mercoledì 26 aprile 2023

A Travelexpo arrivano le esperienze turistiche legate a cibo e vino

 A Travelexpo arrivano le esperienze turistiche legate a cibo e vino

E la giornalista Serafina Aiello vince il concorso Penne all’Agrodolce

  Oggi viaggiare non significa più solo scattare foto ai monumenti simbolo. Significa soprattutto vivere esperienze, entrare in contatto con la gente del luogo e immergersi nella loro cultura. In particolare, nella sfera gastronomica del luogo che si sta visitando. Perché il cibo è quello che avvicina più di ogni altra cosa alle altre culture. E dunque, ecco che i turisti ricercano e amano fare esperienze pratiche ed emozionali, come vendemmiare, fare o vedere come si fa il formaggio, l’olio o i dolci, entrando nelle case delle persone, sempre più incuriositi dallo stile italiano e quello siciliano.



“Tra l’altro, si tratta di un tipo di turismo – ha ricordato Toti Piscopo - che può svolgersi in qualunque periodo dell’anno, e che quindi può contribuire all’allungamento delle stagionalità turistiche, se inserito in appositi pacchetti turistici. Infatti ognuno può avere una forte carica motivazionale e può essere facilmente rimodulato per un target di riferimento specifico, dall’individuale o per  proposte dedicate allo “Special Guest”

Un comparto che per la prima volta è stato valorizzato nel corso della XXV edizione di Travelexpo nell’area dedicata “ExpoFood&Winexperience” che ha messo in vetrina l’offerta di aziende agricole e cantine; di Botindari, suggestivo borgo ottocentesco che si trova nel territorio di San Mauro Castelverde; dell’associazione Olio Crastu che punta a rivalorizzare una qualità di oliva che stava scomparendo e ha deciso di puntare sull’olioturismo; della Masseria Floresta di Licia Guccione che produce anche olio di mandorle e cosmesi; della produzione di miele di ape nera sicula presidio Slow Food e olio e canapa per uso industriale di Maria Pia Piricò a Petralia Sottana; di Casa Mirabile di Menfi, un wine resort che offre camere e produzione di vino; della Fattoria Augustali di Partinico, fattoria didattica che produce vino olio e marmellata; di Molini Riggi di Caltanissetta che producono farine di grano siciliano e da poco hanno avviato la produzione di birre artigianali e anche del primo amaro a base di grano “Granamaro”.

“Il turismo enogastronomico – sottolinea Sabrina Gianforte dell’Accademia Italiana di Gastronomia e Gastrosofia - ha nella scoperta del gusto dei cibi una forte motivazione e offre l’opportunità di vivere un’esperienza legata alla conoscenza dei luoghi di produzione e dei prodotti agroalimentari, delle sue proprietà organolettiche e nutritive per raggiungere stili di vita sempre più attenti al benessere psico-fisico. L’importanza di aver unito alla 25sima edizione di Travelexpo, questo tema alla bellezza, allo sport, alla nutrizione, al viaggio, il turismo delle radici e il desiderio di riscoprire dei ritmi di vita dei luoghi dell’entroterra più in armonia con la natura, ha contribuito ad approfondire la visione sulle motivazioni del viaggio”.

A Travelexpo infatti ha suscitato interesse il seminario dal titolo “Raccontare la Bellezza: Turismo enogastronomico ed esperienze di Bellessere” che si è aperto con il videomessaggio di Roberta Garibaldi, che ogni anno cura la pubblicazione del Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano e cui sono intervenuti Massimo Lucidi, presidente Fondazione E-Novation oltre che docente incaricato Università IULM e Luigi Vanvitelli; Riccardo Giordano Buono, responsabile Progetto Bellessere e Trainer; Tiberio Mantia, presidente Italia di Order Sons and Daughters of Italy in America; Desire Borges Gracia, Psicologa e Felicità alimentare.

Eppure, Travelexpo anche nel corso delle edizioni precedenti aveva acceso i riflettori sull’enogastronomia con il concorso “Penne all’Agrodolce” rivolto ai giornalisti siciliani. Anche questa volta nelle cucine di Città del Mare, sotto l’occhio vigile dello Chef Pietro Bongiovì, si sono sfidati un gruppo di coraggiosi operatori dell’informazione. Ma è stata Serafina Aiello con la ricetta “Pacchero mediterraneo” a base di polpo, vongole e mandorle, a battere gli altri concorrenti in gara, Silvia Donnini, Hanane Zerguine, Luigi Ialuna, Michele Sardo, Nadia La Malfa, Salvo Messina, Federica Terrana, e ad aggiudicarsi il voto della giuria di professionisti composta da Rosario Seidita, neopresidente regionale dell’Unione Regionale Cuochi Siciliani; Mario Puccio, presidente dell’Associazione Cuochi e Pasticceri di Palermo Jack Bruno, recentemente insignito del titolo di Decano degli Chef, e dei fratelli Guddo.

 

sabato 15 aprile 2023

Mens sana in corpore sano

 

Mens sana in corpore sano

 

Guido Bissanti

La locuzione “mens sana in corpore sano” (mente sana in corpo sano) è una frase latina tratta da un capoverso delle Satire di Decimo Giunio Giovenale (poeta e retore romano vissuto tra il 50 e il 60 e morto dopo il 127 d.C.).
Al di la del significato originario ed implicito nell’opera di Giovenale, nell’uso moderno si attribuisce alla frase un senso diverso, intendendo che, per aver sane le facoltà dell’anima, bisogna aver sane anche quelle del corpo in virtù dell’unità psicofisica.
 
