venerdì 30 agosto 2013

GeniusLoci DeCo “Il gusto come identità, il vento come spirito, la terra come memoria”.

 Alessia  Fabbris 



Dall’Audizione Pubblica alla patrimonializzazione della Banca GeniusLoci De.Co. Mentre in tanti rincorrono gli inglesismi, il percorso della Rete Nazionale dei borghi DeCo percorso inedito,  ha il merito di mettere al centro l'anima di un luogo come valore assoluto. Il percorso Borghi GeniusLoci DeCo nasce nel 2013, diffidate dalle imitazioni 


 

Ne parliamo con Nino Sutera, ideologo della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci De.Co.  


Dottor Sutera, partiamo da una provocazione. In un’epoca di crisi finanziarie e algoritmi bancari, voi avete creato la “Banca del GeniusLoci De.Co.”. Ma qui non si parla di euro. Che cosa si deposita nei vostri caveau?

«È proprio così. La nostra Banca non custodisce né oro né valuta corrente: la vera ricchezza dei borghi è un’altra. Il nostro capitale è costituito dal patrimonio materiale e immateriale: una ricetta a rischio di scomparsa, la tecnica di un artigiano, un seme antico che si salva dall’oblio, o una leggenda che i vecchi raccontano ancora in piazza. Il nostro “tasso di interesse” non è una percentuale monetaria, ma il grado di benessere collettivo e la persistenza di un racconto tramandato. Il Genius Loci è l’anima del luogo: se lo perdi, il borgo diventa un guscio vuoto. Luigi Veronelli, ideologo delle De.Co., definì il genius loci come l’intimo e imprescindibile legame fra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva.»

Nel testo parlate di uno “Spread” della Banca GeniusLoci. In che senso?

«Preferisco parlare di “differenziale di valore identitario”. Non è il differenziale di rischio tipico dei mercati, ma la distanza tra un territorio che “consuma” il proprio patrimonio e una comunità che lo “abita” e lo rigenera. Questo differenziale misura il valore aggiunto che nasce dalla capacità di un Comune di trasformare la propria eredità storica e culturale in un bene non replicabile. Mentre lo spread finanziario segnala paura dei mercati, il nostro differenziale segnala la resistenza alla standardizzazione. Più i requisiti sono alti, maggiore è la valutazione di prestigio del territorio.»

Nello Statuto parlate di un cambio di paradigma: dal “tipico” all’“identitario”. Qual è la differenza sostanziale?

«È la nostra battaglia culturale. Il “tipico” è spesso diventato un concetto inflazionato, a volte strumentalizzato da marchi industriali o da produzioni diffuse. L’“identitario”, invece, è ciò che appartiene soltanto a quel luogo: è il risultato di un microclima, di una storia, di una comunità specifica. Un prodotto tipico può essere eccellente ma “senza anima”. Un prodotto De.Co. (Denominazione Comunale) porta con sé il Genius Loci: non vendiamo solo cibo, offriamo un’esperienza multisensoriale in cui la tavola diventa spazio narrativo.»

La struttura della Banca è curiosa: il sindaco è il “presidente” e la Pro Loco la “direzione generale”. Quali sono i loro ruoli nella pratica?

«Il sindaco non dovrebbe essere un mero amministratore, ma il Custode dell’Identità Territoriale: il garante politico della sovranità del borgo. Il presidente della Pro Loco è il motore operativo della comunità: coordina la “tesoreria dei volontari” e organizza l’accoglienza. È il ponte tra istituzione e piazza. Insieme difendono il perimetro dei saperi locali dalle speculazioni commerciali.»

Chi sono i “soci” di questa Banca?

«Tutti coloro che hanno un talento da offrire: agricoltori, artigiani — i nostri “caveau viventi”. Ma ci sono anche soci non residenti: scrittori, giornalisti, cuochi e operatori culturali. Li definiamo “alchimisti” e “narratori”: coniano il linguaggio del Genius Loci, trasformando i depositi di memoria in valore percepibile all’esterno. È un patrimonio di competenze, non di capitali.»

Un punto centrale dello Statuto riguarda i giovani, definiti “sentinelle del futuro”. Come fate a evitare che i borghi diventino musei statici?

«Consideriamo i giovani il nostro “fondo di garanzia sociale”. La Banca sostiene il passaggio generazionale: quando un “vecchio saggio” insegna un’arte a un ragazzo sta facendo un investimento ad alto rendimento sociale. Per questo abbiamo istituito il premio “Radici & Ali” nel contesto del Premio TERR@. Vogliamo che i giovani siano eredi attivi: devono avere radici nella storia e strumenti per tradurre quei saperi nei linguaggi e nelle tecnologie contemporanee. Il borgo non è un museo, è una riserva di energia.»

C’è un articolo che recita: “Il Genius Loci non si vende, si abita”. È un monito contro il turismo di massa?

«Sì. È la nostra “Clausola di Autenticità”. Rifiutiamo ogni operazione che riduca l’identità a folklore commerciale per turisti distratti. Il nostro obiettivo è il “viaggiatore della verità”, chi cerca la storia autentica e la dignità del lavoro. Chi viene nei Borghi GeniusLoci De.Co. deve percepire l’anima del luogo, non comprare souvenir prodotti industrialmente lontano dal territorio.»

Ogni anno pubblicherete un rendiconto: cosa conterrà?

«Non troverete bilanci da banca in senso tradizionale, ma una “mappa del GeniusLoci rigenerato”. Misureremo quanta identità è stata salvata, quanti giovani sono rimasti a lavorare nel territorio, quanto è migliorato il benessere relazionale della comunità. Questo è il dividendo che la nostra Banca distribuisce ogni giorno.»

Come si accede alla Banca? Esiste un codice segreto?

«Dimenticate carte di plastica e applicazioni tecnologiche: il nostro codice d’accesso è analogico. Si compone di tre fattori di autenticazione: lo sguardo reciproco, la stretta di mano e l’abbraccio. È un linguaggio poco “bancario”, ma estremamente sicuro: guardarsi negli occhi è la nostra biometria (se manca sincerità, l’operazione fallisce), la stretta di mano è il patto contadino — vale più di mille firme burocratiche perché mette in gioco l’onore — e l’abbraccio è il sigillo finale: la coesione di una comunità che decide di proteggere un bene collettivo.»


 

Qual è l’obiettivo politico e culturale di questo percorso?

