mercoledì 26 marzo 2014

Lo yogurt a kilometro zero



Giuseppe Bivona

Sarà capitato anche a voi, entrando in un grosso supermercato, nel reparto latticini, imbattervi in metri e metri di scaffali stracolmi di vasetti di yogurt di tutti i tipi, diversamente colorati, per  i gusti più disparati.

Non molto tempo fa,  lo yogurt era un prodotto “semplice” ovvero un latte  che aveva subito una fermentazione da parte di alcuni bacilli che hanno trasformato lo zucchero del latte, il lattosio, in acido lattico.
Oggi siamo in ostaggio di nuovi stregoni alimentari i quali, avvalendosi dei suggerimenti dei maghi del marketing, vogliono farci credere  che lo yogurt è il nuovo elisir di lunga vita!
Cosi questi furbastri, la cui unica e sola fede è quella del denaro, si sono “inventati” un tipo   di yogurt che aumenta le difese immunitarie…
C’è poi, un altro tipo di yogurt, che ....vi spedisce in bagno con la puntualità di un orologio svizzero.
 Non mancano  quelli di ultima generazione, che vi lasciano liberi di ingozzarvi di tutte le schifezze propinate dai fast food con la sicura garanzia che, qualora vi ricordaste di bere una bottiglietta di pochissimi centilitri, miracolosamente … il colesterolo vi si abbassa!
 Se avete fede e non vi disperate, molto probabilmente nei prossimi mesi troveremo un yogurt che ci guarirà dalle unghia incarnite …
Ma se siete tosti  o sensibili ai reali richiami delle ragioni salutistiche dello yogurt,  ecco che i maghi pubblicitari  vi attirano su un terreno in cui difficilmente potete restare indifferenti,  ovvero attraverso messaggi ......goderecci-sensuali.
Vale per tutti: “Fate l’amore con il sapore!” Siete soli senza una donna? Non vi potete permettere una escort? Non disperate, raggiungete immediatamente il più vicino centro commerciale e troverete di che soddisfarvi!
Ma come può accadere che le consorterie multinazionali agroalimentari riescano ad infinocchiare milioni di consumatori?
E la stessa EFSA con sede a Parma perché non interviene? Perché dobbiamo aspettare anni prima di sapere che i pro biotici sono solo una presa per i fondelli?
Lasciamo per un attimo questi interrogativi a cui daremo risposta in un prossimo articolo.
Chiediamo ad Alice, attenta consumatrice, quale yogurt preferisce la mattina:
Personalmente da un paio di  anni auto produco il mio yogurt.  Ho comprato una yogurtiera al modico prezzo di circa 15€ che mi permette di produrre 7 vasetti di yogurt con 1 lt. di latte. Prendo uno yogurt intero bianco da agricoltura biologica, sciolgo parte del contenuto del vasetto in un litro di latte crudo biologico riscaldato a 40°, verso nei vasetti e lascio una nottata nella yogurtiera, poi tolgo i vasetti, lascio raffreddare, li chiudo e metto in frigo. L’ultimo vasetto di yogurt autoprodotto lo uso per rifare lo yogurt successivo, questo per circa 6 o 7 volte (a meno che qualcuno in casa non si mangi l’ultimo vasetto). Dopo 6 o 7 volte riparto usando uno yogurt bio bianco comprato al supermercato (magari cambiando marca), per rinnovare la famiglia dei bacilli!
Spesso nel vasetto aggiungo pezzettini di frutta fresca o un cucchiaino di miele e/o semi e cereali vari.
  Ora, a parte  le ragioni di ovvia convenienza economica, questa scelta ha marcati riflessi ecologici –ambientali per la semplice ragione che quello prodotto industrialmente percorre dai 1500 ai 2000 kilometri prima di arrivare nel nostro frigorifero, costa 5 euro al litro, viene confezionato in vasetti di plastica monouso e altamente inquinanti, subisce trattamenti di conservazione che spesso uccidono i batteri da cui è stato prodotto. Lo yogurt autoprodotto, tramite l’utilizzo di colonie batteriche che facciano fermentare il latte, non viaggia su gomma, non ha confezioni o imballaggi, è ricco di batteri benefici per la flora intestinale, costa quanto il latte, non ha conservanti e, cosa non trascurabile,  non rischia di interrompere la catena del freddo (4°c) e  vi assicuro è….più buono.
 Ma dirò di più. Utilizzo latte proveniente da un vicino allevamento in biologico a poco più di un euro al litro e sono felice di sostenere con la mia scelta una azienda del territorio per il mantenimento di una economia  locale, per la difesa del suolo e la salvaguardia di un  paesaggio animato”.

L’esempio dello yogurt ci deve far riflettere come le nostre scelte alimentari hanno un riflesso politico nel senso pieno e nobile del termine. Riempire il carrello della spesa è un atto di straordinaria responsabilità per due fondamentali ragioni:
Condizioniamo in modo decisivo la nostra salute e quella dei nostri figli. La correlazione cibo-salute secondo ricerche approfondite è sempre più stretta ed inequivocabile .

Fare la spesa è un atto politico molto più concreto che mettere una croce su una scheda ogni 4-5 anni. Comprare frutta e verdura biologica a kilometro zero consente di preservare l’ambiente in cui viviamo, magari a pochi kilometri da casa nostra. Se sopravvive un contadino biologico  nella nostra zona forse avremo come conseguenza anche un po’ di aria e di acqua più pulita, un po’più di verde e …un po’ meno cemento. 

mercoledì 19 marzo 2014

La vendetta del grano



Giuseppe  Bivona


“Essendo in relazione con la vita e ricercando l’accrescimento prodigioso della vita presente nei semi ,nei solchi, sulla pioggia, nei geni della vegetazione , l’agricoltura è anzitutto un rituale. Cosi fu agli inizi e cosi ancora oggi nelle società agrarie.
L’agricoltura penetra e si integra. in una zona ricca di sacro, i suoi gesti,il suo lavoro sono responsabili di conseguenze importantissime perche si compiono dentro un ciclo cosmico . e l’anno le stagioni, l’estate l’inverno, il periodo delle semine quello dei raccolti, fortificano le proprie strutture e prendono ciascuno il suo valore autonomo
Eliade Mircea


Lasciamo la scorrimento veloce Sciacca- Palermo all’altezza del bivio per Roccamena.
La giornata è “ uggiosa” direbbe il poeta  ma da queste parti questa pioggerella  lenta e soave, viene definita “ assuppa viddani”
Ora saliamo lentamente verso il paese e superando il bivio  seguiamo la strada provinciale per  Corleone .