Nei tempi ancora più recenti e, cioè, quelli che stiamo vivendo, il termine può assumere un senso ancora più completo ed più universale, intendendo il perfetto equilibrio e rapporto tra l’umanità (la mens) ed il pianeta che abitiamo (il corpore).
In sintesi per avere un rapporto sincrono e non conflittuale col pianeta Terra l’umanità deve trovare una nuova strada che le permetta di raggiungere un vero benessere (non solo esclusivamente economico) senza danneggiare, anzi promuovendo, il valore di ogni forma di vita terrestre, tutelando così biodiversità, fertilità, risorse ed ogni bene materiale ed immateriale.
Questo ragionamento che potrebbe sembrare ideale ed utopico è invece al centro del rapporto “One Health: un nuovo approccio al cibo – La Doppia Piramide per connettere cultura alimentare, salute e clima”.
Come è noto la Doppia Piramide alimentare rovesciata, chiamata piramide ambientale, classifica gli alimenti in base all’impatto ambientale ottenuto dalla loro produzione e coltivazione.
Al vertice troviamo l’area più ampia con tutti quegli alimenti che risultano maggiormente dannosi per l’ambiente.
Così le risultanze di questo rapporto hanno fatto emergere, con maggiore chiarezza, la necessità di un approccio innovativo per affrontare l’urgenza di sistemi alimentari sani e sostenibili.
Non solo, emerge che sistemi alimentari sani non sono solo sostenibili per la vigoria del pianeta (il corpore) ma anche per il benessere fisico e spirituale di tutti i popoli (la mens).
È noto che nel 2050 il sistema alimentare dovrà nutrire circa dieci miliardi di persone: in tal senso l’Obiettivo 2 (Fame zero) dell’Agenda 2030, così come stiamo procedendo, sembra veramente irraggiungibile.
Non si tratta solo dell’applicazione degli Accordi Internazionali o, a livello europeo, di alcune strategie, prime fra tutte la Farm to Fork e la Biodiversità 2030, ma del risolvere unitariamente le molteplici disparità ed i suoi opposti: da chi muore di fame a chi muore perché mangia troppo e male. A questo si aggiunge il dovere di non distruggere ulteriormente le risorse del Pianeta, che già ora non gode di uno stato di salute invidiabile.
Si tratta infatti di convertire, in senso virtuoso, i modelli di produzione e consumo alimentare, migliorando allo stesso tempo la salute dell’uomo e del Pianeta ed invertendo, così, l’ampliarsi della forbice delle disparità e del degrado globale.
A proposito di alimentazione sana, negli ultimi decenni, si è fatto spesso riferimento alla Dieta Mediterranea (ritenuta non solo sana, ma anche sostenibile) e della Piramide Alimentare dove sono rappresentati i cibi da assumere sempre e quelli da assumere con parsimonia.
Ma se la Dieta Mediterranea (patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO dal 2010), pur con alcune sue controversie, rappresenta un modello confacente alle esigenze della Doppia Piramide, cosa succede quando ci allontaniamo dai Paesi dove questa dieta affonda le sue radici nella storia, nella geografia locale e nella cultura?
In poche parole uno stesso sistema alimentare è adatto a tutti ed in ogni parte del mondo?
Per rispondere a questa domanda l’Università di Napoli Federico II e la Fondazione Barilla hanno provato a dare una risposta nel “Rapporto One Health: un nuovo approccio al cibo – La Doppia Piramide per connettere cultura alimentare, salute e clima”.
La risposta è che possono (aggiungerei, devono) esistere modelli diversi ma ugualmente sani, attraverso sette modelli di Doppia Piramide della salute e del clima. Declinazioni diverse di alimentazione sana e sostenibile che siano accessibili, economiche, sicure, eque e culturalmente accettabili che aiutano le persone a fare le giuste scelte alimentari.
Tutto ciò, ovviamente, si collega e si coniuga con nuovi paradigmi e modelli tra produzione e consumo (a cui l’Unione Europea ha dedicato la Strategia Farm to Fork) e che vedono nell’agroecologia la nuova frontiera scientifico-tecnica e pratica di come produrre e consumare, rispettando sistemi sociali e sistemi ecologici, e che vanno declinati attraverso quel criterio, oramai universalmente riconosciuto di Sovranità Alimentare (locuzione coniata per la prima volta nel 1996 dai membri di Via Campesina).
In tal senso il legame tra la Doppia Piramide, l’Agroecologia e la Sovranità Alimentare, riconosce ad agricoltori e pescatori un ruolo fondamentale nella transizione ecosostenibile dei sistemi alimentari globali.
A loro va garantito l’accesso alla terra e ai mercati, alle sementi e alla tecnologia: la chiave per aumentare la produttività e la resilienza ai cambiamenti climatici, garantire la sovranità alimentare, e nello stesso tempo tutelare la biodiversità e gli ecosistemi.
Per poter affrontare questa immensa evoluzione, e condurci in tale direzione, tutte le persone (e quindi non solo gli agricoltori, i pescatori e gli addetti dei vari settori) devono essere correttamente informate e coinvolte.
Infatti i sistemi agroalimentari (unitamente ai correlati stili di vita) sono ritenuti responsabili di emissioni dei gas climalteranti, degradamento dei suoli, consumo di acqua, deforestazione, perdita di biodiversità. È evidente quanto sia necessario un cambiamento che, oltre all’alimentazione, coinvolga sia la salute che l’ambiente.

 In tal senso la Piramide della Salute contiene un elenco degli alimenti che si dovrebbero consumare spesso per proteggersi dalle malattie cardiovascolari e quelli che al contrario possono facilitarne l’insorgenza. La particolarità è che i cibi sono raggruppati in categorie (ad esempio, oli vegetali) e non considerati come singoli alimenti (ad esempio, olio d’oliva). Questo perché i principi di una sana alimentazione vanno rapportati alla disponibilità di materie prime e alla cultura alimentare locale.

