venerdì 30 agosto 2013

GeniusLoci DeCo “Il gusto come identità, il vento come spirito, la terra come memoria”.

 Alessia  Fabbris 



Dall’Audizione Pubblica alla patrimonializzazione della Banca GeniusLoci De.Co. Mentre in tanti rincorrono gli inglesismi, il percorso della Rete Nazionale dei borghi DeCo percorso inedito,  ha il merito di mettere al centro l'anima di un luogo come valore assoluto. Il percorso Borghi GeniusLoci DeCo nasce nel 2013, diffidate dalle imitazioni 


 

Ne parliamo con Nino Sutera, ideologo della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci De.Co.  


Dottor Sutera, partiamo da una provocazione. In un’epoca di crisi finanziarie e algoritmi bancari, voi avete creato la “Banca del GeniusLoci De.Co.”. Ma qui non si parla di euro. Che cosa si deposita nei vostri caveau?

«È proprio così. La nostra Banca non custodisce né oro né valuta corrente: la vera ricchezza dei borghi è un’altra. Il nostro capitale è costituito dal patrimonio materiale e immateriale: una ricetta a rischio di scomparsa, la tecnica di un artigiano, un seme antico che si salva dall’oblio, o una leggenda che i vecchi raccontano ancora in piazza. Il nostro “tasso di interesse” non è una percentuale monetaria, ma il grado di benessere collettivo e la persistenza di un racconto tramandato. Il Genius Loci è l’anima del luogo: se lo perdi, il borgo diventa un guscio vuoto. Luigi Veronelli, ideologo delle De.Co., definì il genius loci come l’intimo e imprescindibile legame fra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva.»

Nel testo parlate di uno “Spread” della Banca GeniusLoci. In che senso?

«Preferisco parlare di “differenziale di valore identitario”. Non è il differenziale di rischio tipico dei mercati, ma la distanza tra un territorio che “consuma” il proprio patrimonio e una comunità che lo “abita” e lo rigenera. Questo differenziale misura il valore aggiunto che nasce dalla capacità di un Comune di trasformare la propria eredità storica e culturale in un bene non replicabile. Mentre lo spread finanziario segnala paura dei mercati, il nostro differenziale segnala la resistenza alla standardizzazione. Più i requisiti sono alti, maggiore è la valutazione di prestigio del territorio.»

Nello Statuto parlate di un cambio di paradigma: dal “tipico” all’“identitario”. Qual è la differenza sostanziale?

«È la nostra battaglia culturale. Il “tipico” è spesso diventato un concetto inflazionato, a volte strumentalizzato da marchi industriali o da produzioni diffuse. L’“identitario”, invece, è ciò che appartiene soltanto a quel luogo: è il risultato di un microclima, di una storia, di una comunità specifica. Un prodotto tipico può essere eccellente ma “senza anima”. Un prodotto De.Co. (Denominazione Comunale) porta con sé il Genius Loci: non vendiamo solo cibo, offriamo un’esperienza multisensoriale in cui la tavola diventa spazio narrativo.»

La struttura della Banca è curiosa: il sindaco è il “presidente” e la Pro Loco la “direzione generale”. Quali sono i loro ruoli nella pratica?

«Il sindaco non dovrebbe essere un mero amministratore, ma il Custode dell’Identità Territoriale: il garante politico della sovranità del borgo. Il presidente della Pro Loco è il motore operativo della comunità: coordina la “tesoreria dei volontari” e organizza l’accoglienza. È il ponte tra istituzione e piazza. Insieme difendono il perimetro dei saperi locali dalle speculazioni commerciali.»

Chi sono i “soci” di questa Banca?

«Tutti coloro che hanno un talento da offrire: agricoltori, artigiani — i nostri “caveau viventi”. Ma ci sono anche soci non residenti: scrittori, giornalisti, cuochi e operatori culturali. Li definiamo “alchimisti” e “narratori”: coniano il linguaggio del Genius Loci, trasformando i depositi di memoria in valore percepibile all’esterno. È un patrimonio di competenze, non di capitali.»

Un punto centrale dello Statuto riguarda i giovani, definiti “sentinelle del futuro”. Come fate a evitare che i borghi diventino musei statici?

«Consideriamo i giovani il nostro “fondo di garanzia sociale”. La Banca sostiene il passaggio generazionale: quando un “vecchio saggio” insegna un’arte a un ragazzo sta facendo un investimento ad alto rendimento sociale. Per questo abbiamo istituito il premio “Radici & Ali” nel contesto del Premio TERR@. Vogliamo che i giovani siano eredi attivi: devono avere radici nella storia e strumenti per tradurre quei saperi nei linguaggi e nelle tecnologie contemporanee. Il borgo non è un museo, è una riserva di energia.»

