NinoSutera
Il 90% della superficie andata a fuoco, una volta era coltivata, (ortaggi,
vigneti ect) oggi non lo è più, per una serie di motivi. Non si è bruciato un appezzamento isolato, ma un'area vastissima. Allora che fare,
aspettare il prossimo incendio il prossimo anno? Oppure tentare di costruire
una soluzione sostenibile?
Questa
proposta nasce da una consapevolezza semplice ma profonda: la terra
abbandonata non è mai neutrale. O torna a vivere, oppure diventa un rischio
per tutti.
“TerreVive”
è un invito – prima ancora che un progetto – rivolto alla comunità: ai
proprietari, agli agricoltori, ai giovani, alle associazioni. È l’idea che il
territorio non sia una somma di proprietà isolate, ma un patrimonio condiviso
di responsabilità.
Immaginiamo
un sistema in cui i terreni non utilizzati possano essere messi temporaneamente
a disposizione di chi vuole coltivarli: giovani che cercano una prima occasione,
agricoltori che vogliono ampliare la propria attività, realtà sociali che
vedono nella terra uno strumento di inclusione. Non si tratta di togliere nulla
a nessuno, ma di restituire valore a ciò che oggi è fermo.
“TerreVive”
può anche diventare uno spazio di sperimentazione: colture tradizionali che
tornano, varietà locali recuperate, pratiche agricole sostenibili. Un modo per
riannodare il filo tra memoria e futuro, tra sapere contadino e innovazione.
Ma
soprattutto, questa proposta rimette al centro un principio spesso dimenticato:
la terra non è solo un bene privato, è anche un bene che incide sulla
sicurezza e sul benessere collettivo. Quando è curata, protegge. Quando è
abbandonata, espone.
Per questo
motivo, il percorso che si propone al Consiglio Comunale non è immediatamente
regolatorio, ma aperto e progressivo. Un primo passo potrebbe essere
l’ascolto: coinvolgere i proprietari, comprendere le ragioni dell’abbandono,
raccogliere disponibilità. Poi, costruire strumenti semplici, volontari,
accessibili. Infine, valutare eventuali forme più strutturate, sempre nel
rispetto dei diritti ma anche nell’interesse della comunità.
Se scegliamo
di prendercene cura, la terra risponderà. Sempre.

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