La Piramide del Clima è invece basata sull’impronta di carbonio dei cibi: dove, per esempio, quelli di origine animale causano emissioni più alte rispetto ai cibi di origine vegetale.
Così diventa interessante, per i suoi sviluppi sociopolitici, l’applicazione della Doppia Piramide a sette diversi contesti geografici e culturali: Asia meridionale, Asia orientale, Africa, Mediterraneo, Paesi Nordici e Canada, America Latina, Stati Uniti. Per ogni regione sono stati scelti o Paesi più rappresentativi per dimensione della popolazione e distribuzione geografica. Inoltre, 44 esperti hanno partecipato a una consultazione online.
Il risultato ha portato all’elaborazione di sette Doppie Piramidi culturali composte da circa 45 alimenti suddivisi in 18 gruppi, che tengono conto delle diete tradizionali e locali e delle nuove tendenze dell’alimentazione.
La Doppia Piramide della Salute e del Clima valuta la relazione tra cibo e salute e tra sistema alimentare e ambiente. Prende in considerazione tutte le occasioni di consumo, quindi non solo i pasti principali ma anche merende, street food, pranzi al sacco, ecc., fornendo una panoramica complessiva dell’alimentazione.
Da non dimenticare che in alcune parti del mondo l’alimentazione è connessa alla religione, che in alcuni casi (come quella ebraica o musulmana) ha prescrizioni molto severe.
In poche parole, quello che fa bene alla salute fa bene anche al Pianeta.
È emerso che, in linea generale, gli alimenti che dovremmo consumare più spesso per preservare la nostra salute sono anche quelli che hanno minore impatto climatico. Ma emerge anche che è possibile rispettare le tradizioni e le preferenze locali limitando l’impatto ambientale.
In poche parole l’assunto “mens sana in corpore sano” ci fa comprendere che esiste una identità ed unitarietà tra il nostro pianeta (definita in alcune culture orientali: la Madre Terra) e le popolazioni che lo abitano, inscindibile e non alienabile. Una biodiversità culturale e sociale locale da tutelare e promuovere.
Alla fine del Rapporto sono state formulate 10 raccomandazioni strategiche che divengono, indirizzo Politico per tutti i Paesi del Mondo e che, integralmente, riportiamo:
– Includere la sostenibilità e la salute in tutte le politiche e i settori, comprese le scuole, la sanità, i luoghi di lavoro, le politiche agricole ed economiche, mediante campagne più ampie di educazione e informazione alimentare.
– Stabilire norme in materia di diete sostenibili, fissandone e monitorandone gli indicatori, e affrontare i compromessi fondamentali mediante una collaborazione multi-stakeholder e una governance partecipativa.
– Promuovere la sostenibilità e riconnetterla con le tradizioni, il patrimonio e la storia culinaria, promuovendo contemporaneamente normative e protocolli di sicurezza globali per gli alimenti nutrienti.
– Ideare interventi politici in grado di determinare un cambio strutturale per affrontare la totalità del cambiamento nelle abitudini alimentari, come pure le implicazioni socio-economiche e ambientali.
– Promuovere politiche alimentari urbane integrate che sostengano filiere più corte, offrano programmi di agricoltura urbana per sostenere i mercati locali e contrastino i deserti alimentari.
– Creare infrastrutture e promuovere programmi di istruzione e formazione per incentivare gli agricoltori a coltivare in modo sostenibile e ad accedere ai mercati di alimenti nutrienti.
– Adottare una politica di approvvigionamento alimentare a minore impatto ambientale in grado di assicurare l’accesso a cibo sano, nutriente e sostenibile in tutte le istituzioni pubbliche e private, sostenendo al contempo le economie e gli agricoltori locali.
– Proporre, verificare e mettere a punto i principi di sostenibilità in linee guida alimentari e assicurare che le raccomandazioni nutrizionali siano basate sulle migliori evidenze scientifiche a disposizione.
– Reindirizzare le sovvenzioni all’agricoltura dalle colture principali verso alimenti nutrienti e sostenibili per assicurarne la disponibilità e l’accessibilità ai gruppi più vulnerabili.
– Favorire l’adozione di scelte alimentari sane e sostenibili abilitando gli ambienti alimentari e sfruttando appieno il potenziale della pubblicità e del marketing dei prodotti alimentari.
Questo decalogo rappresenta, per ogni Paese, di qualunque cultura, posizione geografica ed indirizzo politico e religioso, il perno centrale su cui fare ruotare le future (ma oramai impellenti) politiche per garantire una ecologia integrale che riconnetta umanità e Pianeta, sanando quelle immense ferite planetarie aperte da un modello liberista irresponsabile e sconsiderato.
Purtroppo le pressioni a cui sono sottoposte le rappresentanze politiche di ogni parte del mondo, da parte dei poteri economici e multinazionali, rallentano ed adulterano notevolmente questo processo che non può essere storicamente bloccato ma che rischia di farci pagare un conto troppo salato.
Ecco perché serve non solo una presa di coscienza di tutti i popoli ma, soprattutto, un impegno verso un paradigma culturale e filosofico completamente nuovo, senza i quali, ogni Entropia (non solo quella che sta provocando il riscaldamento globale), compresa quella delle disparità sociali, ci farà precipitare in un abisso che tutti pagheremo, multinazionali e sistemi finanziari per primi.

domenica 2 aprile 2023

TERRITORIO, BIODIVERSITÀ E SOSTENIBILITÀ, LA SICILIA PROTAGONISTA AL VINITALY

 

VINITALY 2023 LA SICILIA DEL VINO PUNTA SU TERRITORIO, BIODIVERSITÀ E SOSTENIBILITÀ
 

                            Alla kermesse di Verona la Sicilia è presente con 150 cantine, tre associazioni (Assovini Sicilia, Providi e Vitesi) e otto consorzi di tutela (Doc Sicilia, Doc Etna, Docg Cerasuolo di Vittoria, Doc Pantelleria, Doc Marsala, Doc Mamertino, Doc Faro, Doc Monreale). Saranno invece venti aziende di olio di oliva extravergine, sei aziende di birra artigianale e due di liquori quelle che parteciperanno al Sol & Agrifood – Salone Internazionale dell’agroalimentare di qualità.

LA SICILIA IN UN CLIK 

 


                            Molto ricco il calendario di eventi, tra degustazioni, seminari, tavole rotonde, presentazione di nuove etichette e nuovi marchi che, per quattro giorni, raccoglieranno produttori, giornalisti, buyers e wine lovers nella Meeting Hall del Padiglione Sicilia. Tra gli appuntamenti: l’impegno delle donne per il vino dell’Etna; il racconto delle esperienze di produzione a Pantelleria; la celebrazione dei 250 anni del Marsala Doc; l’approfondimento sul Catarratto, tra i vitigni emergenti per eccellenza; la presentazione della candidatura della Sicilia alla nomination dell’European region of gastronomy 2025; la presentazione dell’accordo tra il Consorzio di tutela Vini Doc Sicilia e le Soste di Ulisse per la promozione del patrimonio del Continente Sicilia; un appuntamento è dedicato alla presentazione di Menfi  AG capitale ITALIANA del vino 2023.



 

venerdì 31 marzo 2023

Il Cerasuolo di Vittoria Docg e Vittoria Doc al Vinitaly 2023

 

Il Cerasuolo di Vittoria Docg e Vittoria Doc al Vinitaly 2023

 

Gianna Bozzali 

 

 

 

Il Consorzio di Tutela dei vini Cerasuolo di Vittoria DOCG e Vittoria DOC si occupa della tutela e valorizzazione dell’unico vino DOCG della Sicilia nonché dei vini che rientrano nella DOC Vittoria. Il Cerasuolo di Vittoria in particolare deve la sua preziosità alla virtù dei vitigni autoctoni che lo compongono (Nero d’Avola e Frappato), alla magia del clima e alla diligente coltura ad opera di appassionati operatori. Il Consorzio rappresenta circa il 90% dei produttori delle province di Ragusa, Catania e Caltanisetta, che sono le aree di produzione del vino Cerasuolo di Vittoria. Questo organismo ha dunque una costante vigilanza sulla qualità del prodotto ed una oculata opera di promozione svolta a favore di queste perle enologiche.



 

Importante appuntamento per il Consorzio di Tutela dell’unica Docg siciliana che sarà presente alla 55^ edizione del Vinitaly, il salone internazionale dei vini e dei distillati in programma a Veronafiere dal 2 al 5 aprile. Protagonisti dello spazio espositivo i vini Cerasuolo di Vittoria Docg e Vittoria Doc.

