sabato 10 gennaio 2026

Analisi Strategica: Accordo UE–Mercosur

 Analisi Strategica: Accordo UE–Mercosur

 La chiave del successo per l'Italia risiederà nella capacità di monitorare l'applicazione delle "clausole specchio" e di utilizzare i fondi di compensazione per assistere  le filiere più fragili, ma sopratutto le aree rurali già in difficoltà. E' bene ricordare che il settore agricolo è uno dei pochi settori prettamente assistiti dalle politiche UE. Un esempio? chi vuole realizzare un impianto di vigneto, ottiene con l'OCM vino il contributo all'impianto, con il PSP il contributo all'acquisto delle trattrici e accessori, sempre con il PSP il contributo se aderisce all'agricoltura biologica, se poi vuole promuovere il vino ha diritto al contributo con OCM per la promozione. E' questo da sempre, chiaramente, quindi la differenza la fa la capacità di ottenere tutti i set di finanziamenti/assistenza/sussistenza UE. Il vero problema è proprio questo non tutte le aziende possono beneficiare dell'assistenza pubblica UE                 Come era prevedibile l'accordo ha creato un'ampia discussione tra favorevoli e contrari,   chiaramente non da ora, ma da sempre, incapace però di centrare il vero problema della questione.                           L'accordo rappresenta una delle manovre di politica commerciale più ambiziose e discusse degli ultimi decenni, mirando a creare un'area di libero scambio che interessa oltre 700 milioni di persone.




Opportunità e Criticità per il Sistema Italia

1. Sintesi dell'Accordo (Dati 2026)

Dopo anni di stallo, l’accordo ha ricevuto un impulso decisivo all'inizio del 2026. L'Italia ha espresso un voto favorevole,  L'obiettivo è l'abbattimento progressivo dei dazi sul 91% delle merci europee esportate e la protezione reciproca degli standard qualitativi.


2. Le Opportunità per il "Made in Italy"

L'Italia, con la sua forte vocazione all'export, è tra i Paesi che potrebbero beneficiare maggiormente dall'apertura di un mercato storicamente molto protezionista.

  • Export Agroalimentare: Si stima una crescita potenziale del +50%. Attualmente, i dazi su prodotti come vino (27%), formaggi (28%) e cioccolato (20%) limitano fortemente la penetrazione commerciale.

  • Tutela delle Indicazioni Geografiche (IG): L'accordo prevede la protezione di 57 Indicazioni Geografiche italiane (26 prodotti alimentari e 31 vini), ponendo fine alla produzione e vendita di imitazioni locali ("Italian sounding").

    • Esempi di prodotti protetti: Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Prosciutto di Parma, Prosecco, Chianti.

    • Meccanismo di Phasing Out: Le imitazioni locali (come il "Reggianito" argentino) dovranno essere eliminate gradualmente in un periodo compreso tra 5 e 10 anni.

  • Settore Meccanico e Industriale: L'Italia è leader nell'export di macchinari agricoli e industriali verso il Sud America. L'azzeramento dei dazi (attualmente fino al 14-18%) renderà la tecnologia italiana estremamente più competitiva rispetto a quella cinese o statunitense.

  • Accesso alle Materie Prime: L'accordo facilita l'approvvigionamento di materie prime critiche (litio, rame) essenziali per la transizione energetica italiana.


3. Le Criticità e i Rischi per il Settore Agricolo

Nonostante le opportunità, il mondo agricolo esprime forti preoccupazioni legate alla asimmetria degli standard produttivi.

  • Concorrenza Sleale (Prezzi vs Qualità): I produttori del Mercosur operano con costi di produzione inferiori, grazie a standard ambientali, sociali e di benessere animale meno rigidi di quelli europei.

  • Settori Sensibili:

    • Carni Bovine e Avicole: Il massiccio afflusso di carne sudamericana a basso costo minaccia la redditività degli allevamenti italiani (soprattutto nel Nord Italia).

    • Zucchero ed Etanolo: La produzione intensiva di Brasile e Argentina potrebbe destabilizzare il mercato interno UE.

    • Riso e Agrumi: Ulteriori settori esposti alla pressione competitiva.

  • Standard Fitosanitari: L'uso di pesticidi e fitofarmaci vietati in Europa rappresenta un rischio sia per la salute dei consumatori che per la tenuta competitiva dei nostri agricoltori, obbligati a normative molto più restrittive (Farm to Fork).


