domenica 5 giugno 2022

"DiVino Festival" dal 29 al 31 luglio a Castelbuono

 

"DiVino Festival" dal 29 al 31 luglio a Castelbuono il tradizionale galà enogastronomico estivo

Eventi unici, convegni, spettacoli, incontri e degustazioni delle migliori etichette e dei piatti tipici del territorio.

Era il 2007 quando, per la prima volta, il "DiVino Festival" (http://www.divinofestival.it) prese il via nell'atrio esterno del monumentale e maestoso Castello dei Ventimiglia di Castelbuono, con l'incontro tra quattro diversi produttori vinicoli internazionali : Murgo, Abbazia Santa Anastasia, Fatascià e Tasca d'Almerita.

La manifestazione riuscì a imporsi rapidamente nell'immaginario collettivo per la qualità del vino e della buona cucina, per l'attenzione rivolta alle diverse aziende agricole del comprensorio madonita e alla valorizzazione del luogo, in un'atmosfera unica.  

A distanza di anni, la rassegna non cambia la formula che ne ha decretato il successo nel corso del tempo ma, nel 2022, si arricchisce di spunti di riflessione e contenuti nuovi, che tengono conto delle dinamiche contemporanee.

Non a caso, la sedicesima edizione in programma nella cittadina madonita dal 29 al 31 luglio prossimi sarà dedicata al tema della pace. 

Una rassegna "sensoriale" che mescola gusto, odori e suoni: per tre giorni, Castelbuono diventerà la capitale siciliana del vino e accoglierà oltre cento aziende provenienti da tutta Italia, insieme alle grandi personalità del mondo gastronomico.

Al centro, l'eccellenza produttiva protagonista assoluta di una rassegna ormai  in cima nelle classifiche nazionali degli eventi enogastronomici legati alla bella stagione.

Non solo.

Il tradizionale appuntamento estivo nel fulgido borgo in provincia di Palermo, si è trasformato in uno degli eventi enogastronomici più importanti dell'isola: un galà che attrae, estate dopo estate, non soltanto gli appassionati e i cultori del vino dal palato raffinato, ma anche semplici curiosi e turisti che scelgono di trascorrere le vacanze a Castelbuono, un tempo ricca capitale della Contea e del Marchesato dei Principi di Ventimiglia.

Vie, piazze e vicoli  saranno animati anche dalla presenza di sommelier e cuochi altamente qualificati: tra calici e assaggi, sarà possibile scoprire il meglio della produzione vitivinicola nostrana.

Senza dimenticare le "passeggiate" tra le varie cantine, un modo per celebrare le varie declinazioni del gusto nel territorio.

Tra i momenti più significativi del Festival, figura il "Concorso DiVino" : l'ormai celeberrima wine tasting, dal 2010, premia le cantine e le personalità internazionali più autorevoli che afferiscono al mondo del vino.

Un altro elemento focale della rassegna castelbuonese è rappresentato dal Premio Internazionale "Gusto DiVino" rivolto all'intero settore dell'enogastronomia mondiale.

Istituito nel 2010, rappresenta un riconoscimento dell'associazione "Amici PerBacco" a tutti coloro che, con le loro qualità, hanno svettato nell'ambito del comparto.

Nello specifico, a quei soggetti che si connotano quali protagonisti indiscussi del settore vitivinicolo, puntando alla massima qualità attraverso un lavoro serrato e una dedizione continua, l'alta professionalità e l'utilizzo dei mezzi di informazione quali alleati e compagni di viaggio in un percorso che mira a trasformare il vino in uno stile di vita, anche sotto il profilo culturale.

 


 

Marianna La Barbera

Giornalista pubblicista dal 2000 e professionista dal 2005, Marianna La Barbera ha iniziato la carriera nel mondo dell'informazione alla fine degli anni novanta, collaborando con il Giornale di Sicilia e con varie emittenti televisive quali TGS e TRM. 
Negli stessi anni, scrive assiduamente per quotidiani e periodici cartacei: "Sicilia Tempo", "Centonove" e la rivista "Palermo", organo di informazione dell'allora Provincia Regionale, per citarne solo alcuni.
 Nel tempo, ha scelto di declinare il proprio impegno professionale soprattutto nel settore degli uffici stampa, privilegiando la comunicazione istituzionale. 
 Attualmente, cura l'informazione esterna per alcuni settori all'interno di un'importante sigla sindacale ed è responsabile dell'ufficio stampa di enti pubblici e privati. Ha diretto periodici di informazione, prevalentemente economici, quali "APMI News" organo ufficiale dell'Associazione Piccole e Medie Imprese. 