Ad un tratto, come per incanto,sulla nostra destra ,in fondo alla valle veniamo rapiti e restiamo per pochi attimi stupiti dalla bellezza sorprendente dell’immenso lago artificiale della Garcia.  Ma l’incanto  non si disgiunge dai ricordi :  la lotta  quasi ventennale di Danilo Dolci per dissetare le campagne arse, le sue marce, i suoi digiuni, si i digiuni, cosi lontani dalla cultura di queste popolazioni dominate da una atavica fame , ossia “pitittu” e poi i cortei per sbarrare il Belice sinistro e consentire l’accumulo di centomilioni di metri cubi di acqua da ridistribuire nei mesi secchi alle arse campagne dei territori sicani.
 Ma avevamo chiesto al fiume Belice cosa ne pensasse di questa sua ostruzione? Eppure un ente di natura avrebbe tutto il diritto  di essere consultato e poter dire la sua opinione!
Almeno cosi ci insegna l’ecologia profonda!!
Ora la strada diviene poco praticabile per via delle abbondanti piogge, le campagne intorno sono tutte seminate, di certo a grano, la fase  fenologica sembra  coincidere con l’accestimento che precede di poco la levata.
 Le colline tutt’intorno sono formazioni orografiche “ mammelliformi”    più appuntite delle stesse consorelle  che riscontriamo più giù nel sambucese. Il viaggiatore e geografo arabo li definì feraci, suoli  profondi  alluvionali e vertisuoli, fatti apposta per far crescere e maturare  copiose spighe di grano.
 Li in fondo, in alto, come  un dipinto si staglia il paese di Corleone . Un paesone che incute paura al solo pronunciarlo: per anni    oggetto di reportage,   film , telefilm , la capitale della mafia   fucina di eventi delittuosi  ormai  interiorizzato  ne nostro immaginario collettivo. 
  Eppure queste contrade hanno un legame profondo con il grano,  con la migliore qualità del grano ovvero con la naturale destinazione di pasta e  pane.
 Come si può scindere la memoria e disgiungere i campi seminati  dalle aie polverose e secche in cui si consumava il più  atroce silente misfatto dell’ingiustizia contadina?  Il caporale ,armato del decalitro che , in osservanza alle” leggi “ padronali ,separava la semente….
due parti al padrone, una parte per la guardiania , una per il vaglio …e poi per il prete che ufficiava la messa …. Messa  in suffragio di  chi?
Noi, studenti sfiorati dal 68, negli ultimi anni  della facoltà di Agraria   per uno strano fenomeno volgevamo lo sguardo al passato: i Fasci Siciliani, i Patti di Corleone, eravamo appassionati per questi primi tentativi di organizzazioni contadine guidate  da uomini eroici come Bernardino Verro e di Nicolò Barbato.  
Il tema era sempre il grano , questa strana “merce”  che è assieme prodotto e mezzo di produzione.
 Trascorre ancora qualche mezzora per arrivare in paese ma  il tempo resta sufficientemente  disponibile per curiosare sui nuovi grani!
Ebbene si!  Per quanti  ed ingenti possono esser stati  i soprusi o le angherie del passato  , nessuno aveva mai osato  interferire sull’intimo  ,sull’essenza  della natura del seme . “ In interiore homine habitat  veritàs…” direbbe sant  ‘Agostino.
Sciagurati. Senza alcun ritegno, bombardano  con radiazioni  gamma alcuni semi  di  dubbia provenienza.  Sparavano all’impazzata,  per piegare il DNA alle esigenze del mercato.
Come bambini incoscienti  si dilettano con un giocattolo, non afferrano la pericolosità ,  manomettono  la struttura genetica,  alterano la natura delle proteine,rendono nanizanti i nuovi grani.
Cosi finalmente da oggi possiamo elargire laute concimazioni nitriche senza alcun timore di veder allettato il grano!
Quello che è accaduto con la nascita del nuovo grano “ Creso”  ed i suoi derivati  genetici non è dato sapere.
 Di fatto le intolleranze al glutine sono decuplicate. Il pane e  la pasta   da secoli espressione di soddisfacimento alimentare , sono sempre più segni di angoscia e insofferenza!
Per un trentennio la ricerca scientifica si pone come traguardo l’incremento della componente proteica dei grani e l’incremento della loro resa per ettaro. La qualità del glutine e la sua compatibilità con il sistema metabolico  dell’organismo umano  non era cosa che li riguardasse: tiravano innanzi, funzionari di apparati,si muovevano come asini bardati con paraocchi intorno alla senia.
Non si può produrre pane o che meriti questo appellativo o si dichiari tale, da grani che raggiungano e superino i 40 q.li per ettaro,  si ricava al massimo mangime per maiali!
Il pane, degno di questo nome, è derivato da un complesso e complicato processi di fermentazione –acidificazione, i cui meccanismi non sono stati chiariti del tutto . Come un ottimo vino lo produciamo da un vigneto con basse rese, il pane non è da meno!
Nell’ultimo mezzo secolo  i genetisti non sono riusciti  a produrre  grani la cui componente amilacea fosse in grado di   offrirci  un pane  di elevato valore gustativo.
 Cosi  in mezzo al silenzio devastante, nell’indifferenza della ricerca ufficiale ,due bravi agronomi della SOPAt di Corleone hanno tentato, prima il recupero di vecchi grani: russello, timilia ,cappelli  e poi proceduto alla panificazione e alla pastificazione. I risultati sono stati sbalorditivi!
Curiosamente alla fine degli anni sessanta  al centro di ricerche nucleare della Casaccia  con la tecnica della mutagenesi, oltre al Creso fu creato un altro grano il Mida in memoria del mitico re:  aveva avuto in dono da Giove  la capacità di trasformare in oro ciò che toccava. Divenne in poco tempo ricchissimo, ma non aveva pensato ,lo stolto, che anche il cibo che toccava per nutrirsi diveniva oro. Cosi in poco tempo mori…di fame.





