sabato 20 agosto 2022

C’era ‘na vota e c’era…..

 

C’era ‘na vota e c’era…  

di Antonella Marascia

Una Mammadraga furibonda, vecchie Magàre e giovani Principesse, Re cornuti e Reginotte fatate, Rane parlanti, Corvi che rubano cuori e pettinesse, giovani Principi che sciolgono il voto dei padri e fanno il Cammino di Santiago, una figlia di Marchese che riesce a gabbare la Corte del Re e un vecchietto arzillo che sfida Lucifero con l’inconsapevole complicità di Commare Morte…



 Ogni cunto, ascoltato direttamente dall’autrice fin da bambina  dalla viva voce dei familiari, diventa la tessera del mosaico che racconta le sue radici di terra e di mare di Sicilia: la Borgata Costiera da parte di padre, il fiume Màzaro da parte di madre. Questo libro non ha alcun intento scientifico,  non è scritto in siciliano ma nella lingua parlata da chi raccontava ed è tradotto in italiano dall’autrice che ha cercato di rendere non solo il senso dei cunti, ma anche la loro coloritura, le battute che le nonne usavano intercalare, la musicalità di tutte le parti in rima. E’ una raccolta di perle pescate nel fondo della memoria, riportate a galla, ripulite ed infilate ad una ad una tra pagine che attendono di essere lette ma anche raccontate e colorate.

 Le illustrazioni sono quelle originali fatte da Alessandra Celere quando aveva appena cinque anni, mentre la magnifica copertina è opera attuale del piccolo Flavio Prestifilippo.

L’autrice ha deciso di devolvere il suo compenso al MAIS onlus (www.maisonlus.org), per il sostegno di uno specifico progetto di sviluppo e formazione..


Antonina (Antonella) Marascia è nata a Levanto (SP) e vive a Mazara del Vallo (TP). Segretaria comunale, formatrice, esperta di sviluppo locale. Appassionata di tradizioni popolari è cresciuta a pane e “cunti”. Attualmente è la segretaria/direttrice generale della Città Metropolitana di Palermo. Ama leggere, scrivere e far di conto. Il suo motto è “viaggiare è più che vivere”. Da grande farà la scrittrice.

 

venerdì 15 luglio 2022

Dieta mediterranea ...un falso mito?

 

Mediterranean Diet o  diet of globalization?


                  Non c'è pace per l'Assemblea regionale siciliana. Nell'annus horribilis delle decine di norme bocciate da Roma, persino quella approvata lo scorso mese che puntava a promuovere la dieta mediterranea ha ricevuto lo stop da Palazzo Chigi. Nonostante la crisi, il Consiglio dei ministri si è riunito ieri sera e ha approvato l'impugnativa della norma siciliana, proposta dalla ministra per gli Affari regionali Mariastella Gelmini, perché eccede le competenze della Regione e viola la Costituzione in materia di copertura finanziaria.

La domanda nasce spontanea è un problema di contenitore o di contenuti?

                    La Sicilia aveva già uno strumento legislativo straordinario che è la legge regionale  18 novembre 2013, n 19 Tutela e valorizzazione delle risorse genetiche 'Born in Sicily' per l'agricoltura e l'alimentazione,(non impugnatata) che bisogno c'era una nuova legge ?

                Per la cronaca alcuni consigli regionali si apprestano ad adottare la filosofia del born in ......, altre mentre inseguono le streghe! Ora secondo voi in Sicilia che cosa serviva, una nuova legge, o far funzionare meglio quella che già c'era? 

             Pur tuttavia, oggi,  nell’era della globalizzazione, una buona parte degli alimenti base della dieta mediterranea vengo importati da aree  che distano dai 3000 ai 5000 Km, per non parlare delle mutazioni genetiche naturali e indotti,per non parlare dei pesticiti consenti altrove e vietati in Italia,  ed ecco la proposta, non è più coerente rinominarla " dieta della globalizzazione" ?

 

Pane, pasta, frutta, verdura, moltissimi legumi, olio extra-vergine di oliva, pesce e pochissima carne. Ecco gli ingredienti della Dieta Mediterranea, dichiarata dall'Unesco “Patrimonio orale e immateriale dell'umanità”. La ragione dell'onorificenza è la ricaduta positiva che la Dieta Mediterranea possiede nei confronti della salute. Ma sapete chi fu il primo a dimostrarne l'efficacia in maniera scientifica? Un italiano? No, lo statunitense Ancel Keys.