 

  Il Consorzio di tutela dei Vini Cerasuolo di Vittoria Docg e Vittoria Doc sarà presente al prossimo Vinitaly, in programma a Verona dal 2 al 5 aprile 2023, con uno stand (Hall 2 Stand 89).

 


Quello del Vinitaly si conferma un appuntamento irrinunciabile per la promozione internazionale dei prodotti vitivinicoli specie in un momento di grande cambiamento, tra sfide e opportunità. Il Consorzio, da sempre impegnato nella valorizzazione delle due denominazioni, è presente alla manifestazione fieristica internazionale, in un anno speciale: quello in cui si celebrano i 50 anni dall’ottenimento della denominazione d’origine controllata (Doc) per il Cerasuolo di Vittoria Docg.



 

Per Achille Alessi, presidente del Consorzio di tutela, “il Vinitaly rappresenta un evento di grande rilevanza per i nostri vini a cui partecipano numerosi operatori internazionali. Sarà un’occasione per far degustare le varie espressioni di Cerasuolo di Vittoria Docg e Vittoria Doc, quest’ultimo declinato nei suoi frappati e nero d’Avola in purezza, e organizzare delle masterclass in programma nei giorni 2, 3 e 4 aprile”.

 

DOMENICA 2 APRILE 2023 | Area Stand del Consorzio

Masterclass: Le terre del Cerasuolo

(degustazione guidata di alcuni vini alla scoperta dei vari territori di produzione della Docg a cura di Danilo Trapanotto, maestro assaggiatore e consigliere nazionale Onav)

Dalle 11.30 alle 12.10

Masterclass: I profumi del Frappato Vittoria Doc

(degustazione guidata di alcuni vini alla scoperta del vitigno autoctono del territorio di Vittoria a cura di Danilo Trapanotto, maestro assaggiatore e consigliere nazionale Onav)

Dalle 12.20 alle 13.00

LUNEDI 3 APRILE 2023 | Area Stand del Consorzio

Masterclass: A 50 anni dalla Doc, buon compleanno Cerasuolo di Vittoria

(incontro con il presidente del Consorzio di Tutela, Achille Alessi e degustazione guidata di vini Cerasuolo di Vittoria Docg a cura di Gianna Bozzali, esperto assaggiatore Onav e PR del Consorzio)

Dalle 16.00 alle 16.40

MARTEDI 4 APRILE 2023 | Area Stand del Consorzio

Masterclass: Nero d’Avola Vittoria Doc, l’alfiere enoico della Sicilia

(degustazione guidata di vini alla scoperta del vitigno autoctono del territorio di produzione della Doc Vittoria a cura di Salvo Ognibene, giornalista e sommelier)

Dalle 12.20 alle 13.00

 

 


Originaria di Vittoria (Ragusa). Una laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari e tante esperienze maturate nel mondo della comunicazione enogastronomica, sia in tv, sia grazie alla collaborazione con testate giornalistiche di settore. Giornalista e critico gastronomico, esperto assaggiatore Onav, è da anni PR ed ufficio stampa del Consorzio di Tutela del Cerasuolo di Vittoria DOCG. Spesso veste anche il ruolo di Docente di comunicazione gastronomica in diversi corsi di settore. Ama narrare le storie più semplici come quelle dei casari, dei contadini e dei vignaioli perché anche il più sconosciuto dei produttori merita di essere “ascoltato”.

 

Il Progetto Cheeshal: nuove tecniche di processo e di prodotto con caglio vegetale

 

Il Progetto Cheeshal: nuove tecniche di processo e di prodotto con caglio vegetale

Il Progetto Cheeshal, attivato nell’ambito del PSR Sicilia 2014/2020 - Sottomisura 16.1 – DDG 3091 del 15 Ottobre 2020 ha l’obiettivo generale di sviluppare e definire un processo innovativo di filiera per arrivare alla certificazione Halal di produzioni caseari tradizionali. Il progetto vede coinvolte due Unità scientifiche di ricerca quali l’Università degli Studi di Catania con il compito di sviluppare, su scala semi industriale e industriale, un caglio vegetale a base di succo di Kiwi e testarne l’efficacia quale come coagulante vegetale durante il processo di caseificazione e l’Università degli Studi di Messina con il compito di sviluppare e validare il sistema zootecnico di gestione degli animali, la qualità nutrizionale del latte e dei formaggi.



Tutti i partner dell’iniziativa:

1)            Caseificio La Cava s.r.l.;

2)            AB Group Soc. Agricola di Amato Vincenzo;

3)            Casina del Cavaliere di Saporito Vincenzo;

4)            Azienda Agricola Grasso Sebastiano Mario;

5)            Azienda Agricola Santa Maria di Virzì di Virzì Santa & C.;

6)            Azienda Agricola Virzì Filippo;

7)            Azienda Agricola Triscari Filippo;

8)            Azienda Agricola Statella Giuseppe;

9)            Azienda Agricola Savoca Calogero;

10)         Università degli studi di Catania;

11)         Università degli studi di Messina;

12)         Studio associato E.DA. di Scalone e Turlà;

13)         Confagricoltura sede di Catania.

La prima fase del progetto ha visto coinvolte, unitamente alla capofila, 7 aziende zootecniche, principalmente in biologico, 5 allevavano ovini di razza Pinzirita e Valle del Belice e 2 anche bovine Pezzata Rossa.

Gli animali venivano alimentati al pascolo e ricevevano una integrazione in stalla con mangimi appositamente formulati e certificati come “privi di grassi animali” e fieno polifita.

Il latte, mensilmente, veniva trasferito dalle aziende presso la capofila Caseificio La Cava per la caseificazione, suddiviso in due aliquote per una caseificazione differenziata, cioè un lotto controllo con caglio standard ed un lotto sperimentale con caglio microbico/vegetale. I formaggi dopo 30 giorni di stagionatura venivano traferiti presso i laboratori delle Università di Catania e Messina.

Per poter studiare le caratteristiche del nostro prodotto, abbiamo preso in considerazione diversi tipi di formaggi ampiamente diffusi sul mercato, che vengono coagulati con un caglio vegetale, per porli a paragone facendo una valutazione e differenziarli per quanto concerne i valori nutrizionali riferiti su 100 grammi di prodotto (kcal, grassi totali, acidi grassi saturi, proteine, carboidrati, zuccheri e sale).

Sebbene sembrino non discostarsi in maniera significativa, in realtà la tabella ha evidenziato come le caratteristiche nutrizionali del formaggio “Cheeshal” abbia diversi punti a favore rispetto agli altri; ciò si nota già a partire dall’energia espressa in kcal per 100 g di prodotto, pari a 307 kcal/100g,  in cui il Cheeshal presenta il valore più basso. Non solo, anche per quanto riguarda il valore espresso in g/100 g di grassi che, se paragonato agli altri, presenta solamente il 23,9 % di cui il 14,99 % è rappresentato da acidi grassi saturi; si tratta del più basso rispetto agli altri, valore molto attenzionato dal consumatore, e di cui i latticini sono particolarmente ricchi.