4. Il "Compromesso Italiano": Misure di Salvaguardia

Per mitigare i rischi, l'Italia ha negoziato pacchetti di protezione specifici, approvati nel vertice di gennaio 2026:

MisuraDettaglio Tecnico
Soglia di SalvaguardiaAbbassata dall'8% al 5%. Se le importazioni superano questa soglia, scattano indagini rapide (21 giorni) per il ripristino dei dazi.
Fondo di EmergenzaStanziamento di 6,3 miliardi di euro a livello UE per sostenere le filiere agricole colpite da eventuali shock di mercato.
Clausole SpecchioObbligo (in fase di implementazione) per i prodotti importati di rispettare standard di sicurezza alimentare equivalenti a quelli UE.
FertilizzantiAzzeramento dei dazi sull'import di fertilizzanti dal Mercosur, per ridurre i costi di produzione degli agricoltori europei.

5. Conclusioni e Prospettive

L'accordo UE-Mercosur è un'arma a doppio taglio che richiede una vigilanza costante. Se da un lato apre mercati pronti a pagare un premium price per l'eccellenza italiana, dall'altro mette a dura prova la tenuta sociale delle aree rurali europee.

 

 

 

UE–Mercosur, in tanti festeggiano.


  il paradosso che protegge l’industria chimica e scarica i rischi sui consumatori


L’accordo commerciale UE–Mercosur porta alla luce una delle contraddizioni più gravi delle politiche europee su agricoltura, salute e commercio. L’Unione Europea vieta l’uso di pesticidi ritenuti pericolosi per la salute e per l’ambiente, ma continua a consentirne la produzione nei propri stabilimenti e la loro esportazione verso Paesi terzi. Oggi, con l’apertura del mercato europeo ai prodotti agricoli del Mercosur, quegli stessi veleni rischiano di rientrare legalmente nell’Unione sotto forma di residui negli alimenti importati.




Sostanze come Atrazina, Paraquat e Clorpirifos sono state bandite in Europa dopo valutazioni scientifiche ufficiali che ne hanno evidenziato effetti cancerogeni, neurotossici o di interferenza endocrina. Eppure, secondo i dati dell’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (ECHA), queste molecole continuano a essere prodotte in Europa, anche in Italia, ed esportate legalmente verso Paesi dell’America Latina. L’Europa non ne vieta la produzione, ma soltanto l’uso nei propri campi, proteggendo di fatto l’industria chimica e scaricando altrove i costi sanitari e ambientali.

Il paradosso è evidente: ciò che è giudicato troppo pericoloso per gli agricoltori europei diventa accettabile se utilizzato altrove, salvo poi rientrare nel mercato europeo attraverso le importazioni. Il sistema di allerta rapido europeo per alimenti e mangimi (RASFF) documenta ogni anno numerosi casi di prodotti bloccati alle frontiere per la presenza di pesticidi non autorizzati, spesso provenienti da Paesi del Mercosur. Non si tratta di un rischio teorico, ma di una dinamica già in atto.

Questa impostazione produce una doppia ingiustizia. Da un lato, gli agricoltori europei sono obbligati a rispettare standard sempre più stringenti, con costi crescenti e redditi in calo; dall’altro, i consumatori rischiano di vedere ridotte le garanzie sulla qualità e sulla sicurezza del cibo. A beneficiare di questo sistema sono le multinazionali chimiche e le filiere agroindustriali globali, mentre vengono penalizzate le piccole e medie aziende agricole e il diritto collettivo a un’alimentazione sicura e trasparente.

Consentire la produzione e l’esportazione di pesticidi vietati e, allo stesso tempo, aprire il mercato europeo a prodotti coltivati con quelle stesse sostanze non è una necessità tecnica, ma una scelta politica precisa. Una scelta che solleva una domanda inevitabile: se una sostanza è giudicata troppo pericolosa per essere usata nei campi europei, perché è considerata accettabile produrla in Europa, esportarla e poi ritrovarla nel cibo che arriva sulle nostre tavole?

