martedì 5 febbraio 2019

I Borghi GeniusLoci De.Co. nei distretti del cibo, nell'Anno del turismo lento

ninosutera


 I Distretti del cibo, 
i nuovi strumenti, previsti dalla legge di bilancio per garantire ulteriori risorse e opportunità per la crescita e il rilancio a livello nazionale di filiere e territori  e hanno molte affinità con il percorso 
Borghi GeniusLoci De.Co.
In questa prospettiva vengono definiti come Distretti del cibo:
- i distretti rurali e agroalimentari di qualità già riconosciuti o da riconoscere;
- i distretti localizzati in aree urbane o periurbane caratterizzati da una significativa presenza di attività agricole volte alla riqualificazione ambientale e sociale delle aree;
- i distretti caratterizzati dall'integrazione fra attività agricole e attività di prossimità.
- i distretti biologici.
Per garantire lo sviluppo di tutto il territorio e non solo delle singole filiere, i nuovi Distretti opereranno attraverso programmi di progettazione integrata territoriale.
Il riconoscimento dei Distretti viene affidato alle Regioni  che provvedono a comunicarlo al Mipaaf presso il quale è istituito il Registro nazionale dei Distretti del Cibo, disponibile sul sito del Ministero. Per il rilancio del settore e per il sostegno ai distretti sono stati stanziati 5 milioni di euro per il 2018 e 10 milioni a decorrere dal 2019.
C'è bisogno di un salto di qualità nella gestione delle politiche del cibo per far sviluppare ancora i nostri territori.   L'esperienza dei distretti   va rilanciata e rafforzata, perché a tutela delle imprese agricole vanno costruiti rapporti più stretti nelle filiere e servizi che guardino a tutto il territorio nel suo complesso. Vuol dire mettere insieme imprese, cittadini, associazioni, istituzioni per realizzare obiettivi comuni. È una scelta innovativa, che consente al nostro Paese di guardare allo sviluppo locale e alla tutela del paesaggio con un approccio nuovo. Penso al tema del rapporto tra città e agricoltura, alla più stretta collaborazione tra realtà agricole e attività di prossimità, a partire dai mercati contadini, dall'integrazione col turismo fino ai distretti del biologico, dove la sostenibilità diventa leva di competitività anche fuori dai confini strettamente agricoli. Per la prima volta facciamo una scelta di sostegno chiara, con risorse certe e pluriennali, che aiuteranno lo sviluppo dei progetti. Nell'anno nazionale del cibo italiano e dopo Expo, mettiamo un altro tassello centrale per dare forza al Made in Italy agroalimentare".




I distretti del cibo hano molte affinità con l’ormai consolidati    Borghi GeniusLoci De.Co.,  che  mirano a salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, che tende ad omogeneizzare prodotti e sapori. Il Genius Loci rappresenta l'essenza, l'identità di un territorio; ad esso appartengono le immagini, i colori, i sapori ed i profumi dei paesaggi. Obiettivo del Percorso GeniusLoci De.Co. è recuperare l’identità di un luogo, attraverso anche le valorizzazione delle produzioni di eccellenza e delle tradizioni storiche e culturali dello stesso, al fine di ottimizzarne la competitività.

Il percorso innovativo “Borghi Genius Loci De.Co.”, attraverso il quale si intende incrementare il turismo enogastronomico puntando sulla spiccata tipicità delle pietanze ereditate dalle antiche tradizioni locali, in grado di esprimere l’essenza più autentica e di “raccontare” la storia di un territorio finalizzato a rafforzare l’identità del territorio attraverso l’esaltazione delle rispettive peculiarità gastronomiche, sulla base dell’assunto che una pietanza non serve solo a soddisfare l’appetito ed a fornire all’organismo apporti calorici e nutrizionali, ma riesce anche a “raccontare” la cultura, i valori e le tradizioni dell’ambiente in cui la si cucina e, prima di tutto, la si “pensa”.

sabato 5 gennaio 2019

Rassegna dei prodotti identitari, nell’ambito del percorso Menfi, Borgo GeniusLoci De.Co

