venerdì 21 luglio 2023

Chicco di Sole

 

 

Chicco di Sole

 

 

Peppino Bivona,  profondo conoscitore delle tematiche legate al territorio, all’identità, alla storia, dalla cultura locale all’alimentazione, ci consegna un’altra opera straordinaria, “Chicco di Sole”con la prefazione di  Giuseppe Barbera, l’introduzione di. Nicola Cacioppo, e la postfazione di Nino Sutera. 

 Nessuna coltura come il grano ha segnato così profondamente la storia dell’alimentazione in tutto il bacino del nel nostro mediterraneo. Questo cereale ha inciso fortemente sulle vicende storiche della nostra civiltà, con i suoi risvolti economici, politici e sociali.

 Da secoli il grano caratterizza lo scenario del paesaggio agrario meridionale, dal latifondo al feudo: estensioni sconfinate,quasi una monotonia dominata della sola monocoltura cere agricola: luoghi spogli caratterizzati dalla totale assenza di un albero o di una casa.

Ma perché questa coltura ebbe ed ha,tanto successo? Quali caratteristiche peculiari ne hanno assegnato un primato merceologico e mercantile? Cos’ha di strategico questo “chicco” di grano?



Abbiamo immaginato, sostiene Peppino Bivona,  di proporvi un viaggio per una destinazione incerta,approssimata, senza una precisa meta, come si conviene ad un curioso viandante, un percorso in compagnia del chicco di frumento,scegliendo i camminati occasionalmente, giorno dopo giorno attraverso la mitologia, la storia, la tecnica, raccontarvi le complesse e complicate vicende che hanno accompagnato il mondo agricolo nel suo rapporto con questa strana “merce”: il grano. Si,davvero“strana” per la sua doppia natura: di merce e mezzo di produzione!

Ma ancora più strana e curiosa è la sua origine: pensate, non esiste allo stato selvatico, il grano non ha un “antenato” cosi come c’è l’ha il pomodoro, o la patata. Questo “accidente” botanico, ha stimolato la fantasia di scrittori come Mauro Biglino,  che lo vorrebbero un singolare dono degli “extraterrestri”.

 In verità la nascita del moderno grano si deve ad un paio di incidenti genetici, avvenuti in tempi diversi, a causa del mancato sdoppiamento de corredo cromosomico all’interno delle cellule germinali. Poi il lento processo di addomesticamento iniziato già12.000 anni fa,ha caratterizzato la nascita dell’agricoltura. Lo troviamo diffuso in quasi tutto il mondo e assieme ai riso e ai mais costituisce la base dell’alimentazione per la nostra umanità.

Il nostro intento è aprire delle finestre, offrirvi una narrazione libera e originale con una visione aperta,articolata sulle tematiche relative al grano e ai suoi prodotti derivati, alle vicissitudini umane ad esso legate, in una esposizione dinamica priva di rigidi, noiosi, schemi didattici.


Quali sono i “grani antichi"
Per convenzione, si definiscono “antichi” qualunque varietà di frumento a taglia alta (non nanizzato) e che non sia stato modificato in termini di composizione del glutine.
Sono grani antichi sia le specie definite ANCESTRALI del frumento tenero e duro, sia le varietà di frumento tenero e duro selezionate prima degli anni 50’-60’ (PRE-RIVOLUZIONE VERDE).
Sono questi grani che fanno parte della vera dieta mediterranea. Dove un tempo, sulle tavole, vi erano legumi (come i fagioli), con cereali in chicco. E il grano veniva consumato trasformato in pane lievitato con pasta madre.
Era la fine degli anni ’60 quando nacque il grano Creso, il padre dei grani moderni, registrato poi nel 1974. Si passò quindi da una taglia di 140 e 160 cm (prima del Creso) ad una taglia più bassa (70-80 cm). Questa tecnica di miglioramento genetico aveva l’obiettivo di offrire una maggiore resistenza all'allettamento.
Tra i grani antichi troviamo Verna, Inallettabile, Gentil Rosso, Frassineto (frumenti teneri). (Senatore) Cappelli, Tumminia, Russello, Perciasacchi, tra i frumenti duri. Ce ne sono comunque tantissimi altri.
Poiché c’è sempre tanta disinformazione (a fronte di ignoranza purtroppo) una precisazione sul Cappelli. È precedente al Creso e non è stato irradiato. Quindi non è nanizzato, come potete osservare dall’immagine e se visitaste un campo di coltivazione di agricoltori custodi.
Come molti altri grani antichi il (Senatore) Cappelli è stato ottenuto a mezzo selezione (1915). Deriva dalla varietà nordafricana Jean Retifah, a mezzo SELEZIONE e non a mezzo ibridazione (come si trova erroneamente in alcuni siti non attendibili).
Anche se più giovane della bisnonna di qualcuno, questa varietà di grano è pur sempre una vecchia varietà di grano. Ed in letteratura scientifica ci sono molti studi sui benefici per la salute. Come del resto per i vari grani antichi.
Una differenza nutrizionale tra antichi e moderni è il tipo di glutine, ovvero l’indice di glutine. Che, attenzione, non è la quantità di glutine.
Le vecchie varietà di grano hanno un indice di glutine più basso rispetto alle moderne. Questo dipende in particolare dalla composizione delle proteine di riserva (che daranno origine al glutine). Tant’è vero che i grani antichi possono essere consumati anche in caso di sensibilità al glutine non celiaca.
Queste vecchie varietà di grano sono generalmente coltivate in modo biologico (anche senza certificazione) e richiedono meno risorse (a partire da quelle idriche) e meno (o nulla) prodotti di sintesi. Senza considerare la maggiore biodiversità.

Peppino Bivona di Menfi, Agronomo Giornalista è attualmente Presidente della Libera Università Rurale dei Ssaperi& dei Sapori Onlus, che proprio quest’anno celebra i primi dieci anni di vita. Nel corso degli anni e delle esperienze, il concetto di European Rural University si è addensato e arricchito, come si accompagna un mondo rurale in profonda trasformazione. Infatti, le aree rurali sono diventate multifunzionali per la loro potenzialità e rappresentano la posizione strategica delle politiche di sviluppo locale. L'Università rurale unisce tutte le forze nelle zone rurali, persone ed istituzioni socio-economiche, in un unicum innovativo nel preservare le tradizioni locali, in cui è in grado di raccogliere tutte le logiche di azione, della formazione, della ricerca, della capitalizzazione delle esperienze, in quanto consente di individuare, confrontare e analizzare le iniziative locali dello sviluppo. Sono conosciute come università rurali ed il loro impianto è in auge in tutta Europa. La loro origine risale alla metà dell’Ottocento negli Stati Uniti, dove la creazione di immensi campus pluridisciplinari obbligò ad allontanare sempre di più l’università dai nuclei urbani. In Europa la prima Università rurale è nata in Francia, nel 1975. La prima Università rurale, organizzata in sessioni regionali, diventa un esperimento nazionale nel 1983. Il gruppo Northern Ireland (Irlanda del Nord) ha finanziato la creazione di una "università rurale" incentrata sui bisogni concreti dell'economia delle zone rurali dell'Irlanda del Nord. In questo contesto che si inserisce la mission e la vision della lurss che   ha plasmato il necessario dialogo fra “la conoscenza dell’imparato” e “la conoscenza delle esperienze”, tra teoria e prassi.

