venerdì 21 luglio 2023

Chicco di Sole

 

 

Chicco di Sole

 

 

Peppino Bivona,  profondo conoscitore delle tematiche legate al territorio, all’identità, alla storia, dalla cultura locale all’alimentazione, ci consegna un’altra opera straordinaria, “Chicco di Sole”con la prefazione di  Giuseppe Barbera, l’introduzione di. Nicola Cacioppo, e la postfazione di Nino Sutera. 

 Nessuna coltura come il grano ha segnato così profondamente la storia dell’alimentazione in tutto il bacino del nel nostro mediterraneo. Questo cereale ha inciso fortemente sulle vicende storiche della nostra civiltà, con i suoi risvolti economici, politici e sociali.

 Da secoli il grano caratterizza lo scenario del paesaggio agrario meridionale, dal latifondo al feudo: estensioni sconfinate,quasi una monotonia dominata della sola monocoltura cere agricola: luoghi spogli caratterizzati dalla totale assenza di un albero o di una casa.

Ma perché questa coltura ebbe ed ha,tanto successo? Quali caratteristiche peculiari ne hanno assegnato un primato merceologico e mercantile? Cos’ha di strategico questo “chicco” di grano?



Abbiamo immaginato, sostiene Peppino Bivona,  di proporvi un viaggio per una destinazione incerta,approssimata, senza una precisa meta, come si conviene ad un curioso viandante, un percorso in compagnia del chicco di frumento,scegliendo i camminati occasionalmente, giorno dopo giorno attraverso la mitologia, la storia, la tecnica, raccontarvi le complesse e complicate vicende che hanno accompagnato il mondo agricolo nel suo rapporto con questa strana “merce”: il grano. Si,davvero“strana” per la sua doppia natura: di merce e mezzo di produzione!

Ma ancora più strana e curiosa è la sua origine: pensate, non esiste allo stato selvatico, il grano non ha un “antenato” cosi come c’è l’ha il pomodoro, o la patata. Questo “accidente” botanico, ha stimolato la fantasia di scrittori come Mauro Biglino,  che lo vorrebbero un singolare dono degli “extraterrestri”.

 In verità la nascita del moderno grano si deve ad un paio di incidenti genetici, avvenuti in tempi diversi, a causa del mancato sdoppiamento de corredo cromosomico all’interno delle cellule germinali. Poi il lento processo di addomesticamento iniziato già12.000 anni fa,ha caratterizzato la nascita dell’agricoltura. Lo troviamo diffuso in quasi tutto il mondo e assieme ai riso e ai mais costituisce la base dell’alimentazione per la nostra umanità.

Il nostro intento è aprire delle finestre, offrirvi una narrazione libera e originale con una visione aperta,articolata sulle tematiche relative al grano e ai suoi prodotti derivati, alle vicissitudini umane ad esso legate, in una esposizione dinamica priva di rigidi, noiosi, schemi didattici.


Quali sono i “grani antichi"
Per convenzione, si definiscono “antichi” qualunque varietà di frumento a taglia alta (non nanizzato) e che non sia stato modificato in termini di composizione del glutine.
Sono grani antichi sia le specie definite ANCESTRALI del frumento tenero e duro, sia le varietà di frumento tenero e duro selezionate prima degli anni 50’-60’ (PRE-RIVOLUZIONE VERDE).
Sono questi grani che fanno parte della vera dieta mediterranea. Dove un tempo, sulle tavole, vi erano legumi (come i fagioli), con cereali in chicco. E il grano veniva consumato trasformato in pane lievitato con pasta madre.
Era la fine degli anni ’60 quando nacque il grano Creso, il padre dei grani moderni, registrato poi nel 1974. Si passò quindi da una taglia di 140 e 160 cm (prima del Creso) ad una taglia più bassa (70-80 cm). Questa tecnica di miglioramento genetico aveva l’obiettivo di offrire una maggiore resistenza all'allettamento.
Tra i grani antichi troviamo Verna, Inallettabile, Gentil Rosso, Frassineto (frumenti teneri). (Senatore) Cappelli, Tumminia, Russello, Perciasacchi, tra i frumenti duri. Ce ne sono comunque tantissimi altri.
Poiché c’è sempre tanta disinformazione (a fronte di ignoranza purtroppo) una precisazione sul Cappelli. È precedente al Creso e non è stato irradiato. Quindi non è nanizzato, come potete osservare dall’immagine e se visitaste un campo di coltivazione di agricoltori custodi.
Come molti altri grani antichi il (Senatore) Cappelli è stato ottenuto a mezzo selezione (1915). Deriva dalla varietà nordafricana Jean Retifah, a mezzo SELEZIONE e non a mezzo ibridazione (come si trova erroneamente in alcuni siti non attendibili).
Anche se più giovane della bisnonna di qualcuno, questa varietà di grano è pur sempre una vecchia varietà di grano. Ed in letteratura scientifica ci sono molti studi sui benefici per la salute. Come del resto per i vari grani antichi.
Una differenza nutrizionale tra antichi e moderni è il tipo di glutine, ovvero l’indice di glutine. Che, attenzione, non è la quantità di glutine.
Le vecchie varietà di grano hanno un indice di glutine più basso rispetto alle moderne. Questo dipende in particolare dalla composizione delle proteine di riserva (che daranno origine al glutine). Tant’è vero che i grani antichi possono essere consumati anche in caso di sensibilità al glutine non celiaca.
Queste vecchie varietà di grano sono generalmente coltivate in modo biologico (anche senza certificazione) e richiedono meno risorse (a partire da quelle idriche) e meno (o nulla) prodotti di sintesi. Senza considerare la maggiore biodiversità.