 


martedì 18 marzo 2014

La moda del falso mito Il Km ZERO


Lo Zero, sembra essere diventato una sorta di inno nazional popolare, uno slogan, uno di tanti.
NinoSutera

 

Periodicamente  si organizzano eventi, manifestazioni, convegni ect. all'insegna della dieta mediterranea, del cibo sano,pulito e giusto, del cibo, del K0     ...durano da sempre, quando la brina di primavera al spuntar  del sole. 

Cercheremo di spiegare il perchè

L’Italia nel settore alimentare non è autosufficiente e deve importare grandi quantità di materie prime dall’estero. Una situazione ben conosciuta dagli addetti ai lavori, ma meno nota al grande pubblico, che vorrebbe sempre comprare cibo “made in Italy”, o a chilometro zero.   Questa mancanza si traduce nella necessità di importare ingredienti da trasformare in prodotti finiti destinati sia al consumo interno sia all’esportazione.   Il nostro Paese non riesce a produrre tutte le risorse di cui ha bisogno sia a causa di politiche restrittive dell’Unione Europea, sia per la diminuzione dei terreni destinati all’agricoltura. Secondo gli ultimo dati disponibili   dal 1970 a oggi gli ettari di superficie coltivabile sono scesi da 18  a 13 milioni, mentre la popolazione è cresciuta del 14%. L’importazione risulta pertanto indispensabile.


 




















L’esempio della pasta è istruttivo: il grano duro italiano copre solo il 65 % del fabbisogno, occorre importare frumento da Paesi come Canada, Stati Uniti, Sudamerica. Anche per il grano tenero vale la stessa cosa poiché il prodotto interno copre solo il 38% di ciò che richiede il settore, con importazioni da Canada, Francia, ma anche Australia, Messico e Turchia. Non cambia la situazione per altre categorie merceologiche: le carni bovine italiane rappresentano il 76% dei consumi e per il latte si scende addirittura al 44%, anche per lo zucchero e il pesce fresco dobbiamo rivolgerci ad altri mercati poiché riusciamo a coprire solo il 24% e il 40% del consumo interno. Lo zucchero viene soprattutto dal Brasile, mentre il pesce da Paesi Bassi, Thailandia, Spagna, Grecia e Francia, oltre a Danimarca ed Ecuador.   Inoltre la maggior parte dei legumi non sono italiani, a causa di drastiche riduzioni delle coltivazioni a partire dagli anni ’50. Adesso le importazioni provengono principalmente da Stati Uniti, Canada, Messico, Argentina, ma anche da Medio Oriente e Cina. Quest’ultimo Paese è diventato il primo fornitore italiano a seguito della siccità che ha colpito l’Argentina.

Dobbiamo ricordare poi l’annosa questione del pomodoro.  Dalla Cina importiamo concentrato di pomodoro, che viene lavorato e  esportato in altri Paesi.

Siamo invece autosufficienti per quanto riguarda vino, frutta fresca, uova e pollo. Solo in questi casi abbiamo la quasi totale certezza di comprare un prodotto made in Italy al 100%.

La situazione per il cibo trasformato è opposta: produciamo il 220% della pasta rispetto al fabbisogno interno,  che viene esportata, 4 volte la quantità di spumante  consumato, mentre per i formaggi questa percentuale è pari al 134%. L’importazione della materia prima diventa nel caso della pasta  indispensabile per poter produrre quantità in grado di soddisfare le richieste del mercato.

Alcuni esempi rischiano anche di sorprendere: alcuni prodotti correlati al territorio come quelli IGP (Indicazione Geografica Protetta), sono in realtà il risultato eccellente della lavorazione di materie prime non italiane. La bresaola proveniente dalla Valtellina viene preparata con carne argentina o del sud america. La Valtellina offre un ambiente ottimo per la stagionatura e la lavorazione del prodotto, ma non dispone di allevamenti in grado di fornire l’ingrediente di base (17 mila tonnellate l’anno di cui 11 mila di prodotti Igp).

Alla luce di questi dati la ricerca insistente dell’alimento fatto solo con materie prime italiane ha poco senso, tranne per alcune categorie merceologiche dove siamo autosufficienti.  

La provenienza di materie prime dall’estero non è sinonimo necessario di scarsa qualità,   ma per favore non chiamatelo più cibo a K0, oppure sano, bello e giusto.!!

 

lunedì 17 marzo 2014

Alla “riscoperta” del Russello

 

                                      Grande partecipazione per la cena organizzata all’insegna della riscoperta di una perla della tradizione di Castelvetrano: il pane di farina Russello, patrimonio della memoria dei vecchi “burgisi” del nostro territorio.

Le farine, utilizzate per questa tipica panificazione, venivano coltivate a Castelvetrano nei tempi antichi. Ieri sera, presso la struttura Campoallegro, oltre al meraviglioso pane si è potuto gustare un ricercato menù realizzato dagli chef Angelo Franzò e Cristina Morrione.
Tra i piatti, presentati con molta cura, i commensali hanno particolarmente apprezzato la rivisitazione di due classici della cucina siciliana, la “arancina trapanese” con gambero di Mazara del Vallo e vastedda del Belice ed una cassata con mostarda al mandarino accompagnata da un gianduiotto siciliano.


Le portate erano accompagnate da 3 meravigliosi vini dell’azienda Scalia & Oliva di Salaparuta e presentati da un sommelier d’eccezione, Luigi Salvo. Durante la serata il Dott. Nino Sutera Direttore della Lurss.Onlus ha consegnato i riconoscimenti di “Custodi dell’Identità Territoriale” del GeniusLoci De.Co. a Cristina Morrione, chef della struttura Campoallegro, e a Serafina Di Rosa del presidio slow food “pane nero di Castelvetrano” e Livio Elia Maggio  di Campoallegro

sabato 1 marzo 2014

C'è MedInSicily

MEDINSICILY" è una manifestazione la cui mission volge a sensibilizzare l'opinione pubblica ad affermare, a valorizzare e divulgare alcuni concetti e valori fondamentali della nostra società, tra cui: buona alimentazione, cultura, identità e territorio. Un format composto da una molteplicità di eventi