Fonti

Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (ECHA) – Regolamento PIC: https://echa.europa.eu/information-on-chemicals/pic

Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) – Clorpirifos: https://www.efsa.europa.eu/en/topics/topic/chlorpyrifos

Corte di Giustizia dell’Unione Europea – Sentenza T-229/04 (Paraquat): https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:62004TJ0229

Sistema di Allerta Rapido UE per Alimenti e Mangimi (RASFF): https://webgate.ec.europa.eu/rasff-window/portal/

Public Eye – Inchiesta sui pesticidi vietati prodotti in Europa: https://www.publiceye.ch/en/topics/pesticides

giovedì 8 gennaio 2026

La libertà dei figli e la legge dei padri


Peppino Bivona

Belice di Mare 

Primavera 2024



(il vitello grasso non fu contento del ritorno del figlio prodigo)


 La nostra condizione attuale ci consente un privilegio quasi esclusivo: essere stati figli, divenire genitori e…ora anche nonni!

 Nella nostra memoria la  condizione di figli,  la figura “paterna” rappresentava il potere del padre,  a volte anche un padrone col bastone a cui ci consegnavamo per raddrizzarci in quanti  per  definizione: “viti storti” bisognevoli di un “tutore”. La figura del padre che guida le nostre vite, le difende, li protegge magari ricorrendo alle recinzioni e  obbliga a seguire certi tracciati. Per due filosofi francesi Gil Deleuze e Felix Guatteri,è questa figura patriarcale che schiaccia la nostra libertà e di cui Dio è la matrice teologica. In fondo il 68 fu una rivoluzione contro i padri sia nella versione simbolica, che in quella reale: Il padre un despota, un tiranno autore della repressione delle libertà. Da qui il radicale rifiuto di tutte le espressioni padronali del potere dei padri!

Ma davvero il “padre” è il simbolo della prigione della libertà dei figli come pensavano Deleuze e Quatteri?

La nostra cultura ha due fondamentali radici, una greca e l’altra giudaica-cristiana. In ognuna vi sono delle storie di figli che fanno parte  della nostra base educativa - formativa.

La prima figura è quella di Edipo, cosi come ci viene raccontata nella tragedia di Sofocle in “Edipo Re” . La storia la conosciamo: Edipo, figlio di Laio e Giocasta, al momento della nascita l’oracolo predice che questo figlio da grande ucciderà il padre e giacerà con la madre, mettendo al mondo figli-fratelli, insomma una mostruosità! Il re Laio non ha dubbi, la tragica profezia lo  induce a sopprimere il neonato, affidandolo nelle mani di un pastore che lo avrebbe buttato giù da una montagna. Ma il pastore mosso da pietà decide di non ucciderlo e lo affida ad un altro pastore , in una terra lontana, che lo cede a sua volta ad una coppia di reali che non hanno figli, dove viene cresciuto come un figlio naturale. Edipo ormai giovanotto, una sera  a cena con gli amici, qualcuno ,avendo alzato un po' troppo il gomito, confessa che Edipo non è il figlio legittimo dei reali di Tebe. Con questo dubbio il giovane principe non prende sonno e l’indomani si reca dall’oracolo per sapere la verità sulla sua origine. L’oracolo conferma l’originaria profezia, ovvero ucciderai tuo padre e giacerai con tua madre. Sconvolto Edipo fugge lontano dalla sua città, ma lungo la strada ad un incrocio incontra  una piccola carovana di cui uno dei tre uomini ,che con fare spavaldo pretende di aver diritto di precedenza, anzi  alza la frusta. Edipo si difende ed uccide i tre uomini. Da qui prende avvio la tragedia vera e propria che come sapete culminerà con l’accecamento di Edipo e l’impiccagione di Giocasta.

Ma quello che a noi interessa è la vicenda iniziale, quando  Laio non “accetta”  che un proprio figlio possa ucciderlo!  Ma questo non è forse il destino di tutti i padri? Ogni volta che mettiamo al mondo dei figli e li osserviamo crescere  in tutta la loro struggente bellezza, non ci avvisano della nostra morte? Non ci costringono ad entrare “nell’avvicendamento della vita”? Non suona la campana per ricordarci  che stiamo avviandoci al“ tramonto”?.

Laio il padre orco, non vuole tramontare, anziché rispettarla legge della natura si macchia di un crimine: figlicidio. Non vuole cedere lo scettro, si sente intramontabile, non sopporta essere superato dal figlio. Applica la simmetria, la specularità!

