lunedì 30 aprile 2012

Il desiderio di ebbrezza (ovvero la forza dell’oblio)


Parte prima
Giuseppe Bivona

“Osserva il gregge che ti pascola innanzi. Esso non sa cosa sia ieri,cosa oggi, salta intorno, mangia, riposa, digerisce, torna a saltare, e così dall’alba al tramonto e di giorno in giorno,incatenato al momento con il suo piacere e dolore e perciò ne triste né tediato….
(Friedrich Nietzsche)

 
                                                    Il signor B. non era nato di certo per fare il cameriere , burbero, austero, scontroso,insomma privo di quei prerequisiti minimi che si richiede per l’assolvimento di questo non facile mestiere . Direte: non è neanche facile trovarne uno che si prestasse a “servire” una ricca e variegata fauna stanziale presso il circolo “Universitario e….di Cultura”
Sta di fatto che il signor B. resistette nella “ gabbia dei leoni” per parecchi anni.
Finché accadde che il comune pensò bene di adornare con vasi e fioriere la via principale del paese ,la dove si slarga un po’ e il marciapiede si fa più spazioso.
Il circolo si sviluppava in tutta la sua lunghezza nel bel mezzo ,era perciò coinvolto per tutto il fronte: furono sistemate tre grosse fioriere di cemento entro le quali si collocarono vari tipi di fiori ed arbusti odorosi ,forniti direttamente dal fioraio.
Accadde però una cosa strana e del tutto imprevedibile : tra i fiori spuntò un arboscello dalle caratteristiche foglie palmate che nell’indifferenza dei passanti e dei soci del circolo continuava tranquillamente a crescere come se nulla fosse….proibito. Sarebbe cresciuta fino alla fioritura, se, per un puro caso , una mattina,due brigadieri di finanza si fermarono davanti all’edicola per comprare il giornale, che , ironia della sorte, stava di fronte il circolo. E che vedono?
il sig. B. tranquillamente intento ad innaffiare le fioriere ed in particolare una pianticella di ….cannabis.
Il povero uomo sudò sette camice per dimostrare la sua estraneità oltre la buona fede e approfittando della terra sufficientemente inumidita la estirpò e sotto lo sguardo vigile dei due tutori della legge, la depositò nel cassonetto della spazzatura.
Per tutta la notte il signor B. non riuscì a prendere sonno , no riusciva a capacitarsi in che situazione si era cacciato, ma la cosa che più lo turbava, non era il rischio corso con la legge per l’infrazione nel “coltivare” una pianta proibita. Rimuginava , e continuava a chiederesi sbigottito , cosa contenesse di così pericoloso una insignificante pianticella, quale straordinario potere contenevano le sue infiorescenze, da fare scattare le manette ,per chi fosse trovato in possesso di soli pochi grammi!.
Da sempre gli esseri viventi hanno dovuto farsi strada nella fitta e intricata selva dei vegetali ,i quali non offrivano solo nutrimento ,ma eccitavano, calmavano ,placavano il dolore e taluni producevano veleni mortali : la conoscenza era essenziale per la sopravvivenza . Tuttavia esistono piante che fanno qualcosa di più straordinario, di…bizzarro , fabbricano molecole che hanno il potere di modificare l’esperienza soggettiva della realtà che comunemente e ordinariamente , chiamiamo coscienza.
Ma perché alcune piante sono arrivate a tanto? Perché l’evoluzione ha prodotto piante in possesso di tale magia? Che cosa rende così irresistibile per noi il loro impiego? E poi, perché è così severamente proibita?
In centinaia di milioni di anni, le piante, condannate a vivere sempre sullo stesso posto, hanno messo a punto dei sistemi ingegnosi per sopravvivere . Le più incredibili , almeno per noi , sono quelle messe in atto per agire espressamente sul nostro sistema nervoso
Le tossine prodotte da alcune piante ,come la nicotina,paralizzano o provocano convulsione ai muscoli degli insetti,altre, come la caffeina,scardinano il sistema nervoso e stroncano l’appetito. Le tossine dello stramonio conducono i predatori alla pazzia immettendo nel loro cervello visioni tanto spiacevoli da indurli a rinunciare al pasto. In alcune piante i foto sintetizzatori causano ustioni agli animali che l’ingeriscono o la presenza di una molecola nella linfa di certi alberi che impedisce ai bruchi di svilupparsi in farfalle.
Esistono , ovviamente delle controstrategie evolutive da parte del mondo animale:processi digestivi disintossicanti ,tattiche nutritive che riducono i rischi ,vedi il caso della capra che bruca molte piante differenti, ma in quantità innocue.
Gli uomini hanno sviluppato la capacità di osservazione e memoria cosi da apprendere ed acquisire esperienza ,dai successi o dagli errori di un altro . Molti animali “temerari” hanno guidato l’uomo attraverso questi percorsi inusuali: Le pecore delle montagne rocciose che si spezzano i denti per grattare un lichene allucinogeno ,cosi le capre hanno indicato ai pastori abissini che mangiucchiando delle lucenti bacche rosse di caffè divenivano particolarmente vivaci. Oppure ad un ignaro cinese o scita osservare dei piccioni indolenti quasi ubriachi dopo aver assaggiato alcuni semi di cannabis di cui sono particolarmente ghiotti. Per non parlare del puma che scopre il chinino, guarendo dopo aver mangiato la corteccia dell’albero della china . Gli stessi indios dell’Amazzonia notarono come il giaguaro essenzialmente carnivoro ,di tanto in tanto rosicchiava la corteccia dello yaie provocando vistose allucinazioni : coloro i quali imitavano l’animale si ritrovavano con gli “occhi di giaguaro” . Tuttavia basterebbe non muoversi di molto da casa ed osservare il nostro gatto assaporare l’erba del giardino come la Nepeta Cataria ( l’erba gatta) ed accorgerci che il felino inizia a rotolarsi prossimo ad una estasi …sessuale.
Da queste semplici ed elementari esperienze fin dall’antichità gli uomini di tutto il mondo raccoglievano e coltivavano piante e funghi sacri che avevano il potere di ispirare e permettere l’accesso ad altre dimensioni , verso più profonde ed oscure inesplorate conoscenze dell’animo umano.
Nel medioevo ci imbattiamo spesso e ben volentieri nel “giardino del farmacista” ricco di essenze che guarivano , inebriavano e in non pochi casi …avvelenavano . Maghi e streghe coltivavano piante “ psicoattive” con il potere di produrre “incantesimi” vedi lo stramonio , il papavero da oppio ,, la belladonna, l’hashish, l’amanita muscaria e la pelle di rospo.
Curiosamente questi ingredienti coltivati nei giardini selvatici, venivano combinati in una miscela “ esplosiva ,ovvero l’unguento per “volare” ossia un olio che le streghe assumevano per via vaginale utilizzando un pene artificiale che la letteratura mutò in…manico di scopa. Ma questi giardini medievali non sopravvissero a lungo, assieme a maghi e streghe finirono sul rogo .furono trasformati in” giardino di delizie” con finalità prettamente ornamentali. Le erbe “ magiche” grazie ad un medico e alchimista svizzero Paracelso ,continuarono ad esistere addomesticandone la loro coscienza dionisiaca ,sotto il segno di tinture curative e medicine varie.
( fine prima parte).



giovedì 26 aprile 2012

Mangiar bene e Stare bene.

Pane, pasta, frutta, verdura, moltissimi legumi, olio extra-vergine di oliva, pesce e pochissima carne. Ecco gli ingredienti della Dieta Mediterranea, dichiarata dall'Unesco “Patrimonio orale e immateriale dell'umanità”. La ragione dell'onorificenza è la ricaduta positiva che la Dieta Mediterranea possiede nei confronti della salute. Ma sapete chi fu il primo a dimostrarne l'efficacia in maniera scientifica? Un italiano? No, lo statunitense Ancel Keys.
Nato nel 1904 a Colorado Spring, fu biologo, fisiologo e nutrizionista presso l’Università del Minnesota. Inviato al seguito delle truppe durante la Seconda guerra mondiale si occupò, per conto del Ministero, di un ampio programma sull'alimentazione.
Durante il suo soggiorno italiano partecipò al primo “Convegno sull'Alimentazione” che si tenne a Roma nei primi anni '50. Alla presenza dei massimi esperti, Keys rimase affascinato dal dato della bassa incidenza di patologie cardiovascolari e di disturbi gastrointestinali della regione Campania e dell'isola di Creta.
Una correlazione che doveva in qualche modo essere spiegata scientificamente. Per questa ragione fu il promotore del primo studio pilota volto a chiarire il mistero. Ad essere sottoposti alle analisi fu la popolazione di Nicotera, in Calabria. Pochi anni più tardi, più precisamente nel 1962, si trasferì a Pioppi, una frazione del comune di Pollica, nel Cilento. Pioppi divenne il quartier generale dei suoi studi. Dopo decenni di indagini giunse alla conclusione che l’alimentazione a base di pane, pasta, frutta, verdura, moltissimi legumi, olio extra-vergine di oliva, pesce e pochissima carne era la responsabile dello straordinario effetto benefico sulla popolazione locale.
Questo tipo di alimentazione venne chiamata “Mediterranean Diet”, Dieta Mediterranea appunto. Tutti i risultati dei suoi studi vennero tradotti, in forma divulgativa, nel famosissimo libro “Eat well and stay well”, ovvero Mangiar bene e Stare bene. Un volume che fece rivoluzione a partire dagli Stati Uniti, suo paese d'origine.
Keys rimase a Pioppi per oltre 20 anni e morì, nel 2004, all'età di 100 anni. Sinonimo che la Dieta Mediterranea, sul suo inventore, funzionò in maniera davvero eccelsa!

martedì 17 aprile 2012

Le Minni di Virgini di Sambuca di Sicilia e l’Agnello Pasquale di Favara


prodotti a Denominazione Comunale, 
 protagonisti al Salone del Sapore di Catania




 Un salone che ha presentato un ampio spettro di espositori e di sezioni.   Dalle produzioni tipiche (giustamente un fiore all’occhiello della nostra penisola) al canale alberghiero e dell’hotellerie in genere, dalle procedure per la sicurezza alimentare al packaging dei prodotti. Tutto quello che in qualche modo attiene al settore food. Tra gli eventi la tavola rotonda su  “ La Denominazione Comunale come strumento di valorizzazione dell’identità territoriale".  Le De.Co.   non sono marchi non rappresentano tutele, ne tanto   meno delle vie brevi rispetto alle denominazioni europee riconosciute. Sono un atto politico, che fissa un valore, una carta di identità che il sindaco rilascia dopo aver censito un passato, un presente, e ipotizzato uno sviluppo futuro  afferma Nino Sutera tra i promotori dell’iniziativa De.Co in Sicilia.
Per Ivana Calabrese animatrice della Libera Università Rurale Saper&Sapor, (che ha sede a Sambuca di Sicilia) La  (De.Co.) è  un opportunità  per salvaguardare l'identità di un territorio legato ad una produzione specifica, con pochi e semplici parametri, il luogo di “nascita” e di “crescita” di un prodotto e che ha un forte e significativo valore identitario per una Comunità
Per Peppino Bivona della Libera Università Rurale Saper&Sapor  la tutela della storia, delle tradizioni ed del patrimonio culturale comunale e i sapori tradizionali legati alle produzioni tipiche sono un patrimonio di inestimabile valore da preservare per consegnarle alle generazioni future.
Per  Angelo Messinese  ViceSindaco del Comune di Favara, che recentemente ha avviato l’iter per la de.co per l’Agnello Pasquale di Favara,  La De.Co è  stata adottata per valorizzare in primis la produzione tipica del mondo agricolo, ma anche  per valorizzare un prodotto artigianale di eccellenza riconosciuta, una sinergie d’intendi portata avanti in collaborazione con la Soat di Favara, la proloco, e il supporto tecnico del dott. Sutera.
Per Luigi La Sala Vice Presidente del Consiglio Comunale di Sambuca di Sicilia , Le de.co. possono costituire un embrione nella definizione del “brand” di un territorio che si voglia proporre come destinazione nel settore del turismo rurale, ecosostenibile ed enogastronomico, il nostro comune proprio un anno addietro ha presentato alla città con l’Audizione Pubblica la de.co Minni di Virgini di Zambut, che ha visto tra i relatori il Dott. Bivona, il Prof. Vaccaro, e il dott. Sutera.

Al termine della tavola rotonda, alla quale hanno preso parte dopo le introduzioni di Marco Magrini, anche Francesca Zappalà della Soat di Catania, Onofrio Nina della Soat di Favara e Pinella Costa Attaguile, degustazione dell’Agnello Pasquale e delle Minni di Virgini, molto apprezzati
Il prossimo appuntamento con le de.co a mettà maggio a Sambuca di Sicilia, in occasione dei festeggiamenti della Madonna.


giovedì 12 aprile 2012

La De.Co per un territorio protagonista


"Salone del Sapore" 

14 -18 aprile 2012 

presso i MAAS (Mercati AgroAlimentari Sicilia) di Catania

 

 

Tra le iniziative,  Lunedì 16 aprile ore 11.00

si terrà

il convegno sulla De.Co (Denominazione Comunale)

Interverranno  Marco Magrini, Ivana Calabrese, Giuseppe Bivona, e Nino Sutera

Il Salone del Sapore é una grande manifestazione nata per portare sotto i riflettori l’importanza strategica del made in Italy, che trova nel settore agroalimentare e nell’enogastronomia nazionale due elementi portanti per favorire competitività, crescita e sviluppo, con l’occhio sempre attento alle esigenze dei consumatori ed alla tutela dell’ambiente. L’evento fieristico esclusivo del sud Italia dedicato alle specialità agroalimentari italiane, ai prodotti per il catering, all’accademy chef, ai prodotti biologici e senza glutine, al food service e coinvolge in particolare quattro aree tematiche: HO.RE.CA., TECNOFOOD, FOBESS e OLIO DI VINO. Realtà come l’enoturismo e argomenti chiave come tipicità, qualità e sicurezza alimentare, troveranno il giusto spazio nella manifestazione. Tra le iniziative   si terrà  il convegno sulla De.Co (Denominazione Comunale)  La  (De.Co.) è  un opportunità  per salvaguardare l'identità di un territorio legato ad una produzione specifica, con pochi e semplici parametri, il luogo di “nascita” e di “crescita” di un prodotto e che ha un forte e significativo valore identitario per una Comunità. La De.Co è  stata adottata per valorizzare in primis la produzione tipica del mondo agricolo, ma anche i piatti della tradizione e alcuni prodotti artigianali di eccellenza.

Si tratta  di un sistema che vuole difendere il locale rispetto al fenomeno della globalizzazione, la quale tende ad omogeneizzare prodotti e sapori.    Le De.Co.   non sono marchi non rappresentano tutele, ne tanto   meno delle vie brevi rispetto alle denominazioni europee riconosciute. Sono un atto politico, che fissa un valore, una carta di identità che il sindaco rilascia dopo aver censito un passato, un presente, e ipotizzato uno sviluppo futuro.
Per garantire la sostenibilità di una De.Co. occorrono tuttavia due principi, la storicità del prodotto  e  l’interesse collettivo, condiviso e diffuso.
 La Sicilia, ha avviato questo percorso con l'intento di valorizzare dal punto di vista culturale, turistico ed economico le eccellenze del suo giacimento eco enogastronomico. La De.Co. anche come espressione di un patrimonio collettivo condiviso, per censire e valorizzare l’agricoltura tricolore.
La tutela della storia, delle tradizioni ed del patrimonio culturale comunale e i sapori tradizionali legati alle produzioni tipiche sono un patrimonio di inestimabile valore

Libera Università Rurale Saper&Sapor

www. http://liberauniversitrurale.blogspot.com/

martedì 10 aprile 2012

I problemi dell’agricoltura si risolvono ……a tavola ( prima parte)


  g. bivona      
                                                                      Se vi capita di chiedere ad un giovane studente di agraria  quante malattie affliggono le piante coltivate , vi farà un lungo elenco, magari distinguendole per comodità  tra quelle causate da crittogame da quelli causati dagli insetti. Se poi provate, allo stesso, a chiedergli chi sono i nemici degli agricoltori  , tentennerà,troverà qualche difficoltà a rispondere, oppure vi ripeterà i soliti luoghi comuni …i commercianti …i politici. Eppure sulla pelle dei contadini sono  state  commesse le  più vergognose ingiustizie e perpetrati i più ignobili inganni  attraverso un sistema agro-alimentare che ha espropriato il cibo dalla sua vera funzione, la cultura alimentare  mediterranea  privata della sua storica saggezza, contraffatto e  manipolato alimenti fino a “denaturarli”  a ridurli a vera e propria spazzatura piazzandoli ai gozzi consumatori con l’ausilio di ingannevoli messaggi  pubblicitari . Tutto questo accade nel più totale silenzio del mondo agricolo, ormai  rassegnato a subire vessazioni da tutti i fronti e ridotto   a  semplice manovalanza , impegnato ad una sola e semplice funzione: fornitore di materia prima di “base”. Ma la cosa più grave  è che tutto ciò è avvenuto con la complicità  silente ed interessata di i tutto il  vasto apparato medico- nutrizionista- farmaceutico  che hanno visto nella   “malattia”   l’occasione di trarre il massimo dei benefici e su questi  articolato i loro  interessi. Insomma siamo passati dalle mani dei goffi e ignoranti medici del “ malato immaginario “ di Molière adusi a prescrivere clisteri consigliare salassi… agli attuali “stregoni” che ci curano consultando e annaspando nel copioso manuale delle prescrizioni farmaceutiche! Se vi fate visitare nessuno di questi “santoni” vi chiede “ cosa avete mangiato?”  perché non conviene loro rimuovere la causa ,bensì  lenire il fastidioso effetto attraverso l’uso di  farmaci , costosi ma divenuti accessibile al popolino grazie alla Mutua.  Ora l’alimentazione e la nutrizione è un cosa  molto seria per lasciarla in mano di due “ calamità “ dell’umanità che sono: i dottori agrari e i dottori in medicina, come sarcasticamente sostiene il mio amico prof Nicola Uccella.
Ora proviamo a percorrere un itinerario insolito , se volete originale , che si differenzia dai soliti schemi  che la cultura medico- nutrizionista ci ha propinato in questo ultimo secolo 
 Il rapporto tra il mondo vegetale e quello animale è strettamente  intrecciato e reso funzionale da un cosi detto processo coevolutivo,  ovvero di uno srtetto legame , intimamente  connesso che vede il mondo animale da un lato nutrirsi dei vegetali e dal’tra parte  i vegetali in particolare le angiosperme servirsene per  facilitarne l’impollinazione e quindi la variabilità genic, fino all’affidamento dei semi per la loro diffusione nel tempo e nello spazio. Questa è una visione un po’ ostica da digerire per l’attuale cultura predominante , dominata da  bieco antropocentrismo che vede la natura al nostro servizio e  il creato in funzione solo ed esclusivo interesse dell’uomo . Sta di fatto che nella catena evolutiva del mondo animale troviamo i primati ,e quindi l’uomo e nei vegetali i fruttiferi : parafrasando il titolo del  felice successo del libro di Monod ,  sarà più un caso o la necessità?
 In natura di fatto  esiste un rapporto  abbastanza definito tra la “ costruzione” fisica dell’animale ( motore) e il suo alimento naturale ( carburante)
L’uomo , dal punto di vista  filogenetico e dell’anatomia comparata non è un erbivoro, ne un carnivoro per la semplice ragione che non ha denti canini sviluppati   ma buoni incisivi , la mandibola  che si articola in verticale ma anche lateralmente per triturare i semi, non produce l’enzima urekase per la disintegrazione dell’acido urico, possiede il pollice opponibile  per raccogliere la frutta e i semi , il sedere grosso, l’intestino sacco luto   adatto alla fermentazione dei cibi di origine vegetale, ghiandole salivari ben sviluppate, saliva ed urina alcalina, lingua liscia , intestino lungo dodici volte la lunghezza del corpo , placenta discoidale , colon convoltuto ecc.
Questo  “modello” originario e primitivo è rimasto  quasi inalterato nei millenni,  fino ai nostri giorni ,mentre l’evoluzione antropologica ,culturale, migrazioni, carestie , ecc ,hanno  indotto l’uomo a modificare il suo regime alimentare attraverso adattamenti più o meno necessari . Ma la più innovativa e radicale modifica del regime alimentare l’uomo la compie con la scoperta del fuoco e quindi la cottura dei cibi. Abbiamo sempre considerato questa evenienza  come l’avvio della civiltà, l’accesso ad una migliore utilizzazione degli alimenti , la sua digeribilità  ,la sua appetibilità ,fino a riscoprirne  le raffinatezze gustative nell’odierna arte culinaria ovvero la “nouvelle cusine” In verità non tutti furono entusiastici della cottura dei cibi e in particolare dell’alimentazione carnea . Nella Grecia  antica tra i tanti filosofi spicca Pitagora  seguito da Leonardo da Vinci e giù  fino all’inizio del secolo scorso dove alcuni coraggiosi medici posero le basi per una alimentazione naturale come strettamente correlata con la nostra salute e il nostro benessere.
Qualcuno storcerà il naso , giudicherà poco opportuno “invadere” altri campi . Invece il futuro dell’agricoltura si gioca  tutto qui ,su questo  specifico“terreno”:  la  rivincita del modello agricolo produttore di derrate alimentari  che hanno solidi basi scientificamente corretti o se volete “etici” e un sistema”imperiale”  dominato  dai  colossi agroalimentare alleati con la grande distribuzione interessati a sfornare cibi” spazzatura” ,sotto gli occhi chiusi ,ma tacitamente collusi della medicina farmacologica.
Noi dobbiamo caparbiamente entrare nel merito dei cibi e dei valori  nutritivi  delle funzioni che svolgono nel nostro organismo, non più come fanno i medici che partono dalla malattia per poi curarla ,bensì  dalla condizione di benessere, dello stato di salute come base delle nostre funzioni organiche
Per circa un trentennio ho lavorato alla selezione dei fruttiferi  ,per meglio individuare le cultivar  all’interno delle diverse specie ,che   potevano attenzionare o essere preferiti dei consumatori,al fine di incrementarne i consumi. Criteri valutativi  pedanti  , analisi  chimiche e organolettiche minuziose ,quasi a voler spaccare il capello in quattro! Invece eravamo ( e siamo !) di fronte  al dono per eccellenza che il padreterno  ha voluto regalarci , una manna piovuta dal cielo ,perchè dopo il latte materno , la frutta, nel suo più vasto assortimento, è il cibo più “ideale” al nostro benessere . Il segreto è nella sua ricchezza di “acqua” , vera,naturale e biologica  .La sua composizione così equilibrata e talmente funzionale al nostro organismo  che la sua digeribilità è la più immediata tra tutti gli alimenti, grazie ad una ricca presenza dei cosi detti “food enzimi” che, in un alimento consumato crudo esplicano tutto per intero la loro funzione. (fine prima parte)     

mercoledì 4 aprile 2012

L’incontro



Giuseppe Bivona

Oh , quale catastrofe, quale mutilazione dell’amore è quando questo viene ridotto a un mero sentimento personale,avulso dal sorgere  e del tramontare del sole e isolato dalla magica relazione del Solstizio e dal Equinozio !. Le nostre radici sanguinano perché le abbiamo recise dalla Terra, dal Sole e dalle stelle,e l’amore non è  altro che una ridicola parodia poiché, misero fiore , noi lo abbiamo staccato dall’albero della Vita e pensiamo  di poterlo mantenere in vita nel nostro civilizzato vaso sul tavolo
 D.H  Lawrence

Quell’anno la Pasqua  arrivò “bassa”  ovvero gli ultimi giorni di marzo. Ma per don “Ciccinu” , presidente del comitato per la festa  Pasquale “Di lu n’contru”, le cose si mettevano male.
Proprio in quei  primi mesi  dell’anno , come dicono i contadini “ sciacchitani” il signore s’era “messo le scarpe “, ossia pioveva a più non posso e non sembrava avesse voglia di smettere.
Se il detto “innaru siccu, massaru riccu” aveva un minimo di veridicità ,quella in corso sarebbe stata  una annata  tutta da dimenticare. Ma la preoccupazione  che più assillava  il vecchio  contadino   era un'altra, di non  facile soluzione: con che  cosa  avrebbero adornato le statue  di San Michele e di Gesù risorto,se l’acqua e il freddo avevano ritardato la fioritura e l’allegagione  delle  primizie?
L’addobbo dei santi   per i paesani non era cosa di poco conto  ,  non sarebbe passato inosservato ,in particolare San Michele aveva gli occhi puntati da parte di tutta la cittadinanza. Il piccolo santo aveva un  ruolo decisivo nella festa di Pasqua : comunicare alla Madonna che suo figlio era risorto .Il tutto si svolgeva nella via principale del centro storico ,per tre andirivieni,causa lo scetticismo della madre di Gesù. San Michele portato a spalla da quattro devoti , raggiungeva la Madonna  avvolta con un mantello nero a lutto ,per  annunciare la buona notizia: “ vostru figghiu allivisciu”  ed Ella scettica, rispondeva: nun ci criu” . Il povero santo spalleggiato , ritornava da Gesù risorto , il quale  lo pregava di insistere ancora una volta;  di nuovo altra corsa , ma…..altra risposta incredula. Finche Gesù spazientito  decide si andare egli stesso di persona è chiarire tutto.
 Perciò in fin dei conti l’addobbo floreale e le primizie orticole  non assolvevano che ad una funzione coreografica , un abbellimento  occasionale , un rituale non indispensabile per la tradizione e il messaggio cristiano. Anzi , non poche volte erano state occasione di scontro con padre arciprete che le reputava questa insistenza  e caparbietà del comitato, un retaggio pagano. 
Ma le cose non stavano così. La preoccupazione di “ Lu zù Ciccinu” era comune a tanti suoi amici contadini , ma anche a i molti artigiani ,calzolai, maniscalchi ,falegnami ,sarti ecc. i quali  non volevano saperne di mandare in giro il santo e Gesù risorto  disadorno  privo dei bei e pingui mazzi di bbalicu (viola cicche), di calle, delle infiorescenze vermigli di sulla  e poi dei baccelli lunghi e verdi di fave. Si , fave  San Pantaleo che gli ortolani  conservavano  i semi gelosamente.
La devozione di  adornare ed abbellire  la base della statua del santo e di Gesù risorto  aveva radici profonde e ragioni antiche che si perdevano nella notte dei tempi :era  considerata simultaneamente  una offerta votiva  ed un auspicio per propiziarsi i santi per una buona annata che avrebbe  legato a cascata il contadino ai  tanti ,diversi artigiani  che prestavano i  propri servizi per l’intero anno
Il povero padre arciprete ,ignorante e bigotto , non capiva questi legami , cosi come non avrebbe trovato  curiosa la connessione tra il “ suo” Natale e il Solstizio di inverno  o quello d’estate con la festa di San Giovanni . Tanto valeva ammettere  che i primi cristiani non persero tempo ad “assorbire” le antiche feste rituali  nel loro calendario liturgico!.
 Alla fine, anche quell’anno, i santi vennero adornati, la voce si era sparsa in tutto il paese , la ricerca delle “primizie” si estese pure ai paesi limitrofi , anche le casalinghe   offrirono i fiori riparati in casa nei vasi. I santi fecero la loro bella figura e il rito Pasquale si svolse in una magnifica giornata di sole primaverile
 Ora  “lu n’contru” era terminato,  i santi in fila ,si apprestavano a fare ritorno in chiesa per celebrare la messa. Dietro , fianco a fianco  li seguivano padre arciprete e “lu zù Ciccinu”.
Per ambedue la Pasqua era la festa della resurrezione di Cristo , un evento straordinario  un mistero  centrale della religione cattolica: la vita che sconfigge la morte, perciò della speranza nella divina  Provvidenza .
Ma per “lu zù Ciccinu” quel giorno, quella festa  era qualcosa di più, che andava oltre il rito liturgico.
Prende l’avvio il risveglio della natura, una rinnovata risurrezione  delle sue creature , i giorni sempre più solari ed i raggi sempre più caldi animano gli esseri viventi. Rinasce la speranza per la produzione di nuove messi, dei raccolti portati a buon fine .  Nella sua  visione “ciclica” il vecchio contadino ha la consapevolezza  che il seme gettato per  “morto” nel terreno, in questa primavera germinerà , cosi come le piante spogli fin dall’autunno cominciano a germogliare e curiosamente molti lo fanno vestendosi prima di tutto di fiori . Si, tanti fiori come volessero mandarci un  chiaro messaggio : il prevalere della la bellezza e la gioia di vivere.

