lunedì 25 settembre 2023

Uova di gallina alle diossine

 Si può essere a favore o contro gli inceneritori, considerati per alcuni portatori di interessi, per altri un po meno. L'errore che non si deve commettere è tifare per l'uno o l'altro, ma informarsi, conoscere per scegliere da quale parte stare. 


Uova di gallina piene di diossine e Pfas nel veneziano: è l’esito del primo biomonitoraggio indipendente svolto dal Coordinamento No Inceneritore Fusina con il supporto scientifico di Isde Italia (Medici per l’Ambiente)

Uova di gallina piene di diossine e PFAS nel veneziano: è l’esito del primo biomonitoraggio indipendente svolto dal Coordinamento No Inceneritore Fusina con il supporto scientifico di Isde Italia (Medici per l’Ambiente).



“Situazione allarmante”

La notizia è stata resa pubblica dalla delegazione dei comitati e da Vitalia Murgia di Isde Italia in una conferenza stampa convocata a Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio Regionale veneto: “Non è casuale la scelta del luogo, la sede più importanei della Regione, l’istituzione che primariamente dovrebbe sovraintendere alla gestione della sanità pubblica, perché – affermano gli esponenti dei comitati – qui siamo di fronte a una situazione allarmante, di grave rischio per la salute di decine di migliaia di persone che vivono intorno al polo industriale di Porto Marghera”.

L’indagine

I comitati spiegano che l’indagine è stata condotta nel corso dell’estate su 4 campioni di uova (ciascuno composto da 6 unità) provenienti da galline allevate all’aperto in pollai familiari, senza uso di antibiotici o altri prodotti chimici. Le uova sono state prelevate con tutte le precauzioni del caso e affidate a un laboratorio accreditato da Accredia specializzato in analisi alimentari.

Le zone interessate

Due campioni provenienti il primo dalla zona di Villabona, e il secondo dall’area agricola a sud di Malcontenta (Comune di Mira) hanno evidenziato valori altissimi di PCDD/F e PCB (diossine, furani e policlorobifenil), da 2 a oltre 5 volte il limite di legge. Addirittura con l’assunzione di una sola di queste uova anche un adulto supera la dose settimanale tollerabile (DST), mentre per i bambini più piccoli si arriva fino a 6-7 volte il DST. In pratica si tratta di uova avvelenate, non commestibili.
Gli altri due campioni, prelevati in centro a Marghera e a sud di Oriago risultano nei limiti fissati dal Regolamento europeo 2023/915 ma molto al di sopra delle soglie cautelative indicate nella Raccomandazione europea 2013/711, tanto che con 2 sole di queste uova i bambini al di sotto dei 10 anni superano il DST.

I Pfas ritrovati

Significativa anche la presenza di Pfas, che sebbene entro i limiti, risultano comunque abbondanti (fino a 680 nanogrammi/Kg a fronte di un limite fissato in 1700 ng/Kg). “Un dato che smentisce clamorosamente chi continua a rassicurare sull’assenza di rischi per questi inquinanti nel territorio veneziano” scrive il comitato. La dottoressa Murgia sottolinea che per avere un quadro più completo e preciso è necessario fare ulteriori analisi, ma l’allarme per i comitati è alto: “Quando presentano progetti come i nuovi inceneritori, sentiamo dire che va sempre tutto bene, che non ci sono rischi, né impatti. Ma la realtà è un’altra e questa ricerca non fa altro che confermare con numeri alla mano la gravissima situazione ambientale in cui ci troviamo: livelli di smog da record, veleni disseminati in aria, nelle acque e nei suoli da decenni di industrializzazione e cementificazione dissennati. Il VI Rapporto SENTIERI curato dall’Istituto Superiore di Sanità afferma che nella nostra zona ci si ammala e si muore di più rispetto alla media regionale, ora stiamo arrivando al punto che non possiamo più mangiare i prodotti della nostra terra”.

“Intervenga la Regione e l’Iss”

“Quattro campioni di uova non bastano? Bene, allora si investa di più nel monitoraggio ambientale e nella sorveglianza sanitaria. Il progetto sui biomonitoraggi One Healt Citizen Science, che vede coinvolti la stessa Regione Veneto, ISS, CNR, Università di Padova va nella giusta direzione, e come cittadini intendiamo contribuire pienamente per la sua buona riuscita. Ma non ha senso fare bei progetti, se contemporaneamente si continua a favorire grandi opere e impianti nocivi, a cominciare dal ritorno del carbone a tutto spiano nella centrale Enel, e ai due inceneritori di Veritas e ENI; intanto bonifiche e riconversione ecologica rimangono un miraggio”. scrive il comitato.

