martedì 20 gennaio 2026

Il vento del Progresso

 Il vento del "Progresso"

"da un'iniziativa a un metodo,

 storia di un'ideale vincente" 



  


Questo racconto  non intendiamo stamparlo, per evitare di appesantire la libreria di casa, ma affidarlo alle pagine di questo blog, proprio come faceva con successo Peppino Bivona, e a lui intendiamo dedicarlo.  Al momento non conosciamo neanche di quanti capitoli  sarà composto,  sappiamo però che merita di essere raccontato. Il titolo del racconto deriva dall'ubicazione della cantina,  una terrazza naturale che si affaccia sul mare mediterraneo, dove il vento è un "compagno" inseparabile.  

Perché raccontare questa storia oggi

Ci sono storie che sembrano piccole, ma che contengono dentro di sé la forza di un’epopea. Storie che nascono in luoghi periferici, lontani dai centri del potere, e che proprio per questo hanno qualcosa di universale da insegnare. La storia della Cantina Progresso è una di queste, con tanti attori protagonisti del cambiamento.

È la storia di una comunità che ha imparato a unirsi quando tutto sembrava spingerla verso la divisione. È la storia di uomini e donne che, pur non avendo studiato economia, sociologia o politica, hanno saputo costruire un modello di sviluppo più moderno di molte teorie accademiche. È la storia di un territorio che ha trasformato la propria fragilità in forza, la propria marginalità in identità, la propria povertà in dignità.

Questo lavoro  non è un’operazione nostalgica. Non è un monumento al passato, ne ha la pretesa di raccontare trent'anni di attività, fatta di  successi e di insuccessi. È un atto di riconoscenza verso chi ha avuto il coraggio di scegliere quando scegliere sembrava impossibile. È un invito a guardare al futuro con la stessa determinazione, la stessa lucidità, la stessa fiducia che animò i protagonisti di questa vicenda.

Perché la cooperazione non è un modello del passato. È un modello del futuro. E la storia della Progresso lo dimostra con una chiarezza che non ha bisogno di retorica.

Questo lavoro è dedicato a loro: a chi ha creduto, a chi ha costruito, a chi ha resistito, a chi ha immaginato. E a chi, oggi, continua a portare avanti quella eredità.

Una storia locale che parte da lontano

Ci sono storie che nascono in silenzio, lontano dai riflettori, in luoghi che la geografia ufficiale considera periferici. Storie che non fanno rumore, che non compaiono nei manuali di storia, che non vengono celebrate nei grandi discorsi pubblici. Eppure, sono storie che cambiano la vita delle persone più di qualsiasi legge, più di qualsiasi riforma, più di qualsiasi intervento dall’alto.

La storia della Cantina Progresso è una di queste.

È la storia di un gruppo di contadini che, in un angolo di Sicilia segnato dalla povertà, dalla fatica e dall’isolamento, ha deciso di unirsi per cambiare il proprio destino. È la storia di una comunità che ha imparato a discutere, a scegliere, a rischiare, a innovare. È la storia di un territorio che ha trasformato la propria fragilità in forza, la propria marginalità in identità, la propria tradizione in modernità.

Ma soprattutto, è la storia di un’idea semplice e rivoluzionaria:

“Insieme possiamo fare ciò che da soli è impossibile.”

non era solo uno slogan ma un'idea, animata da un'ideale forte, più forte della fede.

Questa idea, che può sembrare ovvia, non lo era affatto negli anni Sessanta. Non lo era in un contesto in cui ogni famiglia era un mondo a sé, in cui la diffidenza era più forte della fiducia, in cui la sopravvivenza quotidiana lasciava poco spazio alla visione del futuro.

Eppure, proprio in quel contesto, nacquero  delle esperienze cooperative più significative della Sicilia contemporanea, dove il tempo del cambiamento non li ha scalfiti.

Una storia fatta di persone, non di numeri

Questo lavoro  non è un trattato economico. Non è un’analisi tecnica. Non è un documento amministrativo.

È un racconto, a volte anche romanzato, ma terribilmente vero.

Un racconto fatto di:

  • volti,
  • mani,
  • assemblee,
  • discussioni,
  • paure,
  • intuizioni,
  • errori,
  • successi 

È un racconto che mette al centro le persone, i soci, le famiglie,   le donne, i giovani.

Senza di loro, la cooperativa non sarebbe esistita.  

