domenica 10 dicembre 2023

La paternità culturale delle De.Co. e la Sentenza n. 75/2023:

 NinoSutera

 Ricostruzione storica, implicazioni giuridiche e ruolo della 

Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo

Abstract

La Denominazione Comunale (De.Co.), ideata da Luigi Veronelli negli anni ’90, è uno strumento di valorizzazione e salvaguardia dell' identità, fondato sulla potestà del Comune di riconoscere e documentare espressioni materiali e immateriali del territorio. Per oltre vent’anni, la De.Co. è stata oggetto di interpretazioni divergenti, spesso improprie, che l’hanno assimilata a un marchio di qualità o a un dispositivo certificativo. La sentenza n. 75/2023 della Corte Costituzionale ha chiarito definitivamente la natura culturale e non certificativa della De.Co., restituendola alla sua matrice veronelliana. Nonostante ciò, anche nel periodo successivo alla sentenza, alcuni documenti istituzionali —   pubblicati in Gazzetta Ufficiale — continuano ad attribuire la paternità della De.Co. a origini casuali o indeterminate, ignorando la genealogia culturale e politica che ne ha determinato la nascita. Questo articolo ricostruisce criticamente la storia della De.Co., analizza la portata della sentenza e discute le implicazioni epistemologiche della persistente “attribuzione al caso”. Inoltre, approfondisce il ruolo della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo, dal 2013 principale soggetto scientifico e istituzionale impegnato nel recupero della matrice veronelliana, nella definizione di metodologie identitarie e nella tutela della corretta interpretazione dell’istituto. L’obiettivo è restituire alla De.Co. la sua legittima collocazione teorica e storica, riaffermando la centralità del pensiero veronelliano nel rapporto tra territorio, identità e amministrazione pubblica.

1. Introduzione

La Denominazione Comunale (De.Co.) costituisce uno degli strumenti più originali del panorama identitario italiano. Ideata da Luigi Veronelli, essa nasce come atto politico del sindaco, volto a riconoscere e documentare elementi identitari del territorio. Nonostante questa matrice culturale, la De.Co. è stata per lungo tempo oggetto di fraintendimenti, sovrapposizioni concettuali e interpretazioni tecniche improprie. La sentenza n. 75/2023 della Corte Costituzionale ha finalmente chiarito la natura dell’istituto, ma non ha impedito che, nel periodo successivo, si diffondessero documenti ufficiali che attribuiscono la paternità della De.Co. a origini casuali o non riconducibili a Veronelli. In questo quadro, assume rilievo crescente il ruolo della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo, che opera come soggetto scientifico e istituzionale impegnato nella tutela della corretta interpretazione dell’istituto.


 

2. La filosofia veronelliana e la genesi delle De.Co.

2.1. Veronelli e la democrazia territoriale

Luigi Veronelli concepisce la De.Co. come strumento di democrazia territoriale, fondato sulla responsabilità del Comune nel riconoscere e tutelare le espressioni identitarie della comunità. La De.Co. non nasce come marchio, ma come archivio civico: un dispositivo di memoria, narrazione e responsabilità pubblica.

2.2. Le fonti veronelliane

Gli scritti di Veronelli tra il 1998 e il 2004 mostrano chiaramente che la De.Co. è pensata come atto politico e culturale, non come certificazione tecnica. La sua funzione è identitaria, non economica; comunitaria, non commerciale.

3. La Sentenza n. 75/2023 della Corte Costituzionale

La Corte Costituzionale ha stabilito che:

  • la De.Co. è un atto politico del sindaco e non un marchio di qualità;
  • non può prevedere disciplinari vincolanti né procedure certificative,ne loghi;
  • è espressione della potestà comunale di riconoscere elementi culturali del territorio;
  • non è assimilabile ai regimi DOP/IGP né ad altri sistemi di certificazione agroalimentare.

La sentenza restituisce la De.Co. alla sua matrice veronelliana, archiviando anni di interpretazioni improprie.

4. La paternità “attribuita al caso”: un problema epistemologico e istituzionale

Nonostante la chiarezza della sentenza, alcuni documenti istituzionali successivi — inclusi atti pubblicati in G.U. — continuano a ignorare la storia della De.Co., attribuendone la nascita a:

  • prassi amministrative spontanee;
  • iniziative locali non collegate alla tradizione veronelliana;
  • origini   indeterminate;
  • evoluzioni normative casuali.

