martedì 20 gennaio 2026

Il vento del Progresso

 Il vento del "Progresso"

"da un'iniziativa a un metodo,

 storia di un'ideale vincente" 



  


Questo racconto  non intendiamo stamparlo, per evitare di appesantire la libreria di casa, ma affidarlo alle pagine di questo blog, proprio come faceva con successo Peppino Bivona, e a lui intendiamo dedicarlo.  Al momento non conosciamo neanche di quanti capitoli  sarà composto,  sappiamo però che merita di essere raccontato. Il titolo del racconto deriva dall'ubicazione della cantina,  una terrazza naturale che si affaccia sul mare mediterraneo, dove il vento è un "compagno" inseparabile.  

Perché raccontare questa storia oggi

Ci sono storie che sembrano piccole, ma che contengono dentro di sé la forza di un’epopea. Storie che nascono in luoghi periferici, lontani dai centri del potere, e che proprio per questo hanno qualcosa di universale da insegnare. La storia della Cantina Progresso è una di queste, con tanti attori protagonisti del cambiamento.

È la storia di una comunità che ha imparato a unirsi quando tutto sembrava spingerla verso la divisione. È la storia di uomini e donne che, pur non avendo studiato economia, sociologia o politica, hanno saputo costruire un modello di sviluppo più moderno di molte teorie accademiche. È la storia di un territorio che ha trasformato la propria fragilità in forza, la propria marginalità in identità, la propria povertà in dignità.

Questo lavoro  non è un’operazione nostalgica. Non è un monumento al passato, ne ha la pretesa di raccontare trent'anni di attività, fatta di  successi e di insuccessi. È un atto di riconoscenza verso chi ha avuto il coraggio di scegliere quando scegliere sembrava impossibile. È un invito a guardare al futuro con la stessa determinazione, la stessa lucidità, la stessa fiducia che animò i protagonisti di questa vicenda.

Perché la cooperazione non è un modello del passato. È un modello del futuro. E la storia della Progresso lo dimostra con una chiarezza che non ha bisogno di retorica.

Questo lavoro è dedicato a loro: a chi ha creduto, a chi ha costruito, a chi ha resistito, a chi ha immaginato. E a chi, oggi, continua a portare avanti quella eredità.

Una storia locale che parte da lontano

Ci sono storie che nascono in silenzio, lontano dai riflettori, in luoghi che la geografia ufficiale considera periferici. Storie che non fanno rumore, che non compaiono nei manuali di storia, che non vengono celebrate nei grandi discorsi pubblici. Eppure, sono storie che cambiano la vita delle persone più di qualsiasi legge, più di qualsiasi riforma, più di qualsiasi intervento dall’alto.

La storia della Cantina Progresso è una di queste.

È la storia di un gruppo di contadini che, in un angolo di Sicilia segnato dalla povertà, dalla fatica e dall’isolamento, ha deciso di unirsi per cambiare il proprio destino. È la storia di una comunità che ha imparato a discutere, a scegliere, a rischiare, a innovare. È la storia di un territorio che ha trasformato la propria fragilità in forza, la propria marginalità in identità, la propria tradizione in modernità.

Ma soprattutto, è la storia di un’idea semplice e rivoluzionaria:

“Insieme possiamo fare ciò che da soli è impossibile.”

non era solo uno slogan ma un'idea, animata da un'ideale forte, più forte della fede.

Questa idea, che può sembrare ovvia, non lo era affatto negli anni Sessanta. Non lo era in un contesto in cui ogni famiglia era un mondo a sé, in cui la diffidenza era più forte della fiducia, in cui la sopravvivenza quotidiana lasciava poco spazio alla visione del futuro.

Eppure, proprio in quel contesto, nacquero  delle esperienze cooperative più significative della Sicilia contemporanea, dove il tempo del cambiamento non li ha scalfiti.

Una storia fatta di persone, non di numeri

Questo lavoro  non è un trattato economico. Non è un’analisi tecnica. Non è un documento amministrativo.

È un racconto, a volte anche romanzato, ma terribilmente vero.

Un racconto fatto di:

  • volti,
  • mani,
  • assemblee,
  • discussioni,
  • paure,
  • intuizioni,
  • errori,
  • successi 

È un racconto che mette al centro le persone, i soci, le famiglie,   le donne, i giovani.

Senza di loro, la cooperativa non sarebbe esistita.  

Una storia che parla al presente

Raccontare questa storia oggi non è un esercizio nostalgico. È un atto necessario.

Viviamo in un tempo in cui:

  • le comunità si frammentano,
  • la solitudine cresce,
  • la fiducia diminuisce,
  • il futuro spaventa,
  • l’individualismo sembra l’unica strada.

La storia della Progresso dimostra che esiste un’altra via. Una via fatta di:

  • cooperazione,
  • partecipazione,
  • responsabilità,
  • qualità,
  • visione collettiva.

È una storia che parla al presente e parla al futuro.

