mercoledì 30 novembre 2022

ERP partecipa anche tu

 

partecipa anche tu al “European Rural Parliament Italy” (ERP-Italy) - Perché e come aderire

 

 


Che cos’è il Parlamento Rurale Europeo (ERP)?

Una struttura politica, ma non partitica. 'Parlamento rurale' non è una parte formale del governo, né è un parlamento nel senso di un organo legislativo o decisionale. Si tratta di un processo 'bottom-up' di coinvolgimento e dibattito tra il popolo rurale e politici, per consentire una migliore comprensione, politica più efficace e di azione per affrontare le questioni rurali.
Un Parlamento rurale è un processo che fornisce opportunità per le persone con un interesse per le comunità rurali per condividere idee, prendere in considerazione i problemi e le soluzioni. Il Parlamento rurale permette a persone e decisori di lavorare insieme su questioni prioritarie per sviluppare soluzioni nuove e creative. Rafforza la voce delle comunità rurali e li aiuta a influenzare le decisioni che le riguardano. Il suo successo in Europa negli ultimi 20 anni ha ispirato l'avvio di un Parlamento rurale in ogni stato.

Dopo il formale riconoscimento da parte del Parlamento Rurale Europeo (ERP), l’ERP-ITALY sta lavorando per pianificare e organizzare la sessione inaugurale che avrà luogo nella primavera del 2023.

 

Chi può partecipare al Parlamento rurale?

I membri possono essere organismi, istituzioni, organizzazioni pubbliche e private, associazioni, GAL, reti informali, singoli individui, ecc., che hanno a che fare, a vario titolo, con le politiche di sviluppo rurale (es.: agricoltura e agroalimentare, artigianato, cultura, turismo, MPMI, paesaggio rurale, servizi socioeconomici, socioambientali e socioculturali rurali, ecc.), purché non legati da alcuna forma di controllo o dipendenza ad enti governativi.

Come aderire

Puoi segnalare il tuo interesse ad aderire alla sezione italiana del Parlamento Rurale Europeo compilando il form on-line disponibile qui.

Per maggiori informazioni.  

https://unirurale.blogspot.com/


EuropeanRuralParliament Italy












sabato 12 novembre 2022

Caltagirone, presentazione del romanzo di Nuccia Vona

 A Nuccia Vona con il romanzo 

“HISTORIAS DE TANGO” 

il riconoscimento di “Custode dell’Identità Territoriale”  

 per “Aver saputo esprimere l’intimità di un popolo”


                      La sezione di Caltagirone della Fidapa, con il patrocinio del Comune, ha organizzato, nel salone di rappresentanza “Mario Scelba” del municipio, “Il Tango: storia, passione e comunicazione”, con la presentazione del romanzo di Nuccia Vona “Historias de Tango”.   

                       Un organizzazione straordinaria, una forza di volontà strepitosa, e l’amore per la propria terra, ha reso una serata come tante, emozionante e coinvolgente, un evento destinato a sedimentarsi nei ricordi più profondi,  alla presenza di tanti attenti osservatori.

           Hanno preso parte in una sala al completo,  Enza Piazza Randazzini (presidente Fidapa), Fabio Roccuzzo (sindaco),   lo scrittore  Domenico Seminerio, Nino Sutera, Direttore della Libera Università Rurale  dei Saperi & dei Sapori Onlus, Claudio Lo Monaco (assessore alla Cultura)   e chiaramente l’Autrice del libro Nuccia Vona, con le lett

Ad impreziosire l'evento culturale  la narrazione, le foto e il video a cura di Paolo Ferlito, che documentano il contesto storico, congiuntamente alle letture a cura di Daniela Vicino, con  le  esibizioni di tango di Elena Cannizzo e Damiano Puglisi.  

Di particolare rilievo la ricerca, doviziosa e attenta, curata anche nei minimi dettagli. Il merito dell’autrice è soprattutto quello di condurre il lettore attraverso un viaggio immaginario che termina con un finale per nulla scontato, che desta curiosità e sollecita la lettura del capitolo successivo.

Filo conduttore del romanzo, articolato in diversi racconti, è proprio il tango quale elemento identitario del popolo argentino. Un tesoro di così grande valore da essere dichiarato dall’UNESCO, nel 1990, patrimonio dell’umanità come “Bene Culturale Immateriale”.

 

Il romanzo con una scrittura scorrevole e delicata, racconta l’intimità di un popolo, tra speranza, angoscia, passione ed eros, a servizio di un romanzo storico che offre al lettore anche numerosi spunti di riflessione sull’epoca contemporanea. Estimatrice della bellezza, Nuccia Vona   ama le arti e la cultura ed è attivamente impegnata per la loro salvaguardia e valorizzazione. “Historias de Tango”, edito da Puntostampe, un libro da leggere e da ascoltare, assaporando  un buon bicchiere di vino rosso.    

 La Libera Università Rurale dei Saperi e dei Sapori, diretta da Nino Sutera, ha insignito la scrittrice del prestigioso riconoscimento di “Custode dell’Identità Territoriale”. Un premio assegnato a coloro che, a vario titolo,  promuovono la storia, le tradizioni e il patrimonio culturale dei luoghi, una risorsa di  inestimabile valore che racchiude le specificità locali tutelandole rispetto al fenomeno della globalizzazione che tende a livellare usi, costumi e prodotti, omogeneizzandoli.