«Puntiamo sul valore istituzionale della fascia tricolore: la De.Co. è un atto politico nelle prerogative del sindaco per valorizzare il patrimonio materiale e immateriale del territorio. È una governance che unisce istituzione e partecipazione, politica e cittadinanza attiva, con il coinvolgimento di cuochi, giornalisti, scrittori, custodi e ambasciatori. È un progetto di comunità più che un’operazione amministrativa.»

In che modo la Banca trasforma ricordi in opportunità concrete?

«Una fotografia ingiallita diventa una storia; una voce registrata diventa un podcast; un ricordo diventa un percorso che attraversa vigne, strade, piazze e case. La memoria diventa materia viva da condividere: un ponte tra chi c’era e chi verrà. È resistenza contro l’omologazione e un invito a guardare il territorio con occhi nuovi.»

 

Perchè è così contrario agli inglesismi, in fondo rappresentano la moda del momento?

Il confronto tra inglesismi e genius loci non è solo linguistico: è culturale, politico e identitario. Parliamo di due visioni opposte  i primi generalisti figli della globalizzazione, i secondi custodi dell’anima pura di un territorio.

Gli inglesismi sono parole o espressioni inglesi, diffusi nel mercato globale,  adottate in altre lingue blockchain, packaging marketing, food, governance,  Food & Digital Marketing , ect). Non sono neutri: portano con sé un modello culturale con caratteristiche  della standardizzazione ,astrazione, egemonia culturale, della velocità e consumo  Esempio:
Dire “food experience in a rural location” è molto diverso da “pane di San Giuseppe del borgo di Villarosa”: il primo vende un format, il secondo racconta una storia.

Non c’è un modello migliore e uno peggiore, i sostenitori degli inglesismi, fanno  bene che continuano a esserlo, i sostenitori del genius loci, non hanno nessuna intenzione di farsi contaminare da approcci non radicati nei territori. Quanto alla moda del momento, veda, tra un pò,  sarà sostituita da una moda più recente, di quella del momento, entrambi però non hanno nulla in comune con usi e costumi consolidati da millenni nei territori rurali.

 

Un’ultima domanda: qual è la forza simbolica della Banca nella Rete Nazionale dei Borghi?

«La Banca del GeniusLoci è un cuore pulsante, un nodo che unisce comunità diverse. Ogni borgo porta un frammento di identità; insieme formiamo un mosaico che racconta l’Italia dei luoghi veri, delle tradizioni vive e delle memorie che non vogliono essere dimenticate. È un atto di comunità: un presente che rispetta le radici e costruisce futuro.»


 