Una storia che parla al presente

Raccontare questa storia oggi non è un esercizio nostalgico. È un atto necessario.

Viviamo in un tempo in cui:

  • le comunità si frammentano,
  • la solitudine cresce,
  • la fiducia diminuisce,
  • il futuro spaventa,
  • l’individualismo sembra l’unica strada.

La storia della Progresso dimostra che esiste un’altra via. Una via fatta di:

  • cooperazione,
  • partecipazione,
  • responsabilità,
  • qualità,
  • visione collettiva.

È una storia che parla al presente e parla al futuro.

Una storia che appartiene a tutti

Anche se questa storia nasce a Menfi, non appartiene solo a Menfi. Appartiene a chiunque creda che il cambiamento sia possibile. Appartiene a chiunque sappia che la dignità non si regala, si conquista. Appartiene a chiunque abbia capito che il futuro non si aspetta: si costruisce.

Questo lavoro è un invito.

Un invito a guardare la cooperazione non come un ricordo, ma come un modello. Non come un’esperienza del passato, ma come una possibilità del presente. Non come un’eccezione, ma come una strada.

Come è concepito?  

  Segue un filo cronologico e tematico 

  • la nascita della cooperazione,
  • la modernizzazione,
  • la qualità,
  • la democrazia interna,
  • la fusione,
  • il lascito,
  • il futuro.

Al momento non conosciamo neanche di quanti capitoli  sarà composto, il racconto, sappiamo però che merita di essere raccontato  

Perché ? 

Perché dimostra che il cambiamento non è un miracolo. È un processo.

Perché dimostra che la modernità non è un tradimento della tradizione. È la sua evoluzione.

Perché dimostra che la cooperazione non è un’utopia. È una pratica.

Perché dimostra che anche nei luoghi più piccoli possono nascere le idee più grandi.

E perché, in un tempo in cui tutto sembra fragile, questa storia ricorda una verità semplice:

quando una comunità si unisce, nulla è impossibile.


Quando si chiude un'epoca  la tentazione è di pensare che la storia sia finita. Che tutto ciò che doveva accadere sia già accaduto. Che i protagonisti abbiano compiuto il loro percorso e che il lettore possa riporre il volume su uno scaffale, come si fa con un oggetto prezioso ma ormai concluso. 

Eppure, la storia della Cantina Progresso non è una storia che si lascia chiudere facilmente. Non è una storia che si lascia archiviare. Non è una storia che appartiene solo al passato.

È una storia che continua a vivere.

Vive nei vigneti che ogni anno si risvegliano. Vive nelle assemblee che ancora oggi discutono, decidono, scelgono. Vive nei giovani che tornano alla terra con occhi nuovi. Vive nelle famiglie che hanno trovato nella cooperazione non solo un reddito, ma una dignità. Vive nei vini che portano il nome di Menfi nel mondo.

La Progresso non è un capitolo chiuso. È un capitolo che ha cambiato forma.

Una storia che ha cambiato il modo di guardare la comunità

La cooperazione ha insegnato a Menfi qualcosa che nessun manuale avrebbe potuto insegnare: che una comunità non è un insieme di individui, ma un organismo vivo. Che la forza non sta nella somma delle parti, ma nella loro unione. Che il futuro non è un destino, ma una costruzione collettiva.

Insomma Menfi è anche un caso studio, perchè per esempio la nascita delle cooperative vitivinicole,  ha di fatto congelato le velleità imprenditoriali, che si sono "liberate" solo agli inizi degli anni 90. Menfi è un territorio dove la cooperazione vitivinicola ha avuto un ruolo totalizzante: ha salvato l’economia agricola negli anni difficili, ha garantito reddito e sbocchi commerciali, ma ha anche creato un ecosistema chiuso, in cui l’imprenditorialità individuale era di fatto assorbita o neutralizzata.

Una storia che parla al presente

Viviamo in un tempo fragile, in cui le comunità si sfaldano, le relazioni si indeboliscono, la fiducia si erode. In cui l’individualismo sembra l’unica strada possibile. In cui il futuro appare spesso come una minaccia più che come una promessa.

La storia della Progresso offre un’altra prospettiva. Ricorda che la cooperazione non è un’idea romantica, ne una prescrizione medica, ma una strategia concreta. Ricorda che la solidarietà non è un lusso, ma una necessità. Ricorda che la partecipazione non è un peso, ma una forza.

