mercoledì 4 gennaio 2023
Propaganda H
giovedì 22 dicembre 2022
la valorizzazione dei bene pubblici attraverso l’Agricoltura sociale.
Il consiglio d’amministrazione dell’Esa (Ente sviluppo agricolo), presieduto dall’On Giuseppe Catania ha conferito “ad interim” l’incarico di direttore generale a Mario Candore, dirigente generale del Dipartimento dello sviluppo rurale e territoriale della Regione.
Il Direttore Candore con esperienza pluridecennale sulle tematiche di interesse agricolo, agroalimentare e di sviluppo rurale, anni addietro è stato componete del gruppo di lavoro per il progetto sperimentale di Agricoltura Sociale presso l’Azienda Sperimentale Campo Carboj proprio dell’ESA presentando il progetto nel corso di un convegno aRoma presso il MIPAF ( allegata presentazione)
protocollo d’intesa voluto dal dirigente generale Dario
Cartabellotta https://terra.psrsicilia.it/wp-content/uploads/2022/02/allegato-1.pdf
Negli ultimi anni l’espressione beni pubblici è stata al centro
di un vivace dibattito, nonostante ciò, attorno a tale espressione sembra che
aleggi ancora oggi, un’aura di vago mistero. Cosa si intende per beni pubblici?
In che modo i beni pubblici si distinguono dai beni privati? Fino a che punto
si dovrebbe rigorosamente definire quest’espressione? E qual è il rapporto tra
beni pubblici e politiche pubbliche? Se si prende come punto di partenza (possibilmente
con le opportune precisazioni e i dovuti distinguo) la nozione che riconosce
nei beni pubblici tutti quei beni che apportano benefici alla collettività e
che non possono essere acquistati sul mercato, il nesso con la politica di
sviluppo rurale appare evidente.
Per definizione i
beni pubblici possiedono due importanti caratteristiche. In primo luogo, sono
beni “non rivali” nel consumo, nel senso che il loro consumo da parte di un
individuo non implica l’impossibilità per un altro individuo di consumarlo a
sua volta. In secondo luogo, sono “non escludibili”, nel senso che, una volta
che il bene pubblico è stato prodotto, è impossibile impedirne la fruizione da
parte di altri consumatori.
L’agricoltura
sociale comprende una pluralità di esperienze non riconducibili a un modello
unitario, quanto al tipo di organizzazione, di attività svolta, di destinatari,
di fonti di finanziamento, ma accomunate dalla caratteristica di integrare
nell’attività agricola attività di carattere sociosanitario, educativo, di
formazione e inserimento lavorativo, di ricreazione, diretti in particolare a
fasce di popolazione svantaggiate o a rischio di marginalizzazione. Le ipotesi
di lavoro riguardano molteplici ambiti di attività, che possono essere così
riassunti:
• formazione e inserimento
lavorativo: esperienze orientate all’occupazione di soggetti
svantaggiati, con disabilità relativamente meno gravi o per soggetti a bassa
contrattualità;
• riabilitazione/cura: esperienze rivolte a persone con disabilità (fisica, psichica,
mentale, sociale), con un fine principale socio-terapeutico;
• ricreazione e qualità di vita: esperienze rivolte a un ampio spettro di persone con
bisogni più o meno speciali, con finalità socio-ricreative, tra cui particolari
forme di agriturismo sociale, le esperienze degli orti sociali peri-urbani per
anziani;
• educazione: azioni volte ad ampliare le forme ed i contenuti
dell’apprendimento per avvicinare alle tematiche ambientali persone giovani o
meno giovani;
• servizi alla vita quotidiana: come nel caso degli “agri-asili” o di servizi di
accoglienza diurna per anziani.
Recentemente il Dipartimento regionale Agricoltura ha
sottoscritto recentemente un accordo di collaborazione con
il CREA https://terra.psrsicilia.it/wp-content/uploads/2022/02/allegato-2.pdf (Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia del Consiglio per la
ricerca in agricoltura), il CORERAS (Consorzio Regionale per la Ricerca
Applicata e la Sperimentazione), il Consorzio Network Dei Talenti Soc. Coop.
Sociale e l’Associazione di Promozione Sociale “Rete Fattorie Sociali Sicilia”,
finalizzato proprio all’attuazione del Programma Sperimentale Agricoltura
Sociale presso l’Azienda Sperimentale Campo Carboj
venerdì 9 dicembre 2022
LEADER
LEADER, acronimo di Liaison Entrée Actions de Development de là Economie Rural è uno dei programmi più longevi dell’Europa a favore delle aree rurali
Roberto Sauerborn
L’Unione Europea assegna ai G.A.L. (Gruppi di Azione Locale – L.E.A.D.E.R.) una delle più importanti missioni per il futuro dei territori che, nella loro odierna accezione, sono definibili tutti rurali. In particolare, al partenariato pubblico-privato dei Gruppi di Azione Locale (G.A.L.) è demandato, oggi come già a partire dal 1994, il cosiddetto “sviluppo sostenibile locale di tipo partecipativo” (SLTP) o C.L.L.D (Community Led Local Development), come esattamente definito negli strumenti della politica comune. Sostanzialmente, uno sviluppo dal basso con la partecipazione e la concertazione di tutte le componenti sociali, economiche, private, pubbliche e politiche. Garantendo, per norma, che la componente privata abbia sempre la prevalenza sia nelle scelte da adottare che nella rappresentanza negli organi di governo.