martedì 31 maggio 2022

Macco di fave

  

 

IL MACCO DI FAVE

 

  di 

Luigi Parello

 

 

“Lu riccu è riccu pi diri abbonè, lu scarsu è scarsu pi diri chissu nenti è”

 

Il Macco di fave, in dialetto siciliano “u maccu” è una deliziosa crema di fave secche e sgusciate, un piatto tradizionale della cucina contadina. E’ stato da sempre considerato il cibo simbolo delle scorpacciate popolane, dei poveri che non potevano permettersi altro.

Questo piatto, meriterebbe il riconoscimento di prodotto identitario attraverso il percorso dei Borghi GeniusLoci De.Co. previa attenta analisi storica per individuarne in quale località può vantarne l’origine.  Un percorso da condividere con il territorio e per il territorio,  che vuole salvaguardare e valorizzare il locale, rispetto al fenomeno della globalizzazione, la quale tende ad omogeneizzare prodotti e sapori. Nelle arti e non solo, il GeniusLoci rappresenta concettualmente quello spirito percepibile, quasi tangibile, che rende unici certi luoghi ed irripetibili certi momenti, uno spazio, un edificio o un monumento. Non solo: il Genius Loci è anche nelle immagini, nei colori, nei sapori e nei profumi dei paesaggi intorno a noi, che tanto spesso, anche allimprovviso, ci stupiscono ed emozionano. Le persone respirano il genius loci di un luogo, di un ambiente quando ne hanno piena coscienza. Ognuno di noi è attaccato ad un luogo dinfanzia, ad un ricordo, ad un affetto, a un dolce, ad un piatto. Ecco, lobiettivo è recuperare lidentità di un luogo, attraverso le prelibatezze storiche,  culturali, etiche del territorio .

 


IL MACCO DI FAVE NELLA STORIA

Sembra che il Macco fosse un piatto già diffuso ai tempi degli antichi Romani.

Il nome “maccu” deriva infatti dal tardo latino, e vuol dire “schiacciare, ridurre in poltiglia”. Il termine si ricollega a Maccus (dal greco maccuan, che vuol dire “fare il cretino”), personaggio delle farse popolari romane (Fabulae Atellanae), progenitore di Pulcinella. Questa macchietta anticipava, sotto certi punti di vista, il ruolo dei servi sciocchi del Settecento: mangiatori ingordi e sempre insoddisfatti che, contrariamente a coloro che la fame non la pativano, si rimpinzavano di alimenti considerati grossolani.

Già nel 450 a.C. Aristofane, nella sua commedia Le rane, parla di una pietanza a base di fave schiacciate che Eracle mangia per trarre forza e nutrimento prima di intraprendere le sue straordinarie imprese amatorie.

La tradizione del Macco, cibo contadino per eccellenza, perfetto per “riempirsi la pancia” con poco, è testimoniata anche da numerosi proverbi e modi di dire siciliani, come per esempio “cogghiri l’ogghiu supra ‘u maccu” (raccogliere l’olio sul macco), riferito alle persone tirchie, che dosano ogni cosa con troppa parsimonia.

 

LE FAVE, FONTE DI ENERGIA

La coltivazione della fava arrivò in Italia già 5.000 anni fa tramite i viaggi di mercanti e commercianti tra Grecia ed Anatolia.

Questo legume, nel tempo, ha evocato numerosi simbolismi, spesso fra loro contrastanti.

Presso i Greci e i Romani, le fave non godevano di buona fama: si pensava che nei loro semi si nascondessero le anime dei defunti.

Altre credenze, invece, attribuivano alla fava proprietà afrodisiache.

In passato le fave secche erano il nutrimento tipico di molte persone appartenenti a classi non agiate e, per questo, venivano chiamate “la carne dei poveri”, perchè ricchissime di sostanze nutritive benefiche per la nostra alimentazione.

Le fave fanno parte della famiglia delle leguminose e sono ricche di proteine, fibre e sali minerali. Inoltre, essendo composte per l’84% da acqua, aiutano le funzioni depurative dei reni.

La loro coltivazione è molto diffusa nelle regioni del Sud Italia, in Sicilia in particolare, non solo per il consumo alimentare, ma per il ruolo di pianta “miglioratrice”, perfetta per il rinnovo di terreni argillosi e pesanti. La fava è, infatti, spesso utilizzata nella rotazione in precessione ai cereali, in particolare al frumento.