Onestà intellettuale vuole, che  analizzando sotto l'aspetto chimico, fisico, ma anche genetico, gli elementi base della dieta mediterranea  di oggi, niente hanno a che fare con quelli individuati da Keys.  Periodicamente il mediterraneo si alterna da teatro di morte, per chi cerca di attraversarlo per una vita migliore, in mega-trovata geniale per tanti improvvisanti strateghi dello sviluppo.In tante iniziative mai nessuno da voce ai contadini veri, azionisti di maggioranza del buon cibo, forse perchè li temono. 

 

Nato nel 1904 a Colorado Spring, fu biologo, fisiologo e nutrizionista presso l’Università del Minnesota. Inviato al seguito delle truppe durante la Seconda guerra mondiale si occupò, per conto del Ministero, di un ampio programma sull'alimentazione.



Durante il suo soggiorno italiano partecipò al primo “Convegno sull'Alimentazione” che si tenne a Roma nei primi anni '50. Alla presenza dei massimi esperti, Keys rimase affascinato dal dato della bassa incidenza di patologie cardiovascolari e di disturbi gastrointestinali della regione Campania e dell'isola di Creta.

Una correlazione che doveva in qualche modo essere spiegata scientificamente. Per questa ragione fu il promotore del primo studio pilota volto a chiarire il mistero. Ad essere sottoposti alle analisi fu la popolazione di Nicotera, in Calabria. Pochi anni più tardi, più precisamente nel 1962, si trasferì a Pioppi, una frazione del comune di Pollica, nel Cilento. Pioppi divenne il quartier generale dei suoi studi. Dopo decenni di indagini giunse alla conclusione che l’alimentazione a base di pane, pasta, frutta, verdura, moltissimi legumi, olio extra-vergine di oliva, pesce e pochissima carne era la responsabile dello straordinario effetto benefico sulla popolazione locale.

 

Questo tipo di alimentazione venne chiamata “Mediterranean Diet”, Dieta Mediterranea appunto. Tutti i risultati dei suoi studi vennero tradotti, in forma divulgativa, nel famosissimo libro “Eat well and stay well”, ovvero Mangiar bene e Stare bene. Un volume che fece rivoluzione a partire dagli Stati Uniti, suo paese d'origine.



Keys rimase a Pioppi per oltre 20 anni e morì, nel 2004, all'età di 100 anni. Sinonimo che la Dieta Mediterranea, sul suo inventore, funzionò in maniera davvero eccelsa.

lunedì 27 giugno 2022

Parlamento Rurale Europeo

 

Il Comitato Promotore della sezione italiana del Parlamento Rurale Europeo, ERP-Italy, ottiene il formale riconoscimento dei parlamentari rurali europei

 https://docs.google.com/forms/d/1KmzVcU3eCI_QXjarmY5vPtnZjEJW_iOLhFiIUzPuyWo/edit

                      A dieci anni dalla sua fondazione, il Comitato Promotore dell’European Rural Parliament-Italy raggiunge un traguardo strategico per il futuro delle comunità rurali italiane, partendo dal genius loci siciliano e inaugurando così una campagna a lungo termine per esprimere la voce delle popolazioni rurali italiane in Europa.

 

 

Giunge in questi giorni il formale riconoscimento da parte del Parlamento Rurale Europeo (ERP) al Comitato Promotore della sezione italiana ERP-Italy, fondato in Sicilia nel 2012  



 In occasione della prossima sessione dell’ERP, strettamente riservata ai soli “parlamentari rurali europei”, sono stati invitati il fondatore Presidente del   Comitato promotore per l’Italia dell’ERP, Nino Sutera,  animatore della Libera Università dei Saperi & dei Sapori Onlus  e il Segretario del Comitato, Sergio Campanella, direttore del GAL Eloro, delegato della Rete Rurale Siciliana (RRS) e dell’Agenzia per il Mediterraneo (ApM) presso il Comitato medesimo.


Tale riconoscimento rappresenta un fondamentale passo avanti verso l’inaugurazione dell’ERP-Italy, prevista per l’autunno prossimo, che finalmente costituirà un luogo di confronto genuinamente 'bottom-up', ossia di coinvolgimento e dibattito tra il popolo rurale e i politici che si occupano di ruralità, atto a consentire una migliore comprensione, una politica più efficace e di azione, volta ad affrontare le questioni rurali: la sezione italiana dell’ERP metterà dunque in campo un processo che fornisce opportunità concrete riguardo a questioni prioritarie della ruralità mediante la condivisione di idee e problemi tra persone e decisori al fine di sviluppare soluzioni nuove e creative, rafforzando la voce delle comunità rurali e aiutandole a influenzare le decisioni che le riguardano. 

