martedì 1 maggio 2018

Un piano per l'agricoltura dell'isola


Potrebbe sembrare fuori luogo, ma in Europa ormai si discute sulla programmazione post 2020, considerato che la programmazione del periodo 2014/2020 ha esaurito le strategie, gli obiettivi e in alcuni casi le risorse.

Vero è non in tutta Europa, alcune regioni  per esempio hanno ancora molto da lavorare, per riuscire, no a spendere le risorse pubbliche, ma a dare risposte concrete al mondo rurale
L'iniziativa voluta dall'On Valentina Palmeri ha anche  il pregio  di inaugurare una nuova stagione per l'agricoltura,  coerente con le necessità del contesto rurale  della Sicilia. 



I lavori, aperti dall’Assessore all’agricoltura Edy Bandiera, prevedono gli interventi  dell’europarlamentare Ignazio Corrao e le due deputate regionali Valentina Palmeri   e Angela Foti e dell’agronomo Guido Bissanti.

Fare rinascere l’agricoltura siciliana seguendo un modello capace di coniugare promozione e salvaguardia delle produzioni tipiche e autoctone, produttività, biodiversità e gestione etica della terra. Qualcuno potrebbe definirlo il progetto velleitario di qualche sognatore. Per il Movimento 5 Stelle siciliano è, invece, la visione strategica per trovare una via d’uscita alla crisi di gran parte dei comparti agricoli siciliani. Su questa proposta i 5 Stelle vogliono confrontarsi con gli attori principali dell’agricoltura siciliana il prossimo 7 maggio (inizio ore 9) durante un incontro dal titolo “Un piano rurale siciliano per far rinascere la nostra agricoltura” che si terrà nella sala Piersanti Mattarella di Palazzo dei Normanni.
Il dibattito su quale modello possa essere vincente per un economia agricola, ancora importante per la Sicilia, ma in pericoloso declino (basta pensare alla crisi che ha investito i comparti dell’orticoltura in serra e della cerealicoltura) è quanto mai attuale. Ora che, dopo le promesse e gli impegni dell’attuale Governo regionale, si dovrebbe porre rimedio ad una programmazione dei fondi strutturali che ha escluso e penalizzato un’ampia platea di aziende e in particolare quelle di minori dimensioni che rappresentano la classe di ampiezza più diffusa nella regione.
La proposta su cui   riflettere è basata sulla consapevolezza che il modello della moderna agricoltura è caratterizzato da una forte impronta ecologica: cioè consuma molta energia, produce molti gas serra, riduce il grande patrimonio della biodiversità e spesso incide negativamente sulla salute (le merci che arrivano da lontano perdono le qualità organolettiche e nutrizionali e in alcuni casi si caricano di microrganismi nocivi). E, infine, ma non in ordine di importanza, impoverisce le famiglie che basano il loro reddito sull’agricoltura.
E allora? Il modello di produzione agricola in Sicilia va reindirizzato verso tecniche ecosostenibili capaci di salvaguardare la biodiversità. E siccome a maggiori distanze percorse corrisponde una maggiore impronta ecologica (a cominciare dalla maggiore produzione di CO2), l’agricoltura isolana va caratterizzata da una parte promuovendo le produzioni tipiche e autoctone (che tra l’altro richiedono minor controllo chimico) e dall’altra supportando le aziende a conduzione familiare con adeguata ampiezza aziendale.

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