venerdì 27 marzo 2026

L’olio della zia “Ciccina”

 


Peppino Bivona

Belìce di Mare primavera 2022

 

Un tempo quando non c’erano ne telefoni fissi e meno che mai cellulari, era quasi d’obbligo scambiarsi le visite tra parenti e amici,secondo un calendario  dettato dal buon senso e comunque tale da mantenere saldi i legami con il “parentato”


 

Capitava cosi che nel calendario , quella domenica pomeriggio,era destinata a far visita allo “zu Bastiano e alla di lui moglie zia Francesca ovvero la “za Ciccina”.Quando la stessa idea coinvolgeva altri parenti la casa della zia si riempiva e spesso necessitava occupare la stanza accanto per ospitarli tutti. Curiosamente le donne finivano per posizionarsi a parte dagli uomini  e un po' come i turchi si mostrava una chiara e distinta separazione di genere. Ricordo che la visita non aveva termine se non qualcuno facesse esplicita richiesta alla zia “Ciccina” perche  raccontasse come fece a superare l’annata in quel lontano1934 con mezzo cafiso di olio ovvero poco meno di 6 litri con una famiglia di 6 figli e i genitori. Ora l’uditorio si fece silenzioso e …serio.Lo zio  Bastiano  non perse tempo , la storia aveva un prologo, spettava al vecchio contadino descrivere il contesto ovvero come quell’anno si era presentata l’annata per l’olivo. A detta dello zio Bastiano  non si ricordava a memoria umana  un raccolto cosi scarso. L’inverno precedente non piovve quasi niente, le poche piogge arrivarono a ridosso di San Antonino ovvero intorno all 13 giugno. Dio c’è ne scanzi  e liberi!

 Nella memoria collettiva dei contadini questo santo, pur cosi miracoloso, aveva un suo “tallone di Achille” : Se piove per la tredicina di San ‘Antonino…ne pani ne ogghui, ne vinu! La coltura della vite pur non avendola rilevanza di oggi, fu decimata dalla peronospora; il grano necessitò di parecchie  ribaltamenti mentre era nell’aia ma qualcosa si

ùrecuperò; ma il drammatica pioggia  compromise la quasi totalità della produzione di olive, tutte le avversità si abbatterono in quello stesso anno!Lo zio Bastiano fece una lunga pausa, riprese poco dopo per dire che tutto l’olio che aveva portato a casa era …mezzo cafiso di olio e …non tanto buono!

Ora la parola , come in un duetto, passava alla za Ciccina a cui era affidato l’arduo compito di far bastare il poco olio per l’intera annata!Raccontò dei tanti escamotage per risparmiare, come il versare l’olio nella minestra dalla parte opposta alla luce del lume o falsare i conteggi dei cucchiai di olio, o sostenendo a tavola con i figli e il marito…che aveva versato olio più del dovuto!

Sta di fatto che l’anno trascorse senza che i suoi ragazzi lamentassero la carenza di olio, nessuna contestazione , ne appunti alla qualità dei piatti preparati dalla” za Ciccina”

I presenti, non avevano parole, restarono attoniti , “ Ma questo” disse lu zu Liddu”” è un miracolo,somiglia tantissimo a quello di Gesù quando sfamò la moltitudine dei suoi seguaci con pochi pani e pochi pesci”!

Ebbene qualcosa li accomuna. Nel racconto dei Vangeli il miracolo consiste come è noto nella moltiplicazione di quel poco che c’è, di quello che resta a disposizione degli apostoli  di fronte a migliaia di seguaci rimasti senza cibo( cinque pani e due pesci).La cosa che subito salta alla mente è la nostra attenzione su quello che “manca” e che non sarebbe sufficiente a soddisfare la moltitudine che si attende di essere sfamata. Invece invertiamo la nostra attenzione  verso  quello che abbiamo a disposizione, su quello che rimane, sul resto. Si tratta di un “resto” che non genera afflizione  perché diviene motore di una straordinaria trasformazione.

La nostra cultura occidentale  ha sempre visto la mancanza  come penuria,deficit,scarsità,minorazione,negatività, non ha mai considerato la mancanza  come una forza ,una spinta, una trascendenza! In fondo la potenza del nostro desiderio , nasce perché desideriamo ciò che ci manca!.

Nel miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci appare una eccedenza senza misura che scompagina il normale rapporto stabilito dal regime necessario delle proporzioni. Cinque pani e due pesci non possono sfamare una moltitudine di cinquemila persone riunita  in un luogo quasi desertico, privo di contatti e di soccorsi. E’dunque la fede nel desiderio il miracolo che rende possibile il prodigio e non il prodigio che rende possibile il miracolo. Ciascuno di noi sa per esperienza che quando si attiva la fede nel desiderio,l’impossibile può divenire possibile la vita si espande  e si erotizza, acquista potenza. Al contrario ,senza desiderio essa si rattrappisce ,perde il suo slancio, si contrae e declina. E’ la trascendenza del desiderio  la forza che apre la vita rendendola davvero viva. E’ questa forza che una volta attivata genera una incentivazione ulteriore della propria forza. Lo dice bene Spinoza quando sostiene che la spinta del desiderio tende a conservarsi solo espandendosi!

lunedì 16 marzo 2026

Agricoltura, Alimentazione, e.......