 

Un ruolo strategico verso il suddetto riconoscimento è stato svolto in seno all’ERP dal Manifesto della Ruralità, esteso a quattro mani dal Presidente e dal Segretario e condiviso fra tutti i membri e gli iscritti, nel quale sono enunciati i principi, i doveri, i diritti NATURALI DEI CONTADINI E DEI POPOLI INDIGENI e le innovazioni sostenibili legate alla terra e al suo utilizzo.

 Riguardo a quest’ultimo aspetto, nel Manifesto sono considerati i diversi e strategici ambiti tematici AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System): cambiamenti climatici e patrimonio genetico, vegetale e zootecnico; alimenti funzionali e nutraceutica; innovazione e sostenibilità di processo/prodotto/organizzazione delle produzioni e delle filiere agroalimentari; conservazione, logistica e trasporti dei prodotti agro-alimentari; qualità, tipicità e sicurezza delle produzioni e delle filiere agroalimentari; valorizzazione dei sottoprodotti e degli scarti di tutte le produzioni agroalimentari per un sistema nazionale di circolarità delle produzioni; trattamento e smaltimento delle acque reflue nell’agroalimentare.

 

E proprio nell’ottica dell’attuazione di un disegno strategico di lungo periodo volto a promuovere una “specializzazione intelligente del sistema economico agroalimentare”, il Manifesto propone strumenti dedicati di gestione della conoscenza basati, oltre che sul monitoraggio e sulla valutazione dei progressi ottenuti nel corso del percorso attuativo, anche sulla creazione di un sistema di raccolta e diffusione di informazioni e dati, articolato su un arco tempo temporale di medio periodo che promuova il passaggio dall’attuale condizione di frammentazione e di limitata integrazione tra offerta di ricerca e domanda di innovazione a un sistema reticolare e cooperativo, partecipato dai diversi attori della domanda e dell’offerta nel mondo rurale. Gli strumenti proposti possono essere sintetizzati nell’apertura dei laboratori per valorizzare la capacità di ricerca esistente; nella creazione di un Osservatorio dell’Innovazione nel settore agroalimentare presso il Parlamento Rurale nazionale; nella costruzione di una Rete Nazionale degli Innovatori nel settore agroalimentare; e nell’interconnessione del patrimonio di saperi, buone pratiche, innovazioni nell’agroalimentare e nei settori ad esso connessi.

  

 

 

domenica 5 giugno 2022

"DiVino Festival" dal 29 al 31 luglio a Castelbuono

 

"DiVino Festival" dal 29 al 31 luglio a Castelbuono il tradizionale galà enogastronomico estivo

Eventi unici, convegni, spettacoli, incontri e degustazioni delle migliori etichette e dei piatti tipici del territorio.

Era il 2007 quando, per la prima volta, il "DiVino Festival" (http://www.divinofestival.it) prese il via nell'atrio esterno del monumentale e maestoso Castello dei Ventimiglia di Castelbuono, con l'incontro tra quattro diversi produttori vinicoli internazionali : Murgo, Abbazia Santa Anastasia, Fatascià e Tasca d'Almerita.

La manifestazione riuscì a imporsi rapidamente nell'immaginario collettivo per la qualità del vino e della buona cucina, per l'attenzione rivolta alle diverse aziende agricole del comprensorio madonita e alla valorizzazione del luogo, in un'atmosfera unica.  

A distanza di anni, la rassegna non cambia la formula che ne ha decretato il successo nel corso del tempo ma, nel 2022, si arricchisce di spunti di riflessione e contenuti nuovi, che tengono conto delle dinamiche contemporanee.

Non a caso, la sedicesima edizione in programma nella cittadina madonita dal 29 al 31 luglio prossimi sarà dedicata al tema della pace. 

Una rassegna "sensoriale" che mescola gusto, odori e suoni: per tre giorni, Castelbuono diventerà la capitale siciliana del vino e accoglierà oltre cento aziende provenienti da tutta Italia, insieme alle grandi personalità del mondo gastronomico.

Al centro, l'eccellenza produttiva protagonista assoluta di una rassegna ormai  in cima nelle classifiche nazionali degli eventi enogastronomici legati alla bella stagione.

Non solo.