Daniela Tornetta
Il 2019 si apre con una tappa fondamentale del percorso Menfi Borgo GeniusLoci De.Co. con la rassegna e degustazione di alcuni dei prodotti identitari, voluta dal Sindaco Mauceri
All'Associazione «le Signore della Cucina menfitana» da sempre impegnata  nella difesa delle identità territoriale  è stato conferito il riconoscimento di Custode dell’ Identità  Territoriale   del percorso Borghi  GeniusLoci De.Co. ha dichiarato Peppino Bivona Presidente dell'Università Rurale

Un iniziativa straordinaria di educazione alimentare, con l'obiettivo di recupero  e valorizzazione dell’identità territoriale, ha affermato  il Sindaco di Menfi  
                     Il vero valore del prodotto, sta nella storia narrante della tradizione identitaria, diversamente siamo in presenza solo di un mero prodotto commerciale, prodotto spesso a qualche migliaio di Km di distanza,  ma senza gli ingredienti indispensabili dell'unicità e della specificità: Territorio, Tradizioni, Tracciabilità, Trasparenza e Tipicità,  insomma prive di  anima,storia e identità, senza GeniusLoci. ha affermato Nino Sutera.

Veronelli, Gino per gli amici , è stato un gastronomo, giornalista, editore, conduttore televisivo, filosofo e anarchico italiano. Viene ricordato come una delle figure centrali nella valorizzazione e nella diffusione del patrimonio enogastronomico italiano. 

Ideò le De.Co. 

 Antesignano di espressioni e punti di vista che poi sono entrati nell'uso comune e protagonista di caparbie battaglie per la preservazione delle diversità nel campo della produzione agricola e alimentare, attraverso la creazione delle De.Co. (Denominazioni Comunali), le battaglie a fianco delle amministrazioni locali, l'appoggio ai produttori al dettaglio. 

Veronelli, ha rappresentato e rappresenta il rinascimento dell’ElaioEnoGastronomia italiana in tutte le sue espressioni, ha aperto una strada, inventato un genere, vissuto e tracciato la via per l’affermazione dei territori e dei loro prodotti identitari, una lezione di dedizione, onestà intellettuale e sana partigianeria che fa di lui l’antesignano della sovranità alimentare. Ha lottato contro i poteri forti a difesa dei piccoli produttori, a garanzia dei consumatori consapevoli, tra le sue battaglie: “con la trasparenza del prezzo sorgente, il consumatore verrebbe messo in grado di valutare il tipo di ricarico applicato dal rivenditore, e da questo la sua onestà”.

 Già nel lontano 1956 Luigi (Gino) Veronelli scriveva “L’agricoltura e il turismo sono le armi migliori per lo sviluppo e l’affermazione della nostra Italia”. Un’idea decisamente controcorrente considerando il pieno boom economico, ossia quel veloce sviluppo industriale che trasformò l’Italia, il suo modo di vivere, le abitudini, anche alimentari, della popolazione e modificò per sempre l’aspetto delle città, del paesaggio, delle campagne. Anni dopo, Veronelli è tornato sull’argomento precisando che “L’agricoltura di qualità e il turismo di qualità sono le armi per lo sviluppo della nostra patria”.

“Come io ammiro Picasso perché lo riconosco, così posso apprezzare un vino o qualsiasi altra cosa che viene dalla terra, se la riconosco. Trovo che questo sia un recupero di civiltà, di intelligenza e di libertà estremamente importante. Per questo non mi piacciono i prodotti tipici. Sono diventati un marchio commerciale. Non mi piacciono le tradizioni imbalsamate.  Ma voglio sapere dove nasce un prodotto. Mi fido dell’autocertificazione del produttore che mi spiega come è fatto il suo vino o i suoi ortaggi”.

