venerdì 10 febbraio 2017

Da un'iniziativa a un metodo

Da un giorno di idee
a un villaggio di idee, alla Libera Università Rurale
ovvero
da un’iniziativa ad un metodo
di Nino Sutera*

“Per far crescere un bambino ci vuole un villaggio,  per far co-evolvere il villaggio globale ci vuole la mentalità aperta di un bambino”
Il  villaggio, in etnologia, rappresenta la forma elementare dell’abitato umano  stabile. In sociologia, con la locuzione di “villaggio globale”, coniata dal sociologo canadese H.M. McLuban ( 1911-1980), si definisce il mondo contemporaneo, così denominato specialmente in seguito alla diffusione dei mezzi di comunicazione di massa e per la comunanza di una serie di problemi che riguardano ormai tutti i paesi.  
La locuzione di Villaggio globale è stata utilizzata insieme ad un antico proverbio africano che appunto afferma che “ per far crescere un bambino ci vuole un villaggio”
L’avventura del Git SiesA (Gruppo d’Interesse Territoriale -Sviluppo Integrato e Sostenibile dell’Agrigentino- promosso dal Ministero dell’Università e Ricerca, e dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Siciliana, ha consentito di avviare un nuovo processo partenariale informale, strutturato e permanente di progettualità partecipata, finalizzato alla promozione e sviluppo di nuovi progetti e programmi da iscrivere nel quadro di una condivisa visione di sviluppo sostenibile e integrato del territorio.
I territori organizzati in forme partenariali e strategiche, possono infatti favorire il dialogo interistituzionale, sia  a livello locale,  e non solo, con i diversi portatori di interesse per facilitare l’avvio dei nuovi interventi in un quadro di cooperazione rafforzata ed attivare forme di scambio tra realtà territoriali ed amministrative, che costituisce anche la mission dei GIT
L’ambizione di “Un Giorno di Idee”  era di avvistare in maniera partecipata e condivisa  idee, proposte, progetti  di indirizzo, tale da divenire per il prossimo futuro un modello da seguire,  aperto a tutti i soggetti socio – economici, ed ai singoli cittadini, che sono interessati e vogliano cimentarsi sul futuro sostenibile del proprio territorio.
L’evento è stato  l’occasione per conoscere e valorizzare esperienze, proposte e idee, ed incominciare ad affrontare le nuove sfide che attendono i sistemi locali  nei prossimi anni e per condividere obiettivi  e linee d’intervento.

In questa prospettiva, il territorio non deve essere considerato semplicemente come luogo fisico, ma esso rappresenta soprattutto una comunità collettiva, ricca di saperi e competenze diffusi tra i vari attori, dalle istituzioni pubbliche alle organizzazioni private, dalle associazioni, ai singoli cittadini.
Aver saputo interpretare le esigenze e le richieste diffuse di disseminare conoscenze e informazioni, tramutandoli in un fatto concreto è destinato ad essere consegnato alla storia di questa terra, ecco allora come un’evento  nasconde l’ambizione per tramutarsi in un metodo condiviso. Nasce così  un “Villaggio di Idee”  con  l'obiettivo di sviluppare un percorso inedito e innovativo di sinergie e partenariati per cercare, attraverso il confronto sistematico e tra gli stakeholder, risposte concrete alle esigenze di sviluppo del territorio. 
Intendiamo Apprendere dalle lezioni del passato individuando iniziative congiunte a carattere pilota per migliorare l’efficacia della comunicazione istituzionale, Realizzare le iniziative pilota implementando le metodologie di lavoro in partenariato, Monitorare le diverse fasi dell’attività e i risultati raggiunti e contribuire così anche al dibattito sulla politica di coesione verso le tre priorità: convergenza, competitività e cooperazione. Come? Con iniziative pilota di informazione, formazione e comunicazione, volte a migliorare le imprese e i servizi rivolti alle imprese, gli attori-chiave del settore agricolo e del turismo, dell’ artigianato,e commercio, in un’ottica di filiera produttiva integrata, mirata allo sviluppo sostenibile del territorio, alla qualità, alla sicurezza, alla tutela dell’ambiente.  
Da questa iniziativa di successo deriva la LURSS (libera università dei saper e dei sapori) che si ispira all’European Rural University diffuse in Europa e in molte altre parti del mondo Nel corso degli anni e delle esperienze, il concetto di European Rural University si è addensato e arricchito, come si accompagna un mondo rurale in profonda trasformazione. L'Università rurale unisce tutte le forze nelle zone rurali, persone ed istituzioni socio-economiche, in un unicum innovativo nel preservare le tradizioni locali, in grado di raccogliere tutte le logiche di azione delle esperienze, in quanto consente di individuare,confrontare e analizzare le iniziative locali dello sviluppo. Etica, logistica, sicurezza e sostenibilità sono le parole chiave alla base delle strategie politiche ed economiche in agricoltura. I programmi d’intervento proposti nel Quadro d’Europa 2020 disegnano un’imprescindibile relazione tra agricoltura e alimentazione, ed investono di un ruolo decisivo tutti gli attori coinvolti. Le politiche, gli investimenti, le conoscenze, i successi e gli insuccessi di una componente (agricoltura) si ripercuotono in modo reciproco ed incontrovertibile sull’altra (alimentazione). Agricoltura ed alimentazione sono protagoniste della crescita economica e sociale dell’Europa, ma sono anche garanti della sostenibilità nell’uso delle proprie risorse (suolo e materie prime) per assicurare disponibilità nel futuro, efficienza nell’impiego, incremento della competitività economica ed opportunità d’accesso alle risorse e ai servizi da parte di tutta la popolazione. 
La Libera Università Rurale Saper&Sapor nasce dalla consapevolezza che il Sapere e il Sapore sono uniti tra loro da un legame sottile: entrambi sono elementi essenziali della vita. L’attenzione e la sensibilità alla salute, al cibo e al benessere sono più che mai attuali. Da questa constatazione è nata l’idea di creare la LURSS che fosse anche una sorta di viaggio alla scoperta del gusto, della cultura e della conoscenza, e delle antiche tradizioni contadine.

Coordinatore del GIT SiesA
ninosutera@regione.sicilia.it





mercoledì 8 febbraio 2017

Risorse immateriali e sviluppo.

nucciatornatore
 L’innovazione è un fattore determinante del cambiamento sia sui beni e servizi materiali ( case, città, auto, trasporti e mobilità, salute, ecc.) sia più in generale sull’ecosistema ( ambienti di vita, economia del mare e della terra, ecc), sia su fattori immateriali ( processi, conoscenza e saperi).



La tecnologia e la scienza sono, per parte loro , ambiti applicativi decisivi di questo cambiamento, spingendo verso nuove generazioni di beni e servizi , verso trasformazioni di ambienti e di ecosistemi, insieme alla formazione di capitale sociale specializzato e intelligente capace di migliorare la vita di uomini e donne, fornire loro ciò che serve a vivere in sicurezza salute e benessere , nelle migliori condizioni di vita possibile .   E’ fondamentale   offrire queste opportunità a tutti e per tutti ed è per questo che la scienza e la tecnologia ad esempio, devono essere governate da processi inclusivi e socialmente aperti verso i cittadini, le imprese e la pubblica amministrazione, veri motori della vita sociale , sia nelle città che nei territori, fra i borghi e le campagne del nostro paese e della nostra regione.

All’avvio del nuovo ciclo di programmazione 2020 è importante avviare processi che diano un ruolo diverso consapevole delle comunità locali che  affiancandosi agli altri decisori pubblici come stato e regioni, possano insieme cooperare per raggiungere obiettivi condivisi e convergenti.
E’ ciò che ci aspettiamo dalle politiche pubbliche,   l’entrare in una dimensione operativa, cooperante e partenariale che avvicini i cittadini al cambiamento per esserne parte attiva, attraverso una partecipazione democratica che faccia della Innovazione sociale in perno della crescita e dello sviluppo.
Le politiche per la ricerca non possono che andare nella stessa direzione e piegare la scienza sempre più arispondere alle sfide sociali che le comunità ciò che chiedono ma che ci chiede l’Europa attraverso programmi come Horizon 2020.
Non possiamo non ricordare le parole di Corinne Cretì ( commissaria europea alle politiche regionali)  che   ha ricordato come le politiche europee devono riguardare la coesione territoriale e rendere le comunità più vicine all’europa  

Il regolamento 1303 del 2013 della UE sull’uso e sulla informazione dei fondi strutturali (tutti) lo chiede con chiarezza e pure l’accordo partenariale fra stato e UE con la PES ( partnernariato economico sociale e istituzionale) vanno in questa direzione.



I comuni, i sindaci, sono le istituzioni più prossime al cittadino, ai suoi bisogni, e dunque si riconosce nella comunità la parte attiva di un processo in cui le imprese, i giovani e le donne, le associazioni , stanno insieme per condividere e fare scelte.
In tutto questo diventa fondamentale il ruolo delle università e dei centri di ricerca che devono accompagnare questo processo di informazione e definizioni di soluzioni che siano davvero risposte ai cittadini e alle imprese seguendo i loro bisogni.
 Non si può più continuare a parlare di sottosviluppo, di mancato uso corretto delle risorse pubbliche o addirittura di mancanza di risorse se non si crea un meccanismo virtuoso di coinvolgimento e di responsabilità fra i decisori pubblici.
Le risorse ci sono: bisogna mettere in campo progetti che servano davvero e che diano risultati verificabili credibili con obiettivi ampi e condivisi in occupazione, innovazione, crescita e sviluppo e la strada è quella di dare voce ai territori attraverso strumenti previsti dai programmi nazionali e regionali che vanno alimentati e sostenuti.
Mentre guardiamo il mondo cambiare e quanto vi accade, dobbiamo imparare a guardare dentro noi stessi
per rilanciare un protagonismo nuovo che innovi   attraverso un senso civico e sociale che sia costruttore di solidali e coesi territori e comunità, rilanciando le identità dei luoghi e del saper fare, un ecosistema connesso, ben piantato con le proprie radici e sostenibile, ma anche in trasmissione continua con quella Europa che è la grande rete delle nostre opportunità e relazioni .




mercoledì 25 gennaio 2017

A Gregorio Viviani il riconoscimento " Custode dell'Identità Territoriale "

nucciatornatore


                           Pubblico delle grandi occasioni a  Casa Planeta, nell'ambito della presentazione dell' Almanacco 2017 “A cu apparteni” curato da Gregorio Viviani.

“Il Tempo affievolisce i nostri ricordi ma ci lascia in dote tutta l’esperienza di chi ci ha preceduto”
 Con questa frase Gregorio Viviani  ha titolato   edizione 2017 dell’Almanacco di  “A ccù apparteni? 

Durante il talk show Identità & Tradizione condotto mirabilmente da Giovanni Messina, con la partecipazione di   Alfonso Fiumarella, Marilena Taffari, Gregorio Viviani e Nino Sutera,  è stato conferito   all’autore dell'Almanacco il riconoscimento di “Custode dell’Identità Territoriale   del percorso Borghi GeniusLoci De.Co."



 


Il riconoscimento della Libera Università Rurale dei Saperi e dei Sapori Onlus  è attribuito a chi si spende quotidianamente per la salvaguardia e la valorizzazione della tradizione e dell’identità dei territori anche sotto l’aspetto agroalimentare. Realtà territoriali che assumono un’importanza crescente anche nei confronti del visitatore che ritrova nel cibo un insieme di valori, ivi compresi quelli identitari.




  Diventato ormai una tradizione consolidata e attesa, l’Almanacco curato da Gregorio Viviani rappresenta una sorta di pagina del passato, un lavoro inedito molto apprezzato,   che suscita l’interesse di quanti si soffermano a guardare con attenzione le foto d’epoca e a leggere le tante cose riportate.  Una interessante e piacevole  carrellata di detti, proverbi, indovinelli, filastrocche, orazioni, preghiere, annunci, vocaboli, nomi e soprannomi, momenti e usanze di vita quotidiana. Tutti  riportati in stretto e rigoroso dialetto siciliano. E poi, ad arricchire questo “scrigno di vita d’altri tempi” sono riportate antiche  foto, ingiallite dal tempo e talvolta incollate, che rappresentano una sorta di “ memoria storica” di Menfi e dei suoi abitanti, con le loro usanze, costumi, tradizioni e modi di dire e di fare. Un puntiglioso e meticoloso lavoro di ricerca storica che rappresenta un forte legame tra la Menfi di ieri, prima di essere distrutta dal terremoto del 15 gennaio 1968, e la Menfi di oggi. Un metro di paragone per analizzare le trasformazioni urbanistiche del centro abitato, dei principali luoghi pubblici, dei monumenti, delle piazze e delle chiese della cittadina belicina, una volta chiamata “la piccola Parigi”.  


 L'iniziativa rientra nell'ambito       del percorso ITINERANTE InFormativo di glocal, 

“ t e r r @”

TerritorioEnogastronomiaRisorseRurali@mbientali 
L’ambizione è di avvistare in maniera partecipata e condivisa idee, proposte, tale da divenire per il prossimo futuro un modello da seguire, aperto a tutti i soggetti socio – economici, ed ai singoli cittadini, che sono interessati e vogliano cimentarsi sul futuro sostenibile del proprio territorio.In questa prospettiva, il territorio non deve essere considerato semplicemente come luogo fisico, ma esso rappresenta soprattutto una comunità collettiva, ricca di saperi e competenze diffusi tra i vari attori, dalle istituzioni pubbliche alle organizzazioni, dalle associazioni, ai singoli cittadini. 
Aver saputo interpretare le esigenze e le richieste diffuse di disseminare conoscenze e informazioni, tramutandoli in un fatto concreto è destinato ad essere consegnato alla storia di questa terra, ecco allora come un iniziativa nasconde l’ambizione per tramutarsi in un metodo condiviso.


domenica 22 gennaio 2017

L'Abilitazione all’utilizzo delle macchine agricole.

ninosutera
Il corso di abilitazione  non esonera il rispetto degli altri adempimenti del DL 81/08


Cerchiamo di rispondere ad alcune frequenti domande: 

Chi è obbligato a conseguire l’abilitazione?
Tutti quanti utilizzano il trattore(anche occasionalmente e saltuariamente). E quindi titolari, coadiuvanti famigliari, soci, dipendenti o lavoratori autonomi. Sono obbligati anche i pensionati, famigliari, collaboratori esterni provenienti da altri settori lavorativi o disoccupati che guidano il trattore o collaborano con l’ azienda agricola.
Cosa deve fare chi HA ESPERIENZA di guida dei trattori?
Esclusivamente per il settore agricolo servono 2 anni di esperienza pregressa riferita ad un periodo di tempo non antecedente i 10 anni documentati attraverso una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà. Si ha così diritto all’esonero del corso completo ma obbligo di corso di AGGIORNAMENTO di 4 ore. 
Cosa deve fare chi NON HA ESPERIENZA di due anni?
Se è già addetto alla conduzione del trattore entro il 31/12/2017 deve fare il corso completo di 8 ore se si utilizza solo trattore agricolo con ruote o cingolato, se si utilizzano entrambi i mezzi 13 ore. Se non sono addetti alla conduzione devono fare il corso prima dell’utilizzo.
E’ una patente? Chi la può richiedere?
NON E’ una patente ma è un abilitazione professionale obbligatoria per legge quindi teoricamente sarà più facilmente richiesta durante un controllo sul rispetto delle norme sulla sicurezza aziendale, o a causa di un infortunio ( ASL – INAIL), o per un controllo da parte dell’ispettorato del lavoro.

Va chiarito infine che l’abilitazione va inserita all’interno degli adempimenti obbligatori previste dal DL 81/08  per il rispetto dell’intero pacchetto sicurezza nei luoghi di lavoro, anche per evitare le sanzioni previste dalla legge.Il corso di abilitazione  non esonera il rispetto degli altri adempimenti.








martedì 3 gennaio 2017

Identikit nutrizionale

nucciatornatore

Cambia l’etichetta dove è ora obbligatorio indicare, calorie, zuccheri, grassi e sale

Scatta l’obbligo della dichiarazione nutrizionale sull'etichetta degli alimenti che si applica a tutti i prodotti confezionati; devono ora indicare anche le informazioni relative a valore energetico, quantità di grassi (di cui gli acidi grassi saturi), carboidrati (di cui gli zuccheri), proteine e sale, espressi per 100 grammi o 100 millilitri di prodotto e, facoltativamente, anche per porzione.
 Lo rende noto la Coldiretti, evidenziando i profondi cambiamenti determinati nell'annunciare la completa entrata in vigore 
Il 13 dicembre 2016 delle norme previste dal Regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori che consente anche di indicare su base volontaria altri elementi, quali gli acidi grassi monoinsaturi, acidi grassi polinsaturi, polioli, amido, fibre e sali minerali o vitamine se contenuti in quantità significative.

lunedì 2 gennaio 2017

Identità & Territorio, da Veronelli ai Borghi GeniusLoci De.Co


Dopo la ReteRurale e il Formez,  il sito di Casa Veronelli, per opera di Gian Arturo Rota si è  occupato della Libera Università Rurale




Vediamo insieme cosa hanno scritto
Dopo la Regione Veneto, anche in Sicilia è in atto un percorso innovativo sulla promozione dell'identità territoriale,  a cura della Libera Università Rurale Saperi&Sapori onlus e su iniziativa del suo direttore, Nino Sutera.
L’augurio, oltre che di veder compiuto tale cammino, è che altre Regioni lo intraprendano, da che è indubbio che le De.Co,. costituiscono oggi, il più forte, efficace mezzo di salvaguardia reale dei prodotti e delle identità locali. Qui sotto do un sunto della riflessione, avviata da Sutera
Si tratta di un percorso che vuole salvaguardare e valorizzare il locale rispetto al fenomeno della globalizzazione, la quale tende ad omogeneizzare prodotti e sapori.
Nelle arti e non solo, il “GeniusLoci” rappresenta concettualmente quello “spirito” percepibile, quasi tangibile, che rende unici certi luoghi ed irripetibili i momenti: uno spazio, un edificio, un monumento.

“In realtà so bene”, afferma Nino Sutera, “che c’è stato e c’è tutt’ora chi lavora incessantemente per rendere la De.Co. un atto meramente burocratico, tecnocrate, freddo, e di cattivo gusto, tanto da raggiungere l’obiettivo di renderli banali. Per non parlare di coloro i quali pensano di equiparare le De.Co. ai marchi comunitari, e mutuando da quest’ultimi, disciplinari, regolamenti, istanze, commissioni, insomma gli strumenti propri previsti nei regolamenti comunitari”.
Il percorso sulla De.Co. prevede un modello dove gli elementi essenziali di relazionalità sono Territorio-Tradizioni-Tipicità-Tracciabilità-Trasparenza che rappresentano la vera componente innovativa (solo la parola Tipicità non mi piace, da che è fuorviante, e mi piacerebbe sostituirla con Specificità, n.d.r.).
Un concreto strumento di marketing territoriale, soprattutto un importante opportunità per il recupero e la valorizzazione delle identità locali. Un percorso condiviso e da condividere con il territorio, che molte amministrazioni lungimiranti stanno percorrendo.

Il format elaborato della Lurss è composto da 10-12 steps tra i quali “Ambasciatore dellʼidentità territoriale” e “Custodi dell’identità territoriale” (200 in tutto il territorio siculo) i quali sono destinati ad assolvere a un ruolo fondamentale, comunicare e far conoscere il territorio, il quale assume un importanza crescente anche nei confronti del visitatore, e del viaggiante, che ritrova nel prodotto, un insieme di valori, ivi compresi quelli identitari.
Obiettivo è costruire spirito di squadra, per la tutela dell’identità dei luoghi e il recupero dell’unicità territoriale come opportunità. L’auspicio, la vera sfida, è riuscire a realizzare una rete dei Borghi GeniusLoci De.Co. per valorizzare quei prodotti di nicchia che inducono gli appassionati viaggiatori ad andare ad acquistare e degustare e/o apprezzare i prodotti nelle loro zone di produzione, per promuovere l’offerta integrata “del” e “nel” territorio, piuttosto che mettere su strada le merci.

Concludendo, sembra il caso di dire, quando un idea  è destinata a essere consegnata alla storia di un popolo.

venerdì 23 dicembre 2016

INYCON CARBON CUP 2017

nucciatornatore
A Menfi, il prossimo 29 Dicembre,   in occasione del 
World Cafè di Terr@ 
verrà presentata in anteprima nazionale l'iniziativa  

Project proposal based on Soil Carbon Challenge
 INYCON CARBON CUP 2017  
LiberaUniversitàRuraledeiSaper&deiSaporiOnlus 


                                                   Le emissioni di diossido di carbonio in atmosfera da parte delle energie fossili incide appena il 3.4% sul totale annuo (Lal 2008). Dare la responsabilità alle tecnologie non aiuterà certamente a sistemare il cambiamento del clima, neppure interrompendo all'istante tutte le emissioni su scala globale. Potrebbero volerci molte generazioni per riportare i livelli di diossido di carbonio a valori di sicurezza (IPCC 2007a, 2007b). La riduzione delle emissioni in atmosfera da carburante fossile è necessaria nell'ottica di una stabilizzazione su lungo termine afferma Gaspare Varvaro, Agronomo e animatore della LiberaUniversitàRuraledei Saperi&dei Sapori Onlus. Occorre adottare una visione diversa sul rapporto Carbonio/Cambiamento Climatico. Il carbonio di per se non costituisce un problema, perchè di fatto è elemento di un ciclo biologico, all'interno di un network di viventi auto-motivati, molti dei quali microscopici, i quali spinti dall'energia chimica generata dai raggi solari, crescono, convivono, si nutrono, si moltiplicano, respirano e muoiono. Le piante assorbono il carbonio dall'atmosfera utilizzando l'energia solare e convertendola in carboidrati che alimentano la vita, le azioni, i sentimenti e i pensieri. La maggior parte di questo carbonio ritorna in atmosfera per ossidazione, rilasciando energia. La restante parte si converte in sostanza organica nel suolo, diventando habitat per la biodiversità tellurica, e substrato per la vita futura. Di contro, l'attività antropica ha una enorme influenza sul ciclo del carbonio e in particolare sul territorio: fuoco, arature, deforestazione, erosione hanno un forte impatto negativo su grande scala.

Nell'ultimo decennio diversi movimenti di agricoltura alternativa hanno scoperto come aumentare i livelli di fotosintesi e ridurre l'ossidazione senza sacrificare la produttività. Il bilancio netto può essere stabilizzato, incrementando la materia organica. In altre parole, i "land manager" possono scegliere di costruire suolo invece che distruggerlo, assumendosi la responsabilità della loro decisioni.
Queste innovazioni non  vengono da centri di potere istituzionale o economico, ma dalla periferia. Pensare che questi cambiamenti possano essere promossi dall'alto, da accordi internazionali, da ricerca univeristaria, da conferenze, report o dalle "buone pratiche" non ad alcun risultato. Neppure gli incentivi europei o le manovre di mercato hanno avuto influenza positiva in tal senso, portando anzi all'accettazione condivisa che produrre "organic" significa avere una produzione minore rispetto al convenzionale. Cambiare visione significa porsi "domande diverse":  invece che chiedersi quale sia il miglior modo di accumulare carbonio nel suolo, domandiamoci chi può farlo meglio! Allo stesso modo se vogliamo sapere quanto veloce un uomo può correre i 100 metri,  cosa facciamo? Costruiamo un modello statistico informatico, convochiamo un panel di esperti sulla fisiologia umana, facciamo una ricerca bibbliografica? No, organizzi una corsa, premi il vincitore, e lo imiti (Dorsey 2000). Il miglior modo di predirre il futuro è crearlo, capire dove siamo, dove vogliamo arrivare e di cosa abbiamo bisogno, che direzione vogliamo prendere. Nel caso specifico significa monitorare i cambiamenti del contenuto di carbonio nel suolo.
Che cos'è The Inycon Carbon Cup 2017?
La competizione proposta emula su scala locale la succitata ed è in attesa patrocinio e tutoring da Soil Carbon Coalition, associazione promotrice della Soli Carbon Challenge (World Carbon Cup). L'obiettivo afferama Gaspare Varvaro, ideologo del percorso, è sapere "quanto velocemente i land manager riescono a immobilizzare il carbonio atmosferico nel suolo come sostanza organica stabile capace di trattenere maggiori volumi di acqua e aumentare la fertilità del suolo" tutelando il territorio dai fenomeni erosivi e di dissesto.
La competizione è rivolta a tutti gli imprenditori agricoli, da ora in avanti chiamati "Land Manager", selezionati con apposito bando di concorso che sarà successivamente pubblicati. I partecipanti, dopo una fase di training, decideranno quali strategie applicare per raggiungere l'obbiettivo di aumentare il contenuto di carbonio stabile nella loro azienda. La durata della competizione sarà fissata in 5 anni, con debrief annuali. Per ogni Land Manager verrà definito una porzione di azienda, su cui verranno eseguite le campionature. I campioni di terreno saranno prelevati da una commissione successivamente designata, che avrà anche il compito di giuria, secondo le procedure stabilite dalla Soil Carbon Coalition. Il punteggio finale sarà attribuito secondo una scala che considera anche gli altri fattori che rientrano nel bilancio del carbonio netto.

  La Libera Università Rurale dei Saperi & dei Sapori Onlus, non è nuova ad iniziative di successo inedite, dai Borghi GeniusLoci De.Co. a Terr@ TerritorioEnogastronomiaRisorseRurali@groambientali, questa sfida ci permetterà di riconoscere, valutare e immaginare le opportunità di una agricoltura del carbonio e potrà diventare modello per le istituzioni e i governi che successivamente potranno essere capaci di implementare politiche e incentivi appropriati, corretti e localmente adatti, che guideranno alla diffusione ed adozione di sistemi di gestione del territorio innovativi e virtuosi, afferma Nino Sutera 

sabato 17 dicembre 2016

Senza Glutine 120 ricette di impasti naturali per tutta la famiglia


 Elena Gambuzza, l'autrice del libro Senza Glutine 120 ricette di impasti naturali per tutta la famiglia edito da Blu Edizioni.

Ho avuto modo di incontrare e conversare con   l’Autrice, che voglio  ringraziare anche  per la preziosa  dedica.    


Che accade in una famiglia quando il medico annuncia che Flavio, tre anni, è celiaco? C’è  lo racconta la mamma, Elena Gambuzza, siciliana di Vittoria (Ragusa) nel libro "Senza glutine", 120 ricette di impasti naturali per tutta la famiglia. Già nel temine impasti scatta l'interesse per questo testo, perchè è proprio la farina di grano - vietata ai celiaci per il suo contenuto in glutine - a regalare elastici e soffici impasti per pane, pizza e pasta, alla base della nostra buona cucina mediterranea e siciliana. 
La celiachia non è una patologia in espansione, nonostante i tre milioni e mezzo di italiani che ne soffrono, ma sono aumentate le diagnosi e spesso un celiaco non sa di esserlo, attribuendo ad altre cause gli inevitabili malesseri. Esistono in commercio pane, pasta, biscotti,crakers e grissini, fette biscottate e dolci gluten free ma nonostante la complessa lavorazione l'aspetto e la consistenza non sono molto attrattivi. 
Difficile poi accontentare un bambino di tre anni e per non farlo sentire un diverso sia a scuola che in famiglia. Una dieta rigorosa inoltre non esclude il rischio di contaminazione da glutine, specialmente fuori casa, perchè alcuni cereali sono presenti in molti prodotti alimentari, usati nei processi di lavorazione per addensare sughi e creme, per accelerare la stagionatura dei salumi o vengono inseriti in alcuni farmaci come additivi. 
Elena Gambuzza ha cominciato così il suo percorso gastronomico gluten free, testato ogni giorno sui gusti e i suggerimenti di Flavio. Il suo libro, appena presentato a Roma alla X Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria, contiene 120 ricette, tutte facilmente realizzabili partendo da farine naturali senza glutine, riso, mais, grano saraceno, ceci, mandorle, maizena e fecola di patate in sostituzione di quella di frumento.Ne risultano piatti equilibrati, in linea con la tradizione mediterranea, con ingredienti gustosi e sani, graditi a tutti, meno trattati di quelli per celiaci disponibili in farmacia e nei supermercati. Studiando consistenze e impasti, ha approntato un ricettario che consente alla sua famiglia di mangiare le stesse cose destinate a Flavio senza per questo rinunciare al sapore, né ai piatti base della cucina italiana: pane, pasta, pizza, torte dolci e salate, stuzzichini, salse dimostrandoci che tutto è possibile. 
Le sue ricette spaziano dagli antipasti ai dolci, senza tralasciare specialità tipiche siciliane come gli arancini e il cuscus. Le semplici istruzioni sulle farine da usare e sulle varianti creative da sperimentare vengono in aiuto a tutti i genitori di bambini celiaci, adeguando l'alimentazione familiare senza perdere il piacere del buon cibo. I consigli non si limitano alla preparazione dei piatti, ma ne raccontano origini e tradizioni.
C'è anche l'attenzione ai rischi della contaminazione ambientale: mai porre il pane gluten free nel cestino di quello normale o mangiare pizza preparata dove viene impastata quella di farina di grano. Permesso anche il classico pizza e birra, con la nuova ottima bionda senza glutine in commercio. La ricetta per un'ottima scaccia (focaccia) ragusana? 100 g di farina di riso, 180 g di acqua, 2 cucchiai di olio di semi (preferibilmente di arachidi),5 g di lievito di birra,un cucchiaino di sale,la punta di un cucchiaino di zucchero.
«Le scacce - scrive Gambuzza - sono la pietanza tipica della mia città. Per noi sono sinonimo di famiglia: nelle belle giornate primaverili ci si riunisce nelle campagne con i forni a legna e si fa tutti insieme scacce e pane. Noi abbiamo l'abitudine di andare in campagna dai miei cognati, che hanno un grande forno a legna che viene arso dagli uomini della famiglia. Le donne e i bambini impastano il pane e le focacce, così anche Flavio ed io creiamo il nostro impasto e inforniamo la nostra focaccia senza glutine».



domenica 20 novembre 2016

Agira, Borgo GeniusLoci De.Co.

NTornatore
Quest’anno la sagra della “Cassatella di Agira   si  è impreziosita di due    tasselli,l’Audizione pubblica di presentazione e  la consegna dei riconoscimenti ‘Custode dell’Identità Territoriale’ del percorso Borghi GeniusLoci De.Co. afferma Nino Sutera.  Il Genius Loci rappresenta l’essenza, l’identità di un territorio; ad esso appartengono le immagini, i colori, i sapori ed i profumi dei paesaggi”.



Il percorso,  inserito tra gli esempi virtuosi del ‘Forum Italiano dei Movimenti per la terra e il paesaggio’ e presentato al Poster Session del Forum Pa 2013 che si è svolto presso il Palazzo dei Congressi di Roma. Un percorso inedito che mette a sistema l’azione consolidata innovativa per la valorizzazione e la promozione dell’identità e dell’unicità dei territori, attraverso la De.Co. (Denominazione Comunale), un atto politico nelle prerogative del Sindaco. Il format   è composto da 12 step, tra i quali l’Audizione Pubblica e la consegna dei riconoscimenti  di ‘Custodi dell’identità territoriale’.









Il  riconoscimento –  ha  affermato Nino Sutera – viene conferito a chi  si  spende quotidianamente per la salvaguardia e la valorizzazione della tradizione  e dell’identità dei territori anche sotto l’aspetto agroalimentare,   attraverso un’efficace comunicazione del patrimonio enogastronomico autoctono. Realtà territoriali – sottolinea il dott. Sutera – che assumono un’importanza crescente anche nei confronti del visitatore che ritrova nel cibo un insieme di valori, ivi compresi quelli identitari.
 “L’audizione pubblica è uno dei  step per aderire alla Denominazione Comunale,  Borgo GeniusLoci che ha l’obiettivo di salvaguardare il territorio, le tradizioni e le tipicità ”, La via della De.Co. Borgo GeniusLoci ideata dalla Libera Università Rurale Saper&Sapor Onlus è, dunque, un’azione di promozione  territoriale dove territorio, tradizioni e tipicità dei prodotti vengono valorizzate all’interno di un network che promuove un sistema capace di condividere i medesimi valori nel rispetto delle singole peculiarità. E al francese ‘terroir’ si preferisce quindi il latino ‘genius loci’, che sta a indicare un equilibrio di forze ed energie caratteristico di un luogo definito e pertanto irripetibile. Perché ognuno di noi è attaccato a un luogo d’infanzia, a un ricordo, a un affetto, a un dolce, a un piatto. L’obiettivo è dunque recuperare l’identità di un paese, attraverso le prelibatezze storiche e culturali del territorio. E un menù non è solo una sequenza di ghiottonerie atte ad appagare i piaceri del palato, ma va anche e soprattutto inteso come narrazione di un ‘frammento di civiltà’.
 L’On Maria Greco Sindaco di Agira, ha dichiarato, sono orgogliosa di ricevere il riconoscimento, che voglio condividere con il mio territorio. Agira è già il luogo della Cassatella, lavoriamo tutti insieme per trasformarla in un luogo capace di aumentare la produzione per assecondare una domanda crescente.
Aumentare la produzione, significa aumentare la produzione dei prodotti di base autoctoni, aumento dell’occupazione e crescita economica.Agira ha ricevuto  nel 2013 il Premio Luigi Veronelli, proprio per la sua attenta attività a difesa delle tradizione e della cultura locale.








 


martedì 15 novembre 2016

Il Sindaco di Agira, On Maria Greco Custode dell’Identità Territoriale


di Nuccia Tornatore 14 novembre 2016
Il prossimo 19 Novembre si terrà ad Agira, Comune della provincia di Enna, l’Audizione pubblica di presentazione nell’ambito dei Borghi GeniusLoci De.Co. e la consegna del riconoscimento di  "Custode dell’Identità Territoriale" al Sindaco On Maria Greco.


La procedura per addivenire all’istituzione del Borgo GeniusLoci De.Co. (Denominazione Comunale) attraverso il percorso di programmazione partecipata GeniusLoci De.Co. è stata avviata dalla Giunta Municipale il 26 ottobre scorso con delibera 140.

«Il percorso GeniusLoci De.Co. Sottolinea il dottor Nino Sutera, non è ne un’atto dovuto, ne tanto meno un obbligo di legge, ma una scelta volontaria di chi ama il suo territorio e dipende dalla capacità di far seguire ai buoni propositi, atti concreti, come appunto l’Amministrazione guidata dall’On Maria Greco,  sta facendo L’obiettivo condiviso è quello di valorizzare dal punto di vista culturale, turistico ed economico le eccellenze del giacimento eco-eno-gastronomico, che  il territorio senza ombra di dubbio possiede, che mostra con orgoglio al turista e al viaggiante".

«Il genius loci è il territorio della memoria, il nostro patrimonio, il valore più profondo della cultura  mediterranea ed europea,ed è l’unico anticorpo che abbiamo rispetto alla cultura dell’ indefinito  globale»   afferma Sutera, blogger glocal’nauta

L’obiettivo  di  Borghi GeniusLoci De.Co. (format ideato dalla lurss.onlus)  è  valorizzare quei prodotti di nicchia che inducono gli appassionati viaggiatori ad andare ad acquistare e degustare i prodotti nelle loro zone di produzione, per promuovere l’offerta integrata "del" e "nel" territorio, piuttosto che mettere su strada le merci.

Le De.Co (Denominazione Comunale) nascono da una idea semplice e geniale del grande Luigi Veronelli, che così le spiegava: " attraverso la De.Co il "prodotto" del Territorio acquista una sua identità". Un’idea nata dal basso per valorizzare quegli immensi giacimenti enogastronomici che racchiude l’Italia. Risorse e ricchezze che appartengono alla terra, alla storia, alla tradizione di un luogo.

La cassatella di Agira è un dolce di origini molto antiche e sembra che la civiltà di maggiore influenza sulla sua nascita sia la spagnola. Si sono poi aggiunti elementi agropastorali e baronali, commistioni ricche e povere,   mandorle e cacao, con la farina di ceci quale condensante del ripieno. Un’ipotesi suggestiva non ancora del tutto storicamente provata, ma compatibile con gli indizi finora esaminati dagli studiosi di gastronomia. Un comune che ha saputo cogliere l’importanza storica, culturale ed economica di un prodotto e che testimonia, realizzandole, quanto concrete fossero le intuizioni di Luigi Veronelli.

Il format GeniusLoci De.Co. è un percorso culturale, composto da 12 steps tra questi  l’audizione pubblica di presentazione alla Città.

Il percorso ideato dalla Libera Università Rurale Saper&Sapor Onlus,   prevede un modello dove gli elementi essenziali di relazionalità sono Territorio-Tradizioni-Tipicità-(intesa come specificità)-Tracciabilità e Trasparenza,  che rappresentano la vera componente innovativa, da condividere con il territorio e per il territorio.  Si tratta di un percorso che vuole salvaguardare e valorizzare il "locale", rispetto al fenomeno della globalizzazione, la quale tende ad omogeneizzare prodotti e sapori.

Il percorso è stato inserito tra gli esempi virtuosi del -FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER LA TERRA E IL PAESAGGIO- "Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori" Il format è stato presentato al Poster Session del Forum P.A. di Roma, VALORE PAESE economia delle soluzioni, organizzata da ItaliaCamp a Reggio Emilia, Premio nazionale Filippo Basile dell’AIF,  XXVI Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Formatori di Palermo e a EXPO 2015 di Milano



lunedì 31 ottobre 2016

i Session Poster di terr@


I pani di Sicilia diventino Patrimonio dell’umanità


Franco Vescera,  presidente sez. Confindustria Alimentari  e anche  Custode dell’Identità Territoriale del Genius Loci De.Co. percorso della lurss.onlus per la valorizzazione dell’identità e le unicità dei territori.
Franco Vescera: «Nessuna Regione può vantare una così vasta varietà di grani e prodotti».

Il pane siciliano sia inserito nella “World heritage list” dell’Unesco. Diventi patrimonio dell’umanità come Pantalica, il barocco del Sud-est o la Valle dei templi. La proposta, già avanzata al commissario Ray Bondin, è di un brianzolo arrivato tanti anni fa in Sicilia per amore, al seguito della fidanzata nel frattempo diventata moglie.  Ma anche della Sicilia si è innamorato presto: Franco Vescera per professione è sempre andato a fondo alle cose. Da quando era istruttore subacqueo. 

Arrivato in Sicilia, ha approfondito quella che era l’attività di famiglia della moglie: panificatori dal 1890. Allora ha cominciato a studiare il pane.  Lo ha venduto come ambulante, lo ha offerto ai ministri del G8 Ambiente che erano riuniti al Castello Maniace di Siracusa: e pare che alcuni andassero matti per la fetta condita con una goccia di olio e tanto sale. Lo ha offerto ad Alberto di Monaco che è tornato nel principato con venti chili di pane di Lentini.   Poi ha cominciato a studiare il grano siciliano. Nelle sue 50 varietà antiche che hanno resistito per millenni arrivando fino ai giorni nostri.   «Non c’è un’altra regione – ha detto Vescera – che può vantare una così vasta concentrazione di varietà di grani. Quello di Raddusa è diverso da quello di Caltagirone. E a rendere il tutto ancora più straordinario c’è il fatto che ogni grano serve a produrre un pane diverso. Da Lentini a Castelvetrano a Camporeale. È una questione di microclima, è una questione di arte artigianale. Tutto cambia in pochi chilometri. La materia prima, il prodotto finale».  E questa affermazione Vescera ha deciso di documentarla in uno dei suoi esperimenti. Colline di Lentini, zona San Demetrio: un campo esposto a sud, l’altro a est. «Tanto è bastato – ha detto lo studioso – per modificare dal punto di vista organolettico il pane. Basta qualche minerale in più o in meno a modificare l’equilibrio: e io credo che questa sia magia».
Sentirlo parlare di grano, pane, sapori affascina. Perché mette accanto la tradizione più integralista e una piccola dose di progresso. La tradizione parte dalle 1.500 interviste che ha realizzato in tutta la Sicilia «ai produttori di grano e di pane – spiega -. Soprattutto famiglie». Andando a sbirciare nelle loro tradizioni: dal crescente, all’acqua, al sale. Il modo per esaltare il sapore ma anche il valore di vitamine e proteine. Perché poi alla fine è solo una questione di gusti e di abitudini. Nella sola Ustica, 20 interviste per 20 modi diversi di fare il pane. Lo stesso a Pantelleria, a Piana degli Albanesi. Non c’è provincia dove non abbia trovato un “tozzo di pane” da studiare con passione.  E adesso pensa a come proteggere, rilanciare, pubblicizzare grano e pane. Il progetto più ambizioso è certamente quello del quale ha già parlato con Ray Bondin. Il pane siciliano patrimonio dell’umanità. «Ho sottoposto la questione al rappresentante Unesco e all’assessore regionale Sgarlata – ha detto -: è un cammino complicato, lo sappiamo, ma importante. La catalogazione del pane va curata come quella del vino».  Vescera sa che la Sicilia è la regione con la maggiore concentrazione di siti Unesco. Lo apprezza ma lancia la sfida: «In un chicco di grano c’è più storia che in un monumento. Perché l’origine di quel monumento sta nel chicco di grano, senza il quale non sarebbe esistito».