Il tradizionale appuntamento estivo nel fulgido borgo in provincia di Palermo, si è trasformato in uno degli eventi enogastronomici più importanti dell'isola: un galà che attrae, estate dopo estate, non soltanto gli appassionati e i cultori del vino dal palato raffinato, ma anche semplici curiosi e turisti che scelgono di trascorrere le vacanze a Castelbuono, un tempo ricca capitale della Contea e del Marchesato dei Principi di Ventimiglia.

Vie, piazze e vicoli  saranno animati anche dalla presenza di sommelier e cuochi altamente qualificati: tra calici e assaggi, sarà possibile scoprire il meglio della produzione vitivinicola nostrana.

Senza dimenticare le "passeggiate" tra le varie cantine, un modo per celebrare le varie declinazioni del gusto nel territorio.

Tra i momenti più significativi del Festival, figura il "Concorso DiVino" : l'ormai celeberrima wine tasting, dal 2010, premia le cantine e le personalità internazionali più autorevoli che afferiscono al mondo del vino.

Un altro elemento focale della rassegna castelbuonese è rappresentato dal Premio Internazionale "Gusto DiVino" rivolto all'intero settore dell'enogastronomia mondiale.

Istituito nel 2010, rappresenta un riconoscimento dell'associazione "Amici PerBacco" a tutti coloro che, con le loro qualità, hanno svettato nell'ambito del comparto.

Nello specifico, a quei soggetti che si connotano quali protagonisti indiscussi del settore vitivinicolo, puntando alla massima qualità attraverso un lavoro serrato e una dedizione continua, l'alta professionalità e l'utilizzo dei mezzi di informazione quali alleati e compagni di viaggio in un percorso che mira a trasformare il vino in uno stile di vita, anche sotto il profilo culturale.

 


 

Marianna La Barbera

Giornalista pubblicista dal 2000 e professionista dal 2005, Marianna La Barbera ha iniziato la carriera nel mondo dell'informazione alla fine degli anni novanta, collaborando con il Giornale di Sicilia e con varie emittenti televisive quali TGS e TRM. 
Negli stessi anni, scrive assiduamente per quotidiani e periodici cartacei: "Sicilia Tempo", "Centonove" e la rivista "Palermo", organo di informazione dell'allora Provincia Regionale, per citarne solo alcuni.
 Nel tempo, ha scelto di declinare il proprio impegno professionale soprattutto nel settore degli uffici stampa, privilegiando la comunicazione istituzionale. 
 Attualmente, cura l'informazione esterna per alcuni settori all'interno di un'importante sigla sindacale ed è responsabile dell'ufficio stampa di enti pubblici e privati. Ha diretto periodici di informazione, prevalentemente economici, quali "APMI News" organo ufficiale dell'Associazione Piccole e Medie Imprese. 

martedì 31 maggio 2022

Macco di fave

  

 

IL MACCO DI FAVE

 

  di 

Luigi Parello

 

 

“Lu riccu è riccu pi diri abbonè, lu scarsu è scarsu pi diri chissu nenti è”

 

Il Macco di fave, in dialetto siciliano “u maccu” è una deliziosa crema di fave secche e sgusciate, un piatto tradizionale della cucina contadina. E’ stato da sempre considerato il cibo simbolo delle scorpacciate popolane, dei poveri che non potevano permettersi altro.

Questo piatto, meriterebbe il riconoscimento di prodotto identitario attraverso il percorso dei Borghi GeniusLoci De.Co. previa attenta analisi storica per individuarne in quale località può vantarne l’origine.  Un percorso da condividere con il territorio e per il territorio,  che vuole salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, la quale tende ad omogeneizzare prodotti e sapori. Nelle arti e non solo, il “GeniusLoci” rappresenta concettualmente quello “spirito” percepibile, quasi tangibile, che rende unici certi luoghi ed irripetibili certi momenti, uno spazio, un edificio o un monumento. Non solo: il Genius Loci è anche nelle immagini, nei colori, nei sapori e nei profumi dei paesaggi intorno a noi, che tanto spesso, anche all’improvviso, ci stupiscono ed emozionano. Le persone “respirano” il genius loci di un luogo, di un ambiente quando ne hanno piena coscienza. Ognuno di noi è attaccato ad un luogo d’infanzia, ad un ricordo, ad un affetto, a un dolce, ad un piatto. Ecco, l’obiettivo è recuperare l’identità di un luogo, attraverso le prelibatezze storiche,  culturali, etiche del territorio .

 


IL MACCO DI FAVE NELLA STORIA

Sembra che il Macco fosse un piatto già diffuso ai tempi degli antichi Romani.