lunedì 26 agosto 2013

L’igiene contro natura



Giuseppe Bivona


La scienza è la nuova religione e il disinfettante la sua acqua santa

ll tratto di strada in salita, dopo numerose curve, ora seguiva un breve rettilineo . Improvvisamente sento la voce di Alice, indicando con il dito :” Fermati , alla tua destra c’è un abbeveratoio!”. Sulle alture dei Nebrodi, non mancano vecchi abbeveratoi alimentati   da sorgive di acqua pura e fresca. Vedere l’acqua che sgorga, rinfrescarsi e dissetarsi per il viandante è  qualcosa di più che una piacevole sensazione, è quasi una emozione.
 Nella parte terminale, opposta dove sgorgava  dell’acqua, una  ragazza era intenta a pulire alcuni piatti e poche pentole, limitandosi ad un sbrigativo  lavaggio grazie all’abbondanza  di acqua  ma , cosa insolita ,senza l’uso di detersivo. Alice la salutò e dalla breve conversazione che intrattenne con lei  comprese che ,assieme  con altri suoi amici, si esercitavano nella scalata di una parete rocciosa.
 Le tende per l’accampamento erano sistemate appena più sopra.
Salimmo in macchina e riprendemmo il viaggio. Ma dovete sapere  che per  Alice l’igiene è una condizione imprendi scibile   dal quotidiano vivere, quasi una pratica religiosa, tanto che qualche sua amica la canzona , prendendola in giro per essere avvezza a pulire anche …... il pulito .Perciò quella scena del lavaggio senza alcun uso di detergente per piatti non le andava proprio giù, cosi dopo pochi minuti scoppiò:
”Vabbè che dobbiamo preservare l’ambiente e mantenerlo incontaminato il più possibile, ma come si toglie l’unto dei piatti senza un minimo di detersivo?.Volendo, ci sono pure in commercio quelli biologici !”
“ Certo” risposi “  magari utilizzare, come facevano le nostre nonne, un po’ di aceto o qualche limone. Tuttavia devi convenire che oggi noi,  a casa ed  in città, esageriamo riversando tonnellate di prodotti  disinfettanti ,detergenti e igenico-sanitari  in ogni  momento  e segmento della nostra vita quotidiana, non riusciamo  più ad immaginare il nostro vissuto privo di “ Profumo di pulito” . Sconfiniamo nel paradosso comico di stare nel bagno   confondendola  con la sala da pranzo per via di certi bagnoschiuma al sentore di albicocca o cocco”.
Alice non si fece attendere e  con un pizzico di stizza:” Bè, meglio questa “ esagerazione” che non il “difetto” che aveva condizionato la salute pubblica delle nostre popolazione fino alla fine dell’ottocento. Le tante e innumerevoli epidemie ricorrenti  nella nostra storia lussureggiavano  nello spesso strato  della sporcizia , nella totale assenza di igiene: Nella Parigi del settecento  i miasmi  derivanti dalle fogne a cielo aperto  caratterizzavano la vita cittadina. Bisogna ammettere che con gli studi e le ricerche portati avanti da Pasteur ,da Koch ed tanti altri , abbiamo chiuso un capitolo della nostra lunga storia costellata e flagellata  da eventi luttuosi ”
. Non ero del tutto d’accordo con le conclusione a cui perveniva Alice ,attesi qualche  minuto  per ordinare le idee e  risposi:”Quando nel 1973 a Napoli  scoppiò una delle periodiche epidemie di colera , a parte una trentina di morti  , l’economia ittica ne risultò devastata. I TG e i reportage televisivi dell’epoca trasmettevano  in continuazione  le immagini  di un pescatore  napoletano  che nel disperato tentativo di dimostrare  l’inesistenza del contagio del vibrione, deglutiva cozze e patelle vive dinanzi alle telecamere. Una performance divenuta  negli anni successivi , quasi  paradigmatica dell’incultura popolare sulle questioni epidemiologiche” 
 “Di fatto”  intervenne  Alice”  la Rai poteva risparmiarsi , in una situazione drammatica, un simile spettacolo!”
“Ma tu non sai” continuai  “ che quella grottesca  esibizione sperimentale  dell’anonimo pescatore partenopeo , aveva un assai più illustre e spettacolare precedente.
Nel 1892 il celebre  medico e chimico bavarese Max von Pettenkofer chiese a Robert Koch , che dieci anni prima  aveva isolato  il bacillo del colera, di inviargli un campione  delle  sue colture vibrionali. Koch glielo inviò . Dopo qualche giorno la risposta: “Il dottor Pettenkofer  offre al dottor professor Koch i propri rallegramenti  e lo ringrazia per la fiala contenente  i cosi detti vibrioni del colera , che egli è stato  cosi gentile  da inviargli. Il dottor Pettenkofer ne ha bevuto l’intero contenuto ed è lieto di informare il dottor professor Koch che egli permane  nella consueta ottima salute”
Alice  rimase un po’ perplessa,  di certo doveva esserci qualche  ragione che ne aveva impedito il contagio, per esempio l’eccessiva acidità  dello stomaco del medico bavarese.
“Pettenkofer” continuai “ si poneva all’epoca, su una prospettiva epidemiologica del tutto differente , se non opposta  rispetto a quella di Koch sostenitore della  teoria dei germi  ossia  come la causa diretta  delle  molte malattie l’azione  dei microrganismi, restringendo  dunque  l’indagine eziologica sulle patologie  ad un “attacco all’organismo” da parte di  agenti esterni  e rifiutando  ogni valutazione differente , tanto rispetto al possibile influsso  di altri fattori , quanto  rispetto all’effettivo ruolo  svolto  dai  cosiddetti “ agenti patogeni” nello scenario epidemico”  .
Alice  sembrava sorridere alle mie argomentazioni , ma era curiosa di sapere dove andassi  alla fine a parare.
“ Veniva  cosi dato per scontato  l’esistenza  di un organo sano , in salute  che viene attaccato  da un nemico che ne compromette  il regolare funzionamento . Un nemico contro il quale  occorre  difendersi , lottare, alla stregua di invasori barbarici  che assaltano una cittadella incustodita. Questa  concezione della malattia , tipica della medicina occidentale , nasce con Pasteur  il quale osserva  al microscopio  che gli organi o i tessuti malati sono colonizzati da batteri, ma fa un grandissimo errore : scambia la causa con l’effetto!”
 Alice ora si fece seria. “ Ma allora gli antibiotici , le vaccinazioni   sono colossali prese in giro?”
“  Ebbene si,  per tenere in piedi questo teatrino    che  ha arrecato ed  arreca  infiniti vantaggi economici ad una ristretta consorteria di cialtroni, bisognava  colpevolizzare virus e batteri  . Non abbiamo  chiaro ancora il ruolo dei batteri nel nostro organismo , ma siamo certi che il “ terreno “ in cui si muovono   è determinante , ancora di più la sua correlazione  con  il nostro sistema immunitario.”
“ Ma sappiamo che   esistono  batteri buoni  e quelli cattivi contro cui   attiviamo tutti i mezzi igienici- sanitari  non ultimo l’uso degli antibiotici , compresa la penicillina che ha salvato milioni di vite umane”,disse un po’ nervosa Alice.
 “Certo,  che ad una  distratta osservazione  saremmo indotti  a validare le tue considerazioni ,ma la problematica dei batteri è molto più complessa e complicata . Già Pasteur negli ultimi anni della sua vita  affermava che il “ germe” è ben misera cosa a fronte del “terreno”  ovvero il “ contesto “ in cui si sviluppa. Cosi  esporre un batterio, che ha vissuto in condizioni di anaerobiosi a contatto con un terreno ricco di ossigeno  , trasforma completamente la sua funzione! Nei prossimi anni , sono certo che  avremo la piena e totale consapevolezza  del ruolo assolto dai “germi” e le nostre convinzioni sull’” igiene” saranno rivoluzionate. La valenza endogena  avrà   una dirompenza  determinante ,ovvero saremo più  meticolosi  e attenti nell’assunzione degli alimenti    e meno  puntigliosi e civettuoli  sull’uso di creme da spalmare sul corpo.”
Alice rise “ perché rinunziare ad essere belli e sani?”

   

   



domenica 11 agosto 2013

Miss italia, ambasciatrice a furor di popolo

 

Mentre infuriano le polemiche su uno dei concorsi che più piacciono alle famiglie medie italiane, a  Porto Palo di Menfi,  la sua Città,   Miss Italia Giusy Buscemi, diventa Ambasciatrice dell'identità territoriale  del percorso dei Borghi DeCo 

 

 

 “Sono molto orgogliosa - ha esclamato la Miss Italia 2012 Giusy Buscemi - per il riconoscimento ricevuto. Peraltro fin dalla mia elezione a Miss Italia mi sono mostrata disponibilissima a promuovere tutte le potenzialità del nostro territorio. E continuerò a farlo con tutte le mie energie”.
                                                
