martedì 16 settembre 2014

DOP, IGP, STG, straordinari strumenti di tutela delle produzioni agroalimentari tipiche riconosciute

“La conoscenza non è un luogo da raggiungere, ma una luce che si accende ogni volta che qualcuno decide di vedere.”

 

Per prodotti agroalimentari tipici si intendono i prodotti con indicazione geografica DOP e IGP, l’STG, e i prodotti agroalimentari tradizionali; essi vengono classificati, dal punto di vista tecnico, rispettivamente in “certificati” e “non certificati” in quanto sono caratterizzati da distinti percorsi di riconoscimento e da livelli di impegno da parte dei produttori e di tutela giuridica del prodotto nettamente diversi.  In Europa come nel nostro paese godono di adeguati finanziamenti, per la promozione, per le attività di comunicazione, per la gestione attraverso i Cornsorzi
Nei prodotti a denominazione d’origine DOP e indicazione geografica IGP viene riconosciuto, sulla base di un regolamento dell’Unione Europea, l’esistenza di un legame tra il prodotto e la zona geografica di produzione, comprensiva di fattori geografi co ambientali, storici e umani.
Nel caso delle DOP tali fattori peculiari incidono fortemente sulle caratteristiche chimico-fisiche e organolettiche del prodotto e pertanto, per garantire tali caratteristiche, il prodotto non può essere ottenuto al di fuori di tale zona. Nel caso dei prodotti IGP invece i fattori storici, ambientali e umani della zona incidono su almeno una delle caratteristiche del prodotto, compresa la rinomanza; per l’IGP pertanto alcune fasi del processo che non incidono sulle peculiarità del prodotto, come ad esempio il condizionamento di un ortaggio o la lavorazione e l’imballaggio del riso, possono anche essere effettuate al di fuori della zona definita.
Il legame del prodotto con la zona geografica di origine deve essere dimostrato dai produttori attraverso un’approfondita documentazione che viene valutata dalla Regione e dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e, successivamente, dalla Commissione europea. Ottenuto il riconoscimento con la registrazione della DOP o IGP, il prodotto viene periodicamente verificato da appositi organismi di controllo e certificazione, al fine di garantire ai consumatori il rispetto della disciplina di produzione e delle caratteristiche specifiche.
La registrazione di una DOP o IGP da parte dell’Unione Europea, significa quindi che quel prodotto può essere ottenuto totalmente (per la DOP) o parzialmente (per l’IGP) in quella determinata zona che influenza le peculiarità del prodotto; tale riconoscimento pertanto crea giuridicamente un vantaggio competitivo riservato solo ai produttori che operano all’interno di quella zona nonché una tutela legale al prodotto e quindi al produttore, nei confronti di chiunque in Italia, in Europa o nel mondo, cerchi d’imitare tale bene o usurparne il nome protetto. Il riconoscimento della DOP o IGP permette quindi al consumatore di identificare con certezza un prodotto di riconosciute peculiarità, avente origine in un particolare territorio, seguendo ferree regole di produzione e di controllo che determinano e garantiscono le peculiarità, rispetto ai prodotti indifferenziati e globalizzati di provenienza incerta.