Le richieste del comitato

Chiare e precise le rivendicazioni del Coordinamento No Inceneritore Fusina per fare fronte a questa situazione:
1. Stop immediato al carbone nella centrale ENEL Palladio, ai lavori per la seconda linea dell’inceneritore di Veritas e al progetto di inceneritore per fanghi proposto da ENI Rewind;
2. Trasparenza sulle emissioni dei principali impianti inquinanti presenti nel SIN di Porto Marghera con pubblicazione dei dati sulle emissioni di inquinanti e microinquinanti rilevate in continuo;
3. Misurazione dei PFAS al camino degli inceneritori;
4. Nuovo studio sulle ricadute dei fumi dell’inceneritore di Veritas, a seguito del parere dell’ISS che ha dichiarato inattendibile quello presentato dalla multiutility veneziana;
4. Avvio immediato di una campagna estesa di analisi sui suoli e sugli alimenti in tutta l’area vasta intorno a Porto Marghera.


lunedì 4 settembre 2023

Il glisofato: da sostanza cancerogena, mutagena o reprotossica a …elisir di lunga vita.

 

(fino a prova contraria)

 

        La valutazione dell’impatto del glifosato sulla salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente non ha evidenziato alcuna area di preoccupazione critica. Nelle conclusioni dell’EFSA sono state riportate alcune lacune nei dati  – come questioni che non è stato possibile risolvere in via definitiva o questioni rimaste in sospeso – che la Commissione europea e gli Stati membri dovranno prendere in considerazione nella prossima fase del processo di rinnovo dell’approvazione. Queste le principali conclusioni della revisione paritetica dell’EFSA sulla valutazione del rischio del glifosato, eseguita dalle autorità di quattro Stati membri (che hanno assunto congiuntamente il ruolo di «Stati membri relatori»).

 


Nella sua revisione paritetica della valutazione del rischio del glifosato come sostanza attiva, l’EFSA non ha individuato alcuna area di preoccupazione critica in relazione al rischio che esso comporta per l’uomo, gli animali o l’ambiente. Una preoccupazione è definita critica quando riguarda tutti gli usi proposti della sostanza attiva oggetto di valutazione (ad esempio, impiego in pre-semina o post-raccolto, ecc.), impedendone così l’approvazione o il rinnovo.

Nel 2022 l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha effettuato una valutazione dei pericoli posti dal glifosato,     che non soddisfa i criteri scientifici per essere classificato come sostanza cancerogena, mutagena o reprotossica. Ai fini della valutazione del rischio relativo al glifosato a livello di UE, l’EFSA ha utilizzato la classificazione di pericolo dell’ECHA. Eventuali lacune nei dati individuate sono riportate nelle conclusioni dell’EFSA come questioni che non è stato possibile risolvere in via definitiva o questioni rimaste in sospeso.Tra le questioni che non è stato possibile risolvere in via definitiva rientrano la valutazione di una delle impurità presenti nel glifosato, la valutazione del rischio alimentare per i consumatori e la valutazione dei rischi per le piante acquatiche.

Tra le questioni rimaste in sospeso vi sono, tra l’altro, la mancanza di  informazioni sulla tossicità di uno dei componenti della formulazione di pesticidi a base di glifosato presentata ai fini della valutazione, informazioni che sono necessarie per portare a termine la valutazione del rischio relativo alla formulazione per gli usi rappresentativi. Per questa formulazione non sono emerse indicazioni di tossicità acuta e genotossicità .

Per quanto riguarda la biodiversità , gli esperti hanno riconosciuto che i rischi associati agli usi rappresentativi del glifosato sono complessi e dipendono da molteplici fattori. Hanno inoltre rilevato la mancanza di metodologie armonizzate e di specifici obiettivi di protezione concordati. Nel complesso, le informazioni disponibili non consentono di trarre conclusioni definitive su questo aspetto della valutazione del rischio e i gestori del rischio possono prendere in considerazione misure di mitigazione.  

Per quanto riguarda l'ecotossicologia , il pacchetto di dati ha consentito un approccio conservativo alla valutazione del rischio, che ha identificato un rischio elevato a lungo termine per i mammiferi in 12 dei 23 usi proposti del glifosato.

«La valutazione del rischio e la revisione paritetica del glifosato sono frutto del lavoro svolto da decine di esperti scientifici dell’EFSA e degli Stati membri nell’ambito di un processo che si è protratto per tre anni. Processo che si basa sulla valutazione di molte migliaia di studi e articoli scientifici, oltre a incorporare i preziosi contributi forniti mediante la consultazione pubblica», ha dichiarato Guilhem de Seze, responsabile del dipartimento «Risk Assessment Production» (formulazione delle valutazioni del rischio) dell’EFSA.

Il glifosato è una sostanza chimica utilizzata in diversi erbicidi, il cui impiego in Europa è sottoposto a una severa regolamentazione. Attualmente il periodo di approvazione dell’uso del glifosato nell’UE termina il 15 dicembre 2023. La valutazione del rischio da parte degli Stati membri e la successiva revisione paritetica dell’EFSA sono state eseguite nell’ambito del processo legislativo previsto per il rinnovo dell’approvazione dell’uso del glifosato in Europa.