Veronelli in questo come in tanti altri temi, è stato un intellettuale a tutto campo, ricco di intuizioni, uno straordinario personaggio ricco di umanità e di contraddizioni, capace di vedere lontano. I suoi pensieri sul turismo e sull’agricoltura, infatti, hanno del pionieristico se collocati nel contesto storico in cui sono stati enunciati.  Ma d’altra parte il suo grande fascino era dovuto al fatto che nella sua vita non hai mai smesso di  essere curioso e attento a cogliere le novità, nel rispetto delle identità territoriali.

Il nostro obiettivo, per Peppino Bivona   è accompagnare la valorizzazione dei simboli della nostra terra, il profumo del nostro mare, uniti alle bellezze ambientali. In questo percorso, chef, gastronauti, giornalisti, sommelier, associazioni,  intenditori e appassionati, sono partners privilegiati, candidati ideali a divenire Custodi dell’identità territoriale. In questo contesto,  l’Associazione Culturale «le Signore della Cucina menfitana»  è stato conferito il riconoscimento di Custode dell’ Identità  Territoriale.

    
 Borghi GenusLoci De.Co. “Denominazione Comunale” è un Percorso culturale per la salvaguardia, la valorizzazione e la promozione dell’identità dei luoghi, con le prelibatezze e le unicità dei territori, l'iniziativa che si è svolta a Menfi al Palazzo Pignatelli rappresenta una  delle tappe del percorso, ha affermato NinoSutera
 Il percorso ideato  Libera Università Rurale Saper&Sapor Onlus  che ne detiene la proprietà intellettuale, è adottato da tante Amministrazioni Comunali. Inserito tra gli esempi virtuosi del -FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER LA TERRA E IL PAESAGGIO- “Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori” Il format è stato presentato: * Poster Session del Forum P.A. di Roma; * VALORE PAESE economia delle soluzioni, organizzata da ItaliaCamp a Reggio Emilia; * Premio nazionale Filippo Basile dell’AIF · XXVI Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Formatori di Palermo e non per ultimo all’EXPO2015 di MILANO. 
Francesca LiCastri e Liboria LoBrutto  dell’Associazione Culturale “le Signore della cucina menfitana” hanno  narrato i piatti in rassegna, elaborati e selezionati dopo una attenta analisi storica, molto apprezzati durante la degustazione da una platea  attenta di intenditori. 
CAPOLATA
Piatto antico che risale al secolo XVIII e XIX, proveniente dalla cucina dei MONSU’, parola che deriva dal francese Monsieur.  Appellativo dato anticamente in Sicilia ai cuochi professionisti provenienti dalla Francia, perché a capo delle cucine aristocratiche siciliane, in un epoca d’influenza gastronomica francese, niente più di un titolo francesizzante pareva premiare l’eccellenza, anche se essi di solito non lo erano.
Dall’Ottocento ad oggi la Capolata è stata tramandata da generazione in generazione nel nostro territorio da alcune famiglie di Menfi, ma poco conosciuta  


Cuddrureddri d’imprescia 
Dolci  a forma di collare o braccialetto dal nome difficile da pronunciare. Prodotto caratteristico, consueto e frequente, realizzato in fretta e furia, ovvero d’imprescia, poiché non necessita di lievitazione e dev’essere lavorato prima che si raffreddi. Il nome deriva dalla forma che si dà all’impasto..


 Ovu ‘ncannulatu
L’ovu ‘ncannulatu è un dolce antichissimo. Era il dolce delle famiglie “burgisi” (appartenenti alla borghesia). Il dolce di semplice  realizzazione, poiché gli ingredienti erano ciò che si produceva nelle famiglie contadine, uova e ricotta.


Pani di casa con lievito madre
La magia del lievito madre fu “desacralizzata” da Louis Pasteur il quale scoprì che a provocare la fermentazione erano microrganismi viventi. Ancora oggi viene usato per il pane fatto in casa a mano, ma anche pizza, dolci e focacce. Il prodotto è  l’emblema della  teoria del GeniuLoci. Il pane fatto con farina di grano duro autoctono, molito a pietra, rigorosamente in forno a legna, assumeva e assume, un gusto e un sapore  diverso da luogo a luogo, proprio grazie alla specificità e alla magia del lievito madre e all’anima dei luoghi.

