venerdì 6 ottobre 2023

I Centro Studi di Danilo Dolci

 

 I Centro Studi di Danilo Dolci

 Franco Alasia

Uno anche a Menfi

La Sicilia occidentale è ancora una fra le zone più depresse d’Europa. Essa rappresenta però un enorme capitale di uomini e di risorse.

L’intervento dello Stato, per vari motivi, non è riuscito finora ad incrementare sviluppo. Il divario del reddito tra nord Italia e sud continua a crescere.



Per smuovere una situazione economico-sociale come quella della Sicilia occidentale – da secoli statica per gran parte –  non bastano alcuni interventi infrastrutturali. Non basta la sola azione di assistenza concreta (che rischia sempre di trasformarsi in opera di carità spicciola, inefficiente e mortificante per chi riceve), né la sola pressione e denuncia alle autorità e all’opinione pubblica (che troppo facilmente diventa sterile protesta); né bastano gli studi e le indagini dell’ambiente, se non tesi ad una responsabile utilizzazione, pratica e concreta.

Per un intervento efficace è necessaria la combinazione organica di questi elementi:

  • lo studio delle cause e delle manifestazioni dell’arretratezza, per appurare fatti e teorie, in modo da potersi poi muovere consapevolmente;
  • il lavoro pilota  paziente e pratico di ogni giorno per sperimentare e dimostrare le possibili soluzioni e valorizzazioni;
  • la pressione democratica nonviolenta (ove non bastano gli strumenti e l’azione silenziosa  per  superare  situazioni  intollerabili)  sulle autorità  responsabili,   stimolando  investimenti  di  natura  democratica:  e nei cittadini la speranza e l’attiva partecipazione.

Il Centro studi e iniziative, fondato nel ’58, ha posto le sue ragioni d’essere e di lavorare partendo da una concreta situazione economica-sociale – quella della Sicilia occidentale – e dalle esigenze che tale realtà dimostrava.

In un lungo periodo iniziale – dal ’52 al ’56 –  Danilo Dolci e un piccolo gruppo di volontari collaboratori  si inserirono nel vivo della più tragica realtà siciliana, condividendo la vita quotidiana della parte più misera della popolazione locale. Questa esperienza diede frutti di sostanziale importanza su due diversi piani:  da un lato, attraverso episodi che alcuni forse ricordano, richiamò l’attenzione dell’opinione pubblica italiana e mondiale su una cruda realtà da molti ignorata o mal conosciuta (il digiuno di Trappeto,  lo “sciopero alla rovescia” sulla trazzera di Partinico, l’arresto di Danilo e dei sindacalisti,  il relativo processo, ecc.);  d’altro canto,  permise a Danilo e al piccolo nucleo dei suoi amici e collaboratori di iniziare uno studio approfondito dell’ambiente che li circondava, cominciando ad individuare le componenti dei fenomeni economico-sociale di quelle zone e ad indagare con rigore sulle interferenze ed interdipendenze di manifestazioni e situazioni caratteristiche della Sicilia occidentale: arretratezza economica, disoccupazione e sottoccupazione, basso livello tecnico – culturale,  difficoltà  alla  vita  associativa,  mafia.

Individuati i punti chiave per un lavoro pilota in tre zone omogenee – il Golfo di Castellammare, una zona collinosa all’interno e un tratto della costa sud occidentale – nel corso del ’58 si aprirono rispettivamente a Partinico, Corleone, Roccamena e Menfi i Centri studi e Iniziative nei quali hanno lavorato tecnici agrari,  assistenti sociali,  educatori e giovani volontari in grado di svolgere un preciso lavoro nell’ambito dell’organizzazione,  senza sostituirsi alle responsabilità degli Enti locali.

La zona di incidenza del lavoro interessa tre grandi vallate:  dello Jato,  del Belice e del Carboi.  Su tre fiumi, la possibilità di utilizzare più di 180 milioni di metri cubi d’acqua rappresenta la soluzione fondamentale per l’avvio sicuro di un sano sviluppo socio – eco- nomico della zona.  In tal senso s’è mossa l’iniziativa del Centro studi,  per cui in questi anni si è potuto avviare:

  • la completa valorizzazione delle acque del fiume Carboj,  il cui serbatoio capace  di 36 milioni di metri cubi di acqua, era già costruito ma pressoché completamente inutilizzato nel 1958;
  • la costruzione della diga sullo Jato a Partinico, con un invaso capace di 72 milioni di metri cubi di acqua, che ha permesso l’inizio dell’irrigazione di parte dei circa  9.000 ettari irrigabili,  nell’estate del 1971;
  • i lavori di sondaggio, progettazione e costruzione della diga sul Belice, nella zona di Roccamena, per raccogliere oltre 70 milioni di metri cubi di acqua.