C’è un articolo che recita: “Il Genius Loci non si vende, si abita”. È un monito contro il turismo di massa?

«Sì. È la nostra “Clausola di Autenticità”. Rifiutiamo ogni operazione che riduca l’identità a folklore commerciale per turisti distratti. Il nostro obiettivo è il “viaggiatore della verità”, chi cerca la storia autentica e la dignità del lavoro. Chi viene nei Borghi GeniusLoci De.Co. deve percepire l’anima del luogo, non comprare souvenir prodotti industrialmente lontano dal territorio.»

Ogni anno pubblicherete un rendiconto: cosa conterrà?

«Non troverete bilanci da banca in senso tradizionale, ma una “mappa del GeniusLoci rigenerato”. Misureremo quanta identità è stata salvata, quanti giovani sono rimasti a lavorare nel territorio, quanto è migliorato il benessere relazionale della comunità. Questo è il dividendo che la nostra Banca distribuisce ogni giorno.»

Come si accede alla Banca? Esiste un codice segreto?

«Dimenticate carte di plastica e applicazioni tecnologiche: il nostro codice d’accesso è analogico. Si compone di tre fattori di autenticazione: lo sguardo reciproco, la stretta di mano e l’abbraccio. È un linguaggio poco “bancario”, ma estremamente sicuro: guardarsi negli occhi è la nostra biometria (se manca sincerità, l’operazione fallisce), la stretta di mano è il patto contadino — vale più di mille firme burocratiche perché mette in gioco l’onore — e l’abbraccio è il sigillo finale: la coesione di una comunità che decide di proteggere un bene collettivo.»


 

Qual è l’obiettivo politico e culturale di questo percorso?

«Puntiamo sul valore istituzionale della fascia tricolore: la De.Co. è un atto politico nelle prerogative del sindaco per valorizzare il patrimonio materiale e immateriale del territorio. È una governance che unisce istituzione e partecipazione, politica e cittadinanza attiva, con il coinvolgimento di cuochi, giornalisti, scrittori, custodi e ambasciatori. È un progetto di comunità più che un’operazione amministrativa.»

In che modo la Banca trasforma ricordi in opportunità concrete?

«Una fotografia ingiallita diventa una storia; una voce registrata diventa un podcast; un ricordo diventa un percorso che attraversa vigne, strade, piazze e case. La memoria diventa materia viva da condividere: un ponte tra chi c’era e chi verrà. È resistenza contro l’omologazione e un invito a guardare il territorio con occhi nuovi.»

 

Perchè è così contrario agli inglesismi, in fondo rappresentano la moda del momento?

Il confronto tra inglesismi e genius loci non è solo linguistico: è culturale, politico e identitario. Parliamo di due visioni opposte  i primi generalisti figli della globalizzazione, i secondi custodi dell’anima pura di un territorio.

Gli inglesismi sono parole o espressioni inglesi, diffusi nel mercato globale,  adottate in altre lingue blockchain, packaging marketing, food, governance,  Food & Digital Marketing , ect). Non sono neutri: portano con sé un modello culturale con caratteristiche  della standardizzazione ,astrazione, egemonia culturale, della velocità e consumo  Esempio:
Dire “food experience in a rural location” è molto diverso da “pane di San Giuseppe del borgo di Villarosa”: il primo vende un format, il secondo racconta una storia.

Non c’è un modello migliore e uno peggiore, i sostenitori degli inglesismi, fanno  bene che continuano a esserlo, i sostenitori del genius loci, non hanno nessuna intenzione di farsi contaminare da approcci non radicati nei territori. Quanto alla moda del momento, veda, tra un pò,  sarà sostituita da una moda più recente, di quella del momento, entrambi però non hanno nulla in comune con usi e costumi consolidati da millenni nei territori rurali.

 

Un’ultima domanda: qual è la forza simbolica della Banca nella Rete Nazionale dei Borghi?

«La Banca del GeniusLoci è un cuore pulsante, un nodo che unisce comunità diverse. Ogni borgo porta un frammento di identità; insieme formiamo un mosaico che racconta l’Italia dei luoghi veri, delle tradizioni vive e delle memorie che non vogliono essere dimenticate. È un atto di comunità: un presente che rispetta le radici e costruisce futuro.»