I prodotti identitari assumono rilevanza per valorizzare la nostra storia, con un forte legame e radicamento con il territorio, custodiscono infatti l’eredità di un sapere antico tramandato di generazioni in generazioni, espressione diffusa della nostra identità e tradizione locale.
"Il percorso Borgo GeniusLoci DeCo. per Nino Sutera,  non è per solo nostalgici,  ".......c'era una volta" ma al contrario per i futuristi.Il futuro  infatti, possiede le radici del nostro vissuto e gli elementi del nostro quotidiano."





giovedì 3 gennaio 2019

Contessa Entellina, 2° forum sul turismo lento

nucciatornatore
2019 Anno del turismo lento,
 nei Borghi GeniusLoci De.Co.
               L' Associazione Vivere Slow ha   organizzato il II Forum del turismo lento.

 L'intento è quello di costituire quella rete locale fatta di amministratori e privati per poter sviluppare insieme un percorso turistico di una parte della Sicilia ricchissima di storia, di beni e di prodotti.  Un territorio pronto per farvi vivere un viaggio nella storia, nella tradizione e nei sapori. Un territorio che ha bisogno di aprirsi per non perdere le sue ricchezze troppo spesso isolate e dimenticate. Il Forum nel tentativo di dare "parola" alle aziende vuole accendere il confronto e l'incontro con il fine di cucire quella “rete reale” che permetterà al territorio di mostrarsi all'esterno. 
      La location scelta è stata quella dell'ex-convento delle suore basiliane all'interno del quale è stato allestito un percorso  di degustazione.   I progetti già in atto sono quelli della Trasversale Sicula 650 km lungo tutta la Sicilia, le aziende partecipanti avranno già la possibilità di firmare gratuitamente la convenzione ed entrare come azienda a far parte del percorso.


             Un altro progetto è il portale assaporasicilia.com per far conoscere i prodotti e i percorsi turistici. Le aziende che parteciperanno, avranno la possibilità di inserire i loro prodotti e di entrare così a far parte di questa vetrina che mira ad unire esperienze turistiche ed esperienze eno-gastronomiche e uno spazio dedicato alle forme artistiche del territorio.
Il Forum, inserito all'interno del periodo della festa di San Giuseppe, apre la stagione delle escursioni e degli eventi dell'Associazione Vivere Slow che sarà ricco di appuntamenti. 
Al  forum hanno preso parte  

Moderatrice:
Prof.ssa Anna Fucarino

Nino Montalbano – Associazione Vivere Slow
Il Forum intenti e iniziative

La Trasversale Sicula
Progetti per il futuro – Ciclabile con Aurelio Cibien

Carola Guarino – Le aziende e i prodotti
seguiranno i contributi delle aziende

Dott. Alessandro La Grassa – GAL Valle del Belice
La strategia turistica GAL Valle del Belice e il rapporto con il turismo lento

Dott Nino Sutera - Ideologo del percorso GeniusLoci  De.Co.
I borghi GeniusLoci De.Co  nell'anno del turismo lento.

Dott. Francesco Tulone – Unipa di Palermo
Istruire al turismo rurale

Dott.ssa Grimaudo Mariangela – Accademia del coaching – Esperta marketing
Allenare il potenziale delle aziende per vincere le sfide del mercato
  
                        I Borghi GeniusLoci De.Co. puntano sui prodotti identitari, un piatto, un dolce, un sapere, un evento, etc. con il quale una comunità si identifica, per elementi di unicità e caratteristiche identitarie.

              Il valore del prodotto, sta nella storia narrante della tradizione identitaria, diversamente si tratta solo un mero prodotto commerciale, a volte anche ottimo, ma senza gli ingredienti indispensabili di anima,  storia e identità, senza Genius Loci.

