lunedì 24 ottobre 2022

Quale sovranità alimentare?

 Uno dei primi lavori del  ERP  European Rural Parliament   https://terra.psrsicilia.it/parlamento-rurale-europeo-litalia-parla-siciliano-ai-lavori-di-kielce/     è stato l’avvio  dell’elaborazione del Manifesto della Neoruralità, che non rappresenta il vangelo, ma un quaderno work in progres.

  A distanza di  dieci  anni,  ritorna di gran moda o se volete di grande attualità, (…sovranità alimentare). L’ Italy Rural Parliament nel Manifesto ha preferito trattare prima  i contenuti, piuttosto che il contenitore, comunque la sostanza in estrema sintesi non cambia, c’è tanta voglia di riposizionare ogni cosa al posto giusto, e di riscrivere una politica agricola, rispettosa dei contadini, dei consumatori e del prossimo, se pur in un contesto europeo.



Il concetto di sovranità alimentare è un concetto molto più profondo di quello che potrebbe apparire a prima vista. Infatti  l’Italia è tra i Paesi che già oggi, con il suo banale ministero delle Politiche agricole,  protegge 315  prodotti con marchi Dop (denominazione di origine protetta), Igp (indicazione geografica protetta), Stg (specialità tradizionale garantita) per non parlare di Doc, Docg, Igt,  ect,ect Pensate davvero che non ci sia sufficiente sovranità?

La sovranità alimentare non và intesa come una “nuova montagna di carte” per affermarne il diritto di esistere.

Nel corso degli anni il concetto di «sovranità alimentare» è stato ripreso e diffuso da diverse organizzazioni, non esiste una definizione unanime o trasversalmente condivisa di questo concetto, ma per capire cosa significa può essere utile riferirsi  Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO).

Secondo la FAO  la sovranità alimentare è un modello di gestione delle risorse alimentari che ha come priorità e motore delle proprie politiche non la massimizzazione del profitto economico ma la soddisfazione delle esigenze alimentari delle persone; che promuove un tipo di produzione alimentare sostenibile e rispettosa del lavoro di chi produce il cibo; che punta a incoraggiare le economie alimentari locali, riducendo la distanza tra fornitori e consumatori, lo spreco e la dipendenza da società distanti dai luoghi in cui il cibo viene prodotto. In altre parole, la sovranità alimentare si propone di dare il controllo delle risorse alimentari soprattutto a chi le produce, le distribuisce e le consuma anziché a grandi aziende che le utilizzano come mezzo per arricchirsi.

La sovranità alimentare punta   a valorizzare le conoscenze tradizionali sulla produzione delle risorse alimentari e la loro trasmissione di generazione in generazione, e promuove l’utilizzo di metodi e mezzi di gestione delle risorse alimentari che siano sostenibili dal punto di vista ambientale, concetti che Veronelli ha codificato fin dagli inizi degli anni 90 con le De.Co. Denominazioni Comunali



Veronelli,   enologo, gastronomo e scrittore lombardo,   https://terra.psrsicilia.it/borghi-geniusloci-de-co-legame-fra-uomo-ambiente-clima-e-cultura-produttiva/   ha rappresentato e rappresenta il rinascimento dell’  ElaioEnoGastronomia  italiana in tutte le sue espressioni, ha aperto una strada, inventato un genere, vissuto e tracciato la via per l’affermazione dei territori, e i suoi prodotti identitari, una lezione di dedizione, onestà intellettuale, e sana partigianeria che ha rappresentato   l’antesignano  della sovranità alimentare .

                    Ha lottato contro i poteri forti a difesa dei piccoli produttori, a garanzia dei consumatori consapevoli, tra le sue battaglie, “con la trasparenza del prezzo sorgente, il consumatore verrebbe messo in grado di valutare il tipo di ricarico applicato dal rivenditore, e da questo  la sua onestà”

  Già nel lontano  1956   Luigi (Gino) Veronelli scriveva “L’agricoltura e il turismo sono le armi migliori per lo sviluppo e l’affermazione della nostra Italia”. Un’idea decisamente controcorrente considerando il pieno boom economico, cioè quel veloce sviluppo industriale che trasformò l’Italia, il suo modo di vivere, le abitudini, anche alimentari, della popolazione e modificò per sempre l’aspetto delle città, del paesaggio, delle campagne. Anni dopo, Veronelli è tornato sull’argomento precisando che “L’agricoltura di qualità e il turismo di qualità sono le armi per lo sviluppo della nostra patria”. Veronelli in questo come in tanti altri temi, è stato   un intellettuale a tutto campo, ricco di intuizioni, uno straordinario personaggio ricco di umanità, e di contraddizioni, capace di vedere lontano. I suoi pensieri sul turismo e sull’agricoltura, infatti, hanno del pionieristico se collocati nel contesto storico in cui sono stati enunciati. Ma d’altra parte il suo grande fascino era dovuto al fatto che nella sua vita, non hai mai smesso di essere curioso e attento a cogliere le novità, nel rispetto dell’identità territoriali.

Ecco, per noi tutto questo è sovranità alimentare.