Questa “attribuzione al caso” non è solo un errore storiografico: è un vulnus epistemologico che indebolisce la legittimità della De.Co. come strumento identitario.


 

5. Il ruolo della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo

5.1. Custodire la matrice veronelliana

La Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo è oggi il principale soggetto scientifico e istituzionale impegnato nel recupero, nella tutela e nello sviluppo della matrice veronelliana. La Rete opera come:

  • istituzione culturale che custodisce la genealogia della De.Co.;
  • centro di ricerca che produce metodologie identitarie;
  • struttura di accompagnamento per i Comuni che adottano la De.Co. nel rispetto della sentenza n. 75/2023 già dal 2013;
  • garante epistemologico contro le distorsioni interpretative.

5.2. La Banca del GeniusLoci DeCo

La Banca del GeniusLoci DeCo, istituzione non-profit della Rete, rappresenta l’evoluzione più coerente della visione veronelliana: un archivio identitario nazionale che censisce, documenta e valorizza elementi culturali locali, restituendo alla De.Co. la sua funzione originaria di memoria civica.

5.3. La Rete come infrastruttura scientifica

La Rete ha sviluppato:

  • un vocabolario identitario nazionale non omologante;
  • un format metodologico in 12 passi per i Comuni;
  • linee guida conformi alla sentenza n. 75/2023;
  • un modello di governance che distingue nettamente identità e qualità.

In questo senso, la Rete rappresenta oggi la traduzione istituzionale contemporanea del pensiero veronelliano.



6. Conclusioni

La De.Co. è uno strumento identitario unico nel panorama italiano. La sentenza n. 75/2023 ha chiarito la sua natura, ma la persistenza di interpretazioni improprie impone un lavoro scientifico rigoroso di ricostruzione storica. In questo quadro, la Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo svolge un ruolo decisivo: custodisce la genealogia veronelliana, produce metodologie identitarie e garantisce la corretta interpretazione dell’istituto. Riconoscere la paternità veronelliana non è un atto celebrativo: è una necessità epistemologica per garantire la coerenza dell’istituto e la sua efficacia culturale.


 


Bibliografia

Fonti primarie

  • Corte Costituzionale, Sentenza n. 75/2023, G.U. Serie Speciale Corte Costituzionale, 2023.
  • Veronelli, L., Scritti civili e territoriali, Milano, 1998–2004.

Studi e riferimenti teorici

  • Montanari, M., Il cibo come cultura, Roma-Bari, Laterza, 2004.
  • Petrini, C., Buono, pulito e giusto, Torino, Slow Food Editore, 2005.
  • Guastini, A., Interpretazione e significato degli atti amministrativi, Bologna, Il Mulino, 2010.

Documenti istituzionali e metodologici

  • Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo, Linee guida  , 2013–2024.
  • Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo, Format Borghi GeniusLoci DeCo, 2023.
  • Banca del GeniusLoci DeCo, Documenti di missione e criteri identitari, 2018.
  • Ministero dell’Agricoltura, Quadro normativo sulle produzioni agroalimentari tradizionali, Roma, varie edizioni.

 


sabato 9 dicembre 2023

“𝗨𝗻 𝘀𝗲𝗰𝗼𝗹𝗼 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝗾𝘂𝗶𝗲𝘁𝘂𝗱𝗶𝗻𝗶"

 

 Viaggio in settantacinque anni di storia di Menfi. Sabato 23, alle ore 17:30 presso la Biblioteca Comunale di Menfi, la presentazione del libro di 𝗩𝗶𝗻𝗰𝗲𝗻𝘇𝗼 𝗟𝗼𝘁𝗮̀ e 𝗥𝗼𝗰𝗰𝗼 𝗥𝗶𝗽𝗼𝗿𝘁𝗲𝗹𝗹𝗮



Una analisi dettagliata in 325 pagine, un lavoro di tre anni che porta la firma di Vincenzo Lotà e Rocco Riportella.