Le conclusioni dell’EFSA sulla revisione paritetica della valutazione del rischio relativa al glifosato sono state trasmesse in data odierna alla Commissione europea e agli Stati membri per orientare la decisione che sono chiamati ad adottare in merito all’opportunità di mantenere il glifosato nell’elenco dell’UE delle sostanze attive approvate nei prodotti fitosanitari.

Prima della pubblicazione, l’EFSA è tenuta per legge a garantire che tutti i contenuti siano conformi alle norme in materia di protezione dei dati personali e di riservatezza.Come per tutte le revisioni paritetiche delle sostanze attive nei prodotti fitosanitari, e in conformità della legislazione dell’UE sui pesticidi, l’EFSA fornisce i materiali destinati alla pubblicazione al richiedente, il quale ha facoltà di richiedere la riservatezza degli elementi relativi ai dati personali o alle informazioni commercialmente sensibili. I richiedenti non possono richiedere modifiche alle conclusioni o alla valutazione stessa, né presentare informazioni aggiuntive.

 

 

martedì 8 agosto 2023

La cucina del Gattopardo volano dello sviluppo.

 

Il Comune, ha adottato recentemente il percorso   Borgo GeniusLoci De.Co. un percorso culturale, per esaltare l’identità territoriale, puntando alla valorizzazione di uno dei prodotti identitari,"Le Siringate, quei gustosi dolcetti che piacevano tanto alla principessa Filangeri, che a Santa Margherita di Belice era trattata da tutti come una regina" 
Per garantire la sostenibilità del percorso occorrono dei principi inderogabili e non barattabili, innanzitutto  la storicità e l'unicità, l’interesse collettivo, condiviso e diffuso e a burocrazia zero.  Il mito che circonda la maggior parte dei territori rurali di successo, assomiglia a una favola vera fatta di personaggi e di eccezionalità, e di unicità. Aspetti importanti che collocano l’idea del Borgo GeniusLoci  De.Co. all’interno di un percorso culturale e di pensiero innovativo volto alla difesa delle peculiarità territoriali.

 

 Territorio, Tradizioni, Tipicità, Tracciabilità e Trasparenza: ecco le 5“t” protagoniste del percorso “Borghi Genius Loci De.Co.”.ideato dalla Libera Università Rurale Saper&Sapor 

 


                Nel capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa "Il Gattopardo" l'autore fa una dettagliata descrizione di quella che era la cucina della nobiltà siciliana del tempo, come il celebre timballo o il sofisticato "Trionfo di gola", dolce simbolo irrinunciabile per l'aristocrazia.

E proprio alla tavola del Gattopardo è stata dedicata la serata finale del Premio letterario internazionale "Giuseppe Tomasi di Lampedusa", giunto alla sua diciottesima edizione, che si è svolto a Santa Margherita Belìce.



L'obiettivo è di valorizzare  i prodotti  identitari  e i loro territori meritevoli della Denominazione Comunale.   La denominazione comunale (De.Co.) « è un atto politico, nelle prerogative del Sindaco », che afferma  il suo primato nel territorio, che presuppone una conoscenza del passato, un’analisi del presente ed una progettualità riferita al futuro. Il tutto nell’ottica del turismo enogastronomico, che se ben congegnato e gestito, costituisce una vera e grande opportunità per lo sviluppo dell’economia locale, specie per le piccole comunità rurali, che nei rispettivi prodotti alimentari e piatti tipici hanno un formidabile punto di forza attrattiva nei confronti del visitatore. 

                 Le De.Co. nascono da un’idea semplice e geniale del grande Luigi Veronelli , che così le spiegava: “Attraverso la De.Co.  il « prodotto » del Territorio acquista una sua identità.” Rappresenta un concreto strumento di marketing territoriale, ma soprattutto un’importante opportunità per il recupero e la valorizzazione delle identità e le unicità locali.   Veronelli,   enologo, gastronomo e scrittore lombardo,   ideò le De.Co., ha rappresentato e rappresenta il rinascimento dell’  ElaioEnoGastronomia  italiana in tutte le sue espressioni, ha aperto una strada, inventato un genere, vissuto e tracciato la via per l’affermazione dei territori, e dei prodotti identitari, una lezione di dedizione, onestà intellettuale, e sana partigianeria che rappresenta   l’antesignano  alla sovranità alimentare.  Ha lottato contro i poteri forti a difesa dei piccoli produttori, a garanzia dei consumatori consapevoli.  E’ in questo scenario che 20 anni addietro è stato  ideato il percorso Borghi GeniusLoci De.Co.,   un percorso culturale, che mira a salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, che tende ad omogeneizzare prodotti e sapori.  La De.Co. è « un prodotto del territorio » (un piatto, un dolce, un sapere, un evento, un lavoro artigianale, ecc.) con il quale una comunità si identifica per elementi di unicità e caratteristiche identitarie, deve essere considerata come una vera e propria attrazione turistica capace di muovere un target di viaggiatori che la letteratura internazionale definisce “foodies”, viaggiatori sensibili al patrimonio culinario locale e non solo. Quando il cibo viene ancorato in maniera identitaria ad un territorio, smette di essere un momento culinario e diventa esperienza totale. In questo modo coinvolge immediatamente i quatto sensi, vedere, annusare, gustare e toccare; ma quando un cibo è veramente ancorato ad un territorio tocca anche l’udito, perché si racconta e racconta il territorio. 