Una “Specialità tradizionale garantita” o STG, che viene riconosciuta dopo un percorso simile a quello necessario per registrare una DOP / IGP, viene tutelata dall’Unione Europea in ragione delle sue peculiarità legate non alla zona di origine ma al metodo tradizionale di produzione o alla ricetta riconosciuta. Questo è il caso della mozzarella STG o della pizza napoletana STG; tali prodotti con l’attestazione STG possono essere ottenuti in tutto il mondo ma solo se viene applicato il disciplinare di produzione approvato dall’Unione europea, che fissa il metodo tradizionale a garanzia delle peculiarità del prodotto. Anche per le STG vengono periodicamente effettuate le verifiche da parte di appositi organismi di controllo e certificazione accreditati a livello internazionale, al fi ne di garantire ai consumatori, in tutto il mondo, il rispetto della disciplina e delle caratteristiche tradizionali. I prodotti agroalimentari tradizionali sono quelli che, per la loro rinomanza e la tradizionalità del metodo di produzione, vengono inseriti dal 2000 nell’Elenco nazionale del prodotti agroalimentari tradizionali, istituito dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali. L’inserimento nell’elenco di “nuovi” prodotti tradizionali è semplice: ogni anno, entro la metà marzo, i produttori del settore agro-alimentare possono presentare al Ministero, per il tramite della propria Regione, una breve scheda nella quale descrivono le principali informazioni sul prodotto, le caratteristiche, la tradizionalità del metodo di produzione o della ricetta. Tali prodotti, dopo una valutazione della scheda prima da parte della Regione e poi del Ministero, vengono inseriti nell’elenco nazionale mediante la pubblicazione di un Decreto ministeriale che aggiorna l’Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali. L’approvazione dell’elenco non rappresenta un vero e proprio riconoscimento o tutela giuridica per i produttori, come viceversa avviene nel caso delle indicazioni geografi che DOP e IGP, ma può essere considerato uno strumento informativo per il consumatore e di marketing in quanto i produttori possono inserire sugli imballaggi e nel materiale promozionale la frase “Prodotto inserito nell’Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali”. L’inserimento di un prodotto, oltre a costituire una ormai famosa vetrina per l’ampia gamma di peculiarità agro-alimentari regionali e italiane, può rappresentare un primo passo per iniziare il percorso di registrazione DOP o IGP, qualora il prodotto diventato rinomato, necessiti di una maggior tutela giuridica internazionale.

giovedì 11 settembre 2014

Dieta mediterranea, a Monreale il convegno "AlimentiAmo la vita"


                             Si svolgerà sabato 13 e domenica 14 settembre 2014, con inizio alle ore 11.00, a Monreale, presso l’eremo di Poggio San Francesco “AlimentiAMO LA VITA” una kermesse sulla dieta del mediterraneo organizzata dall’Associazione “Mons Realis” in collaborazione con I.Di.Med.



Scopo dell’evento sarà rappresentare le specificità dello stile di vita riconosciuto patrimonio dell’UNESCO evidenziandone gli aspetti identitari, salutistici e culturali. Il programma dell’evento, notevolmente articolato, prevede una parte convegnistica che vedrà, fra gli altri, la partecipazione di Lucia Borsellino, Assessore regionale per la salute, di Ferdinando Toia, Direttore Centro Maria Immacolata, di Piero Capizzi, Sindaco di Monreale, di Paolo Calabrese dell’Assessorato Beni Culturali e Identità Territoriale, di Sami Ben Abdeladi, della Presidenza Regione Sicilia, di Marcello Messeri, presidente del GAL Terre Normanne, di Rocco Di Lorenzo, Unione delle Associazioni no profit, di Bartolo Fazio, Consigliere delegato di I.Di.Med, di Angelo Granà, Presidente dell’Associazione “Mons Realis”, di Magda Culotta, Deputato nazionale e Sindaco di Pollina, di Salvatore Martorana, Presidente del Comitato Anci SiciliaxExpo 2015, di Aurelio Angelini, Presidente del Comitato Scientifico dei Comuni Unesco Sicilia, di Nino Sutera della LURSS – Libera Università Rurale dei Saperi e dei Sapori e di Maurizio Artusi di CucinArtusi.
L’importante iniziativa, mirata ad aggregare le eccellenze enogastronomiche del nostro territorio salvaguardandone la dimensione culturale e la biodiversità, prevede, inoltre l’allestimento della “Fiera della salute”, nella quale una trentina di aziende e associazioni del settore agroalimentare, provenienti da tutta la Sicilia, esporranno i propri prodotti offrendone una degustazione nella pausa pranzo. Sarà possibile, quindi, conoscere, scoprire, degustare, acquistare e nutrirsi dei prodotti della nostra amata terra di Sicilia, le cui proprietà organolettiche saranno ampiamente descritte nel corso del convengo

mercoledì 3 settembre 2014

Il futuro dell’agricoltura è nel ritorno alle radici

                                                                                       Negli ultimi decenni il sistema alimentare degli Stati Uniti e della maggior parte delle altre nazioni si è globalizzato. Il cibo viene scambiato in quantità enormi: non solo il cibo di lusso (come caffè e cacao), ma anche le derrate alimentari di base come grano, mais, patate e riso. 

