domenica 12 aprile 2020

il coronavirus e le tante verità.... 01


...non abbiamo nessuna intenzione di contestare nessuno,che sia chiaro, ma visto l'andamento generale, 
bisognerebbe ascoltare tutti!  

Rischi del vaccino per coronavirus?
 Dall’ADE alla Pandemia del 1918





Robert Kennedy Jr non lo ferma nessuno: sta parlando come un fiume in piena!
Dopo aver perso la nipote e suo figlio in circostanze alquanto misteriose, sta mettendo in allerta il mondo intero sui pericoli della veloce approvazione del vaccino contro il coronavirus.
Ha denunciato pubblicamente l'immunologo Anthony Stephen Fauci  membro della task force della Casa Bianca contro il Covid-19, reo di volere non solo l'approvazione rapidissima del farmaco, ma anche la procedura di immunità giudiziaria che esenterà i produttori del vaccino dagli inevitabili danni provocati. Le industrie ringraziano perché così facendo non si preoccuperanno di fabbricare qualcosa di sicuro! Ma non è tutto.
Come mai - si domanda Kennedy - medici promotori dei vaccini come il dottor Paul Allan Offit, pediatra specializzato in malattie infettive e il Peter Jay Hotez pediatra e avvocato americano ci avvertono freneticamente dei pericoli spaventosi di un vaccino contro il coronavirus?
Gli scienziati hanno tentato per la prima volta di sviluppare un vaccino contro il coronavirus dopo l'epidemia in Cina di SARS-CoV nel 2002. Squadre di scienziati statunitensi e stranieri hanno vaccinato animali con i quattro vaccini più promettenti del'epoca. Inizialmente l'esperimento sembrava avere successo poiché tutti gli animali avevano sviluppato una risposta anticorpale.
Tuttavia, quando gli scienziati hanno esposto gli animali vaccinati al virus selvaggio, i risultati sono stati a dir poco terrificanti.
Gli animali hanno manifestato risposte iperimmuni gravi, inclusa l'infiammazione generalizzata, che è terminata con infezioni polmonari letali. Si chiama ADE (Antibody-Dependent Denhancement), potenziamento dipendente dall'anticorpo, o più semplicemente “potenziamento immunitario” che si verifica quando le proteine antivirali facilitano l'ingresso del virus nelle cellule ospiti, portando ad una maggiore infettività nelle cellule...
I ricercatori avevano visto questa stessa “risposta immunitaria esagerata” durante i test umani sul vaccino contro l'RSV, il virus respiratorio sincinziale, falliti negli anni '60.
Il grossissimo problema è che qualsiasi nuovo vaccino contro il coronavirus potrebbe innescare reazioni immunitarie letali quando le persone vaccinate entreranno in contatto con il virus selvaggio!
Quindi invece di procedere con cautela il dottor Anthony Fauci ha fatto la scelta sconsiderata di cercare rapidamente il vaccino grazie anche ai soldi della Fondazione Bill and Melinda Gates.
L'amico Bill è così preoccupato del pericolo che non distribuirà i suoi vaccini fino a quando i governi non accetteranno di risarcirlo contro le eventuali cause legali
Quindi questi loschi individui al comando sanno perfettamente che un simile vaccino potrà avere effetti collaterali gravissimi anche letali, ma lo sfornano lo stesso mettendo la salute di centinaia di milioni di persone dietro i loro sporchi interessi economici, demografici ed eugenetici!
Il rischio è reale e se il vaccino sarà distribuito a livello mondiale, potrebbe ripetersi quello che è avvenuto nel 1918 con la pandemia di Spagnola...

lunedì 17 febbraio 2020

Comunità del cibo e della biodiversità


Comunità del cibo e della biodiversità di interesse agricolo e alimentare: sono definite dalla Legge 194/15, come “ambiti locali derivanti da accordi tra agricoltori locali, agricoltori e allevatori custodi, Gruppi di Acquisto Solidale, Istituti scolastici ed Universitari, Centri di ricerca, Associazioni per tutela della qualità della biodiversità di interesse agricolo ed alimentare, mense scolastiche, ospedali, esercizi di ristorazione, esercizi di ristorazione, esercizi commerciali, PMI artigiane di trasformazione agricola ed alimentare, Enti pubblici” e hanno il compito di tutelare e la valorizzare le risorse genetiche locali, ad esempio attraverso lo sviluppo di filiere corte, la definizione di accordi commerciali, lo studio del germoplasma locale, la condivisione dei saperi locali, il coinvolgimento della cittadinanza.