Cheeshal è l’esempio chiave di un formaggio che può essere integrato nella dieta senza avere un impatto determinante sul valore del colesterolo.  Il valore delle proteine, pari a 21,59/100 g di prodotto, colloca Cheeshal in maniera intermedia rispetto agli altri formaggi, così come il valore dei carboidrati (1,32 g/100g), degli zuccheri (0,8 g/100g) e del sale (1,26 g/100g).

I dati preliminari, quindi, sono molto incoraggianti e ci consentono di affermare che il kiwi in condizioni di sovra-maturazione, che rappresenta oggi uno scarto, può invece rappresentare una risorsa del tutto “green” per la filiera lattiero casearia, andando a costituire un tassello fondamentale per un’economia circolare che guarda ad un futuro ecosostenibile.

 

G.O. Cheeshal

 

martedì 28 marzo 2023

CANAPA New Tech, modello di economia circolare.

 Al’Assessorato all’Agricoltura in collaborazione con  MillaSensi soc. agricola, a r.l. Start Up Innovativa, organizzano un webinar per il prossimo 19 aprile alle ore 16.00 dal titolo  CANAPA New Tech,  modello di economia circolare.

 

 Dopo  i saluti del Direttore Generale Dario Cartabellotta, l’introduzione di  Nino Sutera, Funzionario Responsabile dell’Osservatorio Neorurale,  modera Paolo Rapisarda, già Dirigente di Ricerca presso CREA Acireale a seguire gli interventi di Salvatore Zappalà. CEO MillaSensi soc. agricola start-up innovativa e benefit  “Canapa industriale. Attivare la sostenibilità in modo tangibile”Giancarlo Cravotto, Prof. ordinario Dip. Scienza e Tecnologia del Farmaco UNITO “C'è canapa e ... canapa. La ricerca applicata quale elemento di congiunzione tra mondo agricolo e mondo industriale” Massimo Montanari, Primo Tecnologo presso CREA (Bologna) “Miglioramento genetico e selezione: l’esperienza del CREA”  Antonino Chiaramonte componente del tavolo Tecnico sulla canapa del MASAF “I lavori del tavolo tecnico a favore della filiera” Davide Blandina, Presidente Giovani Imprenditori Sicindustria Messina “Partecipare al cambiamento o essere il cambiamento, una scelta indispensabile per una nuova economia sostenibile”

   Concluderà l’ On.le Luca Sammartino Assessore all’Agricoltura dello sviluppo rurale e della Pesca Mediterranea della Regione Siciliana.

                          MillaSensi, recentemente ha condotto uno studio dettagliato, sull’opportunità di sviluppare la filiera all’interno di una conrnice di economia circolare.    Le domande dalle quali si è partiti inizialmente, sono state  :

• La canapa è una risorsa sostenibile?

•Può diventare un modello di Economia circolare?

• È una risorsa pulita per un’economia ecosostenibile?

• È un progetto di cultura ambientale, cultura industriale e di riattivazione giovanile?

•Può rappresentare una soluzione per favorire il cambiamento?

• È economicamente sostenibile?

Tutti i Paesi del mondo sono chiamati a raggiungere gli obiettivi dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. La canapa, con i suoi enormi benefici e le infinite applicazioni, può favorire questo processo di transizione green.

 

Di questo è di tanto altro se ne discuterà al’interno del webinar

 

Per ricevere il link registrarsi

 

https://us02web.zoom.us/webinar/register/WN_RNV3O8WpT5GNJHhyfxXzeQ

mercoledì 4 gennaio 2023

Propaganda H

L’immortale carrozzone tratto da https://www.buttanissima.it/limmortale-carrozzone/ 