Le fave sono anche protagoniste di vari proverbi siciliani, come quannu i scorci caminanu, u favi sunnu chini , letteralmente “quando le bucce camminano le fave sono piene”, un po’ la trasposizione dialettale del vox pupuli vox Dei latino, espressione utilizzata per avvalorare alcune maldicenze.

Per preparare il Macco di fave occorrono le cosiddette fave cucivule, ovvero delle fave che si sciolgano facilmente in cottura. Fra queste, le più conosciute sono le “Larghe di Leonforte”, Presidio Slow Food dell’entroterra ennese.

 

IL MACCO NELLE FESTE TRADIZIONALI SICILIANE

Ogni anno a Ramacca, in provincia di Catania, il 19 marzo si festeggia San Giuseppe. La celebrazione è molto sentita dalla popolazione, e nelle case vengono allestiti altari con pietanze e cibi in onore del Santo.

La sera del 18 marzo è tradizione visitare gli altari delle famiglie, a cui hanno diritto innanzitutto i tri pirsuni, scelte fra le famiglie meno agiate della città, che rappresentano la Santa Famiglia di Nazareth. Dopo aver assaggiato tutto, i tri pirsuni avranno in dono metà della tavola imbandita.

Nel giorno 19, invece, in centro città viene allestita “la tavolata”, un enorme altare costituito dalle offerte dei cittadini, a cui partecipano nuovamente “i tri pirsuni”.

E’ proprio in questa occasione che viene servita “a pasta co maccu”, pasta fresca servita con una crema di fave e lenticchie.

A Raffadali, invece, in occasione della Festa della Madonna del Rosario, il primo fine settimana di ottobre viene organizzata la “Sagra del Macco”: Raffadali è, infatti, u paisi do maccu, dove questa pietanza ha avuto origine.

 

UN PIATTO, CENTO VARIANTI

Si prepara normalmente con le fave secche sgusciate, che si sciolgono grazie alla cottura prolungata. Esiste tuttavia la variante con le fave verdi, tipica del periodo di San Giuseppe, che ha naturalmente un colore più sgargiante di quello di fave secche ed ha bisogno di un minore tempo di cottura.

In ogni caso, le fave vengono munnati du’ voti, cioè sbucciate due volte: prima tolte dal baccello e poi private della loro pellicina.

Il Macco di fave è in origine una semplice crema di fave con cipollotto, spesso aromatizzata con il finocchietto selvatico che in Sicilia cresce spontaneamente in abbondanza; ma viene spesso arricchito con qualche verdura, come ad esempio le bietole (giritieddi o lassini) e la borragine (vurrani).

In dialetto si dice che la miglior maniera di gustare il Macco sia “ru fili ri pasta cu maccu e ricotta frisca a tignitè” (con due fili di pasta e ricotta in abbondanza).

Negli ultimi anni il Macco ha cambiato status e nella cucina contemporanea non rappresenta più solamente un piatto della cucina povera, quanto una cremosa base da arricchire con tocchetti di pancetta o anelli di calamari saltati in padella.

In Sicilia, è normalmente servito come primo piatto, a volte arricchito da pasta fresca, come nei lolli che’ favi ragusani, mentre la nuova tendenza degli chef è presentarlo in raffinate versioni finger food.

 

Ricetta

500 g di fave secche sgusciate

mezza cipolla

sale

olio extra vergine d’oliva

finocchietto selvatico (facoltativo)

La sera precedente alla preparazione mettere le fave in ammollo in acqua fredda. Il mattino seguente, sciacquare le fave.

Tritare finemente la cipolla.

Soffriggere la cipolla in un filo d’olio, aggiungere le fave, far rosolare un paio di minuti poi coprire d’acqua a filo con le fave.

Chi lo ama, può aggiungere un po’ di finocchietto selvatico.

Far cuocere a fuoco lento per circa 3 ore, con il coperchio, aggiungendo acqua ogni qual volta le fave lo richiedono e mischiando di tanto in tanto. Verso la fine della cottura, aggiustare di sale.

Servire in piatti da minestra accompagnando con crostini.