La globalizzazione del sistema alimentare ha portato dei vantaggi: la popolazione dei paesi ricchi ha ora accesso ad un’ampia varietà di cibi in ogni momento, inclusi frutta e verdura fuori stagione (come le mele in maggio o gli asparagi in gennaio) ed alimenti che non possono essere prodotti localmente (come l’avocado in Alaska). Trasporti a lungo raggio rendono possibile la distribuzione del cibo da aree in cui abbonda a luoghi in cui è scarso. Mentre nei secoli passati il fallimento regionale di una coltivazione poteva portare ad una carestia, ora i sui effetti possono essere neutralizzati tramite l’importazione, relativamente poco costosa, di cibo dall’estero. Tuttavia, la globalizzazione del sistema alimentare crea anche una vulnerabilità sistemica. Al crescere del prezzo del carburante, aumentano i costi dei prodotti d’importazione. Se la disponibilità di carburanti fosse drasticamente ridotta da qualche evento economico o geopolitico transitorio, l’intero sistema potrebbe collassare. Un sistema globalizzato è inoltre più soggetto a contaminazioni accidentali, come visto recentemente con il caso della melamina, una sostanza tossica finita nel cibo in Cina. Il miglior modo per rendere il nostro sistema alimentare più resiliente contro questi rischi è chiaro: decentralizzarlo e rilocalizzarlo.
La rilocalizzazione avverrà inevitabilmente, prima o poi, come effetto del calo della produzione del petrolio, dato che non esistono sorgenti di energia alternative in vista che possano essere introdotte in tempi brevi per prendere il posto dei derivati petroliferi. Pertanto se vogliamo fare in modo che il processo di Transizione si sviluppi in modo positivo, piuttosto che catastrofico, bisogna che sia pianificato e coordinato. Questo richiederà uno sforzo appositamente mirato a costruire infrastrutture dedicate all’economia alimentare regionale, adatte a sostenere un’agricoltura diversificata ed a ridurre il quantitativo di combustibile fossile che è alla base della dieta Nordamericana.
Rilocalizzare significa produrre localmente una frazione maggiore del fabbisogno alimentare di base. Nessuno dice che dovremmo eliminare completamente il commercio alimentare: questo danneggerebbe sia gli agricoltori che i consumatori. Piuttosto, è necessario fissare delle priorità alla produzione inmodo tale che le comunità possano fare maggiore affidamento su fonti locali per gli alimenti di base, mentre le importazioni a lungo raggio dovrebbero essere riservate ai cibi di lusso. Le derrate alimentari basilari legate alla tradizioni locali, generalmente di basso valore e di conservabili a lungo, dovrebbero venire coltivate in tutte le regioni per motivi di sicurezza alimentare. Una simile decentralizzazione del sistema alimentare produrrà maggiore resilienza sociale, capace di contrastare le fluttuazioni del prezzo del combustibile. Saranno anche minimizzati, ove appaiano, i problemi relativi alla contaminazione del cibo. Nel contempo, rivitalizzare la produzione locale di alimenti aiuterà a rinnovare l’economia del territorio. I consumatori potranno godere di cibo di qualità migliore, più fresco e di stagione. Sarà ridotto l’impatto dei trasporti sul clima. Ogni nazione e regione dovranno escogitare la propria strategia di rilocalizzazione del sistema alimentare basandosi su un’ampia valutazione iniziale di debolezze e punti di forza. I punti deboli dovrebbero essere identificati tramite l’analisi delle numerosissime modalità di dipendenza dell’approvvigionamento locale di alimenti dalla disponibilità e dal costo del combustibile fossile, attraverso tutte le fasi del sistema di produzione agroalimentare e della filiera distributiva. Le opportunità saranno diverse a seconda delle comunità e delle regioni agricole, benché esistano molte azioni che i governi possono intraprendere quasi ovunque:

• Incoraggiare la produzione ed il consumo del cibo locale offrendo supporto alle strutture a questo scopo necessarie come i mercati contadini (farmers’ market).
• Inserire all’interno del sistema di gestione dei rifiuti installazioni per la raccolta dei residui di cibo da convertire in compost, biogas e mangime animale, da fornire a contadini e allevatori locali.
• Richiedere che una percentuale minima degli acquisti di cibo per scuole, ospedali, basi militari e carceri sia approvvigionata entro un raggio di 100km.
• Creare una normativa sulla sicurezza alimentare in base alla scala di produzione e distribuzione, in modo che un piccolo produttore che vende i suoi prodotti direttamente non sia soggetto alle stesse onerose regole di una multinazionale.
Gli agricoltori stessi devono ripensare le loro strategie: la maggior parte delle aziende orientate all’esportazione dovrà spostare la produzione verso alimenti di base per il consumo locale e regionale, uno sforzo che richiederà sia una analisi dei mercati locali che la scelta di varietà adatte per questi mercati; il movimento Community Supported Agriculture (Supporto all’Agricoltura di Comunità-CSA) fornisce un modello di organizzazione aziendale che si è dimostrato vincente in diverse aree. I piccoli produttori che affrontano significativi esborsi di capitali durante questa transizione possono costituire cooperative informali per l’acquisto di macchinari ad esempio trebbiatrici per i cereali, mulini o presse per la lavorazione dei semi oleosi o microturbine idrauliche per produrre elettricità. La scelta di rilocalizzare il sistema alimentare sarà più difficile per alcune nazioni e regioni rispetto ad altre. Dovrebbero essere incoraggiate la creazione di orti urbani e anche di piccoli allevamenti (di polli, anatre, oche e conigli) all’interno delle città, ma anche così sarà necessario approvvigionare la maggior parte del cibo dalla campagna circostante, trasportandolo alle comunità urbane e periurbane senza utilizzare combustibile fossile. In questo senso la rilocalizzazione dovrebbe essere vista come un processo e uno sforzo generale e non come un obiettivo assoluto da raggiungere.

*Estratto da “La Transizione Agroalimentare”

sabato 23 agosto 2014

LA SICILIA ISTITUISCE I MARCHI DI QUALITA'

"QS SICILIA"  

 Due strumenti   complementari che mirano a dare certezza al consumatore circa la provenienza, la tracciabilità e la sicurezza alimentare dei prodotti provenienti dalla nostra Regione ma anche a proteggere i prodotti siciliani da alterazioni, sofisticazioni e potenziali truffe.
 Coerenti inoltre  alle prescrizioni di cui agli orientamenti comunitari per gli aiuti di Stato nel settore agricolo e forestale 2007-2013,  (2006/C 319/01)potranno beneficiare di interventi finanziari dall’U.E.
Dopo un percorso lungo e laborioso QS Sicilia rappresenta,   una novità assoluta. E’ un marchio riconosciuto a livello europeo,  “Qualità Sicura Sicilia”. Fino ad oggi i prodotti DOC,DOP, IGT e tutti gli altri prodotti siciliani di qualità avevano dei riferimenti di ambito territoriale limitato. Attraverso il QS Sicilia il consumatore potrà conoscere con esattezza la provenienza del prodotto ed avere certezza che è stato realizzato con procedimenti controllati e rispondenti a precisi disciplinari adottati dalla Regione Siciliana e controllati da enti certificatori. Il marchio QS Sicilia è un marchio collettivo di proprietà esclusiva della Regione Siciliana e potrà essere attribuito gratuitamente a singoli produttori ed a soggetti collettivi che ne facciano richiesta e che si attengano ai disciplinari definiti dalla Regione per le singole categorie di prodotti. Il QS Sicilia sarà attribuito automaticamente ai prodotti già certificati (DOC,DOP,IGP, etc) e ai prodotti del sistema integrato mentre verrà verificato caso per caso per le altre tipologie di prodotto.
 L’obiettivo è quello di tutelare i prodotti agricoli e alimentari con un elevato standard qualitativo controllato, attuare azioni di informazione ai consumatori sulla provenienza e sulla qualità dei prodotti agroalimentari certificati e promuovere e sostenere il marketing di questi prodotti.
Il marchio, di proprietà della Regione Siciliana, può essere concesso in uso a tutti gli operatori dell’Unione Europea – iscritti nel registro delle imprese delle Camere di commercio o presso organismi analoghi di altri stati membri dell’Ue – che ne facciano richiesta all’assessorato regionale dell’Agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea.
Le categorie per le quali si potranno utilizzare il marchio sono:
-          farine e preparati fatti di cereali, pane, pasticceria e confetteria, gelati, zucchero, miele, sciroppo di melassa, lievito,   aceto, salse (condimenti), spezie;
-          granaglie e prodotti agricoli, orticoli e forestali non compresi in altre classi, animali vivi, frutta e ortaggi freschi, sementi, piante e fiori naturali, alimenti per gli animali, malto;
-          bevande alcoliche (escluse le birre)
-          servizi di ristorazione (alimentazione);
In particolare, si potrà usare il marchio “Qualità Sicura Sicilia” per i prodotti agricoli e alimentari regolati da sistemi di qualità riconosciuti dell’Ue (Dop, Igp, Stg, Bio) e per il vino e le bevande spiritose; per i prodotti agricoli e alimentari certificati sulla base dello standard definito dalle norme tecniche di produzione integrata; per i prodotti agricolo-zootecnici e alimentari ottenuti aderendo a specifiche norme di produzione che mirano al conseguimento di un elevato livello qualitativo del processo produttivo; per i servizi di ristorazione per la somministrazione di questi prodotti.
 In ogni caso, i prodotti devono risultare liberi da Ogm, devono rispettare le norme su sicurezza e igiene ed essere normati da un disciplinare di produzione, da un regolamento, da un ente certificatore esterno e da una commissione di esperti in materia.