Tra i temi:
·         CONVEGNO INAUGURALE con tematiche promozionali rivolte all'Expo 2015, alla valorizzazione delle risorse agro-ittico alimentari e alla valorizzazione della dieta mediterranea (tra i relatori Giacomo Dugo, Francesca Cerami  e Giuseppe Bivona)
·         POSTER SESSION in collaborazione con la Libera Università Rurale Saper&Sapor Onlus.
·         VETRINE dell'agroalimentare, dell'accoglienza turistica e della convivialità
·         PERCORSI SENSORIALI Vino, Olio, Formaggi
·         DEGUSTAZIONI
·         PRESENTAZIONI AZIENDE
·         SPAZIO MEDIA libri, giornali, newsletter, blog, webTV
·         CONCORSO ENO-GASTRONOMICO rivolto agli alunni delle scuole alberghiere
·         "CUSTODE DELL'IDENTITA' TERRITORIALE" Cerimonia di consegna dei riconoscimenti GeniusLoci De.Co. a cura della  Lurss.Onlus


La manifestazione, organizzata dalla Chaine des Rotisseurs Trapani e dall'associazione culturale MedInSicily, si lega alla prestigiosa cornice dell’EXPO 2015, straordinario evento universale che darà visibilità alla tradizione, alla creatività e all'innovazione nel settore dell'alimentazione. 
CIBO, ENERGIA, PIANETA, VITA sono le parole chiave del tema di Expo, in cui anche la dieta mediterranea gioca un ruolo di primo piano nel perseguimento e nel mantenimento di un buono stato di salute dell'uomo. Un numero sempre maggiore di consumatori avverte l'esigenza di ritornare ad un modo di nutrirsi più naturale, più rispettoso dei cicli stagionali e maggiormente conforme a quelle che sono le nostre radici culturali". 
"MEDINSICILY" nasce dalla volontà di sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza delle corrette abitudini alimentari, della salvaguardia e valorizzazione delle risorse agro-ittico alimentari, dell'identità territoriale e dei benefici che la dieta mediterranea apporta in termini di salute per l'uomo e per l'ambiente che lo accoglie. 
La manifestazione sarà consolidata su tre matrici fondanti: tecnica, gastronomica, emozionale, costituite dal workshop "Aspettando l'Expo 2015", con interventi di relatori esperti di settore, esposizioni di prodotti tipici, un concorso gastronomico rivolto agli alunni degli istituti alberghieri della provincia di Trapani e percorsi di avvicinamento sensoriale al mondo del vino, dell'olio e dei formaggi.


http://www.medinsicily.com/  

lunedì 10 febbraio 2014

i custodi dell’identità territoriale

 
L’annuale Rassegna di Cucina, Pasticceria e Sculture Artistiche organizzata dall’Associazione Professionale Cuochi Italiani Regione Sicilia
La Manifestazione costituirà inoltre una prestigiosa ed esclusiva vetrina per tante note Aziende dell’enogastronomia nazionale, che faranno da cornice alle gare, presentando i loro prodotti in stand in cui sarà possibile conoscerle meglio da vicino, anche attraverso stuzzicanti degustazioni. L'appuntamento che si svolgerà martedì 11 febbraio presso Hotel San Michele a Caltanissetta, dalle ore 10.00


I produttori agricoli ma anche i pescatori, custodiscono sapientemente un giacimento inesauribile della dieta mediterranea, costituiscono il collante tra i prodotti della terra e del mare e il territorio, rappresentano infatti gli ereditieri di un “savoirfaire” locale, portatori di valori specifici, artefici di una costruzione sociale e di una cooperazione che ha come risultato la qualificazione di un prodotto di cui i riferimenti sono l’identità del gusto. 



Le caratteristiche del prodotto sono irriproducibili in altri luoghi, cioè al di fuori di quel particolare contesto economico, ambientale, sociale e culturale, e pertanto uniche. Il prodotto del territorio è la risultante di questa interazione, e incorpora un sapere costruito nel tempo e condiviso all’interno di una collettività territorializzata e condivisa.Questo processo di accumulazione di conoscenza e di sedimentazione locale tramite interazione permette al prodotto di divenire l’espressione della società locale nella sua organizzazione, nei suoi valori, nelle sue tradizioni e nei suoi gusti adattati al contesto ambientale, economico, sociale e culturale del luogo.
I Custodi dell’identità territoriale, sono quindi destinati ad assolvere a un ruolo fondamentale, comunicare e far conoscere il territorio, il quale assume un importanza crescente anche nei confronti del visitatore, e del viaggiante, che ritrova nel prodotto, un insieme di valori, ivi compresi quelli identitari.

In questo percorso , chef, gastronauti, giornalisti, sommelier, associazioni, pro-loco, intenditori e appassionati, sono partners privilegiati, candidati ideali a divenire Custodi dell’identità territoriale.

sabato 21 dicembre 2013

Si, Viaggiare…ma



Giuseppe Bivona

                                     Dove vai di bello a Natale?- - Penso di andare a farmi una settimana in Madagascar, altrimenti andrò in Svezia, che dicono sia bellissima-
Questa potrebbe essere una conversazione tipo, che centinaia di migliaia di italiani fanno quando si avvicina un periodo vacanziero qualsiasi, che sia Natale, Capodanno, Pasqua o Ferragosto.