Ricorda che il futuro può essere costruito insieme.

Una storia che appartiene a chi verrà

 Perché il futuro ha bisogno di memoria. Ha bisogno di esempi. Ha bisogno di storie che mostrino che il cambiamento è possibile.

La Progresso è una di queste storie.

Una storia che dice ai giovani:

  • Non abbiate paura di innovare.
  • Non abbiate paura di unirvi.
  • Non abbiate paura di scegliere.
  • Non abbiate paura di restare.
  • Non abbiate paura di tornare.

Il futuro non è altrove. Il futuro è qui, dove una comunità ha già dimostrato di saperlo costruire.

Una storia che non finisce

  Continua nelle mani di chi lo legge. Continua nelle scelte quotidiane. Continua nella terra che ogni anno chiede cura. Continua nella cooperazione che ogni anno chiede partecipazione. Continua nel territorio che ogni anno chiede visione.

La Progresso non è un ricordo. È un’eredità. E un’eredità di tanti uomini e donne  che hanno avuto un ruolo di attori protagonisti e vive finché qualcuno la porta avanti.


giovedì 15 gennaio 2026

Quando il trasferimento delle innovazioni e delle buone prassi, diventano un opzional


L’impegno finanziario nella programmazione PSR 2014/2020 non è stato uniforme: ci sono Regioni come il Piemonte, il Veneto, la Lombardia, il Molise, il Friuli, la Campania, che hanno impegnato dal 6% al 14% della spesa complessiva nelle attività di promozione dell’innovazione, alla divulgazione di buone prassi alla consulenza alle aziende agricole; dall’altra, Regioni   appena il 1,5%,   forse perchè si ritiene che investire in termini di risorse immateriali rappresenta un opzional.  

 


E' ormai certo che le aree    che investono in risorse immateriali, sconoscono lo stato di crisi del settore agroalimentare.Di contro, le regioni che non credono che lo sviluppo dipenda dagli elementi dell'economia della conoscenza, ogni stagione è buona per chiedere lo stato di crisi.

Nell’ambito dei PSP, le Regioni e Province autonome hanno ormai definito le entità finanziarie da assegnare alle diverse AZIONI ed è quindi possibile fornire una prima considerazione anche con il supporto della rete rurale.  LINK

Come emerge, ci auguriamo che si possa ancora porre rimedio, l’impegno finanziario non è uniforme, forse perchè si ritiene che investire in termini di risorse immateriali rappresenta un'opzional, per alcune regioni. Interessane è anche il confronto sulle azioni ritenute necessarie e quelle superflue. 

 

Anche in questa programmazione, così come nelle precedenti, emerge un dato, le regioni che hanno una PLV corposa investono di più su AKIS, altre sono nella media, altre ancora, di gran lunga al di sotto della media nazionale, figuriamoci a quella europea.

L'analisi dei dati rende meglio l'idea.

l Piano Strategico Nazionale 2023-2027 prevede nove interventi afferenti all'Akis, non tutti però sono stati attivati dalle singole regioni o province autonome

(Fonte foto: Anna Vagnozzi, dirigente tecnologo presso il Crea Politiche e Bioeconomia)

Per vincere le sfide di un’economia sempre più globalizzata, occorre mentre investire in competenze, dare maggiore spazio alla produzione di idee e ai beni immateriali per uno sviluppo territoriale più innovativo e competitivo, promuovendo il trasferimento di conoscenze e l’innovazione nel settore agricolo e forestale e nelle zone rurali
L’olandese Roeling negli anni ’80 sottolineava come la conoscenza agricola non fosse un patrimonio dell’accademia o dei centri di ricerca, ma sia il combinato di una miriade di detentori di conoscenze che interagiscono, il cosiddetto Sistema di Conoscenze e Innovazione Agricola. Le crisi dell’agricoltura convenzionale, gli effetti collaterali della rivoluzione verde, l’inquinamento, etc. hanno spinto a teorizzare e praticare forme partecipative di ricerca applicata (ovviamente non di base), in cui le conoscenze degli agricoltori sono valorizzate. La necessità di percorrere vie nuove e diverse (il recupero della biodiversità, l’agricoltura biologica, l’agricoltura sociale, la vendita diretta, lo sviluppo rurale multisettoriale, ecc.), unitamente alla constatazione che l’agricoltura produce anche beni pubblici (protezione del suolo, paesaggio, assorbimento CO2, habitat naturali) spinge a cercare anche nuovi modelli di divulgazione e di consulenza, che almeno in un primo momento dovrebbero essere a carico del pubblico. Ecco quindi che negli ultimi tempi, nella stampa internazionale e anche negli ambienti più market oriented (USA, Olanda, Banca Mondiale, ecc.) vi è una riscoperta del ruolo pubblico nella divulgazione e consulenza, Si parla sempre di più di tecnici che siano animatori o facilitatori, che favoriscano la formazione di gruppi e di reti, collegando ricerca, pratica e istituzioni, stimolando così una crescita “dal basso verso l’alto” e la messa a punto di innovazioni appropriate (tecniche, organizzative, individuali e di gruppo, etc.). 
Ma si sa le mode in talune parti del mondo arrivano sempre con qualche anno di ritardo rispetto al continente.