domenica 13 luglio 2014

Il fabbricante di pioggia


Giuseppe Bivona

                                        Ormai erano quasi due anni che non pioveva. I pozzi erano asciutti , gli animali cominciavano a morire ,le coltivazioni erano ridotte e la fame tormentava gli abitanti del piccolo villaggio cinese. Il più anziano propose di organizzare una spedizione per  trovare un rinomato fabbricante di pioggia. Costui viveva nell’angolo più lontano, molto lontano del paese: “Per forza, non ci si può fidare di un profeta che vive nella nostra regione; deve venire da molto lontano”.
Cosi dopo una settimana arrivò un omino avanti negli anni con barba e capelli bianchi. Trovò il villaggio in uno stato miserabile. Il bestiame stava morendo, la vegetazione era quasi tutta secca, la popolazione era afflitta. La gente si affollò attorno a lui ed era molto curiosa circa ciò che avrebbe fatto.
Disse l’omino: “Bene, datemi solo una piccola capanna e lasciatemi solo per qualche giorno”. Cosi  si chiuse nella piccola capanna  con solo un po’ di acqua ed un po’ di frutta. La gente , curiosa si avvicinava alla capanna per sapere cosa stesse facendo il vecchio. Trascorse, il primo giorno, il secondo… Il terzo giorno iniziò a piovere a dirotto ed egli usci.  Nel villaggio  fu festa grande ,gli abitanti esultavano dalla gioia. Ma subito gli  chiesero: “Ma che cos’ hai fatto?”
“Oh,” disse, “è molto semplice. Non ho fatto nulla.”
“Ma guarda,” dissero, “sta piovendo ora. Di certo qualcosa è  successo!”
Egli provò a spiegare: “Vengo da una zona che è in Tao, in equilibrio. Abbiamo la pioggia ed il sole. Tutto è in armonia con la natura. Niente è in disordine. Vengo nella vostra zona e scopro che è caotica. Il ritmo della vita è disturbato, cosi quando vi entro dentro, divento disturbato anch’ io. Tutto mi  confonde ed affligge , mi ritrovo immediatamente in disordine. Allora cosa posso fare? Voglio una piccola capanna per stare con me stesso, per meditare, per riallinearmi. E poi, quando sono in grado di mettermi in ordine, tutto intorno a me è collocato in modo giusto. Ora siamo in Tao e dal momento che si era persa la pioggia, ora  piove”.

giovedì 19 giugno 2014

Inycon 2014 da Veronelli al GeniusLoci De.Co.

