mercoledì 17 giugno 2026

Intervista a Nino Sutera, Coordinatore della Rete Nazionale dei Borghi Genius Loci DeCo

Francesca di Giovanni

Nino Sutera è tra i principali promotori in Italia della valorizzazione delle identità territoriali. Ideologo del modello dei Borghi Genius Loci De.Co., ha sviluppato un approccio culturale e operativo che mette al centro il patrimonio immateriale dei territori: tradizioni, saperi, memoria e relazioni. Il suo lavoro si colloca all’incrocio tra sviluppo locale, antropologia culturale ed economia civile, con l’obiettivo di restituire ai borghi un ruolo attivo e consapevole nel contesto contemporaneo.

In un tempo segnato dall’omologazione culturale e dalla globalizzazione dei modelli di consumo, nasce un progetto che ribalta la prospettiva: non più territori che inseguono il mercato, ma identità che generano valore. Al centro di questa visione c’è la “Banca del GeniusLoci DeCo.”, un’istituzione simbolica e operativa che tutela il patrimonio immateriale dei borghi italiani. L’obiettivo del percorso  punta sul fascino della fascia tricolore, attraverso  la De.Co. (Denominazione Comunale) un atto politico nelle prerogative del Sindaco per valorizzare l’immenso patrimonio materiale  del giacimento ElaioEnoGastronomico  ed immateriale del  territorio amministrato Ne parliamo con il dott. Nino Sutera, ideologo e coordinatore della Rete Nazionale.


Cosa sono le DeCo?

La Denominazione Comunale (De.Co.), nata dall'intuizione di Luigi Veronelli, non è un orpello burocratico né un marchio tecnocratico (come DOP, DOC o IGP ect).ne ancora meno un bollino da sventolare ai  neofiti.

È un atto politico: Il Sindaco rivendica l'identità del proprio territorio, trasformando un "sapere" o un "piatto" in un asset strategico.

È attrazione turistica: Si rivolge ai foodies e ai viaggiatori colti che cercano l'unicità e non la copia conforme.

È resistenza: Mentre i regolamenti europei si concentrano sulla qualità normativa, la De.Co. si concentra sull'unicità dell'identità, l'unica vera forza capace di resistere alle dinamiche del prezzo più basso.

Dott. Sutera, la metafora della “Banca del GeniusLoci” è potente. Perché parlare di banca quando si tratta di identità?

«Perché oggi il vero rischio è la svalutazione dell’identità. Così come una banca centrale difende la moneta, noi difendiamo il valore dei territori. Ma attenzione: la nostra non è una banca finanziaria. Non custodiamo oro, custodiamo memoria. Non produciamo interessi economici, ma “interesse territoriale”, cioè felicità pubblica, coesione sociale e continuità culturale.»

La Sede Centrale viene descritta come “il Sole intorno a cui orbitano i borghi”. Che ruolo svolge concretamente?

«La Sede Centrale non è un vertice burocratico, ma un presidio etico. Le filiali locali custodiscono il particolare, noi tuteliamo l’universale identitario. Garantiamo che ogni valore espresso da un borgo non venga banalizzato o trasformato in folklore turistico. In altre parole, evitiamo che la memoria venga contraffatta.»

Nel vostro statuto si parla di “conio identitario”. È un concetto affascinante ma complesso: può spiegarlo?

«Ogni comunità produce valore attraverso i propri saperi, prodotti, storie. Il “conio identitario” è il processo attraverso cui questo valore viene riconosciuto, validato e reso leggibile anche all’esterno. Non basta dire che qualcosa è tipico: deve essere identitario, cioè irripetibile, radicato e autentico.»

Qual è la differenza tra “tipico” e “identitario”?

«Il tipico si ripete, è diffuso, spesso già tutelato da marchi europei. L’identitario, invece, appartiene solo a quel luogo. È una storia unica, non replicabile. È il racconto di una comunità. Senza questo racconto, un prodotto resta buono, ma privo di anima.»

La governance della Sede Centrale prevede figure come il “Comitato dei Saggi” e l’“Ufficio del Conio Narrativo”. Che funzione hanno?

«Abbiamo voluto una struttura autorevole ma non gerarchica. Il Comitato dei Saggi garantisce la coerenza scientifica ed etica: storici, antropologi, agronomi, ma anche poeti. L’Ufficio del Conio Narrativo, invece, trasforma i dati in racconto. Perché oggi, se non sai narrare, non esisti.»

Parliamo di controllo: come si evita che l’identità venga snaturata?

«Attraverso strumenti precisi: audit di autenticità, rating di civiltà e lo “spread identitario”. Misuriamo la distanza tra chi consuma il territorio e chi lo abita davvero. Se un borgo tradisce la propria autenticità, la Sede Centrale può revocare la “licenza identitaria”. È una tutela per tutti.»

Il vostro modello guarda anche all’estero. Qual è l’ambizione internazionale della Banca del GeniusLoci?