                 Quando arriva nel piatto, quel cibo ti ha detto tante cose e quando lo assapori diventa esperienza avvolgente, coinvolgente e identitaria di quel luogo. Il termine genius loci, di origine latina, definisce letteralmente il “genio”, lo spirito, l’anima di un luogo è caratterizza l’insieme delle peculiarità sociali, culturali, architettoniche, ambientali e identitarie di una popolazione e l’evoluzione di quest’ultima nel corso della storia. E’ quell’unicum che caratterizza la destinazione, quella particolare atmosfera che rende un posto così speciale agli occhi del visitatore. Il “Genius Loci", definito da Luigi Veronelli quale intimo e imprescindibile legame fra uomo-ambiente-clima-cultura produttiva. «Effetto GeniusLoci» è la capacità che deve avere un territorio, di « produrre », grazie al saper fare dell’uomo che possiede il gusto del territorio nel quale riconosce in modo permanente la singolarità ed il valore. 




venerdì 21 luglio 2023

Chicco di Sole

 

 

Chicco di Sole

 

 

Peppino Bivona,  profondo conoscitore delle tematiche legate al territorio, all’identità, alla storia, dalla cultura locale all’alimentazione, ci consegna un’altra opera straordinaria, “Chicco di Sole”con la prefazione di  Giuseppe Barbera, l’introduzione di. Nicola Cacioppo, e la postfazione di Nino Sutera. 

 Nessuna coltura come il grano ha segnato così profondamente la storia dell’alimentazione in tutto il bacino del nel nostro mediterraneo. Questo cereale ha inciso fortemente sulle vicende storiche della nostra civiltà, con i suoi risvolti economici, politici e sociali.

 Da secoli il grano caratterizza lo scenario del paesaggio agrario meridionale, dal latifondo al feudo: estensioni sconfinate,quasi una monotonia dominata della sola monocoltura cere agricola: luoghi spogli caratterizzati dalla totale assenza di un albero o di una casa.

Ma perché questa coltura ebbe ed ha,tanto successo? Quali caratteristiche peculiari ne hanno assegnato un primato merceologico e mercantile? Cos’ha di strategico questo “chicco” di grano?



Abbiamo immaginato, sostiene Peppino Bivona,  di proporvi un viaggio per una destinazione incerta,approssimata, senza una precisa meta, come si conviene ad un curioso viandante, un percorso in compagnia del chicco di frumento,scegliendo i camminati occasionalmente, giorno dopo giorno attraverso la mitologia, la storia, la tecnica, raccontarvi le complesse e complicate vicende che hanno accompagnato il mondo agricolo nel suo rapporto con questa strana “merce”: il grano. Si,davvero“strana” per la sua doppia natura: di merce e mezzo di produzione!

Ma ancora più strana e curiosa è la sua origine: pensate, non esiste allo stato selvatico, il grano non ha un “antenato” cosi come c’è l’ha il pomodoro, o la patata. Questo “accidente” botanico, ha stimolato la fantasia di scrittori come Mauro Biglino,  che lo vorrebbero un singolare dono degli “extraterrestri”.

 In verità la nascita del moderno grano si deve ad un paio di incidenti genetici, avvenuti in tempi diversi, a causa del mancato sdoppiamento de corredo cromosomico all’interno delle cellule germinali. Poi il lento processo di addomesticamento iniziato già12.000 anni fa,ha caratterizzato la nascita dell’agricoltura. Lo troviamo diffuso in quasi tutto il mondo e assieme ai riso e ai mais costituisce la base dell’alimentazione per la nostra umanità.

Il nostro intento è aprire delle finestre, offrirvi una narrazione libera e originale con una visione aperta,articolata sulle tematiche relative al grano e ai suoi prodotti derivati, alle vicissitudini umane ad esso legate, in una esposizione dinamica priva di rigidi, noiosi, schemi didattici.