I GAL, sono oggi riconosciuti “organismi di
interesse pubblico”, per le funzioni delegate:
-
sia
dai Regolamenti Comunitari, ai sensi del Reg. UE 1303/13 artt. 32-35 sono enti a cui l'UE
affida l’elaborazione di strategie territoriali di sviluppo locale, integrate e
multisettoriali. In forza di ciò essi operano per la Regione Siciliana, in
logica plurifondo SIE, su delega dell’Autorità di Gestione FEASR fondo
capofila (ex art. 123 reg. 1303/2013), quali Organismi Intermedi;
-
sia dal Codice dei Contratti, ai
sensi dell’art.3, c 1°, lett. d) del D.Lgs 50/2016;
-
sia
dall’ANAC, con due recenti delibere del 2018 e del 2019.
Attesa, pertanto, la natura del
GAL-CLLD quale organismo di «interesse pubblico» per le azioni delegate, esso
può procedere ad accordi diretti con i Ministeri e con le Regioni , così come è
stato riconosciuto dalla Del. GR Siciliana n. 46/2019 con cui il Governo
Regionale ha apprezzato l’Accordo Quadro per i BBCC. e, così, consentendo di sottoscrivere
un APQ, già in forza dell’art. 112 del Codice dei Beni Culturali.
Analogamente, si potrebbe fare (attesa la natura pubblicistica
riconosciuta del GAL), per tante altre iniziative, ai sensi dell’art. 15, c.1,
della L. 241/90, ai fini dell’avvio, progettazione, attuazione e gestione di
aree di interesse naturalistico, paesaggistico, culturale o per il recupero di
aree degradate.
Infatti, per
quanto sopra, gli accordi sarebbero incardinati sul combinato disposto degli
articoli 3 comma 1, lett d) e dell'articolo 30 comma 8 del Codice dei Contratti
Pubblici nonché dell'art.15 comma 1 della L.241/90.
Un ruolo, quello dei GAL, a cui bene si attaglierebbe la condizione di area vasta, di aiuto al territorio anche per la nascita ove di nuovi strumenti di sviluppo, come i Contratti di Fiume, o di un nuovo organismo come potrebbe essere un Parco Naturalistico Regionale; organismo a cui il GAL non devono sostituirsi, ma che possono, invece, accompagnare e fare da viatico, già nella fase formativa e costitutiva, per poi, assieme, continuare a progettare il futuro della Sicilia.
Ed in quest’ottica, l’obiettivo dei
GAL potrebbe essere quello di proporre un OFFERTA TERRITORIALE LOCALE INTEGRATA,
che mira, tra l’altro, ad intensificare i motivi del prolungamento della
permanenza dei turisti attraverso l'offerta di nuove occasioni di
"esperienza", che sappiano valorizzare le molteplici risorse
dell'area, le attività imprenditoriali agricole ed extragricole, ecc..
Ma, é fondamentale che le iniziative trovino convergenza a tutti i livelli e da tutte le forze politiche, perché l’ambiente, il territorio é di tutti.
Le tragedie di questi giorni, con milioni di danni a cose e persone, devono farci riflettere sia per superare barriere e preconcetti, che per mettere mano ad una gestione sostenibile del creato.
Di fatto, i GAL, sono
degli istrumenti di grande partecipazione democratica nelle scelte di sviluppo
grazie alla concertazione dal basso con tutte le componenti economiche,
sociali, pubbliche e private.
In
Sicilia, il risultato globale della politica regionale nei confronti dei GAL e
che il nuovo governo regionale eredita della passata legislatura regionale, è caratterizzato dalla mancata visione e,
forse, comprensione che il sistema dei Fondi comunitari SIE, per questo
specifico comparto, non può e non deve funzionare quale fotocopia di azioni
pensate per essere attuate a livello regionale con scelte pensate dall’alto.
Di fatto,
nonostante ciò, i GAL sono stati “costretti” (per via della errata
programmazione iniziale), a riprodurre su base locale gli stessi bandi e per le
medesime misure del PSR Sicilia, ma con minori risorse. Ad onor del vero, va dato atto che, già
durante il periodo pandemico, l’AdG FEASR aveva preso consapevolezza di questa
“stortura” iniziale (2014), “sposando” dal 2020 le istanze giunte dai GAL
concertando delle nuove linee guida che ne esaltassero il ruolo di C.L.L.D., ma
che potranno trovare attuazione, si spera, nell’ambito della nuova
programmazione 2021-2026. Ma, ad oggi, i GAL non sono stati invitati ai tavoli
della concertazione.
C’è da
dire che, nella passata programmazione 2014-2020, la Sicilia era partita bene
nelle intenzioni. Infatti, è stata, l’unica regione italiana a voler
“sperimentare” il sistema multifondo - CLLD, proprio con i GAL. Cioè, ai
gruppi di azione locale veniva data la possibilità, peraltro accolta, di
redigere dei Piani di Azione Locale di sviluppo prevedendo risorse non solo dal
fondo cosìdetto capofila, FEASR, ma anche dagli altri fondi (FESR; FSE; ecc.),
così da poter “offrire” ai territori delle azioni di sistema integrate che
andassero a coprire le esigenze dei settori privato e pubblico, in una logica
di complementarietà.