Sul piano del lavoro di formazione di nuovi gruppi democratici sostitutivi dei vecchi gruppi clientelari – mafiosi,  si sono costituiti:

  • la Cooperativa cantina  “Il Progresso” di Menfi con 450 soci;la Cooperativa di abitazione a Menfi, dopo il terremoto, con 20 soci;
  • la Cooperativa  edile  “La Fontana” a Partinico, con 31 soci;
  • la Cooperativa cantina sociale  “Conca d’Oro” a Partinico con 60 soci;
  • la Cooperativa  intercomunale coltivatori ortofrutticoli,  a Partinico,  con 220 soci;
  • la Cooperativa  “Consorzio irriguo Jato”  a Partinico, con 800 soci.

Milleottocentottanta piccoli coltivatori e lavoratori organizzati in queste nuove cooperative suscettibili – in particolar modo per quanto riguarda il “Consorzio irriguo Jato” – di diventare molte migliaia nel giro di pochi anni.

Sempre in questo settore di lavoro per la promozione della cooperazione, particolare attenzione si è dedicata all’artigianato locale; per incrementarne il lavoro, si è aperto un punto di vendita di prodotti artigianali presso il Centro turistico  “Città del Mare”  nel Golfo di Castellammare,  con lo scopo di:  incentivare la produzione locale, offrendo un immediato smercio dei prodotti;  migliorarla, conservando quanto di valido la tradizione locale produce e studiando nuovi prodotti; avviarla verso la cooperazione con l’organizzazione di gruppi pre-cooperativi e cooperative vere e proprie in seguito.

Nell’ambito del lavoro per la demolizione delle vecchie strutture clientelari – mafiose, conservatrici e parassitarie, va vista la campagna antimafia del Centro studi e Iniziative:  la precisa ed approfondita inchiesta sui rapporti mafia-politica nella Sicilia occidentale, se da una parte ha avuto una fondamentale funzione educativa in quanto ha favorito e sollecitato la presa di coscienza e l’assunzione di responsabilità nelle gente locale (determinando inoltre l’apertura di un processo a Roma contro Danilo Dolci e Franco Alasia), ha permesso il pubblico dibattito sul come si costituisce il potere politico in questa zona mettendo a nudo situazioni malsane e pericolose, e ha determinato il crollo politico di un Ministro e di due Sottosegretari collusi con la mafia delinquenziale locale.

Particolare impegno si è avuto per la zona terremotata dopo il sisma del ’68, per la quale è stato preparato un piano di sviluppo organico,  in collaborazione con la popolazione stessa ed un gruppo di esperti. Va vista nella direzione dello sviluppo della zona terremotata la campagna di pressioni del ’69, con digiuni, marce e denunce, e l’iniziativa di “Radio libera a Partinico”, l’emittente installata al Centro studi di Partinico nel marzo del ’70  con la quale, per 27 ore consecutive, prima che l’intervento delle forze di polizia la mettesse a tacere, sono state trasmesse (con le voci di donne, bambini, vecchi, medici, maestri, lavoratori) una serie di precise denunce documentate sulle responsabilità e le inadempienze governative riguardo il futuro della popolazione colpita dal terremoto nella valle del Belice.

Per rispondere all’esigenza di nuovi quadri locali capaci di promuovere nuovo sviluppo, da inserire nella realtà della Sicilia occidentale,  oltre che nel Centro studi,  al Borgo di Trappeto si sono tenuti sin dal 1960 dei corsi per la formazione di operatori di sviluppo. Nel 1968 viene cos-truito il  “Centro di Formazione per la Pianificazione organica”  a Trap-peto:  uno strumento cioè che ha lo scopo di formare mediante stages, corsi, seminari, incontri, dibattiti, nuovi educatori, nuovi cooperativisti, nuovi tecnici capaci di rapporti maieutici con la popolazione.

Fondamentalmente per rispondere alle medesime esigenze di portare nuova cultura, per incidere sempre più a maggiore profondità nella situazione, per i bambini della scuola materna fino ai 14 anni, in una zo-na dove l’intervento statale è più che altrove deplorevolmente insufficie-nte, nel 1971 è nata l’iniziativa, in corso di realizzazione, della creazione di un nuovo Centro educativo a Mirto, dove una sana, libera educazione di effettiva democrazia possa contribuire a creare persone nuove, rispondendo alle pur necessarie proteste contro una scuola vecchia e autoritaria con una concreta indicazione di una nuova educazione.

In questa chiave va anche vista l’azione del Centro studi per introdurre nelle scuole lo studio di uno strumento elementare e puro come il flauto dolce, mettendo i giovani in condizione di fare della musica in modo attivo e valorizzando un patrimonio musicale non conosciuto.

Una ventina sono i collaboratori a pieno tempo.

I fondi per il Centro studi e Iniziative vengono da fonti private e volontarie, raccolti soprattutto da comitati di sostegno in varie città italiane e all’estero.

In Italia particolarmente, gli artisti, pittori e scultori soprattutto, in varie occasioni hanno donato loro opere per il lavoro del Centro studi.