Giuseppe Bivona
Belice di Mare 
estate 2023


                                                        Potevamo“nell’era della tecnica” dipendere da quattro cafoni- gratta- terra, per alimentarci?.Possibile che per assumere la dose quotidiana di vitamina C dovevamo sbucciare l’arancia o rifornirci di Mg dalla comunissima, volgare insalata verde o di fibra dai chicchi di cerali integrali? No ! Non abbiamo tempo da perdere : il tempo è denaro!Oltretutto risultava “sconveniente” sbucciare una arancia o pulire una carota! Meglio sarebbe assumere le comode ,pratiche, funzionali pillole vitaminiche , i confetti all’omega-3 o le fiale per il ferro! Fu così che un nutrito esercito di “intelligenze” , al soldo di consolidati interessi nutri- farmaceutici si misero a lavoro. Analizzando e sezionando gli alimenti “scoprivano” i tocoferoli, gli antociani , gli omega-3 e le tante fitomolecole che la natura aveva sapientemente “nascosto” nel variegato mondo dei vegetali. . Ora ,bisognava snidarli, astrarli dal loro contesto, “copiarne” la formula chimica e riprodurla in laboratorio , confezionarli, distribuirli, pubblicizzarli e… consumarli a più non posso!
Era inevitabile che , anche in agricoltura, i “beni” divenissero oggetto di scambio ovvero tra-s mutassero in “merci” , perdono il loro valore d’”uso” e assunsero il valore di “scambio”. Sarà il mercato la nuova divinità sul cui altare saranno immolate le tantissime vittime sacrificali! L’agricoltura per sua “natura” inizialmente sembra restia ad accettare il nuovo “ordine” : i prodotti alimentari “sfortunatamente” sono deperibili, contengono enzimi che le degradano, marciscono, non sono come la nostra plastica che sfida i secoli! E poi, oggi, il mercato è globalizzato ,le merci si muovono dove l’offerta straripa è corre verso la domanda è più sostenuta . Ecco, che la tecno-scienza accorrere in soccorso, risolvendo uno ad uno i problemi che madre natura , incurante ed ignara del profitto, come fastidiosi bastoni ci aveva messo tra le ruote!
Cosi rendemmo le farine bianche ,bianchissime ,quasi il candore di Biancaneve ,le privammo dell’inutile germi nello e di altre compagnie fastidiose. Ora lo potevamo accatastare e stoccare per anni nei magazzini, pronto all’occorrenza a mutare in una delle tante fantasie da forno del “Mulino Bianco
Più impegnato fu il processo per rendere candido e cristallino lo zucchero dal succo della barbabietola , ma alla fine quel che conta,è la sua comodità ,versatilità, praticità in cucina.
Il più grande riscatto dalla “terra” e dai suoi vincoli naturali, lo compirono le produzioni zootecniche , latte ,carne,uova ,formaggi. I nostri animali domestici divennero macchine di trasformazione, gli alimenti ,unità foraggere e l’economicità una assioma. Dal pascolo naturale e dal fieno gli animali passarono nelle stalle alimentati principalmente con mais e soia con sfarinati e mangimi concentrati e bilanciati ,adatti per ogni fase della loro vita attiva. Un fiume di latte inonda la nostra vita, montagne di formaggi ci sovrastano , la carne intasa i banconi del supermercato mentre il valore commerciale di questi prodotti è sempre più svilito ,i costi di produzione non coprono le spese vive.
Non si salvarono neppure gli oli , le teste “d’uovo” per stabilizzare la frazione debole degli oli ovvero gli acidi grassi insaturi, pensarono bene di “fissarli” , con la idrogenazione li solidificarono, ricavandone la margherita, un alimento che per decenni devastò la nostra salute , in particolare dei bambini.
I succhi , cosi detti di frutta non hanno niente che spartire con la sana viva solare frutta coltivata , eppure il lavaggio del cervello costante ed ossessionante della pubblicità svuota gli scaffali dei supermercati e lascia a imputridire le arance all’albero.
Ora siamo a chiederci : possibile che il vasto fronte dell’agricoltura ,dai sindacati al mondo della ricerca, dai tecnici alla politica ,abbiano potuto subire cosi impunemente queste mal vessazione, senza accennare ad un che minima reazione? Che senso ha avuto per anni mobilitare gli agricoltori e radunarli sotto i palazzi della politica, quando i veri nemici si nascondevano altrove?
E’ ora che gli agricoltori e i loro rappresentanti la smettano di chiedere più soldi alla politica ,la smettano di questuare e prendano coscienza e consapevolezza del ruolo strategico che le produzioni agro-alimentari assolvono nella la nostra alimentazione e per la salute dei consumatori.
Tuttavia, abbiamo bisogno di fare chiarezza, in primis , all’interno del variegato mondo agricolo tra gli stessi produttori così da delimitare uno spartiacque preciso e invalicabile.
Cominciamo col definire i prodotti. Il latte ,le carni o i formaggi provenienti dagli allevamenti della filiera “erba” , della catena corta,a kilometro zero, hanno una “valenza” piena e totale perché soddisfano le esigenze organolettiche, etico- ambientale e salutistico (per la presenza del “CLA” ). Tutto il resto, prodotto e distribuito dal sistema agroindustriale è “spazzatura”: nuoce gravemente alla salute!
Fuori dalla frutta fresca e dagli ortaggi non ci sono “surrogati” commestibili , la salute si mantiene e si difende con la “naturalezza” dei frutti delle verdure e degli ortaggi. Ogni altro prodotto di base,manipolato, sterilizzato, stabilizzato, non ha alcun effetto salutistico ,ma anzi rischia di minare la nostra salute.
Infine arriviamo agli “integratori” alimentari , la gallina dalle uova d’oro ,monopolizzati da precisi interessi para-farmaceutiche . Qui l’inganno diventa beffa : gozzi consumatori vengono turlupinati
quotidianamente ,anziché ricorrere alla frutta e verdura , la sola che mantiene ,vitamine,sali ecc nella forma organica, la sola assimilabile, questi cialtroni ci hanno scambiato per “vegetali” ai quali è possibile assumere calcio, ferro magnesio ecc nella forma inorganica!
I nemici degli agricoltori sono pure nemici della salute dei consumatori ,minano il benessere dei cittadini , usano armi suadenti adatti per ogni fascia di consumatori ,ci allettano con le promozioni o con prezzi stracciati. Aggiungono “esaltatori di sapidità” come se fossimo il cane di Palov Ma chi controlla la qualità “intrinseca” dei prodotti ? Che effetti hanno sul nostro apparato digerente- assimilativo,? E sul fegato? E sul pancreas?
Il futuro prossimo vedrà nascere una nuova alleanza : agricoltura e salute. Siamo tutti mobilitati a cimentarci su questo terreno!!