Purtroppo,
tutto ciò è rimasto solo sulla carta non avendo trovato riscontro (e
attuazione), nelle strutture delle varie
AAdGG regionali ove per la mancata la disponibilità, ove per la mancata conoscenza
dello strumento CLLD.
A tutto
ciò, si è aggiunta anche una azione governativa che ha sterilizzato molte delle
azioni FESR che i GAL avevano programmato rendendoli, di fatto, monchi di una
parte di risorse e, così, inconcludenti molti dei Piani di Azione Locale
approvati e condivisi dalla base e dagli enti locali soci.
Eppure,
com’é noto, il CLLD è uno degli strumenti per eccellenza indicati per la spesa
dei fondi comunitari assieme alle Agende Urbane e alle SNAI.
Ciò
nonostante, lo sviluppo locale di tipo partecipativo locale è stato e, speriamo
di no, continuerà ad essere un comparto spesso “dimenticato” dagli
apparati regionali e che non trova, molto spesso, di converso una adeguata
maturità di autogoverno dagli stessi organismi intermedi necessaria per
contrastare/compensare tale condizione di “minoranza” vuoi per ragioni sociali, culturali e/o
politiche.
E’ bene,
a mio avviso, fare presente che, purtroppo, la partecipazione degli organismi
intermedi (GAL) alla politica regionale di sviluppo sostenibile, come anche nei
tavoli di concertazione quando non assente è inefficace, infruttuoso, sterile,
improduttiva e ciò perché non è riconosciuto loro il giusto ruolo para
istituzionale che discende dai regolamenti comunitari, dalla stessa produzione
legislativa regionale e dalle recenti delibere dell’ANAC.
La
conseguenza di tutto ciò si fotografa in delle dotazioni finanziarie ridicole,
sempre assegnate al ribasso (meno del 7% delle PSR) dalle AdG, e con le quali
non si riesce a garantire azioni adeguate per uno sviluppo sostenibile locale.
È questa
una condizione che va superata, cambiata e, a mio modesto avviso, per farlo
serve un cambio di passo con una chiara assunzione di posizionamento che vada e
veda oltre, anche con la nascita di un organismo rappresentativo di rango
legislativo per il tema dello sviluppo sostenibile locale e di cui si discute da anni.
Basti
pensare, per esempio e paradossalmente, che ai GAL (Organismi intermedi) a cui
viene delegata l’attuazione e gestione di risorse pubbliche, non è previsto invece
che vengano assegnati in gestione diretta aree o siti di interesse paesaggistico
su cui attuare i PAL, mentre è possibile assegnare tali siti a favore di
semplici associazioni culturali ma che non hanno lo status giuridico dei GAL.
E’ chiaro, come vi sia un “vulnus legislativo” e informativo da correggere e
colmare urgentemente.
Ciò
perché ad una matura capacità gestionale e di spesa dei GAL, non corrisponde
altrettanta capacità aggregativa e di rappresentanza unitaria. Eppure, un
organismo unico dei GAL su base regionale consentirebbe ai territori non
rientranti nelle aree metropolitane e nelle SNAI (che
proliferano), di avere nuove e altre possibilità che
oggi non hanno e/o non sanno raccogliere.
Per tutta
risposta il governo passato ha pensato alle cosiddette aggregazioni
territoriali di soli comuni, senza la partecipazione del settore privato
(fondamentale per lo sviluppo sostenibile, altrimenti non è tale), che potranno
attuarsi attraverso gli ITI (Investimenti Territoriali Integrati) ma solo per
iniziative a carattere pubblico, lasciando al palo il settore dell’iniziativa
privata, non dandogli la possibilità della concertazione delle scelte di
sviluppo.
Ciò
brevemente detto, mi chiedo se non sia giunto il momento di avviare,
consolidando, un nuovo percorso che possa produrre una proposta politica
sostenibile a favore dei nostri territori espressa dagli organismi di tutta la
Sicilia che trattano di politica per lo sviluppo sostenibile partecipativo,
così da divenire riferimento e interprete autentico delle istanze territoriali
marginali per la politica di governo.
*direttore del GAL Tirrenico Mare Monti e Borghi
mercoledì 30 novembre 2022
ERP partecipa anche tu
partecipa anche tu al
“European Rural Parliament Italy” (ERP-Italy) - Perché e come aderire
Che cos’è il Parlamento Rurale Europeo
(ERP)?
Una struttura politica, ma non partitica.
'Parlamento rurale' non è una parte formale del governo, né è un parlamento nel
senso di un organo legislativo o decisionale. Si tratta di un processo
'bottom-up' di coinvolgimento e dibattito tra il popolo rurale e politici, per
consentire una migliore comprensione, politica più efficace e di azione per
affrontare le questioni rurali.
Un Parlamento rurale è un processo che fornisce opportunità per le persone con
un interesse per le comunità rurali per condividere idee, prendere in
considerazione i problemi e le soluzioni. Il Parlamento rurale permette a
persone e decisori di lavorare insieme su questioni prioritarie per sviluppare
soluzioni nuove e creative. Rafforza la voce delle comunità rurali e li aiuta a
influenzare le decisioni che le riguardano. Il suo successo in Europa negli ultimi
20 anni ha ispirato l'avvio di un Parlamento rurale in ogni stato.