 

Poi ,in radicale contrasto, col padre greco troviamo il padre biblico nel racconto di Luca :il figlio prodigo o meglio come lo chiama Papa Francesco: il figlio ritrovato. La storia è arcinota: un padre ha due figli e un giorno il più piccolo dei due, si rivolge al padre con tono perentorio:” Dammi la parte di eredità che mi spetta…!” Il padre poteva avvalersi della legge ebraica che vietava ai figli di chiedere parte dell’eredità se prima il vegliardo non fosse deceduto. Questo padre invece senza alcuna obbiezione gli da quanto pattuito della sua parte di eredità. Il padre Lucano, lascia libero il figlio, nessuna predica, nessun discorso moralistico, ”sospende” l’applicazione della legge, si avvale di una legge non scritta: quella del cuore ,dell’amore!Gli fa un dono ,un vero dono: la libertà! .

La storia sappiamo come va a finire. Il giovinastro in poco tempo sperpera al gioco e a buttane, l’intero patrimonio. Una imprevedibile carestia lo porta a competere il cibo, ovvero le ghiande ,con i porci: Rendendosi conto che nell’azienda di suo padre i servi vivevano meglio decide di rientrare  Non ha alcuna pretesa  ne di farsi perdonare ne chiedere pietà, il suo intento è fare il servo a casa sua. Il padre  vedendolo arrivare gli va incontro e lo abbraccia, ordina ai servi di lavarlo , preparare un lussuoso banchetto , uccidere il vitello grasso e fare festa.

Nella storia dell’arte c’ è un’opera di Rembrand, che raffigura la scena: un vecchio stanco che si china sul figlio straccione , posa le sue grosse e grandi mani sullo schiena del figlio, come dire “ Ora ci sono io a proteggerti!”. Il figlio non ci capisce niente, rimane come un pugile suonato, vuole chiedere qualcosa ma frastornato : ”Possibile che possa essere successo tutto questo?”

Il racconto di Luca coinvolge l’altro fratello ,il maggiore che di ritorno dal lavoro, a vedere questo spettacolo si indigna:” Ma come, io che ho lavorato come un mulo ,neanche un capretto da consumare con gli amici e arriva questo scavezzacollo e mio padre ordina di uccidere addirittura il vitello ingrassato da alcuni mesi?”

Noi no abbiamo alcuna simpatia per i fratello maggiore, cresce come fotocopia del padre, non deroga, non entra in conflitto col padre! Eppure  i figli hanno il diritto-dovere  di entrare in uno scontro dialettico coi genitori, il loro mestiere è essere critici magari di rivoltasi come fa il secondogenito I padri di dargli la libertà ,anche di sbagliare!

In questi ultimi anni la figura del padre come si dice “è evaporata” ha perso spessore ,consistenza ,generazione senza padri!. La verità che abbiamo commesso un errore imperdonabile: abbiamo buttato l’acqua sporca col bambino! La figura del padre rappresenta la “legge”, non quella patibolare, ma la legge umanizzata che sa anche “sospendersi” che non è scritta nei codici, ma nella carne viva del cuore. 

E’ quello che ci insegna questo padre del racconto lucano. 

giovedì 27 novembre 2025

Neoruralità: necessità, status symbol, sogno proibito,o utopia?

NinoSutera

Nel 2021 l'Assessorato Regionale all'Agricoltura ha istituito l'Osservatorio Neorurale 







La neoruralità rappresenta uno dei tratti culturali caratteristici della nostra epoca,
una reazione alla crisi della società occidentale: crisi che è insieme ecologica, sociale
etica e morale. La manifestazione più vistosa è il movimento a favore della
rinaturalizzazione urbana e le iniziative di valorizzazione residenziale e turistica  creativa
del territorio rurale, ma soprattutto alla riscoperta delle radici dell’antica
civiltà contadina. In molti Paesi europei compresa l'Italia, si moltiplicano le
esperienze ed è in continua crescita il numero di cittadini che abbandonano le città e
vanno ad abitare in campagna dove possono godere di una casa individuale con
abbondante verde circostante, di cibi genuini, e ritmi tranquilli.
Oggi sono quasi ventitré milioni gli italiani (il 40% del totale) che vivono in comuni
definiti rurali (con meno di trecento abitanti per chilometro quadrato): circa
cinquecentomila in più rispetto a dieci anni fa. Il territorio italiano è di 30 milioni di
ettari: 12,7 milioni sono coltivati, 10,5 milioni sono costituiti da boschi, 2,7 milioni è
fatto di città.
Fenomeno di questi anni è Downshifting, cioè per cui molti lavoratori stanno
scegliendo di andare a vivere in campagna, dove fanno un lavoro con un salario più
basso, minori impegni e maggior tempo libero. Datamonitor, agenzia londinese che si
occupa di ricerche di mercato, stima che in tutto il mondo i lavoratori inclini a fare
downshifting sono 16 milioni. Ogni anno, circa 260 mila cittadini britannici fanno
una scelta di vita che va in quella direzione. Nel 2008, il ministero dei Servizi sociali
australiani ha stimato che sono almeno un milione le persone, tutte comprese nella
fascia di età tra i 25 e i 45 anni, che hanno deciso di scalare una marcia. La stragrande
maggioranza (circa il 79%) lo ha fatto non solo cambiando lavoro, ma anche
scegliendo di abbandonare la città per trasferirsi al mare e in campagna. 
In Francia,
infatti, li chiamano néo-ruraux, neorurali: uno studio di Ipsos France dice che erano
100 mila nel 2008 e quasi il triplo l’anno successivo.