 

                                      

 

 

 

 

martedì 11 luglio 2023

Glifosate. L’EFSA si pronuncia: nessuna area di preoccupazione critica

 


Gianna Bozzali

L’impatto su salute e ambiente del glifosate non desta “preoccupazioni critiche”. È quanto emerso dallo studio d’impatto dell’Efsa, l’Autorità europea sulla sicurezza alimentare, che ha presentato in questi giorni la propria analisi. Un’analisi propedeutica, lo ricordiamo, alla decisione sull’estensione dell’autorizzazione d’impiego del noto diserbante non selettivo il cui impiego in Europa è sottoposto a una severa regolamentazione e la cui scadenza è stata prorogata al 15 dicembre 2023. Nella sua revisione paritetica della valutazione del rischio del glifosate come sostanza attiva, l’EFSA non ha individuato dunque alcuna area di preoccupazione critica in relazione al rischio che esso comporta per l’uomo, gli animali o l’ambiente.



Nel 2022 l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha effettuato una valutazione dei pericoli posti dal glifosate in seguito alla quale aveva concluso che esso non soddisfacesse i criteri scientifici per essere classificato come sostanza cancerogena, mutagena o nefrotossica. Restano però alcune questioni che non è stato possibile risolvere in via definitiva o questioni rimaste in sospeso. Tra le questioni che non è stato possibile risolvere in via definitiva rientrano la valutazione di una delle impurità presenti nel glifosate, la valutazione del rischio alimentare per i consumatori e la valutazione dei rischi per le piante acquatiche.

Tra le questioni rimaste in sospeso vi sono, tra l’altro, la mancanza di informazioni sulla tossicità di uno dei componenti della formulazione di pesticidi a base di glifosate presentata ai fini della valutazione, informazioni che sono necessarie per portare a termine la valutazione del rischio relativo alla formulazione per gli usi rappresentativi. Per questa formulazione non sono emerse indicazioni di tossicità acuta e genotossicità.

Per quanto riguarda la biodiversità, gli esperti hanno riconosciuto che i rischi associati agli usi rappresentativi del glifosato sono complessi e dipendono da molteplici fattori. Nel complesso, le informazioni disponibili non consentono di trarre conclusioni definitive su questo aspetto della valutazione del rischio e i gestori del rischio possono prendere in considerazione misure di mitigazione.  Per quanto riguarda l'ecotossicologia, il pacchetto di dati ha consentito un approccio conservativo alla valutazione del rischio, che ha identificato un rischio elevato a lungo termine per i mammiferi in 12 dei 23 usi proposti del glifosate.

Che cos’è il glifosate

Il glifosate è uno degli erbicidi più usati al mondo e rappresenta circa il 25% del mercato globale di questi prodotti. È utilizzato principalmente in agricoltura per combattere le erbe infestanti che contendono alle colture spazio, acqua, sostanze nutritive e luce del sole. È definito diserbante ad "ampio spettro" perché è efficace contro tutti i tipi di infestanti ed è sempre utilizzato in formulati contenenti altre sostanze chimiche.

A differenza di altri prodotti, il glifosate è assorbito attraverso le foglie e poi trasportato nelle altre parti della pianta. Questo conferisce alla sostanza la caratteristica di fondamentale importanza di riuscire a devitalizzare anche gli organi delle erbe infestanti che si trovano sottoterra. Ciò eradica realmente l'infestante e gli impedisce di ricrescere dopo poche settimane.

In Italia l'uso del glifosate nella coltivazione dei cereali è consentito dalla normativa vigente solo in fase di pre-semina e in pre-emergenza, cioè per liberare il suolo da erbe infestanti prima che si effettui la semina delle piante da coltivare e garantire a queste ultime la possibilità di crescere senza che altre piante sottraggano loro le sostanze nutritive presenti nel suolo. I trattamenti pre-raccolta sui cereali non sono consentiti in Italia.

Prossime fasi

Le conclusioni dell’EFSA sulla revisione paritetica della valutazione del rischio relativa al glifosato sono state trasmesse alla Commissione europea e agli Stati membri per orientare la decisione che sono chiamati a adottare in merito all’opportunità di mantenere il glifosato nell’elenco dell’UE delle sostanze attive approvate nei prodotti fitosanitari. La pubblicazione delle conclusioni è prevista per la fine di luglio 2023 mentre quella dei documenti di riferimento, che ammontano a diverse migliaia di pagine, è prevista tra la fine di agosto e la metà di ottobre 2023.



Originaria di Vittoria (Ragusa). Una laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari e tante esperienze maturate nel mondo della comunicazione enogastronomica, sia in tv, sia grazie alla collaborazione con testate giornalistiche di settore. Giornalista e critico gastronomico, esperto assaggiatore Onav, è da anni PR ed ufficio stampa del Consorzio di Tutela del Cerasuolo di Vittoria DOCG. Spesso veste anche il ruolo di Docente di comunicazione gastronomica in diversi corsi di settore. Ama narrare le storie più semplici come quelle dei casari, dei contadini e dei vignaioli perché anche il più sconosciuto dei produttori merita di essere “ascoltato”.






lunedì 26 giugno 2023

I Gruppi Tematici dell'ERP Italy

 ADESIONE AI GRUPPI TEMATICI




Il Parlamento rurale europeo è concepito  per:

- Rafforzare la voce delle comunità rurali d'Europa e garantire che gli interessi e il benessere di queste comunità si riflettano fortemente nelle politiche nazionali ed europee
- Promuovere l'auto-aiuto, la comprensione comune, la solidarietà, lo scambio di buone pratiche e la cooperazione tra le comunità rurali attraverso l'Europa.
- Consentire alle popolazioni rurali di svolgere appieno il loro ruolo nell'affrontare le grandi sfide economiche e politiche che attualmente affliggono l'Europa. Le istituzioni europee stanno lottando per affrontare queste sfide. Devono entrare in contatto con le preoccupazioni, le aspirazioni e le energie dei cittadini europei. Desideriamo aiutare   questo processo.
L’ambizione è di unire  tutte le forze nelle zone rurali, persone ed istituzioni socio-economiche, in un unicum innovativo nel preservare le tradizioni locali, in grado di raccogliere tutte le logiche di azione delle esperienze, in quanto consente  di individuare, confrontare e analizzare le iniziative locali dello sviluppo.  Le politiche, gli investimenti, le conoscenze, i successi e gli insuccessi di una componente (agricoltura) si ripercuotono in modo reciproco ed incontrovertibile sull’altra (alimentazione). Agricoltura ed alimentazione sono protagoniste della crescita economica e sociale dell’Europa, ma sono anche garanti della sostenibilità nell’uso delle proprie risorse (suolo e materie prime) per assicurare disponibilità nel futuro, efficienza nell’impiego, incremento della competitività economica ed opportunità d’accesso alle risorse e ai servizi da parte di tutta la popolazione. 




 L'OBIETTIVO  è  affermare un principio spesso assente da tutti i tavoli di confronto, dare voce ai cittadini rurali, azionisti di maggioranza del sistema agricolo agroalimentare, ambientale,   attraverso  i Rural Parliamentary, di chi opera nelle difficili realtà rurali e hanno il diritto-dovere di rappresentare le istanze vere delle comunità rurali  nel contesto regionale, nazionale ed europeo.

Vi chiediamo di esprime il Vostro gradimento a partecipare a uno o più  Gruppi Tematici.

Il lavoro dei Gruppi Tematici, confluirà  nell'aggiornamento del  Manifesto della Neoruralità e trasmesso ai decisori politici (regionale-nazionale-comunitari )  coerentemente agli obiettivi del  Patto Rurale 

Il patto rurale istituito dalla Commissione Europea,  è la cornice per la collaborazione tra le amministrazioni nazionali, regionali e locali, le organizzazioni della società civile, le imprese, il mondo accademico e i cittadini al fine di perseguire gli obiettivi condivisi della visione rurale. 

Ha 3 obiettivi:

Amplificare la voce delle comunità rurali e darle maggiore priorità nell'agenda politica

Strutturare e favorire la creazione di reti, la collaborazione e l'apprendimento reciproco

Incoraggiare e monitorare gli impegni volontari ad agire per realizzare questa visione

                                         Nella democrazia partecipativa,  la decisione  viene presa dai rappresentanti sulla base di processi di partecipazione dei cittadini che hanno la possibilità di esprimere le proprie ragioni su un determinato tema. La mission e la vision  che  anima  l’ERP-Italy  è  di  sperimentare modelli nuovi,  per addivenire a traiettorie e  percorsi   rivoluzionari (nel senso buono del termine)

 



sabato 3 giugno 2023

MADE IN ITALY

 

MADE IN ITALY

Disposizioni organiche per la valorizzazione, la promozione e la tutela del Made in Italy (disegno di legge)

Il Consiglio dei Ministri ha approvato, con procedura d’urgenza, un disegno di legge volto all’introduzione di disposizioni organiche per la valorizzazione, la promozione e la tutela del Made in Italy, tra i provvedimenti anche quelli relativi alle fibre tessili naturali

Le nuove norme intervengono al fine di sostenere lo sviluppo delle produzioni nazionali d’eccellenza e promuovere la tutela e la conoscenza delle bellezze naturali, del patrimonio culturale e delle radici culturali nazionali, in Italia e all’estero, alla valorizzazione dei mestieri e al sostegno dei giovani. Si stabilisce che le misure di promozione e incentivazione siano coerenti con il principio di sostenibilità ambientale della produzione, con la transizione dei processi produttivi verso la digitalizzazione nella salvaguardia delle peculiarità artigianali, con l’inclusione sociale e la valorizzazione del lavoro femminile e giovanile e con il principio di non discriminazione tra le imprese.



Di seguito alcune tra le principali misure previste, suddivise per ambiti d’intervento.

Filiere strategiche nazionali

Nell’ambito delle filiere strategiche nazionali, si prevedono misure a favore delle imprese, tra le quali:

·         l’istituzione del Fondo nazionale per il Made in Italy, per l’attrazione di capitali e la realizzazione di investimenti governativi diretti e indiretti, con una dotazione iniziale di un miliardo di euro;

·         il rifinanziamento o la rimodulazione d’incentivi specifici (rifinanziamento a decorrere dal 2024 del c.d. “Voucher 3i” per l’acquisto di servizi di consulenza per la brevettazione; misure di sostegno per l’imprenditoria femminile; misure a favore delle filiere legno-arredo, fibre tessili naturali, ceramica, nautica da diporto; disposizioni in materia di pubblico approvvigionamento di forniture di qualità; informazione del consumatore sulle fasi di produzione della pasta).


Istruzione e formazione

Al fine di promuovere le abilità, le conoscenze e le competenze connesse al made in Italy, si prevede:

·         l’istituzione del Liceo del “Made in Italy”, per promuovere le conoscenze e le abilità connesse all’eccellenza dei prodotti e della tradizione italiana attraverso un percorso in grado di dare competenze storico-giuridiche, artistiche, linguistiche, economiche e di mercato idonee alla promozione e alla valorizzazione dei singoli settori produttivi nazionali che tengano conto delle specifiche vocazioni dei territori;

·         l’istituzione della Fondazione “imprese e competenze” (con il compito, tra l’altro, di promuovere il raccordo tra le imprese e i licei e di gestire l’”Esposizione nazionale permanente del Made in Italy”);

il nuovo “tutoraggio” con il quale i datori di lavoro privati, entro parametri stabiliti, potranno stipulare con i lavoratori pensionati contratti di durata massima di 24 mesi finalizzati a svolgere tutoraggio a favore dei giovani neo-assunti (con esonero, a favore del datore di lavoro, dei contributi nei confronti dei neo-assunti).

Giornata nazionale del Made in Italy

Si istituisce il 15 aprile di ogni anno, ricorrenza della nascita di Leonardo da Vinci, la giornata nazionale del Made in Italy, al fine di celebrare la creatività e l’eccellenza italiana presso le istituzioni, le scuole di ogni ordine e grado e i luoghi di produzione, di riconoscere agli stessi il ruolo sociale e il contributo allo sviluppo economico e culturale della Nazione e del suo patrimonio identitario, di sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti dei temi della promozione e della tutela del valore e delle qualità peculiari delle opere dell’ingegno e dei prodotti italiani.