Dopo il formale
riconoscimento da parte del Parlamento Rurale Europeo (ERP), l’ERP-ITALY sta
lavorando per pianificare e organizzare la sessione inaugurale che avrà luogo
nella primavera del 2023.
Chi può partecipare al Parlamento
rurale?
I membri possono essere organismi, istituzioni, organizzazioni pubbliche e private, associazioni, GAL, reti informali, singoli individui, ecc., che hanno a che fare, a vario titolo, con le politiche di sviluppo rurale (es.: agricoltura e agroalimentare, artigianato, cultura, turismo, MPMI, paesaggio rurale, servizi socioeconomici, socioambientali e socioculturali rurali, ecc.), purché non legati da alcuna forma di controllo o dipendenza ad enti governativi.
Come aderire
Puoi segnalare il tuo interesse ad aderire alla sezione italiana del Parlamento Rurale Europeo compilando il form on-line disponibile qui.
Per maggiori informazioni.
https://unirurale.blogspot.com/
sabato 12 novembre 2022
Caltagirone, presentazione del romanzo di Nuccia Vona
A Nuccia Vona con il romanzo
“HISTORIAS DE TANGO”
il riconoscimento di “Custode dell’Identità Territoriale”
per “Aver saputo esprimere l’intimità di un popolo”
La sezione di Caltagirone della Fidapa, con il patrocinio del
Comune, ha organizzato, nel salone di rappresentanza “Mario Scelba” del
municipio, “Il Tango: storia, passione e comunicazione”, con la presentazione
del romanzo di Nuccia Vona “Historias de Tango”.
Un organizzazione straordinaria, una forza di volontà
strepitosa, e l’amore per la propria terra, ha reso una serata come tante,
emozionante e coinvolgente, un evento destinato a sedimentarsi nei ricordi più profondi, alla presenza di tanti attenti osservatori.
Hanno preso parte in una sala al completo, Enza Piazza Randazzini (presidente Fidapa), Fabio Roccuzzo (sindaco), lo scrittore Domenico Seminerio, Nino Sutera, Direttore della Libera Università Rurale dei Saperi & dei Sapori Onlus, Claudio Lo Monaco (assessore alla Cultura) e chiaramente l’Autrice del libro Nuccia Vona, con le lett
Ad impreziosire l'evento culturale la narrazione, le foto e il video a cura di Paolo Ferlito, che documentano il contesto storico, congiuntamente alle letture a cura di Daniela Vicino, con le esibizioni di tango di Elena Cannizzo e Damiano Puglisi.
Di particolare rilievo la ricerca, doviziosa e attenta, curata anche nei minimi dettagli. Il merito dell’autrice è soprattutto quello di condurre il lettore attraverso un viaggio immaginario che termina con un finale per nulla scontato, che desta curiosità e sollecita la lettura del capitolo successivo.
Filo conduttore del romanzo, articolato in diversi racconti, è proprio il tango quale elemento identitario del popolo argentino. Un tesoro di così grande valore da essere dichiarato dall’UNESCO, nel 1990, patrimonio dell’umanità come “Bene Culturale Immateriale”.
Il romanzo con una scrittura scorrevole e delicata, racconta
l’intimità di un popolo, tra speranza, angoscia, passione ed eros, a servizio
di un romanzo storico che offre al lettore anche numerosi spunti di riflessione
sull’epoca contemporanea. Estimatrice della bellezza, Nuccia Vona ama le
arti e la cultura ed è attivamente impegnata per la loro salvaguardia e
valorizzazione. “Historias de Tango”, edito da Puntostampe, un libro da leggere
e da ascoltare, assaporando un buon bicchiere di vino rosso.
La Libera Università Rurale dei Saperi e dei Sapori, diretta da Nino Sutera, ha insignito la scrittrice del prestigioso riconoscimento di “Custode dell’Identità Territoriale”. Un premio assegnato a coloro che, a vario titolo, promuovono la storia, le tradizioni e il patrimonio culturale dei luoghi, una risorsa di inestimabile valore che racchiude le specificità locali tutelandole rispetto al fenomeno della globalizzazione che tende a livellare usi, costumi e prodotti, omogeneizzandoli.
Il riconoscimento è stato attribuito prima della pandemia,
che a causa degli effetti e delle limitazioni, non è stato possibile
consegnarlo prima.
venerdì 4 novembre 2022
……..Altro che sovranità alimentare
ninosutera
……..Altro che sovranità alimentare
Italia autosufficiente solo per
pollo, riso e vino. Dall'estero arriva il 40% del grano per fare la pasta e ben
il 60% dell'olio. Quasi tutto il pesce in scatola proviene da altre nazioni.