lunedì 12 gennaio 2026

AKIS analisi comparata Sicilia vs Veneto

 


Quadro nazionale AKIS nel PSP 2023‑2027

Il modello AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System) è il perno della dimensione conoscenza‑innovazione della nuova PAC: serve a integrare ricerca, consulenza, formazione, sperimentazione, imprese e amministrazioni in un sistema coerente, non più a “silos”.

Nel PSP italiano 2023‑2027, AKIS è descritto nel capitolo 8 e si articola in 9 interventi:

  • 3 interventi di “Cooperazione” (art. 77);
  • 6 interventi di “Scambio di conoscenze e informazioni” (art. 78).

La spesa pubblica complessiva prevista per AKIS è di circa 422,5 milioni di euro.

Gli interventi AKIS sono pensati per:

  • rafforzare i servizi di consulenza aziendale e di sistema;
  • sostenere i Gruppi Operativi PEI‑AGRI e altre forme di cooperazione per l’innovazione;
  • potenziare formazione, informazione, dimostrazione, scambio di buone pratiche;
  • migliorare il coordinamento tra attori (CREA, Rete Rurale, Regioni, organismi di consulenza, università, organizzazioni professionali).



Confronto analitico: AKIS nazionale vs declinazione siciliana

Profilo

Livello nazionale (PSP)

Regione Sicilia

Impostazione strategica

AKIS come sistema integrato di 9 interventi (cooperazione + scambio di conoscenze), con 422,5 mln € complessivi.

Recepimento della strategia nazionale nell’ambito del PSP, con declinazione regionale degli interventi di sviluppo rurale e dei servizi di conoscenza/innovazione.

Governance

Forte ruolo di MASAF, CREA, Rete Rurale, con coordinamento centrale e attuazione regionale; AKIS descritto nel cap. 8 PSP.

Autorità di gestione regionale per lo sviluppo rurale; necessità di coordinare strutture regionali, GAL, enti di ricerca, consulenza e organizzazioni professionali.

Tipologia di interventi

Cooperazione (GO, progetti innovativi, partenariati) + formazione, consulenza, informazione, dimostrazione.

Stesse tipologie, ma con priorità e bandi regionali; possibilità di focalizzare su filiere e sistemi locali tipici siciliani.

Stato di attuazione

Avvio differenziato tra Regioni; primo anno con focus su messa a punto strumenti e governance, più che su piena operatività di tutti gli interventi.

Avvio in linea con il nuovo PSP, ma con le tipiche criticità di capacità amministrativa, complessità procedurale e necessità di rafforzare i servizi di consulenza e animazione territoriale.

Criticità

Frammentazione, lentezza di alcuni interventi, difficoltà di integrazione reale tra ricerca, consulenza e imprese.

Rischio di dispersione, difficoltà di fare sistema tra attori (enti locali,   università, organizzazioni agricole, consulenti), disomogeneità territoriale.

Opportunità

Creare un AKIS nazionale più coeso, con reti tematiche, GO, servizi di consulenza moderni e digitali.

Usare AKIS per valorizzare sistemi locali   rafforzare consulenza di prossimità e innovazione sociale in agricoltura.

Fonti di quadro: PSP Italia, documenti Rete Rurale e Pianeta PSR.