lunedì 2 marzo 2026

Il vento del "Progresso"

                                         Il vento del "Progresso"

"da un'iniziativa a un metodo,

 storia di un'ideale vincente" 



  


   Il titolo del racconto deriva dall'ubicazione della cantina Progresso  una terrazza naturale che si affaccia sul mar  mediterraneo, dove il vento è un "compagno" inseparabile.  

📑 INDICE

Prefazione

Introduzione – La Sicilia che cambia

PARTE I – IL TERRITORIO E LE SUE FERITE

  1. Menfi prima della svolta
  2. La povertà dignitosa e la subalternità economica
  3. Il capitale sociale nascosto
  4. Il terremoto del Belìce: trauma e rivelazione

PARTE II – I PROTAGONISTI

  1. Danilo Dolci: il seminatore di coscienza
  2. Pellegrino Gullì: il padre fondatore
  3. Filippo Sutera: il modernizzatore
  4. Peppino Bivona: il traghettatore verso il futuro

PARTE III – LA RIVOLUZIONE COOPERATIVA

  1. La nascita della Cantina Progresso
  2. La democrazia delle assemblee
  3. L’acqua del Lago Arancio: la rivoluzione silenziosa
  4. I tecnici agricoli: la scienza che incontra la tradizione
  5. La sinistra e la cooperazione: ideologia che diventa pratica
  6. Gli anni Settanta: modernizzazione e qualità
  7. Gli anni Ottanta: consolidamento e identità

PARTE IV – LA TRANSIZIONE

  1. Peppino Bivona e la scelta della fusione
  2. Settesoli: continuità e trasformazione
  3. Il lascito della Cantina Progresso

PARTE V – EPILOGO

  1. Il futuro che nasce dal basso
  2. Una comunità che ha imparato a scegliere

📖 PREFEZIONE

Questo libro racconta una storia che appartiene a un territorio, ma parla a tutti. È la storia di un popolo che, in un’epoca di povertà e incertezza, ha trovato il coraggio di unirsi per costruire il proprio futuro. È la storia di uomini e donne che hanno trasformato la fragilità in forza, la solitudine in comunità, la terra in dignità.

Non è un romanzo, ma ha la forza narrativa delle storie vere. Non è un saggio accademico, ma ha il rigore dell’analisi sociologica. È un romanzo‑saggio, un ponte tra emozione e comprensione.