 


lunedì 26 agosto 2013

L’igiene contro natura



Giuseppe Bivona


La scienza è la nuova religione e il disinfettante la sua acqua santa

ll tratto di strada in salita, dopo numerose curve, ora seguiva un breve rettilineo . Improvvisamente sento la voce di Alice, indicando con il dito :” Fermati , alla tua destra c’è un abbeveratoio!”. Sulle alture dei Nebrodi, non mancano vecchi abbeveratoi alimentati   da sorgive di acqua pura e fresca. Vedere l’acqua che sgorga, rinfrescarsi e dissetarsi per il viandante è  qualcosa di più che una piacevole sensazione, è quasi una emozione.
 Nella parte terminale, opposta dove sgorgava  dell’acqua, una  ragazza era intenta a pulire alcuni piatti e poche pentole, limitandosi ad un sbrigativo  lavaggio grazie all’abbondanza  di acqua  ma , cosa insolita ,senza l’uso di detersivo. Alice la salutò e dalla breve conversazione che intrattenne con lei  comprese che ,assieme  con altri suoi amici, si esercitavano nella scalata di una parete rocciosa.
 Le tende per l’accampamento erano sistemate appena più sopra.
Salimmo in macchina e riprendemmo il viaggio. Ma dovete sapere  che per  Alice l’igiene è una condizione imprendi scibile   dal quotidiano vivere, quasi una pratica religiosa, tanto che qualche sua amica la canzona , prendendola in giro per essere avvezza a pulire anche …... il pulito .Perciò quella scena del lavaggio senza alcun uso di detergente per piatti non le andava proprio giù, cosi dopo pochi minuti scoppiò:
”Vabbè che dobbiamo preservare l’ambiente e mantenerlo incontaminato il più possibile, ma come si toglie l’unto dei piatti senza un minimo di detersivo?.Volendo, ci sono pure in commercio quelli biologici !”
“ Certo” risposi “  magari utilizzare, come facevano le nostre nonne, un po’ di aceto o qualche limone. Tuttavia devi convenire che oggi noi,  a casa ed  in città, esageriamo riversando tonnellate di prodotti  disinfettanti ,detergenti e igenico-sanitari  in ogni  momento  e segmento della nostra vita quotidiana, non riusciamo  più ad immaginare il nostro vissuto privo di “ Profumo di pulito” . Sconfiniamo nel paradosso comico di stare nel bagno   confondendola  con la sala da pranzo per via di certi bagnoschiuma al sentore di albicocca o cocco”.
Alice non si fece attendere e  con un pizzico di stizza:” Bè, meglio questa “ esagerazione” che non il “difetto” che aveva condizionato la salute pubblica delle nostre popolazione fino alla fine dell’ottocento. Le tante e innumerevoli epidemie ricorrenti  nella nostra storia lussureggiavano  nello spesso strato  della sporcizia , nella totale assenza di igiene: Nella Parigi del settecento  i miasmi  derivanti dalle fogne a cielo aperto  caratterizzavano la vita cittadina. Bisogna ammettere che con gli studi e le ricerche portati avanti da Pasteur ,da Koch ed tanti altri , abbiamo chiuso un capitolo della nostra lunga storia costellata e flagellata  da eventi luttuosi ”
. Non ero del tutto d’accordo con le conclusione a cui perveniva Alice ,attesi qualche  minuto  per ordinare le idee e  risposi:”Quando nel 1973 a Napoli  scoppiò una delle periodiche epidemie di colera , a parte una trentina di morti  , l’economia ittica ne risultò devastata. I TG e i reportage televisivi dell’epoca trasmettevano  in continuazione  le immagini  di un pescatore  napoletano  che nel disperato tentativo di dimostrare  l’inesistenza del contagio del vibrione, deglutiva cozze e patelle vive dinanzi alle telecamere. Una performance divenuta  negli anni successivi , quasi  paradigmatica dell’incultura popolare sulle questioni epidemiologiche” 
 “Di fatto”  intervenne  Alice”  la Rai poteva risparmiarsi , in una situazione drammatica, un simile spettacolo!”
“Ma tu non sai” continuai  “ che quella grottesca  esibizione sperimentale  dell’anonimo pescatore partenopeo , aveva un assai più illustre e spettacolare precedente.