L’essere stati costantemente impegnati in un lavoro che non si piega alle esigenze di potenti o dove vanno le mode, che non vuol legarsi a nessun partito politico – non per agnosticismo ma per poter operare le proprie scelte di fondo in coscienza senza dover sottostare a calcoli di convenzione – non ha certamente favorito il reperimento dei fondi per il lavoro, per cui una costante difficoltà al Centro studi è sempre stata per tutti questi anni la scarsezza dei mezzi finanziari.

Dallo Stato italiano, e dalla Regione siciliana, il Centro studi e Iniziative non ha mai ricevuto, in tutti questi anni di attività, una lira.


lunedì 25 settembre 2023

Uova di gallina alle diossine

 Si può essere a favore o contro gli inceneritori, considerati per alcuni portatori di interessi, per altri un po meno. L'errore che non si deve commettere è tifare per l'uno o l'altro, ma informarsi, conoscere per scegliere da quale parte stare. 


Uova di gallina piene di diossine e Pfas nel veneziano: è l’esito del primo biomonitoraggio indipendente svolto dal Coordinamento No Inceneritore Fusina con il supporto scientifico di Isde Italia (Medici per l’Ambiente)

Uova di gallina piene di diossine e PFAS nel veneziano: è l’esito del primo biomonitoraggio indipendente svolto dal Coordinamento No Inceneritore Fusina con il supporto scientifico di Isde Italia (Medici per l’Ambiente).



“Situazione allarmante”

La notizia è stata resa pubblica dalla delegazione dei comitati e da Vitalia Murgia di Isde Italia in una conferenza stampa convocata a Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio Regionale veneto: “Non è casuale la scelta del luogo, la sede più importanei della Regione, l’istituzione che primariamente dovrebbe sovraintendere alla gestione della sanità pubblica, perché – affermano gli esponenti dei comitati – qui siamo di fronte a una situazione allarmante, di grave rischio per la salute di decine di migliaia di persone che vivono intorno al polo industriale di Porto Marghera”.

L’indagine

I comitati spiegano che l’indagine è stata condotta nel corso dell’estate su 4 campioni di uova (ciascuno composto da 6 unità) provenienti da galline allevate all’aperto in pollai familiari, senza uso di antibiotici o altri prodotti chimici. Le uova sono state prelevate con tutte le precauzioni del caso e affidate a un laboratorio accreditato da Accredia specializzato in analisi alimentari.

Le zone interessate

Due campioni provenienti il primo dalla zona di Villabona, e il secondo dall’area agricola a sud di Malcontenta (Comune di Mira) hanno evidenziato valori altissimi di PCDD/F e PCB (diossine, furani e policlorobifenil), da 2 a oltre 5 volte il limite di legge. Addirittura con l’assunzione di una sola di queste uova anche un adulto supera la dose settimanale tollerabile (DST), mentre per i bambini più piccoli si arriva fino a 6-7 volte il DST. In pratica si tratta di uova avvelenate, non commestibili.
Gli altri due campioni, prelevati in centro a Marghera e a sud di Oriago risultano nei limiti fissati dal Regolamento europeo 2023/915 ma molto al di sopra delle soglie cautelative indicate nella Raccomandazione europea 2013/711, tanto che con 2 sole di queste uova i bambini al di sotto dei 10 anni superano il DST.

I Pfas ritrovati

Significativa anche la presenza di Pfas, che sebbene entro i limiti, risultano comunque abbondanti (fino a 680 nanogrammi/Kg a fronte di un limite fissato in 1700 ng/Kg). “Un dato che smentisce clamorosamente chi continua a rassicurare sull’assenza di rischi per questi inquinanti nel territorio veneziano” scrive il comitato. La dottoressa Murgia sottolinea che per avere un quadro più completo e preciso è necessario fare ulteriori analisi, ma l’allarme per i comitati è alto: “Quando presentano progetti come i nuovi inceneritori, sentiamo dire che va sempre tutto bene, che non ci sono rischi, né impatti. Ma la realtà è un’altra e questa ricerca non fa altro che confermare con numeri alla mano la gravissima situazione ambientale in cui ci troviamo: livelli di smog da record, veleni disseminati in aria, nelle acque e nei suoli da decenni di industrializzazione e cementificazione dissennati. Il VI Rapporto SENTIERI curato dall’Istituto Superiore di Sanità afferma che nella nostra zona ci si ammala e si muore di più rispetto alla media regionale, ora stiamo arrivando al punto che non possiamo più mangiare i prodotti della nostra terra”.