Peppino Bivona di Menfi, Agronomo Giornalista è attualmente Presidente della Libera Università Rurale dei Ssaperi& dei Sapori Onlus, che proprio quest’anno celebra i primi dieci anni di vita. Nel corso degli anni e delle esperienze, il concetto di European Rural University si è addensato e arricchito, come si accompagna un mondo rurale in profonda trasformazione. Infatti, le aree rurali sono diventate multifunzionali per la loro potenzialità e rappresentano la posizione strategica delle politiche di sviluppo locale. L'Università rurale unisce tutte le forze nelle zone rurali, persone ed istituzioni socio-economiche, in un unicum innovativo nel preservare le tradizioni locali, in cui è in grado di raccogliere tutte le logiche di azione, della formazione, della ricerca, della capitalizzazione delle esperienze, in quanto consente di individuare, confrontare e analizzare le iniziative locali dello sviluppo. Sono conosciute come università rurali ed il loro impianto è in auge in tutta Europa. La loro origine risale alla metà dell’Ottocento negli Stati Uniti, dove la creazione di immensi campus pluridisciplinari obbligò ad allontanare sempre di più l’università dai nuclei urbani. In Europa la prima Università rurale è nata in Francia, nel 1975. La prima Università rurale, organizzata in sessioni regionali, diventa un esperimento nazionale nel 1983. Il gruppo Northern Ireland (Irlanda del Nord) ha finanziato la creazione di una "università rurale" incentrata sui bisogni concreti dell'economia delle zone rurali dell'Irlanda del Nord. In questo contesto che si inserisce la mission e la vision della lurss che   ha plasmato il necessario dialogo fra “la conoscenza dell’imparato” e “la conoscenza delle esperienze”, tra teoria e prassi.

 

                                      

 

 

 

 

martedì 11 luglio 2023

Glifosate. L’EFSA si pronuncia: nessuna area di preoccupazione critica

 


Gianna Bozzali

L’impatto su salute e ambiente del glifosate non desta “preoccupazioni critiche”. È quanto emerso dallo studio d’impatto dell’Efsa, l’Autorità europea sulla sicurezza alimentare, che ha presentato in questi giorni la propria analisi. Un’analisi propedeutica, lo ricordiamo, alla decisione sull’estensione dell’autorizzazione d’impiego del noto diserbante non selettivo il cui impiego in Europa è sottoposto a una severa regolamentazione e la cui scadenza è stata prorogata al 15 dicembre 2023. Nella sua revisione paritetica della valutazione del rischio del glifosate come sostanza attiva, l’EFSA non ha individuato dunque alcuna area di preoccupazione critica in relazione al rischio che esso comporta per l’uomo, gli animali o l’ambiente.



Nel 2022 l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha effettuato una valutazione dei pericoli posti dal glifosate in seguito alla quale aveva concluso che esso non soddisfacesse i criteri scientifici per essere classificato come sostanza cancerogena, mutagena o nefrotossica. Restano però alcune questioni che non è stato possibile risolvere in via definitiva o questioni rimaste in sospeso. Tra le questioni che non è stato possibile risolvere in via definitiva rientrano la valutazione di una delle impurità presenti nel glifosate, la valutazione del rischio alimentare per i consumatori e la valutazione dei rischi per le piante acquatiche.

Tra le questioni rimaste in sospeso vi sono, tra l’altro, la mancanza di informazioni sulla tossicità di uno dei componenti della formulazione di pesticidi a base di glifosate presentata ai fini della valutazione, informazioni che sono necessarie per portare a termine la valutazione del rischio relativo alla formulazione per gli usi rappresentativi. Per questa formulazione non sono emerse indicazioni di tossicità acuta e genotossicità.

