mercoledì 9 novembre 2011

Perché l’Università Rurale?






Le famiglie contadine quando si potevano permettere di fare studiare i figli  l’indirizzavano sempre  verso la carriera di medico,avvocato, ingegnere , professioni di sicuro avvenire, un lavoro sotto “li canali” (le tegole, al sicuro), se poi , magari, aveva la vocazione ,divenivano alti prelati. Per contro, i figli meno perspicaci, con poche ambizioni ,restavano a lavorare la terra.
Così negli anni  in agricoltura si “sedimentò” e “stratificò” uno strato sociale che divenne “causa ed effetto”  della sua  debolezza strutturale  ovvero una perenne ed incisiva subordinazione dell’agricoltura nei confronti di altri settori e comparti dell’economia.
Le istituzioni delle scuole agrarie o delle stesse facoltà di agraria , nella prima metà del XX° secolo non diedero maggior sollievo alla nostra agricoltura . A tutt’oggi il settore dispone  di “uomini  e mezzi “ ragguardevoli , studi e ricerche per  ogni settore e per specifica coltura si sprecano , le innovazioni sia di prodotto che di processo invadono le campagne ….. eppure l’agricoltura langue,  vive in perenne stato comatoso: perciò  nessuno vuole restare a lavorare la terra!
Ora siamo a chiederci: dove abbiamo sbagliato?.Cosa non abbiamo capito?  Cosa non ha funzionato?
L’errore fondamentale che gli “addetti”  all’agricoltura  abbiamo commesso  e stato quello di  porre tutta la nostra attenzione, il nostro interesse su tematiche “tecniche “ ed “economiche” inerenti le produzioni agro-alimentari . Insomma ci siamo preoccupati del cibo come “merce”  attenzionandolo dalla campagna fino  al mercato. Da questo punto in poi l’abbiamo lasciato nelle mani dell’industria di trasformazione agro-alimentare , alla ristorazione, ai cuochi ,ai nutrizionisti ,ai medici.
Questi soggetti in relazione alle loro convenienze e necessità  l’hanno  modificato ,alterato, arricchito, stravolto, denaturato, con il silenzio e la remissività di tutto il mondo agricolo.
Ma quali  profonde trasformazione  sono  avvenute in questo mezzo secolo?
I nuovi modelli  di agricoltura convenzionali ,oltre a influenzare  le quantità prodotte , ne hanno modificato pure la qualità? Insomma cosa ha di diverso il nostro cibo  con quello che consumavano le nostre nonne? Tutto!
Ebbene tutta la filiera del cibo è radicalmente modificata
-il suolo,la sua struttura,i livelli di humus, di sostanza organica ,di fertilità  ,le micorrize  e la ricca presenza di fauna e flora ,ecc.
-le piante  coltivate hanno modificato in parte il loro patrimonio genetico, riducendone  le varietà , impoverendone  la biodiversità ecc.
Gli ordinamenti colturali sono stati semplificati, banalizzati ,i sistemi  produttivi,appiatti, ed “omogeneizzate “ le tecniche colturali
-L’azienda agricola ha perso la sua “autonomia” , la “ciclicità” ,E divenuta sempre più dipendente dall’energia  sussidiaria esterna: la meccanizzazione,la difesa delle piante, la concimazione ecc
Esiste una stretta correlazione tra lo stato di salute del suolo e quello delle persone che si alimentano con il cibo da esso derivato. Un suolo ricco ,fertile, strutturato, consente la crescita di piante sane i cui frutti sono  ricchi di “nutrienti”, e “metaboliti secondari”  Questi  alimentano e garantiscono una buona salute ai consumatori.
Ma la vera rivoluzione il cibo la subisce quando varca i cancelli dell’azienda.
L’industria agro-alimentare ha denaturato gli alimenti. Dalla conservazione alla trasformazione ,  dalla farina alle conserve, dai succhi di frutta ai prodotti da forno.
Cosi  il terreno coltivato non è più lo stesso, le cultivar di grano  sono diverse ,le tecniche colturali radicalmente modificate, la molitura del grano innovata, la panificazione  “modernizzata”.
Perciò il pane , per mille ragioni, non è più lo stesso! Tutte le coltivazioni al pari del grano hanno subito questa “  rivoluzione” in nome della produttività  ,della redditività ed  economicità ,insomma al fine di elevare il PIL. Cosi il contenuto di omega 3 nelle uova provenienti da galline allevate all’aperto ,alimentate con erba è cento volte superiore a quello contenuto nelle uova di un allevamento industriale. Le olive conservate col sale al naturale ,contengono quasi tutte intere i Sali e gli amminoacidi di quelli trattati industrialmente con la soda. Il lardo dei maiali allevati spontaneamente ,liberi di pascolare,ha un contenuto rilevante di acido linolenico. L’estratto di pomodoro essiccato al sole ha 100volte più licopene disponibile di quello concentrato industrialmente con la centrifugazione , Il vino passito ricavato dalle uve essiccate al sole,  ha un contenuto10 volte maggiore di resveratrolo di quello, le cui uve sono state essiccate in un comodo forno elettrico. E che dire dei fichi essiccati al naturale /o delle prugne?   . Sono prodotti “diversi” che non andavano confusi.   Eppure tutto ciò è avvenuto con il silenzio  e spesso con la complicità delle istituzioni scientifiche e di ricerca . In modo particolare le istituzioni legate all’agricoltura.
 Chi ne ha pagato le spese  di questa  balordaggine sono stati gli agricoltori e i consumatori! . Le ragioni sono sempre più evidenti da un decennio , da quanto  prestigiose  istituzioni scientifiche come Campredg, Oxford e la Cornell Università , hanno attenzionato il cibo e la sua funzione metabolica nel nostro organismo. I nuovi sviluppi  della ricerca alimentare influiranno sulla nostra salute  e di riflesso sull’attività agricola  Il binomio cibo-salute passerà obbligatoriamente da un rinnovato modello di gestione agricola .
Sulla sfida dei “nuovi” Saperi e sulla scommessa per i nuovi “ Sapori “ che nasce ,come strumento culturale  di transizione,la Libera Università Rurale dei Saperi e dei Sapori .