BUONA PASQUA A TUTTI VOI
 E ALLE VOSTRE FAMIGLIE

    

lunedì 2 aprile 2012

“La De.Co per l’Agnello Pasquale di Favara”










Favara –AG- Sabato 7 Aprile  ore 17.00  Castello Chiaramonte

 

A Favara durante il periodo pasquale si svolge ogni anno la" Sagra dell'Agnello Pasquale", dedicata al dolce tipico di pasta di mandola farcito di pistacchio, a forma di Agnello, quest’anno dal 4 al 7 Aprile
La manifestazione organizzata dal Comune di Favara, con la collaborazione dell’Assessorato delle Risorse Agricole e alimentari Soat di Favara, della Pro-Loco, mette in vetrina il tipico dolce di pasta di mandorla farcito con pistacchio, che proprio nel periodo pasquale prende la forma di Agnello.
Il prodotto dolciario, gustato, conosciuto ed apprezzato in Italia ed all’Estero, sarà esposto nelle suggestive sale del Castello Chiaramonte. Quest’anno si arricchisce di una nuova iniziativa  legata alla De.Co. ( Denominazione Comunale)
La Denominazione Comunale (De.Co.) è la frontiera sulla quale possono operare i sindaci per salvaguardare l'identità di un territorio legato ad una produzione specifica. La Città di Favara ha avviato questo percorso con l'intento di valorizzare un patrimonio collettivo condiviso.
 La  tutela della storia, delle tradizioni, del patrimonio culturale comunale ed i sapori tradizionali legati alle produzioni tipiche sono un patrimonio di inestimabile valore da difendere e conservare.
Ed è proprio questo l'intento della De.Co.: valorizzare dal punto di vista culturale, turistico ed economico le eccellenze della produzione locale enogastronomica.


La De.Co. è infatti sia un sistema che vuole difendere la produzione locale salvaguardandola dalla globalizzazione, sia un riconoscimento legato strettamente al territorio.

L’agnello pasquale, preparato con pasta reale a base di mandorle, ripieno di pasta di pistacchio e finito con velo di zucchero e decorazioni, è rimasto un dolce strettamente artigianale e familiare fino alla seconda metà del 1900.
Questo prelibato dolce è stato assaggiato il 12 maggio 1923, da mons. Giuseppe Roncalli (1881-1963 - eletto Papa Giovanni XXIII il 28-10-1858), quando, essendo in visita ad Agrigento, dovendo rientrare a Roma, il canonico Antonio Sutera volle accompagnarlo fino a Caltanissetta e, passando per Favara, insieme si fermarono nella sua residenza di via Umberto per prendere un caffé e, per l’occasione, assaggiare questo dolce favarese preparato da suor Concetta Lombardo del collegio di Maria.
Il dolce venne talmente apprezzato da mons. Roncalli, al punto tale che a 40 anni esatti dalla visita ad Agrigento-Favara, precisamente l'11 maggio 1963, ricevendo il nuovo Vescovo ausiliare di Agrigento, mons. Calogero Lauricella, accompagnato per l'occasione, dal teologo Antonio Sutera, studente all'ateneo di Roma, Papa Giovanni XXIII volle ricordare due cose in particolare: la visita effettuata ai templi di Agrigento e il gusto particolare dell'agnello pasquale, consumato a Favara 
Dopo i saluti del Sindaco di Favara Rosario Manganella, Giovani Alaimo Assessore all’attività produttive Leonardo Pitruzzella Presidente Consiglio Comunale,  Salvatore Lupo Presidente commissione all’attività produttive, gli interventi  di  Andrea Bartoli, FARM Cultural Park.- Logo identità comunicativa    - Nino Sutera,   Le risorse autoctone e la valorizzazione dell’identità territoriale attraverso la De.Co.-Giacomo Sorce,  Le risorse Comunitarie e il territorio:  -   Conclusione Carmelo Rinoldo  SOAT - Favara
 
L'appuntamento è per  Sabato 7 - ore 17.00 presso la saletta universitaria - Castello Chiaramonte a Favara                       











sabato 31 marzo 2012

L’ingratitudine

                 

 di Giuseppe Bivona

I due contadini erano ormai allo stremo delle forze. Per tutta la mattina   non si erano presi un attimo di pausa, zappavano con tanta lena  incuranti  dell’immane sforzo ,nella speranza di riuscire a terminare il lavoro entro la giornata .
Ma ora era arrivato pure il caldo , afoso ,quasi asfissiante  e più il sole si alzava nel cielo, completamente terso,  più il sudore inondava la fronte dei due poveretti.
Non avevano voglia neanche di parlare, chini sulla zappa , non  avevano che un solo traguardo : terminare il filare da zappare.
A metà circa della giornata uno dei due  propose all’altro di sospendere il lavoro e prendere un boccone, almeno  servirà a riprendere fiato !. Tutto intorno non c’era un angolo in  cui ripararsi dai raggi infuocati del sole , una vasta landa desolata, erano in aperta campagna, non una casa ,non un albero!. Eppure ,un poco più sotto, al limite dell’appezzamento, si intravedeva un arbusto ,  forse un piccolo albero di “vruca( tamerici) , striminzito , assetato ,quasi spoglio di gran parte della fronda.
Per i due contadini era però una vera manna! Consumarono il pasto e si distesero per rinfrancare la schiena  spezzata per il duro lavoro , ma solo per pochi  minuti . Poi ,   uno dei due ,con gli occhi rivolti alla  scarna chioma dell’albero,  disse” Ma tu guarda un po’, che razza di albero inutile ha fatto la natura, non produce alcun tipo di frutto!”
E l’altro  di rinforzo “ Consuma acqua e sostanze dal terreno inutilmente, sottraendola magari a culture più utili , da cui  gli uomini possano trarne qualche beneficio. Ma quest’albero a cosa “serve”?. “ Forse a permettere a qualche uccello di nidificare” disse l’altro.
 “ Il padreterno prima di mettere al mondo certe creatura dovrebbe rifletterci un po’”
Il povero albero , suo malgrado ,era costretto a sorbirsi le disquisizioni demenziali di  questi due poveracci  grattaterra, che grazie alla frescura assicurata dalla sua ombra ,   si permettevano di giudicare “inutile”  la sua esistenza. “ Sono davvero due esseri ingrati” disse tra se e se l’albero.

L’ingratitudine  per le piante e in generale per la natura non è solo una prerogativa dei due stupidi  villici. No, coinvolge la stragrande maggioranza della popolazione  a prescindere dal livello d’istruzione  e dell’attività professionale svolta. Una ignoranza , profonda , verticale e totalizzante ,che non risparmia quasi nessuno, una subcultura che tende a trascurare e a sottovalutare il ruolo della biodiversità e dei complessi processi eco sistemici .
Cosi accade che ogni volta che i “servizi” ambientali forniti “gratuitamente “ dalla natura vacillano ,optiamo subito senza esitare  per la soluzione o il rimedio tecnologico .
 Quando ci troviamo in situazioni  in cui i “servizi” vengono perduti , non  ci sforziamo di analizzate le cause e possibilmente sostituirli con surrogati o imitazioni naturali, ma ci affrettiamo  con soluzioni ingegneristiche, ovvero più pratiche, più comode e di sicuro effetto immediato.
La nostra vita contemporanea è ricca di esempi : dighe, bacini idrici,impianti per il trattamento dei rifiuti , condizionatori d’aria, sistemi di filtraggio dell’acqua, pesticidi e fertilizzanti ,ecc.
Spesso sostituiamo  dei sistemi naturali che operano gratis  ,con impianti meccanici alimentati dai combustibili  fossili   cosi da innalzare la spesa  senza  riuscire a fornire l’intera gamma di servizi.
Herbert Bormann  dell’università  di Yale  elencò tutte le prestazioni o servizi che andavano perduti  in seguito al taglio di una forasta:
“Dobbiamo rimpiazzare i prodotti del legno, costruire opere che frenino l’erosione e contrastino le inondazioni , ampliare i bacini idrici, migliorarla tecnologia per il controllo dell’inquinamento dell’aria e modernizzare  gli impianti  di depurazione  dell’acqua , aumentare il condizionamento dell’aria  e provvedere a nuove strutture ricreative. Tutto ciò ,oltre a gravare sul carico fiscale, rappresenta un salasso per la scorta di riserve naturali del Pianeta e un aumento di stress per il sistema naturale rimasto.
Al momento attuale  la riduzione dei sistemi naturali ad alimentazione solare  e di contro l’espansione di quelli umani  ad alimentazione fossile  sono legate da un feedback positivo . All’incremento  del consumo di energia fossile  corrisponde un aumento  delle sollecitazioni sui sistemi naturali , questo a sua volta ,genera un ulteriore consumo di energia fossile , per sostituire le funzioni naturali perdute e mantenere così inalterata la qualità della vita” .