“I temi e le fonti di questo lavoro parlano di una terra e di una comunità presso cui proprietà e servilismo erano retaggi tenaci e permanenti, in un tempo in cui una Dinastia s’avviava a concludere esausta il suo lungo dominio; illustrano uomini che tante idee maturarono e proposero e tante altre ne contrastarono e combatterono, pur di conferire alle generazioni il diritto a scegliersi il loro futuro” commenta l’autore Vincenzo Lotà che aggiunge “A questo difficile e doloroso tentativo siciliano di riscatto umano e di affermazione del cittadino la comunità menfitana fu attivamente partecipe e questo saggio ne è testimonianza”.

𝗩𝗶𝗻𝗰𝗲𝗻𝘇𝗼 𝗟𝗼𝘁𝗮̀ è nato e vive a Menfi. Architetto, ha lavorato al Dipartimento della Programmazione della Regione Siciliana con l’incarico di Dirigente. Più volte Sindaco di Menfi, ha curato e pubblicato vari contributi nel settore dell’urbanistica e della programmazione economica e territoriale, tra cui Il progetto di Menfi: una proposta per la gestione del territorio, in “Il progetto urbano di Menfi” (1988), Menfi, una strategia operativa, in “I piani di Bruno Gabrielli”, 1995. Autore di "Uomini senza cappotto. Viaggio nella memoria di un lembo di terra salmastro" (2018).

𝗥𝗼𝗰𝗰𝗼 𝗥𝗶𝗽𝗼𝗿𝘁𝗲𝗹𝗹𝗮, è nato e vive a Menfi. Dirigente amministrativo della sanità in quiescenza, dal 1994 si dedica all’indagine storico-archeologica del territorio in cui vive. Ha svolto la relazione su “L'arte Preistorica del San Giovanni sambucese” all'11° Convegno Internazionale UISPP di Magonza del 1987. Ha moderato, partecipandovi con una sua relazione sul tema “Il territorio di Menfi: dai villaggi indigeni all’età moderna – Excursus storico archeologico del processo agro produttivo”, al Convegno “Alle radici della civiltà del vino in Sicilia” organizzato dalle Cantine Settesoli nel 1999. L’edizione degli atti è stata curata dai Proff. Osvaldo Failla e Gaetano Forni. Ispettore onorario dei Beni Culturali di Menfi per meriti speciali avendo segnalato alle Istituzioni pubbliche siti che, indagati, si sono rivelati di rilevante interesse scientifico. Nel 1998 l'Istituzione Culturale “Federico II” di Menfi gli assegna la Medaglia per “avere concorso ad elevare e diffondere i valori della cultura e dello spirito umano, acquisendo particolare benemerenza verso quest'Istituzione”.

sabato 2 dicembre 2023

Quaderno di Neoruralità "Il sole nel bicchiere"

       

 

                    Pubblico delle grandi occasioni a Menfi in occasione della presentazione del Quaderno di Neoruralità "Il sole nel bicchiere" di Peppino Bivona, moderato magistralmente da Antonella Giovinco, con la partecipazione di Giuseppe Barbera, Giuseppe Bursi, Nino Sutera. 

E' possibile vedere  l'incontro integrale grazie alle riprese dell'Arch. Francesco Graffeo



VIDEO MAHARIA

 



























lunedì 20 novembre 2023

IL MISKE O AGAVE ANDINA. CHE NON È NÉ TEQUILA NÉ MEZCAL

 

VENTICINQUE VARIETÀ DELLE OLTRE TRECENTO SONO REGISTRATE, E TRA QUESTE C'È L'AGAVE AMERICANA, CHIAMATA ANCHE AGAVE BLU, BASE DI UNA BEVANDA ANCESTRALE: IL MISKE O AGAVE ANDINA. CHE NON È NÉ TEQUILA NÉ MEZCAL


Miske, l'antica bevanda autoctona che sta rinascendo in mezzo mondo

È l'unica bevanda ecuadoriana a Denominazione di Origine Ecuador e la sua produzione ha dato vita ad un progetto sociale che mette le donne al centro dell'attenzione di tutti.

Di origine indigena, il chaguarmishqui è una delle bevande più antiche d'America, ma anche la più denigrata per essere stata considerata la bevanda dei cosiddetti indiani , o che è lo stesso, degli indigeni delle Ande. Prodotto principalmente da donne, il suo distillato, miske o misque, è l'unica bevanda ecuadoriana con Denominazione di Origine Ecuador.