 

italyeuropeanruralparliament@gmail.com

mercoledì 12 ottobre 2022

Riaffiorano le radici


  Peppino Bivona

                                A quel tempo la spiaggia di Porto Palo finiva alla foce Mirabile, quasi a simboleggiare le nostre colonne d’Ercole: oltre c’era l’ambio arenile, smisurato, aperto, sconfinato, sovrastato dall’immensa collina di sabbia: il “serrone Cipollazzo”,ricoperto qua e là da vegetazione di piante in via d’abbandono; poi il  mare, limpidissimo, basso ,esteso, calmo , comodo per raccogliere patelle. Chi osava avventurarsi oltre la foce rischiava di perdersi nel vasto “oceano”, dove la ragione latitava e spesso soccombeva alle passioni giovanili. 

Oggi gli spazi oltre la foce Mirabile sono densamente antropizzati, resi angusti dalla strettezza  di un malcelato  budello di terra , costipato  da un ammasso di case scriteriate  e goffe,  insomma, penose.  Ora tutto si è ridotto, divenuto a portata di mano: l’accesso comodo ma non facile. I cambiamenti in questo mezzo secolo non potevano risparmiare questo tratto di mare e la collina sovrastante, che per alcuni anni divenne oggetto di un acceso dibattito, culminato in vicende giudiziarie dai risvolti umani dolorosi. Ma alla fine, pur assediato ad est come ad ovest, dalla speculazione, viene riconosciuto e decretato come area d’interesse paesaggistico –ambientale. Eppure come se non bastasse, Il serrone Cipollazzo, subisce oggi più che mai, inesorabilmente gli attacchi violenti delle mareggiate, particolarmente dove non sono state allestite  protezioni, ovvero i pennelli. Questa immensa, stupenda duna di sabbia, forse unica nel bacino del mediterraneo, sembra un gigante dai piedi d’argilla!
Si, ogni anno di più sembra sgretolarsi, la furia del mare non ha pietà, l’assedia frontalmente e inesorabilmente avanzando ne mina le fondamenta! Ogni anni sembra restituirci strani reperti.
Quest’anno, per uno bizzarro sortilegio, i marosi ci hanno consegnato nuovi reperti, ovvero lunghe radici di vite immerse per diversi metri nella sabbia fino a raggiungere i profondi strati argillosi, forse di illite o di caolino. Uno spettacolo mozzafiato: pensate queste uniche e rare viti  europea,  franchi di piede ,ovvero non innestate, da quasi centocinquant’anni sono sopravvissute al caldo torrido della sabbia infuocata,  a pochi metri dal mare
.Ad una prima analisi dei seni peziolari  sembrano Catarrati, Inzolia e una vecchia verità di uva da tavola, forse Centorruote. Ora vi chiederete stupiti: ma cosa ci faceva questa coltivazione della vite in un contesto orografico cosi avverso o quantomeno singolare?
Per un momento accantoniamo l’emozione e lasciamo parlare la storia.




 Ebbene, dovete sapere che per millenni in Sicilia, come in tutto il bacino del Mediterraneo, la vite veniva coltivata con estrema semplicità, non avevamo alcun bisogno di praticare l’innesto né tanto meno difenderci da due pericolose malattie ovvero l’oidio e la peronospora. La vite produceva in abbondanza e viveva cento e passa anni. I nostri guai inizino con la “scoperta “dell’America, e in modo decisivo quando i mezzi di comunicazione divengono sempre più rapidi e veloci come accade con le navi a vapore. La seconda metà dell’ottocento segna l’avvio tragico del disastro della viticoltura europea : arriva dall’America la fillosser, uno strano afide che attacca e distrugge  le radici delle viti europee, franche di piede. Dalla Francia il flagello si espande in tutta Europa compresa la Sicilia , ……fino a Menfi. Qui, la vite  nell’economia agricola, aveva un posto di tutto rispetto, ne sono testimonianza i diversi “palmenti “ diffusi in contrada Bonera. Che fare?  Per anni i contadini videro  scemare sotto i loro occhi interi campi di vite coltivate. Finché  un giorno, qualche acuto osservatore, notò un fatto interessante, ovvero che le viti coltivate in terreni sciolti o molto sciolti, la forma radicicola della fillossera non manifestava la sua virulenza. Fu così che i contadini e i proprietari   decidono di spostarne la coltivazione della vite nei terreni sabbiosi.
Oltre alla collina del Cipollazzo, la vite si estese nelle aree delle dune di contrada Torrenuova ,attivando, per alcuni anni, un fiorente commercio. Le viti affondavano le radici per diversi metri, fino agli strati argillosi,  mentre la vegetazione veniva protetta da cannucce perfettamente ordinate. L’uva raccolta veniva trasportata in cesti di canne spaccate, a basto con i muli. Tutto durò alcuni decenni fino a quando non fu introdotta la tecnica dell’innesto, utilizzando le viti americane le cui radici resistevano all’attacco della fillossera. Adesso il mare trascina via, assieme alle radici, i nostri ricordi giovanili.      

giovedì 29 settembre 2022

𝗠𝗲𝗻𝗳𝗶 𝗶𝗻 𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮 "𝗜𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶𝘁𝗮' 𝗲 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼"

 

Dalla volontà e dalla determinazione dei cittadini di partecipare e rendersi protagonisti, attraverso la propria arte e il proprio sapere nel centro storico nelle giornate dell'1 e 2 ottobre prossimo 𝟭° 𝗘𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗠𝗲𝗻𝗳𝗶 𝗶𝗻 𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮 "𝗜𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶𝘁𝗮' 𝗲 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼"

 

In una nota il Direttore artistico  afferma "La 1° EDIZIONE di MENFI IN FESTA, nasce dalla volontà e dalla determinazione dei cittadini di partecipare e rendersi protagonisti, attraverso la propria arte e il proprio sapere, ma soprattutto nasce dalla necessità di ritrovarsi come comunità".