Il nome “maccu” deriva infatti dal tardo latino, e vuol dire “schiacciare, ridurre in poltiglia”. Il termine si ricollega a Maccus (dal greco maccuan, che vuol dire “fare il cretino”), personaggio delle farse popolari romane (Fabulae Atellanae), progenitore di Pulcinella. Questa macchietta anticipava, sotto certi punti di vista, il ruolo dei servi sciocchi del Settecento: mangiatori ingordi e sempre insoddisfatti che, contrariamente a coloro che la fame non la pativano, si rimpinzavano di alimenti considerati grossolani.

Già nel 450 a.C. Aristofane, nella sua commedia Le rane, parla di una pietanza a base di fave schiacciate che Eracle mangia per trarre forza e nutrimento prima di intraprendere le sue straordinarie imprese amatorie.

La tradizione del Macco, cibo contadino per eccellenza, perfetto per “riempirsi la pancia” con poco, è testimoniata anche da numerosi proverbi e modi di dire siciliani, come per esempio “cogghiri l’ogghiu supra ‘u maccu” (raccogliere l’olio sul macco), riferito alle persone tirchie, che dosano ogni cosa con troppa parsimonia.

 

LE FAVE, FONTE DI ENERGIA

La coltivazione della fava arrivò in Italia già 5.000 anni fa tramite i viaggi di mercanti e commercianti tra Grecia ed Anatolia.

Questo legume, nel tempo, ha evocato numerosi simbolismi, spesso fra loro contrastanti.

Presso i Greci e i Romani, le fave non godevano di buona fama: si pensava che nei loro semi si nascondessero le anime dei defunti.

Altre credenze, invece, attribuivano alla fava proprietà afrodisiache.

In passato le fave secche erano il nutrimento tipico di molte persone appartenenti a classi non agiate e, per questo, venivano chiamate “la carne dei poveri”, perchè ricchissime di sostanze nutritive benefiche per la nostra alimentazione.

Le fave fanno parte della famiglia delle leguminose e sono ricche di proteine, fibre e sali minerali. Inoltre, essendo composte per l’84% da acqua, aiutano le funzioni depurative dei reni.

La loro coltivazione è molto diffusa nelle regioni del Sud Italia, in Sicilia in particolare, non solo per il consumo alimentare, ma per il ruolo di pianta “miglioratrice”, perfetta per il rinnovo di terreni argillosi e pesanti. La fava è, infatti, spesso utilizzata nella rotazione in precessione ai cereali, in particolare al frumento.

Le fave sono anche protagoniste di vari proverbi siciliani, come quannu i scorci caminanu, u favi sunnu chini , letteralmente “quando le bucce camminano le fave sono piene”, un po’ la trasposizione dialettale del vox pupuli vox Dei latino, espressione utilizzata per avvalorare alcune maldicenze.

Per preparare il Macco di fave occorrono le cosiddette fave cucivule, ovvero delle fave che si sciolgano facilmente in cottura. Fra queste, le più conosciute sono le “Larghe di Leonforte”, Presidio Slow Food dell’entroterra ennese.

 

IL MACCO NELLE FESTE TRADIZIONALI SICILIANE

Ogni anno a Ramacca, in provincia di Catania, il 19 marzo si festeggia San Giuseppe. La celebrazione è molto sentita dalla popolazione, e nelle case vengono allestiti altari con pietanze e cibi in onore del Santo.

La sera del 18 marzo è tradizione visitare gli altari delle famiglie, a cui hanno diritto innanzitutto i tri pirsuni, scelte fra le famiglie meno agiate della città, che rappresentano la Santa Famiglia di Nazareth. Dopo aver assaggiato tutto, i tri pirsuni avranno in dono metà della tavola imbandita.

Nel giorno 19, invece, in centro città viene allestita “la tavolata”, un enorme altare costituito dalle offerte dei cittadini, a cui partecipano nuovamente “i tri pirsuni”.

E’ proprio in questa occasione che viene servita “a pasta co maccu”, pasta fresca servita con una crema di fave e lenticchie.

A Raffadali, invece, in occasione della Festa della Madonna del Rosario, il primo fine settimana di ottobre viene organizzata la “Sagra del Macco”: Raffadali è, infatti, u paisi do maccu, dove questa pietanza ha avuto origine.

 

UN PIATTO, CENTO VARIANTI

Si prepara normalmente con le fave secche sgusciate, che si sciolgono grazie alla cottura prolungata. Esiste tuttavia la variante con le fave verdi, tipica del periodo di San Giuseppe, che ha naturalmente un colore più sgargiante di quello di fave secche ed ha bisogno di un minore tempo di cottura.