L’Agrobiodiversità, coltivata e allevata, è espressione della coevoluzione tra territorio e comunità e ne determina la ricchezza culturale e naturale. Da questa consapevolezza può nascere la volontà di tutelare e valorizzare questo patrimonio, attraverso la definizione di politiche attive e di iniziative che coinvolgano tutti gli attori presenti su un territorio. La Comunità del cibo e della biodiversità di interesse agricolo e alimentare è uno strumento utile a coordinare le iniziative esistenti, a sviluppare nuove progettualità e ad orientare gli obiettivi delle diverse azioni pubbliche e private. Questo strumento di tutela, valorizzazione e progettazione è definito dalla Legge n.194/15 (Disposizioni per la tutela e la valorizzazione della biodiversità di interesse agricolo e alimentare) e ha lo scopo di promuovere, in ambiti territoriali definiti, azioni concrete e accordi tra gli attori locali: agricoltori e allevatori custodi, ristoratori, GAS, piccole aziende di trasformazione, associazioni di produttori e allevatori, istituti scolastici e universitari, centri di ricerca, enti locali e ogni altro soggetto coinvolto e interessato al tema. Gli ambiti di intervento e gli obiettivi della Comunità, come la sua strutturazione, sono il frutto del confronto tra gli attori locali che ne promuovono la nascita, ma è possibile identificare interventi comuni e trasversali, come lo studio dell’Agrobiodiversità locale, la promozione di circuiti locali di produzione, trasformazione e vendita, la sensibilizzazione della cittadinanza sull’importanza della tutela dell’Agrobiodiversità locale come elemento identitario, la creazione di reti tra agricoltori e altri operatori della filiera per la condivisione degli aspetti tecnici della coltivazione, dell’allevamento, della trasformazione e dell’utilizzo dei prodotti locali biodiversi.
  Per promuovere la tutela e la valorizzazione della biodiversità di interesse agricolo e alimentare la legge n.194/2015 prevede la realizzazione di periodiche campagne promozionali ed identifica appositi itinerari della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, che hanno l’obiettivo di promuovere la conoscenza delle risorse genetiche locali iscritte all'anagrafe nazionale e lo sviluppo dei territori interessati. È prevista anche l’istituzione della giornata nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare il giorno 20 maggio. In conclusione, possiamo affermare che l’importanza della legge n.194/2015 e del sistema nazionale di tutela risiede nel fatto che potrà dare un nuovo impulso all’attuazione del Piano nazionale sulla biodiversità di interesse agricolo e potrà mettere a sistema le numerose attività e iniziative legislative regionali intervenute in materia. Per promuovere la tutela e la valorizzazione della biodiversità agricola e alimentare e delle risorse genetiche in agricoltura occorre sviluppare un’azione sinergica tra gli strumenti previsti dal sistema nazionale della biodiversità della legge n.194/2015 e gli interventi contemplati dalle misure di finanziamento dei programmi di sviluppo rurale. I Programmi di Sviluppo Rurale (PSR) 2014/2020 rappresentano lo strumento più importante per assicurare un sostegno diretto agli agricoltori e agli allevatori custodi della biodiversità. Inoltre, attraverso gli incentivi previsti dai PSR, si possono promuovere anche la competitività e la multifunzionalità delle aziende agricole custodi della biodiversità. Più in generale possiamo affermare che un aspetto rilevante per rafforzare la competitività delle risorse genetiche autoctone è sicuramente costituito dal loro inserimento in sistemi territoriali sostenibili. È importante riuscire a coniugare la conservazione della biodiversità agricola con lo sviluppo locale del territorio, creando sinergie tra agrobiodiversità, ambiente, territorio, aree protette, paesaggio, cultura e identità locali sulla base del modello proposto dalle comunità del cibo e della biodiversità agraria e alimentare.



venerdì 31 gennaio 2020

La baronia del Belice “territorii nullius”?

Menfi 12 ottobre 2018
 
  Peppino Bivona



 Una prima ricognizione voluta da don Diego Pignatelli Cortez Aragona  nel lontano 1732 e poi  quella di qualche mese antecedente (1811)  la fine della feudalità in Sicilia (1812) .  Negli anni successivi due sindaci di Menfi ,l’avvocato Nino Ognibene e Rosario Giaccone  prospettano il problema di una nuova circoscrizione territoriale che superi i confini dell’ex contea feudale .  Il sindaco Giaccone per rispondere  ad alcuni quesiti  richiesti dal governo, affida  all’agrimensore Don Francesco Viola la redazione di una mappa del territorio di Menfi  e del territorio della baronia del Belice.
Ebbene se visualizziamo le mappe redatte  dal marchese Vincenzo Mortillaro di Villarena nel 1837- 1853 per conto del governo Borbonico ( Catasto Borbonico) non sembrano aver sortito alcun effetto positivo circa le rivendicazioni avanzate dal comune di Menfi, malgrado le precise e puntuali orgomentazioni esposte dall’agrimensore Francesco Viola.

Il consiglio comunale di Menfi dopo l’Unità d’Italia ripropone la questione, ma con lo stesso insuccesso .
Se la mia memoria non mi tradisce la buonanima del cav. Francesco Bilello sosteneva che la “difesa” degli attuali confini comunali sia stata caparbiamente voluta dai Pignatelli, i quali avevano fatto coincidere i confini territoriali con la delimitazione dei loro feudi. Di fatto Belice è l’ultimo lembo di feudo della famiglia Pignatelli
Ora , a distanza di un secolo e mezzo proviamo a dare una diversa chiave di lettura  del problema,che non sia la semplice e banale rivendicazione dal sapore “patriottico” irredentistico

Se le fondamenta della democrazia si reggono sulla divisione dei poteri, l’esercizio di una democrazia rappresentativa si concretizza nella dialettica elettore-eletto ovvero nel rispetto delle regole del gioco democratico: i cittadini periodicamente eleggono i loro rappresentanti politici per la gestione della “cosa pubblica” . Il momento elettorale costituisce il nodo cruciale delle verifiche tra le attese dei cittadini e la risposta dei rappresentanti. Le elezioni politiche offrono ai cittadini la possibilità di analizzare, verificare, giudicare l’operato degli eletti avendone il potere di confermargli o rimuoverne la fiducia. Ebbene questa normale dialettica democratica non trova applicazione nella piccola comunità proprietari dei terreni in contrada Belice di mare, Casuzze ,Casenuove e Serralunga.