   Alla serata hanno preso parte il Sindaco della Città di Menfi Enzo Lotà,  Giuseppe Bivona Presidente della Lurss Onlus, Roberta Urso responsabile delle pubbliche relazioni delle Cantine Settesoli,  tante immagini e ottima musica, una bella serata condotta da Lilian d’Anna, e chiaramente  Miss Italia.  Prima del  brindisi finale     la consegna del   riconoscimento  da parte del Presidente della Libera Università Rurale, Giuseppe Bivona, e  del gioiello "SICILIA" di Marilena Barbera
Le parole di chi  aveva commentato l’esclusione di Miss Italia dal palinsesto Rai come una scelta “moderna e civile”, mal si conciliano con il pensiero di un territorio vivo e orgoglioso, oltre che  non hanno  trovato il consenso di Giusy Buscemi, che difende a spada tratta il concorso organizzato e curato da Patrizia Mirigliani.
Intervistata da Redattore Sociale, Miss Italia ha respinto le accuse che tacciano la competizione di bellezza di esaltazione eccessiva del corpo femminile, presentato come oggetto. “Il concorso è cambiato col tempo – ha dichiarato -. In esso non c’è proprio niente di spinto, anzi è una gara molto casta e tradizionalista”.
“La fisicità – continua Giusy – è un elemento di bellezza e non c’è niente di male nell’esibirla. Una delle parole chiave dell’Italia è “bellezza”, da quella delle opere d’arte a quella della natura. Anche la bellezza femminile fa parte di questo concetto. Non ci vedo niente di incoerente in tutto questo. Le belle donne fanno parte del patrimonio del nostro Paese”.
“È da sfatare il mito secondo cui l’esibizione della bellezza porta a considerare la donna come un oggetto – conclude -, l’importante è non arrivare all’esagerazione”.
Il riconoscimento “Ambasciatore dellʼidentità territoriale” rappresenta uno degli steps del percorso di Borghi  De.Co. Un percorso condiviso e da condividere con il territorio, che molte amministrazioni lungimiranti stanno percorrendo.
Ci sono luoghi in cui il genius loci è associato ad un monumento, ad un personaggio. Tuttavia le persone “respirano” il genius loci di un luogo, di un ambiente, quando ne hanno piena coscienza. Ognuno di noi è attaccato ad un luogo d'infanzia, ad un ricordo, ad un affetto, a un dolce, ad un piatto. Ecco per noi il percorso significa anche recuperare l’identità di un luogo, attraverso le prelibatezze dei luoghi, afferma Nino Sutera, si tratta  di un sistema che vuole difendere il locale rispetto al fenomeno della globalizzazione, la quale tende ad omogeneizzare prodotti e sapori.
Questa mentre  la motivazione del riconoscimento  a Giusy Buscemi Miss Italia 2012,” interpreta  una identità riconosciuta, una bellezza straordinariamente condivisa,  in un territorio ricco di storia, tradizioni, risorse ambientali, di giacimenti enogastronomici”.  Menfi, già Inycon, la sua Città, ha così voluto attribuirgli il riconoscimento di   “AMBASCIATRICE DELL’IDENTITA’ TERRITORIALE”








sabato 3 agosto 2013

Miss Italia AMBASCIATRICE DELL’IDENTITA’ TERRITORIALE


             Porto Palo di Menfi, ospiterà domenica 4 Agosto  la serata in onore di Miss Italia 2012 Giusy Buscemi all’interno delle manifestazioni estive organizzate dal l’Amministrazione comunale di Menfi.

Giusy Buscemi Miss Italia 2012, interpreta una identità riconosciuta, una bellezza straordinariamente condivisa, in un territorio ricco di storia, tradizioni, risorse ambientali e di giacimenti enogastronomici. Menfi, già Inycon, la sua Città, ha così voluto attribuirgli il riconoscimento di “AMBASCIATRICE DELL’IDENTITA’ TERRITORIALE”


Il riconoscimento “Ambasciatore dell’identità territoriale” rappresenta uno degli steps del percorso  per la De.Co  , elaborato dalla Libera Università Rurale Saper&Sapor Onlus, presentato al Poster Session del Forum Pa 2013 che si è svolto presso il palazzo dei congressi di Roma.
Attraverso la De.Co. Denominazione Comunale il "prodotto" del territorio acquista una sua identità”. Le De.Co rappresentano uno strumento di marketing e di sviluppo del territorio e devono spingere ad invogliare i consumatori ad apprezzare i prodotti del territorio nel territorio stesso d'origine. E' ovviamente una presa di coscienza che, coinvolge aspetti come Territorio, Tradizioni, Tipicità, Tracciabilità e Trasparenza, in una sola parola CULTURA.


Giusy, va ad aggiungersi a Gaetano Basile e Bonetta Dell’Oglio già insignite del riconoscimento.

venerdì 12 luglio 2013

Lo spazio urbano ed i luoghi rurali


Giuseppe Bivona

                                                         Lo “spazio “ si addice alle città: geometrico, misurabile  attraverso  unità di misure fredde e impersonali,le forme  definite  e funzionali  ,res extensa  cartesiana, oggetto di accatastamento e di proprietà,categoria comune  agli ingegneri  ed ai geometri, dove il deserto non è differente in qualità dalla terra abitata,Nel mondo rurale  valgono i luoghi, ovvero spazi vissuti ,intersecati dal tempo, animate dalle comunità di persone compresenti , protagoniste come tutto ciò che le circonda, dove silenziosamente vive  la realtà immateriale che sta dietro e sotto quell’intersezione , vistosamente traspare in ogni manifestazione simbolica.