In ogni caso, le fave vengono munnati du’ voti, cioè sbucciate due volte: prima tolte dal baccello e poi private della loro pellicina.

Il Macco di fave è in origine una semplice crema di fave con cipollotto, spesso aromatizzata con il finocchietto selvatico che in Sicilia cresce spontaneamente in abbondanza; ma viene spesso arricchito con qualche verdura, come ad esempio le bietole (giritieddi o lassini) e la borragine (vurrani).

In dialetto si dice che la miglior maniera di gustare il Macco sia “ru fili ri pasta cu maccu e ricotta frisca a tignitè” (con due fili di pasta e ricotta in abbondanza).

Negli ultimi anni il Macco ha cambiato status e nella cucina contemporanea non rappresenta più solamente un piatto della cucina povera, quanto una cremosa base da arricchire con tocchetti di pancetta o anelli di calamari saltati in padella.

In Sicilia, è normalmente servito come primo piatto, a volte arricchito da pasta fresca, come nei lolli che’ favi ragusani, mentre la nuova tendenza degli chef è presentarlo in raffinate versioni finger food.

 

Ricetta

500 g di fave secche sgusciate

mezza cipolla

sale

olio extra vergine d’oliva

finocchietto selvatico (facoltativo)

La sera precedente alla preparazione mettere le fave in ammollo in acqua fredda. Il mattino seguente, sciacquare le fave.

Tritare finemente la cipolla.

Soffriggere la cipolla in un filo d’olio, aggiungere le fave, far rosolare un paio di minuti poi coprire d’acqua a filo con le fave.

Chi lo ama, può aggiungere un po’ di finocchietto selvatico.

Far cuocere a fuoco lento per circa 3 ore, con il coperchio, aggiungendo acqua ogni qual volta le fave lo richiedono e mischiando di tanto in tanto. Verso la fine della cottura, aggiustare di sale.

Servire in piatti da minestra accompagnando con crostini.

Completare con un filo d’olio a crudo e, a piacere, un pizzico di pepe nero o peperoncino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

giovedì 19 maggio 2022

Caltagirone, presentazione del romanzo di Nuccia Vona

                                                                                                                                             AlessioTerrito 

Historias de Tango

Durante l'evento culturale, la consegna del riconoscimento di

“Custode dell’Identità Territoriale”

Per aver saputo esprimere in "Historias de Tango"

l’intimità di un popolo  

 

            La sezione di Caltagirone della Fidapa, con il patrocinio del Comune, ha organizzato, nel salone di rappresentanza “Mario Scelba” del municipio, l’evento culturale “Il Tango: storia, passione e comunicazione”, con la presentazione del romanzo di Nuccia Vona “Historias de Tango”.   

          Un’organizzazione straordinaria ha reso la serata emozionante e coinvolgente, alla presenza di tanti attenti partecipanti; un evento destinato a sedimentarsi nei ricordi più piacevoli.

           Hanno preso parte, in una sala al completo, Enza Piazza Randazzini (presidente Fidapa), Fabio Roccuzzo (sindaco), Domenico Seminerio( scrittore), Nino Sutera (Direttore della Libera Università Rurale  dei Saperi& dei Sapori Onlus), Claudio Lo Monaco (assessore alla Cultura)   e chiaramente Nuccia Vona, autrice del libro.


  La Libera Università Rurale dei Saperi e dei Sapori, diretta da Nino Sutera, ha insignito la scrittrice del prestigioso riconoscimento di “Custode dell’Identità Territoriale”.

Un riconoscimento assegnato a coloro che, a vario titolo, promuovono la storia, le tradizioni e il patrimonio culturale dei luoghi; risorse di inestimabile valore che racchiudono le specificità locali, tutelandole rispetto al fenomeno della globalizzazione, che tende a livellare usi, costumi e prodotti, omogeneizzandoli, fagocitandoli.



A Nuccia Vona, autrice di Historias de Tango, è stato attribuito tale  riconoscimento per aver saputo cogliere l’identità di un popolo dimenticato, la cui storia appartiene ai milioni di emigrati in Argentina da ogni località d’Italia e che, nell’estrinsecare i loro disagi, la loro nostalgia, i loro sentimenti ed anche la loro cultura, contribuirono fortemente alla nascita di un’espressione artistica, che è anche identitaria di un’epoca, quella del tango come musica, come poesia e come ballo.