Misure di promozione

Si introducono misure finalizzate alla promozione, valorizzazione e tutela del patrimonio culturale e del turismo:

·         la possibilità per gli istituti e i luoghi della cultura di registrare il marchio che li caratterizza (l’uso del marchio potrà essere concesso a terzi a titolo oneroso);

·         l’introduzione nell’ordinamento della definizione di “imprese culturali e creative”, per le quali si prevedono un apposito albo e un fondo presso il Ministero;

·         l’introduzione del “Piano nazionale strategico per la promozione e lo sviluppo delle imprese culturali e creative”;

·         il sostegno del settore fieristico in Italia mediante finanziamenti a favore delle imprese del settore;

·         la promozione del sistema “NutrInform Battery” quale sistema di etichettatura nazionale per il corretto utilizzo delle indicazioni nutrizionali dei prodotti alimentari;

·         la “certificazione di qualità a favore della ristorazione italiana” all’estero;

·         l’istituzione del fondo per la protezione nel mondo delle indicazioni geografiche italiane agricole, alimentari, del vino e delle bevande;

·         la valorizzazione della biodiversità, delle pratiche tradizionali e del paesaggio rurale, attraverso il sostegno di programmi di miglioramento genetico mediante l’istituzione di specifici fondi, tra i quali quello per i distretti del prodotto tipico italiano.

Tutela dei prodotti

Si mira ad assicurare la riconoscibilità e la provenienza dei prodotti italiani, anche intervenendo in materia penale. A questo scopo:

·         si adotta un contrassegno ufficiale di attestazione dell’origine italiana delle merci, apponibile, su base volontaria, dalle imprese sui beni prodotti sul territorio nazionale;

·         si effettua una ricognizione dei prodotti industriali e artigianali tipici, radicati in una specifica zona geografica, e si adottano disciplinari di produzione con la costituzione di associazioni di produttori per la valorizzazione dei prodotti oggetto dei disciplinari;

·         si prevede l’uso delle nuove tecnologie per la tracciabilità dei prodotti tramite l’istituzione di un catalogo nazionale con i requisiti fissati dall’European Blockchain Service Infrastructure (EBSI);

·         si riorganizzano le competenze degli uffici giudiziari per garantire la specializzazione dei magistrati in materia di lotta alla contraffazione e la loro formazione in materia;

·         si aumentano le sanzioni amministrative pecuniarie per gli illeciti di acquisto e introduzione di prodotti contraffatti;

·         si modificano il Codice penale e il Codice di procedura penale, per punire anche coloro che detengono per la vendita prodotti contraffatti e per velocizzare e semplificare le operazioni di distruzione della merce contraffatta sequestrata;

·         si estendono le disposizioni in materia di operazioni sotto copertura ai reati di contraffazione;

·         si valorizza la collaborazione prestata dallo straniero nel corso delle indagini per l’identificazione dei produttori e dei distributori delle merci contraffatte.

  

sabato 20 maggio 2023

GeniusLoci tra neoliberismo, futurismo e artefizi

 

                           Al sistema della finanza (banche e multinazionali), il neoliberismo, la storia non piace come pure non piace la cultura, due dei valori e delle risorse, insieme a paesaggio, ambiente e tradizioni che rappresentano il territorio. Piace solo, e molto, l’intelligenza artificiale, quella capace di registrare ogni nostro respiro e di combinare i numeri che servono a contare bene il denaro. Per il sistema anche noi siamo numeri, però difettosi, per il fatto che abbiamo un’anima che emoziona, un cuore che ama e una mente che pensa, ragiona. Difettosi, anche, perché ci piace conoscere, sapere, chiacchierare, raccontare, ridere e sorridere. In pratica ci piace il convivio, la buona tavola, il cibo, che – è bene sottolinearlo – ha qualità, solo se espresso dall’origine, il territorio, e, anche diversità, se racconta le stagioni e, ancor più, la biodiversità.  Parlando di cibo, c’è da dire che l’Italia è, più di ogni altro al mondo, il Paese della biodiversità, tant’è che non c’è centimetro del suo territorio che non è segnato da una delle 838 eccellenze alimentari Dop e Igp, che, da quasi vent’anni ci collocano sul podio più alto, in Europa e nel mondo. Due gli esempi più significativi, quelli che ci coinvolgono di più e da tempo: il vino e l’olio. I due fedeli amici, compagni di viaggio da oltre seimila anni, che, dopo aver segnato di storia, cultura, tradizioni  il Mediterraneo, alla fine del secolo scorso si sono avventurati nella conquista di nuovi territori nel resto del mondo. Tant’è – ci piace sottolineare - che non c’è minuto che passa senza sentire un frantoio che macina e un mosto che fermenta in una cantina aperta in qualche angolo dei cinque continenti.  L’olio del gentile olivo e il vino della nobile vite, delizioso nettare, entrambi simboli, soprattutto della sacralità, e, insieme, testimoni dei valori e delle risorse che il Genius loci, da sempre, abbraccia e rappresenta.

 


Lo Spirito del luogo duramente combattuto dal neoliberismo,, che, con la sua mania di depredare e distruggere, lo ritiene l’ostacolo più difficile da rimuovere sulla strada che porta al suo dio onnipotente, il denaro. Oggi più che mai, per la ragione che su questa strada ci sono investimenti pari a ben 800 miliardi di euro, destinati alla produzione di un cibo coltivato, non dai  coltivatori, ma dall’intelligenza artificiale. In pratica, intelligenza impegnata a trasformare un atto agricolo, qual è il cibo, in un prodotto pensato, lavorato e realizzato da un robot. Oggi il vino, domani l’olio evo e/o il pane, la stessa Dieta mediterranea, quale stile di vita e non solo modo di mangiare. Sta qui la premura e la fretta del sistema, il grande regista, a utilizzare tutte le sue comparse, quelle presenti nelle istituzioni, negli organi di informazione e, perché la notizia non sia fraintesa come opinione, nelle Università e nei centri di ricerca. Ed è così che si fa presto a spargere la voce che il vino è cancerogeno, anche se ne viene bevuta una goccia,  e tutto per colpa della sua percentuale di alcol (raramente oltre il 15%). Nessuna parola sui mali prodotti dalle bevande non alcoliche! E così, non più l’aria e l’acqua inquinate, il suolo maltrattato da un’agricoltura industrializzata e allevamenti super intensivi, che hanno fatto e continuano abuso della chimica e degli antibiotici, ma il vino, l’autore della crescita dei tumori!