Nella nostra epoca dissennata e ormai priva di qualsiasi etica, oltre che del normale buonsenso, le distanze sono state annullate. La globalizzazione e la ricchezza dei popoli occidentali, uniti ad una smania di “vedere posti”, hanno creato la frenesia del viaggio. Manca però in questo preambolo il protagonista principale di quella che è ormai diventata una “piega” sociale, l’AEREO.
Grazie a tale mezzo il nostro tempo viene “ guadagnato” o “risparmiato”, e distanze insormontabili solo 40 anni fa sono diventate autentiche passeggiate.
-Embè??- direte voi, - che male c’è a farsi una vacanza in giro per il mondo?-
Di male ce n’è molto. Iniziamo con l’inquinamento, che è sicuramente il peggiore dei mali.
Gli aerei commerciali, ovvero quelli per usi civili, da soli producono la non trascurabile quantità di 600 milioni di tonnellate di CO2 che viene immessa
 direttamente all’interno della troposfera a quote che si aggirano tra i 5000 e 10.000 metri di altitudine, producendo quindi un danno maggiore e molto più difficile da riparare. Infatti i gas nell’atmosfera terrestre, a quelle quote, rimangono per un tempo molto lungo senza possibilità di essere riassorbiti ( per esempio dai nostri amici alberi ), ed inoltre si ossidano nell’ozono troposferico potenziando notevolmente l’effetto serra, il quale peraltro è aiutato a piene mani dalle scie di condensazione, quelle ben visibili in tutti i nostri cieli e che sono il risultato dei gas caldi che fuoriescono dai motori e che lassù vengono a contatto con temperature ben al di sotto dello zero. Queste nuvole di gas e vapore condensato intrappolano il calore del sole e modificano la composizione chimica atmosferica a livello locale.
Basti pensare che con qualche migliaio di chilometri sulle nuvole si produce più anidride carbonica (CO2, il principale gas serra) di dieci contadini del Bangladesh in un anno di vita, considerati tutti i loro consumi. Così, secondo i calcoli di Paul Wennberg del California Institute of Technology, il trasporto aereo arriva a incidere per un 10% sul totale dell'effetto serra. Una percentuale mostruosa, se pensiamo che miliardi di persone non hanno mai nemmeno pensato di viaggiare su uno di questi mezzi e che centinaia di milioni di persone hanno volato nei cieli del mondo solo poche volte nell’arco della loro vita.
Gli aerei poi inquinano anche a terra, producendo polveri sottili e gas di scarico che colpiscono pesantemente le zone nelle vicinanze degli aeroporti, e aumentando in modo spropositato l’inquinamento acustico, che nelle fasi di atterraggio e decollo è particolarmente forte.
L'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), organismo tecnico dell'ONU che si occupa di effetto serra, dedicò nel 1999 il suo primo studio di settore proprio all'impatto sul clima dell'aviazione civile. Scatenando le ire del business aereo e petrolifero, il rapporto suggerì di “adottare politiche di sostituzione con altri mezzi di trasporto” e “disincentivare l'uso disinvolto del trasporto aereo con tasse o prelievi ambientali e con il commercio dei diritti di emissione”.
Queste richieste caddero nel vuoto, aggiungendosi anche alla beffa di un paio di anni prima, quando l’inquinamento degli aerei non fu inserito all’interno del protocollo di Kyoto. La comunità internazionale non si è infatti accordata su dove allocare il rilascio di CO2 per i voli internazionali:
paese di partenza, paese di arrivo o paese che ha venduto il kerosene ?
Ma il fatto eclatante è che il trasporto aereo gode di vantaggi economici notevoli, che gli permettono di essere concorrenziale, in fatto di costi per gli utenti, nei confronti di treni e autobus, per non parlare di navigazione e persino auto private. Infatti non esistono tassazioni sul carburante e gli stati si accollano le spese delle costosissime infrastrutture di appoggio come gli aeroporti. L’esenzione dalle tasse, che è equiparabile a sovvenzioni pubbliche, nella sola Europa toglie ai contribuenti dai 25 ai 37 miliardi di euro l’anno (Fonte EEA). Poi vi sono i travasi di denaro che molti stati attuano nei momenti di difficoltà del settore e che spesso sono al limite dell’illegalità.
Basti pensare che, nel dicembre 2012, per quanto riguarda gli aeroporti di Milano, ''la Commissione europea ha stabilito che l’aiuto di Stato dell’importo pari a circa 360 milioni di euro concesso tra il 2002 e il 2010 da SEA, l’operatore pubblico che gestisce gli aeroporti di Milano Malpensa e Milano Linate, alla sua controllata SEA Handling, operatore dell’assistenza a terra in tali aeroporti, è incompatibile con le norme UE in materia di aiuti di Stato (Fonte Commissione europea rappresentanza in Italia).
E l’impatto di questo mezzo aumenta notevolmente, sia a livello ambientale che economico, se si pensa che moltissimi voli di corto-medio raggio viaggiano con pochissimi passeggeri. Quindi, se un volo normale è più inquinante, a livello pro capite, di una normale automobile che compie lo stesso tragitto (un B 737-400 da 150 passeggeri si beve intorno ai 2.500 litri di kerosene ogni ora), con un volo con pochi passeggeri diventa più conveniente, in termini ambientali, viaggiare su un camion!. A questo si aggiunga che la gran parte dei voli in Europa vengono effettuati su tratte brevi, e dato che moltissimo carburante viene bruciato durante le fasi decollo-atterraggio ( fino al 25% ) , il viaggio di per sé non ammortizza i consumi. Studi di settore mostrano che il 45 % dei voli in Europa non superano i 500 chilometri, quando è dimostrato che un volo per essere efficiente ed avere un risparmio effettivo deve essere di almeno 4.300 chilometri. (Fonte Worldwatch institute)
Poi bisogna sottolineare il fatto che questi mezzi hanno contribuito in larga parte a diffondere la mentalità consumistica del “ tutto, ovunque ed in qualsiasi momento”. L’aereo, infatti, è diventato un mezzo importante nel commercio delle merci. Si possono trasportare prodotti da un capo all’altro del pianeta nel giro di una manciata di ore; poco importa se quella ciotola di ciliegie, che sta sulla tavola in bella mostra a Dicembre, ha inquinato come un anno di vita di un contadino indiano.
L’aereo ha poi contribuito in maniera determinante nello snaturare il VIAGGIO, quello fatto di conoscenza interiore, di scambio umano, di imprevisti e sorprese, di odori, sapori, costumi che cambiano lentamente insieme al paesaggio e al clima, e che cambiano un po’ anche te stesso. Il viaggio lento, che è di per se una grande esperienza di vita e che ti pone di fronte all’umanità intera, anche quella che gli aerei se li vede volare sulla testa, ma che è sempre rimasta nel suo paesino, sulla sua terra, che una volta al mese scende in città per questioni importanti, ma che in città non ci resiste più di 24 ore. Questa umanità è ovunque nel mondo e l’aereo, e tutti i sui passeggeri, la stanno lentamente distruggendo.

