Peppino
Bivona
Belìce di Mare primavera 2022
Un tempo quando non c’erano ne telefoni fissi e meno che mai cellulari, era quasi d’obbligo scambiarsi le visite tra parenti e amici,secondo un calendario dettato dal buon senso e comunque tale da mantenere saldi i legami con il “parentato”
Capitava cosi che nel calendario , quella domenica pomeriggio,era destinata a far visita allo “zu Bastiano e alla di lui moglie zia Francesca ovvero la “za Ciccina”.Quando la stessa idea coinvolgeva altri parenti la casa della zia si riempiva e spesso necessitava occupare la stanza accanto per ospitarli tutti. Curiosamente le donne finivano per posizionarsi a parte dagli uomini e un po' come i turchi si mostrava una chiara e distinta separazione di genere. Ricordo che la visita non aveva termine se non qualcuno facesse esplicita richiesta alla zia “Ciccina” perche raccontasse come fece a superare l’annata in quel lontano1934 con mezzo cafiso di olio ovvero poco meno di 6 litri con una famiglia di 6 figli e i genitori. Ora l’uditorio si fece silenzioso e …serio.Lo zio Bastiano non perse tempo , la storia aveva un prologo, spettava al vecchio contadino descrivere il contesto ovvero come quell’anno si era presentata l’annata per l’olivo. A detta dello zio Bastiano non si ricordava a memoria umana un raccolto cosi scarso. L’inverno precedente non piovve quasi niente, le poche piogge arrivarono a ridosso di San Antonino ovvero intorno all 13 giugno. Dio c’è ne scanzi e liberi!
Nella memoria collettiva dei contadini questo santo, pur cosi miracoloso, aveva un suo “tallone di Achille” : Se piove per la tredicina di San ‘Antonino…ne pani ne ogghui, ne vinu! La coltura della vite pur non avendola rilevanza di oggi, fu decimata dalla peronospora; il grano necessitò di parecchie ribaltamenti mentre era nell’aia ma qualcosa si
ùrecuperò; ma il drammatica pioggia compromise la quasi totalità della produzione di olive, tutte le avversità si abbatterono in quello stesso anno!Lo zio Bastiano fece una lunga pausa, riprese poco dopo per dire che tutto l’olio che aveva portato a casa era …mezzo cafiso di olio e …non tanto buono!
Ora la parola , come in un duetto, passava alla za Ciccina a cui era affidato l’arduo compito di far bastare il poco olio per l’intera annata!Raccontò dei tanti escamotage per risparmiare, come il versare l’olio nella minestra dalla parte opposta alla luce del lume o falsare i conteggi dei cucchiai di olio, o sostenendo a tavola con i figli e il marito…che aveva versato olio più del dovuto!
Sta di fatto che l’anno trascorse senza che i suoi ragazzi lamentassero la carenza di olio, nessuna contestazione , ne appunti alla qualità dei piatti preparati dalla” za Ciccina”
I presenti, non avevano parole, restarono attoniti , “ Ma questo” disse lu zu Liddu”” è un miracolo,somiglia tantissimo a quello di Gesù quando sfamò la moltitudine dei suoi seguaci con pochi pani e pochi pesci”!
Ebbene qualcosa li accomuna. Nel racconto dei Vangeli il miracolo consiste come è noto nella moltiplicazione di quel poco che c’è, di quello che resta a disposizione degli apostoli di fronte a migliaia di seguaci rimasti senza cibo( cinque pani e due pesci).La cosa che subito salta alla mente è la nostra attenzione su quello che “manca” e che non sarebbe sufficiente a soddisfare la moltitudine che si attende di essere sfamata. Invece invertiamo la nostra attenzione verso quello che abbiamo a disposizione, su quello che rimane, sul resto. Si tratta di un “resto” che non genera afflizione perché diviene motore di una straordinaria trasformazione.
La nostra cultura occidentale ha sempre visto la mancanza come penuria,deficit,scarsità,minorazione,negatività, non ha mai considerato la mancanza come una forza ,una spinta, una trascendenza! In fondo la potenza del nostro desiderio , nasce perché desideriamo ciò che ci manca!.
Nel miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci appare una eccedenza senza misura che scompagina il normale rapporto stabilito dal regime necessario delle proporzioni. Cinque pani e due pesci non possono sfamare una moltitudine di cinquemila persone riunita in un luogo quasi desertico, privo di contatti e di soccorsi. E’dunque la fede nel desiderio il miracolo che rende possibile il prodigio e non il prodigio che rende possibile il miracolo. Ciascuno di noi sa per esperienza che quando si attiva la fede nel desiderio,l’impossibile può divenire possibile la vita si espande e si erotizza, acquista potenza. Al contrario ,senza desiderio essa si rattrappisce ,perde il suo slancio, si contrae e declina. E’ la trascendenza del desiderio la forza che apre la vita rendendola davvero viva. E’ questa forza che una volta attivata genera una incentivazione ulteriore della propria forza. Lo dice bene Spinoza quando sostiene che la spinta del desiderio tende a conservarsi solo espandendosi!
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