Per quanto riguarda la biodiversità, gli esperti hanno riconosciuto che i rischi associati agli usi rappresentativi del glifosato sono complessi e dipendono da molteplici fattori. Nel complesso, le informazioni disponibili non consentono di trarre conclusioni definitive su questo aspetto della valutazione del rischio e i gestori del rischio possono prendere in considerazione misure di mitigazione.  Per quanto riguarda l'ecotossicologia, il pacchetto di dati ha consentito un approccio conservativo alla valutazione del rischio, che ha identificato un rischio elevato a lungo termine per i mammiferi in 12 dei 23 usi proposti del glifosate.

Che cos’è il glifosate

Il glifosate è uno degli erbicidi più usati al mondo e rappresenta circa il 25% del mercato globale di questi prodotti. È utilizzato principalmente in agricoltura per combattere le erbe infestanti che contendono alle colture spazio, acqua, sostanze nutritive e luce del sole. È definito diserbante ad "ampio spettro" perché è efficace contro tutti i tipi di infestanti ed è sempre utilizzato in formulati contenenti altre sostanze chimiche.

A differenza di altri prodotti, il glifosate è assorbito attraverso le foglie e poi trasportato nelle altre parti della pianta. Questo conferisce alla sostanza la caratteristica di fondamentale importanza di riuscire a devitalizzare anche gli organi delle erbe infestanti che si trovano sottoterra. Ciò eradica realmente l'infestante e gli impedisce di ricrescere dopo poche settimane.

In Italia l'uso del glifosate nella coltivazione dei cereali è consentito dalla normativa vigente solo in fase di pre-semina e in pre-emergenza, cioè per liberare il suolo da erbe infestanti prima che si effettui la semina delle piante da coltivare e garantire a queste ultime la possibilità di crescere senza che altre piante sottraggano loro le sostanze nutritive presenti nel suolo. I trattamenti pre-raccolta sui cereali non sono consentiti in Italia.

Prossime fasi

Le conclusioni dell’EFSA sulla revisione paritetica della valutazione del rischio relativa al glifosato sono state trasmesse alla Commissione europea e agli Stati membri per orientare la decisione che sono chiamati a adottare in merito all’opportunità di mantenere il glifosato nell’elenco dell’UE delle sostanze attive approvate nei prodotti fitosanitari. La pubblicazione delle conclusioni è prevista per la fine di luglio 2023 mentre quella dei documenti di riferimento, che ammontano a diverse migliaia di pagine, è prevista tra la fine di agosto e la metà di ottobre 2023.



Originaria di Vittoria (Ragusa). Una laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari e tante esperienze maturate nel mondo della comunicazione enogastronomica, sia in tv, sia grazie alla collaborazione con testate giornalistiche di settore. Giornalista e critico gastronomico, esperto assaggiatore Onav, è da anni PR ed ufficio stampa del Consorzio di Tutela del Cerasuolo di Vittoria DOCG. Spesso veste anche il ruolo di Docente di comunicazione gastronomica in diversi corsi di settore. Ama narrare le storie più semplici come quelle dei casari, dei contadini e dei vignaioli perché anche il più sconosciuto dei produttori merita di essere “ascoltato”.






sabato 1 luglio 2023

I piromani i criminali.... e la legge!

 

 ..non tutti conoscono le norme e la Legge 

Non ci appassiona i commenti inconcludenti da bar, sui social,  ne solo le condanne di rito contro il criminale o i criminali, peraltro condiviso anche dalle formiche, ne le stupide critiche contro chi sà.... perchè conosce,  ci appassiona mentre la lettura delle disposizioni normative già in atto e perchè il libero arbitrio, supera l'immaginazione. DIAMO PER CERTO, CHE TUTTI CONDANNIAMO I CRIMINALI , andiamo oltre...  


 

 

Inerzia della P.A. e prevenzione incendi — versione tecnico-giuridica  

Autore: (a cura del redattore giuridico)

Abstract

La questione della responsabilità della Pubblica Amministrazione in materia di prevenzione incendi è spesso narrata in termini assoluti: «se la P.A. non interviene, è responsabile». Dal punto di vista giuridico la tesi richiede invece un rigoroso percorso di accertamento degli elementi costitutivi della responsabilità (dovere/posizione di garanzia; colpa o colpa grave; nesso causale; danno). Questo contributo ricostruisce, in linguaggio tecnico ma narrativo, il quadro normativo e giurisprudenziale applicabile, individua i profili probatori decisivi e propone linee operative per la redazione di atti amministrativi e per l’azione difensiva.


1. Introduzione e problema giuridico

L’immagine pubblica dell’inerzia amministrativa — terre incolte, fasce tagliafuoco non realizzate, diffide inevase — genera una reazione legittima di condanna morale. Sul piano giuridico, tuttavia, la trasformazione della “colpa morale” in responsabilità civile, penale o contabile richiede prove e categorie ben definite. Il salto argomentativo da «la P.A. ha fatto poco» a «la P.A. è automaticamente responsabile» non trova riscontro nelle regole di imputazione previste dal codice civile, dal codice penale e dall’ordinamento contabile. In questa prospettiva bisogna chiarire quali elementi e quale grado di prova sono necessari prima di poter affermare la responsabilità di un ente o del suo dirigente.