Per questo motivo, quando deciderete di fare un viaggio o semplicemente una vacanza, non cercate le mete lontane, ed invece cercate di utilizzare mezzi alternativi, come il treno, l’autobus, l’autostop, la bici e perché no, i propri piedi o quelli di qualche amico a quattro zampe. Ritroverete voi stessi e darete respiro al mondo. 

domenica 8 dicembre 2013

Alle cassatelle di Agira, il Premio Luigi Veronelli

Il Comune recentemente ha adottato il format GeniusLoci De.Co.  


l prestigioso Premio Luigi Veronelli è nato nel 2006, due anni dopo la scomparsa del più grande giornalista e scrittore italiano di enogastronomia. Veronelli, ha aperto una strada, inventato un genere, vissuto e tracciato la via per l’affermazione della qualità. Ha lottato contro i poteri forti a difesa dei piccoli produttori. Un’azione, non retorica, che ha avuto importanti ricadute anche sul piano sociale, civile, economico. Il format del Premio è consolidato, in perfetta continuità con la filosofia dell’uomo che più d’ogni altro s’è speso per la valorizzazione delle produzioni agricole (vino, olio, cibi), per l’affermazione della qualità, e per il ritorno alla centralità della terra. La cerimonia delle premiazioni avverrà domenica 8 dicembre, alle ore 11.30, tra gli stand e i visitatori di Pianeta GourMarte, presso la fiera di Bergamo. Tre le categorie individuate, a rappresentare i fondamenti del suo Pensiero: La Prima premierà un contadino (vignaiolo, o oliandolo, o artigiano alimentare) La Seconda un letterato (giornalista, scrittore, saggista, poeta, e via discorrendo) che si sia occupato a fondo e meritoriamente di gastronomia.
Per la Terza, il premio sarà assegnato a un Comune che ha avviato il percorso per la De.Co. proprio al Comune di Agira, per le cassatelle.

Alle cassatelle di Agira, è dedicata una sagra che si svolge dal 15 al 17 novembre 2013. All’interno della manifestazione una Tavola rotonda, voluta dall’Amministrazione Comunale, per discutere di territorio e valorizzazione delle sue risorse. Con l’occasione è stato presentato il format GeniusLoci per la De.Co. Un percorso inedito che mette a sistema l’azione consolidata del D.A. n. 77 del 26 luglio 2005, il Registro delle Eredità Immateriali (REI) e l’azione innovativa per la valorizzazione e la promozione dell’identità e dell’unicità dei territori, attraverso la De.Co. (Denominazione Comunale) un atto politico, nelle prerogative del Sindaco. Si tratta di un percorso che vuole salvaguardare e valorizzare il locale rispetto al fenomeno della globalizzazione, la quale tende ad omogeneizzare prodotti e sapori. Il percorso sulla De.Co. prevede un modello dove gli elementi essenziali di relazionalità, che rappresentano la vera componente innovativa, sono Territorio-Tradizioni-Tracciabilità-Trasparenza- Tipicità (Tipicità, intesa come Specificità). Il format elaborato della Lurss è composto da 10-12 steps tra i quali “Ambasciatore dellʼidentità territoriale” e “Custodi dell’identità territoriale” i quali sono destinati ad assolvere a un ruolo fondamentale, comunicare e far conoscere il territorio, il quale assume un importanza crescente anche nei confronti del visitatore, e del viaggiante, che ritrova nel prodotto, un insieme di valori, ivi compresi quelli identitari.
In effetti per il 2013 le emozioni, tante, possono bastare, infatti, il percorso GeniusLoci De.Co, elaborato dalla Libera Università Rurale Saper&SaporOnlus, è stato inserito tra gli esempi virtuosi del – Forum Italiano dei Movimenti per la terra e il paesaggio e presentato al Poster Session del Forum Pa 2013 che si è svolto presso il Palazzo dei congressi di Roma. Non meno importante, Il Gal Isc Madonie ha adottato il percorso il primo in Italia, che coinvolge un’area vasta di 33 Comuni con il coinvolgimento dei principali attori dello sviluppo locale, imprese, associazioni, cittadini e amministratori locali. Poi tante iniziativa divulgative sparse per la Sicilia, conclude  Nino Sutera  

giovedì 28 novembre 2013

Sicilia e Veneto unite dalle De.Co.

  

Sabato mattina alle 11 a villa Cordellina saranno con noi Nino Sutera che arriva dalla Sicilia e Domenico Maraglino che ci raggiungerà dalla Puglia per parlare delle loro esperienze con le De.Co., intervistati da Antonio Di Lorenzo, noto giornalista esperto di enogastronomia.
Un sogno caldeggiato da Luigi Veronelli e due mondi a confronto, quello vicentino e quello siciliano, con un unico obiettivo: la nascita della federazione nazionale delle denominazioni comunali “FederDe.Co”.
Sabato  a Villa Cordellina presso Montecchio Maggiore (Vicenza), prenderà il via la kermesse: “La De.Co verso l’expo 2015 Federdeco e marketing territoriale”.
 

“L’istituzione della De.Co per opera dei Sindaci – afferma Nino Sutera Direttore della Lurss.Onlus – non deve essere visto, ne come una gara, ne una corsa ad ostacoli, ma un modello che preveda il coinvolgimento e la condivisione della città e dei cittadini, per la valorizzazione dell’identità e delle unicità dei territori.”
Il format GeniusLoci elaborato dalla Libera Università Rurale Saper&Sapor Onlus, inserito tra gli esempi virtuosi del – Forum Italiano dei Movimenti per la terra e il paesaggio e presentato al Poster Session del Forum Pa 2013.
“Il modello utilizzato dal nostro Gal è diventato da esempio per altre amministrazioni – dichiara il presidente del Gal isc Madonie Bartolo Vienna – un orgoglio per tutta la nostra regione Sicilia, il nostro è stato un percorso condiviso e apprezzato dove le De.Co servono a mantenere vive le tradizioni che hanno fatto la storia di un luogo”. In Sicilia, Francesca Cerami, Segretario generale dell’I.Di.Med. (Istituto per la promozione e la valorizzazione della Dieta Mediterranea), intervenendo ai lavori del seminario territoriale di progettazione partecipata “Expo 2015 per l’Italia” ha illustrato l’esperienza di aggregazione Pubblico-Privata realizzata in questi mesi con il modello “Aspettando l’Expo 2015: Identità, Salute e Sviluppo”. “Expo 2015 è una occasione unica, dove le De.Co. le Città De.Co. saranno protagoniste Il modello è stato al centro delle iniziative promosse da I.Di.Med. di concerto con la Libera Università Rurale Saper&Sapor Onlus, e per l'ottava edizione della Settimana UNESCO di Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2013


lunedì 18 novembre 2013

Le malattie dello spirito



Giuseppe Bivona

Questo cosmo che, di fronte a noi,è il medesimo per tutti  non lo fece nessuno degli dei  ne degli uomini , ma fu sempre ,ed è e sarà fuoco sempre vivente che divampa secondo misure e si spegne secondo misure.Eraclito 

Per  Costantin Noica, filosofo rumeno, in questo “ villaggio globale” gli uomini più che aumentare la comunicazione tra di loro si rapportano con gli strumenti della comunicazione ossia con la radio, la televisione, internet,con una tale velocità che al posto di gettare ponti, strappa loro  impietosamente le radici.