                                         Inycon 2014 si apre quest’anno con una tavola rotonda in onore di Luigi Veronelli, figura centrale nella valorizzazione e diffusione del patrimonio enogastronomico italiano, che portò in tribunale la Coca Cola perché non specificava tutti gli ingredienti nell’etichetta e intraprese battaglie per la filiera del prezzo al produttore, che ideò le De.Co. (Denominazione Comunale)
Valorizzare le specificità di una comunità e scoprire come integrare gli elementi identitari coi prodotti del territorio per favorirne lo sviluppo è infatti il tema dell’evento di apertura della diciannovesima edizione di “Inycon, Menfi e il suo vino”, con il convegno di venerdì alle 10.30 nel cortile di Casa Planeta. Alla tavola rotonda “Identità e Territorio Da Veronelli al GeniusLoci De.Co” - organizzata   dalla locale  Soat, moderata dalla giornalista Antonella Giovinco, parteciperanno   il sindaco di Menfi Enzo Lotà, Giuseppe Pasciuta (dirigente Soat Menfi), Giuseppe Bivona e presidente   Libera Università Rurale dei Saperi & Sapori  e l’imprenditore Diego Planeta, e  Nino Sutera.  Ospite d’onore, Gian Arturo Rota, classe 1964 studi umanistici. Ha trascorso quasi 20 anni fianco a fianco di Luigi Veronelli (di cui “custodisce” l’immenso archivio), per 11 ha diretto la Veronelli Editore. E’ stato curatore della guida I Ristoranti di Veronelli, e autore dei volumi: Sagre e feste d’Italia e Dizionarietto gastronomico, per Veronelli Editore; Mangiare Lungocosta, per Class Editori.
Al termine la consegna dei riconoscimenti GeniusLoci De.Co. Ambasciatore dell'identità Territoriale a Diego Planeta e Custode dell'identità Territoriale a Gian Arturo Rota

“La Denominazione Comunale (De.Co.) è un processo culturale, non un marchio di garanzia di qualità, ma la carta d’identità di un prodotto, un’attestazione che lega in maniera anagrafica un prodotto/produzione/evento al luogo storico di origine   Al termine francese “terroir” preferiamo il latino “genius loci”  afferma Nino Sutera, un equilibrio di forze ed energie caratteristico di un luogo e pertanto irripetibile”. Il percorso di programmazione partecipata GeniusLoci De.Co. ideato dalla Libera Università Rurale Saper&Sapor Onlus è stato presentato al Poster Session del Forum Pa di Roma,   inserito tra gli esempi virtuosi del Forum Italiano dei movimenti per la terra e il paesaggio - “Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori”  

venerdì 16 maggio 2014

La mappa…. dell’uomo



Giuseppe Bivona

                                                    C’era una volta uno…. scienziato,  uno di quei professori che hanno dedicato quasi tutto il tempo della loro vita sui libri . Ora ,ormai ottantenne si sentiva infelice ,era molto preoccupato per i problemi che affliggevano  il mondo, perciò aveva deciso di cercare il modo di risolverli. Passò giorni e giorni nel suo laboratorio cercando delle risposte, ma senza risultati.

Poi un giorno, il suo nipotino di sette anni penetrò nel suo studio-santuario; il piccolino avrebbe tanto voluto aiutare il nonno nel suo lavoro. Lo scienziato, agitato per l’interruzione causata dal nipote, lo invitò ad andare a giocare fuori. Ma siccome il bambino non voleva andare via, pensò di dare qualcosa da fare per tenerlo occupato per un bel po’.
Vedendo un giornale in cui c’era una cartina del mondo, gli venne subito una brillante idea! Con delle forbici tagliò in diversi pezzi la cartina, prese del nastro adesivo e diede il tutto al bambino dicendo: «Poiché so che ti piace tanto comporre i puzzle, ti affido il compito di mettere insieme tutti pezzi dell’immagine del mondo e sono sicuro che sarai bravissimo nel ricomporlo.»
Lo scienziato pensava fra sé e sé che gli sarebbero occorsi almeno 10 giorni per ricomporre la cartina, considerato pure che il bambino non l’aveva mai vista, ma non andò così.
Dopo sole poche ore, sentì la voce entusiasta del bambino chiamarlo: «Nonno,Nonno ho finito di aggiustare la cartina del mondo!»
In un primo momento lo scienziato non credette a quello che stava sentendo. Pensò che era impossibile che, alla sua giovane età, il bambino potesse aver ricomposto il disegno senza peraltro averlo mai visto prima.
Scettico, si risolse di tralasciare per un attimo i suoi studi scientifici e andò a vedere la cartina che suo figlio aveva ricomposto. Era comunque sicuro di trovarsi di fronte il tipico lavoro fatto da un bambino. Sorprendentemente, invece, notò che la cartina era stata messa insieme molto bene, con tutti i pezzi messi al punto giusto. Come era stato possibile? Come era stato capace il bambino di fare un così buon lavoro e in così breve tempo? Così, il nonno meravigliato chiese al bambino: «Ragazzo mio, tu non sapevi come era fatta la mappa del mondo, come hai fatto a sistemarlo così presto?»
E allora il bambino rispose: «Nonno non so com’era il mondo, ma quando hai strappato via la cartina dal giornale per tagliarla in pezzi, ho notato che dall’altra parte, c’era la figura di un uomo. Così ho girato tutti i piccoli pezzi ed ho cominciato a riparare l’uomo.
Quando ho finito di riparare l’uomo, l’ho girata dall’altra parte e mi sono accorto che avevo riparato anche il mondo.”