Nel 1892 il celebre  medico e chimico bavarese Max von Pettenkofer chiese a Robert Koch , che dieci anni prima  aveva isolato  il bacillo del colera, di inviargli un campione  delle  sue colture vibrionali. Koch glielo inviò . Dopo qualche giorno la risposta: “Il dottor Pettenkofer  offre al dottor professor Koch i propri rallegramenti  e lo ringrazia per la fiala contenente  i cosi detti vibrioni del colera , che egli è stato  cosi gentile  da inviargli. Il dottor Pettenkofer ne ha bevuto l’intero contenuto ed è lieto di informare il dottor professor Koch che egli permane  nella consueta ottima salute”
Alice  rimase un po’ perplessa,  di certo doveva esserci qualche  ragione che ne aveva impedito il contagio, per esempio l’eccessiva acidità  dello stomaco del medico bavarese.
“Pettenkofer” continuai “ si poneva all’epoca, su una prospettiva epidemiologica del tutto differente , se non opposta  rispetto a quella di Koch sostenitore della  teoria dei germi  ossia  come la causa diretta  delle  molte malattie l’azione  dei microrganismi, restringendo  dunque  l’indagine eziologica sulle patologie  ad un “attacco all’organismo” da parte di  agenti esterni  e rifiutando  ogni valutazione differente , tanto rispetto al possibile influsso  di altri fattori , quanto  rispetto all’effettivo ruolo  svolto  dai  cosiddetti “ agenti patogeni” nello scenario epidemico”  .
Alice  sembrava sorridere alle mie argomentazioni , ma era curiosa di sapere dove andassi  alla fine a parare.
“ Veniva  cosi dato per scontato  l’esistenza  di un organo sano , in salute  che viene attaccato  da un nemico che ne compromette  il regolare funzionamento . Un nemico contro il quale  occorre  difendersi , lottare, alla stregua di invasori barbarici  che assaltano una cittadella incustodita. Questa  concezione della malattia , tipica della medicina occidentale , nasce con Pasteur  il quale osserva  al microscopio  che gli organi o i tessuti malati sono colonizzati da batteri, ma fa un grandissimo errore : scambia la causa con l’effetto!”
 Alice ora si fece seria. “ Ma allora gli antibiotici , le vaccinazioni   sono colossali prese in giro?”
“  Ebbene si,  per tenere in piedi questo teatrino    che  ha arrecato ed  arreca  infiniti vantaggi economici ad una ristretta consorteria di cialtroni, bisognava  colpevolizzare virus e batteri  . Non abbiamo  chiaro ancora il ruolo dei batteri nel nostro organismo , ma siamo certi che il “ terreno “ in cui si muovono   è determinante , ancora di più la sua correlazione  con  il nostro sistema immunitario.”
“ Ma sappiamo che   esistono  batteri buoni  e quelli cattivi contro cui   attiviamo tutti i mezzi igienici- sanitari  non ultimo l’uso degli antibiotici , compresa la penicillina che ha salvato milioni di vite umane”,disse un po’ nervosa Alice.
 “Certo,  che ad una  distratta osservazione  saremmo indotti  a validare le tue considerazioni ,ma la problematica dei batteri è molto più complessa e complicata . Già Pasteur negli ultimi anni della sua vita  affermava che il “ germe” è ben misera cosa a fronte del “terreno”  ovvero il “ contesto “ in cui si sviluppa. Cosi  esporre un batterio, che ha vissuto in condizioni di anaerobiosi a contatto con un terreno ricco di ossigeno  , trasforma completamente la sua funzione! Nei prossimi anni , sono certo che  avremo la piena e totale consapevolezza  del ruolo assolto dai “germi” e le nostre convinzioni sull’” igiene” saranno rivoluzionate. La valenza endogena  avrà   una dirompenza  determinante ,ovvero saremo più  meticolosi  e attenti nell’assunzione degli alimenti    e meno  puntigliosi e civettuoli  sull’uso di creme da spalmare sul corpo.”
Alice rise “ perché rinunziare ad essere belli e sani?”