Per il sociologo Corrado Bareris, autore del libro La rivincita delle campagne
(Donzelli): «Per i protagonisti dell’esodo, cinquanta, sessant’anni fa, la città era il
paradiso: coppie costrette a vivere in ammucchiata si amarono in riservatezza; le
donne decisero cosa mangiare senza chiederlo alla suocera; perfino la fede fu
praticabile senza il controllo del parroco. Poi ci si è accorti che, se si ricreano alcuni
aspetti dell’antica società fuori del suo contesto di miseria, le persone con cui si
litigava erano quelle con cui si scherzava e rideva; l’occhio che faceva i conti nelle
tasche del vicino era quello che lo proteggeva anche dai ladri».
Secondo le stime il mercato dei casali di campagna resiste alla crisi del mercato
immobiliare, con quotazioni stabili rispetto a un anno fa. Le soluzioni più richieste
sono i rustici da restaurare, con terreno, e le cascine già ristrutturate secondo il gusto
moderno. Il prezzo di immobili di questo tipo può variare molto da zona a zona. . La
più cara è la Toscana (tra i 3 mila e i 4 mila euro al metro quadrato per stabili
ristrutturati, tra i 1.300 e i 1.800 per quelli da ristrutturare)
Un’area neorurale è il luogo ideale dove il futuro, nascosto e mimetizzato, si innesta
su un territorio antico e incontaminato, tra mare e monti, si integra perfettamente con
le aziende e le imprese, contornati da giacimenti enogastronomici d’eccellenza, in un
ottica multifunzionale dell’azienda agricola

sabato 8 novembre 2025

La sinistra e ...Peppe Urpi

 Peppino Bivona


Belice di Mare  Luglio 2024


             Nei pomeriggi estivi, caldi e assolati, i “soci”  della Biblioteca comunale “Santi Bivona”, la cui apertura era esposta a mezzogiorno, erano soliti fruire dell’ombra  dell'altro lato della strada, dove aveva sede il Circolo Universitario e di ….Cultura.

 Di tanto in tanto veniva a sedersi l’ing. Bilello ,  vecchio dirigente  della locale sezione del partito  comunista e nel dopoguerra sindaco di Menfi. Negli ultimi anni si era ritirato a vita privata dedicandosi alla pollicoltura, ovvero all’allevamento dei polli nella sua tenuta di “Pupo Rosso”.

Fu così che un tardo pomeriggio estivo, non ricordo bene, se    nell’anno 73 o 74 ,l’ing. Bilello con la sedia della biblioteca venne a sedersi nell’ampio marciapiede prospicente la sede del circolo Universitario, accanto a noi giovani . Questo vecchio dirigente comunista era stimato dalla base e riconosciuto da tutti oltre che per la sua onestà e correttezza, per la sua vasta e profonda cultura. Noi giovinastri sessantottini rispettavamo questa figura storica, ma non più di tanto:  a nostro parere il PCI aveva “tradito” la sua vocazione rivoluzionaria , si era imborghesito , divenuto un partito riformista.

Proprio in quegli anni usciva per l’Einaudi un saggio di Sidney Tarrow,”Partito Comunista e contadini nel Mezzoggiorno”,la cui tesi di fondo era abbastanza chiara: se  in Cina ,in Iugoslavia o nell’Andalusia spagnola i contadini costituirono la forza dirompente  tale da sovvertirne l’ordine costituito, perché nel sud dell’Italia questa imponente forza sociale e politica costituita da braccianti e mezzadri e contadini poveri,   giunti ad occupare i feudi, non  fu guidata verso la rivoluzione socialista? Perché non si realizzò la storica saldatura auspicata da Gramsci, tra operai del Nord e contadini del Sud?