 

                   Guarda caso, proprio oggi o, volendo dare più tempo al tempo, nel periodo degli ultimi cinquant’anni quando il consumo procapite, in Italia, di questa bevanda/alimento, che anima il convivio, e ben si sposa con le pietanze della nostra cucina,  è passato dai 114 litri pro-capite del 1974 a sotto i 50 litri dei giorni nostri, cioè più che dimezzato. Un calo netto  del consumo di vino proprio negli anni in cui si registra un aumento del consumo di droga,  un abuso delle sostanze inquinanti sopra citate e  un aumento dei casi di tumori di ogni tipo e ogni specie. È nella natura di un sistema privo di valori, imbroglione per indole, porre in cattiva luce tutto ciò che mette a rischio gli obiettivi già prefissati, che poi si riducono a depredare e distruggere, tutto e solo per accumulare denaro. Che fare? Avere cura e premura del territorio e lottare per salvaguardarlo e tutelarlo, visto che è la grande e sola risorsa che abbiamo. Riappropriarsi della politica, quale arte, per governarlo con progetti e programmi che portano a vivere un domani pieno di nuove speranze. Lottare, prima che sia troppo tardi, il sistema e disarmarlo per tornare a respirare, bere, gustare il nuovo domani.

             Basta – come raccomanda il Genius loci  – un fetta di pane di farina di grano duro, un filo d’olio evo di una o più varietà autoctone, un pomodoro dell’orto più vicino, una spolverata di origano d’annata e un pizzico di sale per avere tutta la forza che serve per mettere in crisi il sistema, anch’esso un mostro da un occhio solo, per giunta accecato dal denaro.

 

 

mercoledì 3 maggio 2023

Il percorso europeo della canapa

 

Il percorso europeo della cannabis legale, ovvero 

come valutare la lungimiranza dei legislatori.

Ma anche per la filiera della canapa, gli altri paesi hanno le idee molto, ma molto chiare.

 


Mentre in Italia, tra le proposte legislative  volte a vietare la cannabis, si caratterizzano per aumentare la pena per i reati di lieve entità legati alle droghe,   per stringere ulteriormente le maglie del proibizionismo. Tutt’altra storia nel resto dell’Europa, dove sempre più Paesi stanno scegliendo di abbandonare la via della repressione, considerata antiquata e inefficace, per un approccio più sano che vuole proteggere realmente i suoi cittadini.

 Per chi l'avesse persa e per chi la volesse rivedere la puntata "Il verde è di moda" è online su Raiplay

https://www.facebook.com/watch/?v=1870816076625894&extid=WA-UNK-UNK-UNK-AN_GK0T-GK1C&mibextid=2Rb1fB&ref=sharing


 

A fare da apri-fila allo scenario verde in Europa troviamo la Germania, che, nonostante gli ostacoli incontrati, continua a puntare sulla regolamentazione della cannabis, anche se in modalità differenti. Recentemente infatti il Ministro della Salute tedesco Karl Lauterbach e il Ministro Federale dell’Alimentazione e dell’Agricoltura Cem Özdemir, dopo aver confessato che: “Una legalizzazione completa – come quella prevista inizialmente dal governo – non è fattibile a breve termine per ragioni di diritto europeo”, hanno annunciato un nuovo piano di legalizzazione.

Il disegno di legge, che mira a “combattere il mercato nero e limitare la criminalità legate alle droghe”, prevede: un possesso per gli adulti fino a 25 g di infiorescenze, la coltivazione fino a tre piantine per uso personale e l’apertura di cannabis club senza scopo di lucro e, se presentato formalmente entro fine mese, potrebbe entrare in vigore da quest’anno.

Da quanto dichiarato dal coordinatore nazionale antidroga Jindřich Vobořil, la Repubblica Ceca potrebbe discutere entro fine aprile una proposta di regolamentazione che legalizzi la coltivazione e la distribuzione di cannabis per gli adulti. Benefici sociali ed economici che si intrecciano perfettamente, in quanto, il disegno di legge, che vuole “garantire maggiore protezione ai consumatori”, darebbe vita ad un mercato profittevole da 2 miliardi di corone ceche l’anno derivanti solo dalle imposte. L’intenzione del governo ceco però è d’esportare la propria cannabis verso gli altri Paesi d’Europa che stanno puntando sulla legalizzazione. Un’iniziativa che si tradurrebbe in ulteriori guadagni per le casse dello Stato.

Nel lontano 2001, il Portogallo è stato il primo e unico Paese d’Europa ad aver depenalizzato l’uso di tutti gli stupefacenti per far fronte alle miriadi di morti da eroina che dilagavano nelle strade. Una scelta controcorrente, specialmente all’epoca, che però ha debellato il problema, dimostrando l’inefficacia della guerra alla droga, che invece criminalizza i consumatori e incentiva il consumo incontrollato di droghe. A seguire questa netto cambio di paradigma, lo scorso 20 aprile, in occasione della festa nazionale della cannabis, il partito Iniciativa Liberal ha presentato al Parlamento portoghese un disegno di legge che vuole legalizzare la cannabis in Portogallo, autorizzandone la coltivazione, trasformazione, distribuzione, commercializzazione, acquisto e detenzione per consumo personale.

In Spagna, sia la coltivazione che l’uso personale di cannabis in spazi privati sono comportamenti depenalizzati. Da questa premessa sono nati i Cannabis Social Club, delle Associazioni senza scopo di lucro che vogliono difendere i diritti dei consumatori e garantire un modo e un luogo sicuro per fumare marijuana.

Depenalizzazione che poteva sfociare finalmente in una legalizzazione completa della cannabis, quindi sia per uso ricreativo che terapeutico, grazie a una proposta di legge della Sinistra Repubblicana di Catalogna (ERC) bocciata lo scorso febbraio dal Congresso dei Deputati.

In Olanda  la cannabis non è legale, ma il suo consumo per gli adulti è depenalizzato. Tuttavia, entro fine anno, dovrebbe partire   la prima produzione legale di cannabis autorizzata. Un provvedimento volto a garantire maggiore qualità e sicurezza dei prodotti venduti dai famosi coffee shop che tappezzano il territorio olandese, e, al contempo, risolvere il cosiddetto “backdoor problem”, che riconosce la “legalità” della cannabis solo quando oltrepassa la soglia di questi locali.

Nel dicembre del 2021, Malta è stato il primo Paese d’Europa a legalizzare l’autoproduzione e il consumo di cannabis per scopi ricreativi.  Secondo la legge, gli adulti possono possedere fino a 7 grammi di infiorescenze, coltivare fino a quattro piantine per famiglia e conservare in casa fino a 50 grammi di cannabis essiccata in qualsiasi momento, il tutto senza incorrere in alcuna complicazione legale.

