giovedì 8 gennaio 2026

La libertà dei figli e la legge dei padri


Peppino Bivona

Belice di Mare 

Primavera 2024



(il vitello grasso non fu contento del ritorno del figlio prodigo)


 La nostra condizione attuale ci consente un privilegio quasi esclusivo: essere stati figli, divenire genitori e…ora anche nonni!

 Nella nostra memoria la  condizione di figli,  la figura “paterna” rappresentava il potere del padre,  a volte anche un padrone col bastone a cui ci consegnavamo per raddrizzarci in quanti  per  definizione: “viti storti” bisognevoli di un “tutore”. La figura del padre che guida le nostre vite, le difende, li protegge magari ricorrendo alle recinzioni e  obbliga a seguire certi tracciati. Per due filosofi francesi Gil Deleuze e Felix Guatteri,è questa figura patriarcale che schiaccia la nostra libertà e di cui Dio è la matrice teologica. In fondo il 68 fu una rivoluzione contro i padri sia nella versione simbolica, che in quella reale: Il padre un despota, un tiranno autore della repressione delle libertà. Da qui il radicale rifiuto di tutte le espressioni padronali del potere dei padri!

Ma davvero il “padre” è il simbolo della prigione della libertà dei figli come pensavano Deleuze e Quatteri?

La nostra cultura ha due fondamentali radici, una greca e l’altra giudaica-cristiana. In ognuna vi sono delle storie di figli che fanno parte  della nostra base educativa - formativa.

La prima figura è quella di Edipo, cosi come ci viene raccontata nella tragedia di Sofocle in “Edipo Re” . La storia la conosciamo: Edipo, figlio di Laio e Giocasta, al momento della nascita l’oracolo predice che questo figlio da grande ucciderà il padre e giacerà con la madre, mettendo al mondo figli-fratelli, insomma una mostruosità! Il re Laio non ha dubbi, la tragica profezia lo  induce a sopprimere il neonato, affidandolo nelle mani di un pastore che lo avrebbe buttato giù da una montagna. Ma il pastore mosso da pietà decide di non ucciderlo e lo affida ad un altro pastore , in una terra lontana, che lo cede a sua volta ad una coppia di reali che non hanno figli, dove viene cresciuto come un figlio naturale. Edipo ormai giovanotto, una sera  a cena con gli amici, qualcuno ,avendo alzato un po' troppo il gomito, confessa che Edipo non è il figlio legittimo dei reali di Tebe. Con questo dubbio il giovane principe non prende sonno e l’indomani si reca dall’oracolo per sapere la verità sulla sua origine. L’oracolo conferma l’originaria profezia, ovvero ucciderai tuo padre e giacerai con tua madre. Sconvolto Edipo fugge lontano dalla sua città, ma lungo la strada ad un incrocio incontra  una piccola carovana di cui uno dei tre uomini ,che con fare spavaldo pretende di aver diritto di precedenza, anzi  alza la frusta. Edipo si difende ed uccide i tre uomini. Da qui prende avvio la tragedia vera e propria che come sapete culminerà con l’accecamento di Edipo e l’impiccagione di Giocasta.

Ma quello che a noi interessa è la vicenda iniziale, quando  Laio non “accetta”  che un proprio figlio possa ucciderlo!  Ma questo non è forse il destino di tutti i padri? Ogni volta che mettiamo al mondo dei figli e li osserviamo crescere  in tutta la loro struggente bellezza, non ci avvisano della nostra morte? Non ci costringono ad entrare “nell’avvicendamento della vita”? Non suona la campana per ricordarci  che stiamo avviandoci al“ tramonto”?.

Laio il padre orco, non vuole tramontare, anziché rispettarla legge della natura si macchia di un crimine: figlicidio. Non vuole cedere lo scettro, si sente intramontabile, non sopporta essere superato dal figlio. Applica la simmetria, la specularità!

 

Poi ,in radicale contrasto, col padre greco troviamo il padre biblico nel racconto di Luca :il figlio prodigo o meglio come lo chiama Papa Francesco: il figlio ritrovato. La storia è arcinota: un padre ha due figli e un giorno il più piccolo dei due, si rivolge al padre con tono perentorio:” Dammi la parte di eredità che mi spetta…!” Il padre poteva avvalersi della legge ebraica che vietava ai figli di chiedere parte dell’eredità se prima il vegliardo non fosse deceduto. Questo padre invece senza alcuna obbiezione gli da quanto pattuito della sua parte di eredità. Il padre Lucano, lascia libero il figlio, nessuna predica, nessun discorso moralistico, ”sospende” l’applicazione della legge, si avvale di una legge non scritta: quella del cuore ,dell’amore!Gli fa un dono ,un vero dono: la libertà! .

La storia sappiamo come va a finire. Il giovinastro in poco tempo sperpera al gioco e a buttane, l’intero patrimonio. Una imprevedibile carestia lo porta a competere il cibo, ovvero le ghiande ,con i porci: Rendendosi conto che nell’azienda di suo padre i servi vivevano meglio decide di rientrare  Non ha alcuna pretesa  ne di farsi perdonare ne chiedere pietà, il suo intento è fare il servo a casa sua. Il padre  vedendolo arrivare gli va incontro e lo abbraccia, ordina ai servi di lavarlo , preparare un lussuoso banchetto , uccidere il vitello grasso e fare festa.

Nella storia dell’arte c’ è un’opera di Rembrand, che raffigura la scena: un vecchio stanco che si china sul figlio straccione , posa le sue grosse e grandi mani sullo schiena del figlio, come dire “ Ora ci sono io a proteggerti!”. Il figlio non ci capisce niente, rimane come un pugile suonato, vuole chiedere qualcosa ma frastornato : ”Possibile che possa essere successo tutto questo?”

Il racconto di Luca coinvolge l’altro fratello ,il maggiore che di ritorno dal lavoro, a vedere questo spettacolo si indigna:” Ma come, io che ho lavorato come un mulo ,neanche un capretto da consumare con gli amici e arriva questo scavezzacollo e mio padre ordina di uccidere addirittura il vitello ingrassato da alcuni mesi?”

Noi no abbiamo alcuna simpatia per i fratello maggiore, cresce come fotocopia del padre, non deroga, non entra in conflitto col padre! Eppure  i figli hanno il diritto-dovere  di entrare in uno scontro dialettico coi genitori, il loro mestiere è essere critici magari di rivoltasi come fa il secondogenito I padri di dargli la libertà ,anche di sbagliare!

In questi ultimi anni la figura del padre come si dice “è evaporata” ha perso spessore ,consistenza ,generazione senza padri!. La verità che abbiamo commesso un errore imperdonabile: abbiamo buttato l’acqua sporca col bambino! La figura del padre rappresenta la “legge”, non quella patibolare, ma la legge umanizzata che sa anche “sospendersi” che non è scritta nei codici, ma nella carne viva del cuore. 

E’ quello che ci insegna questo padre del racconto lucano. 

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