La comprensione del presente (e del futuro) è saper leggere ….il passato!




https://www.buttanissima.it/limmortale-carrozzone/ 













 

de.co. sicilia è



martedì 8 novembre 2011

le risorse immateriali e lo sviluppo locale


                                            La sfida di uno sviluppo sostenibile deve essere colta dal livello locale con un approccio integrato, creativo e fortemente inclusivo - dal punto di vista culturale e sociale, ma soprattutto senza ideologismi e/o derive autoreferenziali, la pena: la perdita secca di credibilità e reputazione agli occhi del singolo cittadino e dei vari gruppi di interesse coinvolti e/o da coinvolgere nei processi locali. 
La differenza tra prodotti tipici e prodotti identitari è sottile ma significativa, e riguarda il rapporto tra prodotto, territorio e comunità. Ecco una distinzione chiara:
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Prodotti Tipici
Definizione:
Sono alimenti o manufatti legati a un territorio specifico per tradizione, metodo di produzione e reputazione. Sono riconosciuti   da marchi come DOP, IGP, STG  
Caratteristiche:
• Legame geografico: derivano da specifiche condizioni ambientali (clima, suolo, tecniche tradizionali).
• Normati: seguono disciplinari rigidi e spesso riconosciuti da enti ufficiali.
• Riconoscibilità commerciale: sono noti anche fuori dal territorio d’origine (es. Parmigiano Reggiano, Arancia Rossa di Sicilia IGP).
• Riproducibilità: possono essere replicati secondo il disciplinare, anche da produttori non locali.
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Prodotti Identitari
Definizione:
Sono espressione profonda della cultura, della memoria e dell’identità di una comunità locale, che anima la filosofia del percorso culturale dei Borghi GeniusLoci DeCo ( Denominazione Comunale) Non sempre hanno un valore commerciale elevato o una diffusione ampia, ma rappresentano simboli identitari e genius loci del territorio
Caratteristiche:
• Valore simbolico: raccontano storie, riti, usi sociali legati alla comunità che li produce e consuma.
• Radicamento culturale: sono spesso legati a festività, ricorrenze, tradizioni orali o religiose.
• Non standardizzabili: variano da famiglia a famiglia, da borgo a borgo e per questo unici e  irripetibili
In tale prospettiva di consapevolezza, le iniziative e le azioni riguardanti la costruzione della competitività sostenibile di Impresa e di Territorio devono far leva sul bene relazionale come una delle condizioni essenziali, richiedendo uno continuo sforzo concertato tra tutte parti interessate anche sull’istituzione più immateriale e pur più efficace: il linguaggio.
Lo stesso termine “locale”, pertanto, deve essere attualizzato nel contesto dei fattori che caratterizzano le tendenze  su scala sub continentale, continentale o mondiale di glocalizzazione .
“Glocalizzazione” o “glocalismo” è un termine introdotto dal sociologo Zygmunt Bauman per adeguare il panorama della globalizzazione alle realtà locali, così da studiarne meglio le loro relazioni con gli ambienti internazionali. La glocalizzazione ritiene che il fondamento della società in ogni epoca sia stata ed è la comunità locale, dall'interazione degli individui, organizzati in gruppi sempre più allargati, presenti su un territorio. In tale panorama s’interpreta il termine stesso “locale” ri-proponendolo nel presente articolo con il termine più significativo di “glocale”.
L’approccio “locale” quindi deve significare e consistere soprattutto nello sforzo di networking, sicuramente, più ambizioso di quello che normalmente e a volte stancamente si registra nei comportamenti di ogni giorno.