Inoltre, come anticipato con l’introduzione della nuova proposta di legge, i consumatori che non vogliono o non possono coltivare cannabis potranno diventare membri di un’associazione, da cui potersi rifornire legalmente. Dal 28 febbraio scorso infatti l’autorità per la cannabis dell’isola ha aperto ufficialmente le candidature per aprire la propria associazione cannabica, svelando tutti i requisiti necessari e le condizioni da rispettare.

In Svizzera la legalizzazione sperimentale, il cui obiettivo è raccogliere le informazioni necessarie in vista di una futura regolamentazione, è ufficialmente partita a Basilea, consentendo a gruppo di 374 consumatori l’acquisto legale di cannabis da alcune farmacie autorizzate.

Seguita a ruota da Zurigo, dove, entro fine agosto, dovrebbe partire la distribuzione legale di cannabis e infine da Losanna, che ha recentemente annunciato di aver ricevuto l’autorizzazione da parte dell’Ufficio Federale della Sanità Pubblica (UFSP), diventando così la terza città svizzera a sperimentare la legalizzazione pilota.

 

 

mercoledì 26 aprile 2023

A Travelexpo arrivano le esperienze turistiche legate a cibo e vino

 A Travelexpo arrivano le esperienze turistiche legate a cibo e vino

E la giornalista Serafina Aiello vince il concorso Penne all’Agrodolce

  Oggi viaggiare non significa più solo scattare foto ai monumenti simbolo. Significa soprattutto vivere esperienze, entrare in contatto con la gente del luogo e immergersi nella loro cultura. In particolare, nella sfera gastronomica del luogo che si sta visitando. Perché il cibo è quello che avvicina più di ogni altra cosa alle altre culture. E dunque, ecco che i turisti ricercano e amano fare esperienze pratiche ed emozionali, come vendemmiare, fare o vedere come si fa il formaggio, l’olio o i dolci, entrando nelle case delle persone, sempre più incuriositi dallo stile italiano e quello siciliano.



“Tra l’altro, si tratta di un tipo di turismo – ha ricordato Toti Piscopo - che può svolgersi in qualunque periodo dell’anno, e che quindi può contribuire all’allungamento delle stagionalità turistiche, se inserito in appositi pacchetti turistici. Infatti ognuno può avere una forte carica motivazionale e può essere facilmente rimodulato per un target di riferimento specifico, dall’individuale o per  proposte dedicate allo “Special Guest”

Un comparto che per la prima volta è stato valorizzato nel corso della XXV edizione di Travelexpo nell’area dedicata “ExpoFood&Winexperience” che ha messo in vetrina l’offerta di aziende agricole e cantine; di Botindari, suggestivo borgo ottocentesco che si trova nel territorio di San Mauro Castelverde; dell’associazione Olio Crastu che punta a rivalorizzare una qualità di oliva che stava scomparendo e ha deciso di puntare sull’olioturismo; della Masseria Floresta di Licia Guccione che produce anche olio di mandorle e cosmesi; della produzione di miele di ape nera sicula presidio Slow Food e olio e canapa per uso industriale di Maria Pia Piricò a Petralia Sottana; di Casa Mirabile di Menfi, un wine resort che offre camere e produzione di vino; della Fattoria Augustali di Partinico, fattoria didattica che produce vino olio e marmellata; di Molini Riggi di Caltanissetta che producono farine di grano siciliano e da poco hanno avviato la produzione di birre artigianali e anche del primo amaro a base di grano “Granamaro”.

“Il turismo enogastronomico – sottolinea Sabrina Gianforte dell’Accademia Italiana di Gastronomia e Gastrosofia - ha nella scoperta del gusto dei cibi una forte motivazione e offre l’opportunità di vivere un’esperienza legata alla conoscenza dei luoghi di produzione e dei prodotti agroalimentari, delle sue proprietà organolettiche e nutritive per raggiungere stili di vita sempre più attenti al benessere psico-fisico. L’importanza di aver unito alla 25sima edizione di Travelexpo, questo tema alla bellezza, allo sport, alla nutrizione, al viaggio, il turismo delle radici e il desiderio di riscoprire dei ritmi di vita dei luoghi dell’entroterra più in armonia con la natura, ha contribuito ad approfondire la visione sulle motivazioni del viaggio”.

A Travelexpo infatti ha suscitato interesse il seminario dal titolo “Raccontare la Bellezza: Turismo enogastronomico ed esperienze di Bellessere” che si è aperto con il videomessaggio di Roberta Garibaldi, che ogni anno cura la pubblicazione del Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano e cui sono intervenuti Massimo Lucidi, presidente Fondazione E-Novation oltre che docente incaricato Università IULM e Luigi Vanvitelli; Riccardo Giordano Buono, responsabile Progetto Bellessere e Trainer; Tiberio Mantia, presidente Italia di Order Sons and Daughters of Italy in America; Desire Borges Gracia, Psicologa e Felicità alimentare.

Eppure, Travelexpo anche nel corso delle edizioni precedenti aveva acceso i riflettori sull’enogastronomia con il concorso “Penne all’Agrodolce” rivolto ai giornalisti siciliani. Anche questa volta nelle cucine di Città del Mare, sotto l’occhio vigile dello Chef Pietro Bongiovì, si sono sfidati un gruppo di coraggiosi operatori dell’informazione. Ma è stata Serafina Aiello con la ricetta “Pacchero mediterraneo” a base di polpo, vongole e mandorle, a battere gli altri concorrenti in gara, Silvia Donnini, Hanane Zerguine, Luigi Ialuna, Michele Sardo, Nadia La Malfa, Salvo Messina, Federica Terrana, e ad aggiudicarsi il voto della giuria di professionisti composta da Rosario Seidita, neopresidente regionale dell’Unione Regionale Cuochi Siciliani; Mario Puccio, presidente dell’Associazione Cuochi e Pasticceri di Palermo Jack Bruno, recentemente insignito del titolo di Decano degli Chef, e dei fratelli Guddo.

 

sabato 15 aprile 2023

Mens sana in corpore sano

 

Mens sana in corpore sano

 

Guido Bissanti

La locuzione “mens sana in corpore sano” (mente sana in corpo sano) è una frase latina tratta da un capoverso delle Satire di Decimo Giunio Giovenale (poeta e retore romano vissuto tra il 50 e il 60 e morto dopo il 127 d.C.).
Al di la del significato originario ed implicito nell’opera di Giovenale, nell’uso moderno si attribuisce alla frase un senso diverso, intendendo che, per aver sane le facoltà dell’anima, bisogna aver sane anche quelle del corpo in virtù dell’unità psicofisica.
 