 A lungo gestito dal Pd, ora potrebbe passare di mano. Cracolici non ci sta. La ricca partita degli immobili Paolo MandaràPAOLO MANDARÀ Punto primo: l’Ente di Sviluppo Agricolo (noto con l’acronimo di Esa) esiste ancora. E’ vivo e vegeto dal 1965 nonostante i venti di guerra di Musumeci, che nel 2018 l’aveva definito l’ultimo carrozzone della Prima Repubblica”, promettendo un disegno di legge per sopprimerlo. Questa premessa è necessaria per rassicurare i nostalgici della riforma agraria, di cui l’Esa è stato, per qualche tempo, uno dei prodotti meglio riusciti. Ma il mondo è andato avanti e in pochi – oggi – conoscono le mansioni dei 250 dipendenti dell’Ente di Sviluppo Agricolo, che insieme a 400 (circa) lavoratori stagionali tiene in piedi una macchina ambitissima dalla politica. Non perché sia in grado di risolvere problemi qua e là – si occupa di sperimentazione, viabilità rurale e assistenza tecnica, per lo più – bensì perché garantisce un tesoretto immobiliare molto ghiotto. L’ex palazzo Florio di via Catania, nel cuore di Palermo, è patrimonio dell’Esa. Che non si è ancora deciso a concederlo alla Regione in comodato d’uso, come aveva annunciato a Buttanissima l’ex direttore generale Fabio Marino, ma che piuttosto starebbe valutando di rivedere i piani e trasferirci i propri uffici. Ma oltre a palazzi ed edifici storici, l’Esa garantisce tutt’oggi un buon numero di poltrone, utile a riaffermare un potere che il tempo ha reso un po’ sbiadito. Ed è proprio per alcune questioni di potere che, negli ultimi giorni, la politica è tornata a occuparsi del tema. Il 27 maggio, meno di un mese fa, l’assessore all’Agricoltura Edy Bandiera ha prodotto due atti: con uno ha fatto decadere l’attuale Consiglio d’Amministrazione (per di più acefalo, perché rimasto presidente da venti mesi); con un altro, ha nominato un commissario ad Acta, il dottor Gaetano Aprile, dirigente dell’Amministrazione regionale, a cui è stato affidato il procedimento per l’individuazione del nuovo direttore generale dell’Ente. Colui, cioè, che si occupa della parte amministrativa. L’attuale incaricato del governo, anch’egli nel ruolo di commissario ad Acta facente funzioni di direttore generale, è Nicola Caldarone. Caldarone è il capo di gabinetto dell’assessore Bandiera e, fra una cosa e l’altra, è rimasto in carica da dicembre. Oltre sette mesi. Aveva preso il posto di Fabio Marino, ex capo di gabinetto di Antonello Cracolici quando l’attuale deputato del Pd era assessore all’Agricoltura di Crocetta. Per inciso, lo stesso Marino è diventato da qualche mese il responsabile della Cuc, la Centrale Unica di Committenza della Regione siciliana, che è uscita provata dall’ultima inchiesta per corruzione che ha riguardato Candela e Damiani. Ora che avete chiaro il quadro degli attori, veniamo ai fatti: mercoledì scorso è stato proprio Antonello Cracolici a segnalare con un circoletto rosso l’operazione di Bandiera. “Lo scorso 27 maggio – ha scritto l’esponente “dem” in una nota – l’assessore ha emesso due provvedimenti che riguardano l’Ente di Sviluppo Agricolo: con il primo ha fatto decadere i due componenti del Cda, con il secondo è stato nominato un Commissario ad acta per la individuazione, designazione e nomina del direttore generale aperta anche a soggetti esterni all’Amministrazione. Una coincidenza temporale a dir poco sorprendente”. “Non vorrei ci trovassimo di fronte ad una rimozione ‘pretestuosa’ del Cda in vista dell’individuazione del nuovo direttore, ha precisato Cracolici, arrivando a chiedere “il ritiro in autotutela dell’atto di decadenza del Cda”. Anche il parlamentare del Partito Democratico, al di là dell’insinuazione “politica”, ha ben chiaro il motivo per cui Bandiera – che preferisce non replicare – ha agito in quel modo: “I due membri del Cda – ha aggiunto Cracolici – sono stati dichiarati decaduti perché non avrebbero adottato gli atti contabili relativi agli anni 2017, 2018 e 2019. Ma il rendiconto 2017 dell’Ente è stato adottato il 17 gennaio 2020, e per quel che riguarda il 2018 ed il 2019 erano stati gli stessi componenti del Cda a sollecitare al direttore ad Acta l’invio degli atti, il quale però non ha mai provveduto a trasmetterli”. A tal proposito la normativa è chiara e dovrebbe, in una Regione normale, escludere qualsiasi interpretazione: “Gli organi d’amministrazione degli enti, istituti, aziende, agenzie, consorzi ed organismi regionali (…) che non adottano il rendiconto generale o il bilancio d’esercizio entro il 30 giugno dell’anno successivo, decadono ed ogni atto adottato successivamente a detto termine è nullo”. Lo dice l’articolo 6, al comma 3, della legge regionale n. 16/2017. Qui i rendiconti arretrati erano addirittura tre, anche se l’ex direttore Fabio Marino, in un’intervista dello scorso agosto, spiegava che “i bilanci dell’Esa dal 2009 al 2016 non hanno ancora ricevuto l’apprezzamento della giunta di governo. Di solito, dopo l’apprezzamento, si procede con l’approvazione di un nuovo bilancio”. L’inerzia amministrativa, però, è durata troppo a lungo, così dopo numerose circolari in cui il Ragioniere generale implorava i responsabili di procedere a una verifica – anche i sindacati avevano denunciato il rischio di un danno all’erario – Bandiera, il 27 maggio, rompe gli indugi. Mentre l’11 giugno il neo commissario ad Acta Gaetano Aprile pubblica un atto d’interpello, rivolto ai dirigenti dell’Amministrazione regionale, e anche agli “esterni”, che mette in palio il posto di direttore generale. Come avvenuto per le nomine dei burocrati alla Regione, si tratta sostanzialmente di decisioni politiche, sulla base delle candidature pervenute. Una politica che in questi mesi – ogni elemento ha il suo peso – non ha mai provveduto all’individuazione di un presidente del Cda. Sapete chi è stato l’ultimo? Proprio Nicola Caldarone, esponente di Forza Italia, che a ottobre del 2018 venne invitato a dimettersi perché a quel ruolo potesse ambire un uomo vicino a Diventerà Bellissima, il movimento del governatore Musumeci. La vacatio non è mai stata colmata e l’Ente, senza una guida di indirizzo politico, è andata avanti con tutte le difficoltà del caso, logorandosi, pur garantendo gli stipendi ai lavoratori. Le vicende legate al commissariamento e all’urgenza, hanno allontanato l’ipotesi di un intervento più deciso da parte dell’Ars, che avrebbe dovuto intestarsi una battaglia per “tagliare” le poltrone più ricche e trasferire funzioni e personale al Dipartimento dell’Agricoltura. Non è mai accaduto. Forse perché l’Esa fa venire ancora l’acquolina in bocca. Anche se il centrodestra, ad eccezione di Caldarone, non ha mai toccato palla. I due consiglieri del Cda, Giosué Catania e Calogero Sardo, sono stati nominati durante il periodo Crocetta. Mentre il collegio dei revisori dei conti è un monocolore Pd, che ha resistito all’urto del cambio di governo: la presidente Caterina Agate è assessore al Bilancio a Mazara del Vallo ed esponente del Pd locale; Eustachio Cilea, già visto nel Cda di Riscossione Sicilia (dimissionario), è stato consigliere comunale “dem” a Bagheria; mentre l’ultimo membro effettivo, Vincenzo Parrinello, è stato deputato del Pd durante il governo Lombardo. Lo stesso Fabio Marino faceva parte della segreteria tecnica di Cracolici. Il tentativo del centrodestra di riconquistare spazio non piace al Pd, che qualche settimana fa si è opposto alla “lottizzazione” degli Iacp e dei parchi, occupati da Musumeci nonostante il parere contrario della Prima commissione all’Ars. Il sottogoverno, però, resta un’occasione ghiotta di potere, e l’Esa non fa eccezione. Se ci metti pure un patrimonio immobiliare infinito, capisci che la partita è molto più complessa di quanto in realtà non appaia. A proposito: l’atto di interpello per il nuovo direttore generale è scaduto venerdì alle 14. Nel giro di qualche giorno l’incarico sarà assegnato. A chi?

giovedì 22 dicembre 2022

la valorizzazione dei bene pubblici attraverso l’Agricoltura sociale.

 


Il consiglio d’amministrazione dell’Esa (Ente sviluppo agricolo), presieduto dall’On Giuseppe Catania ha conferito “ad interim” l’incarico di direttore generale a Mario Candore, dirigente generale del Dipartimento dello sviluppo rurale e territoriale della Regione.