 Come sostenevamo pocanzi, per ragioni complesse e talvolta complicate queste contrade provenienti dagli ex feudi Pignatelli –Aragona ricadono sotto la giurisdizione di Castelvetrano, mentre i proprietari, coltivatori da secoli a diverso titolo, risiedono nel vicino comune di Menfi. La qualcosa ha da sempre destato un malessere nei proprietari delle contrade su menzionate, ed invero in tutta la comunità menfitana tante che già dal 1828 l’amministrazione comunale di Menfi ha cercato di rivendicarne i diritti ponendo il fiume Belice come il naturale confine che separa la provincia di Trapani da quella di Agrigento e conseguentemente il comune di Menfi da Castelvetrano.

L’anomalia è tutta “Qui “ ovvero centrata sulla impossibilità di attuare una normale prassi democratica . I detentori dei beni fondiari e abitativi delle contrade di  Belice e altr. pagano al comune di Castelvetrano  le giuste tasse  per ricevere adeguati servizi (ritiro della spazzatura, gestione delle strade ecc.) oltre alla gestione del territorio. Accade ora che in assenza di un adempimento di questi servizi ,la comunità non è sufficientemente tutelata perché non  adeguatamente rappresentata , le resta solo la eventualità di protestare, spesso senza alcun esito positivo. Ma c’è di più , il territorio “terra di nessuno” diviene oggetto  di “incursioni”  speculative senza alcuna voce che si alzi circa l’ opposizione della gestione politica amministrativa. Insomma il territorio privo di una sua rappresentazione nei banchi del comune e oggetto di abbandono . gli amministratori gestiscono il territorio alla stregua di una “discarica”, sono svincolati dal giudizio degli elettori che in questo caso esercitano il diritto di voto a Menfi. I territori sono dei “luoghi” contrariamente ai “non luoghi” dove le comunità esercitano le proprie attività determinandone il vissuto, sono la sedimentazione delle vicende storiche collettive e personali che ne definiscono  lo scenario umano, economico ,paesaggistico ecc.
Questa piccola comunità , oggi ,vuole riappropriarsi della sua identità , vuole decidere  modi e tempi nel farsi rappresentare, e  cosi divenire” soggetti”    nella gestione del territorio e non “oggetti”  di eventuali occasionali , benevoli concessioni!    








  
          

venerdì 3 gennaio 2020

“HISTORIAS DE TANGO” su 9 Colonne

       La prestigiosa agenzia giornalistica nazionale Nove Colonne, la scorsa settimana si è occupata del romanzo, attraverso una lusinghiera recensione.  


SPECIALE LIBRI / NUCCIA VONA E LE
“HISTORIAS DE TANGO”

Roma, 27 dic - Tanti sono i personaggi che popolano le “historias” narrate dall’autrice che, sebbene al debutto letterario, vanta una padronanza espressiva mirabile. Oggi è l’Italia, invece, a rappresentare un porto di approdo per chi nasce dall’altra parte del Mediterraneo: emigrazione e immigrazio... (© 9Colonne - citare la fonte)

  L’agenzia giornalistica nazionale Nove Colonne è una cooperativa di giornalisti nata nel 1996 ed è diretta da Paolo Pagliaro, opinionista di Otto e Mezzo su La7 con il Punto.



 L’Agenzia collabora con le principali testate nazionali realizzando inserti dedicati al costume e al tempo libero e diverse rubriche quotidiane.

Dal 2004 l’Agenzia ha avviato la produzione di “9Colonne”, un notiziario quotidiano nazionale. L’Agenzia cura inoltre un notiziario destinato all’estero: news, approfondimenti e pagine pronte per la stampa. Il servizio è utilizzato da 300 editori italiani nel mondo, dalle Ambasciate e dai Consolati, ed è realizzato su incarico del Ministero Affari Esteri.


domenica 11 agosto 2019

SantaMargheritaBelice è un Borgo GeniusLoci De.Co.


Le De.Co. non sono un marchio 
Pubblico delle grandi occasioni all'Audizione Pubblica di presentazione.
 Il percorso Borghi  GeniusLoci De.Co.,è un percorso della Libera Università Rurale,   prevede un modello dove gli elementi essenziali di relazionalità sono Territorio-Tradizioni-Tipicità-(intesa come specificità)-Tracciabilità e Trasparenza, che rappresentano la vera componente innovativa, da condividere con il territorio e per il territorio. Si tratta di un percorso che vuole salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, la quale tende ad omogeneizzare prodotti e sapori.

Per questo le  siringate di ricotta  rappresentano  un concentrato della tradizione identitaria di Santa Margherita Belice, con il quale la comunità si identifica per elementi di unicità e caratteristiche identitarie, può  essere considerata come una vera e propria attrazione turistica capace di muovere un target di viaggiatori che la letteratura internazionale definisce “foodies” viaggiatori sensibili al patrimonio culinario locale e non solo.
 La denominazione comunale (De.Co.) “Borghi Genius Loci” è un atto politico, nelle prerogative del Sindaco, che presuppone una conoscenza del passato, un’analisi del presente ed una progettualità riferita al futuro. Il tutto nell’ottica del turismo enogastronomico, che se ben congegnato e gestito, costituisce una vera e grande opportunità per lo sviluppo dell’economia locale, specie per le piccole comunità rurali, che nei rispettivi prodotti alimentari e piatti tipici hanno un formidabile punto di forza attrattiva nei confronti del visitatore.