Perciò i luoghi  sono  la terra della memoria , il suolo fertile della conoscenza, dove nessuno è proprietario ma solo e solamente abitante, se volete anche viandante, testimone oppure custode. Eppure i luoghi  dovremmo provare a guardarli  come un testo (textum) tessuto appunto, dove si intrecciano  orditi e trame,  riconoscere  gli elementi che che, uniti  l’uno all’altro, ne possono permettere la lettura .
Cosi come una  lettera  isolata è solo il segno di un suono , mentre unita con altre lettere  può formare  una parola ed essere veicolo  di un significato , allo stesso modo  una parola s’impoverisce di senso se è estrapolata, isolata  astratta dalla frase dove è inserita , cosi come le cose e gli accadimenti  in un luogo  possono essere letti  all’interno di un lessico  o di una sintassi locale per certi aspetti,e universali per altri.
Cosi  fuori dal “testo” accade che le chiese  non sono che edifici , le sorgenti polluzioni di semplice acqua , i terrazzamenti  strisce di terra coltivate sostenute da muri a secco . Anche la comune finestra se la astraiamo dalla luce non rimangono che i soli componenti : legno e vetro.
Se ci spostiamo fuori dal “testo” le parole sono suoni e i segni restano indecifrabili,non  ci sono i luoghi ,ma solo territorio ,oggetto di misurazione geometrica,talvolta  può esserci  il paesaggio , ma ridotto a manufatto per una semplice e banale fruizione estetica: mancano le testimonianze ,manca il racconto!
Ma quali segni tracciano le lettere che compongono  i luoghi della ruralità?
Alcuni  introducono  ai confini “mobili”  tra campi coltivati e quelli, magari adiacenti, incolti : storie domestiche, dove gli elementi  di divisione prevalgono sull’unità familiare o il buon senso .
Altre si prestano  per una lettura politica  della comunità ,raccontano le lotte di competizioni per l’accesso  alla terra:  sono i tanti fazzoletti di terra, tutti della stessa misura, sottratti  con la lotta alla insolente  proprietà latifondista .
Molte altre restano legate alla trasmissione di conoscenze e consuetudini : valga per tutti il linguaggio delle campane, la benedizione delle case ,compresa quella   degli animale.
Tutto si muove su piani apparentemente diversi , che non si escludono , anzi si compenetrano , si spiegano reciprocamente e concorrono a tracciare un glossario  del mondo rurale organizzato attraverso  comportamenti e manufatti che testimoniano  saperi consolidati nel tempo da generazioni.
Restavano ancora  nel mondo rurale , anche se poco visibile ,le tracce del sacro , debole ma ancora viva la Provvidenza, chiamata a rispondere alle innumerevoli necessità . affidarsi  ad essa  se ne sentiva un gran bisogno: per sostenere l’incertezza dei raccolti , i capricci del tempo,l’incombenza delle malattie o degli infortuni .  Oggi mutata in Previdenza sociale , in medicine per le malattie , le polizze assicurative e alle previsioni metereologi che dettate dal satellite .
 Ormai tutto è prevedibile, quasi tutto è garantito e quello che non risponde alle nostre certezze e contraddice la superbia , va rimosso  come un tumore   .
Ma nel mondo rurale il cielo è ancora visibile, il vento spirito che soffia, le mani più facilmente possono toccare gli elementi che radicano alla vita: la terra, l’acqua, le piante…
Negli spazi urbani tutto è mascherato e contraffatto  dalle materie estratte  dai recessi del sottosuolo , si vive stretti  tra il bitume che ha pietrificato la terra  e la caligine  che ha oscurato il cielo, in mezzo: cemento,  silice,acciaio e scorie indecomponibili. 
Nei luoghi dove ancora rimangono le tracce  residuali della ruralità ,ancora esistono le stagioni: quelli del giorno, dell’anno e della vita. Mentre nella spazio periferico quasi non si conoscono le stagioni del giorno,perché spesso non si riesce a distinguere la luce del sole da quella artificiale, né quella dell’anno, come pare normale trovare gli stessi prodotti  in ogni mese, ma paradossalmente anche quella della vita, dove non si accusa alcun imbarazzo forzare i bambini ad imitare goffamente gli adulti , cosi come non arrossiscono gli anziani nel comportarsi da adolescenti.  

venerdì 5 luglio 2013

“Aspettando Expo 2015” Workshop itineranti




Nella cornice del Parco delle Madonie si è svolto il Workshop “Aspettando l’Expo 2015 – Identità Salute e Sviluppo” presso l’Eremo di Liccia, a Castelbuono (PA).




Il Workshop, realizzato grazie alla creazione di un forte partenariato tra il Parco delle Madonie e l’Istituto della Dieta del Mediterraneo(I.Di.Med.) e con la collaborazione di Enti di Ricerca, di Formazione e di servizio, pubblici e privati, sotto il patrocinio dell'Assessorato Regionale alle Risorse Agricole e Alimentari, ha come caratteristica peculiare la divulgazione agli operatori del settore delle innumerevole potenzialità di sviluppo, promozione e valorizzazione dell’identità territoriale con particolare attenzione agli “stili di vita sani” come Modelli di sviluppo sostenibile.
L’incontro, ha affrontato una serie di problematiche insite nella creazione di strategie di marketing territoriale propulsive per la vocazione turistica e migliorare le condizioni occupazionali degli operatori del settore per favorirne l’adattabilità e, quindi, la permanenza nel mercato del lavoro.
Oggi le malattie del Benessere (diabete, ipertensione, ipercolesterolemia, obesità, sindromi metaboliche …) rappresentano una vera a propria Pandemia che esorta a “riscrivere” lo sviluppo socio-economico della nostra Sicilia, terra dove nasce il modello esportabile di salute costituito dalla: la dieta tradizionale mediterranea.
Sono stati inoltre programmati una serie di  Workshop itineranti su  “Aspettando l’Expo 2015 – Identità Salute e Sviluppo”   aventi come ambiti di intervento 
-          La Comunità ha coscienza  del valore del suo “territorio e del suo stile di vita”;
-          Gli operatori e i Giovani sono pronti a scendere in campo per trasformarsi in catalizzatori di sviluppo;
-          I prodotti agroalimentari   sono pronti per essere internazionalizzati;
-          Le strutture di accoglienza   (alberghi, ristoranti, Agriturismi, B&B) sono pronte ad accogliere i turisti;
-          Le risorse e i beni materiali e immateriali  del territorio  sono facilmente fruibili;
-          Le istituzioni sono garanti e registi di sviluppo etico, integrato, sostenibile e partecipato.

Una prima sezione del Workshop intende affrontare i temi forti intorno ai quali concentrare l’attenzione 
·        Expo 2015: internazionalizzazione e strategie per lo sviluppo del territorio - progetti transazionali IRES;
·        Salute e Benessere della comunità. Ricerca e sviluppo - -  I.Di-Med.;
·        Progetti di sviluppo integrato e sostenibile –So.Svi.Ma. S.p.A.;
·        Export internazionale dei prodotti siciliani. L’esperienza nel settore - ISAS Palermo.
·        Le identità territoriali: il genius loci –   Libera Università dei Saperi e dei Sapori di Menfi  (LURSS Onlus).

Il workshop rappresenta un punto di avvio.  In fatti è stato  sottoscritto un protocollo di intesa funzionale alla realizzazione di un programma di interventi condiviso e partecipato in vista dell’Expo 2015, per sensibilizzare e creare strumenti innovativi di gestione delle imprese nell’ottica di uno sviluppo sostenibile, al fine di favorire la crescita di competitività delle aziende del territorio.  