Quali sono i “grani antichi"
Per convenzione, si definiscono “antichi” qualunque varietà di frumento a taglia alta (non nanizzato) e che non sia stato modificato in termini di composizione del glutine.
Sono grani antichi sia le specie definite ANCESTRALI del frumento tenero e duro, sia le varietà di frumento tenero e duro selezionate prima degli anni 50’-60’ (PRE-RIVOLUZIONE VERDE).
Sono questi grani che fanno parte della vera dieta mediterranea. Dove un tempo, sulle tavole, vi erano legumi (come i fagioli), con cereali in chicco. E il grano veniva consumato trasformato in pane lievitato con pasta madre.
Era la fine degli anni ’60 quando nacque il grano Creso, il padre dei grani moderni, registrato poi nel 1974. Si passò quindi da una taglia di 140 e 160 cm (prima del Creso) ad una taglia più bassa (70-80 cm). Questa tecnica di miglioramento genetico aveva l’obiettivo di offrire una maggiore resistenza all'allettamento.
Tra i grani antichi troviamo Verna, Inallettabile, Gentil Rosso, Frassineto (frumenti teneri). (Senatore) Cappelli, Tumminia, Russello, Perciasacchi, tra i frumenti duri. Ce ne sono comunque tantissimi altri.
Poiché c’è sempre tanta disinformazione (a fronte di ignoranza purtroppo) una precisazione sul Cappelli. È precedente al Creso e non è stato irradiato. Quindi non è nanizzato, come potete osservare dall’immagine e se visitaste un campo di coltivazione di agricoltori custodi.
Come molti altri grani antichi il (Senatore) Cappelli è stato ottenuto a mezzo selezione (1915). Deriva dalla varietà nordafricana Jean Retifah, a mezzo SELEZIONE e non a mezzo ibridazione (come si trova erroneamente in alcuni siti non attendibili).
Anche se più giovane della bisnonna di qualcuno, questa varietà di grano è pur sempre una vecchia varietà di grano. Ed in letteratura scientifica ci sono molti studi sui benefici per la salute. Come del resto per i vari grani antichi.
Una differenza nutrizionale tra antichi e moderni è il tipo di glutine, ovvero l’indice di glutine. Che, attenzione, non è la quantità di glutine.
Le vecchie varietà di grano hanno un indice di glutine più basso rispetto alle moderne. Questo dipende in particolare dalla composizione delle proteine di riserva (che daranno origine al glutine). Tant’è vero che i grani antichi possono essere consumati anche in caso di sensibilità al glutine non celiaca.
Queste vecchie varietà di grano sono generalmente coltivate in modo biologico (anche senza certificazione) e richiedono meno risorse (a partire da quelle idriche) e meno (o nulla) prodotti di sintesi. Senza considerare la maggiore biodiversità.

Peppino Bivona di Menfi, Agronomo Giornalista è attualmente Presidente della Libera Università Rurale dei Ssaperi& dei Sapori Onlus, che proprio quest’anno celebra i primi dieci anni di vita. Nel corso degli anni e delle esperienze, il concetto di European Rural University si è addensato e arricchito, come si accompagna un mondo rurale in profonda trasformazione. Infatti, le aree rurali sono diventate multifunzionali per la loro potenzialità e rappresentano la posizione strategica delle politiche di sviluppo locale. L'Università rurale unisce tutte le forze nelle zone rurali, persone ed istituzioni socio-economiche, in un unicum innovativo nel preservare le tradizioni locali, in cui è in grado di raccogliere tutte le logiche di azione, della formazione, della ricerca, della capitalizzazione delle esperienze, in quanto consente di individuare, confrontare e analizzare le iniziative locali dello sviluppo. Sono conosciute come università rurali ed il loro impianto è in auge in tutta Europa. La loro origine risale alla metà dell’Ottocento negli Stati Uniti, dove la creazione di immensi campus pluridisciplinari obbligò ad allontanare sempre di più l’università dai nuclei urbani. In Europa la prima Università rurale è nata in Francia, nel 1975. La prima Università rurale, organizzata in sessioni regionali, diventa un esperimento nazionale nel 1983. Il gruppo Northern Ireland (Irlanda del Nord) ha finanziato la creazione di una "università rurale" incentrata sui bisogni concreti dell'economia delle zone rurali dell'Irlanda del Nord. In questo contesto che si inserisce la mission e la vision della lurss che   ha plasmato il necessario dialogo fra “la conoscenza dell’imparato” e “la conoscenza delle esperienze”, tra teoria e prassi.

 

                                      

 

 

 

 

martedì 11 luglio 2023

Glifosate. L’EFSA si pronuncia: nessuna area di preoccupazione critica

 


Gianna Bozzali

L’impatto su salute e ambiente del glifosate non desta “preoccupazioni critiche”. È quanto emerso dallo studio d’impatto dell’Efsa, l’Autorità europea sulla sicurezza alimentare, che ha presentato in questi giorni la propria analisi. Un’analisi propedeutica, lo ricordiamo, alla decisione sull’estensione dell’autorizzazione d’impiego del noto diserbante non selettivo il cui impiego in Europa è sottoposto a una severa regolamentazione e la cui scadenza è stata prorogata al 15 dicembre 2023. Nella sua revisione paritetica della valutazione del rischio del glifosate come sostanza attiva, l’EFSA non ha individuato dunque alcuna area di preoccupazione critica in relazione al rischio che esso comporta per l’uomo, gli animali o l’ambiente.