Il riconoscimento è stato attribuito prima della pandemia, che a causa degli effetti e delle limitazioni, non è stato possibile consegnarlo prima.

I  riconoscimenti della Libera Università rurale, nel corso degli anni   sono stati conferiti, tra gli altri,ad Antonio Presti, Giada Bellanca medico impegnato nelle navi a soccorso degli immigrati, alla cardiochirurgo Linda Pisano e a Totò Cascio di “Nuovo cinema paradiso”



 

venerdì 4 novembre 2022

……..Altro che sovranità alimentare

 ninosutera

……..Altro che sovranità alimentare

Italia autosufficiente solo per pollo, riso e vino. Dall'estero arriva il 40% del grano per fare la pasta e ben il 60% dell'olio. Quasi tutto il pesce in scatola proviene da altre nazioni.

Ne  avevamo già parlato in tempi non sospetti  il  15 luglio  

https://liberauniversitrurale.blogspot.com/2022/07/dieta-mediterranea-un-falso-mito.html

                     Oggi, Vi parleremo  di sovranità alimentare in un modo insolito, vi anticipiamo però che la visione del video che segue,  è destinato a interferire sulle vostre abitudini alimentari.

https://www.youtube.com/watch?v=ZccE5fONLOc




 La  Sovranità Alimentare ritorna di grande attualità La nuova dicitura ha aperto il dibattito sul ruolo che questo ministero dovrà svolgere, difendere la nostra sovranità alimentare o puntare a raggiungerla? In ogni caso la strada sarebbe molto impervia se pensiamo che al momento dovessimo sfamarci solo con quanto produciamo dovremmo cibarci solo di riso, pollo e in parte per frutta e verdura e dovremmo rinunciare ad alimenti centrali della dieta mediterranea come olio di oliva e pasta. Questo perché una parte importantissima della nostra alimentazione quotidiana proviene dall'estero e non la coltiviamo o alleviamo direttamente.

Au revoir Dieta Mediterranea

A fornire dati sull'attuale situazione è la Federalimentare, che monitora costantemente il livello di autosufficienza del Belpaese. Il primo elemento che fa storcere il naso riguarda la pasta. Importiamo il 40% dei grani assorbiti dalle industrie, che poi riversano una parte importante della produzione in altri Paesi. La situazione non è dissimile per le farine, dato che il 45% proviene da altri Stati. Ancora peggio a guardare il settore dell'olio: ne recuperiamo il 60% dall'estero, soprattutto dalla Spagna, per poi apporvi marchi “italiani”, mentre nei nostri uliveti spesso non si hanno risorse per recuperare il raccolto. Necessitiamo di un 40% di importazioni per soddisfare la produzione di carni preparate e i salumi. Passando poi agli allevamenti, per l'alimentazione animale ci riforniamo da luoghi oltre i nostri confini per oltre il 65% dei mangimi.

Sparirebbe "na tazzulell 'e café"

Si arriva al 95% delle importazioni per le conserve ittiche, come tonno e sgombro in scatola. Totale poi la dipendenza dall'estero per un caposaldo delle abitudini italiane come il caffè. Idem per il cacao, necessario per cioccolata e tutta l'industria dolciaria. In entrambi i casi si tratta di colture che non sono adatte ai nostri terreni né al nostro clima, nonostante stia facendo sempre più caldo anche sul nostro territorio. L'indipendenza si ridurrebbe dunque alle carni dei volatili, come polli e galline, e alle uova, dove comunque incide il fattore “mangimi esteri” visto sopra. Limitate al 5% le importazioni di vino e acque minerali. Stessa cifra per il riso, mentre latte e formaggi si fermano al 6%. Nel settore dell'ortofrutta trasformata, di cui comunque siamo importanti produttori, è necessario in ogni caso acquistare il 16% delle materie prime. In definitiva, per diversi nostri prodotti simbolo non siamo certo autonomi.

Missile alimentare dalla Russia

Prima ancora che la questione tornasse d'attualità con il governo Meloni e l'attributo della Sovranità alimentare al ministero per l'Agricoltura, il problema dell'indipendenza produttiva si era già posto nel corso della pandemia e a seguito dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. Nonostante i timori, nel caso del Covid-19 l'impatto sul settore agroalimentare è stato importante, ma l'Italia ha retto bene, grazie anche ai regimi di protezione attivati nell'ambito dell'Unione europea. La crisi scatenata dalla guerra sta invece avendo una gittata ben più lunga, tra le esportazioni di cereali e oli vegetali sulle rotte del Mar Nero  e i costi aumentati all'inverosimile di due “input” agricoli: mangimi e fertilizzanti.

La "crisi dei mangimi"

Per i primi era fortissima la dipendenza dal mais prodotto in Ucraina, mentre i secondi provengono in gran parte da Russia e Bielorussia. “In questo quadro spicca la situazione critica relativa al mais. Sarà necessario importare circa 20 milioni di tonnellate, in concorrenza con la Cina, che è il primo importatore a livello mondiale”, ha sottolineato pochi giorni fa Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura. Con i prezzi del gas necessario a produrre i fertilizzanti ormai fuori controllo, pur volendosi affidare ad una produzione interna i costi per le aziende agricole restano proibitivi.  