«E’ proprio a tavola che si esprime quel “genius loci” che dà il nome all’iniziativa, e che preferiamo al corrispondente termine francese “terroir”:
«Illuminante, al riguardo, la definizione che il compianto Luigi Veronelli ha dato del “genius loci”: per il grande enologo, gastronomo e scrittore lombardo, esso è da intendere come “l’intimo ed imprescindibile legame fra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva”. Pertanto il Genius Loci si visita nel territorio e si assapora nel piatto».
La bellezza e l'unicità del paesaggio, gli insediamenti storici, la rigogliosa natura ha regalato diversi elementi attrattivi ereditati dalla tradizione ed in grado di affascinare i cosiddetti “viaggiatori del gusto”, ossia quei tanti turisti intelligenti e colti alla ricerca della buona tavola, non solo per apprezzarne le qualità gastronomiche, ma anche per l’intimo e profondo legame tra essa ed il territorio
L’effetto GeniusLoci è la capacità che deve avere un territorio, di « produrre », grazie al saper fare dell’uomo che possiede il gusto del territorio nel quale riconosce in modo permanente la singolarità ed il valore.







sabato 10 agosto 2019

..non una serata qualsiasi!


Venerdì 9 agosto  nella splendida location della borgata di Porto Palo di Menfi  si è svolta la
Cerimonia di consegna delle antologie "Il grande animo delle donne" edito da La Versiliana Editrice - Libera Associazione Poeti e Scrittori.

Una bella serata tra amici, ricca di emozioni e curata nei minimi dettagli.
L'evento organizzato dalla Consulta delle Donne del Comune di Menfi, ha visto la partecipazione dell’Amministrazione Comunale di Menfi con il Sindaco Marilena Mauceri, e gli assessori Nadia Curreri e Saverio Ardizzone,     è stato condotto brillantemente dalla prof.ssa Patrizia Buscemi Presidente della Consulta. A Seguire lo spettacolo "il Vino in una terra di mare"
Alla Consulta è stato conferito il riconoscimento di Custode dell’Identità Territoriale, da parte di Nino Sutera   Direttore della Libera Università Rurale. 
Mimma Augello, componete della Consulta, ha letto la lettera contenuta nell’Antologia indirizzata al Direttore della lurss.
<< A Nino 
“Sai, in questi giorni ho “studiato” ed ho riflettuto molto sulla presentazione della tua associazione e condivido pienamente quanto affermi. E' vero! Ci sono luoghi speciali dove il genius loci parla al cuore, entra nell'anima e ispira alla poesia, come Lerici con il suo golfo, dove Shelley e Byron hanno scritto pagine eterne. Ma è anche vero che il genius loci è la magia di un luogo in tutti i suoi aspetti! Io conosco poco il tuo territorio, ma sono rimasta affascinata dalla costa e dal mare cristallino che indubbiamente trasmette grandi emozioni. Mi ha conquistato la gente che ho incontrato per l'apertura e la disponibilità al dialogo ed ho provato sensazioni nuove a gustare i piatti tipici degustando ottimi vini. Sì posso proprio affermare che il genius loci che aleggia nel tuo territorio mi ha conquistato e non vedo l'ora di far scoprire questa magia anche ai soci della mia associazione e agli amici che vorranno accompagnarci in dicembre...... >>
 Un caro saluto
Giuseppina Morelli









venerdì 19 luglio 2019

Al via il progetto Abacus



Per l’innovazione sociale dei 

giovani siciliani

 Il programma  ABACUS   è stato  presentato il   17 luglio, ore 17:00, presso la Sala Bonsignore dell’Assessorato della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro (via Trinacria, 34), con la partecipazione tra gli altri di Antonio Grasso, dirigente del Servizio 6° del Dipartimento della Famiglia e delle Politiche sociali; Francesca Rita Cerami, presidente Eupsiche; Maria Laura Scaduto, presidente MeRIDIES; Vito Pecoraro, dirigente scolastico IPSSEOA “Pietro Piazza”;  Andrea De Tommasi, co-progettista e consulente del Progetto; Nino Sutera, direttore LURSS; 

Un progetto culturale e interdisciplinare che mira all’innovazione sociale dei Giovani siciliani, non trascurando il fenomeno della dispersione scolastica e degli aspetti legati alla “professionalizzazione” dei giovani residenti. È il programma di “ABACUS – ATTIVAZIONE DEI BACINI CULTURALI SICILIANI”, un progetto nato da un’idea delle associazioni EUPSICHE e MeRIDIES, assieme agli Istituti scolastici “Pietro Piazza” di Palermo e “Calogero Amato Vetrano” di Sciacca
Il Progetto ABACUS, finanziato dalla Regione Siciliana – Assessorato della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro – Dipartimento della Famiglia e delle Politiche sociali e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Gioventù e del Servizio civile universale (attraverso il “Fondo Politiche Giovanili”), ha l’obiettivo di creare una vera e propria “Comunità di Progetto” nell’ambito dei Comuni dei bacini idrografici del Fiume Oreto e del Fiume Belìce, per favorire l’interscambio di competenze professionalizzanti tra i Giovani e la creazione di nuove di forme di aggregazione e partecipazione sociale.
Attraverso ABACUS sarà possibile acquisire competenze (individuali e di gruppo) e collaborare attivamente affrontando tematiche attuali come l’orientamento, la formazione, le professioni e l’auto-imprenditorialità: “Con il progetto ABACUS – spiega Francesca Cerami, presidente di Eupsiche – sarà possibile stimolare le comunità interessate (Altofonte, Bisacquino, Castelvetrano-Selinunte, Monreale, Montevago, Palermo, Partanna, Partinico, Sciacca, Sambuca di Sicilia, Caltabellotta, Santa Margherita di Belìce), intorno al tema della ‘rigenerazione culturale’ e della creazione di imprese”. Numerose le attività previste nel progetto: “Community, workshop itineranti, attività autogestite, piattaforme web di dialogo e interazione – conclude Cerami – sostanzieranno il nostro progetto, una vera e propria comunità dentro la comunità, per fare sistema e connettere i nodi pubblici e privati della rete locale direzionandone le energie verso il rilancio socio-economico dei territori siciliani”.
Al progetto potranno partecipare i Giovani siciliani dei Comuni ricadenti nei bacini del Fiume Oreto e del Fiume Belìce, con età compresa tra 17 e 20 anni, ma anche tutti i soggetti interessati a identificare, mappare e capire nel dettaglio gli interscambi di umanità, culture, conoscenze e competenze professionalizzanti che avvengono in questi due “Bacini Culturali”.
A seguire, degustazione dei prodotti tipici a cura di IDIMED, dell’associazione “La Piana d’Oro” di Bagheria, il Caseificio Bompietro e l’azienda Ferraro Bio Farm Sicily.