Nel 2022 l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha effettuato una valutazione dei pericoli posti dal glifosate in seguito alla quale aveva concluso che esso non soddisfacesse i criteri scientifici per essere classificato come sostanza cancerogena, mutagena o nefrotossica. Restano però alcune questioni che non è stato possibile risolvere in via definitiva o questioni rimaste in sospeso. Tra le questioni che non è stato possibile risolvere in via definitiva rientrano la valutazione di una delle impurità presenti nel glifosate, la valutazione del rischio alimentare per i consumatori e la valutazione dei rischi per le piante acquatiche.

Tra le questioni rimaste in sospeso vi sono, tra l’altro, la mancanza di informazioni sulla tossicità di uno dei componenti della formulazione di pesticidi a base di glifosate presentata ai fini della valutazione, informazioni che sono necessarie per portare a termine la valutazione del rischio relativo alla formulazione per gli usi rappresentativi. Per questa formulazione non sono emerse indicazioni di tossicità acuta e genotossicità.

Per quanto riguarda la biodiversità, gli esperti hanno riconosciuto che i rischi associati agli usi rappresentativi del glifosato sono complessi e dipendono da molteplici fattori. Nel complesso, le informazioni disponibili non consentono di trarre conclusioni definitive su questo aspetto della valutazione del rischio e i gestori del rischio possono prendere in considerazione misure di mitigazione.  Per quanto riguarda l'ecotossicologia, il pacchetto di dati ha consentito un approccio conservativo alla valutazione del rischio, che ha identificato un rischio elevato a lungo termine per i mammiferi in 12 dei 23 usi proposti del glifosate.

Che cos’è il glifosate

Il glifosate è uno degli erbicidi più usati al mondo e rappresenta circa il 25% del mercato globale di questi prodotti. È utilizzato principalmente in agricoltura per combattere le erbe infestanti che contendono alle colture spazio, acqua, sostanze nutritive e luce del sole. È definito diserbante ad "ampio spettro" perché è efficace contro tutti i tipi di infestanti ed è sempre utilizzato in formulati contenenti altre sostanze chimiche.

A differenza di altri prodotti, il glifosate è assorbito attraverso le foglie e poi trasportato nelle altre parti della pianta. Questo conferisce alla sostanza la caratteristica di fondamentale importanza di riuscire a devitalizzare anche gli organi delle erbe infestanti che si trovano sottoterra. Ciò eradica realmente l'infestante e gli impedisce di ricrescere dopo poche settimane.

In Italia l'uso del glifosate nella coltivazione dei cereali è consentito dalla normativa vigente solo in fase di pre-semina e in pre-emergenza, cioè per liberare il suolo da erbe infestanti prima che si effettui la semina delle piante da coltivare e garantire a queste ultime la possibilità di crescere senza che altre piante sottraggano loro le sostanze nutritive presenti nel suolo. I trattamenti pre-raccolta sui cereali non sono consentiti in Italia.

Prossime fasi

Le conclusioni dell’EFSA sulla revisione paritetica della valutazione del rischio relativa al glifosato sono state trasmesse alla Commissione europea e agli Stati membri per orientare la decisione che sono chiamati a adottare in merito all’opportunità di mantenere il glifosato nell’elenco dell’UE delle sostanze attive approvate nei prodotti fitosanitari. La pubblicazione delle conclusioni è prevista per la fine di luglio 2023 mentre quella dei documenti di riferimento, che ammontano a diverse migliaia di pagine, è prevista tra la fine di agosto e la metà di ottobre 2023.



Originaria di Vittoria (Ragusa). Una laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari e tante esperienze maturate nel mondo della comunicazione enogastronomica, sia in tv, sia grazie alla collaborazione con testate giornalistiche di settore. Giornalista e critico gastronomico, esperto assaggiatore Onav, è da anni PR ed ufficio stampa del Consorzio di Tutela del Cerasuolo di Vittoria DOCG. Spesso veste anche il ruolo di Docente di comunicazione gastronomica in diversi corsi di settore. Ama narrare le storie più semplici come quelle dei casari, dei contadini e dei vignaioli perché anche il più sconosciuto dei produttori merita di essere “ascoltato”.






sabato 1 luglio 2023

I piromani i criminali.... e la legge!

 

 ..non tutti conoscono le norme e la Legge 

Non ci appassiona i commenti inconcludenti da bar, sui social,  ne solo le condanne di rito contro il criminale o i criminali, peraltro condiviso anche dalle formiche, ne le stupide critiche contro chi sà.... perchè conosce,  ci appassiona mentre la lettura delle disposizioni normative già in atto e perchè il libero arbitrio, supera l'immaginazione. DIAMO PER CERTO, CHE TUTTI CONDANNIAMO I CRIMINALI , andiamo oltre...  