È necessaria una “azione orientata volontariamente” da una visione condivisa e sviluppata sulla base di una altrettanto condivisa e diffusa leadership per farla vivere nell’ottica delle interdipendenze e dell’integrazione e, soprattutto, nella direzione di un necessario “ridisegno” dell’organizzazione dell’economia dello spazio locale – dal punto di vista dei macroprocessi, dell’articolazione in imprese e sistemi di imprese, delle localizzazioni stesse.
Sul piano culturale e sociale, prima ancora che economico sono necessari una serie di interventi e azioni tra loro sinergici, anche caratterizzati dall’essere strutturali, continui e auto-sostenuti dalla società civile e dall’espressione di una loro sempre maggiore propensione alla cittadinanza attiva (cum-sistenza della cittadinanza d’Impresa e di Cittadino).
Lo sviluppo sostenibile e integrato del Territorio è un obiettivo/compito che deve essere assunto responsabilmente da tutta la collettività. Lo sviluppo sostenibile comporta un salto qualitativo generalizzato per fare leva come Sistema Paese sulla necessaria costruzione di una competitività sostenibile sia d’Impresa, sia Territorio, dal livello locale, sub regionale, a livello regionale, nazionale, europeo e globale.
Nell’ambito dei sistemi locali dal punto di vista economico, sociale e politico spesso si trascura il ruolo sia delle imprese perché caratterizzate da una propensione di responsabilità sociale singolarmente virtuosa, sia della partecipazione più diretta e consapevole dell’intera comunità delle cittadine e dei cittadini.
Si avverte nelle esperienze fatte dagli attori e partner dello sviluppo locale di un singolare deficit di informazione, di formazione, di ascolto reciproco, di comunicazione tra e con anche i cittadini nonché di un deficit di “diffusione” di buone pratiche, pur presenti nei territori regionali italiani ed europei.
Lo sviluppo locale deve, invece basarsi, sulle risorse immateriali che sono direttamente il frutto dei comportamenti e dell’agire del talento umano, tra le quali deve spiccare il bene relazionale.
In altre parole, tra l’altro, la cooperazione interistituzionale tra pubblico e privato, condividendo medisime visioni per traguardare strategie di crescita come quella definita dall’UE: la strategia Europa 2020.
La cooperazione interistituzionale fa ottenere importanti vantaggi in tutte le realtà locali e regionali dell’intera nazione, anche per il fenomeno del trasferimento volontario di modelli virtuosi e/o di buone pratiche.
È fondamentale portare al massimo livello possibile lo sforzo dei gruppi di interesse per sollecitare e sostanziare la cooperazione interistituzionale per lo sviluppo sostenibile e integrato del territorio delle nostre regioni italiane nel quadro anche della più generale Strategia Europa 2020 che riguarda la realizzazione di azioni concrete per una crescita intelligente (promuovendo la conoscenza, l’innovazione, l’istruzione e la società digitale), una crescita sostenibile (rendendo la nostra produzione più efficiente sotto il profilo dell’uso delle risorse, rilanciando nel contempo la nostra competitività) e una crescita inclusiva (incentivando la partecipazione al mercato del lavoro, l’acquisizione di competenze e la lotta alla povertà).
Quanto sopra accennato prefigura, in conclusione, un nuovo concetto del “locale”, ovvero, “glocale”, con una nuova prospettiva nella costruzione di uno sviluppo territoriale, sostenibile e integrato, essenzialmente basato su nuovi processi diffusi di auto-responsabilizzazione e dove le autorità locali e le istituzioni economiche locali hanno un ruolo economico fondante da svolgere, ruolo che è indipendente da, o supplementare a, quello del governo nazionale e in una visione unitaria di sviluppo dell’intero Paese. Altrimenti … il declino e/o la decadenza saranno - faranno - i padroni del nostro futuro.