Completare con un filo d’olio a crudo e, a piacere, un pizzico di pepe nero o peperoncino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

giovedì 19 maggio 2022

Caltagirone, presentazione del romanzo di Nuccia Vona

                                                                                                                                             AlessioTerrito 

Historias de Tango

Durante l'evento culturale, la consegna del riconoscimento di

“Custode dell’Identità Territoriale”

Per aver saputo esprimere in "Historias de Tango"

l’intimità di un popolo  

 

            La sezione di Caltagirone della Fidapa, con il patrocinio del Comune, ha organizzato, nel salone di rappresentanza “Mario Scelba” del municipio, l’evento culturale “Il Tango: storia, passione e comunicazione”, con la presentazione del romanzo di Nuccia Vona “Historias de Tango”.   

          Un’organizzazione straordinaria ha reso la serata emozionante e coinvolgente, alla presenza di tanti attenti partecipanti; un evento destinato a sedimentarsi nei ricordi più piacevoli.

           Hanno preso parte, in una sala al completo, Enza Piazza Randazzini (presidente Fidapa), Fabio Roccuzzo (sindaco), Domenico Seminerio( scrittore), Nino Sutera (Direttore della Libera Università Rurale  dei Saperi& dei Sapori Onlus), Claudio Lo Monaco (assessore alla Cultura)   e chiaramente Nuccia Vona, autrice del libro.


  La Libera Università Rurale dei Saperi e dei Sapori, diretta da Nino Sutera, ha insignito la scrittrice del prestigioso riconoscimento di “Custode dell’Identità Territoriale”.

Un riconoscimento assegnato a coloro che, a vario titolo, promuovono la storia, le tradizioni e il patrimonio culturale dei luoghi; risorse di inestimabile valore che racchiudono le specificità locali, tutelandole rispetto al fenomeno della globalizzazione, che tende a livellare usi, costumi e prodotti, omogeneizzandoli, fagocitandoli.



A Nuccia Vona, autrice di Historias de Tango, è stato attribuito tale  riconoscimento per aver saputo cogliere l’identità di un popolo dimenticato, la cui storia appartiene ai milioni di emigrati in Argentina da ogni località d’Italia e che, nell’estrinsecare i loro disagi, la loro nostalgia, i loro sentimenti ed anche la loro cultura, contribuirono fortemente alla nascita di un’espressione artistica, che è anche identitaria di un’epoca, quella del tango come musica, come poesia e come ballo.

La struttura narrativa, attraverso il filo conduttore del tango e con una scrittura scorrevole e delicata, si caratterizza come un percorso di introspezione nella vita dei diversi personaggi, riuscendo così a cogliere l’intimità di un popolo tra speranza, angoscia, passione ed eros, a servizio di un romanzo storico, che offre al lettore anche numerosi spunti di riflessione sull’epoca contemporanea.

          Historias de Tango di Nuccia Vona, edito da Puntostampe, è stato definito un libro da leggere e da ascoltare ed ha raccolto lusinghiere recensioni anche da testate giornalistiche nazionali. 












 

domenica 14 novembre 2021

Concorso di idee

                                                                                       NinoSutera

Concorso di idee per la messa in sicurezza dell’area antistante della Torre di Porto Palo

 


Gli  eventi climatici disastrosi della scorsa settimana impongono una riflessione sugli interventi necessari, ma soprattutto sui tempi di intervento.

Mentre sui secondi dipende solo ed esclusivamente del livello di priorità, che chi di competenza vorrà  definire, tipo, priorità assoluta (..intervento di messa in sicurezza immediata) oppure priorità relativa (..intervento di messa in sicurezza,  nei tempi   e nei modi che verranno...)



Per fare un esempio gli interventi a seguito dell’ultimo alluvione del 2018, sono ancora in corso di realizzazione. Chiaramente la burocrazia  ha i suoi tempi, che non tiene conto dei tempi della natura, diciamo pure,  … non sono sincronizzati.

Gli eventi calamitosi di questi giorni, ha prodotto per fortuna , si fa per dire, solo danni materiali, le case invase dall’acqua e fango,  viabilità rurale impraticabile, e non certo per ultimo la frana di Porto Palo.

Chiaramente ognuno a modo suo ha le giuste aspettative per risolvere prima possibile  il problema, sempre che chi di competenza ritiene di attribuire la priorità giusta,   altrimenti  i tempi della burocrazia …sono quelli che sono.

In attesa, che chi di competenza definisca il livello di priorità d’intervento, il popolo di internet si esercita con le soluzione più o meno variegate, alcune anche strampalate.

Riteniamo, mentre che  spetta   ai tecnici, professionisti con esperienza su campo,   avanzare idee progettuali di massima  per  la messa in sicurezza  dell’area antistante la torre  oggetto della frana.

