Alessia Fabbris
Dall’Audizione Pubblica alla patrimonializzazione della Banca GeniusLoci De.Co. Mentre in tanti rincorrono gli inglesismi, questo percorso inedito ha il merito di mettere al centro l'anima di un luogo come valore assoluto
Ne parliamo con Nino Sutera, ideologo della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci De.Co.
Dottor Sutera, partiamo da una provocazione. In un’epoca di crisi finanziarie e algoritmi bancari, voi avete creato la “Banca del GeniusLoci De.Co.”. Ma qui non si parla di euro. Che cosa si deposita nei vostri caveau?
«È proprio così. La nostra Banca non custodisce né oro né valuta corrente: la vera ricchezza dei borghi è un’altra. Il nostro capitale è costituito dal patrimonio materiale e immateriale: una ricetta a rischio di scomparsa, la tecnica di un artigiano, un seme antico che si salva dall’oblio, o una leggenda che i vecchi raccontano ancora in piazza. Il nostro “tasso di interesse” non è una percentuale monetaria, ma il grado di benessere collettivo e la persistenza di un racconto tramandato. Il Genius Loci è l’anima del luogo: se lo perdi, il borgo diventa un guscio vuoto. Luigi Veronelli, ideologo delle De.Co., definì il genius loci come l’intimo e imprescindibile legame fra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva.»
Nel testo parlate di uno “Spread” della Banca GeniusLoci. In che senso?
«Preferisco parlare di “differenziale di valore identitario”. Non è il differenziale di rischio tipico dei mercati, ma la distanza tra un territorio che “consuma” il proprio patrimonio e una comunità che lo “abita” e lo rigenera. Questo differenziale misura il valore aggiunto che nasce dalla capacità di un Comune di trasformare la propria eredità storica e culturale in un bene non replicabile. Mentre lo spread finanziario segnala paura dei mercati, il nostro differenziale segnala la resistenza alla standardizzazione. Più i requisiti sono alti, maggiore è la valutazione di prestigio del territorio.»
Nello Statuto parlate di un cambio di paradigma: dal “tipico” all’“identitario”. Qual è la differenza sostanziale?
«È la nostra battaglia culturale. Il “tipico” è spesso diventato un concetto inflazionato, a volte strumentalizzato da marchi industriali o da produzioni diffuse. L’“identitario”, invece, è ciò che appartiene soltanto a quel luogo: è il risultato di un microclima, di una storia, di una comunità specifica. Un prodotto tipico può essere eccellente ma “senza anima”. Un prodotto De.Co. (Denominazione Comunale) porta con sé il Genius Loci: non vendiamo solo cibo, offriamo un’esperienza multisensoriale in cui la tavola diventa spazio narrativo.»
La struttura della Banca è curiosa: il sindaco è il “presidente” e la Pro Loco la “direzione generale”. Quali sono i loro ruoli nella pratica?
«Il sindaco non dovrebbe essere un mero amministratore, ma il Custode dell’Identità Territoriale: il garante politico della sovranità del borgo. Il presidente della Pro Loco è il motore operativo della comunità: coordina la “tesoreria dei volontari” e organizza l’accoglienza. È il ponte tra istituzione e piazza. Insieme difendono il perimetro dei saperi locali dalle speculazioni commerciali.»
Chi sono i “soci” di questa Banca?
«Tutti coloro che hanno un talento da offrire: agricoltori, artigiani — i nostri “caveau viventi”. Ma ci sono anche soci non residenti: scrittori, giornalisti, cuochi e operatori culturali. Li definiamo “alchimisti” e “narratori”: coniano il linguaggio del Genius Loci, trasformando i depositi di memoria in valore percepibile all’esterno. È un patrimonio di competenze, non di capitali.»
Un punto centrale dello Statuto riguarda i giovani, definiti “sentinelle del futuro”. Come fate a evitare che i borghi diventino musei statici?
«Consideriamo i giovani il nostro “fondo di garanzia sociale”. La Banca sostiene il passaggio generazionale: quando un “vecchio saggio” insegna un’arte a un ragazzo sta facendo un investimento ad alto rendimento sociale. Per questo abbiamo istituito il premio “Radici & Ali” nel contesto del Premio TERR@. Vogliamo che i giovani siano eredi attivi: devono avere radici nella storia e strumenti per tradurre quei saperi nei linguaggi e nelle tecnologie contemporanee. Il borgo non è un museo, è una riserva di energia.»
C’è un articolo che recita: “Il Genius Loci non si vende, si abita”. È un monito contro il turismo di massa?
«Sì. È la nostra “Clausola di Autenticità”. Rifiutiamo ogni operazione che riduca l’identità a folklore commerciale per turisti distratti. Il nostro obiettivo è il “viaggiatore della verità”, chi cerca la storia autentica e la dignità del lavoro. Chi viene nei Borghi GeniusLoci De.Co. deve percepire l’anima del luogo, non comprare souvenir prodotti industrialmente lontano dal territorio.»
Ogni anno pubblicherete un rendiconto: cosa conterrà?
«Non troverete bilanci da banca in senso tradizionale, ma una “mappa del GeniusLoci rigenerato”. Misureremo quanta identità è stata salvata, quanti giovani sono rimasti a lavorare nel territorio, quanto è migliorato il benessere relazionale della comunità. Questo è il dividendo che la nostra Banca distribuisce ogni giorno.»
Come si accede alla Banca? Esiste un codice segreto?
«Dimenticate carte di plastica e applicazioni tecnologiche: il nostro codice d’accesso è analogico. Si compone di tre fattori di autenticazione: lo sguardo reciproco, la stretta di mano e l’abbraccio. È un linguaggio poco “bancario”, ma estremamente sicuro: guardarsi negli occhi è la nostra biometria (se manca sincerità, l’operazione fallisce), la stretta di mano è il patto contadino — vale più di mille firme burocratiche perché mette in gioco l’onore — e l’abbraccio è il sigillo finale: la coesione di una comunità che decide di proteggere un bene collettivo.»
Qual è l’obiettivo politico e culturale di questo percorso?
«Puntiamo sul valore istituzionale della fascia tricolore: la De.Co. è un atto politico nelle prerogative del sindaco per valorizzare il patrimonio materiale e immateriale del territorio. È una governance che unisce istituzione e partecipazione, politica e cittadinanza attiva, con il coinvolgimento di cuochi, giornalisti, scrittori, custodi e ambasciatori. È un progetto di comunità più che un’operazione amministrativa.»
In che modo la Banca trasforma ricordi in opportunità concrete?
«Una fotografia ingiallita diventa una storia; una voce registrata diventa un podcast; un ricordo diventa un percorso che attraversa vigne, strade, piazze e case. La memoria diventa materia viva da condividere: un ponte tra chi c’era e chi verrà. È resistenza contro l’omologazione e un invito a guardare il territorio con occhi nuovi.»
Un’ultima domanda: qual è la forza simbolica della Banca nella Rete Nazionale dei Borghi?
«La Banca del GeniusLoci è un cuore pulsante, un nodo che unisce comunità diverse. Ogni borgo porta un frammento di identità; insieme formiamo un mosaico che racconta l’Italia dei luoghi veri, delle tradizioni vive e delle memorie che non vogliono essere dimenticate. È un atto di comunità: un presente che rispetta le radici e costruisce futuro.»
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