domenica 14 luglio 2019

Presentazione del Progetto ABACUS


PROGETTO “ABACUS"
ATTIVAZIONE DEI BACINI CULTURALI SICILIANI” – CUP G75B19002780003 INIZIATIVA SELEZIONATA E FINANZIATA AI SENSI DELL’AVVISO PUBBLICO PER LA SELEZIONE DEI PROGETTI FINANZIATI DALLA REGIONE SICILIANA E DALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI – DIPARTIMENTO DELLA GIOVENTÙ E DEL SERVIZIO CIVILE NAZIONALE, A VALERE SUL “FONDO POLITICHE GIOVANILI”  

 Capofila: 
Associazione EUPSICHE - Palermo



La LiberaUniversitàRurale Saper&SaporOnlus
 tra le associazioni a sostegno del progetto

Concept del progetto:
Il Progetto ABACUS si focalizza sulla parte di territorio regionale ricadente nell’ambito dei bacini dei fiumi
Belìce e Oreto, posta lungo il corridoio idrografico NE/SW che ospita anche importanti connessioni
infrastrutturali tra l’area metropolitana di Palermo e la costa tirrenica, da un lato, e la costa del Canale di Sicilia compresa tra Marsala, Selinunte, Menfi e Sciacca.
In tal senso, l’attivazione dei “Bacini culturali” è volta all’applicazione sperimentale, in più contesti di questa parte del territorio regionale, di approcci integrati alle necessità socio-culturali topiche delle comunità giovanili locali, tra le quali:
• ottimizzazione delle interazioni tra le realtà poste “a monte” e quelle “a valle” dei bacini idrografici e
dei relativi “Bacini culturali”;
• riduzione dell’eccessiva dispersività delle forme attuali di socializzazione “virtuale” mediata dai social
media e delle derive sociali e insidiosità per i soggetti più esposti;
• attivazione di contesti di socializzazione e aggregazione dei giovani in grado di esplicitare più
compiutamente tali esigenze;
• consapevolizzazione dei dati su scolarizzazione, dispersione scolastica e NEET, e dell’emergenza (e non
più solo l’emergere) nelle comunità giovanili di esigenze “vive” di innovazione dell’identità individuale
e collettiva;
• «l’alto tasso di NEET...in Sicilia il 23,5% dei giovani fra i 18 e i 24 anni ha lasciato la scuola prima di
terminare il ciclo delle superiori (Regional Yearbook 2017 Eurostat)» Il Sole 24 Ore, 14/07/2017
• «obbligo dell’istruzione fino a 16 anni…un percorso obbligatorio di istruzione o di formazione
professionale, attraverso i tirocini…anche in Sicilia i corsi di durata triennale o quadriennale» Il Sole
24 Ore, 31/10/2017
• «I dati provinciali Istat (fine del 2016)…Palermo con un tasso di disoccupazione del 25,1%...Agrigento
(24,3%)» Il Sole 24 Ore, 05/11/2017
Beneficiari diretti:
Il focus del Progetto ABACUS è incentrato sui giovani nella fascia anagrafica 17-20, che si trovano tra la maturità anagrafica e scolastica, e l’accesso all’università e/o ai percorsi di formazione e/o l’inserimento nel mondo lavorativo e professionistico, non trascurando, in parallelo, il fenomeno dei NEET, né i recenti aggiornamenti circa gli obblighi scolastici, ad es. «obbligo dell’istruzione fino a 16 anni…un percorso obbligatorio di istruzione o di formazione professionale, attraverso i tirocini…anche in Sicilia i corsi di durata triennale o quadriennale» (Il Sole 24 Ore, 31/10/2017)

lunedì 13 maggio 2019

Viaggio nei Borghi GeniusLoci De.Co


 
La denominazione comunale (De.Co.) “Borghi Genius Loci” è un atto politico, nelle prerogative
del Sindaco,che afferma il suo primato nel territorio, che presuppone una conoscenza del passato,
un’analisi del presente ed una progettualità riferita al futuro. 

Il percorso Borghi GeniusLoci De.Co., è un percorso culturale, che mira a salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, che tende ad omogeneizzare prodotti e sapori. Il Genius Loci rappresenta l'essenza, l'identità di un territorio; ad esso appartengono le immagini, i colori, i sapori ed i profumi dei paesaggi.