giovedì 1 maggio 2014

Al Cuscusu (Trapani 5-11 maggio) evento inaugurale “Una De.Co. per il Cùscusu trapanese”


La valorizzazione dell’identità  del territorio attraverso la De.Co. (Denominazione Comunale)

Una manifestazione   il cui comune denominatore è la valorizzazione delle grandi potenzialità culturali, paesaggistiche e gastronomiche del territorio, “messe a sistema” grazie alla collaborazione fra numerosi enti e associazioni culturali attive, oltre al comune di Trapani e quelli di Erice, Paceco e Favignana.  

Si inizia  Lunedì 5 Maggio  alle ore 17 evento inaugurale - sala Androne palazzo Cavarretta via Torrearsa Trapani      della manifestazione enogastronomica Cùscusu, che si svolgerà a Trapani dal 5 all’11 maggio prossimo, presentazione del percorso  GeniusLoci – De.Co. Percorso di programmazione partecipata per la valorizzazione dell'identità dei territori, elaborato dalla  Libera Università Rurale Saper&Sapor Onlus. che ha l’obiettivo di realizzare una rete dei comuni De.Co. - Denominazione Comunale, per valorizzare quei prodotti di nicchia che inducono gli appassionati viaggiatori ad andare ad acquistare e degustare i prodotti nelle loro zone di produzione, per promuovere l’offerta integrata “del” e “nel” territorio, piuttosto che mettere su strada le merci. Un percorso condiviso e da condividere con il territorio che molte amministrazioni lungimiranti stanno percorrendo. 
La Denominazione Comunale (De.Co.) impropriamente dette anche Denominazione comunale d’origine, afferma Nino Sutera  è la nuova frontiera sulla quale possono operare i sindaci per salvaguardare l'identità di un territorio legato ad una produzione specifica, con pochi e semplici parametri, il luogo di “nascita” e di “crescita” di un prodotto e che ha un forte e significativo valore identitario per una Comunità.
L'Impegno della Lurss.Onlus, è  quello di diffondere la cultura e la sensibilità sui prodotti del territorio, lavorare assieme e collaborare a progetti culturali che valorizzino le tipicità, la qualità e l'identità del nostro territorio,  mantenendo ed esaltando  il legame territorio-storia-culture,  in questo le De.Co sono uno strumento prezioso.  Il nostro obiettivo è accompagnare la valorizzazione dei simboli della nostra terra, il profumo del nostro mare, uniti alle bellezze ambientali    In questo percorso , chef, gastronauti, giornalisti, sommelier, associazioni, pro-loco, intenditori e appassionati, sono partners privilegiati, candidati ideali a divenire Custodi dell’identità territoriale, Paolo Salerno è stato già insignito del prestigioso riconoscimento

Al seminario parteciperanno  dopo i Saluti del Sindaco Vito Damiano Introduzione Paolo Salerno  Trapani welcome  Interverranno  Giuseppe Bivona, Neoruralità, tra tradizione e innovazione- Nino Sutera GeniusLoci De.Co. da un iniziativa a un metodo,  Giovanni Basciano  AGCI agrital settore agro ittico alimentare

martedì 8 aprile 2014

Sarà vera gloria?


Giuseppe Bivona 
Mio padre cavalcava un cammello. Io guido un’auto. Mio figlio pilota un aereo a reazione . Suo figlio cavalcherà un cammello.
(detto saudita)

                                        Dobbiamo ammetterlo, ci siamo sbagliati: certi toni e argomentazioni dal sapore fondamentalista nei confronti dell’agricoltura biologica e biodinamica sono tornati  di moda. Ci eravamo illusi che fossero un triste ricordo, vecchi arnesi  usati per legittimare ed osannare la sola ed unica agricoltura possibile ovvero quella convenzionale quella, per intenderci, che ci consente di apparecchiare le nostre tavole  e farci alzare satolli e gaudenti.