2. Quadro normativo fondamentale (sintesi guidata)

  • Il principio generale di responsabilità per fatto illecito è sancito dall’art. 2043 cod. civ.: «Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno». Art. 2043 c.c. (G.U.)[^1]

  • La responsabilità per le cose in custodia (norma frequentemente invocata nelle ipotesi di danno da incendio) è prevista dall’art. 2051 cod. civ.: «Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito». Art. 2051 c.c. (G.U.)[^2]

  • Sul piano penalistico il principio che «non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo» è espresso dal comma secondo dell’art. 40 cod. pen. (rapporto di causalità / posizione di garanzia). Art. 40 c.p. (commentario)[^3]

  • L’art. 328 cod. pen. disciplina il rifiuto/omissione di atti d’ufficio, rilevante quando il pubblico ufficiale abbia indebitamente omesso un atto urgente dovuto per ragioni di sicurezza o igiene pubblica. Art. 328 c.p. (G.U.)[^4]

  • Le competenze nel sistema della protezione civile e il quadro di attività di previsione/prevenzione sono ricomprese nel D.Lgs. 2 gennaio 2018, n. 1 (Codice della Protezione Civile). D.Lgs. 1/2018 - Codice Protezione Civile[^5]

  • I poteri contingibili e urgenti del sindaco (strumento operativo frequentemente utilizzato per ordinanze antincendio) trovano disciplina nel testo unico degli enti locali (D.Lgs. 267/2000, artt. 50 e 54). Art. 50 TUEL (D.Lgs. 267/2000)[^6]


3. Responsabilità civile dell’ente: struttura e limiti

La responsabilità civile dell’ente si fonda soprattutto su due assi:

a) la responsabilità aquiliana ex art. 2043 c.c., che nasce da un fatto colposo o doloso che cagiona danno a terzi;
b) la responsabilità per cosa in custodia ex art. 2051 c.c., che può essere invocata quando un bene pubblico — aree demaniali, fasce verdi, manufatti — abbia concorso alla propagazione dell’incendio.

Per affermare la responsabilità dell’ente occorre dimostrare, con il necessario grado di prova, i seguenti elementi: (i) l’esistenza del dovere di sorveglianza o custodia, (ii) la violazione di tale dovere per negligenza o inadempimento, (iii) il nesso causale tra omissione e danno, (iv) il danno economico effettivo e valutabile. La giurisprudenza, in materia di incendi, ha affermato la possibilità di responsabilità del custode anche in caso di contributo concausale della cosa alla diffusione del fuoco — salvo che intervenga prova del caso fortuito. Sul punto è utile rinviare a recenti dottrine e commenti che illustrano la portata dell’art. 2051 in fattispecie incendiarie. Analisi responsabilità ex art. 2051 (commento)[^7]

Nota di metodo probatorio. La prova del nesso causale tra omissione amministrativa e propagazione dell’incendio richiede strumenti tecnici: CTU, rilievi fotografici/satellitari, perizie su materiali combustibili, cronologia delle ordinanze e delle diffide. L’assenza di una prova tecnica convincente rende ardua la produzione di una condanna.


4. Ordinanze sindacali ed esecuzione in danno: strumenti operativi e vincoli di legittimità

Il potere sindacale di emanare provvedimenti contingibili e urgenti costituisce uno dei principali strumenti per imporre misure di prevenzione (bonifica di fondi, fasce tagliafuoco, rimozione di materiali infiammabili). L’ordinanza deve tuttavia rispettare i presupposti di legittimità (competenza, motivazione, proporzionalità e rispetto dei diritti dei destinatari). Il percorso tipico è: ordinanza → diffida/termine → intervento d’ufficio → recupero spese (esecuzione in danno). L’illegittimità formale o sostanziale dell’ordinanza espone l’ente a rischio di annullamento in sede giurisdizionale amministrativa e può indebolire la posizione dell’ente in eventuali contenziosi civili. Vedi, sul tema, riferimenti di prassi e dottrina amministrativa. Ordinanze sindacali ed esecuzione in danno (sintesi)[^8]


5. Profili penali: posizione di garanzia, omissione e reati colposi

La responsabilità penale per omissione non scatta automaticamente. È necessario che ricorra una posizione di garanzia a carico del soggetto (fondamento dell’obbligo di impedire l’evento) e che l’omissione sia colposa e causalmente rilevante ai fini dell’evento criminoso. Solo in presenza di questi requisiti la condotta omissiva può concretare fattispecie come l’incendio colposo o il disastro colposo ovvero il reato di omissione/rifiuto di atti d’ufficio (art. 328 c.p.). Per l’interpretazione e la giurisprudenza sul rapporto di causalità e sulla posizione di garanzia si rimanda alla dottrina e alle massime applicative. Rapporto di causalità / posizione di garanzia (analisi)[^9]


