Il vento del "Progresso"
"da un'iniziativa a un metodo,
storia di un'ideale vincente"
Questo racconto non intendiamo stamparlo, per evitare di appesantire la libreria di casa, ma affidarlo alle pagine di questo blog, proprio come faceva con successo Peppino Bivona, e a lui intendiamo dedicarlo. Al momento non conosciamo neanche di quanti capitoli sarà composto, sappiamo però che merita di essere raccontato. Il titolo del racconto deriva dall'ubicazione della cantina, una terrazza naturale che si affaccia sul mare mediterraneo, dove il vento è un "compagno" inseparabile.
Perché raccontare questa storia oggi
Ci sono storie che sembrano piccole, ma che contengono
dentro di sé la forza di un’epopea. Storie che nascono in luoghi periferici,
lontani dai centri del potere, e che proprio per questo hanno qualcosa di
universale da insegnare. La storia della Cantina Progresso è una di queste, con tanti attori protagonisti del cambiamento.
È la storia di una comunità che ha imparato a unirsi quando
tutto sembrava spingerla verso la divisione. È la storia di uomini e donne che,
pur non avendo studiato economia, sociologia o politica, hanno saputo costruire
un modello di sviluppo più moderno di molte teorie accademiche. È la storia di
un territorio che ha trasformato la propria fragilità in forza, la propria
marginalità in identità, la propria povertà in dignità.
Questo lavoro non è un’operazione nostalgica. Non è un
monumento al passato, ne ha la pretesa di raccontare trent'anni di attività, fatta di successi e di insuccessi. È un atto di riconoscenza verso chi ha avuto il coraggio
di scegliere quando scegliere sembrava impossibile. È un invito a guardare al
futuro con la stessa determinazione, la stessa lucidità, la stessa fiducia che
animò i protagonisti di questa vicenda.
Perché la cooperazione non è un modello del passato. È un
modello del futuro. E la storia della Progresso lo dimostra con una chiarezza
che non ha bisogno di retorica.
Questo lavoro è dedicato a loro: a chi ha creduto, a chi ha costruito, a chi ha resistito, a chi ha immaginato. E a chi, oggi, continua a portare avanti quella eredità.
Una storia locale che parte da lontano
Ci sono storie che nascono in silenzio, lontano dai
riflettori, in luoghi che la geografia ufficiale considera periferici. Storie
che non fanno rumore, che non compaiono nei manuali di storia, che non vengono
celebrate nei grandi discorsi pubblici. Eppure, sono storie che cambiano la
vita delle persone più di qualsiasi legge, più di qualsiasi riforma, più di
qualsiasi intervento dall’alto.
La storia della Cantina Progresso è una di queste.
È la storia di un gruppo di contadini che, in un angolo di
Sicilia segnato dalla povertà, dalla fatica e dall’isolamento, ha deciso di
unirsi per cambiare il proprio destino. È la storia di una comunità che ha
imparato a discutere, a scegliere, a rischiare, a innovare. È la storia di un
territorio che ha trasformato la propria fragilità in forza, la propria
marginalità in identità, la propria tradizione in modernità.
Ma soprattutto, è la storia di un’idea semplice e
rivoluzionaria:
“Insieme possiamo fare ciò che da soli è impossibile.”
non era solo uno slogan ma un'idea, animata da un'ideale forte, più forte della fede.
Questa idea, che può sembrare ovvia, non lo era affatto
negli anni Sessanta. Non lo era in un contesto in cui ogni famiglia era un
mondo a sé, in cui la diffidenza era più forte della fiducia, in cui la
sopravvivenza quotidiana lasciava poco spazio alla visione del futuro.
Eppure, proprio in quel contesto, nacquero delle
esperienze cooperative più significative della Sicilia contemporanea, dove il tempo del cambiamento non li ha scalfiti.
Una storia fatta di persone, non di numeri
Questo lavoro non è un trattato economico. Non è un’analisi
tecnica. Non è un documento amministrativo.
È un racconto, a volte anche romanzato, ma terribilmente vero.
Un racconto fatto di:
- volti,
- mani,
- assemblee,
- discussioni,
- paure,
- intuizioni,
- errori,
- successi
È un racconto che mette al centro le persone, i soci, le famiglie, le donne, i giovani.
Senza di loro, la cooperativa non sarebbe esistita.
Una storia che parla al presente
Raccontare questa storia oggi non è un esercizio nostalgico.
È un atto necessario.
Viviamo in un tempo in cui:
- le
comunità si frammentano,
- la
solitudine cresce,
- la
fiducia diminuisce,
- il
futuro spaventa,
- l’individualismo
sembra l’unica strada.
La storia della Progresso dimostra che esiste un’altra via.
Una via fatta di:
- cooperazione,
- partecipazione,
- responsabilità,
- qualità,
- visione
collettiva.
È una storia che parla al presente e parla al futuro.