“Intervenga la Regione e l’Iss”

“Quattro campioni di uova non bastano? Bene, allora si investa di più nel monitoraggio ambientale e nella sorveglianza sanitaria. Il progetto sui biomonitoraggi One Healt Citizen Science, che vede coinvolti la stessa Regione Veneto, ISS, CNR, Università di Padova va nella giusta direzione, e come cittadini intendiamo contribuire pienamente per la sua buona riuscita. Ma non ha senso fare bei progetti, se contemporaneamente si continua a favorire grandi opere e impianti nocivi, a cominciare dal ritorno del carbone a tutto spiano nella centrale Enel, e ai due inceneritori di Veritas e ENI; intanto bonifiche e riconversione ecologica rimangono un miraggio”. scrive il comitato.

Le richieste del comitato

Chiare e precise le rivendicazioni del Coordinamento No Inceneritore Fusina per fare fronte a questa situazione:
1. Stop immediato al carbone nella centrale ENEL Palladio, ai lavori per la seconda linea dell’inceneritore di Veritas e al progetto di inceneritore per fanghi proposto da ENI Rewind;
2. Trasparenza sulle emissioni dei principali impianti inquinanti presenti nel SIN di Porto Marghera con pubblicazione dei dati sulle emissioni di inquinanti e microinquinanti rilevate in continuo;
3. Misurazione dei PFAS al camino degli inceneritori;
4. Nuovo studio sulle ricadute dei fumi dell’inceneritore di Veritas, a seguito del parere dell’ISS che ha dichiarato inattendibile quello presentato dalla multiutility veneziana;
4. Avvio immediato di una campagna estesa di analisi sui suoli e sugli alimenti in tutta l’area vasta intorno a Porto Marghera.


lunedì 4 settembre 2023

Il glisofato: da sostanza cancerogena, mutagena o reprotossica a …elisir di lunga vita.

 

(fino a prova contraria)

 

        La valutazione dell’impatto del glifosato sulla salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente non ha evidenziato alcuna area di preoccupazione critica. Nelle conclusioni dell’EFSA sono state riportate alcune lacune nei dati  – come questioni che non è stato possibile risolvere in via definitiva o questioni rimaste in sospeso – che la Commissione europea e gli Stati membri dovranno prendere in considerazione nella prossima fase del processo di rinnovo dell’approvazione. Queste le principali conclusioni della revisione paritetica dell’EFSA sulla valutazione del rischio del glifosato, eseguita dalle autorità di quattro Stati membri (che hanno assunto congiuntamente il ruolo di «Stati membri relatori»).

 


Nella sua revisione paritetica della valutazione del rischio del glifosato come sostanza attiva, l’EFSA non ha individuato alcuna area di preoccupazione critica in relazione al rischio che esso comporta per l’uomo, gli animali o l’ambiente. Una preoccupazione è definita critica quando riguarda tutti gli usi proposti della sostanza attiva oggetto di valutazione (ad esempio, impiego in pre-semina o post-raccolto, ecc.), impedendone così l’approvazione o il rinnovo.

Nel 2022 l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha effettuato una valutazione dei pericoli posti dal glifosato,     che non soddisfa i criteri scientifici per essere classificato come sostanza cancerogena, mutagena o reprotossica. Ai fini della valutazione del rischio relativo al glifosato a livello di UE, l’EFSA ha utilizzato la classificazione di pericolo dell’ECHA. Eventuali lacune nei dati individuate sono riportate nelle conclusioni dell’EFSA come questioni che non è stato possibile risolvere in via definitiva o questioni rimaste in sospeso.Tra le questioni che non è stato possibile risolvere in via definitiva rientrano la valutazione di una delle impurità presenti nel glifosato, la valutazione del rischio alimentare per i consumatori e la valutazione dei rischi per le piante acquatiche.

Tra le questioni rimaste in sospeso vi sono, tra l’altro, la mancanza di  informazioni sulla tossicità di uno dei componenti della formulazione di pesticidi a base di glifosato presentata ai fini della valutazione, informazioni che sono necessarie per portare a termine la valutazione del rischio relativo alla formulazione per gli usi rappresentativi. Per questa formulazione non sono emerse indicazioni di tossicità acuta e genotossicità .

Per quanto riguarda la biodiversità , gli esperti hanno riconosciuto che i rischi associati agli usi rappresentativi del glifosato sono complessi e dipendono da molteplici fattori. Hanno inoltre rilevato la mancanza di metodologie armonizzate e di specifici obiettivi di protezione concordati. Nel complesso, le informazioni disponibili non consentono di trarre conclusioni definitive su questo aspetto della valutazione del rischio e i gestori del rischio possono prendere in considerazione misure di mitigazione.  

Per quanto riguarda l'ecotossicologia , il pacchetto di dati ha consentito un approccio conservativo alla valutazione del rischio, che ha identificato un rischio elevato a lungo termine per i mammiferi in 12 dei 23 usi proposti del glifosato.

«La valutazione del rischio e la revisione paritetica del glifosato sono frutto del lavoro svolto da decine di esperti scientifici dell’EFSA e degli Stati membri nell’ambito di un processo che si è protratto per tre anni. Processo che si basa sulla valutazione di molte migliaia di studi e articoli scientifici, oltre a incorporare i preziosi contributi forniti mediante la consultazione pubblica», ha dichiarato Guilhem de Seze, responsabile del dipartimento «Risk Assessment Production» (formulazione delle valutazioni del rischio) dell’EFSA.