L’ing. Bilello pur non frequentando la sezione del partito, sapeva che alcuni giovani manifestavano insofferenza per l’autorità dei “padri”, sia quelli genitoriali che quelli simbolici: erano critici verso la scuola, la chiesa, la famiglia, le istituzioni e non si salvava neanche il partito. Perciò quando gli esposi la tesi del sociologo americano, sembrava preparato a questa domanda, tanto più che nel dopoguerra aveva diretto per qualche anno la “Federterra “regionale. Bilello fece un profondo respiro , si avvicinò la sedia perché la sua voce per sua natura flebile potesse arrivarmi bene alle orecchie. “Pippinè capisco la vostra insofferenza giovanile, anch’io sono stato giovane ,ma spesso dimenticate che il nostro partito con la svolta di Salerno , aveva abbandonato la strategia leninista della presa del potere e si pose come interlocutore paritetico nei confronti delle democrazie occidentali, accettandone la dialettica parlamentare”. Il vecchio saggio Bilello aveva ragione, ( eppure questa semplice verità non era stata compresa   dai gruppi estraparlamentari  che negli anni successivi divennero “Brigate Rosse , Prima Linea e tanti  giovani disperati, sommersi da un equivoco di fondo  che caratterizzò   la doppia  “identità” del Partito Comunista). Ma torniamo a noi.

Ciò nondimeno l’occupazione delle terre, l’esproprio dei feudi non erano di per sè atti “ sovversivi” tali da stravolgere gli assetti sociali ed istituzionali!? Pensa che non siamo riusciti ad applicare la stessa legge di Riforma Agraria ,votata dall’ARS il 22 novembre del 1950, in particolare nei titoli”I”e “II” che proponeva un limite alla proprietà e taluni obblighi  come le trasformazioni fondiarie ,la buona coltivazione, l’imponibile di manodopera!”

 Mi resi conto che avevo  di fronte un testimone importante che poteva comunque raccontarci un tratto della nostra storia menfitana inerente la Riforma Agraria e in particolare l’occupazione delle terre e il ruolo svolto da un indiscusso protagonista di quegli anni, ovvero Giuseppe Volpe ,“Peppi Urpi”. L’ing.Bilello si assestò sulla sedia, fece una piccola smorfia di disappunto, quasi a dirmi che l’argomento non era uno dei suoi preferiti. Ora dopo tanti anni non ricordo bene i particolari ma in sintesi la versione  dei fatti secondo Bilello era questa.

 Noi non abbiamo avuto una vera Riforma Agraria, se si eccettuano l’esproprio del feudo Fiore e qualche sporadica assegnazione di lotti, del tutto irrilevanti. L’esproprio del feudo Fiore fu un “capolavoro “ di “Peppi Urpi” anche se bisogna dire che contribuirono al successo talune vicende politiche che caratterizzarono opposte fazioni negli anni successivi il primo dopoguerra negli anni 1918-22.

 Le vicende successive al dopoguerra, dal 48 in poi sono complessi, turbolenti e di non facile lettura. Intanto il partito fu colto di sorpresa dalla partecipazione massiccia  e la mobilitazione da parte dei lavoratori della terra.Si era rotto di colpolo storico “sonno” di gattopardiana memoria.

 Dopo gli eccidi di Melissa in Calabria , la parola d’ordine era occupare le terre incolte o mal coltivate. Si riaprì di colpo l’annoso problema delle terre nel  nostro Mezzogiorno, riaffioravano ancora i ricordi di usurpazioni  di beni demaniali , di proprietà della “mano morta” e di proprietari con precario o nullo titolo di proprietà( per tutti leggasi “Il Consiglio d’Egitto” di Leonardo Sciascia) . Ma lo scenario non era completo: gli “agrari” non avrebbero ceduto facilmente i terreni, tantè che non esitano a ricorrere alla mafia , assoldano bande come quella di Giuliano,mobilitano i loro pastori e i gabelloti. Ma fanno di più: assoldano studi legali più in vista come,Virga, Orlando Cascio Ferro, Scaduto , attuano un fronte detto ,”l’offensiva della carta bollata”    Insomma mandano a dire chiaro e tondo che venderanno cara la pelle! I risultati di quegli anni sono sotto gli occhi di tutti: l’eccidio di Portella della Ginestra e decine di sindacalisti uccisi, tra cui il nostro vicino saccense Accursio Miraglia.