Il Maestro Pietro Mangiaracina Direttore artistico dell’evento  è stato insignito nel recente passato, del riconoscimento della Libera Università Rurale di “Custode dell'identità Territoriale” del percorso dei Borghi GeniusLoci De.Co. 

Il programma degli eventi della manifestazione, include: Pittura, Teatro, Musica, Artigianato, Enogastronomia, Salute e prevenzione, Spazi per i bambini, coinvolgimento delle comunità straniere presenti nella   città, attività commerciali aperte, musei aperti, Urban Tour: passeggiata guidata attraverso la storia di Menfi, tra cortili, circoli e artigiani con aneddoti e curiosità. Spazio anche alla cultura, con la presentazione tra gli altridel libro    “Chicco di Sole”

 

https://terra.psrsicilia.it/il-misterioso-chicco-di-grano-nelle-pagine-di-peppino-bivona/


                   Una due giorni all’insegna del buon cibo, dell’ottimo vino, in una delle zone più belle della Sicilia,a difesa dell’identità territoriale.

“Coccio di… terra mare e suli

 

Lo Chef Francesco Bonomo“Custode dell’identità territoriale”  della Libera Università Rurale dei Saperi& dei Sapori Onlus,  già campione mondiale al Cous Cous Fest 2019, “Miglior Cous Cous premio giuria popolare” campione regionale “Cous Cous World ChampionShip”,  solo per citare alcuni premi conseguiti dallo Chef.








 https://fb.watch/fRaDcF6KGt/

 “Nei miei piatti amo valorizzare il territorio e i suoi prodotti identitari” dopo 3 anni dalla sua vittoria al Cous Cous Fest, lo chef    Francesco Bonomo sale di nuovo sul palcoscenico del Cous Cous Fest di San Vito lo Capo, riconfermandosi vincente nel suo cooking show con un piatto da lui interamente creato: “Coccio di… terra mare e suli“, incantando nuovamente la platea, estasiata e inebriata dal profumo e il sapore del suo cous cous. Lo  chef con questo piatto ricco di storia, ricordi e  tradizione ha voluto raccontare e omaggiare la Sicilia tutta,  dal mare alla montagna, alla campagna e non  poteva mancare assolutamente il calore del nostro sole  Gli ospiti hanno degustato il cous cous,  hanno avuto la possibilità di seguire una lezione dedicata a strumenti e tecniche di preparazione del cous cous, per poi cimentarsi nella lavorazione del prodotto: mani in una “mafaradda”, il tipico piatto siciliano in terracotta, basso e largo, e “incocciatura” della farina di semola con acqua, seguendo le indicazioni dello chef che è riuscito a trasportarli  in un viaggio sensoriale di sapori e profumi tipici della nostra terra,  utilizzando tutte materie prime locali di qualità come il cavolfiore,. il pesce di scoglio,  il pesce capone, lo “stratto” di pomodoro( estratto) e la semola di grani antichi,  rigorosamente incocciata a mano.

 

    

mercoledì 31 agosto 2022

Le ferite dell’Essere

 

Presso la Sala Blasco del comune di Sciacca Sabato 10 Settembre  alle ore 19.00 è in programma la presentazione del libro di Tregor Russo "Le ferite dell’Essere".     



 “Le ferite dell’Essere” è un Libro di saggistica e filosofia, indicato a tutti.
Lo stile, raffinato e asciutto, permette una lettura agevole e attenta, e riflessioni che condurranno i lettori verso generi di grande tradizione letteraria come la psicanalisi e la psicologia,, per riflettere insieme su decadenza e rinascita.

Dopo “Catarsi Redentrice” e “Al Rintoccar dei Sensi Assopiti”, il saggista e scrittore Tregor Russo presenta il Terzo Libro dal titolo “Le Ferite Dell’Essere”, una raccolta di aforismi, pensieri e massime filosofiche, ispirate da esperienze di vita dell’Autore, che  è Compositore, Scrittore, Fotoreporter e Docente,  arricchita da alcune fotografie artistiche.

  "Da tempo, mi riproponevo di affrontare queste tematiche e di utilizzare determinati stili artistici, e oggi posso dire di esserci riuscito e di aver dato compimento concreto a questo mio desiderio. Il testo, arricchito da alcune fotografie, è aperto alla lettura di tutti. Il mio consiglio è quello di leggerlo almeno due volte, per cogliere meglio tutte le sfaccettature e le sfumature, e per riflettere insieme sul senso della vita e dell’esistenza che non è e non deve essere soltanto dolore, ma anche e soprattutto rinascita” afferma Tregor Russo

martedì 23 agosto 2022

Passavolante, prodotto identitario

 

Ai nastri di partenza il Festival del Mandorlo e del Passavolante di Vicari (Palermo). Negli anni passati il piccolo borgo della provincia di Palermo ha avviato il percorso per la valorizzazione del prodotto identitario, il Passavolante.