Il Direttore Candore con esperienza pluridecennale sulle tematiche di interesse agricolo, agroalimentare e di sviluppo rurale, anni addietro è stato componete del gruppo di lavoro per il progetto sperimentale di Agricoltura Sociale presso l’Azienda Sperimentale Campo Carboj proprio dell’ESA presentando il progetto nel corso di un convegno aRoma presso il  MIPAF  ( allegata presentazione)

   protocollo d’intesa voluto dal dirigente generale Dario Cartabellotta    https://terra.psrsicilia.it/wp-content/uploads/2022/02/allegato-1.pdf

Negli ultimi anni l’espressione beni pubblici è stata al centro di un vivace dibattito, nonostante ciò, attorno a tale espressione sembra che aleggi ancora oggi, un’aura di vago mistero. Cosa si intende per beni pubblici? In che modo i beni pubblici si distinguono dai beni privati? Fino a che punto si dovrebbe rigorosamente definire quest’espressione? E qual è il rapporto tra beni pubblici e politiche pubbliche? Se si prende come punto di partenza (possibilmente con le opportune precisazioni e i dovuti distinguo) la nozione che riconosce nei beni pubblici tutti quei beni che apportano benefici alla collettività e che non possono essere acquistati sul mercato, il nesso con la politica di sviluppo rurale appare evidente.

Per definizione i beni pubblici possiedono due importanti caratteristiche. In primo luogo, sono beni “non rivali” nel consumo, nel senso che il loro consumo da parte di un individuo non implica l’impossibilità per un altro individuo di consumarlo a sua volta. In secondo luogo, sono “non escludibili”, nel senso che, una volta che il bene pubblico è stato prodotto, è impossibile impedirne la fruizione da parte di altri consumatori.  

L’agricoltura sociale comprende una pluralità di esperienze non riconducibili a un modello unitario, quanto al tipo di organizzazione, di attività svolta, di destinatari, di fonti di finanziamento, ma accomunate dalla caratteristica di integrare nell’attività agricola attività di carattere sociosanitario, educativo, di formazione e inserimento lavorativo, di ricreazione, diretti in particolare a fasce di popolazione svantaggiate o a rischio di marginalizzazione. Le ipotesi di lavoro riguardano molteplici ambiti di attività, che possono essere così riassunti:
• 
formazione e inserimento lavorativo: esperienze orientate all’occupazione di soggetti svantaggiati, con disabilità relativamente meno gravi o per soggetti a bassa contrattualità;
• 
riabilitazione/cura: esperienze rivolte a persone con disabilità (fisica, psichica, mentale, sociale), con un fine principale socio-terapeutico;
• 
ricreazione e qualità di vita: esperienze rivolte a un ampio spettro di persone con bisogni più o meno speciali, con finalità socio-ricreative, tra cui particolari forme di agriturismo sociale, le esperienze degli orti sociali peri-urbani per anziani;
• 
educazione: azioni volte ad ampliare le forme ed i contenuti dell’apprendimento per avvicinare alle tematiche ambientali persone giovani o meno giovani;
• 
servizi alla vita quotidiana: come nel caso degli “agri-asili” o di servizi di accoglienza diurna per anziani.
Recentemente  il Dipartimento regionale Agricoltura ha sottoscritto recentemente un   
accordo di collaborazione con il CREA   https://terra.psrsicilia.it/wp-content/uploads/2022/02/allegato-2.pdf 
(Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia del Consiglio per la ricerca in agricoltura), il CORERAS (Consorzio Regionale per la Ricerca Applicata e la Sperimentazione), il Consorzio Network Dei Talenti Soc. Coop. Sociale e l’Associazione di Promozione Sociale “Rete Fattorie Sociali Sicilia”, finalizzato proprio all’attuazione del Programma Sperimentale Agricoltura Sociale presso l’Azienda Sperimentale Campo Carboj


 

venerdì 9 dicembre 2022

LEADER

 

LEADER, acronimo di Liaison Entrée Actions de Development de là Economie Rural è uno dei programmi più longevi dell’Europa a favore delle aree rurali

Roberto Sauerborn  

L’Unione Europea assegna ai G.A.L. (Gruppi di Azione Locale – L.E.A.D.E.R.) una delle più importanti missioni per il futuro dei territori che, nella loro odierna accezione, sono definibili tutti rurali. In particolare, al partenariato pubblico-privato dei Gruppi di Azione Locale (G.A.L.) è demandato, oggi come già a partire dal 1994, il cosiddetto  sviluppo sostenibile locale di tipo partecipativo” (SLTP) o C.L.L.D (Community Led Local Development), come esattamente definito negli strumenti della politica comune. Sostanzialmente, uno sviluppo dal basso con la partecipazione e la concertazione di tutte le componenti sociali, economiche, private, pubbliche e politiche. Garantendo, per norma, che la componente privata abbia sempre la prevalenza sia nelle scelte da adottare che nella rappresentanza negli organi di governo.

I GAL, sono oggi riconosciuti “organismi di interesse pubblico”, per le funzioni delegate:

-          sia dai Regolamenti Comunitari, ai sensi del Reg. UE 1303/13 artt. 32-35 sono enti a cui l'UE affida l’elaborazione di strategie territoriali di sviluppo locale, integrate e multisettoriali. In forza di ciò essi operano per la Regione Siciliana, in logica plurifondo SIE, su delega dell’Autorità di Gestione FEASR fondo capofila (ex art. 123 reg. 1303/2013), quali Organismi Intermedi;

-          sia dal Codice dei Contratti, ai sensi dell’art.3, c 1°, lett. d) del D.Lgs 50/2016;

-          sia dall’ANAC, con due recenti delibere del 2018 e del 2019.

Attesa, pertanto, la natura del GAL-CLLD quale organismo di «interesse pubblico» per le azioni delegate, esso può procedere ad accordi diretti con i Ministeri e con le Regioni , così come è stato riconosciuto dalla Del. GR Siciliana n. 46/2019 con cui il Governo Regionale ha apprezzato l’Accordo Quadro per i BBCC. e, così, consentendo di sottoscrivere un APQ, già in forza dell’art. 112 del Codice dei Beni Culturali.

Analogamente, si potrebbe  fare (attesa la natura pubblicistica riconosciuta del GAL), per tante altre iniziative, ai sensi dell’art. 15, c.1, della L. 241/90, ai fini dell’avvio, progettazione, attuazione e gestione di aree di interesse naturalistico, paesaggistico, culturale o per il recupero di aree degradate.

 

Infatti, per quanto sopra, gli accordi sarebbero incardinati sul combinato disposto degli articoli 3 comma 1, lett d) e dell'articolo 30 comma 8 del Codice dei Contratti Pubblici nonché dell'art.15 comma 1 della L.241/90.

Un ruolo, quello dei GAL, a cui bene si attaglierebbe la condizione di area vasta, di aiuto al territorio anche per la nascita ove di nuovi strumenti di sviluppo, come i Contratti di Fiume, o di un nuovo organismo come potrebbe essere un Parco Naturalistico Regionale; organismo a cui il GAL non devono sostituirsi, ma che possono, invece, accompagnare e fare da viatico, già nella fase formativa e costitutiva, per poi, assieme, continuare a progettare il futuro della Sicilia.