“Potrebbero mancare i fertilizzanti, a causa della riduzione della produzione, con punte fino al 50%, determinata dall’eccezionale incremento dei prezzi del gas”, ha affermato Giansanti, precisando che si tratta di "un problema mondiale in termini di prezzi e disponibilità. Se ne discuterà durante la riunione del G20 che si terrà in Indonesia il 15 e 16 novembre”. Una parte importante del problema quindi non dipende tanto dal numero di terreni coltivati, come ha lasciato pensare il ministro Francesco Lollobrigida, affermando di voler recuperare un milione di ettari “sbloccandoli” dai vincoli Ue. Le regole previste dalla nuova Politica agricola comune riguarderebbero in realtà solo 200mila ettari, per i quali comunque è in vigore una deroga fino al 2023.

La crisi si annida da un lato nel sistema produttivo agricolo, troppo dipendente da pesticidi, mangimi e fertilizzanti, e a livello industriale dalle scelte di molti marchi “italiani”, che in realtà preferiscono reperire materie prime dall'estero a prezzi più bassi, rivendendo al contempo i loro prodotti all'estero fregiandosi dell'aura tipica del Made in Italy. Infine, i cambiamenti climatici, con una siccità quasi perenne che mette in crisi tantissime colture, innanzitutto quelle idrovore, come il mais. “La siccità e le temperature sopra la media stanno ostacolando il normale svolgimento delle semine in vista dei nuovi raccolti” ha evidenziato il presidente di Confagricoltura. Dopo questo inizio di autunno dalle temperature estive, la situazione nei campi resta caldissima. Da ogni punto di vista.

 
https://liberauniversitrurale.blogspot.com/2022/07/dieta-mediterranea-un-falso-mito.html

mercoledì 2 novembre 2022

ERP-Italy

 Si lavora spediti alla pianificazione e organizzazione della sessione inaugurale di ERP-Italy nella primavera del 2023. Il Parlamento Rurale Europeo (ERP) è un movimento aperto, senza forma giuridica, finalizzato ad animare il dibattito sullo sviluppo delle aree rurali europee e pervenire a documenti propositivi (dichiarazioni, manifesti, position paper, ecc.), da sottoporre agli organi di governance dell’Unione europea perché ne tengano conto durante i processi decisionali, direttivi e di regolamentazione delle politiche europee della ruralità intesa nella sua accezione più ampia. Si tratta di un processo “dal basso verso l’alto” (CLLD, Community-Led Local Development) di coinvolgimento e dibattito tra le popolazioni rurali e i responsabili politici per consentire una migliore comprensione, migliori politiche e azioni per affrontare le questioni rurali. È incentrato sul raggiungimento di risultati pratici e basati su politiche rilevanti per le sfide e le opportunità che devono affrontare le popolazioni rurali. Le sessioni del Parlamento Rurale sono, dunque, molto più di una semplice conferenza. Sono operative nel mobilitare e raccogliere persone e idee dalle comunità rurali e trasformarle in manifesti per l’azione. Sono anche una vetrina per le zone rurali e le loro comunità.



Partecipa al Parlamento rurale

https://docs.google.com/forms/d/1KmzVcU3eCI_QXjarmY5vPtnZjEJW_iOLhFiIUzPuyWo/edit

https://docs.google.com/forms/d/1KmzVcU3eCI_QXjarmY5vPtnZjEJW_iOLhFiIUzPuyWo/edit

Nel 2010 viene istituito il Comitato promotore della sezione Italia del Parlamento Rurale Europeo, promosso da Nino Sutera, coinvolgendo i portatori d’interesse che si occupano di ruralità a titolo personale, docenti universitari, tecnici, operatori, associazioni ecc, definendo un “Manifesto della NeoRuralità” e pubblicando diversi articoli allo scopo di animare e divulgare i princìpi, i doveri e i diritti delle comunità rurali. Dieci anni dopo, dall’incontro con Sergio Campanella, direttore del GAL Eloro, il Manifesto si arricchisce di un capitolo dedicato alle innovazioni sostenibili legate alla terra e al suo utilizzo; e la compagine di aderenti si estende a diversi “soggetti collettivi” provenienti da 15 delle 20 regioni italiane, tra i quali: 15 GAL siciliani: Eloro, Elimos, Metropoli Est, ISC Madonie, Golfo di Castellammare, Terre di Aci, Terra Barocca, Sicani, Rocca di Cerere, Valle del Belice, Etna, Valli del Golfo, Sicilia Centro Meridionale, Terre del Nisseno; 12 associazioni/agenzie di sviluppo rurale; Rete Rurale Siciliana con 21 GAL aderenti ufficialmente…altri 2 partecipanti alle riunioni della RRS devono ancora formalizzare; AIDCG Associazione Italiana Direttori e Coordinatori dei GAL (con 52 GAL provenienti da 10 Regioni italiane); Consulta Nazionale dei Distretti del Cibo, con 34 Distretti della Consulta (da tutta Italia); in corso, l’adesione di altri Distretti singoli (P.A. Bolzano, Umbria, Toscana, Marche, ecc.); Distretto Produttivo Ortofrutticolo di Qualità della Sicilia (con capofila GAL Eloro); Agenzia per il Mediterraneo.

Tra i lavori prodotti dal Comitato promotore ERP-Italy, si contano: – il Manifesto della NeoRuralità (diviso in due parti: 1°. Princìpi, diritti e doveri delle comunità rurali; 2°. innovazioni sostenibili – AKIS) che ogni nuovo membro si obbliga a riconoscere e rispettare; – un Position Paper (come elenco base di tematiche di interesse strategico per gli aderenti al Parlamento rurale nazionale, in linea con quelle di interesse del ERP, proposte dai partner in sede di adesione); – Logotipo del ERP-Italy; – Mailing list dei membri del Comitato promotore ERP-Italy; – Form di adesione di Google; – Creazione di un gruppo Facebook “EuropeanRuralParliament Italy”; – Rassegna stampa sull’iniziativa (oltre 40 articoli su stampa e on-line dal 2010 ad oggi).

Fra le attività svolte, oltre a quella di avvio, realizzata nel 2010, si annoverano: – Partecipazione a diversi eventi organizzati a livello nazionale, di natura divulgativa e tecnica, con presentazione di interventi sull’attività svolta e sulla funzione del ERP-Italy; – Attività di animazione territoriale per il coinvolgimento dei soggetti interessati a livello nazionale; – Animazione e aggiornamento costante dei social network; – Redazione articoli su stampa e on-line; – Partecipazione, su invito, come membri del Comitato promotore del ERP-Italy alla V sessione ERP del 12-15/09/2022 a Kielce (Polonia) l’aggiornamento del Manifesto della Neoruralità ottobre 2022.

lunedì 24 ottobre 2022

Quale sovranità alimentare?

 Uno dei primi lavori del  ERP  European Rural Parliament   https://terra.psrsicilia.it/parlamento-rurale-europeo-litalia-parla-siciliano-ai-lavori-di-kielce/     è stato l’avvio  dell’elaborazione del Manifesto della Neoruralità, che non rappresenta il vangelo, ma un quaderno work in progres.

  A distanza di  dieci  anni,  ritorna di gran moda o se volete di grande attualità, (…sovranità alimentare). L’ Italy Rural Parliament nel Manifesto ha preferito trattare prima  i contenuti, piuttosto che il contenitore, comunque la sostanza in estrema sintesi non cambia, c’è tanta voglia di riposizionare ogni cosa al posto giusto, e di riscrivere una politica agricola, rispettosa dei contadini, dei consumatori e del prossimo, se pur in un contesto europeo.



Il concetto di sovranità alimentare è un concetto molto più profondo di quello che potrebbe apparire a prima vista. Infatti  l’Italia è tra i Paesi che già oggi, con il suo banale ministero delle Politiche agricole,  protegge 315  prodotti con marchi Dop (denominazione di origine protetta), Igp (indicazione geografica protetta), Stg (specialità tradizionale garantita) per non parlare di Doc, Docg, Igt,  ect,ect Pensate davvero che non ci sia sufficiente sovranità?

La sovranità alimentare non và intesa come una “nuova montagna di carte” per affermarne il diritto di esistere.

Nel corso degli anni il concetto di «sovranità alimentare» è stato ripreso e diffuso da diverse organizzazioni, non esiste una definizione unanime o trasversalmente condivisa di questo concetto, ma per capire cosa significa può essere utile riferirsi  Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO).

Secondo la FAO  la sovranità alimentare è un modello di gestione delle risorse alimentari che ha come priorità e motore delle proprie politiche non la massimizzazione del profitto economico ma la soddisfazione delle esigenze alimentari delle persone; che promuove un tipo di produzione alimentare sostenibile e rispettosa del lavoro di chi produce il cibo; che punta a incoraggiare le economie alimentari locali, riducendo la distanza tra fornitori e consumatori, lo spreco e la dipendenza da società distanti dai luoghi in cui il cibo viene prodotto. In altre parole, la sovranità alimentare si propone di dare il controllo delle risorse alimentari soprattutto a chi le produce, le distribuisce e le consuma anziché a grandi aziende che le utilizzano come mezzo per arricchirsi.

La sovranità alimentare punta   a valorizzare le conoscenze tradizionali sulla produzione delle risorse alimentari e la loro trasmissione di generazione in generazione, e promuove l’utilizzo di metodi e mezzi di gestione delle risorse alimentari che siano sostenibili dal punto di vista ambientale, concetti che Veronelli ha codificato fin dagli inizi degli anni 90 con le De.Co. Denominazioni Comunali



Veronelli,   enologo, gastronomo e scrittore lombardo,   https://terra.psrsicilia.it/borghi-geniusloci-de-co-legame-fra-uomo-ambiente-clima-e-cultura-produttiva/   ha rappresentato e rappresenta il rinascimento dell’  ElaioEnoGastronomia  italiana in tutte le sue espressioni, ha aperto una strada, inventato un genere, vissuto e tracciato la via per l’affermazione dei territori, e i suoi prodotti identitari, una lezione di dedizione, onestà intellettuale, e sana partigianeria che ha rappresentato   l’antesignano  della sovranità alimentare .

                    Ha lottato contro i poteri forti a difesa dei piccoli produttori, a garanzia dei consumatori consapevoli, tra le sue battaglie, “con la trasparenza del prezzo sorgente, il consumatore verrebbe messo in grado di valutare il tipo di ricarico applicato dal rivenditore, e da questo  la sua onestà”

  Già nel lontano  1956   Luigi (Gino) Veronelli scriveva “L’agricoltura e il turismo sono le armi migliori per lo sviluppo e l’affermazione della nostra Italia”. Un’idea decisamente controcorrente considerando il pieno boom economico, cioè quel veloce sviluppo industriale che trasformò l’Italia, il suo modo di vivere, le abitudini, anche alimentari, della popolazione e modificò per sempre l’aspetto delle città, del paesaggio, delle campagne. Anni dopo, Veronelli è tornato sull’argomento precisando che “L’agricoltura di qualità e il turismo di qualità sono le armi per lo sviluppo della nostra patria”. Veronelli in questo come in tanti altri temi, è stato   un intellettuale a tutto campo, ricco di intuizioni, uno straordinario personaggio ricco di umanità, e di contraddizioni, capace di vedere lontano. I suoi pensieri sul turismo e sull’agricoltura, infatti, hanno del pionieristico se collocati nel contesto storico in cui sono stati enunciati. Ma d’altra parte il suo grande fascino era dovuto al fatto che nella sua vita, non hai mai smesso di essere curioso e attento a cogliere le novità, nel rispetto dell’identità territoriali.

Ecco, per noi tutto questo è sovranità alimentare.

 

italyeuropeanruralparliament@gmail.com

mercoledì 12 ottobre 2022

Riaffiorano le radici


  Peppino Bivona

                                A quel tempo la spiaggia di Porto Palo finiva alla foce Mirabile, quasi a simboleggiare le nostre colonne d’Ercole: oltre c’era l’ambio arenile, smisurato, aperto, sconfinato, sovrastato dall’immensa collina di sabbia: il “serrone Cipollazzo”,ricoperto qua e là da vegetazione di piante in via d’abbandono; poi il  mare, limpidissimo, basso ,esteso, calmo , comodo per raccogliere patelle. Chi osava avventurarsi oltre la foce rischiava di perdersi nel vasto “oceano”, dove la ragione latitava e spesso soccombeva alle passioni giovanili. 

Oggi gli spazi oltre la foce Mirabile sono densamente antropizzati, resi angusti dalla strettezza  di un malcelato  budello di terra , costipato  da un ammasso di case scriteriate  e goffe,  insomma, penose.  Ora tutto si è ridotto, divenuto a portata di mano: l’accesso comodo ma non facile. I cambiamenti in questo mezzo secolo non potevano risparmiare questo tratto di mare e la collina sovrastante, che per alcuni anni divenne oggetto di un acceso dibattito, culminato in vicende giudiziarie dai risvolti umani dolorosi. Ma alla fine, pur assediato ad est come ad ovest, dalla speculazione, viene riconosciuto e decretato come area d’interesse paesaggistico –ambientale. Eppure come se non bastasse, Il serrone Cipollazzo, subisce oggi più che mai, inesorabilmente gli attacchi violenti delle mareggiate, particolarmente dove non sono state allestite  protezioni, ovvero i pennelli. Questa immensa, stupenda duna di sabbia, forse unica nel bacino del mediterraneo, sembra un gigante dai piedi d’argilla!
Si, ogni anno di più sembra sgretolarsi, la furia del mare non ha pietà, l’assedia frontalmente e inesorabilmente avanzando ne mina le fondamenta! Ogni anni sembra restituirci strani reperti.
Quest’anno, per uno bizzarro sortilegio, i marosi ci hanno consegnato nuovi reperti, ovvero lunghe radici di vite immerse per diversi metri nella sabbia fino a raggiungere i profondi strati argillosi, forse di illite o di caolino. Uno spettacolo mozzafiato: pensate queste uniche e rare viti  europea,  franchi di piede ,ovvero non innestate, da quasi centocinquant’anni sono sopravvissute al caldo torrido della sabbia infuocata,  a pochi metri dal mare
.Ad una prima analisi dei seni peziolari  sembrano Catarrati, Inzolia e una vecchia verità di uva da tavola, forse Centorruote. Ora vi chiederete stupiti: ma cosa ci faceva questa coltivazione della vite in un contesto orografico cosi avverso o quantomeno singolare?
Per un momento accantoniamo l’emozione e lasciamo parlare la storia.




 Ebbene, dovete sapere che per millenni in Sicilia, come in tutto il bacino del Mediterraneo, la vite veniva coltivata con estrema semplicità, non avevamo alcun bisogno di praticare l’innesto né tanto meno difenderci da due pericolose malattie ovvero l’oidio e la peronospora. La vite produceva in abbondanza e viveva cento e passa anni. I nostri guai inizino con la “scoperta “dell’America, e in modo decisivo quando i mezzi di comunicazione divengono sempre più rapidi e veloci come accade con le navi a vapore. La seconda metà dell’ottocento segna l’avvio tragico del disastro della viticoltura europea : arriva dall’America la fillosser, uno strano afide che attacca e distrugge  le radici delle viti europee, franche di piede. Dalla Francia il flagello si espande in tutta Europa compresa la Sicilia , ……fino a Menfi. Qui, la vite  nell’economia agricola, aveva un posto di tutto rispetto, ne sono testimonianza i diversi “palmenti “ diffusi in contrada Bonera. Che fare?  Per anni i contadini videro  scemare sotto i loro occhi interi campi di vite coltivate. Finché  un giorno, qualche acuto osservatore, notò un fatto interessante, ovvero che le viti coltivate in terreni sciolti o molto sciolti, la forma radicicola della fillossera non manifestava la sua virulenza. Fu così che i contadini e i proprietari   decidono di spostarne la coltivazione della vite nei terreni sabbiosi.
Oltre alla collina del Cipollazzo, la vite si estese nelle aree delle dune di contrada Torrenuova ,attivando, per alcuni anni, un fiorente commercio. Le viti affondavano le radici per diversi metri, fino agli strati argillosi,  mentre la vegetazione veniva protetta da cannucce perfettamente ordinate. L’uva raccolta veniva trasportata in cesti di canne spaccate, a basto con i muli. Tutto durò alcuni decenni fino a quando non fu introdotta la tecnica dell’innesto, utilizzando le viti americane le cui radici resistevano all’attacco della fillossera. Adesso il mare trascina via, assieme alle radici, i nostri ricordi giovanili.      