Nel cosiddetto centro del mondo,   si trova una piccola distilleria dove viene distillata la linfa dell'agave cactus americana o agave blu, della famiglia delle Agavaceae . Situata sulla terra che separa i due emisferi, Casa Agave nasce dalla rivendicazione di una bevanda ancestrale, dalla tradizione antica, che nasce in mezzo alle Ande, e che fa parte della cultura locale fin dalla creazione dei primi città native di Quito.

“Questo cactus è una pianta dinosauro, è una pianta preistorica. La linfa di agave è stata per migliaia di anni un alimento e una bevanda selvatica per gli abitanti delle Ande; La stessa cosa accade in Messico, dove hanno una cultura ancestrale dell’agave molto forte , con la differenza che quello che lì si chiama pulque, in Ecuador lo chiamiamo miske”, spiega Diego Mora, proprietario e mishquero di Casa Agave. Denigrata per essere l'acqua degli indios o l'acqua dei poveri, la sua importanza all'interno della cultura ecuadoriana cominciò a perdersi. A poco a poco il mestiere del mishquero , della persona che possiede tutte le conoscenze necessarie per l'estrazione del chaguarmishqui, cominciò ad essere lasciato da parte finché Don Virgilio Collahuazo rimase l'ultimo mishquero dell'Ecuador. Diego Mora ha imparato tutto da lui quando 22 anni fa è arrivato nelle valli di Quito per recuperare e valorizzare questo patrimonio ancestrale andino. È così che è nato Casa Agave, un progetto che non si concentra solo sul salvataggio di questa tradizione culturale e gastronomica ecuadoriana nelle mani di nove comunità, ma lavora anche per recuperare una pianta molto speciale proveniente dall'America e tipica della zona.

 

Oltre a vendere chaguarmishqui , Casa Agave produce anche miske, il suo distillato, l'unica bevanda ecuadoriana con Denominazione di Origine Ecuador. Qui i 3.000 litri di linfa di agave che raccolgono ogni mese vengono trasformati in 250 bottiglie di miske, una bevanda che è stata premiata nel 2021 e nel 2022 con un totale di tre medaglie d'oro, una d'argento e una di bronzo al World Spirits. Questi premi sono solo un esempio del lavoro che sta dietro questo progetto sociale che valorizza uno dei patrimoni più antichi delle valli interandine equatoriali, la cultura dell'agave. Ma questa non è l'unica cosa che fanno a Casa Agave, visto che il loro progetto prevede anche un piano di riforestazione con diversi tipi di agave da più di 20 anni e coinvolge tutti coloro che passano davanti alla loro distilleria invitandoli a piantare una piccola agave nella loro distilleria. vivaio per coinvolgerli nel recupero di una pianta ancestrale e di una bevanda tipica di mezzo mondo.

domenica 19 novembre 2023

Gran successo di Tregor Russo a Menfi

 

Pubblico delle grandi occasioni a Menfi presso i locali del Circolo Operai per la presentazione del libro di Tregor Russo,  "SICILIA; L'INCANTO DELL'ESTASI, EPOPEA NEL REGNO DEGLI DEI" se pur l’evento non era tra quelli previsti nel programma finale di Menfi Città italiana del vino 2023.    

 

Dopo i Saluti di Vito Pendola  Presidente del Circolo Operai, Ezio Ferraro ha portato i saluti del Consiglio Comunale.

Nino Sutera, che ha moderato i lavori, ha ribadito il coraggio dell’Autore e del Presidente del Circolo di organizzare un evento culturale in un luogo diverso dai santuari della cultura. Coraggio che è stato ripagato da una sala strapiena di attenti intervenuti sino alla fine dei lavori. E’ stato il primo esperimento destinato a fare scuola.

"Da Artista, Scrittore e Fotoreporter Professionista il mio intento è quello di preservare e fare conoscere l'immenso patrimonio culturale, artistico, monumentale e naturalistico della Sicilia unico al mondo, tramite il proseguo del mio Secondo Grand Tour dell'entroterra della Sicilia intrapreso nell'agosto 2022 con le mie indagini storiche e sopralluoghi professionali.