Si ecco la proposta, un vero è proprio concorso di idee,  aperto a tutti i professionisti locali e non, che individuano  una soluzione funzionale, sia in termini di messa in sicurezza, ma anche estetico, ... bello a vedersi.

Chiaramente trattandosi di un concorso libero,  volontario e gratuito, ognuno partecipa come vuole, immagino che ci sarà chi elaborerà  un idea su  supporto multimediale, chi con un semplice elaborato grafico, chi con una idea descrittiva della soluzione, ect.




Qual è il vantaggio di partecipare al concorso?

Semplice, per il professionista far sapere che ha un idea di come risolvere il problema, alcuni l’apprezzeranno, altri meno, comunque ha un idea.

Comunque a proposito di idee, riporto  una citazione a memoria di una considerazione di Giuseppe TomasiLampedusa 1958   

“   Prendete un problema di qualunque natura (politico, sociale, culturale, tecnico o altro) e datelo da risolvere a due italiani: uno milanese e l'altro siciliano. Dopo un giorno, il siciliano avrà dieci idee per risolvere questo problema, il milanese nemmeno una. Dopo due giorni, il siciliano avrà cento idee per risolvere questo problema, il milanese nessuna. Dopo tre giorni, il siciliano avrà mille idee per risolvere questo problema, e il milanese lo avrà già risolto".

             

                   

martedì 6 luglio 2021

A Fernando Famiani, la mensione d'onore al concorso internazionale, il Moscow International Foto Awards

 

                                                                                                                                        NinoSutera

 

Incontriamo   Fernando Famiani  Funzionario Direttivo dell’Assessorato Agricoltura con la passione della fotografia paesaggistica , insignito recentemente con  la   mensione d'onore al concorso internazionale, il Moscow International Foto Awards

Fernando, allora come nasce la passione per la fotografia?

Fotografo fin da quando ero bambino quando con la macchinetta di topolino e il rullino da 12   scattavo foto ad animali e paesaggi, abito a San Teodoro un paese all’interno del meraviglioso Parco dei Nebrodi a 1.150 metri sul livello del mare, e non  mancano le occasioni per immortalare attimi unici.

In pratica un’autodidatta?

Allora ti racconto la storia di un’autodidatta, come lo chiami tu.

Circa 20 anni fa il Dipartimento Agricoltura  decide di formare un gruppo di Divulgatori Agricoli Polivalenti  che avesse competenze tecniche anche in campo di immagine, visto che, come lavoro, realizzavamo spesso opuscoli divulgativi e libri su pratiche agricole sperimentali.

 Partecipo quindi i primi corsi di fotografia, di videoripresa e di giornalismo anche con personale della RAI.

Dopo questi corsi compro la mia prima reflex digitale e da li comincia la mia avventura più interessante nel mondo della fotografia. Partecipo a  diversi corsi a Roma con Giovanna Griffo, una fotografa paesaggista esperta anche di tecniche di postproduzione.



In effetti autodidatta si addice poco, diciamo che  entri nella sfera dei fotografi appassionati  e che succede?

Il   4 dicembre del 2015 succede un evento che mi rimarrà sempre negli occhi e nel cuore, l’Etna fa un eruzione spettacolare con una nuvola di fumo enorme che si alza per chilometri nel cielo e che prende la forma di un fungo atomico. Ero in ufficio a lavoro, mi chiama un mio vicino e collega di ufficio e mi  informa che l’Etna sta eruttando in modo esagerato. Chiedo un ora di permesso e scappo a casa a prendere la reflex e riesco a immortalare l’evento.

Quasi per gioco pubblico la foto su facebook e istagram e la gente impazzisce,    commenti e apprezzamenti e le foto condivise da centinaia di siti italiani e stranieri. Decido quindi di provare a mandare la foto ad alcuni concorsi internazionali per vedere cosa ne pensa una giuria di esperti.

La foto fa un successone:

Quindi riepiloghiamo, da principiante fotografo ad  appassionato autodidatta ad apprezzato fotografo paesaggista,  o sbaglio?

Si essere finalista ai Magnum Photography Award del 2016, un concorso che vede la partecipazione di migliaia di fotografi da 134 paesi nel mondo, non è che capita a tutti.

 La commissione poi pubblica le foto vincitrici e finaliste in una pubblicazione che viene spedita a tutti i fotografi e gallerie e poi propone gli scatti per un anno in tutte le più grosse manifestazioni fotografiche nel mondo, quindi la foto viene vista veramente in tutto il mondo.

 E poi?

