Mentre il Governo continua a sventolare i record dell’export agroalimentare come una medaglia, nelle campagne italiane si consuma una resa silenziosa.
È una narrazione costruita per coprire un fallimento.
Perché l’export che lei celebra non è il reddito degli agricoltori italiani.
È il fatturato delle grandi concentrazioni industriali, è il risultato di filiere lunghe che drenano valore e lo allontanano dalla terra.
E continuare a confondere queste due cose non è più propaganda: è una responsabilità politica.
I dati 2026 non lasciano spazio a interpretazioni:
📉 State governando il crollo
Reddito agricolo –7,8%.
12.400 aziende chiuse in un anno.
Giovani che abbandonano la terra.
Investimenti in ritirata.
Questa non è una crisi: è una selezione. E sta vincendo chi non produce.
🌾 Avete rotto il patto con la terra
Meno produzione, prezzi all’origine più bassi.
Chi lavora perde sempre.
Chi intermedia guadagna comunque.
Qual'è l'dea di filiera?
⛽⚡ Avete lasciato soli gli agricoltori
Gasolio alle stelle. Energia fuori controllo.
Nessuna misura strutturale. Nessuna visione.
Solo emergenze gestite a parole e scaricate nei bilanci delle aziende agricole.
🧪 Costi su, valore giù: la politica in sintesi
Tutto aumenta, tranne ciò che conta: il prezzo riconosciuto al produttore.
E questo non è il mercato. È una distorsione tollerata, quando non favorita.
La verità è che sotto la sua guida il sistema agricolo italiano si sta spaccando in due:
da una parte chi produce valore senza trattenerlo,
dall’altra chi lo concentra senza produrlo.
E lei, Ministro, ha scelto da che parte stare.?
Ha scelto di raccontare un’agricoltura che cresce nei numeri macroeconomici mentre muore nei territori.
Ha scelto di non affrontare il nodo della distribuzione del valore.
Ha scelto di non disturbare gli equilibri della grande trasformazione e della grande distribuzione.
Ma senza agricoltori, non esiste export.
Senza reddito agricolo, non esiste filiera.
Senza terra viva, non esiste sovranità alimentare.
E allora basta retorica.
Serve dire chiaramente:
perché chi produce vende sotto costo,
perché il dumping internazionale continua a essere accettato,
perché i fondi pubblici premiano la dimensione e non il valore,
perché il lavoro agricolo è diventato l’anello sacrificabile della catena.
Serve un confronto pubblico. Vero.
Non conferenze stampa, non passerelle, non slogan.
Serve assumersi la responsabilità politica di un modello che sta espellendo gli agricoltori dal sistema che dovrebbero guidare.
Perché oggi il punto non è più tecnico. È politico.
O si continua a difendere un sistema che concentra ricchezza e desertifica i territori,
oppure si restituisce centralità economica a chi la terra la lavora davvero.
Ministro Lollobrigida, la domanda ormai è semplice:
vuole essere ricordato come il Ministro dell’export o come il Ministro che ha lasciato morire l’agricoltura italiana?
Perché la terra, oggi, non sta chiedendo sostegno.
Sta chiedendo giustizia.
Nessun commento:
Posta un commento