Dopo “Catarsi Redentrice”, “Al Rintoccar dei Sensi Assopiti” e " Le Ferite Dell'Essere" la casa editrice Melqart Communiction dà alle stampe il 6 marzo 2023 il mio nuovo Quarto Libro "SICILIA; L'INCANTO DELL'ESTASI, EPOPEA NEL REGNO DEGLI DEI", con il mio intento di preservare e far conoscere l'immenso patrimonio culturale, artistico, architettonico, archeologico, monumentale e naturalistico della Sicilia unico al mondo, tramite le mie indagini storiche, fotoreportage e sopralluoghi professionali che ho realizzato per il mio innovativo Grand Tour dell'entroterra Sicilia antica durato due anni esatti dal luglio 2020 al luglio 2022 con 50 Comuni visitati ed inseriti nel Libro, per testimoniarne la storia, le informazioni storiche, l'opulenza dell'arte in tutte le sue forme e sfaccettature, le bellezze monumentali e paesaggistiche della Sicilia più recondita, alla scoperta di rotte turistiche nuove ed emozionanti e molto altro ancora che scoprirete all'interno del Libro che è adatto per tutti."

Alla presentazione del libro "SICILIA; L'INCANTO DELL'ESTASI, EPOPEA NEL REGNO DEGLI DEI" sono seguiti la proiezione dei cortometraggi sempre con la regia d’Autore.

Per la cronaca il lavoro è stato già presentato in venti borghi, in ognuno delle quali l’Autore ha ricevuto apprezzamenti e attestati di stima, da parte dei Sindaci e amministratori locali,   omaggiandolo di riconoscimenti (targhe e/o pergamene)





venerdì 17 novembre 2023

VINO PRESENTATO IL NUOVO MANIFESTO PER L'ANNO 2024 e il riconoscimento di Città Europea del Vino 2024

  L’Alto Piemonte e il Gran Monferrato hanno ricevuto     a Bruxelles dal network RECEVIN (Rete Europea delle Città del Vino), il riconoscimento di Città Europea del Vino 2024, il titolo che a rotazione premia le migliori aziende produttrici di un territorio italiano alternandosi con altre città vignaiole di Portogallo e Spagna. La corona di alloro è stata assegnata per tutto il prossimo anno a venti città piemontesi unite sotto un’unica sigla e un programma condiviso di eventi, meeting, convegni e degustazioni distribuiti sulle provincie di Alessandria, Biella, Novara, VCO e Vercelli nei Comuni di Acqui TermeBarengoBocaBogognoBorgomaneroBrionaBrusnengoCasale MonferratoFara NovareseGattinaraGhemmeGrignascoMaggioraMezzomericoOvadaRomagnano SesiaSizzanoSunoVigliano Biellese e Villa del Bosco.


Il dossier Alto Piemonte Gran Monferrato si è affermato sulla concorrenza per il coinvolgimento di ampi territori e di molti Comuni Città del vino dove alla programmazione ordinaria già pianificata durante l’anno si aggiungerà quella straordinaria legata all’evento. E proprio quest’ultima ha fatto la differenza. Il piatto forte saranno le tavole rotonde, le degustazioni, i convegni e le tematiche di carattere generale riguardanti le politiche comunitarie sulla vitivinicoltura, il mercato, il rapporto tra vino e salute, l’educazione al consumo consapevole e l’identità dei territori. Appuntamenti tutti collegati con un continuo passaggio di testimone da una città all’altra spalmati durante un anno intero che promettono di attirare turisti, curiosi e addetti ai lavori.

Sulla scena internazionale per tutto il 2023 resterà ancora la regione vinicola portoghese del Duoro vincitrice l’anno scorso del titolo. Dal 2024 toccherà ai Piemontesi.

Inoltre è stato scelto il disegno che rappresenterà l’Associazione per il 2024. Il miglior bozzetto è stato realizzato da Emanuele Franchi studente della classe 4G del Corso di Grafica dell’Istituto Enaip di Novara.

Un vigneto che idealmente si tinge dei colori dell’arcobaleno, simbolo di pace e di non violenza, sette colori che esprimono il desiderio di vivere in un territorio rigoglioso senza pericoli o minacce. Questo è ciò che rappresenta il bozzetto scelto per accompagnare l’immagine delle Città del Vino per tutto il 2024.