 La denominazione comunale (De.Co.) “Borghi Genius Loci” è un atto politico, nelle prerogative del Sindaco,che afferma il suo primato nel territorio, che presuppone una conoscenza del passato, un’analisi del presente ed una progettualità riferita al futuro. Il tutto nell’ottica del turismo enogastronomico, che se ben congegnato e gestito, costituisce una vera e grande opportunità per lo sviluppo dell’economia locale, specie per le piccole comunità rurali, che nei rispettivi prodotti alimentari e piatti tipici hanno un formidabile punto di forza attrattiva nei confronti del visitatore.

 


 Parliamo di dolci appartenenti alla tradizione antica della pasticceria siciliana.


I passavolanti, furono inventati nel 1700 dai monaci del Convento di San Francesco a Vicari. In pratica, sono biscotti alle mandorle, realizzati in modo abbastanza semplice e con ingredienti quali uova, farina, zucchero e mandorle. Tornando alla manifestazione, sarà una tre giorni (dal 26 al 28 agosto) di spettacoli, intrattenimenti, informazioni, cultura, enogastronomia mirati alla promozione e valorizzazione del territorio vicarese e dell’area del San Leonardo.

 

E’ opportuno ricordare che Vicari, estrema propaggine dei monti Sicani, è terra d’elezione della mandorla, prodotto che da sempre le ha dato lustro, grazie anche ai suoi 14 ecotipi locali (Kuti, Favarò, Tessitura o Fellamasa, Muddisa, Regina, ecc.). Ecotipi che avevano uno stretto rapporto con la popolazione locale, infatti assumevano il nome della famiglia che li custodiva e produceva. Altri, invece, prendevano il soprannome dall’aspetto e delle loro caratteristiche come: ‘a rigina, muddisa, ecc. Le condizioni pedoclimatiche vicaresi non saranno sfuggite alle attenzioni di quei saggi greci di campagna che qualche secolo addietro diedero vita alla coltivazione di questo tesoro in guscio. In mostra anche il gioiello della pasticceria locale: il passavolante, che non è la grossa colubrina, in uso dal sec. XV al sec. XVII, che scagliava a grande distanza palle di pietra, ma una suadente prelibatezza che nel corso degli sposalizi veniva fatto passare tra i commensali dentro un canestro, velocemente e ad altezza d’uomo, per limitare, data l’oneroso costo, il suo consumo.

 

sabato 20 agosto 2022

C’era ‘na vota e c’era…..

 

C’era ‘na vota e c’era…  

di Antonella Marascia

Una Mammadraga furibonda, vecchie Magàre e giovani Principesse, Re cornuti e Reginotte fatate, Rane parlanti, Corvi che rubano cuori e pettinesse, giovani Principi che sciolgono il voto dei padri e fanno il Cammino di Santiago, una figlia di Marchese che riesce a gabbare la Corte del Re e un vecchietto arzillo che sfida Lucifero con l’inconsapevole complicità di Commare Morte…



 Ogni cunto, ascoltato direttamente dall’autrice fin da bambina  dalla viva voce dei familiari, diventa la tessera del mosaico che racconta le sue radici di terra e di mare di Sicilia: la Borgata Costiera da parte di padre, il fiume Màzaro da parte di madre. Questo libro non ha alcun intento scientifico,  non è scritto in siciliano ma nella lingua parlata da chi raccontava ed è tradotto in italiano dall’autrice che ha cercato di rendere non solo il senso dei cunti, ma anche la loro coloritura, le battute che le nonne usavano intercalare, la musicalità di tutte le parti in rima. E’ una raccolta di perle pescate nel fondo della memoria, riportate a galla, ripulite ed infilate ad una ad una tra pagine che attendono di essere lette ma anche raccontate e colorate.

 Le illustrazioni sono quelle originali fatte da Alessandra Celere quando aveva appena cinque anni, mentre la magnifica copertina è opera attuale del piccolo Flavio Prestifilippo.

L’autrice ha deciso di devolvere il suo compenso al MAIS onlus (www.maisonlus.org), per il sostegno di uno specifico progetto di sviluppo e formazione..


Antonina (Antonella) Marascia è nata a Levanto (SP) e vive a Mazara del Vallo (TP). Segretaria comunale, formatrice, esperta di sviluppo locale. Appassionata di tradizioni popolari è cresciuta a pane e “cunti”. Attualmente è la segretaria/direttrice generale della Città Metropolitana di Palermo. Ama leggere, scrivere e far di conto. Il suo motto è “viaggiare è più che vivere”. Da grande farà la scrittrice.

 

venerdì 15 luglio 2022

Dieta mediterranea ...un falso mito?

 

Mediterranean Diet o  diet of globalization?


                  Non c'è pace per l'Assemblea regionale siciliana. Nell'annus horribilis delle decine di norme bocciate da Roma, persino quella approvata lo scorso mese che puntava a promuovere la dieta mediterranea ha ricevuto lo stop da Palazzo Chigi. Nonostante la crisi, il Consiglio dei ministri si è riunito ieri sera e ha approvato l'impugnativa della norma siciliana, proposta dalla ministra per gli Affari regionali Mariastella Gelmini, perché eccede le competenze della Regione e viola la Costituzione in materia di copertura finanziaria.

La domanda nasce spontanea è un problema di contenitore o di contenuti?

                    La Sicilia aveva già uno strumento legislativo straordinario che è la legge regionale  18 novembre 2013, n 19 Tutela e valorizzazione delle risorse genetiche 'Born in Sicily' per l'agricoltura e l'alimentazione,(non impugnatata) che bisogno c'era una nuova legge ?

