione duale agricoltura-impresa.

  4. Promozione delle attività connesse e della diversificazione del reddito: agriturismo, trasformazione, filiere corte e servizi digitali per aumentare la resilienza economica.

  5. Investimenti in infrastrutture idriche e tecnologie di irrigazione efficiente per aumentare la quota di SAU effettivamente irrigata e la resilienza climatica.

  6. Programmi di digitalizzazione diffusa con priorità territoriale (sostegno specifico al Sud) e formazione per l’adozione di tecnologie agricole.

  7. Riforma degli strumenti di accesso alla terra: facilitare contratti di affitto a lungo termine, fondi di investimento pubblico-privati per la ristrutturazione fondiaria.

  8. Misure per il lavoro agricolo: regolarizzazione, formazione professionale e incentivi per trasformare lavoro stagionale in occupazione stabile. Misure per costo zero per le aziende agricole, per gli adempimenti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, previdenza e fiscalità. 

  9.  Misure di sostegno diretto e riconoscimento sociale quali custodi del territorio, alle piccole aziende ( sotto i  5  Ha)

 

 

lunedì 27 luglio 2026

Festival del Gattopardo dal 31 luglio al 2 agosto

 

 

SANTA MARGHERITA DI BELÌCE – Nel cuore della Sicilia   dove la memoria narrativa di Giuseppe Tomasi di Lampedusa vive in ogni scorcio, la letteratura e l'enogastronomia continuano a fondersi in un connubio indissolubile. Negli ultimi quattro anni, infatti, il prestigioso Premio Letterario Internazionale dedicato all'autore del Gattopardo ha vissuto una profonda evoluzione strategica: non più soltanto un celebre simposio accademico e d'élite di risonanza mondiale, ma un motore virtuoso di valorizzazione identitaria in cui la cultura della tavola si è affermata come coprotagonista d'eccellenza.   Un ruolo di primo piano è riservato al patrimonio enogastronomico con l'incontro intitolato "La Cucina del Gattopardo" 

La tavola e la gastronomia non sono semplici sfondi nel capolavoro lampedusiano, ma veri e propri ambasciatori di identità culturale. La cucina descritta nelle pagine del romanzo — celebre per la grandiosità barocca dei suoi timballi di maccheroni, per la delicatezza dei trionfi di gola e la ricchezza dei sapori aristocratici e contadini  

Un percorso innovativo e strutturato, nato dalla visione lungimirante dell’Amministrazione guidata dal Sindaco Gaspare Viola e dall’impegno costante e passionale dell’Assessore alla Cultura e Promozione del Territorio, Deborha Ciaccio. Un'intuizione politica e culturale che ha saputo radicare il patrimonio culinario gattopardiano nel tessuto sociale ed economico locale, culminata nella consacrazione della “Tavola del Gattopardo” ad “Ambasciatrice dell'Identità Territoriale” inserita nell'Atlante Nazionale del Cibo locale a cura della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo.


 

  La magia della letteratura torna a Santa Margherita di Belìce dal 31 luglio al 2 agosto 2026 per la XXI edizione del Festival del Gattopardo e del Premio Letterario Internazionale "Giuseppe Tomasi di Lampedusa". Un appuntamento imperdibile per chi ama la cultura, l'arte e la memoria storica di una Sicilia che continua a incantare il mondo intero.
  
Il talk show vedrà la partecipazione di illustri relatori ed esperti del settore enogastronomico:
Dott. Nino Sutera (Coordinatore Rete Nazionale Borghi GeniusLoci DeCo)
Chef Rosario Seidita (Presidente Unione Regionale Cuochi Siciliani)
Chef Paolo Austero (Delegato Regionale "Euro-Toques Italia" Regione Sicilia)
Chef Giovanni Chianetta (Presidente Ass. Provinciale Cuochi e Pasticceri Agrigento "Salvatore Schifano")
Chef Giovanni Montemaggiore (Presidente Regionale Disciples D'Auguste Escoffier)
Dott.ssa Giusy Messina (Giornalista, socia di Le Donne del Vino Sicilia e Direttrice di siciliadagustare.com)
Chef Lillo De Fraia (Ambasciatore della Pasticceria Siciliana, Cavaliere del lavoro e custode dell'identità territoriale DeCo)
Show Cooking e Degustazioni sul Campo

All'approfondimento teorico farà seguito uno spettacolare Show Cooking dal vivo a cura di affermati maestri della cucina siciliana: Chef Francesco Bonomo, Chef Paolo Austero, Chef Francesco Mauceri (Euro-Toques) e Chef Calogero Abruzzo (Ass. Provinciale Cuochi e Pasticceri Agrigento).
La serata culminerà in una degustazione enogastronomica offerta al pubblico, pensata per far riscoprire dal vivo i profumi, la storia e le materie prime d'eccellenza che rendono la Valle del Belìce e la Sicilia uniche nel panorama mondiale