Il glifosato è una sostanza chimica utilizzata in diversi erbicidi, il cui impiego in Europa è sottoposto a una severa regolamentazione. Attualmente il periodo di approvazione dell’uso del glifosato nell’UE termina il 15 dicembre 2023. La valutazione del rischio da parte degli Stati membri e la successiva revisione paritetica dell’EFSA sono state eseguite nell’ambito del processo legislativo previsto per il rinnovo dell’approvazione dell’uso del glifosato in Europa.

Le conclusioni dell’EFSA sulla revisione paritetica della valutazione del rischio relativa al glifosato sono state trasmesse in data odierna alla Commissione europea e agli Stati membri per orientare la decisione che sono chiamati ad adottare in merito all’opportunità di mantenere il glifosato nell’elenco dell’UE delle sostanze attive approvate nei prodotti fitosanitari.

Prima della pubblicazione, l’EFSA è tenuta per legge a garantire che tutti i contenuti siano conformi alle norme in materia di protezione dei dati personali e di riservatezza.Come per tutte le revisioni paritetiche delle sostanze attive nei prodotti fitosanitari, e in conformità della legislazione dell’UE sui pesticidi, l’EFSA fornisce i materiali destinati alla pubblicazione al richiedente, il quale ha facoltà di richiedere la riservatezza degli elementi relativi ai dati personali o alle informazioni commercialmente sensibili. I richiedenti non possono richiedere modifiche alle conclusioni o alla valutazione stessa, né presentare informazioni aggiuntive.

 

 

martedì 8 agosto 2023

La cucina del Gattopardo volano dello sviluppo.

 

Il Comune, ha adottato recentemente il percorso   Borgo GeniusLoci De.Co. un percorso culturale, per esaltare l’identità territoriale, puntando alla valorizzazione di uno dei prodotti identitari,"Le Siringate, quei gustosi dolcetti che piacevano tanto alla principessa Filangeri, che a Santa Margherita di Belice era trattata da tutti come una regina" 
Per garantire la sostenibilità del percorso occorrono dei principi inderogabili e non barattabili, innanzitutto  la storicità e l'unicità, l’interesse collettivo, condiviso e diffuso e a burocrazia zero.  Il mito che circonda la maggior parte dei territori rurali di successo, assomiglia a una favola vera fatta di personaggi e di eccezionalità, e di unicità. Aspetti importanti che collocano l’idea del Borgo GeniusLoci  De.Co. all’interno di un percorso culturale e di pensiero innovativo volto alla difesa delle peculiarità territoriali.

 

 Territorio, Tradizioni, Tipicità, Tracciabilità e Trasparenza: ecco le 5“t” protagoniste del percorso “Borghi Genius Loci De.Co.”.ideato dalla Libera Università Rurale Saper&Sapor 

 


                Nel capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa "Il Gattopardo" l'autore fa una dettagliata descrizione di quella che era la cucina della nobiltà siciliana del tempo, come il celebre timballo o il sofisticato "Trionfo di gola", dolce simbolo irrinunciabile per l'aristocrazia.

E proprio alla tavola del Gattopardo è stata dedicata la serata finale del Premio letterario internazionale "Giuseppe Tomasi di Lampedusa", giunto alla sua diciottesima edizione, che si è svolto a Santa Margherita Belìce.



L'obiettivo è di valorizzare  i prodotti  identitari  e i loro territori meritevoli della Denominazione Comunale.   La denominazione comunale (De.Co.) « è un atto politico, nelle prerogative del Sindaco », che afferma  il suo primato nel territorio, che presuppone una conoscenza del passato, un’analisi del presente ed una progettualità riferita al futuro. Il tutto nell’ottica del turismo enogastronomico, che se ben congegnato e gestito, costituisce una vera e grande opportunità per lo sviluppo dell’economia locale, specie per le piccole comunità rurali, che nei rispettivi prodotti alimentari e piatti tipici hanno un formidabile punto di forza attrattiva nei confronti del visitatore. 