                       «Illuminante, al riguardo, la definizione che il compianto Luigi Veronelli ha dato del “genius loci”: esso è da intendere come “l’intimo ed imprescindibile legame fra uomo, ambiente, clima e cultura produttiva”. Da qui il nome del percorso.
Luigi Veronelli,   enologo, gastronomo e scrittore lombardo, che ideò le De.Co., ha rappresentato e rappresenta il rinascimento dell’enogastronomia italiana in tutte le sue espressioni, ha aperto una strada, inventato un genere, vissuto e tracciato la via per l’affermazione dei territori.
Ha lottato contro i poteri forti a difesa dei piccoli produttori, a garanzia dei consumatori consapevoli.
È una lezione di dedizione, onestà intellettuale, e sana partigianeria che è di esempio in un campo, come quello dell’ ElaioEnogastronomia cioè l’insieme di nozioni relative all’arte culinaria e alla cultura riguardante l'olio, il vino e il buon cibo, verso il quale l’interesse continua a crescere, insieme alle sfide che questo pone.
Le De.Co (Denominazione Comunale) nascono da un’idea semplice e geniale del grande Luigi Veronelli, che così le spiegava:  “Attraverso la De.Co il "prodotto" del Territorio acquista una sua identità.” Rappresenta un concreto strumento di marketing territoriale, ma soprattutto un’importante opportunità per il recupero e la valorizzazione delle identità e le unicità locali. La De.Co. è “un prodotto del territorio” (un piatto, un dolce, un sapere, un evento, un lavoro artigianale, etc) con il quale una comunità si identifica per elementi di unicità e caratteristiche identitarie,  deve essere considerata come una vera e propria attrazione turistica capace di muovere un target di viaggiatori che la letteratura internazionale definisce “foodies” viaggiatori sensibili al patrimonio culinario locale e non solo.   
 Obiettivo del Percorso GeniusLoci De.Co. è recuperare l’identità di un luogo, attraverso anche le valorizzazione delle produzioni di eccellenza e delle tradizioni storiche e culturali dello stesso, al fine di ottimizzarne la competitività. Il percorso innovativo “Borghi Genius Loci De.Co.”, attraverso il quale si intende incrementare il turismo enogastronomico puntando sulla spiccata tipicità delle pietanze ereditate dalle antiche tradizioni locali, in grado di esprimere l’essenza più autentica e di “raccontare” la storia di un territorio finalizzato a rafforzare l’identità del territorio attraverso l’esaltazione delle rispettive peculiarità gastronomiche, sulla base dell’assunto che una pietanza non serve solo a soddisfare l’appetito ed a fornire all’organismo apporti calorici e nutrizionali, ma riesce anche a “raccontare” la cultura, i valori e le tradizioni dell’ambiente in cui la si cucina e, prima di tutto, la si “pensa”.
Il tutto nell’ottica del turismo enogastronomico, che se ben congegnato e gestito, costituisce una vera e grande opportunità per lo sviluppo dell’economia locale, specie per le piccole comunità rurali, che nei rispettivi prodotti alimentari e piatti tipici hanno un formidabile punto di forza attrattiva nei confronti del visitatore. «E’ proprio a tavola che si esprime quel “genius loci” che dà il nome all’iniziativa, e che preferiamo al corrispondente termine francese “terroir”: il menù non è solo una sequenza di ghiottonerie atte ad appagare i piaceri del palato, ma va anche e soprattutto inteso come narrazione di un “frammento di civiltà”. Un piatto tipico locale, quindi, è assimilabile ad un’opera d’arte, perché è un unico ed (altrove) irripetibile equilibrio di forze ed energie scaturenti da un determinato e ben definito luogo.                        
Pertanto il Genius Loci si visita nel territorio e si assapora nel piatto. La bellezza e l'unicità del paesaggio, gli insediamenti storici, la rigogliosa natura ha regalato diversi elementi attrattivi ereditati dalla tradizione ed in grado di affascinare i cosiddetti “viaggiatori del gusto”, ossia quei tanti turisti intelligenti e colti alla ricerca della buona tavola, non solo per apprezzarne le qualità gastronomiche, ma anche per l’intimo e profondo legame tra essa ed il territorio. Il valore di una De.Co.(Denominazione Comunale) è quello di fissare, in un dato momento storico, ciò che identifica quel Comune. A memoria futura, oppure come occasione del presente per cogliere un’opportunità di marketing. I prodotti agroalimentari e artigianali racchiudono al loro interno tradizione, cultura, valori, conoscenza locale, e, forse la cosa più importante, l’autenticità del loro territorio di origine. La Denominazione Comunale non è un marchio di qualità, ma il biglietto da visita di una comunità, sulla quale possono operare i sindaci per salvaguardare e valorizzare l'identità di un territorio. L’istituzione del Borgo GeniusLoci De.Co., consente l'avvio di una fase di sviluppo endogeno del territorio, dove la propria storia e la propria tradizione diventa la "risorsa" su cui investire il proprio futuro.
                  Per garantire la sostenibilità del percorso occorrono tuttavia quattro principi, la storicità e l'unicità, l’interesse collettivo, condiviso e diffuso e a burocrazia zero Il mito che circonda la maggior parte dei territori rurali di successo, assomiglia a una favola vera fatta di personaggi e di eccezionalità, e di unicità. Aspetti importanti che collocano l’idea dei Borghi GeniusLoci De.Co. all’interno di un percorso culturale e di pensiero innovativo volto alla difesa delle peculiarità territoriali. Non potendo legare l'azione di forza alla qualità normata dai Reg. comunitari, sta nell'unicità dell'identità l'azione vincente. In questo processo culturale, i disciplinari, le commissioni, e i regolamenti, mutuati dai marchi di tutela di tipo europeo(DOP, IGP, DOC, ect) sono strumenti impropri.
Era il 1956 quando Luigi (Gino) Veronelli scriveva “L’agricoltura e il turismo sono le armi migliori per lo sviluppo e l’affermazione della nostra Italia”. Un’idea decisamente controcorrente considerando il pieno boom economico (1953-1963) cioè quel veloce sviluppo industriale che trasformò l’Italia, il suo modo di vivere, le abitudini, anche alimentari, della popolazione e modificò per sempre l’aspetto delle città, del paesaggio, delle campagne. Anni dopo, Veronelli sarebbe di nuovo tornato sull’argomento precisando che “L’agricoltura di qualità e il turismo di qualità sono le armi per lo sviluppo della nostra patria”. Gino, in questo come in tanti altri temi, è stato un antesignano, un intellettuale a tutto campo, ricco di intuizioni, uno straordinario personaggio ricco di umanità, e di contraddizioni, capace di vedere lontano. I suoi pensieri sul turismo e sull’agricoltura, infatti, hanno del pionieristico se collocati nel contesto storico in cui sono stati enunciati. Ma d’altra parte il suo grande fascino era dovuto al fatto che nella sua vita, non hai mai smesso di essere curioso e attento a cogliere le novità.
Il viaggio nei Borghi GeniusLoci De.Co è tutto questo e non solo…