sabato 29 giugno 2013

Le radici recise


( abbiamo perso i contatti: siamo in pericolo!)
Giuseppe Bivona


….Se ne accorse solo quando fu agli ultimi scalini. Dapprima, quantunque gli paresse strano, pensò che
fossero gli estremi barlumi del giorno. Ma la chiaria3 cresceva, cresceva sempre più, come se il sole, che
egli aveva pur visto tramontare, fosse rispuntato.
Possibile?
Restò - appena sbucato all'aperto - sbalordito. Il carico gli cadde dalle spalle. Sollevò un poco le braccia;
aprì le mani nere in quella chiarità d'argento.
Grande, placida, come in un fresco luminoso oceano di silenzio, gli stava di faccia la Luna.
Sì, egli sapeva, sapeva che cos'era; ma come tante cose si sanno, a cui non si è dato mai importanza. E
che poteva importare a Ciàula, che in cielo ci fosse la Luna?
Ora, ora soltanto, così sbucato, di notte, dal ventre della terra, egli la scopriva.
Estatico, cadde a sedere sul suo carico, davanti alla buca. Eccola, eccola là, eccola là, la Luna...
C'era la Luna! la Luna!
’Ciaula scopre la luna” di Luigi Pirandello

Il bambino seduto nel sedile posteriore  della macchina, vedeva scorrere , quasi fuggissero veloc,i le case basse della periferia della grande città . Ora le case non c’erano più o almeno divenivano sempre più rari , sostituite da lunghe file di alberi che come le case scappavano via chissà sa dove.
Ad un tratto la macchina rallentò una lunga colonna di macchine li  costrinse a muoversi a passo d’uomo,facendolo  quasi annoiare . Ma ad un tratto vide una cosa stranissima, si alzò in piedi  sul sedile e non credendo ai suoi occhi  cercò di pulire  più che potesse il vetro del finestrino. No, non poteva essere vero  e con voce meravigliata ed incredulo, quasi gridando esclamò. : “ Papà , papà  guarda qui fuori sulla tua sinistra, che cosa strana, hanno appeso  tante, tantissime pere agli alberi!”
Viviamo in un mondo intessuto come  di fili che magicamente legano  ogni cosa e dove tutto vive legato con cosa è stato  e con cosa è per essere. Ciascuno di noi è legato  a tutto e a tutti.
E’ un mondo di relazione che ci suggerisce sensazioni talvolta sottili e sfuggenti, come il senso di familiarità con qualcosa  che si sa di non avere mai conosciuto , che si mostra inconsueto e pur tuttavia non estraneo.
E’vero  ognuno di noi sente in modo diverso , qualcuno sente ogni cosa che pulsa ,che vive  , gli animali ,fino alle piante , altri addirittura arrivano a sentire una impronta emotiva anche nelle cose inanimate.

Gli animali sentono il pericolo prima che arrivi , ci sembra naturale, ormai lo ripetiamo senza stupore. Ma gli animali vivono a diretto contatto con il mondo ed è un contatto non mediato.
I ruminanti abituati al pascolo sanno quali erbe  debbono mangiare per non  sentirsi male e addirittura avvelenarsi . Diciamo che è un sapere innato , istintivo, pur non sapendo bene casa significhi.
Invece gli animali  che nascono e vivono  al chiuso di una stalla  e sono alimentati  col solo mangime, se per caso escono  al pascolo sono in serio pericolo perché non sanno riconoscere le erbe  da non mangiare.
Hanno perso il contatto. Sono in pericolo!
Noi   tutti , non come individui, ma collettivamente, come popolo, cultura ,siamo passati  in breve tempo da una rete  fitta di connessioni  con il mondo e i diversi piani della realtà ,  di legami con la terra e con il cielo, con chi ci ha preceduto e con chi è per venire o sta per arrivare.  Alla fine ,per approdare  ad uno stadio di solitudine, senza contesti, sedati  nella distrazione, un po’ oscillanti tra noia , stordimento ed eccitazione, sotto un cielo che si è solidificato  come una calotta di cemento  e, come una morsa si è chiusa sopra di noi che non sappiamo ne possiamo più vedere le stelle.
Abbiamo perso contatto. Siamo in pericolo!

Quando il deserto cresce dentro di noi  non rimaniamo che gusci vuoti , magari lucidi,performanti, come oggi si usa dire.
Ma a quel tessuto di fili che unisce tutto a tutti , si sostituiscono  informazioni innumerevoli e ridondanti , che affaticandolo ci riempiono il cuore, come paglia per l’imbalsamatore

domenica 9 giugno 2013

La vita contadina nel cerchio del tempo


                
Giuseppe Bivona  

  Sorge il mattino in compagnìa dell’alba
innanzi al sol che di poi grande appare
su l’estremo orizzonte a render lieti
gli animali e le piante e i campi e l’onde.
Allora il buon villan sorge dal caro
letto cui la fedel sposa, e i minori
suoi figlioletti intepidìr la notte;
poi sul collo recando i sacri arnesi
che prima ritrovâr Cerere, e Pale,
va col bue lento innanzi al campo, e scuote
lungo il picciol sentier da’ curvi rami
il rugiadoso umor che, quasi gemma,
i nascenti del sol raggi rifrange.
Allora sorge il fabbro, e la sonante
officina riapre, e all’opre torna
l’altro dì non perfette, o se di chiave
ardua e ferrati ingegni all’inquieto
ricco l’arche assecura, o se d’argento
e d’oro incider vuol giojelli e vasi
per ornamento a nuove spose o a mense.

      Ma che? tu inorridisci, e mostri in capo,
qual istrice pungente, irti i capegli
al suon di mie parole? Ah non è questo,
signore, il tuo mattin. Tu col cadente
sol non sedesti a parca mensa, e al lume
dell’incerto crepuscolo non gisti
jeri a corcarti in male agiate piume,
come dannato è a far l’umile vulgo.

      A voi celeste prole, a voi concilio
di Semidei terreni altro concesse
Giove benigno: e con altr’arti e leggi
per novo calle a me convien guidarvi.

      Tu tra le veglie, e le canore scene,
e il patetico gioco oltre più assai
producesti la notte; e stanco alfine
in aureo cocchio, col fragor di calde
precipitose rote, e il calpestìo
di volanti corsier, lunge agitasti
il queto aere notturno, e le tenèbre
con fiaccole superbe intorno apristi,
siccome allor che il siculo terreno
dall’uno all’altro mar rimbombar feo
Pluto col carro a cui splendeano innanzi
le tede de le Furie anguicrinite.