6. Responsabilità erariale: criteri della Corte dei Conti

La Corte dei Conti interviene quando l’operato di amministratori o dirigenti, per colpa grave o grave negligenza, ha determinato un danno erariale (es.: condanna risarcitoria che grava sull’ente). Si tratta di un giudizio contabile con criteri e oneri probatori propri, che richiede l’accertamento del nesso tra condotta e perdita patrimoniale o passività sopravvenuta. L’azione contabile non è automatica: occorre valutare grado di colpa, ragionevolezza dell’organizzazione e misure adottate. Per il quadro normativo e operativo rimando al sito istituzionale e alla prassi della Corte dei Conti. Corte dei Conti - competenze e prassi[^10]


7. Elementi di giurisprudenza selezionata (per approfondire)

La giurisprudenza che si occupa della responsabilità per incendi è ampia e frammentata; qui si indicano riferimenti utili per la verifica (si raccomanda la consultazione integrale delle massime nei portali giuridici professionali):

Avvertenza. Per ogni sentenza citata in un atto o in una pubblicazione scientifica è obbligatorio riportare numero, sezione e data, allegando il link alla massima o alla banca dati (DeJure, Italgiure, Pluris, ecc.). Se occorre, preparo una tabella con 8–12 pronunce complete (numero, sezione, data, massima e link) da inserire come appendice.


 


8. Conclusione

Il diritto offre strumenti idonei a sanzionare l’inerzia nella prevenzione incendi: ordinanze, esecuzione in danno, responsabilità aquiliana, strumenti penali e azioni contabili. Tuttavia la loro efficacia dipende dalla capacità di trasformare la percezione sociale in un percorso probatorio solido.  


Note (stile rivista giuridica)

  1. Art. 2043 cod. civ. — Testo ufficiale: Art. 2043 c.c. (Gazzetta Ufficiale).

  2. Art. 2051 cod. civ. — Testo ufficiale: Art. 2051 c.c. (Gazzetta Ufficiale).

  3. Art. 40 cod. pen. — Rapporto di causalità; posizione di garanzia (commentario/dottrina): Art. 40 c.p. (commentario).

  4. Art. 328 cod. pen. — Rifiuto/omissione di atti d’ufficio (testo): Art. 328 c.p. (Gazzetta Ufficiale).

  5. D.Lgs. 2 gennaio 2018, n. 1 — Codice della Protezione Civile: D.Lgs. 1/2018 - Codice Protezione Civile. — Si confrontino, inoltre, le direttive operative del Dipartimento. Protezione Civile

  6. T.U.E.L. (D.Lgs. 267/2000), artt. 50 e 54 — poteri del sindaco: Art. 50 TUEL (D.Lgs. 267/2000).

  7. Commento e casi pratici su responsabilità ex art. 2051 in materia d’incendio (esempi e dottrina): Analisi responsabilità ex art. 2051 (case-study).

  8. Sintesi su ordinanze sindacali, esecuzione in danno e limiti giuridici (prassi e casi): Ordinanze sindacali ed esecuzione in danno (sintesi).

  9. Rapporto di causalità e posizione di garanzia — approfondimento dottrinale: Rapporto di causalità / posizione di garanzia (analisi).

  10. Corte dei Conti — competenze, prassi e pronunce in materia di responsabilità contabile: Corte dei Conti - competenze e prassi. Corte dei Conti

  11. Sintesi di giurisprudenza sulla responsabilità in caso di incendio (analisi Cassazione e massime): Cassazione e responsabilità in caso di incendio (commento). Corte di Cassazione

  12. Testo unico enti locali (D.Lgs. 267/2000) — testo completo e note: T.U.E.L. (testo).


 

lunedì 26 giugno 2023

I Gruppi Tematici dell'ERP Italy

 ADESIONE AI GRUPPI TEMATICI




Il Parlamento rurale europeo è concepito  per:

- Rafforzare la voce delle comunità rurali d'Europa e garantire che gli interessi e il benessere di queste comunità si riflettano fortemente nelle politiche nazionali ed europee
- Promuovere l'auto-aiuto, la comprensione comune, la solidarietà, lo scambio di buone pratiche e la cooperazione tra le comunità rurali attraverso l'Europa.
- Consentire alle popolazioni rurali di svolgere appieno il loro ruolo nell'affrontare le grandi sfide economiche e politiche che attualmente affliggono l'Europa. Le istituzioni europee stanno lottando per affrontare queste sfide. Devono entrare in contatto con le preoccupazioni, le aspirazioni e le energie dei cittadini europei. Desideriamo aiutare   questo processo.
L’ambizione è di unire  tutte le forze nelle zone rurali, persone ed istituzioni socio-economiche, in un unicum innovativo nel preservare le tradizioni locali, in grado di raccogliere tutte le logiche di azione delle esperienze, in quanto consente  di individuare, confrontare e analizzare le iniziative locali dello sviluppo.  Le politiche, gli investimenti, le conoscenze, i successi e gli insuccessi di una componente (agricoltura) si ripercuotono in modo reciproco ed incontrovertibile sull’altra (alimentazione). Agricoltura ed alimentazione sono protagoniste della crescita economica e sociale dell’Europa, ma sono anche garanti della sostenibilità nell’uso delle proprie risorse (suolo e materie prime) per assicurare disponibilità nel futuro, efficienza nell’impiego, incremento della competitività economica ed opportunità d’accesso alle risorse e ai servizi da parte di tutta la popolazione. 