La professoressa Marika Leonardi, che ha curato la partecipazione dell’Istituto Enaip al concorso indetto – come ogni anno – dall’Associazione Nazionale Città del Vino, ha accolto con felicità la notizia della vittoria, dicendosi molto soddisfatta per l’impegno che tutti gli alunni hanno mostrato nella realizzazione dei bozzetti secondo lo spirito del bando, che quest’anno aveva come tema la Pace con l’obiettivo di dare ai ragazzi una opportunità di riflessione, attraverso il proprio ingegno artistico, su ciò che stiamo vivendo in unione al mondo del vino e alle Città del Vino.






lunedì 13 novembre 2023

“Sicilia: L'incanto dell'Estasi. Epopea nel Regno degli Dei”.

  A Menfi domenica 19 novembre alle ore 17.30 la presentazione del libro presso il Circolo Operai

 

 


Si tratta di un viaggio nei borghi più belli della Sicilia, un innovativo  e completo Grand Tour tra la storia, le informazioni storiche, le bellezze monumentali e paesaggistiche della Sicilia più recondita.

Un Volume che, interamente a colori, apre alla scoperta di rotte turistiche nuove ed emozionali.

Infatti l’Autore Tregor Russo  non si è limitato soltanto a narrare le vicende storiche dei Borghi di cui parla nel Libro, a raccontarne tutti gli aspetti salienti, a realizzare le fotografie degli angoli più caratteristici e importanti, ma, da buon local insider, li ha raggiunti e visitati uno ad uno, incontrando i vari sindaci e le amministrazioni comunali, raccogliendo, sul posto, ulteriori informazioni e dettagli, e parlando de visu con gli abitanti di questi piccoli Comuni, appartenenti a pieno titolo alla Sicilia ed ai suoi misteriosi tesori di culture e bellezze.

I Borghi di cui si racconta nella “Sicilia: L'incanto dell'Estasi, Epopea nel Regno degli Dei” sono cinquanta, dislocati tra tutte le province siciliane, scelti accuratamente dall'Autore dopo una certosina selezione in modo tale da poter sviluppare, per l'intero Libro, un filo conduttore storico, geografico e culturale, e descrivere quegli angoli di Sicilia di cui, a torto, si parla meno e che, invece, andrebbero conosciuti meglio tanto dagli stessi siciliani quanto dai turisti che approdano sull'Isola.

 

il Volume che ha un prezzo di copertina di 29 euro è costituito da 458 pagine  con fotografie a colori, ed è stato arricchito ed accompagnato dal nuovo Cortometraggio realizzato il 25 marzo 2023, il terzo per Tregor Russo come Regista, Attore e Produttore Esecutivo, avendone realizzato il Video Trailer promozionale messo in rete il 2 aprile 2023, mettendo in auge l’Arte, Teatro, Storia, Architettura, Natura e Cultura ove si fondono magistralmente nel meraviglioso centro storico di Palermo!

 

TREGOR RUSSO  oltre ad essere artista internazionale, è insegnante di musica, compositore, arrangiatore, polistrumentista, cantante, scrittore, fotoreporter, poeta, saggista, attore, regista ,direttore artistico e radio speaker.

Ha già pubblicato 3 Libri di poesie, aforismi e saggistica: “Catarsi Redentrice” edito da La Zisa

Edizioni nel 2018, “Al Rintoccar dei Sensi Assopiti” edito da Ex Libris Editore nel 2020   e  “Le

Ferite Dell'Essere” edito da Melqart  Communication Editore nel 2021, oltre ad aver pubblicato in ambito internazionale i suoi 7 Album, Ep e Demo di Musica Metal dal 1997 al 2021.

martedì 17 ottobre 2023

“Il sole nel bicchiere, Menfi e il suo vino”

 Nino Sutera 

Menfi, Città del vino 2023 

Tradizione non è culto delle ceneri, ma custodia del fuoco. Omaggiare la tradizione non è chinare il capo al passato, non è lasciare alle ceneri del ricordo il compito di portare fino a noi le immagini di un tempo ormai andato. Omaggiare la tradizione è ben altro: è mantenere vivo quel fuoco, che brucia vispo nei solchi lasciati dalle vite di chi abita questa terra, e alimentarlo con storie evocative ed emozioni travolgenti. 