Secondo Classificato nella categoria Landscape nel 2017 al TIFA (Tokyo International PhotoAward)

Terzo classificato nella categoria Landscape nel 2017 al MIFA (Moscow International Foto Award)

Mensione d’Onore ai ND Awards (Neutral Density Photography Awards)

Mensione d’onore al Gran Prix della Fotografia di Parigi nel 2016

e vincitrice di altri premi in manifestazioni a livello regionale.



  Un curriculum di tutto rispetto.

 Non ho finito, le mie foto sono anche state pubblicate su giornali specializzati di foto come la Rivista Photo Professional Canon, sul mensile I love Sicilia, sul calendario ufficiale del Parco dei Nebrodi e in modo non ufficiale su chissà quanti siti e riviste. Nel 2018 Una mia foto è stata anche acquistata dalla Clementoni che ne ha realizzato un Puzzle che ha riscosso molto successo.

  Riconosco  che sembra una storia da sceneggiare con un film

 Debbo ringraziare tanto Giovanna Griffo che nel primo corso che feci a Roma disse alla classe questa frase...”innamoratevi del bello, abituate gli occhi a vedere il bello che vi circonda, leggete riviste,  libri di arte, visitate musei, pinacoteche, allenate il vostro sguardo come se foste in palestra con i pesi e vedrete che riuscirete a cogliere i momenti più belli della natura nelle vostre foto” e così effettivamente ho fatto. Adesso guardo con occhi nuovi e con meraviglia tutto quello che mi circonda e che negli anni passati neanche notavo e ricevo spunti fotografici a iosa. Mia moglie e mia figlia mi supportano e mi sopportano perché a volte quando vedo qualcosa che debbo assolutamente fotografare scappo via per andare a prendere la reflex lasciandole da sole , ma ormai lo sanno e fanno buon viso a cattivo gioco.

Arriviamo a questi giorni, il Dipartimento riavvia il Magazine di informazione Terrà  e che succede?

Mi hanno  chiamato dalla redazione, anticipandomi che Dario Cartabellotta mi ha affidato una rubrica  su Terrà “la Sicilia in un clik”  Ho fotografato di tutto,  ma amo i paesaggi e i suoi colori,  voglio far viaggiare l’immaginazione dei lettori, in attesa che la pandemia ci abbandoni e possiamo ritornare a viaggiare  Penso che è vero quello che dicevano i nostri nonni e cioè che apprezzi le cose quando le perdi… questo periodo ci sta insegnando che i piccoli gesti quotidiani o le uscite con gli amici che davamo per scontate erano invece importanti e ci mancano .

domenica 28 febbraio 2021

Le De.Co da Veronelli ai Borghi GeniusLoci De.Co.

 

Le  De.Co  da Veronelli ai Borghi GeniusLoci De.Co.

di

NinoSutera

Direttore

 Libera Università Rurale


 Il percorso Borghi GeniusLoci De.Co., è un percorso culturale, che mira a salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, che tende ad omogeneizzare prodotti e sapori. Il Genius Loci rappresenta l'essenza, l'identità di un territorio; ad esso appartengono le immagini, i colori, i sapori ed i profumi dei paesaggi. Obiettivo del Percorso GeniusLoci De.Co. è recuperare l’identità di un luogo, attraverso anche le valorizzazione delle produzioni di eccellenza e delle tradizioni storiche e culturali dello stesso, al fine di ottimizzarne la competitività.

Per garantire la sostenibilità del percorso  occorrono tuttavia  quattro principi, la storicità  e l'unicità, l’interesse collettivo, condiviso e diffuso e a burocrazia e a costo zero Il mito che circonda la maggior parte dei territori rurali di successo, assomiglia a una favola vera fatta di personaggi e di eccezionalità, e di unicità. Aspetti importanti che collocano l’idea dei Borghi GeniusLoci De.Co. all’interno di un percorso culturale e di pensiero innovativo volto alla difesa delle peculiarità territoriali. Non potendo legare l'azione di forza alla qualità normata dai Reg. comunitari, sta nell'unicità dell'identità l'azione vincente.

Il “Genius Loci", definito da Luigi Veronelli quale intimo e imprescindibile legame fra uomo-ambiente-clima-cultura produttiva. «Effetto GeniusLoci» è la capacità che deve avere un territorio, di « produrre », grazie al saper fare dell’uomo che possiede il gusto del territorio nel quale riconosce in modo permanente la singolarità ed il valore .