giovedì 29 settembre 2022

𝗠𝗲𝗻𝗳𝗶 𝗶𝗻 𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮 "𝗜𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶𝘁𝗮' 𝗲 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼"

 

Dalla volontà e dalla determinazione dei cittadini di partecipare e rendersi protagonisti, attraverso la propria arte e il proprio sapere nel centro storico nelle giornate dell'1 e 2 ottobre prossimo 𝟭° 𝗘𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗠𝗲𝗻𝗳𝗶 𝗶𝗻 𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮 "𝗜𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶𝘁𝗮' 𝗲 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼"

 

In una nota il Direttore artistico  afferma "La 1° EDIZIONE di MENFI IN FESTA, nasce dalla volontà e dalla determinazione dei cittadini di partecipare e rendersi protagonisti, attraverso la propria arte e il proprio sapere, ma soprattutto nasce dalla necessità di ritrovarsi come comunità".

Il Maestro Pietro Mangiaracina Direttore artistico dell’evento  è stato insignito nel recente passato, del riconoscimento della Libera Università Rurale di “Custode dell'identità Territoriale” del percorso dei Borghi GeniusLoci De.Co. 

Il programma degli eventi della manifestazione, include: Pittura, Teatro, Musica, Artigianato, Enogastronomia, Salute e prevenzione, Spazi per i bambini, coinvolgimento delle comunità straniere presenti nella   città, attività commerciali aperte, musei aperti, Urban Tour: passeggiata guidata attraverso la storia di Menfi, tra cortili, circoli e artigiani con aneddoti e curiosità. Spazio anche alla cultura, con la presentazione tra gli altridel libro    “Chicco di Sole”

 

https://terra.psrsicilia.it/il-misterioso-chicco-di-grano-nelle-pagine-di-peppino-bivona/


                   Una due giorni all’insegna del buon cibo, dell’ottimo vino, in una delle zone più belle della Sicilia,a difesa dell’identità territoriale.

“Coccio di… terra mare e suli

 

Lo Chef Francesco Bonomo“Custode dell’identità territoriale”  della Libera Università Rurale dei Saperi& dei Sapori Onlus,  già campione mondiale al Cous Cous Fest 2019, “Miglior Cous Cous premio giuria popolare” campione regionale “Cous Cous World ChampionShip”,  solo per citare alcuni premi conseguiti dallo Chef.








 https://fb.watch/fRaDcF6KGt/

 “Nei miei piatti amo valorizzare il territorio e i suoi prodotti identitari” dopo 3 anni dalla sua vittoria al Cous Cous Fest, lo chef    Francesco Bonomo sale di nuovo sul palcoscenico del Cous Cous Fest di San Vito lo Capo, riconfermandosi vincente nel suo cooking show con un piatto da lui interamente creato: “Coccio di… terra mare e suli“, incantando nuovamente la platea, estasiata e inebriata dal profumo e il sapore del suo cous cous. Lo  chef con questo piatto ricco di storia, ricordi e  tradizione ha voluto raccontare e omaggiare la Sicilia tutta,  dal mare alla montagna, alla campagna e non  poteva mancare assolutamente il calore del nostro sole  Gli ospiti hanno degustato il cous cous,  hanno avuto la possibilità di seguire una lezione dedicata a strumenti e tecniche di preparazione del cous cous, per poi cimentarsi nella lavorazione del prodotto: mani in una “mafaradda”, il tipico piatto siciliano in terracotta, basso e largo, e “incocciatura” della farina di semola con acqua, seguendo le indicazioni dello chef che è riuscito a trasportarli  in un viaggio sensoriale di sapori e profumi tipici della nostra terra,  utilizzando tutte materie prime locali di qualità come il cavolfiore,. il pesce di scoglio,  il pesce capone, lo “stratto” di pomodoro( estratto) e la semola di grani antichi,  rigorosamente incocciata a mano.

 

    

mercoledì 31 agosto 2022

Le ferite dell’Essere

 

Presso la Sala Blasco del comune di Sciacca Sabato 10 Settembre  alle ore 19.00 è in programma la presentazione del libro di Tregor Russo "Le ferite dell’Essere".     



 “Le ferite dell’Essere” è un Libro di saggistica e filosofia, indicato a tutti.
Lo stile, raffinato e asciutto, permette una lettura agevole e attenta, e riflessioni che condurranno i lettori verso generi di grande tradizione letteraria come la psicanalisi e la psicologia,, per riflettere insieme su decadenza e rinascita.