 

 

Inerzia della P.A. e prevenzione incendi — versione tecnico-giuridica  

Autore: (a cura del redattore giuridico)

Abstract

La questione della responsabilità della Pubblica Amministrazione in materia di prevenzione incendi è spesso narrata in termini assoluti: «se la P.A. non interviene, è responsabile». Dal punto di vista giuridico la tesi richiede invece un rigoroso percorso di accertamento degli elementi costitutivi della responsabilità (dovere/posizione di garanzia; colpa o colpa grave; nesso causale; danno). Questo contributo ricostruisce, in linguaggio tecnico ma narrativo, il quadro normativo e giurisprudenziale applicabile, individua i profili probatori decisivi e propone linee operative per la redazione di atti amministrativi e per l’azione difensiva.


1. Introduzione e problema giuridico

L’immagine pubblica dell’inerzia amministrativa — terre incolte, fasce tagliafuoco non realizzate, diffide inevase — genera una reazione legittima di condanna morale. Sul piano giuridico, tuttavia, la trasformazione della “colpa morale” in responsabilità civile, penale o contabile richiede prove e categorie ben definite. Il salto argomentativo da «la P.A. ha fatto poco» a «la P.A. è automaticamente responsabile» non trova riscontro nelle regole di imputazione previste dal codice civile, dal codice penale e dall’ordinamento contabile. In questa prospettiva bisogna chiarire quali elementi e quale grado di prova sono necessari prima di poter affermare la responsabilità di un ente o del suo dirigente.


2. Quadro normativo fondamentale (sintesi guidata)

  • Il principio generale di responsabilità per fatto illecito è sancito dall’art. 2043 cod. civ.: «Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno». Art. 2043 c.c. (G.U.)[^1]

  • La responsabilità per le cose in custodia (norma frequentemente invocata nelle ipotesi di danno da incendio) è prevista dall’art. 2051 cod. civ.: «Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito». Art. 2051 c.c. (G.U.)[^2]

  • Sul piano penalistico il principio che «non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo» è espresso dal comma secondo dell’art. 40 cod. pen. (rapporto di causalità / posizione di garanzia). Art. 40 c.p. (commentario)[^3]

  • L’art. 328 cod. pen. disciplina il rifiuto/omissione di atti d’ufficio, rilevante quando il pubblico ufficiale abbia indebitamente omesso un atto urgente dovuto per ragioni di sicurezza o igiene pubblica. Art. 328 c.p. (G.U.)[^4]

  • Le competenze nel sistema della protezione civile e il quadro di attività di previsione/prevenzione sono ricomprese nel D.Lgs. 2 gennaio 2018, n. 1 (Codice della Protezione Civile). D.Lgs. 1/2018 - Codice Protezione Civile[^5]

  • I poteri contingibili e urgenti del sindaco (strumento operativo frequentemente utilizzato per ordinanze antincendio) trovano disciplina nel testo unico degli enti locali (D.Lgs. 267/2000, artt. 50 e 54). Art. 50 TUEL (D.Lgs. 267/2000)[^6]


3. Responsabilità civile dell’ente: struttura e limiti

La responsabilità civile dell’ente si fonda soprattutto su due assi:

a) la responsabilità aquiliana ex art. 2043 c.c., che nasce da un fatto colposo o doloso che cagiona danno a terzi;
b) la responsabilità per cosa in custodia ex art. 2051 c.c., che può essere invocata quando un bene pubblico — aree demaniali, fasce verdi, manufatti — abbia concorso alla propagazione dell’incendio.

Per affermare la responsabilità dell’ente occorre dimostrare, con il necessario grado di prova, i seguenti elementi: (i) l’esistenza del dovere di sorveglianza o custodia, (ii) la violazione di tale dovere per negligenza o inadempimento, (iii) il nesso causale tra omissione e danno, (iv) il danno economico effettivo e valutabile. La giurisprudenza, in materia di incendi, ha affermato la possibilità di responsabilità del custode anche in caso di contributo concausale della cosa alla diffusione del fuoco — salvo che intervenga prova del caso fortuito. Sul punto è utile rinviare a recenti dottrine e commenti che illustrano la portata dell’art. 2051 in fattispecie incendiarie. Analisi responsabilità ex art. 2051 (commento)[^7]

Nota di metodo probatorio. La prova del nesso causale tra omissione amministrativa e propagazione dell’incendio richiede strumenti tecnici: CTU, rilievi fotografici/satellitari, perizie su materiali combustibili, cronologia delle ordinanze e delle diffide. L’assenza di una prova tecnica convincente rende ardua la produzione di una condanna.