Accade cosi , che senza apparente motivo, affiorano sempre più ,oltre alle malattie fisiche e psichiche, nuove malattie che Noica, definisce dello “spirito”. Nessuna nevrosi può spiegare il sentimento di esilio sulla terra, l’alienazione, la noia metafisica, il sentimento del vuoto e dell’assurdo, l’ipertrofia dell’io e il rifiuto di tutto, la contestazione senza oggetto, cosi come nessuna psicosi può spiegare il “furor” economico e politico, o il demonismo tecnico. La precarietà dell’essere colpisce tutti e particolarmente i letterati ,i sapienti,gli scienziati.
Ma quali le cause di questa malattia?
Il primo ad ammalarsi  fu il cielo . Gli antichi credevano  nelle “ stelle fisse” ,  nella incorruttibilità  degli astri e delle sfere celesti , cosi come nell’incorruttibilità  divina. Ma  il cannocchiale di Galileo  venne a   mostrare  le imperfezione della luna  che i suoi contemporanei non volevano vedere. La luna non è più il sogno degli innamorati   a cui si chiedeva la testimonianza di un eterno amore . No , è un semplice astro  condannato a volteggiare all’ infinito intorno alla Terra .
Si  ammalò anche la luce.  Goethe  credeva ancora  nella sua perfezione e perciò  protestava  contro Newton che la considerava una mescolanza di l sette colori  e quindi impura . Poi la luce venne  misurata  nella sua trasmissione di velocità  e si scopri  che è fessurata internamente  essendo insieme  corpuscolo e onda . Quante malattie in un semplice raggio di luce!
  Ma anche il tempo si ammalò  Non più il tempo  assoluto  omogeneo  uniforme con il suo ritmo implacabile si è rivelato  meno maestoso, nel momento  in cui è diventato un semplice evento locale.
Lo stesso spazio ,un tempo solidale col tempo  è spesso malato  , non più luogo vissuto e da vivere  ma ridotto a semplice coesistenza di cose  con tutte le banalità che ne tracciano i limiti e i confini. 
La stessa vita è ammalata, con le sue approssimazioni  e le incertezze  segnalate dalla biologia  contemporanea, per la quale la vita è una semplice tumefazione della materia , un caso trasformato in necessità.
Malato è anche il logos spezzato  in  lingue regionali  frammentato e disperso  quando dovrebbe  esprimere l’unità della ragione.
Ma se tutte le entità sono malate  e se  la cultura  viene a mostrare le loro malattie  come costituzionali , con  che occhi possiamo alzare ancora lo sguardo al cielo?
 Eppure un tempo le cose non erano cosi!
Quando l’uomo era pensato  come parte del Tutto erano il cielo el il movimento delle stelle a raccontare la loro storia .
 Da questa visione cosmica  non poteva nascere  alcun progetto  in ordine  alla dominazione  del mondo  perche come il cosmo  non era una creazione di un dio , ne opera dell’uomo ma in se perenne, custodito nelle sue misure , era per sé . Pensato come ordine necessario , l’uomo come semplice parte doveva assimilarsi Cosi nel riconoscersi e nell’accettazione del proprio essere parte  l’uomo trovava la sua collocazione  e il senso della sua esistenza  che essenzialmente consisteva nell’adeguarsi  all’ordine del Tutto.
Cosi  gli uomini da che mondo è mondo hanno cercato la loro rassicurazione nel cielo che appariva più stabile della terra inquieta .Chiamarono le luci  che compaiono  nel cielo “stelle fisse” e la loro disposizione “firmamento “ dove è traccia “ di ciò che sta fermo” e non muta come gli eventi della terra .Chiamarono  inoltre le disposizioni del cielo “destino”  che significa “ciò che ci sta”
E nell’immodificabilità del suo “stare”  , rispetto alla mutevolezza  delle vicende umane , intravidero  quella rassicurazione  a cui cercarono di dare  parola  nella forma della” predizione”   


giovedì 10 ottobre 2013

Anche in Sicilia una iniziativa per una legge sulla De.Co.