Ne
avevamo già parlato in tempi non sospetti il 15
luglio
https://liberauniversitrurale.blogspot.com/2022/07/dieta-mediterranea-un-falso-mito.html
Oggi, Vi parleremo di sovranità alimentare in un modo insolito, vi anticipiamo però che la visione del video che segue, è destinato a interferire sulle vostre abitudini alimentari.
https://www.youtube.com/watch?v=ZccE5fONLOc
La Sovranità Alimentare ritorna di grande attualità La nuova dicitura ha aperto il dibattito sul ruolo che questo ministero dovrà svolgere, difendere la nostra sovranità alimentare o puntare a raggiungerla? In ogni caso la strada sarebbe molto impervia se pensiamo che al momento dovessimo sfamarci solo con quanto produciamo dovremmo cibarci solo di riso, pollo e in parte per frutta e verdura e dovremmo rinunciare ad alimenti centrali della dieta mediterranea come olio di oliva e pasta. Questo perché una parte importantissima della nostra alimentazione quotidiana proviene dall'estero e non la coltiviamo o alleviamo direttamente.
Au revoir Dieta Mediterranea
A fornire dati
sull'attuale situazione è la Federalimentare, che monitora costantemente il
livello di autosufficienza del Belpaese. Il primo elemento che fa storcere il
naso riguarda la pasta. Importiamo il 40% dei grani assorbiti dalle industrie,
che poi riversano una parte importante della produzione in altri Paesi. La
situazione non è dissimile per le farine, dato che il 45% proviene da altri
Stati. Ancora peggio a guardare il settore dell'olio: ne recuperiamo il 60%
dall'estero, soprattutto dalla Spagna, per poi apporvi marchi “italiani”,
mentre nei nostri uliveti spesso non si hanno risorse per recuperare il
raccolto. Necessitiamo di un 40% di importazioni per soddisfare la produzione
di carni preparate e i salumi. Passando poi agli allevamenti, per
l'alimentazione animale ci riforniamo da luoghi oltre i nostri confini per oltre
il 65% dei mangimi.
Sparirebbe "na tazzulell 'e café"
Si arriva al 95% delle
importazioni per le conserve ittiche, come tonno e sgombro in scatola. Totale
poi la dipendenza dall'estero per un caposaldo delle abitudini italiane come il
caffè. Idem per il cacao, necessario per cioccolata e tutta l'industria
dolciaria. In entrambi i casi si tratta di colture che non sono adatte ai
nostri terreni né al nostro clima, nonostante stia facendo sempre più caldo
anche sul nostro territorio. L'indipendenza si ridurrebbe dunque alle carni dei
volatili, come polli e galline, e alle uova, dove comunque incide il fattore
“mangimi esteri” visto sopra. Limitate al 5% le importazioni di vino e acque
minerali. Stessa cifra per il riso, mentre latte e formaggi si fermano al 6%.
Nel settore dell'ortofrutta trasformata, di cui comunque siamo importanti
produttori, è necessario in ogni caso acquistare il 16% delle materie prime. In
definitiva, per diversi nostri prodotti simbolo non siamo certo autonomi.
Missile alimentare dalla Russia
Prima ancora che la
questione tornasse d'attualità con il governo Meloni e l'attributo della
Sovranità alimentare al ministero per l'Agricoltura, il problema
dell'indipendenza produttiva si era già posto nel corso della pandemia e a
seguito dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. Nonostante i timori,
nel caso del Covid-19 l'impatto sul settore agroalimentare è stato importante,
ma l'Italia ha retto bene, grazie anche ai regimi di protezione attivati
nell'ambito dell'Unione europea. La crisi scatenata dalla guerra sta invece
avendo una gittata ben più lunga, tra le esportazioni di cereali e oli vegetali
sulle rotte del Mar Nero e i costi aumentati all'inverosimile di due
“input” agricoli: mangimi e fertilizzanti.
La "crisi dei mangimi"
Per i primi era fortissima
la dipendenza dal mais prodotto in Ucraina, mentre i secondi provengono in gran
parte da Russia e Bielorussia. “In questo quadro spicca la situazione critica
relativa al mais. Sarà necessario importare circa 20 milioni di tonnellate, in
concorrenza con la Cina, che è il primo importatore a livello mondiale”, ha
sottolineato pochi giorni fa Massimiliano Giansanti, presidente di
Confagricoltura. Con i prezzi del gas necessario a produrre i fertilizzanti
ormai fuori controllo, pur volendosi affidare ad una produzione interna i costi
per le aziende agricole restano proibitivi.
“Potrebbero mancare i fertilizzanti, a causa della
riduzione della produzione, con punte fino al 50%, determinata dall’eccezionale
incremento dei prezzi del gas”, ha affermato Giansanti, precisando che si
tratta di "un problema mondiale in termini di prezzi e disponibilità. Se
ne discuterà durante la riunione del G20 che si terrà in Indonesia il 15 e 16
novembre”. Una parte importante del problema quindi non dipende tanto dal
numero di terreni coltivati, come ha lasciato pensare il ministro Francesco
Lollobrigida, affermando di voler recuperare un milione di ettari
“sbloccandoli” dai vincoli Ue. Le regole previste dalla nuova Politica agricola
comune riguarderebbero in realtà solo 200mila ettari, per i quali comunque è in
vigore una deroga fino al 2023.
La crisi si annida da un lato nel sistema produttivo
agricolo, troppo dipendente da pesticidi, mangimi e fertilizzanti, e a livello
industriale dalle scelte di molti marchi “italiani”, che in realtà preferiscono
reperire materie prime dall'estero a prezzi più bassi, rivendendo al contempo i
loro prodotti all'estero fregiandosi dell'aura tipica del Made in Italy.