Lettura critica: dove si gioca davvero la partita in Sicilia

Se andiamo oltre la descrizione formale, la partita AKIS in Sicilia si gioca su alcuni nodi:

  • Passare da “progetti” a “sistema”
    Non basta finanziare singoli progetti innovativi: serve una regia che colleghi GO, consulenza, formazione,   università, organizzazioni agricole, borghi rurali. Il rischio è un mosaico di iniziative non comunicanti.
  • Consulenza agricola come infrastruttura, non come servizio accessorio
    AKIS funziona solo se la consulenza è capillare, competente e riconosciuta dagli agricoltori come utile. In Sicilia, questo significa lavorare su:
    • prossimità territoriale;
    • capacità di tradurre innovazione in soluzioni pratiche per aziende spesso piccole, familiari, multifunzionali;
    • integrazione tra consulenza tecnica, economica, ambientale e digitale.
    • Adeguata formazione dei consulenti
  • Capacità amministrativa e semplificazione
    La complessità procedurale può frenare l’accesso agli interventi AKIS, specie per piccoli soggetti.  Per usare bene AKIS, si deve lavorare su bandi chiari, accompagnamento, animazione territoriale adeguata

In sintesi operativa

  • A livello nazionale, AKIS nel PSP 2023‑2027 è ben strutturato sulla carta, con 9 interventi e una dotazione significativa, ma l’attuazione è ancora in fase di consolidamento, con differenze regionali e criticità di integrazione reale tra gli attori.
  • La Sicilia ha un potenziale enorme per usare AKIS come leva di sviluppo rurale  ma deve:
    • rafforzare la governance regionale del sistema conoscenza‑innovazione;
    • mettere in rete attori che oggi lavorano spesso in parallelo;
    • usare AKIS per sostenere filiere e territori concreti, non solo per “fare progetti”

1. Premessa metodologica

L’analisi si concentra su quattro dimensioni chiave dell’attuazione AKIS:

  1. Governance e capacità amministrativa
  2. Servizi di consulenza e animazione territoriale
  3. Cooperazione e Gruppi Operativi (GO)
  4. Integrazione tra ricerca, imprese e territorio

Per ciascuna dimensione evidenzio le criticità siciliane e il confronto con il Veneto.


2. Criticità Sicilia vs Veneto – Analisi comparata

2.1 Governance e capacità amministrativa

Sicilia – Criticità

  • Ritmi di attuazione più lenti nella pubblicazione dei bandi e nella gestione delle procedure.
  • Struttura amministrativa frammentata, con difficoltà di coordinamento tra Dipartimento Agricoltura,   enti di ricerca, organizzazioni professionali.
  • Assenza di un Tavolo AKIS formalizzato, che rallenta la definizione di priorità e la coerenza tra interventi.
  • La rinuncia ad alcune azioni fondamentali di AKIS (formazione dei consulenti e attività dimostrativa)
  • Turnover elevato del personale tecnico-amministrativo, con perdita di continuità e know‑how.

Veneto – Situazione

  • Governance molto stabile, con un sistema di coordinamento consolidato tra Regione, AVEPA, università e centri di ricerca.
  • Tavoli tematici permanenti e un forte ruolo dell’Agenzia regionale (AVEPA) nella gestione efficiente dei procedimenti.
  • Capacità amministrativa tra le più alte d’Italia, con tempi di istruttoria e pagamento più rapidi.

Differenziale

Il Veneto opera con una governance “a rete” già matura; la Sicilia è ancora in fase di costruzione del sistema.


2.2 Servizi di consulenza e animazione territoriale

Sicilia – Criticità

  • Copertura territoriale disomogenea: molte aree interne e borghi rurali non hanno servizi di consulenza strutturati.
  • Debole integrazione tra consulenza tecnica, economica, ambientale e digitale.
  • Scarsa percezione di utilità da parte delle aziende agricole, che spesso vedono la consulenza come un adempimento burocratico.
  • Animazione territoriale insufficiente

Veneto – Situazione

  • Rete di consulenza capillare e professionalizzata, con organismi accreditati e standard qualitativi elevati.
  • Forte presenza di consulenza specialistica (vitivinicolo, zootecnia, irrigazione, digitale).
  • Animazione territoriale continua, con sportelli, incontri tecnici, dimostrazioni in campo.

Differenziale

Il Veneto ha un sistema di consulenza percepito come utile e integrato; la Sicilia deve ancora trasformare la consulenza in un’infrastruttura stabile e riconosciuta.