«Vogliamo proporre questo modello come standard globale di sviluppo sostenibile. Stiamo dialogando con organismi internazionali perché crediamo che il futuro non sia nella globalizzazione indistinta, ma nel “glocalismo radicale”: radici forti e visione globale.»

Nel vostro sistema un ruolo centrale è affidato alle persone: Custodi, Ambasciatori, Sentinelle del Futuro. Perché questa scelta?

«Perché il vero capitale è umano. I Custodi sono la memoria vivente, gli Ambasciatori portano il valore nel mondo, i giovani sono il futuro. Senza passaggio generazionale, l’identità muore. Noi investiamo proprio su questo: la trasmissione del sapere.»

Qual'è la governace?

« Il Sindaco, che  non agisce come amministratore, ma come Custode dell’Identità Territoriale. Egli è il garante politico della "sovranità identitaria" del borgo. A lui spetta l'onere di proteggere il perimetro dei saperi locali dalle speculazioni e di apporre la firma ufficiale su ogni "deposito di valore" che entra nella Banca.

 Il Presidente della ProLoco: Direttore Generale della filiale?

 E' il motore della comunità, il Direttore che trasforma la visione in azione. Coordina la "tesoreria dei volontari", gestisce l'accoglienza dei "viaggiatori dello spirito" e assicura che il capitale umano del borgo sia costantemente in fermento. È il ponte tra l'istituzione e la piazza. »

  Dottor Sutera, lei coordina una rete che mette al centro il "Genius Loci". Se dovessimo tradurre questo termine in un linguaggio operativo per un amministratore locale, come lo definirebbe?

 Lo definirei come l'insieme delle specificità irriproducibili di un territorio. Non è un concetto astratto: è l'incrocio tra geologia, storia e saper fare umano. Per un amministratore, il Genius Loci è l'asset strategico su cui costruire lo sviluppo economico. È ciò che impedisce a un borgo di diventare una copia sbiadita di un altro luogo.

Il percorso Borghi GeniusLoci DeCo è un percorso culturale,  perche?

 E’ un cammino, si camminiamo tutti insieme,  se pur va detto che  il format è registrato a tutela della proprietà intellettuale

Non un progetto da compilare, ma un percorso culturale che accompagna i Comuni a ritrovare la propria voce, a riconoscere ciò che li rende unici, a trasformare la memoria in futuro. È un viaggio   ognuno dei quali apre una porta: sulla storia, sulla comunità, sui saperi, sui gesti, sulle produzioni, sulle narrazioni che abitano il borgo.

  Lei ha strutturato il modello delle De.Co. (Denominazioni Comunali) come un vero e proprio protocollo di sviluppo rurale. Qual è la differenza tra una De.Co. intesa come "bollino"  con disciplinari commissioni e regolamenti e il suo metodo?

 La differenza sta nel processo. Spesso si pensa alla De.Co. come a una semplice etichetta per un prodotto, mutuando le regole dei marchi UE.(  disciplinari, commissioni e regolamenti) presi in prestito dall'UE, anche se l'UE e il MIPAF come tutti sanno  non sono affatto d'accordo.  Nel nostro modello,   Borghi GeniusLoci De.Co. è uno strumento di governance territoriale. Non è un atto burocratico tecnocrate come sono i marchi UE  Serve a censire,   promuovere non solo il prodotto agricolo, ma anche una ricetta, un saper fare artigianale o una tradizione legata a un luogo. È il "Born in quel comune" che diventa identità e valore culturale.                         Insomma distinguersi per non estinguersi, ognuno si sceglie il percorso che vuole, non è una competizione tra i modelli,    ma di conoscenza e competenza rispetto alle regole.

  Lo spopolamento dei borghi è il grande tema di questi anni. In che modo la valorizzazione dell'identità locale può offrire soluzioni concrete ai giovani?

 Creando attrattività economica. Se diamo valore a ciò che è locale, quel prodotto o quel servizio non deve più competere sul prezzo al ribasso dei mercati globali, ma sulla sua unicità. Questo apre spazi per startup agricole, per il turismo esperienziale e per la rigenerazione urbana. Il giovane non deve più "scappare" per trovare lavoro, ma può diventare un innovatore che utilizza le tecnologie moderne per promuovere  il genius loci  del suo borgo.

In conclusione, qual è la sfida più grande oggi?

«Far capire che l’identità non è nostalgia, ma innovazione. Non è passato, è futuro. E soprattutto: non è un prodotto da vendere, ma un valore da abitare.»

C’è un’immagine o una frase che sintetizza la vostra visione?

«Sì, ed è anche il sigillo della nostra Sede Centrale:

“Noi siamo il ponte tra il tempo che fu e il tempo che sarà. Custodiamo il fuoco, non le ceneri.”



L’intervista restituisce il senso profondo di un progetto che va oltre la valorizzazione territoriale: una vera e propria infrastruttura della memoria, capace di trasformare i borghi in presìdi di civiltà e bellezza.

 




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