La struttura narrativa, attraverso il filo conduttore del tango e con una scrittura scorrevole e delicata, si caratterizza come un percorso di introspezione nella vita dei diversi personaggi, riuscendo così a cogliere l’intimità di un popolo tra speranza, angoscia, passione ed eros, a servizio di un romanzo storico, che offre al lettore anche numerosi spunti di riflessione sull’epoca contemporanea.

          Historias de Tango di Nuccia Vona, edito da Puntostampe, è stato definito un libro da leggere e da ascoltare ed ha raccolto lusinghiere recensioni anche da testate giornalistiche nazionali. 












 

domenica 14 novembre 2021

Concorso di idee

                                                                                       NinoSutera

Concorso di idee per la messa in sicurezza dell’area antistante della Torre di Porto Palo

 


Gli  eventi climatici disastrosi della scorsa settimana impongono una riflessione sugli interventi necessari, ma soprattutto sui tempi di intervento.

Mentre sui secondi dipende solo ed esclusivamente del livello di priorità, che chi di competenza vorrà  definire, tipo, priorità assoluta (..intervento di messa in sicurezza immediata) oppure priorità relativa (..intervento di messa in sicurezza,  nei tempi   e nei modi che verranno...)



Per fare un esempio gli interventi a seguito dell’ultimo alluvione del 2018, sono ancora in corso di realizzazione. Chiaramente la burocrazia  ha i suoi tempi, che non tiene conto dei tempi della natura, diciamo pure,  … non sono sincronizzati.

Gli eventi calamitosi di questi giorni, ha prodotto per fortuna , si fa per dire, solo danni materiali, le case invase dall’acqua e fango,  viabilità rurale impraticabile, e non certo per ultimo la frana di Porto Palo.

Chiaramente ognuno a modo suo ha le giuste aspettative per risolvere prima possibile  il problema, sempre che chi di competenza ritiene di attribuire la priorità giusta,   altrimenti  i tempi della burocrazia …sono quelli che sono.

In attesa, che chi di competenza definisca il livello di priorità d’intervento, il popolo di internet si esercita con le soluzione più o meno variegate, alcune anche strampalate.

Riteniamo, mentre che  spetta   ai tecnici, professionisti con esperienza su campo,   avanzare idee progettuali di massima  per  la messa in sicurezza  dell’area antistante la torre  oggetto della frana.

Si ecco la proposta, un vero è proprio concorso di idee,  aperto a tutti i professionisti locali e non, che individuano  una soluzione funzionale, sia in termini di messa in sicurezza, ma anche estetico, ... bello a vedersi.

Chiaramente trattandosi di un concorso libero,  volontario e gratuito, ognuno partecipa come vuole, immagino che ci sarà chi elaborerà  un idea su  supporto multimediale, chi con un semplice elaborato grafico, chi con una idea descrittiva della soluzione, ect.




Qual è il vantaggio di partecipare al concorso?

Semplice, per il professionista far sapere che ha un idea di come risolvere il problema, alcuni l’apprezzeranno, altri meno, comunque ha un idea.

Comunque a proposito di idee, riporto  una citazione a memoria di una considerazione di Giuseppe TomasiLampedusa 1958   

“   Prendete un problema di qualunque natura (politico, sociale, culturale, tecnico o altro) e datelo da risolvere a due italiani: uno milanese e l'altro siciliano. Dopo un giorno, il siciliano avrà dieci idee per risolvere questo problema, il milanese nemmeno una. Dopo due giorni, il siciliano avrà cento idee per risolvere questo problema, il milanese nessuna. Dopo tre giorni, il siciliano avrà mille idee per risolvere questo problema, e il milanese lo avrà già risolto".

             

                   

lunedì 30 agosto 2021

Strumenti a confronto: Slow food e Borghi GeniusLoci DeCo

Elisa Fabris

Alcune Amministrazioni delegano lo sviluppo ai strumenti di Slow food, altre utilizzano e si appropriano della vision e mission della DeCo  (unico strumento nelle prerogative dei Sindaci) per valorizzare i territori amministrati Vediamo insieme perchè

Abstract
Il contributo analizza il  confronto tra Slow Food e il modello della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci De.Co., (2013) evidenziandone convergenze e differenze nell’ambito delle politiche di sviluppo rurale. L’attenzione si concentra sul ruolo dei sindaci e sulle prerogative amministrative comunali quali leve per la valorizzazione dell’identità territoriale.