Gustav Mahler


        L’Autore, Peppino Bivona  nasce a Menfi, Sicilia, nel 1948. È laureato in Scienze Agrarie. Insegna materie professionali presso istituti agrari e dal 1976 è di ruolo nell’Assistenza Tecnica dell’Ente di Sviluppo Agricolo della Re­gione Siciliana, Direttore Generale in quiescenza dello stesso Ente,   Giornalista, ha scritto diversi articoli per Sicilia Agricola. Attual­mente pubblica articoli sul sito della Libera Università Rurale di cui è il Presidente. Per i Quaderni di Neoruralità ha pubblicato nel 2018 Diario dell'ulivo saraceno e nel 2021 Chicco di sole.

Le storie che leggerete in questo Quaderno di Neoruralità, “Il sole nel bicchiere, Menfi e il suo vino”  raccontano una meravigliosa “favola” che riguarda la Storia di Menfi e del suo territorio. Il vino rappresenta l’epilo­go al quale giungeranno i protagonisti attraverso il succeder­si di travagliati accadimenti, come i molti confronti e scontri che caratterizzarono le scelte più decisive.   La storia delle cantine Settesoli è intimamente legata al territorio  Negli anni a cavallo di questo secolo, Menfi è stata protagonista di una rivoluzione nel settore vitivi­nicolo.

 

La Libera Università Rurale già nel 2014 ha attribuito a Diego Planeta il riconoscimento di Ambasciatore dell'Identità Territoriale  

https://unirurale.blogspot.com/2014/06/inycon-2014-e-geniusloci-deco.html 

 

La Libera Università Rurale compie dieci anni di attività. Tra le iniziative di successo si annoverano: il percorso culturale “Borghi GenusLoci De.Co.” per la salvaguardia, la valorizzazione e la promozione dell’identità dei luoghi attraverso le prelibatezze e le unicità dei territori; la promozione dell’European Rural Parliament, che coordina per l’Italia, una campagna a lungo termine per dare voce alle popolazioni rurali; l’organizzazione di tanti eventi divulgativi; la cura del blog   https://liberauniversitrurale.blogspot.com/

Peppino Bivona,   profondo conoscitore delle tematiche legate al territorio, dall’identità alla storia, dalla cultura locale all’alimentazione, ci consegna un’opera vera, un racconto indelebile, essendo stato artefice e protagonista di una trasformazione agraria, ma anche sociale ed economica del territorio.  

                       Tratto dalla Premessa 

Menfi, Città del vino 2023     

Per molti miei concittadini, e particolarmente i giovani, questo significativo riconoscimento potrà sembrare naturale, quasi ovvio: un territorio dominato dalla coltura della vite, una Cantina sociale tra le più grandi d’Italia, un solido underground culturale che fa del vino addirittura una festa. Sì, Inycon è la massima testimonianza che questa comunità riconosce e celebra a se stessa. Si regala orgogliosamente l’ebbrezza del riposo dopo un anno di dura fatica. È nata da una felice coniugazione tra due istituzioni: il comune di Menfi e le Cantine Settesoli Eppure questo paese, fondato intorno alla prima metà del Seicento per soddisfare le, sempre più crescenti, esigenze di grano delle armate spagnole per la conquista dell’America Latina, non lasciava presagire nulla di questa realtà. Sono trascorsi quasi quattro secoli e noi siamo qui a chiederci come sia stato possibile questo “miracolo”. Protagonisti sono stati i tanti braccianti, mezzadri e contadini che in “forme” diverse assaltarono e frantumarono la secolare realtà feudale, che ancora sussisteva alla fine della Seconda guerra mondiale. Poi, le opere di adduzione dalla diga sul lago Arancio resero irrigue le nostre contrade. Prende così il via un vero e proprio “Rinascimento”  che in pochi decenni trasforma radicalmente lo scenario agricolo ridisegnando il paesaggio. Si passa, infatti, da una “agricoltura senza campagna”, tipicamente feudale, a una campagna dai connotati pur sempre agricoli ma permeati da spazi crescenti indirizzati al turismo. Un turismo dai lineamenti originali che, integrando il godimento della costa, ovvero del suo mare e delle sue spiagge, si estende verso l’entroterra più prossimo, ottimizzando la pressione antropica sul territorio tipica di uno sviluppo sostenibile. Le pagine che leggerete in questo libro cercheranno di raccontarvi questa meravigliosa “favola”. Il vino rappresenta l’epilogo al quale giungeranno i protagonisti attraverso il succedersi di travagliati accadimenti, come i molti confronti-scontri che caratterizzarono le scelte più decisive.  La prefazione è di Giuseppe Bursi, la presentazione di Nicola Cacioppo  e la postfazione di Nino Sutera. Conclude il lavoro il Manifesto sulla Neoruralità