                 Le De.Co. nascono da un’idea semplice e geniale del grande Luigi Veronelli , che così le spiegava: “Attraverso la De.Co.  il « prodotto » del Territorio acquista una sua identità.” Rappresenta un concreto strumento di marketing territoriale, ma soprattutto un’importante opportunità per il recupero e la valorizzazione delle identità e le unicità locali.   Veronelli,   enologo, gastronomo e scrittore lombardo,   ideò le De.Co., ha rappresentato e rappresenta il rinascimento dell’  ElaioEnoGastronomia  italiana in tutte le sue espressioni, ha aperto una strada, inventato un genere, vissuto e tracciato la via per l’affermazione dei territori, e dei prodotti identitari, una lezione di dedizione, onestà intellettuale, e sana partigianeria che rappresenta   l’antesignano  alla sovranità alimentare.  Ha lottato contro i poteri forti a difesa dei piccoli produttori, a garanzia dei consumatori consapevoli.  E’ in questo scenario che 20 anni addietro è stato  ideato il percorso Borghi GeniusLoci De.Co.,   un percorso culturale, che mira a salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, che tende ad omogeneizzare prodotti e sapori.  La De.Co. è « un prodotto del territorio » (un piatto, un dolce, un sapere, un evento, un lavoro artigianale, ecc.) con il quale una comunità si identifica per elementi di unicità e caratteristiche identitarie, deve essere considerata come una vera e propria attrazione turistica capace di muovere un target di viaggiatori che la letteratura internazionale definisce “foodies”, viaggiatori sensibili al patrimonio culinario locale e non solo. Quando il cibo viene ancorato in maniera identitaria ad un territorio, smette di essere un momento culinario e diventa esperienza totale. In questo modo coinvolge immediatamente i quatto sensi, vedere, annusare, gustare e toccare; ma quando un cibo è veramente ancorato ad un territorio tocca anche l’udito, perché si racconta e racconta il territorio. 



                 Quando arriva nel piatto, quel cibo ti ha detto tante cose e quando lo assapori diventa esperienza avvolgente, coinvolgente e identitaria di quel luogo. Il termine genius loci, di origine latina, definisce letteralmente il “genio”, lo spirito, l’anima di un luogo è caratterizza l’insieme delle peculiarità sociali, culturali, architettoniche, ambientali e identitarie di una popolazione e l’evoluzione di quest’ultima nel corso della storia. E’ quell’unicum che caratterizza la destinazione, quella particolare atmosfera che rende un posto così speciale agli occhi del visitatore. Il “Genius Loci", definito da Luigi Veronelli quale intimo e imprescindibile legame fra uomo-ambiente-clima-cultura produttiva. «Effetto GeniusLoci» è la capacità che deve avere un territorio, di « produrre », grazie al saper fare dell’uomo che possiede il gusto del territorio nel quale riconosce in modo permanente la singolarità ed il valore. 




venerdì 21 luglio 2023

Chicco di Sole

 

 

Chicco di Sole

 

 

Peppino Bivona,  profondo conoscitore delle tematiche legate al territorio, all’identità, alla storia, dalla cultura locale all’alimentazione, ci consegna un’altra opera straordinaria, “Chicco di Sole”con la prefazione di  Giuseppe Barbera, l’introduzione di. Nicola Cacioppo, e la postfazione di Nino Sutera. 

 Nessuna coltura come il grano ha segnato così profondamente la storia dell’alimentazione in tutto il bacino del nel nostro mediterraneo. Questo cereale ha inciso fortemente sulle vicende storiche della nostra civiltà, con i suoi risvolti economici, politici e sociali.

 Da secoli il grano caratterizza lo scenario del paesaggio agrario meridionale, dal latifondo al feudo: estensioni sconfinate,quasi una monotonia dominata della sola monocoltura cere agricola: luoghi spogli caratterizzati dalla totale assenza di un albero o di una casa.

Ma perché questa coltura ebbe ed ha,tanto successo? Quali caratteristiche peculiari ne hanno assegnato un primato merceologico e mercantile? Cos’ha di strategico questo “chicco” di grano?



Abbiamo immaginato, sostiene Peppino Bivona,  di proporvi un viaggio per una destinazione incerta,approssimata, senza una precisa meta, come si conviene ad un curioso viandante, un percorso in compagnia del chicco di frumento,scegliendo i camminati occasionalmente, giorno dopo giorno attraverso la mitologia, la storia, la tecnica, raccontarvi le complesse e complicate vicende che hanno accompagnato il mondo agricolo nel suo rapporto con questa strana “merce”: il grano. Si,davvero“strana” per la sua doppia natura: di merce e mezzo di produzione!

Ma ancora più strana e curiosa è la sua origine: pensate, non esiste allo stato selvatico, il grano non ha un “antenato” cosi come c’è l’ha il pomodoro, o la patata. Questo “accidente” botanico, ha stimolato la fantasia di scrittori come Mauro Biglino,  che lo vorrebbero un singolare dono degli “extraterrestri”.

 In verità la nascita del moderno grano si deve ad un paio di incidenti genetici, avvenuti in tempi diversi, a causa del mancato sdoppiamento de corredo cromosomico all’interno delle cellule germinali. Poi il lento processo di addomesticamento iniziato già12.000 anni fa,ha caratterizzato la nascita dell’agricoltura. Lo troviamo diffuso in quasi tutto il mondo e assieme ai riso e ai mais costituisce la base dell’alimentazione per la nostra umanità.

