martedì 17 gennaio 2012

Le risorse immateriali e lo sviluppo locale


di Fulvio Obici
  La sfida di uno sviluppo sostenibile deve essere colta dal livello locale con un approccio integrato, creativo e fortemente inclusivo - dal punto di vista culturale e sociale, ma soprattutto senza ideologismi e/o derive autoreferenziali, la pena: la perdita secca di credibilità e reputazione agli occhi del singolo cittadino e dei vari gruppi di interesse coinvolti e/o da coinvolgere nei processi locali.
In tale prospettiva di consapevolezza, le iniziative e le azioni riguardanti la costruzione della competitività sostenibile di Impresa e di Territorio devono far leva sul bene relazionale come una delle condizioni essenziali, richiedendo uno continuo sforzo concertato tra tutte parti interessate anche sull’istituzione più immateriale e pur più efficace: il linguaggio.
Lo stesso termine “locale”, pertanto, deve essere attualizzato nel contesto dei fattori che caratterizzano le tendenze  su scala sub continentale, continentale o mondiale di glocalizzazione .
“Glocalizzazione” o “glocalismo” è un termine introdotto dal sociologo Zygmunt Bauman per adeguare il panorama della globalizzazione alle realtà locali, così da studiarne meglio le loro relazioni con gli ambienti internazionali. La glocalizzazione ritiene che il fondamento della società in ogni epoca sia stata ed è la comunità locale, dall'interazione degli individui, organizzati in gruppi sempre più allargati, presenti su un territorio. In tale panorama s’interpreta il termine stesso “locale” ri-proponendolo nel presente articolo con il termine più significativo di “glocale”.
L’approccio “locale” quindi deve significare e consistere soprattutto nello sforzo di networking, sicuramente, più ambizioso di quello che normalmente e a volte stancamente si registra nei comportamenti di ogni giorno.
È necessaria una “azione orientata volontariamente” da una visione condivisa e sviluppata sulla base di una altrettanto condivisa e diffusa leadership per farla vivere nell’ottica delle interdipendenze e dell’integrazione e, soprattutto, nella direzione di un necessario “ridisegno” dell’organizzazione dell’economia dello spazio locale – dal punto di vista dei macroprocessi, dell’articolazione in imprese e sistemi di imprese, delle localizzazioni stesse.
Sul piano culturale e sociale, prima ancora che economico sono necessari una serie di interventi e azioni tra loro sinergici, anche caratterizzati dall’essere strutturali, continui e auto-sostenuti dalla società civile e dall’espressione di una loro sempre maggiore propensione alla cittadinanza attiva (cum-sistenza della cittadinanza d’Impresa e di Cittadino).
Lo sviluppo sostenibile e integrato del Territorio è un obiettivo/compito che deve essere assunto responsabilmente da tutta la collettività. Lo sviluppo sostenibile comporta un salto qualitativo generalizzato per fare leva come Sistema Paese sulla necessaria costruzione di una competitività sostenibile sia d’Impresa, sia Territorio, dal livello locale, sub regionale, a livello regionale, nazionale, europeo e globale.
Nell’ambito dei sistemi locali dal punto di vista economico, sociale e politico spesso si trascura il ruolo sia delle imprese perché caratterizzate da una propensione di responsabilità sociale singolarmente virtuosa, sia della partecipazione più diretta e consapevole dell’intera comunità delle cittadine e dei cittadini.
Si avverte nelle esperienze fatte dagli attori e partner dello sviluppo locale di un singolare deficit di informazione, di formazione, di ascolto reciproco, di comunicazione tra e con anche i cittadini nonché di un deficit di “diffusione” di buone pratiche, pur presenti nei territori regionali italiani ed europei.
Lo sviluppo locale deve, invece basarsi, sulle risorse immateriali che sono direttamente il frutto dei comportamenti e dell’agire del talento umano, tra le quali deve spiccare il bene relazionale.
In altre parole, tra l’altro, la cooperazione interistituzionale tra pubblico e privato, condividendo medisime visioni per traguardare strategie di crescita come quella definita dall’UE: la strategia Europa 2020.
La cooperazione interistituzionale fa ottenere importanti vantaggi in tutte le realtà locali e regionali dell’intera nazione, anche per il fenomeno del trasferimento volontario di modelli virtuosi e/o di buone pratiche.
È fondamentale portare al massimo livello possibile lo sforzo dei gruppi di interesse per sollecitare e sostanziare la cooperazione interistituzionale per lo sviluppo sostenibile e integrato del territorio delle nostre regioni italiane nel quadro anche della più generale Strategia Europa 2020 che riguarda la realizzazione di azioni concrete per una crescita intelligente (promuovendo la conoscenza, l’innovazione, l’istruzione e la società digitale), una crescita sostenibile (rendendo la nostra produzione più efficiente sotto il profilo dell’uso delle risorse, rilanciando nel contempo la nostra competitività) e una crescita inclusiva (incentivando la partecipazione al mercato del lavoro, l’acquisizione di competenze e la lotta alla povertà).
Quanto sopra accennato prefigura, in conclusione, un nuovo concetto del “locale”, ovvero, “glocale”, con una nuova prospettiva nella costruzione di uno sviluppo territoriale, sostenibile e integrato, essenzialmente basato su nuovi processi diffusi di auto-responsabilizzazione e dove le autorità locali e le istituzioni economiche locali hanno un ruolo economico fondante da svolgere, ruolo che è indipendente da, o supplementare a, quello del governo nazionale e in una visione unitaria di sviluppo dell’intero Paese. Altrimenti … il declino e/o la decadenza saranno - faranno - i padroni del nostro futuro.


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