Alessandra De Santis
Intervista a Nino Sutera Coordinatore Nazionale della Rete dei Borghi GeniusLoci DeCo
Questa intervista ricostruisce, la genesi, i principi e il percorso operativo dei Borghi GeniusLoci De.Co., così come delineati da Nino Sutera. L’obiettivo è chiarire perché la De.Co. non è un marchio commerciale, ne uno strumento di tutela, ma un atto politico‑culturale volto a censire, salvaguardare e valorizzare il patrimonio materiale e immateriale delle comunità locali.
Origini e significato della De.Co.
Può spiegare, in termini semplici, che cos’è la De.Co. nella visione della Rete Borghi GeniusLoci?
Le DeCo nascono per opera di Veronelli, un atto politico e culturale che il Sindaco compie insieme alla comunità per riconoscere e restituire valore al patrimonio locale. Non è una certificazione commerciale come DOP o IGP né un’etichetta di marketing territoriale. È l’identificazione di un elemento — una ricetta, un sapere artigiano, un evento storico — che rappresenta l’identità di una collettività.
Perché questa distinzione è così importante?
Perché la De.Co. deve preservare l’autenticità e la memoria collettiva. Se la trasformiamo in un semplice marchio commerciale perdiamo la sua funzione originaria: costruire comunità, proteggere saperi e progettare il futuro partendo dalla storia locale.
Il Percorso Operativo Certificato
Avete sviluppato un percorso operativo per evitare derive mercatistiche. Di cosa si tratta?
In giro, ci sono tanti modelli, alcuni che sconfinano nei marchi di tutela, altri che vorrebbero occupare lo spazio dei PAT, altri ancora puramente inventate, tutti insieme hanno reso le DeCo banali, inutili e controproducenti, oltre che conflittuali rispetto alle regole generali. Abbiamo codificato(il primo in Italia) un Percorso Operativo Certificato che garantisce che la De.Co. sia il risultato di un processo democratico, scientificamente fondato e socialmente partecipato. Questo percorso verifica la legittimità del riconoscimento confrontando i documenti comunali con norme europee, giurisprudenza e buone pratiche. Se emergono anomalie, lo strumento consente di adeguare la De.Co. con semplici accorgimenti, a buone prassi consolidate e mai conflittuali rispetto alle norme in materia
Quante tappe prevede il percorso e chi vi partecipa?
Il format (registrato) si sviluppa in 12 tappe codificate che coinvolgono l’intera comunità: amministrazione, cittadini, esperti e stakeholder locali. È un percorso guidato che punta alla partecipazione reale e alla trasparenza.
Politica, governance e ruolo del Sindaco
Qual è il ruolo politico della De.Co. e perché spetta al Sindaco attivarla?
La De.Co. è un atto politico nelle prerogative del Sindaco che afferma il primato della comunità sul proprio territorio. Richiede conoscenza del passato, analisi rigorosa del presente e progettualità per il futuro. È una scelta amministrativa lungimirante che non può essere delegata a logiche di marketing esterne.
I cinque pilastri del modello
Quali sono i pilastri che rendono innovativo il vostro modello?
Il modello si fonda su cinque pilastri relazionali: Territorio, Tradizione, Tipicità, Tracciabilità e Trasparenza. Questi elementi mirano a contrastare l’omologazione e a valorizzare il saper fare umano. Puntiamo all’originalità culturale, alla naturalità delle produzioni, all’identità riconoscibile e alla specificità che rende unico un elemento.
Come si conciliano questi pilastri con la promozione turistica?
Se ben gestita, la De.Co. diventa un’attrazione per il turismo enogastronomico di qualità. Non si tratta di vendere un prodotto, ma di raccontare una comunità. I cosiddetti foodies cercano esperienze autentiche: la tavola diventa il luogo dove si esprime il genius loci, il legame tra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva.
Requisiti, esclusività e sostenibilità
Quali requisiti sono necessari per entrare nel circuito Borghi GeniusLoci De.Co.?
L’adesione è ancorata a requisiti rigorosi e non negoziabili: storicità comprovata, unicità dell’elemento, interesse collettivo diffuso e una filosofia d’azione orientata alla burocrazia zero. Il percorso non è aperto a tutti: non tutte le comunità possiedono la memoria storica, gli elementi unici o la governance necessaria.
Come rispondete alle critiche che vedono la De.Co. come esclusiva o elitaria?
Non è esclusione per snobismo ma tutela dell’autenticità. Se aprissimo il circuito a chiunque, perderemmo valore e credibilità. Meglio pochi ma veri che molte etichette vuote.
Conclusione e prospettive
Qual è il messaggio finale che vuole lasciare ai Sindaci e alle comunità?
La vera sfida per i comuni è difendere la propria identità in un mondo che tende all’omologazione. La De.Co. è uno strumento istituzionale per trasformare memoria collettiva in progetto di futuro. Non è marketing, è politica culturale. Se una comunità ha storia, unicità e volontà di partecipare, la De.Co. può diventare il motore di uno sviluppo sostenibile e rispettoso delle proprie radici.
Un ultimo invito pratico?
Valutate la vostra memoria storica, coinvolgete la comunità, e se avete gli elementi richiesti, scegliete la strada della De.Co. con responsabilità e rigore. Non è per tutti, ma può essere decisiva per chi vuole davvero valorizzare il proprio genius loci.
Molti comuni lo stanno già facendo







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