      Da “Il giorno” di Parini



                                   
Per gli anziani contadini la più piccola unità di misura  del tempo  era …il battito del cuore che in quiete batte una volta al secondo  
Cosi come la misura dello spazio  era il passo del viandante  oppure della capienza ,erano le mani giunte  a conchiglia . infine lo sguardo , il solo metro che misurava il movimento del cielo  , le forme delle realtà e le dimensioni delle cose .  La “ cosa” che per essere misurata ha bisogno di una macchina ,non s’addice all’esperienza contadina  e ,fuori dall’esperienza  il mondo si dirada nelle estrazioni
 Il giorno inizia con l’alba quando il sole emerge dall’orizzonte  e termina con il tramonto quando il sole scende  dietro l’orizzonte , L’alba e il tramonto durano pochi minuti , quanto ci vuole perché il sole faccia un passo grande quanto il suo diametro .  Ma l’alba per in contadino è più intrigante , ha un suo sviluppo temporale   un divenire  partoriente tanto che lne conta…. “ sette” . Si le sette  albe!.
In questa complessa nascita del giorno ,il contadino si serve della complicità del gallo. Il pennuto percepisce la prima alba ,ovvero quando la parte più nera e profonda della notte …prelude al nuovo giorno. Non e più notte ma ancora non può definirsi giorno ,il gallo sporge la testa dall’uscio del pollaio ed osserva che le stelle non hanno più la stessa luminosità , il loro splendore scema lentamente, perciò inizia il suo primo canto. Il canto del gallo scandisce  attraverso l’intensità e la frequenza il divenire del giorno, le cose  cominciano ad assumere le prime forme ,i lineamenti divengono più precisi e infine mostrano il loro colore
 Accade con il crepuscolo  quando no è più giorno ,ma non è ancora notte . E un tempo mediano  dove i due mondi si incontrano e le ombre diventano vive  come le cose che le proiettano…anche dentro di noi : è il tempo per le riflessioni  il più adatto per entrare in contatto con i due mondi .
L’ultima luce del giorno ,al crepuscolo  è un piccolo raggio  bluastro ,  emesso come un lampo .
Si dice che il profumo dei fiori in questo momento è più intenso
La metafora del giorno si estende  per tutto quanto esiste  cosi come non c’è alcun dubbio che dopo la notte spunterà l’aurora  ,dopo l’inverno  il risveglio primaverile e dopo il sonno profondo il risveglio  .
Ma la nostra aurora, quel tempo che non è più notte ,ma ancora non è giorno,  non potrebbe coincidere  con il tempo che dal concepimento accompagna la nascita?
Questo nostro mondo moderno  sorretto dal tempo lineare  siamo perennemente tesi come una corda tra la nascita  e la morte  . Una freccia  scoccata verso uno bersaglio, tante freccie veloci quasi ad esorcizzare la morte.
Nel mondo contadino  domina l’armonia del tempo circolare  si accetta la morte  ma di fatto la “ morte” non esiste  e come per ciò che non esiste , forse no c’è  motivo  di averne paura
 Il cerchio del tempo  è fatto di stagioni . per tutto c’è un tempo : c’è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo : c’è un tempo per seminare e uno per raccogliere , uno per abbracciare e uno per astenersi dagli abbracci , cosi è scritto nel libro  dell’Ecclesiaste
Il periodo di luce , dal chiarore  dell’aurora  fino all’ultima luce  del crepuscolo  è fatto per la veglia , quello del giorno per le occupazioni , quello  della notte  per la quiete ,il sonno .
Fuori dal cerchio , tutto diventa uguale  e senza il senso delle stagioni  si sveglia di notte e si dorme di giorno .
Fuori dal cerchio la morte esiste e fa paura . perciò  cerchiamo affannosamente di  rimuoverla ed allontanarla con l’inganno , fingendoci giovani quando non l’ho si è più , cancellando i degni del tempo come una vergogna , curando il corpo come un feticcio  per mantenerlo lucido e performante : un guscio refrattario al tempo ma anche alla nostra anima


La nostra stupida visione del tempo lineare , alla quale siamo addomesticati, ignora la verità profonda delle “stagioni” e il piacere del ritorno   

venerdì 31 maggio 2013

Chi ha rubato i semi dei contadini?


Giuseppe Bivona

Dobbiamo riportare i contadini a coltivare le varietà per la biodiversità, per loro stessi, per la sicurezza alimentare, per il futuro." - 
Vandana Shiva


Non abbiamo il diritto di consumare felicità senza produrne, proprio come non abbiamo il diritto di consumare ricchezza senza guadagnare

                                                       

Un tempo quando nelle menti albergava la ragione e il buon senso ,i  contadini  possedevano i loro semi,li selezionavano, li conservavano, li tramandavano, se li scambiavano, erano insomma  un patrimonio  della comunità. Selezionare i semi era un lavoro affidato quasi sempre ai più anziani, anno dopo anno venivano scelte i semi dai frutti  meglio coloriti , sani , resistenti .Erano  mediatori  , attenti e scrupolosi ,consapevoli  della necessità di non arrestare mai questo lungo e complesso processo di adattamento, sempre  in armonia  con il cambiamento climatico, con le condizioni  pedologiche  del luogo .