 L'OBIETTIVO  è  affermare un principio spesso assente da tutti i tavoli di confronto, dare voce ai cittadini rurali, azionisti di maggioranza del sistema agricolo agroalimentare, ambientale,   attraverso  i Rural Parliamentary, di chi opera nelle difficili realtà rurali e hanno il diritto-dovere di rappresentare le istanze vere delle comunità rurali  nel contesto regionale, nazionale ed europeo.

Vi chiediamo di esprime il Vostro gradimento a partecipare a uno o più  Gruppi Tematici.

Il lavoro dei Gruppi Tematici, confluirà  nell'aggiornamento del  Manifesto della Neoruralità e trasmesso ai decisori politici (regionale-nazionale-comunitari )  coerentemente agli obiettivi del  Patto Rurale 

Il patto rurale istituito dalla Commissione Europea,  è la cornice per la collaborazione tra le amministrazioni nazionali, regionali e locali, le organizzazioni della società civile, le imprese, il mondo accademico e i cittadini al fine di perseguire gli obiettivi condivisi della visione rurale. 

Ha 3 obiettivi:

Amplificare la voce delle comunità rurali e darle maggiore priorità nell'agenda politica

Strutturare e favorire la creazione di reti, la collaborazione e l'apprendimento reciproco

Incoraggiare e monitorare gli impegni volontari ad agire per realizzare questa visione

                                         Nella democrazia partecipativa,  la decisione  viene presa dai rappresentanti sulla base di processi di partecipazione dei cittadini che hanno la possibilità di esprimere le proprie ragioni su un determinato tema. La mission e la vision  che  anima  l’ERP-Italy  è  di  sperimentare modelli nuovi,  per addivenire a traiettorie e  percorsi   rivoluzionari (nel senso buono del termine)

 



sabato 3 giugno 2023

MADE IN ITALY

 

MADE IN ITALY

Disposizioni organiche per la valorizzazione, la promozione e la tutela del Made in Italy (disegno di legge)

Il Consiglio dei Ministri ha approvato, con procedura d’urgenza, un disegno di legge volto all’introduzione di disposizioni organiche per la valorizzazione, la promozione e la tutela del Made in Italy, tra i provvedimenti anche quelli relativi alle fibre tessili naturali

Le nuove norme intervengono al fine di sostenere lo sviluppo delle produzioni nazionali d’eccellenza e promuovere la tutela e la conoscenza delle bellezze naturali, del patrimonio culturale e delle radici culturali nazionali, in Italia e all’estero, alla valorizzazione dei mestieri e al sostegno dei giovani. Si stabilisce che le misure di promozione e incentivazione siano coerenti con il principio di sostenibilità ambientale della produzione, con la transizione dei processi produttivi verso la digitalizzazione nella salvaguardia delle peculiarità artigianali, con l’inclusione sociale e la valorizzazione del lavoro femminile e giovanile e con il principio di non discriminazione tra le imprese.



Di seguito alcune tra le principali misure previste, suddivise per ambiti d’intervento.

Filiere strategiche nazionali

Nell’ambito delle filiere strategiche nazionali, si prevedono misure a favore delle imprese, tra le quali:

·         l’istituzione del Fondo nazionale per il Made in Italy, per l’attrazione di capitali e la realizzazione di investimenti governativi diretti e indiretti, con una dotazione iniziale di un miliardo di euro;

·         il rifinanziamento o la rimodulazione d’incentivi specifici (rifinanziamento a decorrere dal 2024 del c.d. “Voucher 3i” per l’acquisto di servizi di consulenza per la brevettazione; misure di sostegno per l’imprenditoria femminile; misure a favore delle filiere legno-arredo, fibre tessili naturali, ceramica, nautica da diporto; disposizioni in materia di pubblico approvvigionamento di forniture di qualità; informazione del consumatore sulle fasi di produzione della pasta).