📖 INTRODUZIONE – La Sicilia che cambia

Negli anni Cinquanta-Sessanta la Sicilia occidentale era un mosaico di contraddizioni: una terra fertile ma povera, ricca di storia ma priva di infrastrutture, abitata da comunità solidali ma isolate. Menfi era uno dei tanti paesi sospesi tra passato e futuro.

Eppure, proprio in questa periferia dimenticata, nacque una delle più significative esperienze di sviluppo dal basso dell’Italia rurale.

🟦 PARTE I – IL TERRITORIO E LE SUE FERITE

1. Menfi prima della svolta

Menfi era un paese agricolo, costruito attorno alla vite. Ogni famiglia possedeva un piccolo appezzamento, spesso ereditato in frammenti. La terra era tutto: lavoro, identità, destino.

Ma il destino non apparteneva ai contadini. Il prezzo dell’uva lo decidevano i mediatori. Il futuro lo decidevano altri.

2. La povertà dignitosa e la subalternità economica

La povertà non era miseria, ma precarietà. Una precarietà che impediva di progettare, di investire, di immaginare. Era una povertà “dignitosa”, ma pur sempre povertà.

3. Il capitale sociale nascosto

Menfi possedeva un capitale sociale prezioso: reti di parentela, solidarietà di vicinato, senso di appartenenza. Ma mancava un elemento: la capacità di trasformare la solidarietà in progetto.

4. Il terremoto del Belìce: trauma e rivelazione

Il 1968 fu un anno che spezzò tutto. Case crollate, famiglie sfollate, comunità disgregate. Ma fu anche l’anno in cui Menfi capì che la ricostruzione non poteva essere delegata.

Il terremoto fu una ferita, ma anche una rivelazione: se non ci aiutiamo da soli, nessuno lo farà per noi.

🟩 PARTE II – I PROTAGONISTI

5. Danilo Dolci: il seminatore di coscienza

Dolci non portò soluzioni, ma domande. Le sue assemblee erano spazi di ascolto, non di propaganda. Diceva:

“Ciascuno cresce solo se sognato.”

A Menfi, questa frase divenne un seme.

6. Pellegrino Gullì: il padre fondatore

Fu Gullì a pronunciare la frase che cambiò tutto:

“Dobbiamo unirci. Una cantina nostra.”

Non era un politico, non era un intellettuale. Era un uomo di terra che aveva capito che la terra, da sola, non bastava.

7. Filippo Sutera: il modernizzatore

Sutera portò la modernità:  Portò l’idea che il vino non è solo un prodotto, ma un’identità.

8. Peppino Bivona: il traghettatore verso il futuro

Negli anni Ottanta e Novanta, Bivona guidò la cooperativa nella fase più delicata: la transizione verso Settesoli. Capì che l’unità, per essere efficace, deve crescere di scala.

🟥 PARTE III – LA RIVOLUZIONE COOPERATIVA

9. La nascita della Cantina Progresso

La cooperativa nacque tra dubbi, discussioni, speranze. Ogni socio portava con sé una parte di paura e una parte di coraggio.

10. La democrazia delle assemblee

Le assemblee erano il cuore pulsante della cooperativa: luoghi di conflitto, di confronto, di crescita.

11. L’acqua del Lago Arancio: la rivoluzione silenziosa

L’acqua cambiò tutto. Dove c’è acqua, c’è futuro. E dove c’è futuro, c’è coraggio.

12. I tecnici agricoli: la scienza che incontra la tradizione

I tecnici agricoli furono mediatori tra due mondi: la tradizione contadina e la modernità scientifica.

13. La sinistra e la cooperazione: ideologia che diventa pratica

La cooperazione era un laboratorio politico: autogestione, solidarietà, emancipazione.

14. Gli anni Settanta: modernizzazione e qualità

La Cantina Progresso divenne un’impresa moderna. Il vino migliorò, il mercato si aprì, la comunità cambiò.

15. Gli anni Ottanta: consolidamento e identità

La cooperativa consolidò i risultati e costruì un’identità forte.

🟧 PARTE IV – LA TRANSIZIONE

16. Peppino Bivona e la scelta della fusione

La fusione con Settesoli fu una scelta difficile, ma necessaria. Non fu una resa: fu un’evoluzione.

17. Settesoli: continuità e trasformazione

La cooperativa non morì: si trasformò. E portò con sé i valori originari.

18. Il lascito della Cantina Progresso

Il lascito non è solo economico: è culturale, sociale, identitario.

🟦 PARTE V – EPILOGO

19. Il futuro che nasce dal basso

La storia di Menfi dimostra che lo sviluppo non si riceve: si costruisce.

20. Una comunità che ha imparato a scegliere

Il futuro appartiene a chi ha il coraggio di unirsi.