Infine, i cambiamenti climatici, con una siccità quasi perenne che mette in
crisi tantissime colture, innanzitutto quelle idrovore, come il mais. “La
siccità e le temperature sopra la media stanno ostacolando il normale
svolgimento delle semine in vista dei nuovi raccolti” ha evidenziato il
presidente di Confagricoltura. Dopo questo inizio di autunno dalle temperature
estive, la situazione nei campi resta caldissima. Da ogni punto di vista.
mercoledì 2 novembre 2022
ERP-Italy
Si lavora spediti alla pianificazione e organizzazione della sessione inaugurale di ERP-Italy nella primavera del 2023. Il Parlamento Rurale Europeo (ERP) è un movimento aperto, senza forma giuridica, finalizzato ad animare il dibattito sullo sviluppo delle aree rurali europee e pervenire a documenti propositivi (dichiarazioni, manifesti, position paper, ecc.), da sottoporre agli organi di governance dell’Unione europea perché ne tengano conto durante i processi decisionali, direttivi e di regolamentazione delle politiche europee della ruralità intesa nella sua accezione più ampia. Si tratta di un processo “dal basso verso l’alto” (CLLD, Community-Led Local Development) di coinvolgimento e dibattito tra le popolazioni rurali e i responsabili politici per consentire una migliore comprensione, migliori politiche e azioni per affrontare le questioni rurali. È incentrato sul raggiungimento di risultati pratici e basati su politiche rilevanti per le sfide e le opportunità che devono affrontare le popolazioni rurali. Le sessioni del Parlamento Rurale sono, dunque, molto più di una semplice conferenza. Sono operative nel mobilitare e raccogliere persone e idee dalle comunità rurali e trasformarle in manifesti per l’azione. Sono anche una vetrina per le zone rurali e le loro comunità.
Partecipa al Parlamento rurale
https://docs.google.com/forms/d/1KmzVcU3eCI_QXjarmY5vPtnZjEJW_iOLhFiIUzPuyWo/edit
https://docs.google.com/forms/d/1KmzVcU3eCI_QXjarmY5vPtnZjEJW_iOLhFiIUzPuyWo/edit
Nel 2010 viene istituito il Comitato promotore della sezione Italia del Parlamento Rurale Europeo, promosso da Nino Sutera, coinvolgendo i portatori d’interesse che si occupano di ruralità a titolo personale, docenti universitari, tecnici, operatori, associazioni ecc, definendo un “Manifesto della NeoRuralità” e pubblicando diversi articoli allo scopo di animare e divulgare i princìpi, i doveri e i diritti delle comunità rurali. Dieci anni dopo, dall’incontro con Sergio Campanella, direttore del GAL Eloro, il Manifesto si arricchisce di un capitolo dedicato alle innovazioni sostenibili legate alla terra e al suo utilizzo; e la compagine di aderenti si estende a diversi “soggetti collettivi” provenienti da 15 delle 20 regioni italiane, tra i quali: 15 GAL siciliani: Eloro, Elimos, Metropoli Est, ISC Madonie, Golfo di Castellammare, Terre di Aci, Terra Barocca, Sicani, Rocca di Cerere, Valle del Belice, Etna, Valli del Golfo, Sicilia Centro Meridionale, Terre del Nisseno; 12 associazioni/agenzie di sviluppo rurale; Rete Rurale Siciliana con 21 GAL aderenti ufficialmente…altri 2 partecipanti alle riunioni della RRS devono ancora formalizzare; AIDCG Associazione Italiana Direttori e Coordinatori dei GAL (con 52 GAL provenienti da 10 Regioni italiane); Consulta Nazionale dei Distretti del Cibo, con 34 Distretti della Consulta (da tutta Italia); in corso, l’adesione di altri Distretti singoli (P.A. Bolzano, Umbria, Toscana, Marche, ecc.); Distretto Produttivo Ortofrutticolo di Qualità della Sicilia (con capofila GAL Eloro); Agenzia per il Mediterraneo.
Tra i lavori prodotti dal Comitato promotore ERP-Italy, si contano: – il Manifesto della NeoRuralità (diviso in due parti: 1°. Princìpi, diritti e doveri delle comunità rurali; 2°. innovazioni sostenibili – AKIS) che ogni nuovo membro si obbliga a riconoscere e rispettare; – un Position Paper (come elenco base di tematiche di interesse strategico per gli aderenti al Parlamento rurale nazionale, in linea con quelle di interesse del ERP, proposte dai partner in sede di adesione); – Logotipo del ERP-Italy; – Mailing list dei membri del Comitato promotore ERP-Italy; – Form di adesione di Google; – Creazione di un gruppo Facebook “EuropeanRuralParliament Italy”; – Rassegna stampa sull’iniziativa (oltre 40 articoli su stampa e on-line dal 2010 ad oggi).