Istruzione e formazione

Al fine di promuovere le abilità, le conoscenze e le competenze connesse al made in Italy, si prevede:

·         l’istituzione del Liceo del “Made in Italy”, per promuovere le conoscenze e le abilità connesse all’eccellenza dei prodotti e della tradizione italiana attraverso un percorso in grado di dare competenze storico-giuridiche, artistiche, linguistiche, economiche e di mercato idonee alla promozione e alla valorizzazione dei singoli settori produttivi nazionali che tengano conto delle specifiche vocazioni dei territori;

·         l’istituzione della Fondazione “imprese e competenze” (con il compito, tra l’altro, di promuovere il raccordo tra le imprese e i licei e di gestire l’”Esposizione nazionale permanente del Made in Italy”);

il nuovo “tutoraggio” con il quale i datori di lavoro privati, entro parametri stabiliti, potranno stipulare con i lavoratori pensionati contratti di durata massima di 24 mesi finalizzati a svolgere tutoraggio a favore dei giovani neo-assunti (con esonero, a favore del datore di lavoro, dei contributi nei confronti dei neo-assunti).

Giornata nazionale del Made in Italy

Si istituisce il 15 aprile di ogni anno, ricorrenza della nascita di Leonardo da Vinci, la giornata nazionale del Made in Italy, al fine di celebrare la creatività e l’eccellenza italiana presso le istituzioni, le scuole di ogni ordine e grado e i luoghi di produzione, di riconoscere agli stessi il ruolo sociale e il contributo allo sviluppo economico e culturale della Nazione e del suo patrimonio identitario, di sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti dei temi della promozione e della tutela del valore e delle qualità peculiari delle opere dell’ingegno e dei prodotti italiani.

Misure di promozione

Si introducono misure finalizzate alla promozione, valorizzazione e tutela del patrimonio culturale e del turismo:

·         la possibilità per gli istituti e i luoghi della cultura di registrare il marchio che li caratterizza (l’uso del marchio potrà essere concesso a terzi a titolo oneroso);

·         l’introduzione nell’ordinamento della definizione di “imprese culturali e creative”, per le quali si prevedono un apposito albo e un fondo presso il Ministero;

·         l’introduzione del “Piano nazionale strategico per la promozione e lo sviluppo delle imprese culturali e creative”;

·         il sostegno del settore fieristico in Italia mediante finanziamenti a favore delle imprese del settore;

·         la promozione del sistema “NutrInform Battery” quale sistema di etichettatura nazionale per il corretto utilizzo delle indicazioni nutrizionali dei prodotti alimentari;

·         la “certificazione di qualità a favore della ristorazione italiana” all’estero;

·         l’istituzione del fondo per la protezione nel mondo delle indicazioni geografiche italiane agricole, alimentari, del vino e delle bevande;

·         la valorizzazione della biodiversità, delle pratiche tradizionali e del paesaggio rurale, attraverso il sostegno di programmi di miglioramento genetico mediante l’istituzione di specifici fondi, tra i quali quello per i distretti del prodotto tipico italiano.

Tutela dei prodotti

Si mira ad assicurare la riconoscibilità e la provenienza dei prodotti italiani, anche intervenendo in materia penale. A questo scopo:

·         si adotta un contrassegno ufficiale di attestazione dell’origine italiana delle merci, apponibile, su base volontaria, dalle imprese sui beni prodotti sul territorio nazionale;

·         si effettua una ricognizione dei prodotti industriali e artigianali tipici, radicati in una specifica zona geografica, e si adottano disciplinari di produzione con la costituzione di associazioni di produttori per la valorizzazione dei prodotti oggetto dei disciplinari;

·         si prevede l’uso delle nuove tecnologie per la tracciabilità dei prodotti tramite l’istituzione di un catalogo nazionale con i requisiti fissati dall’European Blockchain Service Infrastructure (EBSI);

·         si riorganizzano le competenze degli uffici giudiziari per garantire la specializzazione dei magistrati in materia di lotta alla contraffazione e la loro formazione in materia;

·         si aumentano le sanzioni amministrative pecuniarie per gli illeciti di acquisto e introduzione di prodotti contraffatti;

·         si modificano il Codice penale e il Codice di procedura penale, per punire anche coloro che detengono per la vendita prodotti contraffatti e per velocizzare e semplificare le operazioni di distruzione della merce contraffatta sequestrata;

·         si estendono le disposizioni in materia di operazioni sotto copertura ai reati di contraffazione;

·         si valorizza la collaborazione prestata dallo straniero nel corso delle indagini per l’identificazione dei produttori e dei distributori delle merci contraffatte.