Il nostro intento è aprire delle finestre, offrirvi una narrazione libera e originale con una visione aperta,articolata sulle tematiche relative al grano e ai suoi prodotti derivati, alle vicissitudini umane ad esso legate, in una esposizione dinamica priva di rigidi, noiosi, schemi didattici.


Quali sono i “grani antichi"
Per convenzione, si definiscono “antichi” qualunque varietà di frumento a taglia alta (non nanizzato) e che non sia stato modificato in termini di composizione del glutine.
Sono grani antichi sia le specie definite ANCESTRALI del frumento tenero e duro, sia le varietà di frumento tenero e duro selezionate prima degli anni 50’-60’ (PRE-RIVOLUZIONE VERDE).
Sono questi grani che fanno parte della vera dieta mediterranea. Dove un tempo, sulle tavole, vi erano legumi (come i fagioli), con cereali in chicco. E il grano veniva consumato trasformato in pane lievitato con pasta madre.
Era la fine degli anni ’60 quando nacque il grano Creso, il padre dei grani moderni, registrato poi nel 1974. Si passò quindi da una taglia di 140 e 160 cm (prima del Creso) ad una taglia più bassa (70-80 cm). Questa tecnica di miglioramento genetico aveva l’obiettivo di offrire una maggiore resistenza all'allettamento.
Tra i grani antichi troviamo Verna, Inallettabile, Gentil Rosso, Frassineto (frumenti teneri). (Senatore) Cappelli, Tumminia, Russello, Perciasacchi, tra i frumenti duri. Ce ne sono comunque tantissimi altri.
Poiché c’è sempre tanta disinformazione (a fronte di ignoranza purtroppo) una precisazione sul Cappelli. È precedente al Creso e non è stato irradiato. Quindi non è nanizzato, come potete osservare dall’immagine e se visitaste un campo di coltivazione di agricoltori custodi.
Come molti altri grani antichi il (Senatore) Cappelli è stato ottenuto a mezzo selezione (1915). Deriva dalla varietà nordafricana Jean Retifah, a mezzo SELEZIONE e non a mezzo ibridazione (come si trova erroneamente in alcuni siti non attendibili).
Anche se più giovane della bisnonna di qualcuno, questa varietà di grano è pur sempre una vecchia varietà di grano. Ed in letteratura scientifica ci sono molti studi sui benefici per la salute. Come del resto per i vari grani antichi.
Una differenza nutrizionale tra antichi e moderni è il tipo di glutine, ovvero l’indice di glutine. Che, attenzione, non è la quantità di glutine.
Le vecchie varietà di grano hanno un indice di glutine più basso rispetto alle moderne. Questo dipende in particolare dalla composizione delle proteine di riserva (che daranno origine al glutine). Tant’è vero che i grani antichi possono essere consumati anche in caso di sensibilità al glutine non celiaca.
Queste vecchie varietà di grano sono generalmente coltivate in modo biologico (anche senza certificazione) e richiedono meno risorse (a partire da quelle idriche) e meno (o nulla) prodotti di sintesi. Senza considerare la maggiore biodiversità.

Peppino Bivona di Menfi, Agronomo Giornalista è attualmente Presidente della Libera Università Rurale dei Ssaperi& dei Sapori Onlus, che proprio quest’anno celebra i primi dieci anni di vita. Nel corso degli anni e delle esperienze, il concetto di European Rural University si è addensato e arricchito, come si accompagna un mondo rurale in profonda trasformazione. Infatti, le aree rurali sono diventate multifunzionali per la loro potenzialità e rappresentano la posizione strategica delle politiche di sviluppo locale. L'Università rurale unisce tutte le forze nelle zone rurali, persone ed istituzioni socio-economiche, in un unicum innovativo nel preservare le tradizioni locali, in cui è in grado di raccogliere tutte le logiche di azione, della formazione, della ricerca, della capitalizzazione delle esperienze, in quanto consente di individuare, confrontare e analizzare le iniziative locali dello sviluppo. Sono conosciute come università rurali ed il loro impianto è in auge in tutta Europa. La loro origine risale alla metà dell’Ottocento negli Stati Uniti, dove la creazione di immensi campus pluridisciplinari obbligò ad allontanare sempre di più l’università dai nuclei urbani. In Europa la prima Università rurale è nata in Francia, nel 1975. La prima Università rurale, organizzata in sessioni regionali, diventa un esperimento nazionale nel 1983. Il gruppo Northern Ireland (Irlanda del Nord) ha finanziato la creazione di una "università rurale" incentrata sui bisogni concreti dell'economia delle zone rurali dell'Irlanda del Nord. In questo contesto che si inserisce la mission e la vision della lurss che   ha plasmato il necessario dialogo fra “la conoscenza dell’imparato” e “la conoscenza delle esperienze”, tra teoria e prassi.