Fra le attività svolte, oltre a quella di avvio, realizzata nel 2010, si annoverano: – Partecipazione a diversi eventi organizzati a livello nazionale, di natura divulgativa e tecnica, con presentazione di interventi sull’attività svolta e sulla funzione del ERP-Italy; – Attività di animazione territoriale per il coinvolgimento dei soggetti interessati a livello nazionale; – Animazione e aggiornamento costante dei social network; – Redazione articoli su stampa e on-line; – Partecipazione, su invito, come membri del Comitato promotore del ERP-Italy alla V sessione ERP del 12-15/09/2022 a Kielce (Polonia) l’aggiornamento del Manifesto della Neoruralità ottobre 2022.
lunedì 24 ottobre 2022
Quale sovranità alimentare?
Uno dei primi lavori del ERP European Rural Parliament https://terra.psrsicilia.it/parlamento-rurale-europeo-litalia-parla-siciliano-ai-lavori-di-kielce/ è stato l’avvio dell’elaborazione del Manifesto della Neoruralità, che non rappresenta il vangelo, ma un quaderno work in progres.
A distanza di dieci anni,
ritorna di gran moda o se volete di grande attualità, (…sovranità
alimentare). L’ Italy Rural Parliament nel Manifesto ha preferito trattare
prima i contenuti, piuttosto che il
contenitore, comunque la sostanza in estrema sintesi non cambia, c’è tanta
voglia di riposizionare ogni cosa al posto giusto, e di riscrivere una politica
agricola, rispettosa dei contadini, dei consumatori e del prossimo, se pur in
un contesto europeo.
Il concetto di sovranità alimentare è un concetto molto più profondo di
quello che potrebbe apparire a prima vista. Infatti l’Italia è tra i Paesi che già oggi, con il
suo banale ministero delle Politiche agricole,
protegge 315 prodotti con
marchi Dop (denominazione di origine protetta), Igp (indicazione
geografica protetta), Stg (specialità tradizionale garantita)
per non parlare di Doc, Docg, Igt, ect,ect Pensate davvero che non ci sia sufficiente
sovranità?
La sovranità alimentare non và intesa come una “nuova montagna di carte”
per affermarne il diritto di esistere.
Nel corso degli anni il concetto di «sovranità
alimentare» è stato ripreso e diffuso da diverse organizzazioni, non esiste
una definizione unanime o trasversalmente condivisa di questo concetto, ma per
capire cosa significa può essere utile riferirsi Organizzazione delle Nazioni Unite per
l’alimentazione e l’agricoltura (FAO).
Secondo la FAO la sovranità
alimentare è un modello di gestione delle risorse alimentari che ha come
priorità e motore delle proprie politiche non la massimizzazione del profitto
economico ma la soddisfazione delle esigenze alimentari delle persone; che
promuove un tipo di produzione alimentare sostenibile e rispettosa del lavoro
di chi produce il cibo; che punta a incoraggiare le economie alimentari
locali, riducendo la distanza tra fornitori e consumatori, lo spreco e la
dipendenza da società distanti dai luoghi in cui il cibo viene prodotto. In
altre parole, la sovranità alimentare si propone di dare il controllo delle
risorse alimentari soprattutto a chi le produce, le distribuisce e le consuma
anziché a grandi aziende che le utilizzano come mezzo per arricchirsi.
La sovranità
alimentare punta a valorizzare le
conoscenze tradizionali sulla produzione delle risorse alimentari e la loro
trasmissione di generazione in generazione, e promuove l’utilizzo di metodi e mezzi di gestione delle risorse
alimentari che siano sostenibili dal punto di vista ambientale, concetti che
Veronelli ha codificato fin dagli inizi degli anni 90 con le De.Co.
Denominazioni Comunali
Veronelli, enologo, gastronomo e scrittore lombardo, https://terra.psrsicilia.it/borghi-geniusloci-de-co-legame-fra-uomo-ambiente-clima-e-cultura-produttiva/ ha rappresentato e rappresenta il rinascimento
dell’ ElaioEnoGastronomia italiana in tutte le sue espressioni, ha
aperto una strada, inventato un genere, vissuto e tracciato la via per
l’affermazione dei territori, e i suoi prodotti identitari, una lezione di dedizione, onestà intellettuale,
e sana partigianeria che ha rappresentato
l’antesignano della sovranità alimentare .
Ha lottato contro i poteri forti a difesa dei piccoli produttori, a garanzia dei consumatori consapevoli, tra le sue battaglie, “con la trasparenza del prezzo sorgente, il consumatore verrebbe messo in grado di valutare il tipo di ricarico applicato dal rivenditore, e da questo la sua onestà”
Già nel
lontano 1956 Luigi
(Gino) Veronelli scriveva
“L’agricoltura e il turismo sono le armi migliori per lo sviluppo e
l’affermazione della nostra Italia”. Un’idea decisamente controcorrente
considerando il pieno boom economico, cioè quel veloce sviluppo industriale che
trasformò l’Italia, il suo modo di vivere, le abitudini, anche alimentari,
della popolazione e modificò per sempre l’aspetto delle città, del paesaggio,
delle campagne. Anni dopo, Veronelli è tornato sull’argomento precisando che “L’agricoltura di qualità e il turismo di
qualità sono le armi per lo sviluppo della nostra patria”. Veronelli in
questo come in tanti altri temi, è stato
un intellettuale a tutto campo, ricco di
intuizioni, uno straordinario personaggio ricco di umanità, e di
contraddizioni, capace di vedere lontano. I suoi pensieri sul turismo e
sull’agricoltura, infatti, hanno del pionieristico se collocati nel contesto
storico in cui sono stati enunciati. Ma d’altra parte il suo grande fascino era
dovuto al fatto che nella sua vita, non hai mai smesso di essere curioso e
attento a cogliere le novità, nel rispetto dell’identità territoriali.