Nei tempi ancora più recenti e, cioè, quelli che stiamo vivendo, il termine può assumere un senso ancora più completo ed più universale, intendendo il perfetto equilibrio e rapporto tra l’umanità (la mens) ed il pianeta che abitiamo (il corpore).
In sintesi per avere un rapporto sincrono e non conflittuale col pianeta Terra l’umanità deve trovare una nuova strada che le permetta di raggiungere un vero benessere (non solo esclusivamente economico) senza danneggiare, anzi promuovendo, il valore di ogni forma di vita terrestre, tutelando così biodiversità, fertilità, risorse ed ogni bene materiale ed immateriale.
Questo ragionamento che potrebbe sembrare ideale ed utopico è invece al centro del rapporto “One Health: un nuovo approccio al cibo – La Doppia Piramide per connettere cultura alimentare, salute e clima”.
Come è noto la Doppia Piramide alimentare rovesciata, chiamata piramide ambientale, classifica gli alimenti in base all’impatto ambientale ottenuto dalla loro produzione e coltivazione.
Al vertice troviamo l’area più ampia con tutti quegli alimenti che risultano maggiormente dannosi per l’ambiente.
Così le risultanze di questo rapporto hanno fatto emergere, con maggiore chiarezza, la necessità di un approccio innovativo per affrontare l’urgenza di sistemi alimentari sani e sostenibili.
Non solo, emerge che sistemi alimentari sani non sono solo sostenibili per la vigoria del pianeta (il corpore) ma anche per il benessere fisico e spirituale di tutti i popoli (la mens).
È noto che nel 2050 il sistema alimentare dovrà nutrire circa dieci miliardi di persone: in tal senso l’Obiettivo 2 (Fame zero) dell’Agenda 2030, così come stiamo procedendo, sembra veramente irraggiungibile.
Non si tratta solo dell’applicazione degli Accordi Internazionali o, a livello europeo, di alcune strategie, prime fra tutte la Farm to Fork e la Biodiversità 2030, ma del risolvere unitariamente le molteplici disparità ed i suoi opposti: da chi muore di fame a chi muore perché mangia troppo e male. A questo si aggiunge il dovere di non distruggere ulteriormente le risorse del Pianeta, che già ora non gode di uno stato di salute invidiabile.
Si tratta infatti di convertire, in senso virtuoso, i modelli di produzione e consumo alimentare, migliorando allo stesso tempo la salute dell’uomo e del Pianeta ed invertendo, così, l’ampliarsi della forbice delle disparità e del degrado globale.
A proposito di alimentazione sana, negli ultimi decenni, si è fatto spesso riferimento alla Dieta Mediterranea (ritenuta non solo sana, ma anche sostenibile) e della Piramide Alimentare dove sono rappresentati i cibi da assumere sempre e quelli da assumere con parsimonia.
Ma se la Dieta Mediterranea (patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO dal 2010), pur con alcune sue controversie, rappresenta un modello confacente alle esigenze della Doppia Piramide, cosa succede quando ci allontaniamo dai Paesi dove questa dieta affonda le sue radici nella storia, nella geografia locale e nella cultura?
In poche parole uno stesso sistema alimentare è adatto a tutti ed in ogni parte del mondo?
Per rispondere a questa domanda l’Università di Napoli Federico II e la Fondazione Barilla hanno provato a dare una risposta nel “Rapporto One Health: un nuovo approccio al cibo – La Doppia Piramide per connettere cultura alimentare, salute e clima”.
La risposta è che possono (aggiungerei, devono) esistere modelli diversi ma ugualmente sani, attraverso sette modelli di Doppia Piramide della salute e del clima. Declinazioni diverse di alimentazione sana e sostenibile che siano accessibili, economiche, sicure, eque e culturalmente accettabili che aiutano le persone a fare le giuste scelte alimentari.
Tutto ciò, ovviamente, si collega e si coniuga con nuovi paradigmi e modelli tra produzione e consumo (a cui l’Unione Europea ha dedicato la Strategia Farm to Fork) e che vedono nell’agroecologia la nuova frontiera scientifico-tecnica e pratica di come produrre e consumare, rispettando sistemi sociali e sistemi ecologici, e che vanno declinati attraverso quel criterio, oramai universalmente riconosciuto di Sovranità Alimentare (locuzione coniata per la prima volta nel 1996 dai membri di Via Campesina).
In tal senso il legame tra la Doppia Piramide, l’Agroecologia e la Sovranità Alimentare, riconosce ad agricoltori e pescatori un ruolo fondamentale nella transizione ecosostenibile dei sistemi alimentari globali.
A loro va garantito l’accesso alla terra e ai mercati, alle sementi e alla tecnologia: la chiave per aumentare la produttività e la resilienza ai cambiamenti climatici, garantire la sovranità alimentare, e nello stesso tempo tutelare la biodiversità e gli ecosistemi.
Per poter affrontare questa immensa evoluzione, e condurci in tale direzione, tutte le persone (e quindi non solo gli agricoltori, i pescatori e gli addetti dei vari settori) devono essere correttamente informate e coinvolte.
Infatti i sistemi agroalimentari (unitamente ai correlati stili di vita) sono ritenuti responsabili di emissioni dei gas climalteranti, degradamento dei suoli, consumo di acqua, deforestazione, perdita di biodiversità. È evidente quanto sia necessario un cambiamento che, oltre all’alimentazione, coinvolga sia la salute che l’ambiente.

 In tal senso la Piramide della Salute contiene un elenco degli alimenti che si dovrebbero consumare spesso per proteggersi dalle malattie cardiovascolari e quelli che al contrario possono facilitarne l’insorgenza. La particolarità è che i cibi sono raggruppati in categorie (ad esempio, oli vegetali) e non considerati come singoli alimenti (ad esempio, olio d’oliva). Questo perché i principi di una sana alimentazione vanno rapportati alla disponibilità di materie prime e alla cultura alimentare locale.