Una storia che appartiene a tutti
Anche se questa storia nasce a Menfi, non appartiene solo a
Menfi. Appartiene a chiunque creda che il cambiamento sia possibile. Appartiene
a chiunque sappia che la dignità non si regala, si conquista. Appartiene a
chiunque abbia capito che il futuro non si aspetta: si costruisce.
Questo lavoro è un invito.
Un invito a guardare la cooperazione non come un ricordo, ma
come un modello. Non come un’esperienza del passato, ma come una possibilità
del presente. Non come un’eccezione, ma come una strada.
Come è concepito?
Segue un filo
cronologico e tematico
- la
nascita della cooperazione,
- la
modernizzazione,
- la
qualità,
- la
democrazia interna,
- la
fusione,
- il
lascito,
- il
futuro.
Al momento non conosciamo neanche di quanti capitoli sarà composto, il racconto, sappiamo però che merita di essere raccontato
Perché ?
Perché dimostra che il cambiamento non è un miracolo. È un
processo.
Perché dimostra che la modernità non è un tradimento della
tradizione. È la sua evoluzione.
Perché dimostra che la cooperazione non è un’utopia. È una
pratica.
Perché dimostra che anche nei luoghi più piccoli possono
nascere le idee più grandi.
E perché, in un tempo in cui tutto sembra fragile, questa
storia ricorda una verità semplice:
quando una comunità si unisce, nulla è impossibile.
Quando si chiude un'epoca la tentazione è di pensare che la storia sia finita. Che tutto ciò che doveva accadere sia già accaduto. Che i protagonisti abbiano compiuto il loro percorso e che il lettore possa riporre il volume su uno scaffale, come si fa con un oggetto prezioso ma ormai concluso.
Eppure, la storia della Cantina Progresso non è una storia
che si lascia chiudere facilmente. Non è una storia che si lascia archiviare.
Non è una storia che appartiene solo al passato.
È una storia che continua a vivere.
Vive nei vigneti che ogni anno si risvegliano. Vive nelle
assemblee che ancora oggi discutono, decidono, scelgono. Vive nei giovani che
tornano alla terra con occhi nuovi. Vive nelle famiglie che hanno trovato nella
cooperazione non solo un reddito, ma una dignità. Vive nei vini che portano il
nome di Menfi nel mondo.
La Progresso non è un capitolo chiuso. È un capitolo che ha
cambiato forma.
Una storia che ha cambiato il modo di guardare la
comunità
La cooperazione ha insegnato a Menfi qualcosa che nessun
manuale avrebbe potuto insegnare: che una comunità non è un insieme di
individui, ma un organismo vivo. Che la forza non sta nella somma delle parti,
ma nella loro unione. Che il futuro non è un destino, ma una costruzione
collettiva.
Insomma Menfi è anche un caso studio, perchè per esempio la nascita delle cooperative vitivinicole, ha di fatto congelato le velleità imprenditoriali, che si sono "liberate" solo agli inizi degli anni 90. Menfi è un territorio dove la cooperazione vitivinicola ha avuto un ruolo totalizzante: ha salvato l’economia agricola negli anni difficili, ha garantito reddito e sbocchi commerciali, ma ha anche creato un ecosistema chiuso, in cui l’imprenditorialità individuale era di fatto assorbita o neutralizzata.
Una storia che parla al presente
Viviamo in un tempo fragile, in cui le comunità si sfaldano,
le relazioni si indeboliscono, la fiducia si erode. In cui l’individualismo
sembra l’unica strada possibile. In cui il futuro appare spesso come una
minaccia più che come una promessa.
La storia della Progresso offre un’altra prospettiva.
Ricorda che la cooperazione non è un’idea romantica, ne una prescrizione medica, ma una strategia concreta.
Ricorda che la solidarietà non è un lusso, ma una necessità. Ricorda che la
partecipazione non è un peso, ma una forza.
Ricorda che il futuro può essere costruito insieme.
Una storia che appartiene a chi verrà
Perché il futuro ha bisogno di memoria. Ha
bisogno di esempi. Ha bisogno di storie che mostrino che il cambiamento è
possibile.
La Progresso è una di queste storie.
Una storia che dice ai giovani:
- Non
abbiate paura di innovare.
- Non
abbiate paura di unirvi.
- Non
abbiate paura di scegliere.
- Non
abbiate paura di restare.
- Non
abbiate paura di tornare.
Il futuro non è altrove. Il futuro è qui, dove una comunità
ha già dimostrato di saperlo costruire.
Una storia che non finisce
Continua nelle mani di chi lo legge. Continua nelle scelte quotidiane. Continua
nella terra che ogni anno chiede cura. Continua nella cooperazione che ogni
anno chiede partecipazione. Continua nel territorio che ogni anno chiede
visione.
La Progresso non è un ricordo. È un’eredità. E un’eredità di tanti uomini e donne che hanno avuto un ruolo di attori protagonisti e vive finché qualcuno la porta avanti.