domenica 14 aprile 2019

Oscar Farinetti con Eataly ha oscurato Slow Food?



Oscar Farinetti con Eataly ha oscurato Slow Food? 

L'inchiesta di Pagina99

Non ho mai compreso fino in fondo, perché al sud si continuano a  inseguire mode, che ormai sono passate di moda nel resto del paese.
Ne tanto meno ho mai capito, perché  per esempio nel Veneto, in tutto il Veneto, ci sono solo pochi presìdi e nella "ricca Sicilia" 46 o forse più.......
E’ ancora non mi è chiaro, perché mai nel Veneto hanno puntato su altri strumenti,per promuovere il territorio, mentre nella " ricca Sicilia" si continuano ad inseguire mode fuori moda, spacciandole come trovate .......geniali.

Il confronto comunque, come sanno pure i bambini, vede una delle due regioni, con una crescita invidiabile, l’altra mentre con una crisi senza precedenti,  del settore.

Esternando queste considerazioni in occasione di una tavola rotonda, qualche tempo addietro,un "bravissimo" rappresentate del popolo, mi ha detto,   pubblicamente, il suo problema è che frequenta troppo il nord, il sud è il sud, e non ha nessuna voglia di emulare il nord.
E’ forse aveva anche ragione, ma la platea attenta, se messa a ridere, da una affermazione tanto lungimirante quanto stupida. !!!!
Eppure, eppure basterebbe osservare,  studiare, ma sopratutto comprendere, come intendono le strategie dello sviluppo le regioni virtuose.
 ...Eppure non è così, non è mai stato così "semplice".





Ritorniamo all'inchiesta di Pagina99, che aiuterà forse a comprendere meglio.....
                       C’era una volta la rivoluzione gastronomica di Slow Food. E il suo ideologo, Carlin Petrini, finiva nelle classifiche di Time Magazine e Guardian fra gli innovatori “dell’epoca”. Ora l’uomo del momento — in tavola e sui giornali — è Oscar Farinetti. E col suo colosso, Eataly, oscura tutti gli altri. Oggi in edicola Pagina99 interpreta così la staffetta fra Carlo “Carlin” Petrini di Slow Food (“nata contro efficienza e frenesia, a favore del localismo”), e Natale “Oscar” Farinetti, l’imprenditore di Eataly, “un’efficiente rete di vendita, da Tokyo a New York”. Col primo convinto dall’approccio didattico alla gastronomia abbracciato dal secondo. Una staffetta ‘cannibale’?
“Il tesoro di storie e territori […] Farinetti lo ha trovato già pronto. Raccolto e mappato da Carlo Petrini […]. L’idea del primo Eataly, a Torino, era proprio dare a quel patrimonio a rischio estinzione, i presidi, una dimensione commerciale […]. "Io so vendere, ma senza i vostri prodotti non ce la farò", disse Oscar. Carlin accettò. Da quel brindisi ne è passato di Barolo sotto i ponti”.

Dal chilometro zero — dichiaratamente maldigerito da Farinetti — si vola quindi a 25 negozi (metà oltre confine), e in due anni si arriverà ai quaranta. Alle spalle una rete di quasi duemila aziende, molte delle quali piuttosto piccole, soprattutto rispetto al pantagruelico titano farinettiano. Che proprio in virtù della loro realtà local si accinge ad entrare nel cuore del mondo global: la Borsa.
“Un approdo dichiarato da tempo, orizzonte 2016 o 2017. Ma dallo scorso 10 marzo, quando il fondo milanese Tamburi ha annunciato il suo investimento nella società, ha assunto l’urgenza dell’ufficialità. […] A fine 2014 il fatturato dovrebbe arrivare a quota 400 milioni di euro, dal 2009 cresce in media del 30% ogni anno. Ma i soci dell’operazione Tamburi, tra gli altri Marzotto, Lavazza e Ferrero, si aspettano che possa accelerare ancora, almeno a giudicare dai 120 milioni di euro che hanno sborsato per il 20% di Eatinvest, capogruppo della galassia Farinetti. Valutata dunque 600 milioni, ben tredici volte il margine operativo”.