                    Le produzioni locali assumono  una notevole rilevanza per valorizzare la nostra identità, con un forte legame e radicamento con il territorio. I prodotti identitari custodiscono infatti l’eredità di un sapere antico tramandato di generazioni in generazioni, espressione diffusa della nostra identità e tradizione locale.
                  I Distretti del cibo, i nuovi strumenti, previsti dalla legge di bilancio per garantire ulteriori risorse e opportunità per la crescita e il rilancio a livello nazionale di filiere e territori  e hanno molte affinità con il percorso Borghi GeniusLoci De.Co.
                  Il percorso Borghi GeniusLoci De.Co.,   mira a salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, che tende ad omogeneizzare prodotti e sapori. Il Genius Loci rappresenta l'essenza, l'identità di un territorio; ad esso appartengono le immagini, i colori, i sapori ed i profumi dei paesaggi. Obiettivo del Percorso GeniusLoci De.Co. è recuperare l’identità di un luogo, attraverso anche le valorizzazione delle produzioni di eccellenza e delle tradizioni storiche e culturali dello stesso, al fine di ottimizzarne la competitività.
                  Il 2019 è all'insegna di itinerari lenti, intelligenti e sostenibili, in un unicum che lega anche il percorso dei Borghi geniusLoci De.Co. caratterizzati dal     2016    Anno nazionale dei cammini, il 2017 dei borghi e il 2018 del cibo italiano, il 2019 è infatti l'anno del turismo lento. Un turismo,  dedicato a chi vuole viaggiare in   a passo lento, alla ricerca dell’unicità e degli elementi identitari dei Borghi
                     Un ulteriore modo per valorizzare i territori italiani meno conosciuti dal turismo internazionale e rilanciarli in chiave sostenibile favorendo esperienze di viaggio innovative. A cominciare dai treni storici a alta panoramicità, agli itinerari culturali, ai cammini, alle ciclovie, ai viaggi a cavallo.

                          Investire sul turismo sostenibile sia una strategia di sviluppo che ha come fine la tutela e la riproposizione innovativa di luoghi, memorie, conoscenze e artigianalità che fanno del nostro Paese un luogo unico: un circuito di bellezza straordinariamente diffuso lungo tutto il suo territorio fisico, e lungo un arco di secoli di civiltà.  




























giovedì 27 dicembre 2018

Lo sviluppo locale integrato e sostenibile


Dario Costanzo
  Responsabile di Piano G.A.L. I.S.C. MADONIE

Il nostro è proprio un mondo all’incontrario.Nel nostro immaginario collettivo aspiriamo tutti a vivere in un ambiente pulito, sano, bello ma poi lo riempiamo di rifiuti non degradabili, costruiamo sul letto dei torrenti e vorremmo costruire dove ci pare e quanto ci piace, senza sottostare ad alcuna regola urbanistica o di sicurezza.