La Piramide del Clima è invece basata sull’impronta di carbonio dei cibi: dove, per esempio, quelli di origine animale causano emissioni più alte rispetto ai cibi di origine vegetale.
Così diventa interessante, per i suoi sviluppi sociopolitici, l’applicazione della Doppia Piramide a sette diversi contesti geografici e culturali: Asia meridionale, Asia orientale, Africa, Mediterraneo, Paesi Nordici e Canada, America Latina, Stati Uniti. Per ogni regione sono stati scelti o Paesi più rappresentativi per dimensione della popolazione e distribuzione geografica. Inoltre, 44 esperti hanno partecipato a una consultazione online.
Il risultato ha portato all’elaborazione di sette Doppie Piramidi culturali composte da circa 45 alimenti suddivisi in 18 gruppi, che tengono conto delle diete tradizionali e locali e delle nuove tendenze dell’alimentazione.
La Doppia Piramide della Salute e del Clima valuta la relazione tra cibo e salute e tra sistema alimentare e ambiente. Prende in considerazione tutte le occasioni di consumo, quindi non solo i pasti principali ma anche merende, street food, pranzi al sacco, ecc., fornendo una panoramica complessiva dell’alimentazione.
Da non dimenticare che in alcune parti del mondo l’alimentazione è connessa alla religione, che in alcuni casi (come quella ebraica o musulmana) ha prescrizioni molto severe.
In poche parole, quello che fa bene alla salute fa bene anche al Pianeta.
È emerso che, in linea generale, gli alimenti che dovremmo consumare più spesso per preservare la nostra salute sono anche quelli che hanno minore impatto climatico. Ma emerge anche che è possibile rispettare le tradizioni e le preferenze locali limitando l’impatto ambientale.
In poche parole l’assunto “mens sana in corpore sano” ci fa comprendere che esiste una identità ed unitarietà tra il nostro pianeta (definita in alcune culture orientali: la Madre Terra) e le popolazioni che lo abitano, inscindibile e non alienabile. Una biodiversità culturale e sociale locale da tutelare e promuovere.
Alla fine del Rapporto sono state formulate 10 raccomandazioni strategiche che divengono, indirizzo Politico per tutti i Paesi del Mondo e che, integralmente, riportiamo:
– Includere la sostenibilità e la salute in tutte le politiche e i settori, comprese le scuole, la sanità, i luoghi di lavoro, le politiche agricole ed economiche, mediante campagne più ampie di educazione e informazione alimentare.
– Stabilire norme in materia di diete sostenibili, fissandone e monitorandone gli indicatori, e affrontare i compromessi fondamentali mediante una collaborazione multi-stakeholder e una governance partecipativa.
– Promuovere la sostenibilità e riconnetterla con le tradizioni, il patrimonio e la storia culinaria, promuovendo contemporaneamente normative e protocolli di sicurezza globali per gli alimenti nutrienti.
– Ideare interventi politici in grado di determinare un cambio strutturale per affrontare la totalità del cambiamento nelle abitudini alimentari, come pure le implicazioni socio-economiche e ambientali.
– Promuovere politiche alimentari urbane integrate che sostengano filiere più corte, offrano programmi di agricoltura urbana per sostenere i mercati locali e contrastino i deserti alimentari.
– Creare infrastrutture e promuovere programmi di istruzione e formazione per incentivare gli agricoltori a coltivare in modo sostenibile e ad accedere ai mercati di alimenti nutrienti.
– Adottare una politica di approvvigionamento alimentare a minore impatto ambientale in grado di assicurare l’accesso a cibo sano, nutriente e sostenibile in tutte le istituzioni pubbliche e private, sostenendo al contempo le economie e gli agricoltori locali.
– Proporre, verificare e mettere a punto i principi di sostenibilità in linee guida alimentari e assicurare che le raccomandazioni nutrizionali siano basate sulle migliori evidenze scientifiche a disposizione.
– Reindirizzare le sovvenzioni all’agricoltura dalle colture principali verso alimenti nutrienti e sostenibili per assicurarne la disponibilità e l’accessibilità ai gruppi più vulnerabili.
– Favorire l’adozione di scelte alimentari sane e sostenibili abilitando gli ambienti alimentari e sfruttando appieno il potenziale della pubblicità e del marketing dei prodotti alimentari.
Questo decalogo rappresenta, per ogni Paese, di qualunque cultura, posizione geografica ed indirizzo politico e religioso, il perno centrale su cui fare ruotare le future (ma oramai impellenti) politiche per garantire una ecologia integrale che riconnetta umanità e Pianeta, sanando quelle immense ferite planetarie aperte da un modello liberista irresponsabile e sconsiderato.
Purtroppo le pressioni a cui sono sottoposte le rappresentanze politiche di ogni parte del mondo, da parte dei poteri economici e multinazionali, rallentano ed adulterano notevolmente questo processo che non può essere storicamente bloccato ma che rischia di farci pagare un conto troppo salato.
Ecco perché serve non solo una presa di coscienza di tutti i popoli ma, soprattutto, un impegno verso un paradigma culturale e filosofico completamente nuovo, senza i quali, ogni Entropia (non solo quella che sta provocando il riscaldamento globale), compresa quella delle disparità sociali, ci farà precipitare in un abisso che tutti pagheremo, multinazionali e sistemi finanziari per primi.

domenica 2 aprile 2023

TERRITORIO, BIODIVERSITÀ E SOSTENIBILITÀ, LA SICILIA PROTAGONISTA AL VINITALY

 

VINITALY 2023 LA SICILIA DEL VINO PUNTA SU TERRITORIO, BIODIVERSITÀ E SOSTENIBILITÀ
 

                            Alla kermesse di Verona la Sicilia è presente con 150 cantine, tre associazioni (Assovini Sicilia, Providi e Vitesi) e otto consorzi di tutela (Doc Sicilia, Doc Etna, Docg Cerasuolo di Vittoria, Doc Pantelleria, Doc Marsala, Doc Mamertino, Doc Faro, Doc Monreale). Saranno invece venti aziende di olio di oliva extravergine, sei aziende di birra artigianale e due di liquori quelle che parteciperanno al Sol & Agrifood – Salone Internazionale dell’agroalimentare di qualità.

LA SICILIA IN UN CLIK 

 


                            Molto ricco il calendario di eventi, tra degustazioni, seminari, tavole rotonde, presentazione di nuove etichette e nuovi marchi che, per quattro giorni, raccoglieranno produttori, giornalisti, buyers e wine lovers nella Meeting Hall del Padiglione Sicilia. Tra gli appuntamenti: l’impegno delle donne per il vino dell’Etna; il racconto delle esperienze di produzione a Pantelleria; la celebrazione dei 250 anni del Marsala Doc; l’approfondimento sul Catarratto, tra i vitigni emergenti per eccellenza; la presentazione della candidatura della Sicilia alla nomination dell’European region of gastronomy 2025; la presentazione dell’accordo tra il Consorzio di tutela Vini Doc Sicilia e le Soste di Ulisse per la promozione del patrimonio del Continente Sicilia; un appuntamento è dedicato alla presentazione di Menfi  AG capitale ITALIANA del vino 2023.