Le De.Co. (Denominazioni Comunali) nascono da un’idea semplice e geniale del grande Luigi Veronelli, che così le spiegava:  “Attraverso la De.Co. il "prodotto" del Territorio acquista una sua identità.” Rappresenta un concreto strumento,   un’importante opportunità per il recupero e la valorizzazione delle identità e le unicità locali. La De.Co. è “un prodotto del territorio” (un piatto, un dolce, un sapere, un evento, un lavoro artigianale, etc) con il quale una comunità si identifica per elementi di unicità e caratteristiche identitarie,  deve essere considerata come una vera e propria attrazione turistica capace di muovere un target di viaggiatori che la letteratura internazionale definisce “foodies” viaggiatori sensibili al patrimonio culinario locale e non solo. 


Il valore di una De.Co.(Denominazione Comunale) è quello di fissare, in un dato momento storico, ciò che identifica quel Comune, a memoria futura oppure come occasione del presente, per cogliere un’opportunità di marketing. I prodotti agro-alimentari e artigianali racchiudono al loro interno tradizione, cultura, valori, conoscenza locale e, forse la cosa più importante, l’autenticità del loro territorio di origine.

Quando il cibo viene ancorato in maniera identitaria ad un territorio, smette di essere un momento culinario e diventa esperienza totale. In questo modo coinvolge immediatamente i quatto sensi, vedere, annusare, gustare e toccare; ma quando un cibo è veramente ancorato ad un territorio tocca anche l’udito, perché si racconta e racconta il territorio. Quando arriva nel piatto, quel cibo ti ha detto tante cose e quando lo assapori diventa esperienza avvolgente, coinvolgente e identitaria di quel luogo. Il termine genius loci, di origine latina, definisce letteralmente il “genio”, lo spirito, l’anima di un luogo è caratterizza l’insieme delle peculiarità sociali, culturali, architettoniche, ambientali e identitarie di una popolazione e l’evoluzione di quest’ultima nel corso della storia. E’ quell’unicum che caratterizza la destinazione, quella particolare atmosfera che rende un posto così speciale agli occhi del visitatore.

Per trovarlo bisogna saper ascoltare, osservare, riconoscere. Tutto questo rientra nei cosiddetti “fattori di attrazione” di una luogo, nelle attrattive di un territorio che portano poi il turista a scegliere un posto piuttosto che un altro. Identificare il genius loci di un luogo non è cosa semplice, prevede un percorso culturale che miri ad indagare e studiare a fondo la cultura autoctona, le sue peculiarità, le sue problematiche.

 

sabato 27 febbraio 2021

Historias de Tango di Nuccia Vona

 

Historias de Tango

 di Nuccia Vona

" un romanzo da leggere e ascoltare  in compagnia  

da un calice di vino rosso"

L'Autrice  è stata insignita del prestigioso riconoscimento di 
""Custode dell'Identità Territoriale"
per aver saputo esprimere in "Historias de Tango" 
l'intimità di un popolo

 


La prestigiosa agenzia giornalistica nazionale Nove Colonne, la scorsa settimana si è occupata del romanzo, attraverso una lusinghiera recensione.  

- Tanti sono i personaggi che popolano le “historias” narrate dall’autrice che, sebbene al debutto letterario, vanta una padronanza espressiva mirabile. Oggi è l’Italia, invece, a rappresentare un porto di approdo per chi nasce dall’altra parte del Mediterraneo: emigrazione e immigrazio... (© 9Colonne - citare la fonte)

                     

Una scrittura scorrevole e delicata, che racconta l’intimità di un popolo, tra speranza, angoscia, passione ed eros, a servizio di un romanzo storico che offre al lettore anche numerosi spunti di riflessione sull’epoca contemporanea.

Estimatrice della bellezza, Nuccia Vona – di Caltagirone, in provincia di Catania – ama le arti e la cultura ed è attivamente impegnata per la loro salvaguardia e valorizzazione. 

Nei mesi scorsi, la Libera Università Rurale dei Saperi e dei Sapori, diretta da Nino Sutera, ha insignito la scrittrice del prestigioso riconoscimento di “Custode dell’Identità Territoriale”.

Un premio che la Onlus assegna a coloro che, a vario titolo,  promuovono la storia, le tradizioni e il patrimonio culturale dei luoghi, una risorsa di  inestimabile valore che racchiude le specificità locali  

Il libro offre al lettore l’opportunità di approcciare l’essenza di un popolo di emigrati in Argentina che determinarono la nascita del ballo, descrivendo i sentimenti dei protagonisti che, in  momenti diversi, hanno vissuto il tempo del tango nel profondo della loro intimità, attraverso un itinerario introspettivo ed emozionale di forte impatto.