L’ossimoro glocal di Farinetti non è però del tutto ignorato da Slow Food:
“Il nostro ideale non corrisponde al suo — riconosce il presidente di Slow Food Roberto Burdese — ma dobbiamo confrontarci con realtà diverse, non isolarci. E dai nostri associati che vendono a Eataly non sono mai arrivate grosse lamentele". Qualcuno, a dire il vero, protesta, pur non esponendo il proprio nome [ma] tanti piccoli artigiani, in effetti, la descrivono come una grande opportunità di arrivare su mercati che con le proprie gambe non sarebbero mai riusciti a raggiungere
In prospettiva, si legge su Pagina99, “quanto alle lumachine, i produttori artigianali, tenerli a bordo richiederà uno sforzo sempre maggiore”. E nel frattempo sugli scaffali Eataliani entrano Peroni, Barilla e Ferrero, che pure nel migliore delle ipotesi, di ‘slow’ — si osserva — hanno ben poco. 
E Slow Food? Nel pezzo di corredo, Burdese pare non sentirsi propriamente ‘divorato’. Anzi. "Il bilancio di questa alleanza è positivo, per noi, per i produttori della rete e per il sistema", dichiara. Poteva esserlo ancora di più se Slow Food, come Farinetti aveva proposto, fosse entrata nel capitale di Eataly. "L’avessimo saputo allora dei 600 milioni — scherza il presidente — ma è stato giusto così, dovevamo rimanere indipendenti".
https://www.huffingtonpost.it/2014/04/05/oscar-farinetti-eataly-oscurato-slow-food-inchiesta-pagina99_n_5095930.html

giovedì 4 aprile 2019

Una giornata con Corrado Barberis



di Peppino Bivona

E’ scomparso all’età di novant’anni il prof. Corrado Barberis
Ultimo testimone del mondo rurale.






                          Ho conosciuto Corrado Barberis nei primi anni ottanta, al tempo in cui il Formez di Napoli organizzava corsi di aggiornamento per i tecnici impegnati nell’Assistenza Agricola. Negli ultimi decenni era stato nominato presidente dell’Istituto Nazionale di Sociologia Rurale ed aveva curato numerosi “Atlanti” dei prodotti che caratterizzavano le nostre produzioni agroalimentare. Fu in occasione dell’uscita del volume sui formaggi che mi chiese se conoscevo prodotti tipici non descritti nell’”Atlante” e se potevo inviargli una breve descrizione della zona di produzione e del processo produttivo. Ebbi cosi l’occasione di far pervenire al suo Istituto la segnalazione della “Vastedda delBelice” ,prodotta nel nostro areale belicino e la “Giuncata” un tipico formaggio fresco prodotto nell’areale pedemontano della Sila in cui ricadevano i paesi albanesi.
Corrado Barberis venne a Menfi in occasione di una di una edizione di Inycon per un convegno organizzato dalla locale sezione di Assistenza Tecnica. Poiché il suo aereo partiva l’indomani sera(domenica) mi pregò di accompagnarlo a visitare le Cave Di Cusa e i templi della collina orientale. La mattina passai a prenderlo al Baglio san Vincenzo dopo aver fatto colazione con …un cucchiaio di olio extravergine di oliva . La nostra prima tappa fu le “Cave di Cusa”. Barberis restò affascinato da quella sequenza di “tampuri” di calcarenite, lo vidi per un attimo chiudere gli occhi e…immaginare la scena di un cantiere aperto. Poi l’abbandono dei “tamburi” in mezzo alla strada alla tragica notizia dell’arrivo dei cartaginesi che sbarcati mettevano a ferro e fuoco la città di Selinunte. Da lì ci spostammo a Selinunte dove avremmo rivisto le imponenti colonne distendersi come soldati caduti in una battaglia. Aveva portato un cappellino per difendersi dal primo caldo estivo e malgrado i suoi quasi ottant’anni si muoveva come un ragazzo vispo e curioso.
Ormai era ora di pranzo e mi chiese se potevamo pranzare assieme. Imbarazzato risposi che mi aspettava mia mogli e mia madre e che avrei dovuto, quantomeno, avvisarli. Sentii mia moglie che senza pensarci due volte mi disse di invitare Barberis a pranzare   assieme a noi. Corrado accetto di buon grado l’invito.
La sua sorpresa divenne quasi una emozione allorché mia moglie ci fece sapere di aver preparato un piatto tipicamente calabrese  quale: “raschiatelli al ragù di capra”. Corrado  gustò  con  immenso piacere il piatto calabrese,  annaffiandolo con il robusto rosso Moscafratta .Sorridendo  ci raccontò di un simpatico personaggio di un romanzo intitolato “Ragù di capra” che dopo una serie di singolari vicende approda in un paesino della Calabria ionica.Nel chiedere informazioni si trovò a bussare ad una casa dove una famiglia stava per mettersi a Tavola.Con grande naturalezza viene invitato a prendere posto ed onorare la tavola. Quel pranzo era a base di” raschiatelli al ragù di capra”.
“Ebbene” disse soddisfatto Corrado “ il protagonista lasciò il suo lavoro a Milano e si trasferì definitivamente in Calabria!
Potenza dell’accoglienza mediterranea e… della sua arte culinaria”

Il tardo pomeriggio un collega lo accompagnò all’aeroporto per raggiungere Roma.

                  Ritornò ancora una volta a Menfi in occasione della presentazione della istituenda Libera Universita Rurale.

Grazie Corrado