                Per la cronaca alcuni consigli regionali si apprestano ad adottare la filosofia del born in ......, altre mentre inseguono le streghe! Ora secondo voi in Sicilia che cosa serviva, una nuova legge, o far funzionare meglio quella che già c'era? 

             Pur tuttavia, oggi,  nell’era della globalizzazione, una buona parte degli alimenti base della dieta mediterranea vengo importati da aree  che distano dai 3000 ai 5000 Km, per non parlare delle mutazioni genetiche naturali e indotti,per non parlare dei pesticiti consenti altrove e vietati in Italia,  ed ecco la proposta, non è più coerente rinominarla " dieta della globalizzazione" ?

 

Pane, pasta, frutta, verdura, moltissimi legumi, olio extra-vergine di oliva, pesce e pochissima carne. Ecco gli ingredienti della Dieta Mediterranea, dichiarata dall'Unesco “Patrimonio orale e immateriale dell'umanità”. La ragione dell'onorificenza è la ricaduta positiva che la Dieta Mediterranea possiede nei confronti della salute. Ma sapete chi fu il primo a dimostrarne l'efficacia in maniera scientifica? Un italiano? No, lo statunitense Ancel Keys.

Onestà intellettuale vuole, che  analizzando sotto l'aspetto chimico, fisico, ma anche genetico, gli elementi base della dieta mediterranea  di oggi, niente hanno a che fare con quelli individuati da Keys.  Periodicamente il mediterraneo si alterna da teatro di morte, per chi cerca di attraversarlo per una vita migliore, in mega-trovata geniale per tanti improvvisanti strateghi dello sviluppo.In tante iniziative mai nessuno da voce ai contadini veri, azionisti di maggioranza del buon cibo, forse perchè li temono. 

 

Nato nel 1904 a Colorado Spring, fu biologo, fisiologo e nutrizionista presso l’Università del Minnesota. Inviato al seguito delle truppe durante la Seconda guerra mondiale si occupò, per conto del Ministero, di un ampio programma sull'alimentazione.



Durante il suo soggiorno italiano partecipò al primo “Convegno sull'Alimentazione” che si tenne a Roma nei primi anni '50. Alla presenza dei massimi esperti, Keys rimase affascinato dal dato della bassa incidenza di patologie cardiovascolari e di disturbi gastrointestinali della regione Campania e dell'isola di Creta.

Una correlazione che doveva in qualche modo essere spiegata scientificamente. Per questa ragione fu il promotore del primo studio pilota volto a chiarire il mistero. Ad essere sottoposti alle analisi fu la popolazione di Nicotera, in Calabria. Pochi anni più tardi, più precisamente nel 1962, si trasferì a Pioppi, una frazione del comune di Pollica, nel Cilento. Pioppi divenne il quartier generale dei suoi studi. Dopo decenni di indagini giunse alla conclusione che l’alimentazione a base di pane, pasta, frutta, verdura, moltissimi legumi, olio extra-vergine di oliva, pesce e pochissima carne era la responsabile dello straordinario effetto benefico sulla popolazione locale.

 

Questo tipo di alimentazione venne chiamata “Mediterranean Diet”, Dieta Mediterranea appunto. Tutti i risultati dei suoi studi vennero tradotti, in forma divulgativa, nel famosissimo libro “Eat well and stay well”, ovvero Mangiar bene e Stare bene. Un volume che fece rivoluzione a partire dagli Stati Uniti, suo paese d'origine.



Keys rimase a Pioppi per oltre 20 anni e morì, nel 2004, all'età di 100 anni. Sinonimo che la Dieta Mediterranea, sul suo inventore, funzionò in maniera davvero eccelsa.

lunedì 27 giugno 2022

Parlamento Rurale Europeo

 

Il Comitato Promotore della sezione italiana del Parlamento Rurale Europeo, ERP-Italy, ottiene il formale riconoscimento dei parlamentari rurali europei

 https://docs.google.com/forms/d/1KmzVcU3eCI_QXjarmY5vPtnZjEJW_iOLhFiIUzPuyWo/edit

                      A dieci anni dalla sua fondazione, il Comitato Promotore dell’European Rural Parliament-Italy raggiunge un traguardo strategico per il futuro delle comunità rurali italiane, partendo dal genius loci siciliano e inaugurando così una campagna a lungo termine per esprimere la voce delle popolazioni rurali italiane in Europa.

 

 

Giunge in questi giorni il formale riconoscimento da parte del Parlamento Rurale Europeo (ERP) al Comitato Promotore della sezione italiana ERP-Italy, fondato in Sicilia nel 2012  



 In occasione della prossima sessione dell’ERP, strettamente riservata ai soli “parlamentari rurali europei”, sono stati invitati il fondatore Presidente del   Comitato promotore per l’Italia dell’ERP, Nino Sutera,  animatore della Libera Università dei Saperi & dei Sapori Onlus  e il Segretario del Comitato, Sergio Campanella, direttore del GAL Eloro, delegato della Rete Rurale Siciliana (RRS) e dell’Agenzia per il Mediterraneo (ApM) presso il Comitato medesimo.