  

sabato 20 maggio 2023

GeniusLoci tra neoliberismo, futurismo e artefizi

 

                           Al sistema della finanza (banche e multinazionali), il neoliberismo, la storia non piace come pure non piace la cultura, due dei valori e delle risorse, insieme a paesaggio, ambiente e tradizioni che rappresentano il territorio. Piace solo, e molto, l’intelligenza artificiale, quella capace di registrare ogni nostro respiro e di combinare i numeri che servono a contare bene il denaro. Per il sistema anche noi siamo numeri, però difettosi, per il fatto che abbiamo un’anima che emoziona, un cuore che ama e una mente che pensa, ragiona. Difettosi, anche, perché ci piace conoscere, sapere, chiacchierare, raccontare, ridere e sorridere. In pratica ci piace il convivio, la buona tavola, il cibo, che – è bene sottolinearlo – ha qualità, solo se espresso dall’origine, il territorio, e, anche diversità, se racconta le stagioni e, ancor più, la biodiversità.  Parlando di cibo, c’è da dire che l’Italia è, più di ogni altro al mondo, il Paese della biodiversità, tant’è che non c’è centimetro del suo territorio che non è segnato da una delle 838 eccellenze alimentari Dop e Igp, che, da quasi vent’anni ci collocano sul podio più alto, in Europa e nel mondo. Due gli esempi più significativi, quelli che ci coinvolgono di più e da tempo: il vino e l’olio. I due fedeli amici, compagni di viaggio da oltre seimila anni, che, dopo aver segnato di storia, cultura, tradizioni  il Mediterraneo, alla fine del secolo scorso si sono avventurati nella conquista di nuovi territori nel resto del mondo. Tant’è – ci piace sottolineare - che non c’è minuto che passa senza sentire un frantoio che macina e un mosto che fermenta in una cantina aperta in qualche angolo dei cinque continenti.  L’olio del gentile olivo e il vino della nobile vite, delizioso nettare, entrambi simboli, soprattutto della sacralità, e, insieme, testimoni dei valori e delle risorse che il Genius loci, da sempre, abbraccia e rappresenta.

 


Lo Spirito del luogo duramente combattuto dal neoliberismo,, che, con la sua mania di depredare e distruggere, lo ritiene l’ostacolo più difficile da rimuovere sulla strada che porta al suo dio onnipotente, il denaro. Oggi più che mai, per la ragione che su questa strada ci sono investimenti pari a ben 800 miliardi di euro, destinati alla produzione di un cibo coltivato, non dai  coltivatori, ma dall’intelligenza artificiale. In pratica, intelligenza impegnata a trasformare un atto agricolo, qual è il cibo, in un prodotto pensato, lavorato e realizzato da un robot. Oggi il vino, domani l’olio evo e/o il pane, la stessa Dieta mediterranea, quale stile di vita e non solo modo di mangiare. Sta qui la premura e la fretta del sistema, il grande regista, a utilizzare tutte le sue comparse, quelle presenti nelle istituzioni, negli organi di informazione e, perché la notizia non sia fraintesa come opinione, nelle Università e nei centri di ricerca. Ed è così che si fa presto a spargere la voce che il vino è cancerogeno, anche se ne viene bevuta una goccia,  e tutto per colpa della sua percentuale di alcol (raramente oltre il 15%). Nessuna parola sui mali prodotti dalle bevande non alcoliche! E così, non più l’aria e l’acqua inquinate, il suolo maltrattato da un’agricoltura industrializzata e allevamenti super intensivi, che hanno fatto e continuano abuso della chimica e degli antibiotici, ma il vino, l’autore della crescita dei tumori!

 

                   Guarda caso, proprio oggi o, volendo dare più tempo al tempo, nel periodo degli ultimi cinquant’anni quando il consumo procapite, in Italia, di questa bevanda/alimento, che anima il convivio, e ben si sposa con le pietanze della nostra cucina,  è passato dai 114 litri pro-capite del 1974 a sotto i 50 litri dei giorni nostri, cioè più che dimezzato. Un calo netto  del consumo di vino proprio negli anni in cui si registra un aumento del consumo di droga,  un abuso delle sostanze inquinanti sopra citate e  un aumento dei casi di tumori di ogni tipo e ogni specie. È nella natura di un sistema privo di valori, imbroglione per indole, porre in cattiva luce tutto ciò che mette a rischio gli obiettivi già prefissati, che poi si riducono a depredare e distruggere, tutto e solo per accumulare denaro. Che fare? Avere cura e premura del territorio e lottare per salvaguardarlo e tutelarlo, visto che è la grande e sola risorsa che abbiamo. Riappropriarsi della politica, quale arte, per governarlo con progetti e programmi che portano a vivere un domani pieno di nuove speranze. Lottare, prima che sia troppo tardi, il sistema e disarmarlo per tornare a respirare, bere, gustare il nuovo domani.

             Basta – come raccomanda il Genius loci  – un fetta di pane di farina di grano duro, un filo d’olio evo di una o più varietà autoctone, un pomodoro dell’orto più vicino, una spolverata di origano d’annata e un pizzico di sale per avere tutta la forza che serve per mettere in crisi il sistema, anch’esso un mostro da un occhio solo, per giunta accecato dal denaro.