                      Amiamo i nostri figli più della nostra stessa vita, e pensiamo che un bambino in salute sia un bambino grassoccio; per questo motivo lo nutriamo a dismisura, dandogli molte più calorie di quelle di cui in effetti ha bisogno.
Li facciamo giocare seduti alla scrivania con play station e videogiochi, dotandoli di telefonini sempre più performanti ma poi, un po’ per moda, un po’ perché ce lo dicono i medici, li iscriviamo in palestra per perdere peso. Naturalmente li accompagniamo in palestra in macchina, salvo poi farli sedere su biciclette statiche, cioè senza ruote; usciti dalla palestra li accompagniamo al catechismo in macchina, da Mc Donald’s in macchina e l’indomani, naturalmente, a scuola in macchina.
Gli mettiamo nello zaino merendine piene di grassi, zuccheri e conservanti, ma poi ci preoccupiamo se diventano “sovrappeso”, se non addirittura “obesi” perché sappiamo (lo abbiamo letto sulle riviste) che l’obesità infantile predispone all’obesità in età adulta e lo sappiamo (lo abbiamo letto sulle riviste) che l’obesità in età adulta predispone a malattie cardiocircolatorie, dismetaboliche, oncologiche … e chi più ne ha più ne metta.
Una volta raggiunta l’età da marito (come si usava dire una volta), portiamo le ragazzine dal dietologo e dall’estetista, perché le vogliamo più sane e più belle, come quelle delle riviste.
Per assicurare loro un futuro dignitoso, li facciamo studiare sino alla laurea, preparandoli a fare professioni che non hanno più alcuna possibilità di affermarsi, almeno in Italia, e poi ci lamentiamo se loro ci lasciano per andare a vivere all’estero e se non troviamo più un idraulico, un falegname o un calzolaio.
Compriamo automobili tedesche, motociclette giapponesi, elettrodomestici olandesi, computer coreani, abiti cinesi, giocattoli vietnamiti e tortellini emiliani, salvo poi a lamentarci che in Sicilia non c’è lavoro.
Ci arrabbiamo se non ci sono più concorsi alla Regione, perché vorremmo per i nostri figli un posto da impiegato, ben pagato e possibilmente con poche responsabilità.
Naturalmente ho un po’ esagerato, anche se un fondo di verità esiste in tutto quello che ho detto.
Se questa realtà non ci piace, proviamo a cambiarla; proviamo ad immaginare un nuovo stile di vita, una nuova “dieta”, nel senso etimologico del termine greco.
Proviamo a pensare che la crescita economica non può essere infinita, che le risorse del nostro pianeta sono limitate, che molti dei problemi attuali sono derivati da una pessima distribuzione delle risorse, sia in campo nazionale che, ancor di più, in campo internazionale.
Un gruppo di esaltati, al quale appartengo, pensano che invertendo la rotta si possa tentare di vivere meglio. Per questo motivo immaginano un modello di sviluppo non più dirigista, ma condiviso dal basso (i più colti lo chiamano Approccio Leader o Approccio Bottom – up). Alcuni di questi esaltati lavorano dentro strutture che prendono nomi strani (G.A.L., G.A.C.).
Questo nuovo modello di sviluppo pensa che 7.000 anni di storia dell’uomo sulla terra abbiano qualcosa da insegnarci. Essi pensano che l’equilibrato rapporto uomo-natura abbia selezionato frutti che magari non saranno tutti tondi, grandi e colorati, ma certamente ci possono accompagnare lungo tutta la stagione con una maturazione di tipo scalare, per nutrirci tutto l’anno senza ricorrere a conservanti chimici. Riscopriamo quindi la biodiversità.
In merito alla composizione della Dieta alimentare, essi pensano che sia necessario mettere alla base della piramide alimentare: attività fisica regolare, poi pane, pasta, riso e altri cereali possibilmente integrali, frutta, legumi, verdure e grassi derivanti esclusivamente dall’olio d’oliva. Salendo troviamo, in quantità inferiori, latte e latticini, pesce, carne bianca, uova, dolci e carne rossa (una volta al mese).
Gli esaltati di cui sopra pensano che l’utilizzo di questi prodotti e la loro corretta composizione nella dieta andrebbero estesi alle mense collettive (ad esempio quelle scolastiche) ed a quelle individuali (ad esempio quelle dei ristoranti italiani).
La produzione di tali cibi, utilizzati in sempre maggiore quantità, pensano che potrebbe portare uno sviluppo dell’agricoltura mediterranea, possibilmente biologica ed eco-compatibile, con evidenti ripercussioni di ordine sociale ed economico.
Proviamo insieme, se ci crediamo, a pensare ad un modello di sviluppo basato non più su industrie automobilistiche, raffinerie di petrolio e trivelle, quanto piuttosto su una agricoltura moderna ma sostenibile, multifunzionale legata alla valorizzazione delle nostre identità locali.Se riusciremo in questo intento, vivremo certamente un po’ più felici, sicuramente più sani e probabilmente più belli, nella consapevolezza che la BELLEZZA salverà il mondo.



martedì 18 dicembre 2018

“Le mamme del borgo” di Motta Camastra.


 Motta Camastra, Borgo GeniusLoci De.Co. 
con 
“Le mamme del borgo”  
 il primo ristorante di cucina diffusa in Sicilia.


Recentemente il Comune ha avviato
 l'iter del Borgo  GeniusLoci De.Co. 