Tale riconoscimento rappresenta un fondamentale passo avanti verso l’inaugurazione dell’ERP-Italy, prevista per l’autunno prossimo, che finalmente costituirà un luogo di confronto genuinamente 'bottom-up', ossia di coinvolgimento e dibattito tra il popolo rurale e i politici che si occupano di ruralità, atto a consentire una migliore comprensione, una politica più efficace e di azione, volta ad affrontare le questioni rurali: la sezione italiana dell’ERP metterà dunque in campo un processo che fornisce opportunità concrete riguardo a questioni prioritarie della ruralità mediante la condivisione di idee e problemi tra persone e decisori al fine di sviluppare soluzioni nuove e creative, rafforzando la voce delle comunità rurali e aiutandole a influenzare le decisioni che le riguardano. 

 

Un ruolo strategico verso il suddetto riconoscimento è stato svolto in seno all’ERP dal Manifesto della Ruralità, esteso a quattro mani dal Presidente e dal Segretario e condiviso fra tutti i membri e gli iscritti, nel quale sono enunciati i principi, i doveri, i diritti NATURALI DEI CONTADINI E DEI POPOLI INDIGENI e le innovazioni sostenibili legate alla terra e al suo utilizzo.

 Riguardo a quest’ultimo aspetto, nel Manifesto sono considerati i diversi e strategici ambiti tematici AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System): cambiamenti climatici e patrimonio genetico, vegetale e zootecnico; alimenti funzionali e nutraceutica; innovazione e sostenibilità di processo/prodotto/organizzazione delle produzioni e delle filiere agroalimentari; conservazione, logistica e trasporti dei prodotti agro-alimentari; qualità, tipicità e sicurezza delle produzioni e delle filiere agroalimentari; valorizzazione dei sottoprodotti e degli scarti di tutte le produzioni agroalimentari per un sistema nazionale di circolarità delle produzioni; trattamento e smaltimento delle acque reflue nell’agroalimentare.

 

E proprio nell’ottica dell’attuazione di un disegno strategico di lungo periodo volto a promuovere una “specializzazione intelligente del sistema economico agroalimentare”, il Manifesto propone strumenti dedicati di gestione della conoscenza basati, oltre che sul monitoraggio e sulla valutazione dei progressi ottenuti nel corso del percorso attuativo, anche sulla creazione di un sistema di raccolta e diffusione di informazioni e dati, articolato su un arco tempo temporale di medio periodo che promuova il passaggio dall’attuale condizione di frammentazione e di limitata integrazione tra offerta di ricerca e domanda di innovazione a un sistema reticolare e cooperativo, partecipato dai diversi attori della domanda e dell’offerta nel mondo rurale. Gli strumenti proposti possono essere sintetizzati nell’apertura dei laboratori per valorizzare la capacità di ricerca esistente; nella creazione di un Osservatorio dell’Innovazione nel settore agroalimentare presso il Parlamento Rurale nazionale; nella costruzione di una Rete Nazionale degli Innovatori nel settore agroalimentare; e nell’interconnessione del patrimonio di saperi, buone pratiche, innovazioni nell’agroalimentare e nei settori ad esso connessi.

  

 

 

domenica 5 giugno 2022

"DiVino Festival" dal 29 al 31 luglio a Castelbuono

 

"DiVino Festival" dal 29 al 31 luglio a Castelbuono il tradizionale galà enogastronomico estivo

Eventi unici, convegni, spettacoli, incontri e degustazioni delle migliori etichette e dei piatti tipici del territorio.

Era il 2007 quando, per la prima volta, il "DiVino Festival" (http://www.divinofestival.it) prese il via nell'atrio esterno del monumentale e maestoso Castello dei Ventimiglia di Castelbuono, con l'incontro tra quattro diversi produttori vinicoli internazionali : Murgo, Abbazia Santa Anastasia, Fatascià e Tasca d'Almerita.

La manifestazione riuscì a imporsi rapidamente nell'immaginario collettivo per la qualità del vino e della buona cucina, per l'attenzione rivolta alle diverse aziende agricole del comprensorio madonita e alla valorizzazione del luogo, in un'atmosfera unica.  

A distanza di anni, la rassegna non cambia la formula che ne ha decretato il successo nel corso del tempo ma, nel 2022, si arricchisce di spunti di riflessione e contenuti nuovi, che tengono conto delle dinamiche contemporanee.

Non a caso, la sedicesima edizione in programma nella cittadina madonita dal 29 al 31 luglio prossimi sarà dedicata al tema della pace. 

Una rassegna "sensoriale" che mescola gusto, odori e suoni: per tre giorni, Castelbuono diventerà la capitale siciliana del vino e accoglierà oltre cento aziende provenienti da tutta Italia, insieme alle grandi personalità del mondo gastronomico.

Al centro, l'eccellenza produttiva protagonista assoluta di una rassegna ormai  in cima nelle classifiche nazionali degli eventi enogastronomici legati alla bella stagione.

Non solo.

Il tradizionale appuntamento estivo nel fulgido borgo in provincia di Palermo, si è trasformato in uno degli eventi enogastronomici più importanti dell'isola: un galà che attrae, estate dopo estate, non soltanto gli appassionati e i cultori del vino dal palato raffinato, ma anche semplici curiosi e turisti che scelgono di trascorrere le vacanze a Castelbuono, un tempo ricca capitale della Contea e del Marchesato dei Principi di Ventimiglia.

Vie, piazze e vicoli  saranno animati anche dalla presenza di sommelier e cuochi altamente qualificati: tra calici e assaggi, sarà possibile scoprire il meglio della produzione vitivinicola nostrana.