 Per strano che possa sembrare   ,le parole “ tramandare “ e  “mutare”   ci danno un segno tangibile del  mutamento e della tradizione. Il  cambiamento  che non conosce la continuità  genera  innovazioni senza radici , senza contesto , senza dare tempo alla comunità di accoglierlo, come un bene atteso , di apprenderne il corretto uso , e farne un bene comune .
 Di fatto le innovazioni  isolate, e distanti ,  generano una sorta  di eresia dalle  conoscenza .Non conosce il rispetto per il senso della vita
 Ma che senso avrebbe  la tradizione  senza il lento ,inesorabile  , cambiamento?
 Avremmo  espresso  una rigida  ripetizione  ,una monotona “clonazione”, buona per i musei o per alimentare nostalgie .
 No, la rigidità nega la vita , ne diventa inutile parodia , facendosi caricatura  del passato .
La Tradizione non è  conservatorismo  né fascinazione del passato  storico , niente è più lontano  dalla tradizione  di un museo folcloristico .” La verità  è che la tradizione non consiste    in un semplice trasmissione del sapere : è la trasmissione di un saper vivere . Il tradizionalismo  si contrappone  alla tradizione perché uccide  l’organismo vivente , per diventare un adepto  del fossile “  
 Il  percorso che accompagna la vita  delle varietà vegetali  , parte dalla selezione , lungo un intenerario  attraverso un   continuo adattamento . Ci ricorda che la natura  non esprime solo e solamente varietà agricole , cosi come noi le conosciamo ,ma che esistono le specie , le loro forme spontanee, , gli ecotipi , declinate  sulla  base delle condizioni climatiche,  agronomiche. Le varietà nella loro stretta accezione prendono  “forma”  da una precisa e definita attività umana , se volete “ comunitaria “ , come potrebbe accadere ad un “manufatto “ .
Le varietà ,a differenza degli ecotipi  non sono il prodotto di un incontro occasionale  , nel tempo , ma ben di più , ovvero  sono il prodotto  dell’incontro con la “ necessità “ con la cultura “ . Perciò sono varietà locali caratterizzate in modo originale e dinamico, sia nella loro modalità epigenetica , quale capacità di esprimere  una incessante capacita  di ridefinizione  del codice costitutivo , sia degli aspetti fenotipici  quali estensori di forma e di comportamento 
Cosi alla massima espressione genetica e diversità varietale   operata  dalle comunità rurali e contadine , assistiamo oggi  alla massima restrizione  genetica e fenotipica  dell’agricoltura industriale ,  semplificata e banalizzata  fino all’estrema  mortificazione  della diversità che sfocia nella pratica monoculturale  monovarietale.
 La monocoltura non appartiene al mondo contadino  essa è figlia  dell’agricoltura intensiva, di precisione , di ordine formale, industriale , quella che prima di produrre prodotti  coltiva profitti e contributi , ma produce erosione della terra e della diversità.
Oggi i prodotti  delle monocolture  , coltivate dalla “monocultura  delle menti” , odorano  di artificiosità , di moda , di intransigenza e fanatismo , di svalutazione  della diversità  della pluralità e dalla “contaminazione”  che in agricoltura sono elementi di ricchezza e in natura garanzie di sopravvivenza .
Le esigenze mercantile  legate all’uniformità  delle tecnologie colturali , di raccolta , confezione , distribuzione e vendita, hanno  sortito  un vero e proprio disorientamento identitario , un approccio astratto alla natura delle cose.
Quella della purezza  delle varietà  è una esigenza estranea al mondo contadino . Le nuove varietà commerciali  sono caratterizzate da uniformità , stabilita e distinguibilità . Sono requisiti  previsti  per l’iscrizione ai registri varietali , sono coordinate buoni  per i parametri ufficiali , definiscono i limiti per la commercializzazione delle sementi , sono caratteri conformi alla loro brevettazione, allo sfruttamento dei benefici commerciali  legati al loro uso .
 Quanto sono diversi e distanti dai campi dei contadini , dove le varietà si incrociano liberamente  dando vita a mescolanze di popolazioni!

Le ansie per la purezza varietale  tradiscono il misconoscimento  e la negazione  delle armonie  e dei movimenti  che spontaneamente e con sapienza anima la natura e ne sono rivelazione . Le ansie per la purezza  varietale tradiscono una volontà pianificatrice , una bonaria propensione alla separazione , al rigetto di cosa non è abbastanza puro  da compensare il disorientamento morale, estetico e ontologico che intesse la filigrana  della  modernità .         

giovedì 9 maggio 2013

Percorso di programmazione partecipata GeniusLoci De.Co per la Sicilia







Il percorso di programmazione partecipata GeniusLoci De.Co per la Sicilia, elaborato dalla Lurss.Onlus, è stato inserito al Poster Session del FORUM PA 2013 in programma a Roma dal 28 al 30 maggio 2013
Un Percorso per la valorizzazione dell'identità dei territori

La LURSS Onlus (libera università dei saperi e dei sapori) si ispira all’EuropeanRuralUniversity diffuse in Europa e in molte altre parti del mondo Nel corso degli anni e delle esperienze, il concetto di EuropeanRuralUniversity si è addensato e arricchito, come si accompagna un mondo rurale in profonda trasformazione.
L'Impegno della Lurss.Onlus, afferma il suo Direttore Nino Sutera,  è quello di diffondere la cultura e la sensibilità sui prodotti del territorio, lavorare assieme e collaborare a progetti culturali che valorizzino le tipicità, la qualità e l'identità del nostro territorio,  mantenendo ed esaltando  il legame territorio-storia-culture.
Il cuore dell'attività di FORUM PA è l'expo di maggio a Roma, da 24 anni punto di riferimento per la discussione suill'innovazione e modernizazzione del sistema pubblico italiano. FORUM PA è il partner delle Pubbliche Amministrazioni e dei più importanti player del mercato, in particolare del settore ICT, della consulenza e formazione, che operano con la Pubblica Amministrazione su progetti di innovazione.
GeniusLoci - Percorso di programmazione partecipata per la valorizzazione dell'identità dei territori, promosso da Libera Università rurale Saper&Sapor Onlus. ha l’obiettivo di realizzare una rete dei comuni De.Co. - Denominazione Comunale, per valorizzare quei prodotti di nicchia che inducono gli appassionati viaggiatori ad andare ad acquistare e degustare i prodotti nelle loro zone di produzione, per promuovere l’offerta integrata “del” e “nel” territorio, piuttosto che mettere su strada le merci.(D.Torcetta 2009)
Il percorso destinato ai “stakeholder” (liberi cittadini, pro-loco, associazioni, organizzazioni professionali di categorie, assessori comunali, giornalisti, Gal, e gruppi informali). Obiettivo dell’iniziativa è costruire spirito di squadra nei territori per la tutela dell’identità dei luoghi e per il recupero dell'identità territoriale come opportunità di arricchimento di significati e valori per l’economia locale.

http://iniziative.forumpa.it/expo13/officine/geniusloci-percorso-di-programmazione-partecipata-poster-session

    Ci sono luoghi in cui il genius loci è associato ad un monumento, ad un personaggio. Tuttavia le persone “respirano” il genius loci di un luogo, di un ambiente quando ne hanno piena coscienza. Ognuno di noi è attaccato ad un luogo d'infanzia, ad un ricordo, ad un affetto, a un dolce, ad un piatto. Ecco per noi il percorso significa anche recuperare l’identità di un luogo, attraverso le prelibatezze dei luoghi, (un piatto, un sapere, un sapore, un evento,ect)
L’iniziativa è stata inserita tra le buone pratiche in rete, della rete rurale nazionale portale del MIPAF mentre Il percorso  GeniusLociDe.Co per la Sicilia     è   tra gli esempi virtuosi del -FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER LA TERRA E IL PAESAGGIO- “Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori”