domenica 11 gennaio 2015

Uso sostenibile degli agrofarmaci e Piano d'azione nazionale PAN

di  NinoSutera
                                    Il 22 gennaio 2014 è stato adattato il Piano d'Azione Nazionale per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN), disposizione con la quale si da attuazione in Italia alla Direttiva 2009/128/CEE. Il documento è molto complesso, coinvolge diversi soggetti, integra ed modifica molte norme già vigenti.
Il Pan si propone di ridurre i rischi associati all'uso dei prodotti fitosanitari, promuovendo un processo di cambiamento delle tecniche di utilizzo dei prodotti verso forme più compatibili e sostenibili in termini ambientali  e sanitari.


 Prodotti  fitosanitari
Prodotti fitosanitari (o agrofarmaci o fitofarmaci o pesticidi) sono tutti quei prodotti, di sintesi o naturali, che vengono utilizzati per combattere le principali avversità delle piante come, malattie infettive, fisiopatie, parassiti e fitofagi animali e piante infestanti.
Allo scopo di favorire il commercio mondiale e al contempo di tutelare la salute umana e l'ambiente, nell'ambito della struttura delle Nazioni Unite (ONU), sono stati definiti con estrema attenzione i criteri armonizzati per la classificazione e l'etichettatura ed i principi generali per la loro applicazione. Il risultato è stato denominato GHS (Globally Harmonized System).
Il Regolamento CLP (Classification, labelling and packaging) - sostituirà la normativa preesistente e comporterà il cambiamento della  classificazione ed etichettatura.
Nel periodo di transizione  1  giugno 2014 - 1 giugno 2016 i prodotti già in uso devono  avere la doppia classificazione.

I nuovi formulati a partire dal 1 giugno 2014 dovranno adottare la nuova classificazione.
Il Regolamento CLP è un sistema di classificazione ed etichettatura univoco a livello mondiale che la Commissione europea, con una decisone, ha adottato, divenendo  giuridicamente vincolante per gli Stati membri dell'Unione, saranno così abrogate le preesistenti Direttive 67/548/CEE e 1999/45/CE.
Le disposizioni del Regolamento CLP si applicano integralmente a ogni sostanza o miscela incluse quelle sostanze e quelle miscele disciplinate da altri regolamenti di settore come il Regolamento(CE) 528/2012 in materia di biocidi ed il Regolamento (CE) 1107/2009 in materia di fitofarmaci.
Il CLP sostituisce quindi le precedenti direttive comunitarie relative alle sostanze e ai preparati pericolosi, introducendo importanti cambiamenti per tutta l'industria chimica, compresi i principi attivi degli agrofarmaci e gli agrofarmaci stessi.
Nuovi criteri di classificazione e nuovi simboli per pericoli specifici sono stati introdotti e prendono il posto dei precedenti sulle etichette di sostanze e prodotti.
Di conseguenza anche le schede di sicurezza devono essere aggiornate alle nuove norme.
Patentino per l'uso dei prodotti fitosanitari
Il PAN istituisce un sistema di formazione obbligatoria e certificata per gli utilizzatori professionali, distributori e consulenti.  
Il certificato di abilitazione all'acquisto e all'utilizzo dei prodotti fitosanitari ai fini professionali è rilasciato ai maggiorenni dopo la partecipazione ad un  corso base di 20 ore,  su materie specifiche e al superamento dell'esame di abilitazione. L'autorizzazione vale 5 anni, e su richiesta del titolare può essere rinnovata previa verifica della partecipazione a 12 ore di corso o iniziative di aggiornamento.

Sono esonerati alla frequenza dei corsi di formazione per utilizzatori professionale   coloro che sono in possesso del diploma quinquennale o laurea, anche triennale, nelle discipline agrarie e forestali, biologiche, naturali, ambientali, chimiche, farmaceutiche, mediche e veterinarie ma, sono tenuti a superare l'esame di abilitazione e a partecipare ai successivi corsi di aggiornamento necessari per il rinnovo.
A partire dal 26 novembre 2015 il Patentino – Certificato di abilitazione all'acquisto e all'utilizzo dei prodotti fitosanitari - sarà un requisito obbligatorio per chiunque acquisterà e/ o utilizzerà i prodotti fitosanitari per un uso professionale non più legata alla classe tossicologica, come prevista dalla vecchia normativa.
A partire dal 26 novembre 2015 il distributore è tenuto ad annotare il numero o il codice dell'abilitazione esibita dall'acquirente al momento dell'acquisto, senza quindi distinzione della classe tossicologica.
Si ricorda la tenuta del registro dei trattamenti compilato a cura dell'utilizzatore professionale.

Taratura delle macchine irroratrici

Il controllo funzionale delle macchine irroratrici, avviato in maniera volontaria all'inizio degli anni '80, con la Direttiva 2009/128/CE è divenuto obbligatorio e deve essere effettuato presso i centri prova autorizzati.
Il PAN  all'art A.3.2 indica l'elenco delle attrezzature, per uso professionale, utilizzate
in ambito agricolo ed extra, da sottoporre a controllo funzionale entro il 26 novembre 2016 almeno una volta.
L'intervallo tra i controlli non deve superare i 5 anni fino al 31 dicembre 2020 e 3 anni
per le attrezzature controllata dopo.
Le attrezzature nuove comprate dopo il 26 novembre 2011 devono essere sottoposte al primo controllo funzionale entro 5 anni dalla data di acquisto.
I centri prova rilasciano un attestato di rispetto dei requisiti funzionali previsti.
E' possibile conoscere le componenti delle attrezzature per la distribuzione dei
prodotti fitosanitari oggetto del controllo funzionale 
Il PAN prevede inoltre obbligatoriamente la regolazione o taratura e manutenzione periodica delle attrezzature, per adattare e stesse alle caratteristiche tecniche dei prodotti utilizzati e delle
colture. I dati devono essere registrati e sulle schede allegate ai registri dei trattamenti. Il Pan all'art. A.3.6 specifica gli aspetti oggetto dei controlli periodici.
Regolamentazione o taratura strumentale volontaria va eseguita presso i
centri prova a completamento dei controlli funzionali, anche in questa occasione verrà rilasciato un documento che oltre ai dati identificativi dell'attrezzatura, riporterà i parametri oggetto della regolamentazione, che avranno validità di 5 anni.
Indicazione per la manipolazione e lo stoccaggio dei prodotti fitosanitari e trattamento dei relativi imballaggi e delle rimanenza
Il PAN   meglio specifica gli adempimenti a carico degli utilizzatori professionali circa:
  • Stoccaggio degli agrofarmaci;
  • Manipolazione, diluizione e miscelazione degli agrofarmaci prima  dell'applicazione;
  • Manipolazione degli imballaggi e delle rimanenze degli agrofarmaci;
  • Recupero o riutilizzo della miscela fitoiatrica residua nell'irroratrice al termine  dei trattamenti;
  • Pulizia dell'irroratrice al termine della distribuzione;
  • Recupero e smaltimento delle rimanenze di prodotti fitosanitarie e dei relativi   imballaggi.
Il Piano di azione nazionale stabilisce che a partire dal 1 gennaio 2015, tutti gli utilizzatori professionali dovranno rispettare le disposizioni riportate nell'allegato VI del Piano, tra cui:
  • i locali di stoccaggio dei prodotti fitosanitari devono essere specifici e non possono prevedere lo stoccaggio promiscuo di generi alimentari o mangimi;
  • il deposito deve essere organizzato in maniera tale da poter contenere eventuali sversamenti accidentali senza rischio di contaminazione per l'ambiente, le acque o la rete fognaria;
  • il deposito o l'armadio deve garantire unsufficiente ricambio d'aria, deveessere asciutto, al riparo dalla pioggia e dalla luce solare e in grado di evitare temperature che possano alterare le
  • confezioni e i prodotti o creare condizioni di pericolo;
  • le aperture per l'areazione devono essere protette con apposite griglie in modo da impedire l'entrata di animali;
  • i prodotti fitosanitari devono essere stoccati nei loro contenitori originale e con le etichette integre e leggibili; i ripiani devono essere di materiale non assorbente e privi di spigoli taglienti;
  • sulla parete esterna del deposito devono essere apposti cartelli di pericolo e in vicinanza dell'entrata devono essere ben visibili i numeri di emergenza;
  • il deposito deve essere dotato di materiale e attrezzature idonee per tamponare e raccogliere
  • eventuali sversamenti accidentali di prodotto.



Scadenza

 

Cosa
Cosa dice la norma
01/01/2014
 

Difesa integrata obbligatoria


Gli utilizzatori professionali di prodotti fitosanitari, a partire dal 1 gennaio  2014, applicano i principi generali della difesa integrata obbligatoria.
Il   PAN distingue 3 diversi livelli:
Difesa integrata di base
Difesa  integrata volontaria (con disciplinari )
Agricoltura biologica REG CEE834/2007.
26/11/2015
 

 
Certificato di abilitazione alla vendita e certificato di  abilitazione all'attività di consulente

 
A decorrere dal 26 novembre 2015, chiunque intenda svolgere un'attività di  vendita di prodotti fitosanitari o di consulenza sull'impiego di prodotti  fitosanitari e dei coadiuvanti deve essere in possesso di uno specifico  certificato di abilitazione.

 
26/11/2015

 

 
Certificato di abilitazione all'acquisto e all'utilizzo

 

A decorrere dal 26 novembre 2015,   l'utilizzatore professionale che acquista per  l'Impiego diretto, per se o per conto terzi, prodotti fitosanitari e  coadiuvanti  deve essere in possesso di uno specifico certificato di abilitazione.
 
26/11/2015
 
Prescrizioni per la vendita dei prodotti fitosanitari

 

Al momento della vendita deve essere presente almeno una persona, titolare o dipendente, in possesso del relativo certificato di abilitazione. 
Il distributore ha l'obbligo di accertare la validità del certificato di abilitazione e l'identità dell'acquirente e  di registrare i prodotti venduti con il riferimento al numero o codice di abilitazione


 
26/11/2015


 
Divieto di vendita ad utilizzatori non professionali di prodotti fitosanitari che non recano in etichetta la specifica dicitura  "prodotto fitosanitario destinato agli utilizzatori non professionali"

Decorso   il termine di due anni successivi all'adozione delle disposizioni di cui al  comma 4, è vietata la vendita agli utilizzatori non professionali di prodotti  fitosanitari che non recano in etichetta la specifica dicitura "prodotto  fitosanitario destinato agli utilizzatori non professionali".

 

 
26/11/2016

 
Controllo funzionale delle attrezzature

 

Tutte  le attrezzature, impiegate per uso professionale, vanno sottoposte almeno una  volta al controllo funzionale entro il 26 novembre 2016.
 

sabato 3 gennaio 2015

Pensierino di capodanno

di
 Dario Costanzo

                          Anche quest’anno, come ormai mi capita da oltre 50 anni (sigh), ho scambiato auguri con amici, parenti e conoscenti, tutti improntati a sentimenti di speranza, di gioia e prosperità. Le parole più ricorrenti sono state, come sempre: serenità, salute, pace, lavoro etc.

Tutti i mezzi di comunicazione sono stati utilizzati, nessuno escluso; abbiamo iniziato con gli sms ed abbiamo continuato con telefonate, chat, social network, bigliettini manoscritti (ormai sempre più rari) e, addirittura, anche incontri personali (anche questi sempre più rari).
Abbiamo così celebrato per l’ennesima volta il rito augurale del nuovo anno pur sapendo che, in fondo, la cosa più bella di tale rito consiste nel ricordarsi a vicenda.
Sappiamo infatti con assoluta certezza che anche i migliori auguri, espressi con i sentimenti più profondi, difficilmente si potranno avverare così come vorremmo; l’anno che verrà porterà, ad ognuno di noi, volente o nolente, momenti belli e momenti tristi. Ma allora dove sta’ la novità di quest’anno? “Io mi sto preparando… è questa la novità”, cantava il mitico Lucio Dalla.
A pensarci bene è proprio questo il migliore sentimento che ci deve guidare all’inizio del nuovo anno. Anch’io ho acquisito, nell’anno ormai trascorso, la profonda consapevolezza che la vita non può essere programmata, gestita e controllata a nostro piacimento, perché la realtà é mutevole, il significato degli accadimenti è spesso sfuggente e quasi mai comprendiamo la ragione profonda di ciò che ci accade.
Anche Maria, di cui oggi celebriamo la solennità intitolandola Madre di Dio, ha vissuto la stessa condizione: non tutto quello che stava accadendo dentro di lei e attorno a lei le doveva sembrare estremamente chiaro; a differenza di chi vuole però avere risposte a tutti i costi, lei ”serbava tutte queste cose nel suo cuore”.
Fatte le dovute differenze, ho capito che l’augurio migliore che possiamo scambiarci non è quello vano della felicità a tutti i costi, perché sappiamo che difficilmente si potrà realizzare.
Auguriamoci allora di saperci attrezzare a gestire la precarietà della nostra esistenza, evitando di traguardare obiettivi troppo lontani ed estremamente nebulosi.
La nostra vita è appesa ad un filo e, anche impegnandoci, non riusciremmo ad allungarla di un solo giorno, rispetto a quanto già scritto dal padrone della vigna.
Impegniamoci allora a saper affrontare l’anno nuovo con spirito davvero rinnovato, affrontando giorno per giorno gli accadimenti della vita, belli o brutti, nella piena consapevolezza che non saranno né tutti belli, né tutti brutti. Sarà pur sempre la nostra vita.. la nostra e non quella di un altro e quindi soprattutto noi dovremo essere pronti a saperla vivere, nel migliore dei modi.
Ecco, quindi l’augurio che mi sento di condividere con tutti voi:
-          Coraggio: non lasciamoci travolgere dagli accadimenti negativi ma affrontiamoli
-          Speranza: le nostre azioni non saranno vane ed alla fine del tunnel troveremo la luce
-          Determinazione: se vogliamo cambiare il mondo non dobbiamo mollare, ad iniziare da noi stessi
-          Com-passione: non ci si salva da soli perchè “siamo tutti nella stessa barca”

-          Bellezza: perché è la sintesi dell’armonia dell’universo.

lunedì 22 dicembre 2014

Buono da mangiare o giusto per nutrirci?



Il cibo deve essere: più buono o più giusto?

Giuseppe Bivona

“La vucca è n’aneddu  chi si futti  turri e casteddu” ( La bocca è un  muscolo anelli forme in grado  di dissipare interi patrimoni compresi torri e castelli)

                                       L’anziana nonnina espresse la sua opinione  con tono sommesso  , ma scandendo con precisione le parole ,  forse perché voleva che non ci fossero dubbi! Entrò nell’ampio salone  della sala-soggiorno e fu investita  da una tavolata riccamente imbandita di ogni ben di dio.
Alice udì la provocazione dell’anziana donna  e a primo acchito non ne comprese il senso logico però storse garbatamente il naso. Figurarsi, Lei … cosi attenta e meticolosa nell’esaltazione dei sapori ,  alla ricerca puntigliosa della combinazione tra gli elementi cibali .. e poi la raffinatezza nell’individuazione del giusto equilibrio dei componenti,  giusta cottura ….insomma qualcosa che rasenti…. erotismo!   

Per farla breve  ad  Alice  le sensazioni olfattive e gustative sono delle emozioni  umane talvolta uniche ed irripetibili, che sarebbe un sacrilegio non goderseli!
Eppure la “nonnina” passando accanto al tavolo, riccamente assortito ed appoggiandosi al suo bastone  ripeteva come una nenia…” Ormai ogni giorno è Natale,una festa continua,  ma l’abbondanza  annulla il desiderio e senza desiderio non c’e godimento….Viviamo  nell’era che ha perso il senso dell’limite , possiamo mangiare tutto quello che desideriamo. Una volta non era cosi, attendevamo  bramosi  le feste e come se la vigilia…insomma il sabato era meglio della domenica!!”
Si, Alice sapeva  ed amava cucinare come poche donne sanno fare ,( i più gettonati sono sempre dell’atro genere) la sua cultura agroalimentare  era sorretta dalla dote naturale legata strettamente al suo  ..buon naso.!
Perciò non perse tempo: “ Strano, molte persone anziane  si “rifugiano” nel cibo  come la sola ed unica esperienza che possa sentirle in vita, quasi che con  le emozioni del gusto  le facessero sentire ancora  saldamente attaccati  alle cose terrene ,legati al sottile filo della vita.”
Invece la nostra “nonnina” non si lascia incantare dalle sirene del gusto . Dai suoi oltre novantanni  aveva maturato ,per le tanti stagioni trascorse  una  lapidaria certezza: le porte dell’inferno sono lastricate   dal facile  ed immediato godimento “
Il dialogo, a  tratti informale continua,”Chissà,” pensò Alice   “ma  certe persone, anziane e non, oggi sembrano occultare il piacere del cibo quasi fosse un atto …peccaminoso! Lo avranno ereditato da San ‘Agostino che il solo unico amore l’ho dobbiamo esprimerlo nel desiderio assoluto con dio e non distrarlo in altre direzioni” .
L’anziana donna non sembrava farsi intimorire dalle dotte citazioni di Alice , rimase in silenzio qualche istante e poi  continuò:
“Questo nostro mondo è tutto strano   paradossale, stravagante…se siamo isodisfatti , infelici, tristi ed ammalati  attiviamo la “nostra “ economia”,ovvero consumiamo di più,  spendiamo senza riflettere per l’acquisto di prodotti suggeriteci dalla pubblicità , varchiamo senza  ritegno  le soglie delle farmacie per rifocillarci  degli ultimi ritrovati della farmacopea.  Ebbene, per strano che possa sembrare dobbiamo esser”infelici”  per consumare di più! Sembra che l’istinto di morte ,di freudiana memoria, passi   dal desiderio di veleni variamente assortiti sotto forma di  sozzerie alimentari , per non parlare dell’abuso di alcool e tabacco.”
 Oggi moltissimi cibi  ingannano,drogano  il cervello , la sede primaria dove vengono codificati le sensazioni olfattive e gustative , decidiamo sulla bontà di un alimento sulla base di sensazioni emotive, viscerali, emozionali  in un scellerato scambio tra messaggi, impulsi gusto-olfattive e risposta logica emessa dal cervello dopato .
Ogni giorno la signora Clerici  come  tanti altri ,in  altri canali televisivi,ci bombardano di bizzarre ricette propinati da  cuochi più o meno famosi tutti  intenti ad esaltare,stupire, emozionare le papille gustatine ed olfattive . Ci sorprendonocon le più impensabili stramberie  al limite dell’assurdo del buon ..gusto
 Ma Chiediamoci:
E tutto l’apparato  digestivo,  enzimatico, assimilativo  cosa ne pensa dei tantissimi  alimenti che in forma e contenuto cosi disparati entrano senza il “loro “ permesso” nel nostro organismo? 
Come si comporta il nostro fegato quando si vede arrivare dei strani grassi sotto forma isometrica “trans” .
 Che destinazione  riserviamo alle tanti peptoni e polipetdi  , che non riusciranno a trasformarsi in amminoacidi .  Per ogni cibo che ingeriamo  non siamo soliti fare  una attenta analisi Ci limitiamo ad un superficiale ,estetica valutazione  visiva,olfattiva gustativa.
Viviamo uno strano rapporto asimmetrico col cibo , : siamo pressoché identici nelle funzioni metaboliche all’uomo del paleolitico  che non aveva “truccato “  nulla della natura  , invece ingeriamo prodotti alimentari che sono diversi e distanti anni luce dal contesto in cui si è evoluto  l’uomo sapiens
La nonnina, ora se ne stava in silenzio per anni aveva visto e ..sentito stupidaggini in televisione programmi  confezioni al solo unico scopo di esaltazione dei sapori  senza avere il minimo riguardo alla destinazione finale ovvero al mantenimento dello stato di salute e benessere   a tavola nel quotidiano rapporto col cibo. La sua quasi centenaria esperienza  l’induceva ad una strana conclusione : spesso e volentieri  le pietanze più ci appaiono buoni più ci fanno male!!
“ Ma allora “ disse un po’ spazientita Alice “ che cosa dobbiamo mangiare?
La nonnina  alzò il viso e le indirizzò uno sguardo benevolo:
“Dobbiamo sederci a tavola imbandita con “ naturalezza”   e sobrietà , il pasto deve  avere un singolare connotato : deve essere “parco” .  Ovvero dobbiamo alzarci da tavola avendo ancora …fame
A tavola come nella vita  dobbiamo fare esperienza de” limite” sapersi controllare ed opporsi  alla tracotanza del tutto e subito del godimento materiale immediato.  Non spegnere la domanda di bisogno.
Vedrai , alla fine questo “sacrificio “….. ne varrà la pena!!”


venerdì 12 dicembre 2014

DOVE ANDIAMO?

di Giuseppe Bivona

 Luoghi e non luoghi dove trascorrere le vacanze

Qualche  esempio di” GeniusLoci


                                                        È ormai celebre la distinzione fra luoghi e non luoghi proposta oltre ventanni fa dall'antropologo francese Marc Augé: "Se un luogo può definirsi come identitario, relazionale, storico, uno spazio che non può definirsi né identitario, né relazionale, né storico si definirà un non-luogo". 
Sono non luoghi gli spazi relativi al transito e alla circolazione di persone, merci, denaro, informazioni: le stazioni ferroviarie, gli autogrill, i sotterranei della metropolitana, le sale d'attesa degli aeroporti, ma anche i supermercati, le banche, le grandi catene alberghiere e ristorative, i campi nomadi e profughi nelle periferie delle città. 
Laddove i luoghi esprimono una tensione emotiva, una storia e un'identità precisa,ovvero un genius loci, i non luoghi sono privi di storia, anonimi, simili gli uni agli altri.
Laddove i luoghi invogliano le persone a stabilire relazioni sociali, i non luoghi si affollano di individui che non comunicano: la vocazione dei non luoghi non è infatti quella di "creare identità individuali, relazioni simboliche e patrimoni comuni, ma piuttosto di facilitare la circolazione (e quindi il consumo) in un mondo di dimensioni planetarie". 
Laddove i luoghi esprimono i loro significati e la loro identità ad abitanti e visitatori, i non luoghi hanno senso solo per la loro funzione immediata (ristorazione, trasporto, sosta, ecc.) e, paradossalmente, sembrano per questo lasciare spazio alla personalità e inventiva di ciascun individuo, mentre ,senza saperlo,  dettano le stesse condizioni a tutti.
I non luoghi però non sono una semplice negazione dei luoghi, qualcosa che esiste per sottrazione: sempre più spesso, infatti, luoghi e non luoghi si compenetrano. Da un lato spiagge, montagne, monumenti si trasformano inevitabilmente, se troppo frequentati e visti, in non luoghi: nell'affollamento e nella reiterazione perdono unicità e spessore storico, diventano piatte cartoline. Dall'altro autostazioni, metropolitane, aeroporti ecc. possono acquisire nel tempo un'identità storica, o diventare luoghi d'incontro e relazioni umane, con una loro individualità e densità simbolica.

Nella seconda metà del Novecento il turismo ha progressivamente aumentato il numero di spostamenti di persone nel mondo. Gli statunitensi sono stati i primi a permettersi il viaggio all'estero; negli anni Sessanta è stata la volta degli europei, poi dei canadesi, giapponesi, australiani, finché negli anni Ottanta è esploso il turismo di massa nei paesi ricchi dell'Occidente e Nord del mondo. Secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale del Turismo (OMT), oggi si muovono fuori dai confini nazionali oltre 900 milioni di persone all'anno, ai quali vanno aggiunti spostamenti interni quasi 10 volte superiori a quelli internazionali, per cui le persone che ogni anno viaggiano per turismo sarebbero circa 8 miliardi.
Gli spostamenti di massa hanno moltiplicato a dismisura i non luoghi del mondo, perché da un lato hanno trasformato in non luoghi molti di quelli che un tempo erano luoghi (dal Colosseo alla spiaggia caraibica, dalle Piramidi d'Egitto alle cascate del Niagara), dall'altro hanno indotto l'industria del turismo a costruire nuovi non luoghi: villaggi vacanze, complessi alberghieri e residenziali, campeggi.
Da vent'anni gli operatori del turismo internazionale moltiplicano sistematicamente l'offerta di non luoghi, e lo fanno per una ragione molto semplice: i non luoghi dei viaggi e delle vacanze hanno un'attrattiva particolare, piacciono, sono desiderati dai più. Vediamo perché.
Il non luogo non è mai del tutto nuovo. Lo si è già visto rappresentato in cartolina, sui cataloghi delle agenzie viaggi, sui media, sui souvenir portati a casa da amici e parenti che ci sono già stati. Così, vedere con i propri occhi un monumento celebre, visitare una città d'arte invasa dal turismo è soprattutto un atto di riconoscimento visivo. La gratificazione viene proprio da questo: non occorre sforzarsi troppo, non occorre neanche leggere o ascoltare le spiegazioni della guida turistica, perché riconoscendo dal vero ciò che abbiamo visto in foto ci sembra di sapere già quanto basta.
Il non luogo ci fa girare il mondo senza metterci mai a confronto con le diversità che ci sono nel mondo, il che è molto rassicurante: possiamo dirci gran viaggiatori senza aver mai messo in discussione le nostre abitudini e i nostri pregiudizi, sempre più forti nella convinzione che "tutto il mondo è paese".
I villaggi turistici e i grandi alberghi sono tutti simili fra loro, ovunque si trovino, anche quando gli operatori ne promuovono l'originalità, addirittura l'unicità, con lo stereotipo del "luogo esclusivo". In questi non luoghi si parla lo stesso esperanto (un inglese piatto e semplificato), si fanno le stesse cose (spiaggia, bar, un po' di sport, animazione), si mangiano gli stessi cibi (la cucina internazionale), si incontrano le stesse maschere (l'animatore, l'istruttore sportivo, l'addetta al baby club), si guardano gli stessi paesaggi (riquadri di spiagge fra palme e bungalow, sfondi di natura immancabilmente "incontaminata" e "rigogliosa", come dicono i cataloghi). Le varianti locali sono ridotte al minimo: un piatto più o meno speziato, una musica in sottofondo invece di un'altra, un verde più o meno brillante. 
Gli incontri con le popolazioni locali, con le loro storie e vite, sono sporadici e filtrati dalle gite organizzate, dalle escursioni fuori dal non luogo: andata e ritorno in giornata, dietro una guida locale ben ammaestrata a trattare con i turisti, a dare e dire ciò che vogliono. Non una parola sulle condizioni politiche, sociali ed economiche del paese in cui ci si trova, su dittature, persecuzioni, fame, malattie, così frequenti nel Sud del mondo. E così nei Caraibi si incontrano indigeni sempre "calienti", "poveri ma dignitosi", con "il ritmo nel sangue", in Oriente le persone sono sempre "sorridenti", in Africa i neri sempre "ospitali" e "contenti di vederci". 
Il non luogo ci fa sentire più liberi. "Lo spazio del non luogo libera colui che vi penetra dalle sue determinazioni abituali. Egli è solo ciò che fa o vive come passeggero, cliente, guidatore". Nel non luogo delle vacanze non siamo obbligati, se non vogliamo, a giocare i ruoli della vita di tutti i giorni: non siamo più né medici né commercianti né impiegati, siamo solo turisti. Il non luogo delle vacanze ci regala dunque un po' del suo anonimato, allentando la morsa della vita ordinaria, in cui il nostro profilo professionale, sociale, culturale tiene in scacco la nostra identità personale ed emotiva. 
Questa libertà provvisoria ci piace, ma in fondo non sappiamo che farcene: non riuscendo a ricomporre ciò che abbiamo lasciato a casa con ciò che abbiamo portato in vacanza, non sappiamo stabilire relazioni con gli altri che vadano oltre la nostra comune permanenza nel non luogo.
Il non luogo annulla le differenze fra i suoi visitatori, perché è opportunamente progettato, con diversi costi di accesso, per accogliere persone omogenee per censo e classe sociale. Una cosa è certa: nello stesso non luogo tutti hanno speso esattamente la stessa cifra e dunque tutti sono uguali. Una bella soddisfazione!. 
Ci sono non luoghi economici per turisti che comprano solo viaggi "tutto compreso"; non luoghi un po' più costosi per chi, pur cercando il tutto organizzato, non ama identificarsi con la massa e vuole qualcosa di speciale ma non troppo; non luoghi per coloro che desiderano vacanze veramente "alternative" o "avventurose", itinerari poco frequentati o insoliti, e per questo sono disposti a spendere molto più dei precedenti. 
In sintesi, il non luogo è particolarmente adatto all'idea di vacanza, intesa come vuoto, come buco nel pieno della vita ordinaria: vuoto di esperienza, vuoto di differenze, vuoto di storia, di identità, di relazioni. Non a caso le persone che tornano da un non luogo di vacanza lamentano tutte che, una volta riprese le solite cose, i vissuti della vacanza svaporano in poche ore. Per forza: erano vissuti sotto vuoto.
Eppure milioni di persone, nei paesi ricchi del mondo, lavorano tutto l'anno per concedersi qualche settimana di questi vuoti, e i non luoghi delle vacanze sono fra i più ambiti oggetti dei loro desideri e sogni: sono, appunto, vacanze "da sogno". 
Ma si dice anche, ed è altrettanto vero, che i popoli ricchi, gli stessi che viaggiano per turismo e vacanza, sono incapaci di desiderare davvero qualcosa: i bambini e gli adolescenti possiedono tutto ancora prima di chiederlo, gli adulti ingrassano, fagocitando oggetti e simboli senza averli davvero desiderati. 
Ma allora desideriamo troppo o troppo poco? Entrambe le cose, dipende da cosa intendiamo per desiderio. Il desiderio infatti è bifronte: collettivo e sociale da un lato, personale e individuale dall'altro. 
Si desidera una cosa perché altri le hanno dato una forma desiderabile, o semplicemente perché altri la desiderano. In quanto socialmente determinati, i desideri cambiano nel tempo e nello spazio e hanno una natura storica: un vestito secondo una certa moda piuttosto che un'altra, un cibo francese e non italiano, un uomo con una posizione sociale elevata invece che uno spiantato. 
Ma si desidera anche ciò che appaga il nostro più intimo modo di essere, che è in armonia con la nostra storia personale. In quanto legati ai bisogni degli individui, i desideri seguono le diverse inclinazioni personali: un abito demodé che mi sta così bene, un orologio vecchio che era del nonno, un lavoro che mi fa guadagnare meno ma mi piace di più, un amore che non risponde alle aspettative della famiglia ma mi rende felice.
Il punto è che la società di massa, producendo in serie i desideri collettivi, impedisce a quelli individuali non solo di esprimersi, ma sempre più spesso di nascere. È come se lo spazio del desiderabile fosse talmente pieno di desideri confezionati per noi da altri, che non sappiamo più dove mettere i desideri che sono davvero nostri. 
Dunque abbiamo troppi desideri collettivi, troppo pochi desideri personali. Dunque non sappiamo più desiderare nulla che altri non abbiano pensato per noi. Dunque i non luoghi fanno al caso nostro: privi di identità e storia, non ci costringono a confrontarci con la nostra né ci impongono alcuna relazione, né con loro né con i loro abitanti e visitatori. 
D'altra parte concepire un desiderio, coltivarlo, assaporarne la durata, cercare di realizzarlo in tempi e modi che rispettino la sua e la nostra natura è molto più faticoso che comprare al volo uno qualunque dei tanti desideri che la prima vetrina ci propone. E cercare un luogo, invece di un non luogo, è altrettanto faticoso: significa conoscere e riflettere sulla sua storia, sulla sua realtà politica, economica, sociale, sulle persone che in quel luogo incontreremo, su ciò che potranno darci e che noi potremo dare loro. Significa anche sapere se è davvero il luogo in cui vogliamo andare, se fa al caso nostro. Significa in altre parole sapere cosa desideriamo, ed è proprio questo che ci viene più difficile. 
Pensiamo a come si decidono i non luoghi delle vacanze: si va in agenzia, si guardano più o meno frettolosamente le foto di due o tre cataloghi, si compra il primo pacchetto che si adatta alla nostra disponibilità economica, al periodo in cui vogliamo partire, a preferenze generiche per il mare piuttosto che la montagna, per una vacanza "naturalistica" piuttosto che "culturale", per certe zone del mondo. È quasi per caso che finiamo in un posto invece di un altro, non certo per scelta ponderata e consapevole, né tanto meno perché lo abbiamo desiderato.
Così alla fine, una volta tornati dal non luogo di vacanza, racconteremo che ci siamo riposati, divertiti, rilassati, magari pure che abbiamo avuto una storia d'amore con l'animatore o l'animatrice, con il vicino di ombrellone. Difficilmente però racconteremo che siamo stati felici. No, la felicità è troppo, la felicità occorre davvero desiderarla, e il nostro non luogo non l'abbiamo davvero desiderato. 
D'altra parte, la felicità è quella cosa che il greco antico chiamava eudaimonía, con una parola molto densa che contiene dai mon, cioè il demone, il dio personale di cui parlava Socrate, ma anche l'anima, il soffio vitale, ciò che permette al corpo di stare in vita. Per trovare la felicità occorre prima desiderarla, e per desiderarla occorre dunque ascoltare e seguire il proprio demone interiore. Ma la voce del dio personale, come quella del genio del luogo, si perde nel frastuono dell'olimpo di massa.

sabato 6 dicembre 2014

Un chicco di sole


(seconda parte)

Giuseppe Bivona

Una farina che  si ricava  da piante  di frumento  che hanno perso  la loro  connessione  col sole  e che è maltrattata dalle tecnologie  di molitura  non può essere  che di scadente qualità .Non ha in se le forze  per consentire  una buona panificazione. Per questo le farine  sono ormai addizionate  di additivi vari . L’aggiunta di additivi  è un artificio  per consentire  la panificazione  che senza di loro non  potrebbe avvenire 

                                Oggi, il grano”moderno” è l’esempio più eloquente della stupidità umana come espressione dell’anomalo rapporto che l’uomo ha istaurato  con la natura . L’uomo non si sente più parte della Natura ,  se ne è separato e tenta di dominarla,  di  sfruttarla, senza preoccuparsi  delle condizioni disastrose in cui sta lasciando la terra alle future generazioni.
L’uomo contemporaneo vive una profonda contraddizione,  al limite della inconciliabilità, una sorta di “asimmetria” esistenziale: da un lato le sue capacità razionali gli consentono di manipolare gli alimenti in modo radicale e profondo. Attraverso la “tecnica” soddisfa ogni suo desiderio, appaga i gusti, esalta i sapori, rende disponibile nel tempo e nello spazio gli alimenti, insomma rende possibile l’impossibile. 
Tuttavia, per l’altro verso, questi alimenti, quando li ingeriamo, debbono fare i conti con il nostro sistema  enzimatico, metabolico, digestivo,  assimilativo che, per fortuna o sfortuna …è rimasto tale e quale madre natura ci ha consegnato raggiunto l’apice della catena evolutiva. 
Eppure le nostre difese immunitarie non perdono occasione per lanciarci dei messaggi chiari ed inequivocabili:  le intolleranze o le reazioni allergiche  debbono essere percepite  come un deciso monito  a cambiare la nostra “dieta” o meglio lo stile di vita. Forse a rimuovere il nostro atteggiamento  nei riguardi della terra, una esortazione  ad interrompere il processo di devastante follia , di collettiva ubriacatura..
 Il grano è un frutto particolare  che la natura ci ha donato e che per secoli  ne abbiamo rispettato  e curato la sua identità  in un rapporto simbiotico: io diffondo e difendo i tuoi “ geni “ e tu mi garantisci l’alimentazione in particolare nei mesi invernali: un patto  tra “esseri”   seri e responsabili.
 Così, per  diversi millenni, i nostri contadini selezionarono le sementi , ebbero cura amorevole del chicco di grano, come uno scrigno depositario dell’energia solare. Pensate, dopo la mietitura  i covoni restavano nell’aia per diversi giorni ,  perché si essiccasse e fosse consentito al silicio di migrare dallo stelo e dalle foglie alle preziose cariossidi. 
Poi fummo travolti  dalla follia, la tecnica pervade la nostra vita , colonizza le nostre menti,  annulla ogni pensiero alternativo, siamo omologati  sull’altare dell’efficienza, dell’economicità , dell’efficacia. Passiamo  dai beni alle merci,  dal valore d’uso al valore di scambio! 
L’industria molitoria ed agroalimentare  ci chiede un prodotto  particolare: che non si “deteriori “ il cui shelf life  sia il più lungo possibile perciò  non trova di meglio che le farine doppio zero, inalterabili per una conservazione illimitata nel tempo . Ma chiede  di più: vuole un contenuto glutinino il doppio di quello posseduto dai grani tradizionali . 
 Cosi  accade che le semplici tecniche di incrocio  non soddisfino le richieste della moderna  attività  molitoria ed agroalimentare, bisogna abbandonare la coltivazione dei vecchi obsoleti grani “poveri”  incapaci di rispondere alle nuove emozioni dettate dal gusto e dai variegati sapori , abbisogna  percorrere le nuove vie tracciate  dalle profonde modifiche incise sul DNA attraverso le radiazioni  nucleari  tipo gamma
 L’insensatezza umana  raggiunge il suo epilogo: i nuovi grani consentono di mettere in mostra torte farcite  dal volume incredibile, di lievitare finché lo spazio lo possa consentire, senza limite, senza misura…
Disponiamo di prodotti alimentari morbidi, cedevoli, flessibili ,  gommosi  e impalpabili, buoni a rispondere positivamente  ai dettami inventati  dai  precetti  pubblicitari. Le nostre sensazioni gustative ed olfattive sono colonizzate,  rese  prigioniere,   asservite  alle papille, elaborate da un cervello drogato,  percepite  come piacevoli sensazioni  emozionionali, ma! …
La struttura organica  e la successione metabolica  non rispondono alle emozioni gustative ed olfattive, il cibo introdotto viene sottoposto ai processi digestivi ed assimilativi secondo dettami precisi ed inalterati.  Deve conformarsi agli imperativi  per cui è stato “progettato”. L’esempio più eloquente sono le ”margarine”  la  cui struttura chimica  assume la conformazione “trans”  per cui non viene riconosciuta dalla ghiandola epatica e così passa indenne nel sangue con tutto il disastro che è capace di arrecare. Il glutine, come la caseina, è una calamità della nostra presenza alimentare.  Per Colin Campell sono due disastri che sconvolgono il nostro sistema villico – assimilativo- intestinalee….immunitario.   I grani moderni sono stati “inventati “ per rispondere  alle necessità dell’industria dolciaria e pastaria. Disporre di una percentuale di glutine  che ne rasenta il doppio delle varietà tradizionali   permette di commercializzare paste  che possono essere reclamizzate  resistenti alla cottura, lasciare l’acqua di cottura quasi limpida, sentirle sempre al dente. Ma nessuno vi ha detto  che questo glutine , la sua quantità, il suo rapporto interno ( gliadine e gluteline), reso possibile dalle concimazioni con nitrati,  è  la frazione tossica per i celiaci!

sabato 29 novembre 2014

Un chicco di sole


(Prima parte)


Giuseppe Bivona

Creso, Re della Lidia è l’antesignano dell’uomo materialista. Riteneva,infatti che la felicità potesse dipendere unicamente dalla disponibilità di denaro e  dalla gestione del potere.Ma la sua arroganza fu punita crudelmente perché dovette sub il’onta della sconfitta da parte dei persiani guidati da Ciro  e implorare la grazia mentre già il rogo bruciava. Dando il nome Creso alla varietà di grano , ottenuta con un metodo cosi violento,i ricercatori hanno voluto affermare il diritto di manipolare la natura a loro piacimento  come si tramanda sostenesse il mitico re che portava questo nome. Ma non va dimenticato  che a quel Re il fato riservò un destino crudele 
 

Il  seminatore aveva finito il suo lavoro, ora toccava  all’erpice  completare il lavoro di  interramento. Il chicco rimase  solo ,nella fredda ed umida terra ,ebbe paura , era tutto buio  e al calar della sera  l’umidità si era disciolto in una pioggerella fitta,fitta. Come tutti gli esseri viventi   dotati di memoria quando sono assaliti dall’angoscia non  rimane  loro ,altra via ,che  rifugiarsi nei ricordi
 In un tempo lontano  senza età  la sua vita era affidata al caso , le spighe si aprivano  senza alcuna difficoltà , pronti a disperdersi nell’ambiente circostante. Gli uccelli più di tutti ,i granivori ,ne colsero le originali virtù.. Tutto sembrava scorrere pacificamente , finché nel paleolitico   una donna e poi sua figlia , ebbero la felice intuizione di raccogliere separatamente le sole spighe che non si aprivano o che manifestavano una accentuata difficoltà a disperdere i semi. Demetra e sua figlia Kore sfidavano per la prima volta  la natura: nasce l’agricoltura.
 Ora era l’uomo che si prendeva cura del grano.Il grano si affidò  alle benevoli attenzioni dei nuovi soggetti che si facevano chiamare agricoltori
Prese avvio un singolare rapporto simbiotico, una singolare danza  tra natura e cultura(coltura) in cui le ragioni dell’uomo spesso si infrangevano sulle dure leggi  di “necessità”dettate dalla natura.
Cosi il grano per millenni non tradì la sua natura, mantenne inalterata questa sua speciale relazione con il sole: il colore giallo oro delle piante al tempo della maturazione , il colore giallo bruciato del suo polline , il fusto eretto, le sue foglie strette e sapientemente angolate erano state programmate per captare quanto più fosse possibile  i raggi del sole
E’ che dire del suo elevato contenuto di silice? Noi oggi  questo elemento lo scopriamo come ottimo conduttore di luce ( fibre ottiche)
Il chicco  nella tarda primavera si riempie cosi del prezioso amido,un vero concentrato di luce .E’ la forma di carbonio organico che per la sua purezza trova nel mondo minerale il suo corrispettivo nel ….diamante.
L’amido nella sua formulazione naturale è dotato d’elevata digeribilità : nel nostro corpo brucia senza lasciare alcuna scoria e proprio come i diamanti non lasciano  ceneri ma solo acqua e anidrite carbonica
La purezza dei carboidrati  spiega perché il glucosio,lo zucchero che proviene in larga parte  dalla digestione dell’amido sia il nostro unico e vero carburante. E’ l’alimento per eccellenza del nostro cervello. Ebbene si! Per dare pensieri  limpidi e coerenti la mente ha bisogno di nutrimento che porti viva luce  che ci “illumini”!
Al grano l’azoto  non gli necessita più di tanto ,anzi  per la sua natura solare non vuole essere forzato con dosi eccessive  di questo elemento . E poi  in natura ci sono altre famiglie vegetali ,come le leguminose ,che sopperiscono alla bisogna!
Tuttavia  nei primi anni del novecento  l’uomo abbandonò quel patto che durava da millenni: l’ unica forma di miglioramento genetico  che si era sempre praticata  consisteva nella pratica  della selezione massale che  l’agricoltore operavanel suo campo ( ammannare), scegliendo  le spighe che contenevano i chicchi  che avevano i migliori requisiti in termini agronomici e di produttività.
Accadde cosi che nel suo lavoro sul frumento,Strampelli introdusse invece la tecnica dell’incrocio  tra varietà e specie diverse al fine di ottenere nuove varietà  che soddisfacessero i criteri di produttività in termini di incrementi quantitativi in risposta alle concimazioni  con nitrati.
Dopo gli incroci  di Strampelli è arrivata l’epoca  della mutagenesi, con agenti diversi,prima quelli chimici poi i addirittura  le radiazioni nucleari.
Cosi verso la metà degli anni 70 alcuni genetisti italiani arrivarono  a produrre  la varietà di grano duro  Creso  mediante trattamenti con radiazione gamma.
Quale triste destino è stato riservato ad una pianta cosi nobile e solare!
Lo scopo  dell’irradiamento era quello di indurre mutazioni nel genoma del frumento .
E’ cosi è stato ,perché tra i semi prodotti dalle piante irradiate ce n’erano alcuni  che presentavano nuovi caratteri per effetto della mutazione. Dal Creso ,incrociato con altre varietà è venuta fuori  buona parte delle varietà che attualmente coltiviamo( Simeto, Colosseo ecc)
Ma perché abbiamo fatto tutto questo? Cosa hanno di più e di diverso questi nuovi grani rispetto a quelli antichi? I prodotti derivati dai nuovi grani possono influenzare negativamente la nostra salute?( continua)