  

lunedì 16 ottobre 2023

I MESTIERI DI MIRKO


 Gianna Bozzali


Una Produzione Rai Contenuti Digitali e Transmediali

 

Le eccellenze della tradizione artigianale siciliana

riscoperte da Mirko Matteucci

 

In esclusiva dal 16 ottobre su RaiPlay

 

 https://drive.google.com/file/d/1K_2xPHs8XVUKFmjmWwn4O5S-3OMUi8V7/view

 

Un viaggio nella terra del sole e del mare alla scoperta delle sue tradizioni artigianali. Dopo il successo delle precedenti edizioni, in esclusiva su RaiPlay dal 16 ottobre, torna “I mestieri di Mirko”, una produzione Rai Contenuti Digitali e Transmediali, con dieci nuovi episodi rilasciati ogni lunedì e interamente dedicati alla Sicilia. Mirko Matteucci l’attraverserà per lungo e per largo, per raccontare l’evoluzione dei lavori antichi che mantengono un legame indissolubile con il territorio e che vengono tenuti in vita dai tanti giovani che - con il giusto rinnovamento - rendono i “mestieri” italiani unici al mondo. Matteucci, accompagnerà il pubblico in questo viaggio con ironia e semplicità, ricoprendo al tempo stesso, il ruolo di cronista e quello di apprendista. E attraverso le sue vicissitudini, metterà in risalto l’abilità dei vari artigiani, rivolgendo una particolare attenzione ai giovani e all’imprenditoria femminile.



In Sicilia, il conduttore scoprirà i colori e il calore della “Vucciria”  di Palermo con la sua Street Food, l’arte incantatrice dell’opera dei pupi, la solennità delle saline, il fascino maestoso dell’Etna con le sue coltivazioni Dop, i viaggi mistici dei carretti siciliani, i suoni arcaici dei tamburi fatti a mano. Un occhio anche alle eccellenze culinarie locali: i cannoli, la cassata e la frutta martorana (ormai brand mondiali)i gamberi di Mazara del Vallo e i vini italiani IGP.

“I mestieri di Mirko” è un programma di Mariano D’Angelo, condotto da Mirko Matteucci per la regia di Paolo Tommasini. 

lunedì 9 ottobre 2023

La Flai Cgil Sicilia e la Fondazione Metes mercoledì presentano uno studio



  La Flai Cgil Sicilia e la Fondazione Metes mercoledì presentano uno studio

 

  “Verso un sistema agroecologico siciliano, per il cibo ‘giusto’, per le foreste, l’ambiente e per la qualità del lavoro”: è il titolo di uno studio a cura della Flai Cgil Sicilia e della Fondazione Metes,  realizzato col contributo di esperti e docenti universitari. Il lavoro sarà presentato mercoledì 11 ottobre alle 15 a Palermo, ai Cantieri culturali alla Zisa, Noz-Nuove officine. Interverranno Massimiliano D’Alessio (Fondazione Metes), Paolo Guarnaccia ( Università di Catania), Francesco Sottile ( Università di Palermo), Massimo Todaro ( Università di Palermo), Franco Andaloro ecologo e biologo marino), Tommaso La Mantia (Università di Palermo), autori degli interventi che compongono lo studio. Le conclusioni saranno del segretario generale della Flai cgil nazionale Giovanni Mininni . Prevista anche  partecipazione del Direttore Generale Dario Cartabellotta e  dell’Assessore regionale all’agricoltura Luca Sammartano  “Vogliamo aprire un dibattito- dice Tonino Russo, segretario generale della Flai Sicilia-  sui temi interconnessi della produzione di cibo, della salute, della salvaguardia del territorio, dell’agricoltura e del lavoro di qualità. Oggi riteniamo che non si stia andando nella direzione giusta- sottolinea-  ma solo in quella del massimo profitto. Un nuovo modello agroecologico in Sicilia è però possibile. Con questo studio auspichiamo si apra una discussione che faccia centrare questo obiettivo”.