E se provassimo ad assegnare un valore  all’intera gamma di servizi che la natura ci offre.?
Come la pulizia dell’aria e alla depurazione dell’acqua
Pensate a quanto azoto  i batteri fissatori, che vivono nel suolo , forniscono agli agricoltori .
Oppure  al servizio svolto dagli insetti impollinatori dove per molte piante la produzione è indissolubilmente legata.
In tutto il mondo  ogni anno si spendono più di 20 miliardi di dollari per l’acquisto di pesticidi ,ma secondo le stime  i servizi di controllo  dei parassiti offerti dai predatori e dai parassiti dei parassiti che prosperano negli agro ecosistemi, valgono da cinque a dieci volte tanto .
Un altro servizio fornito dagli ecosistemi naturali consiste nel preservare  nuovi geni di incalcolabile valore, per i programmi futuri,di miglioramento genetico.
Si può ,e si deve ,esaminare la natura con i suoi ecosistemi ,non solo dal punto di vista dei beni che ci forniscono direttamente,ossia cibo ,fibra ecc,ma  anche in termini  di capacità  di  offrire servizi  ecologici .
Perciò ogni riduzione della biodiversità minaccia ed intacca  numerosi ed essenziali servizi per la vita del pianeta        

giovedì 29 marzo 2012

I limiti dello sviluppo

 Quaranta anni fa, quando lessi I limiti dello sviluppo, già pensavo che la crescita nell’uso delle risorse globali (la popolazione per l’uso delle risorse procapite) si sarebbe arrestata entro i successivi quaranta anni. L’analisi su modello del gruppo Meadows costituì una conferma forte di ciò che suggeriva il buon senso e che si basava sui principi che risalivano almeno a Malthus e ad altri economisti classici precedenti.    
Ora sono passati proprio quarant’anni e la crescita economica è ancora l'obiettivo numero uno della politica di quasi tutte le nazioni – questo è innegabile. Gli economisti della crescita sostengono che i “neo-malthusiani” si sono semplicemente sbagliati, e che continueremo a crescere. Ma io penso che la crescita economica sia già finita nel senso che la crescita che continua è ora antieconomica – costa di più del suo valore marginale e ci rende sempre più poveri invece che più ricchi. Noi la chiamiamo ancora crescita economica, o semplicemente “sviluppo”, nella confusa convinzione che la crescita debba essere sempre economica. Io sono convinto che noi, specialmente nei Paesi ricchi, abbiamo raggiunto il limite della crescita economica ma non lo sappiamo, e disperatamente nascondiamo questo fatto con bilanci nazionali fallaci, perché lo sviluppo è il nostro idolo e smettere di adorarlo sarebbe una bestemmia.
Mi potreste chiedere se vorrei vivere al freddo e nell’oscurità in una caverna piuttosto che accettare tutti i benefici storici dello sviluppo. Naturalmente no. A mio parere il cumulo dei benefici complessivi dello sviluppo sono più grandi dei costi totali, anche se alcuni storici dell’economia non sono completamente d’accordo. In ogni caso non possiamo modificare il passato e dobbiamo essere grati a coloro che hanno sostenuto i costi per creare la ricchezza di cui oggi godiamo. Ma, come qualunque economista dovrebbe sapere, sono i costi e i benefici marginali (non quelli totali) rilevanti per determinare quando la crescita diventa antieconomica. I benefici marginali diminuiscono perché noi siamo portati a soddisfare prima i nostri bisogni più urgenti; i costi marginali aumentano perché noi usiamo prima le risorse più accessibili e sacrifichiamo gli ecosistemi meno vitali man mano che la crescita va avanti (conversione della natura in manufatti artificiali). I benefici marginali della terza automobile valgono quanto i costi marginali degli sconvolgimenti climatici e l’aumento del livello del mare? Il calo dei benefici marginali bilancerà  l'aumento dei costi marginali finché i benefici netti saranno positivi - nei fatti questo sarà vero sino a quando i benefici netti cumulativi di crescita del passato non avranno raggiunto il massimo! Nessuno è contrario a essere più ricco, almeno fino a un livello sufficiente di ricchezza. Che essere ricchi sia meglio che essere poveri è vero per definizione. Che la crescita ci faccia sempre più ricchi è però un errore elementare anche nella logica di base dell’economia standard.