In questo contesto a Menfi si radicalizzano due posizioni nettamente distinte: La prima del Partito Comunista che occupando le terre chiede l’esproprio e l’assegnazione ai contadini poveri, mezzadri, braccianti. L’altra di”Peppi Urpi” che apre un varco di mediazione nel fronte degli “agrari” i quali sono disposti a vendere le loro proprietà e attraverso mutui ventennali( formazione della  piccola proprietà contadina). In un contesto così” fluido” e ingarbugliato, per la sinistra Peppi Urpi” appariva un” traditore” perché  traduceva il grande movimento per la riforma agraria in una  accomodante vendita da parte de grossi proprietari che venivano ristorati e rifocillati  dal denaro pubblico e da quello privato. La faccenda non è di poco conto perché nella transazione con i proprietari    la assegnazioni di lotti o di quote richiedeva un minimo di anticipo che i contadini poveri non disponevano, mentre i piccoli e medi  proprietari disponevano di risparmi tali da consentire loro di aggiudicarsi diversi lotti. Ai proprietari terrieri non fu strappato neanche un palmo di terra, essi vendettero a prezzo pieno di mercato. Insomma la tesi di Biello è che i proprietari fecero un affare. Di fronte al rischio concreto di una possibile confisca dei loro beni, ne uscirono con le tasche piene. Un esempio interessante è la vicenda del feudo di Belice dei Pignatelli. Un resoconto lo troviamo nel saggio di Vincenzo Lotà” Uomini senza Cappotto” ,  dove l’autore raccoglie la testimonianza della buonanima di Baldassare Li Petri. Qui mentre la Commissione provinciale verificava lo stato di incolto e mal coltivato del feudo per l’esproprio, “Peppi Urpi”concorda con l’amministrazione del feudo la divisione in lotti e la successiva vendita in violazione della legge e in affido a cooperative. Le ragioni addotte sono risibile : l’esproprio avrebbe dato la possibilità ai contadini di Castelvetrano di reclamarne il diritto, per il semplice motivo che il feudo ricadeva nel loro territorio. Non a caso lo stesso “Peppi Urpi” nella sua intervista a Danilo Dolci  nel libro “Spreco”, confessa che i proprietari terrieri nei suoi confronti manifestavano  benevolenza e stima se non ammirazione!.

Queste vicende furono occasione  di una amara riflessione sulla strategia del partito comunista nel sud e in particolare in Sicilia La posizione di Bilello si scontra con quella di Li Causi ,capisce che il movimento contadino è espressione di una variegata manifestazione di interessi disparati , spesso difficile contemplarli in un'unica strategia onnicomprensiva . Ci siamo infilati in un “cul di sacco”: esiste una palese contraddizione tra le scelte strategiche del partito a livello nazionale e le spinte radicali offerte dall’occupazione delle terre.Non si capiva bene se “ le cavalcate” verso i feudi  avessero un valore folkoristico tale solo per mostrare i muscoli, o di vera dirompenza sociale e politica. Qui  il vecchio dirigente comunista fa una riflessione teorica marxiana di elevato spessore culturale, e indirettamente risponde a Tarrow:”Ricordati” Pippinè “che le classi proletari , gli operai, e a maggior ragione le masse contadine , hanno “bisogno” della mediazione della borghesia! I salti nella storia non sono ammessi!”

Comprendo alla fine della chiacchierata che al vecchio dirigente comunista  gli costa molto ammetterlo, ma la strategia scelta da “Peppi Urpi” in fin dei conti, risultò vincente,  perché era di buon senso: questo vecchio contadino aveva realizzato una rivoluzione pacifica , alla fine tutti potevano, volendo ,disporre anche di un fazzoletto di terra ,  e  chi credeva nella terra, non si lasciò sfuggire l’occasione, era sufficiente  a fungere da “lievito” che, con le successive opere di bonifica e l’irrigazione, nel breve tempo di una due generazione, ha consentito a gran parte dei vecchi contadini di risvegliarsi imprenditori e comunque tali da cambiare scenario nelle campagne menfitane.