Dopo “Catarsi Redentrice” e “Al Rintoccar dei Sensi Assopiti”, il saggista e scrittore Tregor Russo presenta il Terzo Libro dal titolo “Le Ferite Dell’Essere”, una raccolta di aforismi, pensieri e massime filosofiche, ispirate da esperienze di vita dell’Autore, che  è Compositore, Scrittore, Fotoreporter e Docente,  arricchita da alcune fotografie artistiche.

  "Da tempo, mi riproponevo di affrontare queste tematiche e di utilizzare determinati stili artistici, e oggi posso dire di esserci riuscito e di aver dato compimento concreto a questo mio desiderio. Il testo, arricchito da alcune fotografie, è aperto alla lettura di tutti. Il mio consiglio è quello di leggerlo almeno due volte, per cogliere meglio tutte le sfaccettature e le sfumature, e per riflettere insieme sul senso della vita e dell’esistenza che non è e non deve essere soltanto dolore, ma anche e soprattutto rinascita” afferma Tregor Russo

martedì 23 agosto 2022

Passavolante, prodotto identitario

 

Ai nastri di partenza il Festival del Mandorlo e del Passavolante di Vicari (Palermo). Negli anni passati il piccolo borgo della provincia di Palermo ha avviato il percorso per la valorizzazione del prodotto identitario, il Passavolante.

 La denominazione comunale (De.Co.) “Borghi Genius Loci” è un atto politico, nelle prerogative del Sindaco,che afferma il suo primato nel territorio, che presuppone una conoscenza del passato, un’analisi del presente ed una progettualità riferita al futuro. Il tutto nell’ottica del turismo enogastronomico, che se ben congegnato e gestito, costituisce una vera e grande opportunità per lo sviluppo dell’economia locale, specie per le piccole comunità rurali, che nei rispettivi prodotti alimentari e piatti tipici hanno un formidabile punto di forza attrattiva nei confronti del visitatore.

 


 Parliamo di dolci appartenenti alla tradizione antica della pasticceria siciliana.


I passavolanti, furono inventati nel 1700 dai monaci del Convento di San Francesco a Vicari. In pratica, sono biscotti alle mandorle, realizzati in modo abbastanza semplice e con ingredienti quali uova, farina, zucchero e mandorle. Tornando alla manifestazione, sarà una tre giorni (dal 26 al 28 agosto) di spettacoli, intrattenimenti, informazioni, cultura, enogastronomia mirati alla promozione e valorizzazione del territorio vicarese e dell’area del San Leonardo.

 

E’ opportuno ricordare che Vicari, estrema propaggine dei monti Sicani, è terra d’elezione della mandorla, prodotto che da sempre le ha dato lustro, grazie anche ai suoi 14 ecotipi locali (Kuti, Favarò, Tessitura o Fellamasa, Muddisa, Regina, ecc.). Ecotipi che avevano uno stretto rapporto con la popolazione locale, infatti assumevano il nome della famiglia che li custodiva e produceva. Altri, invece, prendevano il soprannome dall’aspetto e delle loro caratteristiche come: ‘a rigina, muddisa, ecc. Le condizioni pedoclimatiche vicaresi non saranno sfuggite alle attenzioni di quei saggi greci di campagna che qualche secolo addietro diedero vita alla coltivazione di questo tesoro in guscio. In mostra anche il gioiello della pasticceria locale: il passavolante, che non è la grossa colubrina, in uso dal sec. XV al sec. XVII, che scagliava a grande distanza palle di pietra, ma una suadente prelibatezza che nel corso degli sposalizi veniva fatto passare tra i commensali dentro un canestro, velocemente e ad altezza d’uomo, per limitare, data l’oneroso costo, il suo consumo.

 

sabato 20 agosto 2022

C’era ‘na vota e c’era…..

 

C’era ‘na vota e c’era…  

di Antonella Marascia

Una Mammadraga furibonda, vecchie Magàre e giovani Principesse, Re cornuti e Reginotte fatate, Rane parlanti, Corvi che rubano cuori e pettinesse, giovani Principi che sciolgono il voto dei padri e fanno il Cammino di Santiago, una figlia di Marchese che riesce a gabbare la Corte del Re e un vecchietto arzillo che sfida Lucifero con l’inconsapevole complicità di Commare Morte…



 Ogni cunto, ascoltato direttamente dall’autrice fin da bambina  dalla viva voce dei familiari, diventa la tessera del mosaico che racconta le sue radici di terra e di mare di Sicilia: la Borgata Costiera da parte di padre, il fiume Màzaro da parte di madre. Questo libro non ha alcun intento scientifico,  non è scritto in siciliano ma nella lingua parlata da chi raccontava ed è tradotto in italiano dall’autrice che ha cercato di rendere non solo il senso dei cunti, ma anche la loro coloritura, le battute che le nonne usavano intercalare, la musicalità di tutte le parti in rima. E’ una raccolta di perle pescate nel fondo della memoria, riportate a galla, ripulite ed infilate ad una ad una tra pagine che attendono di essere lette ma anche raccontate e colorate.

 Le illustrazioni sono quelle originali fatte da Alessandra Celere quando aveva appena cinque anni, mentre la magnifica copertina è opera attuale del piccolo Flavio Prestifilippo.