 

sabato 25 luglio 2026

𝗜𝗹 𝗙𝗲𝘀𝘁𝗶𝘃𝗮𝗹 𝗱𝗲𝗹 𝗚𝗮𝘁𝘁𝗼𝗽𝗮𝗿𝗱𝗼 – 𝗫𝗫𝗜 𝗣𝗿𝗲𝗺𝗶𝗼 𝗟𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗜𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 "𝗚𝗶𝘂𝘀𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗧𝗼𝗺𝗮𝘀𝗶 𝗱𝗶 𝗟𝗮𝗺𝗽𝗲𝗱𝘂𝘀𝗮"

 

𝗦𝗮𝗻𝘁𝗮 𝗠𝗮𝗿𝗴𝗵𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗕𝗲𝗹𝗶̀𝗰𝗲 | 𝟯𝟭 𝗟𝘂𝗴𝗹𝗶𝗼 – 𝟮 𝗔𝗴𝗼𝘀𝘁𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲
La magia della letteratura torna a Santa Margherita di Belìce con la 𝗫𝗫𝗜 𝗲𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗙𝗲𝘀𝘁𝗶𝘃𝗮𝗹 𝗱𝗲𝗹 𝗚𝗮𝘁𝘁𝗼𝗽𝗮𝗿𝗱𝗼, un appuntamento imperdibile per gli amanti della cultura, dell'arte e delle emozioni autentiche.
Nel cuore della Sicilia tra i profumi della nostra terra e l'eredità immortale del romanzo più tradotto del Novecento, 𝗜𝗹 𝗚𝗮𝘁𝘁𝗼𝗽𝗮𝗿𝗱𝗼, si celebra ogni anno l'opera e il pensiero di 𝗚𝗶𝘂𝘀𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗧𝗼𝗺𝗮𝘀𝗶 𝗱𝗶 𝗟𝗮𝗺𝗽𝗲𝗱𝘂𝘀𝗮 con un evento di risonanza internazionale.

La storia  dell'identità territoriale

Nell’ambito del Festival dedicato al capolavoro lampedusiano, una tavola rotonda approfondisce il valore strategico della gastronomia storica, insignita del titolo di Ambasciatrice dell'Identità Territoriale della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo



Santa Margherita di Belìce torna ad accendere i riflettori sul proprio straordinario patrimonio culturale e narrativo. Nel contesto dell'annuale Festival del Gattopardo, la cittadina belicina si riconferma teatro d'eccezione in cui letteratura, memoria e territorio si intrecciano in maniera indissolubile. Tra gli appuntamenti più attesi e di maggiore spessore culturale del programma spicca la tavola rotonda dal titolo “La cucina del Gattopardo”, un momento di riflessione e approfondimento dedicato a una delle componenti più iconiche e identitarie dell'opera e del territorio: la sua tradizione enogastronomica.


L'incontro giunge in un momento di particolare rilievo per la comunità e per gli addetti ai lavori. La Tavola del Gattopardo, infatti, è stata insignita lo scorso anno del prestigioso riconoscimento di “Ambasciatrice dell'Identità Territoriale”. Non si tratta di un semplice premio celebrativo, bensì della consacrazione formale di un modello di valorizzazione che vede nel cibo e nella cultura della tavola un vero e proprio bene immateriale da tutelare, tramandare e promuovere. La gastronomia legata ai luoghi di Giuseppe Tomasi di Lampedusa si afferma così come simbolo e veicolo di un’eredità profonda che affonda le radici nella storia siciliana, trasformandosi in una leva strategica per l'intero comprensorio belicino.

A guidare il pubblico in questo viaggio tra memoria storica, analisi antropologica e prospettive di valorizzazione locale sarà un parterre di assoluto rilievo.  Attraverso i loro interventi, il dibattito offrirà una lettura integrata che spazia dalla ricostruzione delle ricette d'epoca alla tutela delle materie prime tradizionali, evidenziando il ruolo della filiera agroalimentare nella conservazione dell'anima dei luoghi.

Rileggere la cucina del Gattopardo significa addentrarsi in un universo simbolico di rara potenza. Dai leggendari timballi di maccheroni, racchiusi in croste dorate come scrigni rinascimentali, fino alla maestria della pasticceria monumentale nata dall'incontro tra la sapienza dei Monsù e la tradizione dei monasteri di clausura, il cibo nel romanzo lampedusiano non è un semplice contorno, ma un vero e proprio linguaggio. Durante l'incontro si analizzerà come queste preparazioni rappresentino la sintesi di un territorio in cui la biodiversità agricola della Valle del Belìce ha incontrato, nei secoli, l'alta cucina di corte e le consuetudini della civiltà contadina.

In un'epoca in cui la fruizione culturale richiede autenticità e legame con le radici, la riconferma della Tavola del Gattopardo come Ambasciatrice dell'Identità Territoriale traccia una rotta chiara. L'evento di Santa Margherita di Belìce non intende soltanto celebrare il passato, ma fornire strumenti concreti per consolidare l'unione tra produzione agricola, memoria letteraria e accoglienza. Salvare dall'oblio le ricette storiche, promuovere le eccellenze locali e tutelare l'autenticità dei saperi tradizionali rappresenta una sfida fondamentale. La tavola rotonda “La cucina del Gattopardo” si conferma dunque un appuntamento imperdibile per chiunque creda nella forza della memoria e dell'identità come motore irrinunciabile di crescita per la Sicilia.