 

                                      

 

 

 

 

martedì 11 luglio 2023

Glifosate. L’EFSA si pronuncia: nessuna area di preoccupazione critica

 


Gianna Bozzali

L’impatto su salute e ambiente del glifosate non desta “preoccupazioni critiche”. È quanto emerso dallo studio d’impatto dell’Efsa, l’Autorità europea sulla sicurezza alimentare, che ha presentato in questi giorni la propria analisi. Un’analisi propedeutica, lo ricordiamo, alla decisione sull’estensione dell’autorizzazione d’impiego del noto diserbante non selettivo il cui impiego in Europa è sottoposto a una severa regolamentazione e la cui scadenza è stata prorogata al 15 dicembre 2023. Nella sua revisione paritetica della valutazione del rischio del glifosate come sostanza attiva, l’EFSA non ha individuato dunque alcuna area di preoccupazione critica in relazione al rischio che esso comporta per l’uomo, gli animali o l’ambiente.



Nel 2022 l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha effettuato una valutazione dei pericoli posti dal glifosate in seguito alla quale aveva concluso che esso non soddisfacesse i criteri scientifici per essere classificato come sostanza cancerogena, mutagena o nefrotossica. Restano però alcune questioni che non è stato possibile risolvere in via definitiva o questioni rimaste in sospeso. Tra le questioni che non è stato possibile risolvere in via definitiva rientrano la valutazione di una delle impurità presenti nel glifosate, la valutazione del rischio alimentare per i consumatori e la valutazione dei rischi per le piante acquatiche.

Tra le questioni rimaste in sospeso vi sono, tra l’altro, la mancanza di informazioni sulla tossicità di uno dei componenti della formulazione di pesticidi a base di glifosate presentata ai fini della valutazione, informazioni che sono necessarie per portare a termine la valutazione del rischio relativo alla formulazione per gli usi rappresentativi. Per questa formulazione non sono emerse indicazioni di tossicità acuta e genotossicità.

Per quanto riguarda la biodiversità, gli esperti hanno riconosciuto che i rischi associati agli usi rappresentativi del glifosato sono complessi e dipendono da molteplici fattori. Nel complesso, le informazioni disponibili non consentono di trarre conclusioni definitive su questo aspetto della valutazione del rischio e i gestori del rischio possono prendere in considerazione misure di mitigazione.  Per quanto riguarda l'ecotossicologia, il pacchetto di dati ha consentito un approccio conservativo alla valutazione del rischio, che ha identificato un rischio elevato a lungo termine per i mammiferi in 12 dei 23 usi proposti del glifosate.

Che cos’è il glifosate

Il glifosate è uno degli erbicidi più usati al mondo e rappresenta circa il 25% del mercato globale di questi prodotti. È utilizzato principalmente in agricoltura per combattere le erbe infestanti che contendono alle colture spazio, acqua, sostanze nutritive e luce del sole. È definito diserbante ad "ampio spettro" perché è efficace contro tutti i tipi di infestanti ed è sempre utilizzato in formulati contenenti altre sostanze chimiche.

A differenza di altri prodotti, il glifosate è assorbito attraverso le foglie e poi trasportato nelle altre parti della pianta. Questo conferisce alla sostanza la caratteristica di fondamentale importanza di riuscire a devitalizzare anche gli organi delle erbe infestanti che si trovano sottoterra. Ciò eradica realmente l'infestante e gli impedisce di ricrescere dopo poche settimane.

In Italia l'uso del glifosate nella coltivazione dei cereali è consentito dalla normativa vigente solo in fase di pre-semina e in pre-emergenza, cioè per liberare il suolo da erbe infestanti prima che si effettui la semina delle piante da coltivare e garantire a queste ultime la possibilità di crescere senza che altre piante sottraggano loro le sostanze nutritive presenti nel suolo. I trattamenti pre-raccolta sui cereali non sono consentiti in Italia.

Prossime fasi

Le conclusioni dell’EFSA sulla revisione paritetica della valutazione del rischio relativa al glifosato sono state trasmesse alla Commissione europea e agli Stati membri per orientare la decisione che sono chiamati a adottare in merito all’opportunità di mantenere il glifosato nell’elenco dell’UE delle sostanze attive approvate nei prodotti fitosanitari. La pubblicazione delle conclusioni è prevista per la fine di luglio 2023 mentre quella dei documenti di riferimento, che ammontano a diverse migliaia di pagine, è prevista tra la fine di agosto e la metà di ottobre 2023.



Originaria di Vittoria (Ragusa). Una laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari e tante esperienze maturate nel mondo della comunicazione enogastronomica, sia in tv, sia grazie alla collaborazione con testate giornalistiche di settore. Giornalista e critico gastronomico, esperto assaggiatore Onav, è da anni PR ed ufficio stampa del Consorzio di Tutela del Cerasuolo di Vittoria DOCG. Spesso veste anche il ruolo di Docente di comunicazione gastronomica in diversi corsi di settore. Ama narrare le storie più semplici come quelle dei casari, dei contadini e dei vignaioli perché anche il più sconosciuto dei produttori merita di essere “ascoltato”.