Ecco, per noi tutto questo è sovranità alimentare.
italyeuropeanruralparliament@gmail.com
mercoledì 12 ottobre 2022
Riaffiorano le radici
A quel tempo la spiaggia di Porto Palo finiva alla foce Mirabile, quasi a simboleggiare le nostre colonne d’Ercole: oltre c’era l’ambio arenile, smisurato, aperto, sconfinato, sovrastato dall’immensa collina di sabbia: il “serrone Cipollazzo”,ricoperto qua e là da vegetazione di piante in via d’abbandono; poi il mare, limpidissimo, basso ,esteso, calmo , comodo per raccogliere patelle. Chi osava avventurarsi oltre la foce rischiava di perdersi nel vasto “oceano”, dove la ragione latitava e spesso soccombeva alle passioni giovanili.Oggi gli spazi oltre la foce Mirabile sono densamente antropizzati, resi angusti dalla strettezza di un malcelato budello di terra , costipato da un ammasso di case scriteriate e goffe, insomma, penose. Ora tutto si è ridotto, divenuto a portata di mano: l’accesso comodo ma non facile. I cambiamenti in questo mezzo secolo non potevano risparmiare questo tratto di mare e la collina sovrastante, che per alcuni anni divenne oggetto di un acceso dibattito, culminato in vicende giudiziarie dai risvolti umani dolorosi. Ma alla fine, pur assediato ad est come ad ovest, dalla speculazione, viene riconosciuto e decretato come area d’interesse paesaggistico –ambientale. Eppure come se non bastasse, Il serrone Cipollazzo, subisce oggi più che mai, inesorabilmente gli attacchi violenti delle mareggiate, particolarmente dove non sono state allestite protezioni, ovvero i pennelli. Questa immensa, stupenda duna di sabbia, forse unica nel bacino del mediterraneo, sembra un gigante dai piedi d’argilla!Si, ogni anno di più sembra sgretolarsi, la furia del mare non ha pietà, l’assedia frontalmente e inesorabilmente avanzando ne mina le fondamenta! Ogni anni sembra restituirci strani reperti.Quest’anno, per uno bizzarro sortilegio, i marosi ci hanno consegnato nuovi reperti, ovvero lunghe radici di vite immerse per diversi metri nella sabbia fino a raggiungere i profondi strati argillosi, forse di illite o di caolino. Uno spettacolo mozzafiato: pensate queste uniche e rare viti europea, franchi di piede ,ovvero non innestate, da quasi centocinquant’anni sono sopravvissute al caldo torrido della sabbia infuocata, a pochi metri dal mare.Ad una prima analisi dei seni peziolari sembrano Catarrati, Inzolia e una vecchia verità di uva da tavola, forse Centorruote. Ora vi chiederete stupiti: ma cosa ci faceva questa coltivazione della vite in un contesto orografico cosi avverso o quantomeno singolare?Per un momento accantoniamo l’emozione e lasciamo parlare la storia.Ebbene, dovete sapere che per millenni in Sicilia, come in tutto il bacino del Mediterraneo, la vite veniva coltivata con estrema semplicità, non avevamo alcun bisogno di praticare l’innesto né tanto meno difenderci da due pericolose malattie ovvero l’oidio e la peronospora. La vite produceva in abbondanza e viveva cento e passa anni. I nostri guai inizino con la “scoperta “dell’America, e in modo decisivo quando i mezzi di comunicazione divengono sempre più rapidi e veloci come accade con le navi a vapore. La seconda metà dell’ottocento segna l’avvio tragico del disastro della viticoltura europea : arriva dall’America la fillosser, uno strano afide che attacca e distrugge le radici delle viti europee, franche di piede. Dalla Francia il flagello si espande in tutta Europa compresa la Sicilia , ……fino a Menfi. Qui, la vite nell’economia agricola, aveva un posto di tutto rispetto, ne sono testimonianza i diversi “palmenti “ diffusi in contrada Bonera. Che fare? Per anni i contadini videro scemare sotto i loro occhi interi campi di vite coltivate. Finché un giorno, qualche acuto osservatore, notò un fatto interessante, ovvero che le viti coltivate in terreni sciolti o molto sciolti, la forma radicicola della fillossera non manifestava la sua virulenza. Fu così che i contadini e i proprietari decidono di spostarne la coltivazione della vite nei terreni sabbiosi.Oltre alla collina del Cipollazzo, la vite si estese nelle aree delle dune di contrada Torrenuova ,attivando, per alcuni anni, un fiorente commercio. Le viti affondavano le radici per diversi metri, fino agli strati argillosi, mentre la vegetazione veniva protetta da cannucce perfettamente ordinate. L’uva raccolta veniva trasportata in cesti di canne spaccate, a basto con i muli. Tutto durò alcuni decenni fino a quando non fu introdotta la tecnica dell’innesto, utilizzando le viti americane le cui radici resistevano all’attacco della fillossera. Adesso il mare trascina via, assieme alle radici, i nostri ricordi giovanili.











