La Festa dell’Agricoltura di Santa Ninfa quest’anno non si farà. La decisione è stata assunta dall’Amministrazione comunale dopo un confronto con gli agricoltori, con i membri dell’Associazione Partito Agricolo di Santa Ninfa e con il rappresentante del direttivo della Cia Sicilia Occidentale,
Una scelta dettata dalla volontà di esprimere vicinanza a un comparto che sta attraversando una fase di grave crisi. Secondo l’Amministrazione, in questo momento non ci sono le condizioni per vivere in maniera festosa una manifestazione che ha proprio negli agricoltori i suoi principali protagonisti. Che sia chiaro nessuno imbraccerà un bel nulla, quella di Santa Ninfa è una scelta etica coraggiosa di immensa solidarietà, che solo amministratori straordinari sanno compiere In un contesto di profonda crisi come si fà a festeggiare? scelta che altri sindaci non hanno saputo e voluto compiere, per non turbare la quiete pubblica.... Proprio come veniva fatto in epoca romana. Ripassiamo la storia
Sintesi analitica
Nelle fasi di acuta scarsità alimentare (inopia o caritas annonae), la società romana conosceva profonde alterazioni nelle dinamiche sociali, nelle condotte politiche e nelle abitudini quotidiane.
1. Il comportamento dei Regnanti: Gestione dell'emergenza, espulsioni e pressione sociale
L'espulsione delle "bocche improduttive"
- L'imperatore Augusto (6 d.C.): A seguito di una gravissima carestia che colpì la capitale, Augusto ordinò l'espulsione temporanea da Roma degli schiavi messi in vendita, dei gladiatori e di tutti gli stranieri (peregrini), a eccezione dei medici e dei maestri di scuola (Svetonio, Augustus, 42; Cassio Dione, LV, 26). Ridusse inoltre il seguito dei magistrati ed esportò parte della corte fuori città.
- Tardo impero (384 d.C.): Lo storico Ammiano Marcellino (Res Gestae, XIV, 6, 19) narra con sottile ironia che, durante una grave carestia a Roma, vennero scacciati celermente dalla città filosofi, professori e cultori delle arti liberali. Al contrario, furono autorizzati a rimanere ben tremila ballerine (saltatrices) con i relativi cori e musicisti, giudicati indispensabili per il divertimento e la calma della massa plebea.
Controlli sui mercati e punizione degli speculatori
Pressione della piazza sul potere
2. Mutamenti negli usi e costumi del Popolo (Plebs)
- Degrado della dieta quotidiana: Il grano tenero (triticum) veniva sostituito con cereali inferiori come la segale, il farro o la crusca scartata dalla molitura. Nei casi più disperati, le fonti documentano il ricorso a farina di ghiande, erbe di campo e persino legnosi succedanei, con conseguente diffusione di intossicazioni alimentari (come l'ergotismo da cereali parassitati).
- Tensioni sociali e criminalità: Aumentavano i furti e i saccheggi ai depositi di grano (horrea). La plebe si concentrava nei luoghi di distribuzione gratuita (frumentationes), dove la calca e l'attesa snervante degeneravano frequentemente in rissa.
- Resurrezione della superstizione: La carestia veniva interpretata secondo la mentalità romana come una rottura della pax deorum (l'armonia tra la città e le divinità). La popolazione intensificava le visite ai templi, i voti privati e la partecipazione alle consultazioni dei Libri Sibyllini.
3. Si continuavano a celebrare le Feste e i Ludi durante le carestie?
1. Il dovere religioso della Pax Deorum
- Le Cerealia (festa dedicata a Cerere, dea del grano e dei raccolti, celebrata in aprile) si mantenevano con rigore anche in periodi di magra.
Interrompere i Ludi Ceriales proprio mentre scarseggiava il frumento era impensabile: si offrivano sacrifici (come la scrofa porca praecidanea) e si organizzavano corse al Circo Massimo per implorare il ritorno dell'abbondanza. - In momenti di gravissima calamità nazionale venivano addirittura istituiti nuovi giochi espiatori.
È il caso dei Ludi Taurii o dell'intensificazione dei Ludi Saeculares, celebrati per purificare la città da epidemie e carestie.
2. La funzione politica di controllo sociale (Panem et Circenses)
- Offrire spettacoli gratuiti consentiva di canalizzare la rabbia della massa, distrarla dalla morsa della fame e radunare la popolazione in spazi controllati (il Circo Massimo o i teatri) dove i magistrati e l'imperatore potevano mostrare la propria presenza e misurare l'umore popolare.
- Spesso, in occasione dei giochi tenuti durante periodi difficili, i sovrani organizzavano i missilia (lanci di tessere di legno distribuite al pubblico che davano diritto a premi, cibo o piccoli doni in denaro) per placare gli animi dei partecipanti.
Che cosa cambiava nei festeggiamenti?
- Riduzione del lusso privato:
Durante le carestie venivano applicate rigorosamente le leggi suntuarie (leges sumptuariae), che limitavano la spesa massima per i banchetti privati (convivia), proibivano la vendita di cibi esotici o carni prelibate nei mercati e vietavano la somministrazione di bevande alcoliche ed eduli elaborati nelle popinae (le osterie pubbliche). - Conversione dei banchetti pubblici:
I grandi banchetti pubblici gratuiti (epula) legati a certe festività venivano talvolta convertiti in distribuzioni dirette di monete (congiaria) o di razioni essenziali, per evitare lo spreco di materie prime e contenere le manifestazioni ostentative di ricchezza da parte dei patrizi.
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