sabato 10 gennaio 2026

UE–Mercosur, in tanti festeggiano.


  il paradosso che protegge l’industria chimica e scarica i rischi sui consumatori


L’accordo commerciale UE–Mercosur porta alla luce una delle contraddizioni più gravi delle politiche europee su agricoltura, salute e commercio. L’Unione Europea vieta l’uso di pesticidi ritenuti pericolosi per la salute e per l’ambiente, ma continua a consentirne la produzione nei propri stabilimenti e la loro esportazione verso Paesi terzi. Oggi, con l’apertura del mercato europeo ai prodotti agricoli del Mercosur, quegli stessi veleni rischiano di rientrare legalmente nell’Unione sotto forma di residui negli alimenti importati.




Sostanze come Atrazina, Paraquat e Clorpirifos sono state bandite in Europa dopo valutazioni scientifiche ufficiali che ne hanno evidenziato effetti cancerogeni, neurotossici o di interferenza endocrina. Eppure, secondo i dati dell’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (ECHA), queste molecole continuano a essere prodotte in Europa, anche in Italia, ed esportate legalmente verso Paesi dell’America Latina. L’Europa non ne vieta la produzione, ma soltanto l’uso nei propri campi, proteggendo di fatto l’industria chimica e scaricando altrove i costi sanitari e ambientali.

Il paradosso è evidente: ciò che è giudicato troppo pericoloso per gli agricoltori europei diventa accettabile se utilizzato altrove, salvo poi rientrare nel mercato europeo attraverso le importazioni. Il sistema di allerta rapido europeo per alimenti e mangimi (RASFF) documenta ogni anno numerosi casi di prodotti bloccati alle frontiere per la presenza di pesticidi non autorizzati, spesso provenienti da Paesi del Mercosur. Non si tratta di un rischio teorico, ma di una dinamica già in atto.

Questa impostazione produce una doppia ingiustizia. Da un lato, gli agricoltori europei sono obbligati a rispettare standard sempre più stringenti, con costi crescenti e redditi in calo; dall’altro, i consumatori rischiano di vedere ridotte le garanzie sulla qualità e sulla sicurezza del cibo. A beneficiare di questo sistema sono le multinazionali chimiche e le filiere agroindustriali globali, mentre vengono penalizzate le piccole e medie aziende agricole e il diritto collettivo a un’alimentazione sicura e trasparente.

Consentire la produzione e l’esportazione di pesticidi vietati e, allo stesso tempo, aprire il mercato europeo a prodotti coltivati con quelle stesse sostanze non è una necessità tecnica, ma una scelta politica precisa. Una scelta che solleva una domanda inevitabile: se una sostanza è giudicata troppo pericolosa per essere usata nei campi europei, perché è considerata accettabile produrla in Europa, esportarla e poi ritrovarla nel cibo che arriva sulle nostre tavole?

Fonti

Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (ECHA) – Regolamento PIC: https://echa.europa.eu/information-on-chemicals/pic

Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) – Clorpirifos: https://www.efsa.europa.eu/en/topics/topic/chlorpyrifos

Corte di Giustizia dell’Unione Europea – Sentenza T-229/04 (Paraquat): https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:62004TJ0229

Sistema di Allerta Rapido UE per Alimenti e Mangimi (RASFF): https://webgate.ec.europa.eu/rasff-window/portal/

Public Eye – Inchiesta sui pesticidi vietati prodotti in Europa: https://www.publiceye.ch/en/topics/pesticides

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