Una storia che appartiene a tutti

Anche se questa storia nasce a Menfi, non appartiene solo a Menfi. Appartiene a chiunque creda che il cambiamento sia possibile. Appartiene a chiunque sappia che la dignità non si regala, si conquista. Appartiene a chiunque abbia capito che il futuro non si aspetta: si costruisce.

Questo lavoro è un invito.

Un invito a guardare la cooperazione non come un ricordo, ma come un modello. Non come un’esperienza del passato, ma come una possibilità del presente. Non come un’eccezione, ma come una strada.

Come è concepito?  

  Segue un filo cronologico e tematico 

  • la nascita della cooperazione,
  • la modernizzazione,
  • la qualità,
  • la democrazia interna,
  • la fusione,
  • il lascito,
  • il futuro.

Al momento non conosciamo neanche di quanti capitoli  sarà composto, il racconto, sappiamo però che merita di essere raccontato  

Perché ? 

Perché dimostra che il cambiamento non è un miracolo. È un processo.

Perché dimostra che la modernità non è un tradimento della tradizione. È la sua evoluzione.

Perché dimostra che la cooperazione non è un’utopia. È una pratica.

Perché dimostra che anche nei luoghi più piccoli possono nascere le idee più grandi.

E perché, in un tempo in cui tutto sembra fragile, questa storia ricorda una verità semplice:

quando una comunità si unisce, nulla è impossibile.


Quando si chiude un'epoca  la tentazione è di pensare che la storia sia finita. Che tutto ciò che doveva accadere sia già accaduto. Che i protagonisti abbiano compiuto il loro percorso e che il lettore possa riporre il volume su uno scaffale, come si fa con un oggetto prezioso ma ormai concluso. 

Eppure, la storia della Cantina Progresso non è una storia che si lascia chiudere facilmente. Non è una storia che si lascia archiviare. Non è una storia che appartiene solo al passato.

È una storia che continua a vivere.

Vive nei vigneti che ogni anno si risvegliano. Vive nelle assemblee che ancora oggi discutono, decidono, scelgono. Vive nei giovani che tornano alla terra con occhi nuovi. Vive nelle famiglie che hanno trovato nella cooperazione non solo un reddito, ma una dignità. Vive nei vini che portano il nome di Menfi nel mondo.

La Progresso non è un capitolo chiuso. È un capitolo che ha cambiato forma.

Una storia che ha cambiato il modo di guardare la comunità

La cooperazione ha insegnato a Menfi qualcosa che nessun manuale avrebbe potuto insegnare: che una comunità non è un insieme di individui, ma un organismo vivo. Che la forza non sta nella somma delle parti, ma nella loro unione. Che il futuro non è un destino, ma una costruzione collettiva.

Insomma Menfi è anche un caso studio, perchè per esempio la nascita delle cooperative vitivinicole,  ha di fatto congelato le velleità imprenditoriali, che si sono "liberate" solo agli inizi degli anni 90. Menfi è un territorio dove la cooperazione vitivinicola ha avuto un ruolo totalizzante: ha salvato l’economia agricola negli anni difficili, ha garantito reddito e sbocchi commerciali, ma ha anche creato un ecosistema chiuso, in cui l’imprenditorialità individuale era di fatto assorbita o neutralizzata.

Una storia che parla al presente

Viviamo in un tempo fragile, in cui le comunità si sfaldano, le relazioni si indeboliscono, la fiducia si erode. In cui l’individualismo sembra l’unica strada possibile. In cui il futuro appare spesso come una minaccia più che come una promessa.

La storia della Progresso offre un’altra prospettiva. Ricorda che la cooperazione non è un’idea romantica, ne una prescrizione medica, ma una strategia concreta. Ricorda che la solidarietà non è un lusso, ma una necessità. Ricorda che la partecipazione non è un peso, ma una forza.

Ricorda che il futuro può essere costruito insieme.

Una storia che appartiene a chi verrà

 Perché il futuro ha bisogno di memoria. Ha bisogno di esempi. Ha bisogno di storie che mostrino che il cambiamento è possibile.

La Progresso è una di queste storie.

Una storia che dice ai giovani:

  • Non abbiate paura di innovare.
  • Non abbiate paura di unirvi.
  • Non abbiate paura di scegliere.
  • Non abbiate paura di restare.
  • Non abbiate paura di tornare.

Il futuro non è altrove. Il futuro è qui, dove una comunità ha già dimostrato di saperlo costruire.

Una storia che non finisce

  Continua nelle mani di chi lo legge. Continua nelle scelte quotidiane. Continua nella terra che ogni anno chiede cura. Continua nella cooperazione che ogni anno chiede partecipazione. Continua nel territorio che ogni anno chiede visione.

La Progresso non è un ricordo. È un’eredità. E un’eredità di tanti uomini e donne  che hanno avuto un ruolo di attori protagonisti e vive finché qualcuno la porta avanti.


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