2.3 Cooperazione e Gruppi Operativi (GO)

Sicilia – Criticità

  • Numero di GO inferiore rispetto al potenziale regionale.
  • Difficoltà nella costruzione dei partenariati, spesso troppo formali e poco orientati a problemi reali.
  • Tempi lunghi di valutazione e avvio dei progetti.
  • Scarsa continuità tra GO del periodo 2014‑2022 e quelli del PSP 2023‑2027.

Veneto – Situazione

  • Tradizione consolidata di cooperazione e GO PEI‑AGRI, con progetti di alta qualità tecnica.
  • Partenariati stabili e collaudati tra imprese, università, consorzi di tutela, enti locali.
  • Temi dei GO molto aderenti ai fabbisogni reali (acqua, vitivinicolo, sostenibilità, digitale).

Differenziale

Il Veneto ha una cultura della cooperazione agricola molto radicata; la Sicilia deve ancora consolidare reti stabili e orientate all’innovazione.


2.4 Integrazione tra ricerca, imprese e territorio

Sicilia – Criticità

  • Università e centri di ricerca poco integrati nei processi di innovazione agricola quotidiana.
  • Scarso trasferimento tecnologico: molte innovazioni restano nei laboratori e non arrivano alle aziende.
  • Debole connessione tra ricerca e sistemi locali  
  • Pochi poli dimostrativi e aziende pilota.

Veneto – Situazione

  • Integrazione molto forte tra università, centri di ricerca, consorzi di tutela e imprese.
  • Presenza di aziende dimostrative, campi prova, poli di innovazione.
  • Ricerca applicata orientata a filiere strategiche (vino, latte, orticoltura, irrigazione).

Differenziale

Il Veneto ha un ecosistema dell’innovazione agricola già maturo; la Sicilia ha eccellenze scientifiche ma manca di un sistema di trasferimento efficace.


3. Sintesi comparativa

Dimensione

Sicilia – Criticità

Veneto – Punti di forza

Governance

Frammentazione, lentezza, assenza Tavolo AKIS

Governance stabile, AVEPA efficiente, tavoli permanenti

Consulenza

Copertura disomogenea, percezione debole, poca integrazione

Rete capillare, specialistica, molto utilizzata

Cooperazione

GO pochi, partenariati fragili, tempi lunghi

GO numerosi, partenariati solidi, forte tradizione

Ricerca-territorio

Scarso trasferimento, poca integrazione

Ecosistema ricerca‑impresa molto sviluppato


4. Interpretazione strategica

La Sicilia non è “indietro” per mancanza di potenziale, ma per debolezza sistemica:

  • governance non ancora strutturata;
  • servizi di consulenza non percepiti come infrastruttura;
  • cooperazione agricola non pienamente matura;
  • ricerca poco connessa ai territori.

Il Veneto, al contrario, beneficia di:

  • una tradizione cooperativa forte;
  • un sistema di consulenza consolidato;
  • una governance amministrativa molto efficiente;
  • una cultura dell’innovazione agricola diffusa.

5. Dove può recuperare la Sicilia

Tre leve strategiche:

1. Costruire un AKIS regionale vero

Tavolo AKIS Sicilia, governance stabile, coordinamento multilivello.

2. Rafforzare la consulenza di prossimità

Sportelli territoriali, animazione nei borghi, consulenza multidisciplinare.

 

 

sabato 10 gennaio 2026

Analisi Strategica: Accordo UE–Mercosur

 Analisi Strategica: Accordo UE–Mercosur

 La chiave del successo per l'Italia risiederà nella capacità di monitorare l'applicazione delle "clausole specchio" e di utilizzare i fondi di compensazione per assistere  le filiere più fragili, ma sopratutto le aree rurali già in difficoltà. E' bene ricordare che il settore agricolo è uno dei pochi settori prettamente assistiti dalle politiche UE. Un esempio? chi vuole realizzare un impianto di vigneto, ottiene con l'OCM vino il contributo all'impianto, con il PSP il contributo all'acquisto delle trattrici e accessori, sempre con il PSP il contributo se aderisce all'agricoltura biologica, se poi vuole promuovere il vino ha diritto al contributo con OCM per la promozione. E' questo da sempre, chiaramente, quindi la differenza la fa la capacità di ottenere tutti i set di finanziamenti/assistenza/sussistenza UE. Il vero problema è proprio questo non tutte le aziende possono beneficiare dell'assistenza pubblica UE                 Come era prevedibile l'accordo ha creato un'ampia discussione tra favorevoli e contrari,   chiaramente non da ora, ma da sempre, incapace però di centrare il vero problema della questione.                           L'accordo rappresenta una delle manovre di politica commerciale più ambiziose e discusse degli ultimi decenni, mirando a creare un'area di libero scambio che interessa oltre 700 milioni di persone.