Senza dimenticare le "passeggiate" tra le varie cantine, un modo per celebrare le varie declinazioni del gusto nel territorio.

Tra i momenti più significativi del Festival, figura il "Concorso DiVino" : l'ormai celeberrima wine tasting, dal 2010, premia le cantine e le personalità internazionali più autorevoli che afferiscono al mondo del vino.

Un altro elemento focale della rassegna castelbuonese è rappresentato dal Premio Internazionale "Gusto DiVino" rivolto all'intero settore dell'enogastronomia mondiale.

Istituito nel 2010, rappresenta un riconoscimento dell'associazione "Amici PerBacco" a tutti coloro che, con le loro qualità, hanno svettato nell'ambito del comparto.

Nello specifico, a quei soggetti che si connotano quali protagonisti indiscussi del settore vitivinicolo, puntando alla massima qualità attraverso un lavoro serrato e una dedizione continua, l'alta professionalità e l'utilizzo dei mezzi di informazione quali alleati e compagni di viaggio in un percorso che mira a trasformare il vino in uno stile di vita, anche sotto il profilo culturale.

 


 

Marianna La Barbera

Giornalista pubblicista dal 2000 e professionista dal 2005, Marianna La Barbera ha iniziato la carriera nel mondo dell'informazione alla fine degli anni novanta, collaborando con il Giornale di Sicilia e con varie emittenti televisive quali TGS e TRM. 
Negli stessi anni, scrive assiduamente per quotidiani e periodici cartacei: "Sicilia Tempo", "Centonove" e la rivista "Palermo", organo di informazione dell'allora Provincia Regionale, per citarne solo alcuni.
 Nel tempo, ha scelto di declinare il proprio impegno professionale soprattutto nel settore degli uffici stampa, privilegiando la comunicazione istituzionale. 
 Attualmente, cura l'informazione esterna per alcuni settori all'interno di un'importante sigla sindacale ed è responsabile dell'ufficio stampa di enti pubblici e privati. Ha diretto periodici di informazione, prevalentemente economici, quali "APMI News" organo ufficiale dell'Associazione Piccole e Medie Imprese. 

martedì 31 maggio 2022

Macco di fave

  

 

IL MACCO DI FAVE

 

  di 

Luigi Parello

 

 

“Lu riccu è riccu pi diri abbonè, lu scarsu è scarsu pi diri chissu nenti è”

 

Il Macco di fave, in dialetto siciliano “u maccu” è una deliziosa crema di fave secche e sgusciate, un piatto tradizionale della cucina contadina. E’ stato da sempre considerato il cibo simbolo delle scorpacciate popolane, dei poveri che non potevano permettersi altro.

Questo piatto, meriterebbe il riconoscimento di prodotto identitario attraverso il percorso dei Borghi GeniusLoci De.Co. previa attenta analisi storica per individuarne in quale località può vantarne l’origine.  Un percorso da condividere con il territorio e per il territorio,  che vuole salvaguardare e valorizzare il locale, rispetto al fenomeno della globalizzazione, la quale tende ad omogeneizzare prodotti e sapori. Nelle arti e non solo, il GeniusLoci rappresenta concettualmente quello spirito percepibile, quasi tangibile, che rende unici certi luoghi ed irripetibili certi momenti, uno spazio, un edificio o un monumento. Non solo: il Genius Loci è anche nelle immagini, nei colori, nei sapori e nei profumi dei paesaggi intorno a noi, che tanto spesso, anche allimprovviso, ci stupiscono ed emozionano. Le persone respirano il genius loci di un luogo, di un ambiente quando ne hanno piena coscienza. Ognuno di noi è attaccato ad un luogo dinfanzia, ad un ricordo, ad un affetto, a un dolce, ad un piatto. Ecco, lobiettivo è recuperare lidentità di un luogo, attraverso le prelibatezze storiche,  culturali, etiche del territorio .

 


IL MACCO DI FAVE NELLA STORIA

Sembra che il Macco fosse un piatto già diffuso ai tempi degli antichi Romani.

Il nome “maccu” deriva infatti dal tardo latino, e vuol dire “schiacciare, ridurre in poltiglia”. Il termine si ricollega a Maccus (dal greco maccuan, che vuol dire “fare il cretino”), personaggio delle farse popolari romane (Fabulae Atellanae), progenitore di Pulcinella. Questa macchietta anticipava, sotto certi punti di vista, il ruolo dei servi sciocchi del Settecento: mangiatori ingordi e sempre insoddisfatti che, contrariamente a coloro che la fame non la pativano, si rimpinzavano di alimenti considerati grossolani.

Già nel 450 a.C. Aristofane, nella sua commedia Le rane, parla di una pietanza a base di fave schiacciate che Eracle mangia per trarre forza e nutrimento prima di intraprendere le sue straordinarie imprese amatorie.

La tradizione del Macco, cibo contadino per eccellenza, perfetto per “riempirsi la pancia” con poco, è testimoniata anche da numerosi proverbi e modi di dire siciliani, come per esempio “cogghiri l’ogghiu supra ‘u maccu” (raccogliere l’olio sul macco), riferito alle persone tirchie, che dosano ogni cosa con troppa parsimonia.

 

LE FAVE, FONTE DI ENERGIA

La coltivazione della fava arrivò in Italia già 5.000 anni fa tramite i viaggi di mercanti e commercianti tra Grecia ed Anatolia.