  Al francese “terroir”, preferiamo il latino “genius loci”, un equilibrio di forze ed energie caratteristico di un luogo definito e pertanto irripetibile. Il percorso Borghi  GeniusLoci De.Co.,   prevede un modello dove gli elementi essenziali di relazionalità sono Territorio-Tradizioni-Tipicità-(intesa come specificità)-Tracciabilità e Trasparenza, che rappresentano la vera componente innovativa, da condividere con il territorio e per il territorio. Si tratta di un percorso che vuole salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, la quale tende ad omogeneizzare prodotti e sapori. 




  E’ un pasto itinerante, divertente ed originalissimo, quello proposto da Le mamme del borgo Motta Camastra (Me), delizioso paesino arroccato sulla valle che si affaccia sulle spettacolari Gole del fiume Alcantara. E’ il primo ristorante di cucina diffusa in Sicilia,   sapori tipici siciliani cucinati in casa e gustati direttamente tra le vie del borgo.


“Le mamme del borgo” sono una dozzina di signore “mutticiane” che hanno messo a frutto l’esperienza già sperimentata durante l’annuale e genuina “Festa della noce” (di cui Motta Camastra va fiera),   oltre agli stand dove vengono venduti i migliori frutti delle campagne locali o prodotti di artigianato prezioso, le mamme cucinano i piatti tipici per farli gustare ai turisti direttamente sulla porta di casa, nelle cantine, nei vicoli. A pranzo o a cena, in giorni stabiliti.

L’aspetto unico e curioso è che ci si sposta da un tavolo all’altro a seconda delle portate, sempre ottime e abbondanti, per cui la breve passeggiata accompagnati da ragazze del posto e bambini è molto gradita, anche per smaltire.
Ma soprattutto, si chiacchiera, si socializza e si fa amicizia con le mamme e con gli altri commensali, tra cui molti stranieri.
Nel frattempo, si scoprono angoli del borgo bellissimi e poetici, con viste impagabili sulla Valle dell’Alcantara e sull’Etna.

Motta Camastra, che da lontano sembra una rondine incastrata tra le rocce, è famosa anche per essere stata uno dei set cinematografici del film di Francis Ford Coppola “Il Padrino”.
Qui si vive fino in fondo l’atmosfera vera di un luogo che non ha ancora perso il legame più genuino e sacro con la terra e le tradizioni.
Oltre agli aspetti gastronomici, è davvero esemplare  lo spirito d’iniziativa e intraprendenza di queste pioniere.
A Motta Camastra da un po’ di anni ha chiuso l’unico ristorante esistente, ma le mamme hanno trovato il modo di soddisfare lo stesso i palati dei turisti consentendo loro di vivere una vera esperienza di condivisione. Ma soprattutto hanno creato occupazione.
In un territorio che potrebbe essere floridissimo ma è depresso, dove il lavoro non c’è (o se c’è è per pochi euro e in nero, soprattutto per le donne), le vie obbligate sembrano essere solo la rassegnazione o la fuga.
E’ sempre da premiare, perciò, chi inventa strade nuove, chi assume dei rischi, con coraggio e creatività.

Scoprire l'identità territoriale attraverso colture, produzioni e tecniche agricole, usi, costumi, storia, tradizioni, biodiversità, culture e identità materiali e immateriali, di luoghi e territori. Il paesaggio agricolo è luogo di accumulo stratificato di beni materiali e immateriali, è stato capace di generare opere d'arte e di influenzare le scelte architettoniche ed urbanistiche;

usare i cinque sensi, vedendo, annusando, gustando prodotti autoctoni che permette di conoscere i territori;
risalire la filiera produttiva agricola e gastronomica, scoprendo il sapere artigianale che ne sta alla base, le materie prime proprie del territorio, il contesto storico e geografico che ha determinato la nascita di una tecnica produttiva e un piatto specifici, lo spirito culturale all'interno del quale, un prodotto e un cibo, non sono solo qualcosa da mangiare, ma simbolo e promotore di un territorio e del suo paesaggio. Il paesaggio, estrema sintesi tra storia e geografia, fondamentale archivio delle nostre vicende umane e di popolo, matrice della nostra identità, che non è solo un valore estetico, prezioso, ma anche racconto del nostro grado di cibiltà che si aggiorna e muta continuamente;