 Introduzione
Negli ultimi decenni, il paradigma dello sviluppo rurale ha progressivamente superato un approccio meramente produttivistico per orientarsi verso modelli integrati fondati su identità, sostenibilità e partecipazione comunitaria. In tale contesto, emergono due esperienze significative: da un lato Slow Food, quale strumento di valorizzazione economica; dall’altro il sistema delle Denominazioni Comunali (De.Co.) reinterpretato nel percorso dei Borghi GeniusLoci, quale strumento di governance locale, per valorizzare gli elementi identitari della comunità amministrata. I due percorsi non si incrociano mai, Slow  food mette sotto i riflettori un prodotto "presidio"  la vision e mission dei Borghi  GeniusLoci  DeCo mette al centro l'intero territorio amministrato

 Slow Food: un modello di proprietà di slow food
Fondato sui principi del “buono, pulito e giusto”, Slow Food promuove la tutela della biodiversità  , operando attraverso presìdi, comunità del cibo   La sua azione si colloca prevalentemente  contribuendo a orientare comportamenti di consumo e a influenzare indirettamente le politiche pubbliche¹. Un percorso tecnocrate  che appartiene   a slow food

  La De.Co. Borghi GeniusLoci come atto politico dei Sindaci lungimiranti   
Diversamente, la Denominazione Comunale (De.Co.), nella visione originaria di Luigi Veronelli, si configura come atto pubblico attraverso cui il Comune riconosce un prodotto, una tradizione o un sapere come espressione identitaria della comunità locale².
Nel quadro normativo italiano, tale strumento trova fondamento nelle competenze attribuite agli enti locali dal Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo Unico degli Enti Locali), che riconosce ai Comuni autonomia statutaria e regolamentare (artt. 3 e 7) e la possibilità di promuovere lo sviluppo economico e sociale del territorio³. La regia appartiene ai Sindaci

 Differenze e complementarità tra i due modelli
La distinzione principale tra Slow Food e il modello De.Co. GeniusLoci risiede nella natura degli strumenti adottati:
– Slow Food opera esclusivamente con gli strumenti  in uso e diretti da slow food;
– la De.Co. rappresenta uno strumento politico  attivato dal sindaco quale autorità locale.

Nel modello GeniusLoci, il sindaco assume un ruolo centrale quale “custode istituzionale” dell’identità territoriale, esercitando una funzione politica che si traduce in atti amministrativi (delibere, regolamenti, registri identitari). Tale funzione si inserisce nelle prerogative di cui all’art. 50 TUEL, che attribuisce al sindaco la rappresentanza della comunità e la responsabilità dell’amministrazione locale⁵.

 Innovazione del modello Borghi GeniusLoci De.Co.
Il percorso dei Borghi GeniusLoci introduce un approccio sistemico alla valorizzazione territoriale, un percorso culturale fondato su  12 strumenti operativi quali:
– la “Banca del GeniusLoci De.Co.”, quale archivio identitario;
– il Manifesto dei Valori;
– la scheda scientifica del Genius Loci.
- premio annuale TERR@
- Atlante del cibo locale
ect  
E' comunque il Sindaco a determinare il programma, secondo le specificità del comune amministrato.

 



Tali strumenti consentono di trasformare il riconoscimento simbolico in leva di sviluppo locale, integrando dimensioni culturali, turistiche e produttive in un ecosistema coerente. In questo senso, la De.Co. si configura non come marchio di qualità assimilabile a DOP o IGP (disciplinati dal diritto dell’Unione europea), ma come dispositivo identitario e narrativo a scala comunale⁶.


 

 Conclusioni
Il confronto tra Slow Food e la Rete dei Borghi GeniusLoci De.Co. evidenzia che i due strumenti non sono concorrenziali ma  complementari: il primo opera su indicazioni dell'Associazione Slow Food; il secondo  attua il percorso di politiche pubbliche, nelle prerogative dei Sindaci, per valorizzare il territorio nel suo insieme  
La valorizzazione dell’identità territoriale emerge così come funzione politica pienamente esercitabile dai sindaci, nel rispetto delle competenze normative vigenti. La sfida futura risiede nell’integrazione di queste due dimensioni, al fine di costruire modelli di sviluppo rurale sostenibili, partecipati e radicati nelle specificità locali.


Note

  1. Cfr. Petrini, C., Buono, pulito e giusto, Torino, Einaudi, 2005.
  2. Veronelli, L., Il pensiero gastronomico, Milano, varie edizioni.
  3. D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (TUEL), artt. 3, 7..
  4. Regolamento (UE) n. 1151/2012 sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari.
  5. Cfr. Sutera A  I Borghi GeniusLoci DeCo 2013