Ed in quest’ottica, l’obiettivo dei GAL potrebbe essere quello di proporre un  OFFERTA TERRITORIALE LOCALE INTEGRATA, che mira, tra l’altro, ad intensificare i motivi del prolungamento della permanenza dei turisti attraverso l'offerta di nuove occasioni di "esperienza", che sappiano valorizzare le molteplici risorse dell'area, le attività imprenditoriali agricole ed extragricole, ecc.. 

Ma, é fondamentale che le iniziative trovino convergenza a tutti i livelli e da tutte le forze politiche, perché l’ambiente, il territorio é di tutti.

Le tragedie di questi giorni, con milioni di danni a cose e persone, devono farci riflettere sia per  superare barriere e preconcetti, che per mettere mano ad una gestione sostenibile del creato.

Di fatto, i GAL, sono degli istrumenti di grande partecipazione democratica nelle scelte di sviluppo grazie alla concertazione dal basso con tutte le componenti economiche, sociali, pubbliche e private.

In Sicilia, il risultato globale della politica regionale nei confronti dei GAL e che il nuovo governo regionale eredita della passata legislatura regionale,  è caratterizzato dalla  mancata visione e, forse, comprensione che il sistema dei Fondi comunitari SIE, per questo specifico comparto, non può e non deve funzionare quale fotocopia di azioni pensate per essere attuate a livello regionale con scelte pensate dall’alto.

Di fatto, nonostante ciò, i GAL sono stati “costretti” (per via della errata programmazione iniziale), a riprodurre su base locale gli stessi bandi e per le medesime misure del PSR Sicilia, ma con minori risorse.  Ad onor del vero, va dato atto che, già durante il periodo pandemico, l’AdG FEASR aveva preso consapevolezza di questa “stortura” iniziale (2014), “sposando” dal 2020 le istanze giunte dai GAL concertando delle nuove linee guida che ne esaltassero il ruolo di C.L.L.D., ma che potranno trovare attuazione, si spera, nell’ambito della nuova programmazione 2021-2026. Ma, ad oggi, i GAL non sono stati invitati ai tavoli della concertazione.

C’è da dire che, nella passata programmazione 2014-2020, la Sicilia era partita bene nelle intenzioni. Infatti, è stata, l’unica regione italiana a voler “sperimentare” il sistema multifondo - CLLD, proprio con i GAL. Cioè, ai gruppi di azione locale veniva data la possibilità, peraltro accolta, di redigere dei Piani di Azione Locale di sviluppo prevedendo risorse non solo dal fondo cosìdetto capofila, FEASR, ma anche dagli altri fondi (FESR; FSE; ecc.), così da poter “offrire” ai territori delle azioni di sistema integrate che andassero a coprire le esigenze dei settori privato e pubblico, in una logica di complementarietà.

Purtroppo, tutto ciò è rimasto solo sulla carta non avendo trovato riscontro (e attuazione), nelle strutture delle varie  AAdGG regionali ove per la mancata la disponibilità, ove per la mancata conoscenza dello strumento CLLD.

A tutto ciò, si è aggiunta anche una azione governativa che ha sterilizzato molte delle azioni FESR che i GAL avevano programmato rendendoli, di fatto, monchi di una parte di risorse e, così, inconcludenti molti dei Piani di Azione Locale approvati e condivisi dalla base e dagli enti locali soci.

Eppure, com’é noto, il CLLD è uno degli strumenti per eccellenza indicati per la spesa dei fondi comunitari assieme alle Agende Urbane e alle SNAI.

Ciò nonostante, lo sviluppo locale di tipo partecipativo locale è stato e, speriamo di no, continuerà ad essere un comparto spesso “dimenticato” dagli apparati regionali e che non trova, molto spesso, di converso una adeguata maturità di autogoverno dagli stessi organismi intermedi necessaria per contrastare/compensare  tale condizione di “minoranza” vuoi per ragioni sociali, culturali e/o politiche.

E’ bene, a mio avviso, fare presente che, purtroppo, la partecipazione degli organismi intermedi (GAL) alla politica regionale di sviluppo sostenibile, come anche nei tavoli di concertazione quando non assente è inefficace, infruttuoso, sterile, improduttiva e ciò perché non è riconosciuto loro il giusto ruolo para istituzionale che discende dai regolamenti comunitari, dalla stessa produzione legislativa regionale e dalle recenti delibere dell’ANAC.

La conseguenza di tutto ciò si fotografa in delle dotazioni finanziarie ridicole, sempre assegnate al ribasso (meno del 7% delle PSR) dalle AdG, e con le quali non si riesce a garantire azioni adeguate per uno sviluppo sostenibile locale.

È questa una condizione che va superata, cambiata e, a mio modesto avviso, per farlo serve un cambio di passo con una chiara assunzione di posizionamento che vada e veda oltre, anche con la nascita di un organismo rappresentativo di rango legislativo per il tema dello sviluppo sostenibile locale e di cui si discute da anni.

Basti pensare, per esempio e paradossalmente, che ai GAL (Organismi intermedi) a cui viene delegata l’attuazione e gestione di risorse pubbliche, non è previsto invece che vengano assegnati in gestione diretta aree o siti di interesse paesaggistico su cui attuare i PAL, mentre è possibile assegnare tali siti a favore di semplici associazioni culturali ma che non hanno lo status giuridico dei GAL. E’ chiaro, come vi sia un “vulnus legislativo” e informativo da correggere e colmare urgentemente.

Ciò perché ad una matura capacità gestionale e di spesa dei GAL, non corrisponde altrettanta capacità aggregativa e di rappresentanza unitaria. Eppure, un organismo unico dei GAL su base regionale consentirebbe ai territori non rientranti nelle aree metropolitane e nelle SNAI (che proliferano), di avere nuove e altre possibilità che oggi non hanno e/o non sanno raccogliere.

Per tutta risposta il governo passato ha pensato alle cosiddette aggregazioni territoriali di soli comuni, senza la partecipazione del settore privato (fondamentale per lo sviluppo sostenibile, altrimenti non è tale), che potranno attuarsi attraverso gli ITI (Investimenti Territoriali Integrati) ma solo per iniziative a carattere pubblico, lasciando al palo il settore dell’iniziativa privata, non dandogli la possibilità della concertazione delle scelte di sviluppo.

Ciò brevemente detto, mi chiedo se non sia giunto il momento di avviare, consolidando, un nuovo percorso che possa produrre una proposta politica sostenibile a favore dei nostri territori espressa dagli organismi di tutta la Sicilia che trattano di politica per lo sviluppo sostenibile partecipativo, così da divenire riferimento e interprete autentico delle istanze territoriali marginali per la politica di governo.

*direttore del GAL Tirrenico Mare Monti e Borghi