martedì 4 dicembre 2018

Dalla crociata antirame al fastidio per il biologico


Peppino Bivona


Caro Nino

Ho letto l’intervento della senatrice Elena Cattaneo e non ti nascondo che alcune delle sue osservazioni sono condivisibili, in particolar modo la preoccupazione per l’accumulo di elevati livelli di rame nel suolo che altererebbero la vita della microflora e specificatamente le micorrize. Il tema  della riduzione dell’apporto di rame nei programmi di difesa delle colture è oggetto di progetti specifici di ricerca che indagano su possibili alternative.
Il rame nelle sue diverse formulazioni è stato usato da più di cent’anni da quando un giardiniere distratto nel pitturare un cancello col verderame, nella regia di Versailles, non imbrattò alcune viti poco distanti, affette da peronospora, crittogama che da qualche decennio dalla lontana America aveva conquistato l’Europa. Cosi per quasi mezzo secolo abbiamo difeso la vite ed altre coltura   da questo pericoloso flagello. Gli studi di eziologia della peronospora svilupparono modelli d’intervento per la difesa che ne evidenziarono il ciclo, Il periodo di incubazione e la giusta epoca del trattamento. Si. Perché il rame agivsce in “copertura” ovvero bisognava intervenire a tempo debito per avere una buona efficacia.
Il rame alla pari del ferro, del calcio, del magnesio ecc. è indispensabile al nostro organismo: tante che il regolamento comunitario 432/2012 ne autorizza l’uso nella dose massima giornaliera di 1mg al giorno(RDA) Nel nostro organismo, come in gran parte del mondo sia vegetale che animale, la sua funzione si esplica nell’attivare o meglio catalizzare taluni processi enzimatici, dal sistema immunitario, dal metabolismo energetico, al funzionamento del sistema nervoso ecc
Tuttavia non possiamo disconoscere che il rame come “farmakos” nella sua accezione greca è contemporaneamente cura e…veleno .Cosi se si eccedono  le dosi ,come per tutti gli altri metalli i rame può divenire estremamente tossico
L’industria dei fitofarmaci nell’ultimo trentennio  ha proposto  soluzioni alternative  al rame formulando in particolare molecole di sintesi in grado di essere assorbiti dalla pianta, entrare in circolo con la linfa e debellare il fungo dall’interno senza alcun rischio di essere dilavato dalle eventuali piogge, Tutto bene? Macché! I nuovi formulati per il modo in cui agiscono proteggono le piante nella fase di intensa attività ma restano inefficaci nel caso in cui si verifica il rallentamento del flusso linfatico, M a la cosa più rischiosa è che questi formulati, rischiamo nei prossimi anni di selezionare ceppi di funghi sempre più resistenti.
Ora, tralasciando alcuni aspetti strettamente tecnici, ciò che non può essere condiviso dall’intervento della senatrice è  una certa malcelata “indisposizione” verso biologico  Quasi che nel mondo agricolo la presenza di un pensiero divergente infastidisse le granitiche  certezze del sapere omologato, che mal sopportano esperienze diverse e distanti da collaudati modelli istituzionalizzati. Le agricolture biologiche, biodinamiche. permacoltura, sinergica o simbiotica ecc, rappresentano il tentativo di uscire dalla sudditanza che l’agricoltura convenzionale ha  nei confronti dell’agroindustria. Questi modelli di agricoltura alternativa son una rivolta a questa agricoltura industrializzata alla sua illogicità economica, alla sua della sua operosità mortifera. Questi modelli agricoli beffeggiati, derisi e offesi, esprimono prioritariamente la difesa della vita e della biodiversità . Cercano di recuperare il rapporto che l’attività agricola intrattiene con il mondo dei viventi, nel rispetto con altri enti di natura. Nel loro modo di operare si pongono di certo obiettivi economici, ma hanno la consapevolezza che non sono i soli, unici, essenziali fini da perseguire