L’autrice ha deciso di devolvere il suo compenso al MAIS onlus (www.maisonlus.org), per il sostegno di uno specifico progetto di sviluppo e formazione..


Antonina (Antonella) Marascia è nata a Levanto (SP) e vive a Mazara del Vallo (TP). Segretaria comunale, formatrice, esperta di sviluppo locale. Appassionata di tradizioni popolari è cresciuta a pane e “cunti”. Attualmente è la segretaria/direttrice generale della Città Metropolitana di Palermo. Ama leggere, scrivere e far di conto. Il suo motto è “viaggiare è più che vivere”. Da grande farà la scrittrice.

 

venerdì 15 luglio 2022

Dieta mediterranea ...un falso mito?

 

Mediterranean Diet o  diet of globalization?


                  Non c'è pace per l'Assemblea regionale siciliana. Nell'annus horribilis delle decine di norme bocciate da Roma, persino quella approvata lo scorso mese che puntava a promuovere la dieta mediterranea ha ricevuto lo stop da Palazzo Chigi. Nonostante la crisi, il Consiglio dei ministri si è riunito ieri sera e ha approvato l'impugnativa della norma siciliana, proposta dalla ministra per gli Affari regionali Mariastella Gelmini, perché eccede le competenze della Regione e viola la Costituzione in materia di copertura finanziaria.

La domanda nasce spontanea è un problema di contenitore o di contenuti?

                    La Sicilia aveva già uno strumento legislativo straordinario che è la legge regionale  18 novembre 2013, n 19 Tutela e valorizzazione delle risorse genetiche 'Born in Sicily' per l'agricoltura e l'alimentazione,(non impugnatata) che bisogno c'era una nuova legge ?

                Per la cronaca alcuni consigli regionali si apprestano ad adottare la filosofia del born in ......, altre mentre inseguono le streghe! Ora secondo voi in Sicilia che cosa serviva, una nuova legge, o far funzionare meglio quella che già c'era? 

             Pur tuttavia, oggi,  nell’era della globalizzazione, una buona parte degli alimenti base della dieta mediterranea vengo importati da aree  che distano dai 3000 ai 5000 Km, per non parlare delle mutazioni genetiche naturali e indotti,per non parlare dei pesticiti consenti altrove e vietati in Italia,  ed ecco la proposta, non è più coerente rinominarla " dieta della globalizzazione" ?

 

Pane, pasta, frutta, verdura, moltissimi legumi, olio extra-vergine di oliva, pesce e pochissima carne. Ecco gli ingredienti della Dieta Mediterranea, dichiarata dall'Unesco “Patrimonio orale e immateriale dell'umanità”. La ragione dell'onorificenza è la ricaduta positiva che la Dieta Mediterranea possiede nei confronti della salute. Ma sapete chi fu il primo a dimostrarne l'efficacia in maniera scientifica? Un italiano? No, lo statunitense Ancel Keys.

Onestà intellettuale vuole, che  analizzando sotto l'aspetto chimico, fisico, ma anche genetico, gli elementi base della dieta mediterranea  di oggi, niente hanno a che fare con quelli individuati da Keys.  Periodicamente il mediterraneo si alterna da teatro di morte, per chi cerca di attraversarlo per una vita migliore, in mega-trovata geniale per tanti improvvisanti strateghi dello sviluppo.In tante iniziative mai nessuno da voce ai contadini veri, azionisti di maggioranza del buon cibo, forse perchè li temono. 

 

Nato nel 1904 a Colorado Spring, fu biologo, fisiologo e nutrizionista presso l’Università del Minnesota. Inviato al seguito delle truppe durante la Seconda guerra mondiale si occupò, per conto del Ministero, di un ampio programma sull'alimentazione.



Durante il suo soggiorno italiano partecipò al primo “Convegno sull'Alimentazione” che si tenne a Roma nei primi anni '50. Alla presenza dei massimi esperti, Keys rimase affascinato dal dato della bassa incidenza di patologie cardiovascolari e di disturbi gastrointestinali della regione Campania e dell'isola di Creta.

Una correlazione che doveva in qualche modo essere spiegata scientificamente. Per questa ragione fu il promotore del primo studio pilota volto a chiarire il mistero. Ad essere sottoposti alle analisi fu la popolazione di Nicotera, in Calabria. Pochi anni più tardi, più precisamente nel 1962, si trasferì a Pioppi, una frazione del comune di Pollica, nel Cilento. Pioppi divenne il quartier generale dei suoi studi. Dopo decenni di indagini giunse alla conclusione che l’alimentazione a base di pane, pasta, frutta, verdura, moltissimi legumi, olio extra-vergine di oliva, pesce e pochissima carne era la responsabile dello straordinario effetto benefico sulla popolazione locale.

 

Questo tipo di alimentazione venne chiamata “Mediterranean Diet”, Dieta Mediterranea appunto. Tutti i risultati dei suoi studi vennero tradotti, in forma divulgativa, nel famosissimo libro “Eat well and stay well”, ovvero Mangiar bene e Stare bene. Un volume che fece rivoluzione a partire dagli Stati Uniti, suo paese d'origine.



Keys rimase a Pioppi per oltre 20 anni e morì, nel 2004, all'età di 100 anni. Sinonimo che la Dieta Mediterranea, sul suo inventore, funzionò in maniera davvero eccelsa.