Come suggerito sopra non vogliamo veramente sapere quando la crescita diventa antieconomica, perché allora dovremmo smettere di crescere in quel momento - ma non sappiamo come gestire uno stato stazionario dell'economia, e siamo religiosamente fedeli alla ideologia del "no limits". Vogliamo credere che la crescita possa "curare la povertà" senza condivisione e senza limiti alle dimensioni della «nicchia umana» sulla Terra. Per mantenere questa illusione confondiamo due distinti significati del termine "crescita economica". A volte ci si riferisce alla crescita di quella che chiamiamo economia (il sottosistema fisico del nostro mondo costituito dalle popolazioni con la loro ricchezza, e i flussi di produzione e consumo). Quando l'economia diventa fisicamente più grande noi chiamiamo questo "crescita economica". Ma il termine ha anche un secondo significato molto diverso - se la crescita di qualcosa fa sì che i benefici aumentino più rapidamente dei costi anche questa noi la chiamiamo "crescita economica" poiché la crescita è economica nel senso che produce un beneficio netto o un profitto. Orbene, la "crescita economica" nel primo senso comporta "crescita economica" nel secondo senso? No, assolutamente no. L'idea che una economia più grande debba sempre farci più ricchi è pura illusione.
Che gli economisti debbano contribuire a questa confusione è sconcertante perché tutto nella microeconomia è dedicato a trovare la scala ottimale per una determinata attività - il punto oltre il quale i costi marginali superano i benefici marginali e un'ulteriore crescita sarebbe antieconomica. La formula Ricavo marginale = Costo marginale è anche chiamata "la regola del quando fermarsi" nella crescita di un'impresa. Come mai questa semplice regola logica di ottimizzazione scompare in macroeconomia? Perché la crescita in macro-economia non è soggetta ad una analoga "regola del quando smettere"?
Ci rendiamo conto che tutte le attività microeconomiche sono parti del sistema più grande macroeconomico, e la loro crescita provoca lo spostamento e il sacrificio di altre parti del sistema. Ma la macro-economia è pensata per essere un tutt'uno e quando si espande, presumibilmente nel vuoto, non dovrebbe muovere nulla, e quindi non causare alcun costo. Ma questo è falso, naturalmente. Anche la macroeconomia è una parte, un sottosistema della biosfera, una parte dell’economia più grande degli ecosistemi naturali. La crescita della macro-economia impone anche un costo crescente di opportunità legato alla riduzione del capitale naturale, che ad un certo punto bloccherà una ulteriore crescita.
Ma alcuni dicono che se la nostra misura empirica della crescita è il PIL, che si basa sull'acquisto e la vendita volontaria di beni e servizi in regime di libero mercato, allora questo garantisce che la crescita sia sempre costituita da beni e non "mali." Questo perché la gente volontariamente acquisterebbe solo beni. Se la gente, infatti, si comprasse un «male» allora dovremmo ridefinirlo come un bene! Ma questa strada non ci porta lontano. Il libero mercato non dà un prezzo ai "mali". Ciò nonostante i mali sono inevitabilmente prodotti in aggiunta ai beni. Siccome ai mali non viene attribuito un prezzo, non si possono sottrarre dal PIL - che invece registra la produzione aggiuntiva di anti-mali (che hanno un prezzo), e li classifica come beni. Per esempio, non sottraiamo al PIL il costo dell'inquinamento come un male, ma aggiungiamo al PIL il costo degli interventi anti-inquinamento come un bene. Questa è contabilità asimmetrica. Inoltre consideriamo il consumo del capitale naturale (l'esaurimento di miniere, pozzi, falde acquifere, foreste, riserve di pesca, suolo fertile, ecc.) come se si trattasse di reddito piuttosto che perdita di capitale - un colossale errore contabile. Paradossalmente, di conseguenza, quali che siano le altre cose misurabili col PIL, esso è anche il miglior indice statistico che abbiamo dell'aggregato di inquinamento, esaurimento, congestione, e perdita di biodiversità. L'economista Kenneth Boulding ha suggerito, con un pizzico d'ironia, di ribattezzare il PIL chiamandolo CIL (Costo interno lordo). Quantomeno dovremmo mettere costi e benefici in una contabilità separata per il confronto. Gli economisti e gli psicologi stanno scoprendo che, al di là di una soglia di sufficienza, la correlazione positiva tra il PIL e la felicità autostimata scompare. Questo fatto non è sorprendente perché il PIL non è mai stato inteso come una misura della felicità o del benessere, ma solo di attività, alcune delle quali gioiose, alcune benefiche, alcune necessarie, alcune correttive, alcune banali, alcune dannose, ed alcune stupide.
In sintesi, la crescita economica nel significato 1 (scala) può diventare, e negli Stati Uniti è diventata, crescita antieconomica nel senso 2 (benefici netti). Ed è il significato 2 che conta di più. Penso che I limiti dello sviluppo nel senso 2 siano stati raggiunti negli ultimi quaranta anni, ma noi abbiamo volontariamente rimosso questo fatto, con grande danno della maggior parte di noi, ma a beneficio di una minoranza elitaria che continua a propagandare l'ideologia della crescita, perché ha trovato il modo di privatizzare i benefici della crescita e, nel mentre, socializzarne i sempre crescenti costi. La grande domanda che mi faccio è se sarà possibile negare, illudersi e oscurare questa realtà anche per i prossimi quarant'anni. Se continuiamo a negare il limite alla crescita economica quanto tempo ci resta prima di schiantarci in maniera catastrofica contro i limiti biofisici? Spero che nei prossimi 40 anni possiamo finalmente riconoscere e adattarci ai limiti di una economia più sostenibile. L'adattamento significa passare da uno stato di crescita ad un stato stazionario dell'economia, uno stato quasi certamente di scala più piccola di quella attuale. Con scala intendo dimensioni fisiche dell'economia compatibili con l'ecosistema, che possono probabilmente essere misurate al meglio in termini di throughput delle risorse. E, ironia della sorte, il miglior indice esistente che abbiamo di throughput è probabilmente il PIL reale!
Devo confessare la sorpresa che la «negazione» abbia  resistito per 40 anni. Penso che il risveglio richiederà qualcosa tipo pentimento e conversione, per dirla in termini religiosi. È ozioso "prevedere" se avremo la forza spirituale e la chiarezza razionale per una tale conversione. La previsione della direzione della storia si fonda su un determinismo che nega che scopo e impegno siano fattori causali indipendenti. Nessuno ottiene un premio per predire il suo comportamento. La previsione del comportamento degli altri è problematica, poiché gli altri sono simili a noi. Se siamo davvero deterministi allora non importa ciò che prevediamo - anche le nostre previsioni sono determinate. Essendo un non-determinista io spero, e lavoro, per giungere alla fine della «crescita-mania» entro i prossimi 40 anni. Questa è la mia personale scommessa sul futuro a medio termine. Quanta fiducia pongo nel vincere questa scommessa? Circa il 30%, forse. È del tutto plausibile infatti che esauriremo completamente  le risorse della terra e i sistemi di supporto vitale in tentativi rovinosamente costosi di crescere comunque, forse con la conquista militare delle risorse di altre nazioni e dei restanti beni comuni, forse con il tentativo di conquista della "frontiera alta" dello spazio. Molti pensano che solo perché abbiamo gestito un paio di acrobazie spaziali con equipaggio e con spese enormi la fantascienza della colonizzazione dello spazio siderale sia tecnicamente, economicamente, politicamente, ed eticamente praticabile. E queste sono le stesse persone che ci dicono che lo stato stazionario dell'economia sulla terra è un compito troppo difficile da realizzare.

                                                                                                                                  di Herman Daly 
da The Next Forty Years, Jorgen Randers  

lunedì 26 marzo 2012

Dalla lettura della mano all’analisi in laboratorio dei telomeri.