Ebbene qualche giorno fa abbiamo ascoltato a Menfi, presso casa Planeta, il Prof. Attilio Scienza  sul tema della viticoltura sostenibile, dove la sostenibilità era letta tutta per intero in termini “economici”  ovvero di efficienza produttiva, economia di scala, logica di mercato ormai globalizzato, ecc.
Noi abbiamo una profonda stima  del Prof. Scienza come studioso e valente ricercatore a cui dobbiamo molto della nostra formazione professionale ma…
Ma senza voler entrare nel merito del vasto e complesso tema relativo ai diversi  modelli agricoli che oggi si confrontano, ci chiediamo, un po’ sorpresi,  perché   tanto ostracismo per l’esperienza agricola fondata sul biologico, perché definire l’agricoltura biodinamica una sorta di stregoneria?
Si sono salvati l’agricoltura sinergica e la permacultura perchè …non le conoscevano!
Non sono forse questi i metodi   attraverso cui l’intervento umano esplica l’attività agricola  nel pieno rispetto delle suolo, della biodiversità, del ciclo della materia organica, dell’ambiente e della salute dei consumatori?  Perché tanto astio per chi, in buona fede e nel rispetto degli “enti” di natura,  persegue  vie diverse da quelle tracciate dall’agricoltura industriale?
Le ragioni sono essenzialmente due.
L’agricoltura biodinamica, biologica, la sinergica  e la permacultura nascono e si sviluppano fuori dal recinto universitario e comunque senza il controllo o il consenso del mondo accademico. Questo mondo triste e grigio è l’erede naturale  del modello illuminista cartesiano, dove la natura non viene osservata, imitata, cogliendo o svelando i  segreti più celati. No! Essa viene, attraverso un “protocollo sperimentale”, interrogata  con la stessa inflessibilità che usa un giudice con un imputato  e, se il caso,  verrà piegata ed asservita ai bisogni umani senza tanti complimenti! La “tecnica” è intesa  come la forma più alta di razionalità perché risponde ad un fondamentale quesito: raggiungere il massimo del risultato con il minimo sforzo!  Così  si arriva a definire il futuro attraverso l’agricoltura di “precisione” dove l’occhio del satellite  suggerirà allo spandiconcime  quante unità di fertilizzante dovrà distribuire nel vigneto a seconda del vigore delle piante.
Comprendete benissimo  come  l’uso del corno letame di Rudolf  Steiner a questo mondo scientifico  dia perlomeno fastidio!
L’altra ragione è che questi  modelli alternativi all’agricoltura convenzionale  “sfuggono”  al mercato,  alla sua logica, ai suoi interessi. In parole povere questi  contadini   atipici non sono per niente dei  clienti   delle note  ditte  multinazionali, ovvero non consumano nè sementi ibride, nè o.g.m. , nè concimi chimici, nè pesticidi, nè disinfettanti e meno che mai erbicidi.  Minano alle fondamenta il sistema  su cui si regge la logica dello sfruttamento e del profitto:  tutto deve convertirsi in merce! Non può esserci spazio per la circolazione di beni come le sementi o le varietà frutticole nè  forme di scambio come il  dono.
Si possono avere opinioni diverse e tutte rispettabili,  ognuno è libero di seguire il modello agricolo  che più lo convince, ma una cosa deve essere chiara a tutti: la scelta di una agricoltura convenzionale  industriale  con l’uso di diserbanti, di pesticidi, di o.g.m. , valica i confini dell’azienda, le esternalità coinvolgono le falde freatiche, la vita degli insetti pronubi, il ciclo del carbonio ecc.
Gli altri modelli di agricoltura alternativa  (biologico, biodinamico, ecc.)  difendono il suolo e la vita della sua flora e della sua fauna,  utilizzano tecniche non invasive per l’ambiente e sono molto vicine alle condizione di sviluppo delle piante in natura.
Vi chederete: ma quale modello di agricoltura conviene seguire?
La risposta non tarderà ad arrivare . Ci vorranno solo pochi anni, il tempo che finisca il petrolio : solo allora sapremo  se questa diffusa e dominante agricoltura convenzionale , industriale è la sola e unica agricoltura possibile!