Questo legume, nel tempo, ha evocato numerosi simbolismi, spesso fra loro contrastanti.

Presso i Greci e i Romani, le fave non godevano di buona fama: si pensava che nei loro semi si nascondessero le anime dei defunti.

Altre credenze, invece, attribuivano alla fava proprietà afrodisiache.

In passato le fave secche erano il nutrimento tipico di molte persone appartenenti a classi non agiate e, per questo, venivano chiamate “la carne dei poveri”, perchè ricchissime di sostanze nutritive benefiche per la nostra alimentazione.

Le fave fanno parte della famiglia delle leguminose e sono ricche di proteine, fibre e sali minerali. Inoltre, essendo composte per l’84% da acqua, aiutano le funzioni depurative dei reni.

La loro coltivazione è molto diffusa nelle regioni del Sud Italia, in Sicilia in particolare, non solo per il consumo alimentare, ma per il ruolo di pianta “miglioratrice”, perfetta per il rinnovo di terreni argillosi e pesanti. La fava è, infatti, spesso utilizzata nella rotazione in precessione ai cereali, in particolare al frumento.

Le fave sono anche protagoniste di vari proverbi siciliani, come quannu i scorci caminanu, u favi sunnu chini , letteralmente “quando le bucce camminano le fave sono piene”, un po’ la trasposizione dialettale del vox pupuli vox Dei latino, espressione utilizzata per avvalorare alcune maldicenze.

Per preparare il Macco di fave occorrono le cosiddette fave cucivule, ovvero delle fave che si sciolgano facilmente in cottura. Fra queste, le più conosciute sono le “Larghe di Leonforte”, Presidio Slow Food dell’entroterra ennese.

 

IL MACCO NELLE FESTE TRADIZIONALI SICILIANE

Ogni anno a Ramacca, in provincia di Catania, il 19 marzo si festeggia San Giuseppe. La celebrazione è molto sentita dalla popolazione, e nelle case vengono allestiti altari con pietanze e cibi in onore del Santo.

La sera del 18 marzo è tradizione visitare gli altari delle famiglie, a cui hanno diritto innanzitutto i tri pirsuni, scelte fra le famiglie meno agiate della città, che rappresentano la Santa Famiglia di Nazareth. Dopo aver assaggiato tutto, i tri pirsuni avranno in dono metà della tavola imbandita.

Nel giorno 19, invece, in centro città viene allestita “la tavolata”, un enorme altare costituito dalle offerte dei cittadini, a cui partecipano nuovamente “i tri pirsuni”.

E’ proprio in questa occasione che viene servita “a pasta co maccu”, pasta fresca servita con una crema di fave e lenticchie.

A Raffadali, invece, in occasione della Festa della Madonna del Rosario, il primo fine settimana di ottobre viene organizzata la “Sagra del Macco”: Raffadali è, infatti, u paisi do maccu, dove questa pietanza ha avuto origine.

 

UN PIATTO, CENTO VARIANTI

Si prepara normalmente con le fave secche sgusciate, che si sciolgono grazie alla cottura prolungata. Esiste tuttavia la variante con le fave verdi, tipica del periodo di San Giuseppe, che ha naturalmente un colore più sgargiante di quello di fave secche ed ha bisogno di un minore tempo di cottura.

In ogni caso, le fave vengono munnati du’ voti, cioè sbucciate due volte: prima tolte dal baccello e poi private della loro pellicina.

Il Macco di fave è in origine una semplice crema di fave con cipollotto, spesso aromatizzata con il finocchietto selvatico che in Sicilia cresce spontaneamente in abbondanza; ma viene spesso arricchito con qualche verdura, come ad esempio le bietole (giritieddi o lassini) e la borragine (vurrani).

In dialetto si dice che la miglior maniera di gustare il Macco sia “ru fili ri pasta cu maccu e ricotta frisca a tignitè” (con due fili di pasta e ricotta in abbondanza).

Negli ultimi anni il Macco ha cambiato status e nella cucina contemporanea non rappresenta più solamente un piatto della cucina povera, quanto una cremosa base da arricchire con tocchetti di pancetta o anelli di calamari saltati in padella.

In Sicilia, è normalmente servito come primo piatto, a volte arricchito da pasta fresca, come nei lolli che’ favi ragusani, mentre la nuova tendenza degli chef è presentarlo in raffinate versioni finger food.

 

Ricetta

500 g di fave secche sgusciate

mezza cipolla

sale

olio extra vergine d’oliva

finocchietto selvatico (facoltativo)

La sera precedente alla preparazione mettere le fave in ammollo in acqua fredda. Il mattino seguente, sciacquare le fave.

Tritare finemente la cipolla.

Soffriggere la cipolla in un filo d’olio, aggiungere le fave, far rosolare un paio di minuti poi coprire d’acqua a filo con le fave.

Chi lo ama, può aggiungere un po’ di finocchietto selvatico.

Far cuocere a fuoco lento per circa 3 ore, con il coperchio, aggiungendo acqua ogni qual volta le fave lo richiedono e mischiando di tanto in tanto. Verso la fine della cottura, aggiustare di sale.

Servire in piatti da minestra accompagnando con crostini.

Completare con un filo d’olio a crudo e, a piacere, un pizzico di pepe nero o peperoncino.