Opportunità e Criticità per il Sistema Italia

1. Sintesi dell'Accordo (Dati 2026)

Dopo anni di stallo, l’accordo ha ricevuto un impulso decisivo all'inizio del 2026. L'Italia ha espresso un voto favorevole,  L'obiettivo è l'abbattimento progressivo dei dazi sul 91% delle merci europee esportate e la protezione reciproca degli standard qualitativi.


2. Le Opportunità per il "Made in Italy"

L'Italia, con la sua forte vocazione all'export, è tra i Paesi che potrebbero beneficiare maggiormente dall'apertura di un mercato storicamente molto protezionista.

  • Export Agroalimentare: Si stima una crescita potenziale del +50%. Attualmente, i dazi su prodotti come vino (27%), formaggi (28%) e cioccolato (20%) limitano fortemente la penetrazione commerciale.

  • Tutela delle Indicazioni Geografiche (IG): L'accordo prevede la protezione di 57 Indicazioni Geografiche italiane (26 prodotti alimentari e 31 vini), ponendo fine alla produzione e vendita di imitazioni locali ("Italian sounding").

    • Esempi di prodotti protetti: Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Prosciutto di Parma, Prosecco, Chianti.

    • Meccanismo di Phasing Out: Le imitazioni locali (come il "Reggianito" argentino) dovranno essere eliminate gradualmente in un periodo compreso tra 5 e 10 anni.

  • Settore Meccanico e Industriale: L'Italia è leader nell'export di macchinari agricoli e industriali verso il Sud America. L'azzeramento dei dazi (attualmente fino al 14-18%) renderà la tecnologia italiana estremamente più competitiva rispetto a quella cinese o statunitense.

  • Accesso alle Materie Prime: L'accordo facilita l'approvvigionamento di materie prime critiche (litio, rame) essenziali per la transizione energetica italiana.


3. Le Criticità e i Rischi per il Settore Agricolo

Nonostante le opportunità, il mondo agricolo esprime forti preoccupazioni legate alla asimmetria degli standard produttivi.

  • Concorrenza Sleale (Prezzi vs Qualità): I produttori del Mercosur operano con costi di produzione inferiori, grazie a standard ambientali, sociali e di benessere animale meno rigidi di quelli europei.

  • Settori Sensibili:

    • Carni Bovine e Avicole: Il massiccio afflusso di carne sudamericana a basso costo minaccia la redditività degli allevamenti italiani (soprattutto nel Nord Italia).

    • Zucchero ed Etanolo: La produzione intensiva di Brasile e Argentina potrebbe destabilizzare il mercato interno UE.

    • Riso e Agrumi: Ulteriori settori esposti alla pressione competitiva.

  • Standard Fitosanitari: L'uso di pesticidi e fitofarmaci vietati in Europa rappresenta un rischio sia per la salute dei consumatori che per la tenuta competitiva dei nostri agricoltori, obbligati a normative molto più restrittive (Farm to Fork).


4. Il "Compromesso Italiano": Misure di Salvaguardia

Per mitigare i rischi, l'Italia ha negoziato pacchetti di protezione specifici, approvati nel vertice di gennaio 2026:

MisuraDettaglio Tecnico
Soglia di SalvaguardiaAbbassata dall'8% al 5%. Se le importazioni superano questa soglia, scattano indagini rapide (21 giorni) per il ripristino dei dazi.
Fondo di EmergenzaStanziamento di 6,3 miliardi di euro a livello UE per sostenere le filiere agricole colpite da eventuali shock di mercato.
Clausole SpecchioObbligo (in fase di implementazione) per i prodotti importati di rispettare standard di sicurezza alimentare equivalenti a quelli UE.
FertilizzantiAzzeramento dei dazi sull'import di fertilizzanti dal Mercosur, per ridurre i costi di produzione degli agricoltori europei.

5. Conclusioni e Prospettive

L'accordo UE-Mercosur è un'arma a doppio taglio che richiede una vigilanza costante. Se da un lato apre mercati pronti a pagare un premium price per l'eccellenza italiana, dall'altro mette a dura prova la tenuta sociale delle aree rurali europee.