Tanti sono i personaggi che popolano le “historias”  narrate dall’autrice che, sebbene al debutto letterario, vanta una padronanza espressiva mirabile.

Oggi è l’Italia, invece, a rappresentare un porto di approdo per chi nasce dall’altra parte del Mediterraneo: emigrazione e immigrazione, dunque, rappresentano facce diverse della stessa medaglia, seppure in contesti storici diversi.Una lettura consigliata a chi ama il tango ma anche a coloro che volessero riflettere sui fenomeni dell’emigrazione e dell’immigrazione: il libro tocca infatti il tema dei flussi che dall’Italia si dirigevano verso lidi lontani  e della gente che andava alla ricerca di nuove opportunità per sé e per i propri figli.

Ad impreziosire la narrazione, le foto che documentano il contesto storico, congiuntamente ai testi delle canzoni e alle citazioni.

Di particolare rilievo la ricerca, doviziosa e attenta, curata anche nei minimi dettagli. Il merito dell’autrice è soprattutto quello di condurre il lettore attraverso un viaggio immaginario che termina con un finale per nulla scontato, che desta curiosità e sollecita la lettura del capitolo successivo.

Filo conduttore del romanzo, articolato in diversi racconti, è proprio il tango quale elemento identitario del popolo argentino. Un tesoro di così grande valore da essere dichiarato dall’UNESCO, nel 1990, patrimonio dell’umanità come “Bene Culturale Immateriale”.

venerdì 12 febbraio 2021

cucina & disabilità

 cucina&disabilità

di

GiovanniMontemaggiore



E' con vero piacere che aspettiamo l'arrivo a Sciacca nei giorni del 16/17/18 p.v. del neo- associato chef Anthony Andaloro: “Non ci vedo dalla fame ma...”... ma ci vedo con i Sensi” (questo il suo motto!) poichè è uno dei quattro chef al mondo non vedenti che opera correntemente ed imperterritamente, in barba alla Sua disabilità tra i fornelli. Mette in opera la non proprio semplice "Arte Culinaria", organizza corsi di cucina e programmi video. La venuta a Sciacca, da Sua iniziativa ci fà molto piacere ed onore in quanto inizia con Noi una carrellata di trasmissioni di cucina collegata al Territorio con una particolare attenzione alle caratteristiche dei luoghi, dei prodotti e dei piatti tipici. Saranno tre le giornate dedicate al Nostro territorio, con performance di cucina a quattro mani. La prima con lo chef Gianluca Interrante per preparare le "Ova a' murina" (tipico ed unico dolce di Sciacca) da realizzare presso il Baglio Antico Loco di Giovanna Barna. Il secondo giorno, assieme allo chef Giovanni Lorenzo Montemaggiore, a bordo mare, una experience per preparare le "linguine alla Ferdinandea" che richiamano sul piatto la conformazione e la caratteristica vulcanica dell' Isola che non c'è, ma c'è, in quanto a pochi metri sotto il pelo dell'acqua!

Avremo anche il piacere di parlare del Distretto del bio Terre sicane delle
StradadelVino Terre Sicane
e dei vini Sambucesi.
Si parlerà anche di olio nutraceutico con il dott. Nino Sutera (anche lui socio della Delegazione siciliana dei Disciple). Nelle giornate che vedono gradito ospite il collega Anthony ci sarà una visita presso il Comune di Sciacca, organizzata dalla professoressa Gisella Mondino nella veste di Vice-sindaco, comprendente anche una visita guidata per la Città. Coorganizzatrice dell'evento la proprietaria del B&B Garibaldi Angela De Michele. Nei giorni a seguire, un altro incontro con i Disciple Chef Salvatore Gambuzza nel Suo ristorante "La scogliera" a Siculiana marina ed un altro con lo chef Tonino Butera (segretario regionale) del Bahia di Capo Russello a Realmonte.
Il programma ideato da Helga Corrao &
Pippo Scattareggia
, prodotto da mediaproduction e distribuito da EventiMessinaweb. Ancora un occasione ed un opportunità per parlare e mettere in risalto Sciacca ed il Suo Hinterland.
Con l'occasione, consegneremo allo chef Anthony, le insegne dei Disciple regionali e relativa tessera, nominandolo fiduciario regionale per il "settore disabilità