Giuseppe Bivona



Alice   fini di leggere  l’articolo e con tono sconsolato disse:  Aveva ragione Martin Heindegger“Solo un dio potrà salvarci!
Una volta ,nel tempo incantato per leggere il futuro, porgevamo la mano alla zingara, scrutando la “linea “ della vita , del cuore ,della salute….. ora il disincanto, bastano alcune gocce di sangue e in laboratorio vi svelano l’arcano!“ Piegò il giornale  e lo passò al Gufo “ Leggilo”, disse
Il quotidiano era “The Indipendent” in cui era apparsa la notizia che attraverso l’esame del sangue e con una spesa di circa 500 euro  sapremo  quanto ci resta da…vivere. Il test è stato messo a punto da Maria Blasco dello Spanisch National Cancer Resaerch Centre di Madrid denominato “Life Length” : Sappiamo ,-Dice la Blasco- “ che le persone nate con telomeri corti  rispetto al normale hanno una durata di vita più breve , molto probabilmente varrà il contrario”
Alice,si chiedeva   perplessa come  reagiranno le persone che risulteranno destinati  ad avere una vecchia breve se non addirittura inesistente , oggi,vivere  con la speranza di una vita lunga è fondamentale! E come si sarebbero comportate le società assicurative? E le nostre scelte di “coppia”   saranno condizionati?  Quale scenario si apre sul futuro di questo mondo cosi perfetto, razionale, calcolante? Il Gufo fini di leggere l’articolo e rispose:” Cara Alice siamo ormai a pieno titolo nell’età della “tecnica”   la nostra tragedia “umana” è duplice: non siamo preparati “culturalmente”  a questi cambiamenti e, quello ancora più grave, che non possediamo un pensiero “alternativo” capace di proporci soluzioni diverse  a quelle oggi imperanti”.
 Alice , però ,non era del tutto convinta , in fondo la scienza e le applicazioni della tecnica hanno consentito di elevare la qualità della vita.  La scienza indaga, la tecnica applica è pur vero che l’utilizzazione  talvolta viene indirizzata in “malo modo”destinata  a fini non certo nobili !”.
 “ Non sono d’accordo”- disse il Gufo- “ la tecnica , diversamente dalla tecnologia ,nella sua vera espressione deve essere intesa come la forma più  alta di razionalità  raggiunta dall’uomo ,è il fondamento del nostro modo di pensare  , è un pensiero pratico ,calcolante   a cui interessa il risultato ,l’efficienza  , non usa più parole superflue, discorsi retorici , anzi per farla breve si serve dei numeri ,imita il calcolatore col sistema binario ,zero ,uno .Risponde  pragmaticamente ad un imperativo: ottenere il massimo risultato con un minimo  dispendio di mezzi “ .
 Alice continuava  ad avere delle riserve questa ”tecnica” in fondo… le ricordava qualcosa….” Ma si ! disse ,”alcuni anni fa ho visto al teatro greco di Siracusa la tragedia di Eschilo “ Prometeo incatenato” , in breve Giove aveva dato incarico ad Epimeteo,, di assegnare ad ogni animale del creato la sua “virtù”  ovvero le qualità istintive, ma come dice lo stesso nome Epimeteo , colui che pensa dopo,improvvido, esaurì le virtù ,lasciandone privo l’uomo. Giove mosso da pietà per i poveri uomini, decise di ovviare inviando sulla terra il fratello Prometeo , colui che pensa in anticipo , previgente  e con la sua virtù ,insegnò  agli uomini la “tecnica”  tra cui quella del fuoco. Fu cosi che gli uomini da esseri impauriti ,muti ed indifesi, organizzarono la mente e conquistarono dignità e prestigio” .
“ Ma tu dimentichi -,disse il Gufo -che per questo Giove fece incatenare Prometeo su una montagna ed ogni giorno una aquila perforava il suo ventre beccandogli il fegato! E dovresti ricordare che quando il coro chiede a Prometeo, se oltre al fuoco ,agli uomini, abbia dato “cieche speranze”, Prometeo risponde di si, e  il coro ribatte  :“che ben ti stia ,questa punizione!”  .
 “ Ma per gli antichi la natura era lo scenario entro cui si svolgeva la vita ora madre affettuosa ,ora matrigna ,per dirla con Leopardi.”  disse Alice.
Be, non tutti gli antichi si rapportavano con la natura allo stesso modo : c’è  una sostanziale differenza  tra la visione greca ,in cui la natura è l’entità che nessun uomo, nessun dio fece , che  sempre  è stata e sempre sarà , perciò l’uomo è “giusto” se sa “aggiustarsi”  , rapportarsi  con armonia e rispetto alle leggi della natura, la quale è indiscutibilmente superiore alla “tecnica”. Per la cultura giudaica- cristiana invece la natura è stata creata da Dio  e posta al servizio dell’uomo , il quale è collocato al vertice del creato con facoltà  di dominarla e servirsene secondo le sue necessità ”
“Comunque sia- disse Alice -fino all’età moderna la natura non mi sembra fosse stata “violentata”  più di tanto ,a parte qualche disastro, i rapporti tra uomo e l’ambiente  sono vissuti in sostanziale rispetto  o quasi in armonia.  I nostri guai sono iniziati da qualche secolo a questa parte”
“ Non proprio” disse il Gufo il “seme”  fu buttato nel seicento , con Cartesio, Bacone, Galileo,i quali non intendevano più osservare la natura e carpirne qualche segreto , come fossero scolaretti impacciati !  Ma sottopongono la natura  ad una severa indagine  cognitiva, attraverso il cosi detto metodo scientifico, ovvero formulano delle ipotesi , sottopongono la natura a sperimento e se la risposta è positiva , questa costituirà una legge di natura! Altro che antitesi tra scienza e religione ! Qui si consuma un abbraccio mortale .Cosi la scienza viene chiamata a  dare un contributo alla “redenzione” ,  si hai capito bene ,alla “liberazione” dell’uomo dalla condanna  divina di dover guadagnare il pane col sudore della fronte e la donna di partorire con dolori! La scienza diventa cosi la vera ed unica essenza del’umanesimo, l’uomo” possessor et dominator  mundi” .
 Per Alice il discorso non era ancora del tutto chiaro :” Ma se la tecnica o la scienza utilizzano dei mezzi per raggiungere dei fini ,che poi sono il soddisfacimento dei bisogni dell’uomo che “male  ti fo”?
E il Gufo:“Intanto lo sguardo dell’uomo per la natura non è più contemplativo,  trasognato , poetico, ha cambiato interesse , si muove per operare “cambiamenti”. Vedi, cara Alice se porti in un bosco un poeta e un falegname, il primo,   sentirà il canto degli uccelli, e il profumo della ginestra, il secondo è mosso dall’interesse per il legname per fabbricare porte e tavolini, cosi vale per il fiume, la terra”..
Alice , questa volta lo interruppe bruscamente: “ Ma il poeta  , il falegname e tanti altri dovranno alimentarsi o si nutriranno di poesia?”
“ Certo, disse il gufo, noi utilizziamo dei mezzi per raggiungere dei fini e fin qui nulla da eccepire ! Se non  fosse sorto ,uno strano caso ,sollevato dal filosofo Hegel il quale sostenne che un fenomeno di interesse quantitativo se viene ampliato, esteso, coinvolgendo tutto il contesto in cui opera,  si modifica…. Qualitativamente, e a supporto della sua idea portò questo esempio:  se io mi tolgo un capello ho sempre i capelli, se me ne tolgo dieci ho sempre i capelli  e cosi via…ma se me ne tolgo tutti sono …calvo .Al manifestarsi dell’incremento quantitativo alla fine se ne modifica la qualità.
Alice  arricciò il naso:” Scusami ma il tuo discorso  somiglia assai alla tecnica oratoria dei sofisti greci!”
“Proverò a farti un esempio più convincente”  - disse il Gufo- “Tutti  sappiamo che il denaro è nato  come un mezzo per raggiungere determinati fini ovvero soddisfare i bisogni , ebbene , se il denaro è la condizione universale per soddisfare i bisogni ,da mezzo diviene l’unico fine al cui raggiungimento gli uomini sono disposti a fare cose leciti ed illeciti! Insomma da mezzo si è trasmutato in fine, ovvero  lo scopo( per molti ) della ragion di vivere! Dimmi tu, se  al mondo d’oggi il nostro rapporto col denaro è più “vicino” alla definizione di un mezzo oppure ad uno “scopo”!!  
Alice restò perplessa, ma il Gufo continuò : “ Ora la condizione della “tecnica” ha subito la stessa metamorfosi , quante balle siamo costretti a sentire sulla ricerca scientifica , sugli obbiettivi, i nobili fini…No! La tecnica è un gigantesco ,mostruoso apparato autoreferenziale ,che si auto legittima quasi per definizione  ,gli uomini strumenti di questi apparati . Va avanti secondo un percorso perverso: se la tecnica crea disastri sarà sempre la tecnica a proporre le soluzione , non abbiamo via di scampo! “
Alice ora era sconfortata: “ Sai , tutti i nostri guai nascono dall’essere pregni di “culture” ottimiste. Dalla religione : peccato –espiazione-salvezza
Dalla tecnica    : ignoranza- conoscenza- progresso
Dalla politica   : povertà – lotta benessere.
Sembrano tutti mirare ,verso una ed univoca direzione come una freccia scoccata . E se valesse il contrario,ovvero che dall’”età dell’oro” scendiamo sempre “giù” ,come dire che i tempi migliori sono quelli …trascorsi?