dott Pieraagelo Piscitiello
Mentre l'Ansa ci ricorda che nel 2029 la pensione sarà a 67 anni e sei mesi, c'è chi in pensione non vuole andarci, neanche con la "forza"
Vediamo di comprendere perchè. alcune amministrazioni mettono a disposizione un team di esperti per aiutare a comprendere il disagio e superare il "lutto"
Il comportamento di chi, pur avendo maturato i requisiti per il pensionamento, nella P.A sceglie deliberatamente di rinunciare al congedo lavorativo per continuare a recarsi in ufficio, colloca l'individuo all'interno di un evitamento disfunzionale o patologico del vuoto esistenziale.
1. Dimensioni Sociali e Relazionali
Sul piano sociologico, il lavoro non costituisce soltanto una fonte di sostentamento economico, ma rappresenta l'infrastruttura primaria su cui la società occidentale moderna costruisce il valore dell'individuo.
Identità di Status e Valore Sociale: Nella cultura contemporanea smettere di lavorare viene spesso percepito, inconsciamente o culturalmente, come un declassamento o un passaggio alla condizione di "inattivo".difficilmente da colmare con altri interessi se mai coltivati prima (familiare, tempo libero, viaggi, attività sportiva, culturale, politica ect) La Struttura della Rete Interpersonale: L'ufficio funge da microsistema relazionale primario secondario e terziario Per costoro, i colleghi, i superiori , i sottoposti costituiscono l'unica vera rete di socializzazione quotidiana. Rinunciare al lavoro significa recidere bruscamente questi legami, esponendosi al rischio di isolamento o ad un profondo impoverimento relazionale, quasi vitale Dinamiche Familiari e Riscrittura dei Ruoli: Il prolungamento della presenza in ufficio agisce talvolta come "zona cuscinetto" rispetto al rientro permanente nella sfera domestica. La presenza costante a casa può alterare equilibri di coppia consolidati negli anni o far emergere nodi irrisolti (ad esempio la sindrome di gelosia). L'ufficio diventa uno spazio protetto di autonomia dove mantenere un ruolo definito.
2. Dimensioni Psicologiche e Identitarie
Dal punto di vista psicologico e intrapsichico, la scelta di non andare in pensione tocca i nuclei più profondi del Sé, della percezione del tempo e dei meccanismi di difesa dell'Io.
Over-identificazione e Lutto Identitario: Quando l'Io della persona è stato per decenni ancorato al ruolo professionale ("Io sono il mio lavoro"), l'idea della pensione scatena un'angoscia identitaria. Senza il titolo, la scrivania, il pc e le mansioni, il soggetto non sa più definire chi è. Il pensionamento viene vissuto non come un meritato riposo, ma come una mutilazione del Sé o un "lutto" che si tenta di evitare non smettendo di lavorare.
Iper-strutturazione del Tempo e Locus of Control: L'ambiente lavorativo offre una griglia temporale ed emotiva prefissata (orari, scadenze, obiettivi, compiti). Questa cornice solleva l'individuo dalla necessità di auto-organizzare la propria esistenza. La prospettiva del tempo libero indeterminato genera horror vacui (paura del vuoto) e ansia da disorientamento. Mantenersi al lavoro garantisce il mantenimento di un locus of control interno percepito: la sensazione di padroneggiare la propria vita attraverso la routine dell'ufficio3. Inquadramento e Risvolti Psichiatrici
In ambito psicopatologico e psichiatrico l'incapacità di staccarsi dal lavoro può configurarsi come espressione di quadri clinici specifici.
Workaholism (Dipendenza dall'ufficio): Riconosciuto come una forma di dipendenza comportamentale (behavioral addiction). Il workaholic non lavora più per piacere o necessità, ma per una compulsione interna incoercibile. In questa cornice, il raggiungimento dell'età pensionabile equivale alla rimozione della "sostanza": la sola idea di non lavorare scatena vere e proprie crisi d'ansia, irrequietezza psicomotoria e sintomi di astinenza emotiva.
Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità (TPOCPD): Caratterizzato da dedizione all'ufficio a scapito delle attività ricreative e delle amicizie, con rigidità, perfezionismo e bisogno assoluto di controllo. Per un soggetto con tratti TPOCPD, interrompere la routine lavorativa rompe lo schema organizzativo che tiene a bada l'angoscia di disorganizzazione interna, già manifestata anche nei fine settimana o nel periodo delle ferie (spesso rinunciano a utilizzare a tutte le ferie) Depressione Mascherata o Sottosoglia: Molti individui utilizzano l'ufficio, come meccanismo di coping per difendersi da sentimenti di vuoto, anedonia o vissuti depressivi latenti. Il lavoro funziona da "antidepressivo esogeno"; togliere la struttura d'ufficio significherebbe far emergere una sintomatologia depressiva profonda finora compensata. Compensazione Narcisistica e Paura del Crollo: In personalità con spiccati tratti narcisistici, il ruolo di potere, la leadership o la centralità in ufficio sono indispensabili per alimentare l'autostima e nascondere sentimenti di fragilità. Accettare la pensione viene vissuto come una ferita narcisistica insostenibile, una resa all'invisibilità che può portare al crollo della stima di sé o a reazioni paranoidi verso chi subentra nel ruolo.
L'Approccio Disfunzionale (Evitamento e Rigidità): Se la rinuncia alla pensione è dettata dalla terrore del vuoto, dall'incapacità di vivere al di fuori dei binari lavorativi o da compulsione, il comportamento rivela un blocco evolutivo. In questi casi, un supporto psicologico mirato facilita la riscoperta del proprio valore al di là della produzione e aiuta l'elaborazione del passaggio ad una nuova fase della vita.Infine il fenomeno è tipico dei luoghi retrogradi , perchè di regola il dipendente sano, fugge dall'ambiente di lavoro il prima possibile per coltivare veri e propri interessi, non certo quelli dell'ufficio.Ecco spiegato perchè alcune amministrazioni sane mettono a disposizione un team di esperti per aiutare a comprendere il disagio e superare il "lutto"
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