Nel 2011 è stato avviato un percorso ragionato per una legge regionale sulla De.Co. a cura della Lurss.onlus.
Il percorso di programmazione partecipata GeniusLoci elaborato dalla Libera Università Rurale Saper&Sapor Onlus, inserito tra gli esempi virtuosi del - Forum Italiano dei Movimenti per la terra e il paesaggio e  presentato al Poster Session del Forum Pa 2013 che si è svolto presso il Palazzo dei congressi  di Roma. 
Un percorso inedito,   che   mette a sistema l’azione consolidata del D.A. n. 77 del 26 luglio 2005, il Registro delle Eredità Immateriali (REI)   e l’azione innovativa per la valorizzazione e la promozione dell’identità e dell’unicità dei territori, attraverso la De.Co. (Denominazione Comunale) un atto politico,  nelle prerogative del Sindaco.   
Si tratta di un percorso che vuole salvaguardare e valorizzare il locale rispetto al fenomeno della globalizzazione, la quale tende ad omogeneizzare prodotti e sapori. Nelle arti e non solo, il “GeniusLoci” rappresenta concettualmente quello “spirito” percepibile, quasi tangibile, che rende unici certi luoghi ed irripetibili i momenti: uno spazio, un edificio, un monumento. Non solo: il Genius Loci è anche nelle immagini, nei colori, nei sapori e nei profumi dei paesaggi intorno a noi, che tanto spesso, anche all’improvviso, ci stupiscono ed emozionano.  Le persone “respirano” il genius loci di un luogo, di un ambiente quando ne hanno piena coscienza. Ognuno di noi è attaccato ad un luogo d’infanzia, ad un ricordo, ad un affetto, a un dolce, ad un piatto. Ecco l’obiettivo non secondario  è recuperare l’identità di un luogo, attraverso le prelibatezze storiche della città
In realtà,   c’è stato e c’è tutt’ora chi lavora incessantemente per rendere la De.Co. un atto meramente burocratico, tecnocrate, freddo, e di cattivo gusto, tanto da raggiungere l’obiettivo di renderli banali. Per non parlare di coloro i quali pensano di equiparare le De.Co.  ai marchi comunitari, e mutuando da quest'ultimi, disciplinari, regolamenti, istanze, commissioni, insomma gli strumenti propri previsti nei regolamenti comunitari.
Il lavoro svolto in questi anni,  dalla Lurss Onlus,  35  tra incontri, tavole rotonde, seminari , workshop, in tutta la Sicilia, inizia a portare i suoi frutti, ultimamente poi gli incontri si sono fatti più frequenti ed esigenti. Il  percorso sulla De.Co   prevede un modello dove gli elementi essenziali di relazionalità sono Territorio-Tradizioni-Tipicità- Tracciabilità-Trasparenza che rappresentano la vera componente innovativa. Un concreto strumento di marketing territoriale, ma   soprattutto un importante opportunità per il recupero e la valorizzazione delle identità locali.  
Un percorso condiviso e da condividere con il territorio, che molte amministrazioni lungimiranti stanno percorrendo. Per citare un esempio,  Il Gal Isc Madonie ha  adottato  il percorso  GeniusLoci,    un percorso sperimentale (il primo in Italia) che coinvolge un’area vasta di 33 Comuni con il coinvolgimento dei   attori dello sviluppo locale, imprese, associazioni, cittadini e amministratori locali.
Il format elaborato della Lurss.Onlus  è composto da 10-12 steps tra i quali “Ambasciatore dellʼidentità territoriale” e “Custodi dell’identità territoriale” (già 200 in tutto il territorio siculo) i quali sono destinati ad assolvere a un ruolo fondamentale, comunicare e far conoscere il territorio, il quale assume un importanza crescente anche nei confronti del visitatore, e del viaggiante, che ritrova nel prodotto, un insieme di valori, ivi compresi quelli identitari.

Obiettivo è costruire spirito di squadra, per la tutela dell’identità dei luoghi e per il recupero dell'unicità territoriale come opportunità.   L’auspicio che poi rappresenta la vera sfida, riuscire a realizzare una rete di Città  De.Co. per valorizzare quei prodotti di nicchia che inducono gli appassionati viaggiatori ad andare ad acquistare e degustare e/o apprezzare i prodotti nelle loro zone di produzione, per promuovere l’offerta integrata “del” e “nel” territorio, piuttosto che mettere su strada le merci.




sabato 5 ottobre 2013

European Rural University

Made in Sicily

 Non è ne una università telematica, ne si rilasciano titoli di studio.

di NinoSutera

 La libera università rurale dei saperi e dei sapori Onlus, nasce con l’obiettivo di  rompe verticalmente e profondamente con la cultura agroalimentare fino ad ora dominante. Una cultura agronomica asservita agli interessi dei settori sementieri dei produttori di mezzi chimici e dell’industria meccanica, la cui dipendenza dal petrolio è piena e totale. La sopravvivenza di questa agricoltura è legata allo “spreco”,basti osservare che per produrre 1 kilocaloria alimentare ne consumiamo 10 Kilocalorie.

Attualmente prestigiose istituzioni scientifiche (CambridgeOxford alla Cornell University ) stanno attenzionando il cibo e perciò i prodotti alimentari, provenienti dall’agricoltura con rinnovato interesse e sotto una nuova visione. I prossimi anni saranno decisivi per la nostra società, saranno anni di transizione verso modelli di sviluppo radicalmente diversi da quelli fino ad ora adottati . Dobbiamo confrontarci con i “cambiamenti” siano essi fisici, sociali economici, perciò dobbiamo essere preparati quanto più possibile “culturalmente”, onde evitare di essere travolti dagli eventi O li gestiremo o li subiremo! 
La LURSS (libera università dei saper e dei sapori) si ispira all’European Rural University diffuse in Europa e in molte altre parti del mondo Nel corso degli anni e delle esperienze, il concetto di European Rural University si è addensato e arricchito, come si accompagna un mondo rurale in profonda trasformazione. L'Università rurale unisce tutte le forze nelle zone rurali, persone ed istituzioni socio-economiche, in un unicum innovativo nel preservare le tradizioni locali, in grado di raccogliere tutte le logiche di azione delle esperienze, in quanto consente di individuare,confrontare e analizzare le iniziative locali dello sviluppo. Etica, logistica, sicurezza e sostenibilità sono le parole chiave alla base delle strategie politiche ed economiche in agricoltura. I programmi d’intervento proposti nel Quadro d’Europa 2020 disegnano un’imprescindibile relazione tra agricoltura e alimentazione, ed investono di un ruolo decisivo tutti gli attori coinvolti. Le politiche, gli investimenti, le conoscenze, i successi e gli insuccessi di una componente (agricoltura) si ripercuotono in modo reciproco ed incontrovertibile sull’altra (alimentazione). Agricoltura ed alimentazione sono protagoniste della crescita economica e sociale dell’Europa, ma sono anche garanti della sostenibilità nell’uso delle proprie risorse (suolo e materie prime) per assicurare disponibilità nel futuro, efficienza nell’impiego, incremento della competitività economica ed opportunità d’accesso alle risorse e ai servizi da parte di tutta la popolazione. 
La Libera Università Rurale Saper&Sapor ha la consapevolezza che il Sapere e il Sapore sono uniti tra loro da un legame sottile: entrambi sono elementi essenziali della vita. L’attenzione e la sensibilità alla salute, al cibo e al benessere sono più che mai attuali. Da questa constatazione è nata l’idea di creare la LURSS in Sicilia che fosse anche una sorta di viaggio alla scoperta del gusto, della cultura e della conoscenza, e delle antiche tradizioni contadine.
Il percorso di programmazione partecipata GeniusLoci    ideato dalla Libera Università Rurale Saper&Sapor Onlus   è stato inserito tra gli esempi virtuosi del -FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER LA TERRA E IL PAESAGGIO- “Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori” e presentato  al Poster Session del Forum Pa 2013 di Roma   L’iniziativa è stata inserita anche  tra le buone pratiche in rete, della rete rurale nazionale portale del MIPAF nell’ambito della Qualità e sicurezza alimentare