La libera università rurale dei saperi e dei sapori,nasce come fondazione che rompe verticalmente e profondamente con la cultura agroalimentare fino ad ora dominante. Una cultura agronomica asservita agli interessi dei settori sementieri dei produttori di mezzi chimici e dell’industria meccanica, la cui dipendenza dal petrolio è piena e totale. La sopravvivenza di questa agricoltura è legata allo “spreco”,basti osservare che per produrre 1 kilocaloria alimentare ne consumiamo 10 Kilocalorie.
Attualmente prestigiose istituzioni scientifiche (Cambredige, Oxfor alla Cornell University) stanno attenzionando il cibo e perciò i prodotti alimentari ,provenienti dall’agricoltura con rinnovato interesse e sotto una nuova visione. I prossimi anni saranno decisivi per la nostra società, saranno anni di transizione verso modelli di sviluppo radicalmente diversi da quelli fino ad ora adottati . Dobbiamo confrontarci con i “cambiamenti” siano essi fisici ,sociali economici , perciò dobbiamo essere preparati quanto più possibile “culturalmente”, onde evitare di essere travolti dagli eventi O li gestiremo o li subiremo! 
La LURSS (libera università dei saper e dei sapori) si ispiraall’European Rural University diffuse in Europa e in molte altre parti del mondo Nel corso degli anni e delle esperienze, il concetto di European Rural University si è addensato e arricchito, come si accompagna un mondo rurale in profonda trasformazione. L'Università rurale unisce tutte le forze nelle zone rurali, persone ed istituzioni socio-economiche, in un unicum innovativo nel preservare le tradizioni locali, in grado di raccogliere tutte le logiche di azione delle esperienze, in quanto consente di individuare,confrontare e analizzare le iniziative locali dello sviluppo. Etica, logistica, sicurezza e sostenibilità sono le parole chiave alla base delle strategie politiche ed economiche in agricoltura. I programmi d’intervento proposti nel Quadro d’Europa 2020 disegnano un’imprescindibile relazione tra agricoltura e alimentazione, ed investono di un ruolo decisivo tutti gli attori coinvolti. Le politiche, gli investimenti, le conoscenze, i successi e gli insuccessi di una componente (agricoltura) si ripercuotono in modo reciproco ed incontrovertibile sull’altra (alimentazione). Agricoltura ed alimentazione sono protagoniste della crescita economica e sociale dell’Europa, ma sono anche garanti della sostenibilità nell’uso delle proprie risorse (suolo e materie prime) per assicurare disponibilità nel futuro, efficienza nell’impiego, incremento della competitività economica ed opportunità d’accesso alle risorse e ai servizi da parte di tutta la popolazione. 
La Libera Università Rurale Saper&Sapor nasce dalla consapevolezza che il Sapere e il Sapore sono uniti tra loro da un legame sottile: entrambi sono elementi essenziali della vita. L’attenzione e la sensibilità alla salute, al cibo e al benessere sono più che mai attuali. Da questa constatazione è nata l’idea di creare la LURSS che fosse anche una sorta di viaggio alla scoperta del gusto, della cultura e della conoscenza, e delle antiche tradizioni contadine. Il Sapere è posto come consapevolezza e attenzione non solo alla salute, ma anche a tutto ciò che di bello e positivo può arricchire e “nutrire” la nostra vita. E’ in Piemonte l’altro esempio di Università Rurale Europea in Italia, ed in particolare presso la Comunità Montana Valli Orco e Soana. 
Il percorso che porta alla costituzione della LURSS -Libera Università Rurale Saper&Sapor- in Sicilia è stato avviato nel dicembre del 2009 con il primo incontro organizzato proprio a Menfi