4. Ordinanze sindacali ed esecuzione in danno: strumenti operativi e vincoli di legittimità

Il potere sindacale di emanare provvedimenti contingibili e urgenti costituisce uno dei principali strumenti per imporre misure di prevenzione (bonifica di fondi, fasce tagliafuoco, rimozione di materiali infiammabili). L’ordinanza deve tuttavia rispettare i presupposti di legittimità (competenza, motivazione, proporzionalità e rispetto dei diritti dei destinatari). Il percorso tipico è: ordinanza → diffida/termine → intervento d’ufficio → recupero spese (esecuzione in danno). L’illegittimità formale o sostanziale dell’ordinanza espone l’ente a rischio di annullamento in sede giurisdizionale amministrativa e può indebolire la posizione dell’ente in eventuali contenziosi civili. Vedi, sul tema, riferimenti di prassi e dottrina amministrativa. Ordinanze sindacali ed esecuzione in danno (sintesi)[^8]


5. Profili penali: posizione di garanzia, omissione e reati colposi

La responsabilità penale per omissione non scatta automaticamente. È necessario che ricorra una posizione di garanzia a carico del soggetto (fondamento dell’obbligo di impedire l’evento) e che l’omissione sia colposa e causalmente rilevante ai fini dell’evento criminoso. Solo in presenza di questi requisiti la condotta omissiva può concretare fattispecie come l’incendio colposo o il disastro colposo ovvero il reato di omissione/rifiuto di atti d’ufficio (art. 328 c.p.). Per l’interpretazione e la giurisprudenza sul rapporto di causalità e sulla posizione di garanzia si rimanda alla dottrina e alle massime applicative. Rapporto di causalità / posizione di garanzia (analisi)[^9]


6. Responsabilità erariale: criteri della Corte dei Conti

La Corte dei Conti interviene quando l’operato di amministratori o dirigenti, per colpa grave o grave negligenza, ha determinato un danno erariale (es.: condanna risarcitoria che grava sull’ente). Si tratta di un giudizio contabile con criteri e oneri probatori propri, che richiede l’accertamento del nesso tra condotta e perdita patrimoniale o passività sopravvenuta. L’azione contabile non è automatica: occorre valutare grado di colpa, ragionevolezza dell’organizzazione e misure adottate. Per il quadro normativo e operativo rimando al sito istituzionale e alla prassi della Corte dei Conti. Corte dei Conti - competenze e prassi[^10]


7. Elementi di giurisprudenza selezionata (per approfondire)

La giurisprudenza che si occupa della responsabilità per incendi è ampia e frammentata; qui si indicano riferimenti utili per la verifica (si raccomanda la consultazione integrale delle massime nei portali giuridici professionali):

Avvertenza. Per ogni sentenza citata in un atto o in una pubblicazione scientifica è obbligatorio riportare numero, sezione e data, allegando il link alla massima o alla banca dati (DeJure, Italgiure, Pluris, ecc.). Se occorre, preparo una tabella con 8–12 pronunce complete (numero, sezione, data, massima e link) da inserire come appendice.


 


8. Conclusione

Il diritto offre strumenti idonei a sanzionare l’inerzia nella prevenzione incendi: ordinanze, esecuzione in danno, responsabilità aquiliana, strumenti penali e azioni contabili. Tuttavia la loro efficacia dipende dalla capacità di trasformare la percezione sociale in un percorso probatorio solido.  


Note (stile rivista giuridica)

  1. Art. 2043 cod. civ. — Testo ufficiale: Art. 2043 c.c. (Gazzetta Ufficiale).

  2. Art. 2051 cod. civ. — Testo ufficiale: Art. 2051 c.c. (Gazzetta Ufficiale).

  3. Art. 40 cod. pen. — Rapporto di causalità; posizione di garanzia (commentario/dottrina): Art. 40 c.p. (commentario).

  4. Art. 328 cod. pen. — Rifiuto/omissione di atti d’ufficio (testo): Art. 328 c.p. (Gazzetta Ufficiale).

  5. D.Lgs. 2 gennaio 2018, n. 1 — Codice della Protezione Civile: D.Lgs. 1/2018 - Codice Protezione Civile. — Si confrontino, inoltre, le direttive operative del Dipartimento. Protezione Civile

  6. T.U.E.L. (D.Lgs. 267/2000), artt. 50 e 54 — poteri del sindaco: Art. 50 TUEL (D.Lgs. 267/2000).

  7. Commento e casi pratici su responsabilità ex art. 2051 in materia d’incendio (esempi e dottrina): Analisi responsabilità ex art. 2051 (case-study).

  8. Sintesi su ordinanze sindacali, esecuzione in danno e limiti giuridici (prassi e casi): Ordinanze sindacali ed esecuzione in danno (sintesi).

  9. Rapporto di causalità e posizione di garanzia — approfondimento dottrinale: Rapporto di causalità / posizione di garanzia (analisi).

  10. Corte dei Conti — competenze, prassi e pronunce in materia di responsabilità contabile: Corte dei Conti - competenze e prassi. Corte dei Conti

  11. Sintesi di giurisprudenza sulla responsabilità in caso di incendio (analisi Cassazione e massime): Cassazione e responsabilità in caso di incendio (commento). Corte di Cassazione

  12. Testo unico enti locali (D.Lgs. 267/2000) — testo completo e note: T.U.E.L. (testo).