   

   



domenica 11 agosto 2013

Miss italia, ambasciatrice a furor di popolo

 

Mentre infuriano le polemiche su uno dei concorsi che più piacciono alle famiglie medie italiane, a  Porto Palo di Menfi,  la sua Città,   Miss Italia Giusy Buscemi, diventa Ambasciatrice dell'identità territoriale  del percorso dei Borghi DeCo 

 

 

 “Sono molto orgogliosa - ha esclamato la Miss Italia 2012 Giusy Buscemi - per il riconoscimento ricevuto. Peraltro fin dalla mia elezione a Miss Italia mi sono mostrata disponibilissima a promuovere tutte le potenzialità del nostro territorio. E continuerò a farlo con tutte le mie energie”.
                                                
   Alla serata hanno preso parte il Sindaco della Città di Menfi Enzo Lotà,  Giuseppe Bivona Presidente della Lurss Onlus, Roberta Urso responsabile delle pubbliche relazioni delle Cantine Settesoli,  tante immagini e ottima musica, una bella serata condotta da Lilian d’Anna, e chiaramente  Miss Italia.  Prima del  brindisi finale     la consegna del   riconoscimento  da parte del Presidente della Libera Università Rurale, Giuseppe Bivona, e  del gioiello "SICILIA" di Marilena Barbera
Le parole di chi  aveva commentato l’esclusione di Miss Italia dal palinsesto Rai come una scelta “moderna e civile”, mal si conciliano con il pensiero di un territorio vivo e orgoglioso, oltre che  non hanno  trovato il consenso di Giusy Buscemi, che difende a spada tratta il concorso organizzato e curato da Patrizia Mirigliani.
Intervistata da Redattore Sociale, Miss Italia ha respinto le accuse che tacciano la competizione di bellezza di esaltazione eccessiva del corpo femminile, presentato come oggetto. “Il concorso è cambiato col tempo – ha dichiarato -. In esso non c’è proprio niente di spinto, anzi è una gara molto casta e tradizionalista”.
“La fisicità – continua Giusy – è un elemento di bellezza e non c’è niente di male nell’esibirla. Una delle parole chiave dell’Italia è “bellezza”, da quella delle opere d’arte a quella della natura. Anche la bellezza femminile fa parte di questo concetto. Non ci vedo niente di incoerente in tutto questo. Le belle donne fanno parte del patrimonio del nostro Paese”.
“È da sfatare il mito secondo cui l’esibizione della bellezza porta a considerare la donna come un oggetto – conclude -, l’importante è non arrivare all’esagerazione”.
Il riconoscimento “Ambasciatore dellʼidentità territoriale” rappresenta uno degli steps del percorso di Borghi  De.Co. Un percorso condiviso e da condividere con il territorio, che molte amministrazioni lungimiranti stanno percorrendo.
Ci sono luoghi in cui il genius loci è associato ad un monumento, ad un personaggio. Tuttavia le persone “respirano” il genius loci di un luogo, di un ambiente, quando ne hanno piena coscienza. Ognuno di noi è attaccato ad un luogo d'infanzia, ad un ricordo, ad un affetto, a un dolce, ad un piatto. Ecco per noi il percorso significa anche recuperare l’identità di un luogo, attraverso le prelibatezze dei luoghi, afferma Nino Sutera, si tratta  di un sistema che vuole difendere il locale rispetto al fenomeno della globalizzazione, la quale tende ad omogeneizzare prodotti e sapori.
Questa mentre  la motivazione del riconoscimento  a Giusy Buscemi Miss Italia 2012,” interpreta  una identità riconosciuta, una bellezza straordinariamente condivisa,  in un territorio ricco di storia, tradizioni, risorse ambientali, di giacimenti enogastronomici”.  Menfi, già Inycon, la sua Città, ha così voluto attribuirgli il riconoscimento di   “AMBASCIATRICE DELL’IDENTITA’ TERRITORIALE”








sabato 3 agosto 2013

Miss Italia AMBASCIATRICE DELL’IDENTITA’ TERRITORIALE


             Porto Palo di Menfi, ospiterà domenica 4 Agosto  la serata in onore di Miss Italia 2012 Giusy Buscemi all’interno delle manifestazioni estive organizzate dal l’Amministrazione comunale di Menfi.

Giusy Buscemi Miss Italia 2012, interpreta una identità riconosciuta, una bellezza straordinariamente condivisa, in un territorio ricco di storia, tradizioni, risorse ambientali e di giacimenti enogastronomici. Menfi, già Inycon, la sua Città, ha così voluto attribuirgli il riconoscimento di “AMBASCIATRICE DELL’IDENTITA’ TERRITORIALE”


Il riconoscimento “Ambasciatore dell’identità territoriale” rappresenta uno degli steps del percorso  per la De.Co  , elaborato dalla Libera Università Rurale Saper&Sapor Onlus, presentato al Poster Session del Forum Pa 2013 che si è svolto presso il palazzo dei congressi di Roma.
Attraverso la De.Co. Denominazione Comunale il "prodotto" del territorio acquista una sua identità”. Le De.Co rappresentano uno strumento di marketing e di sviluppo del territorio e devono spingere ad invogliare i consumatori ad apprezzare i prodotti del territorio nel territorio stesso d'origine. E' ovviamente una presa di coscienza che, coinvolge aspetti come Territorio, Tradizioni, Tipicità, Tracciabilità e Trasparenza, in una sola parola CULTURA.


Giusy, va ad aggiungersi a Gaetano Basile e Bonetta Dell’Oglio già insignite del riconoscimento.