domenica 16 marzo 2025

NGTs, nuovi OGM. C'è ancora un futuro per l’agricoltura in UE?

 

L'Europa, quella politica e tecnocrate, nell'ultimo periodo pare che ha intensificato i sui sforzi per essere divisiva e contraddittoria. Per la verità ha ampiamente raggiunto l'obiettivo, stante il fatto che mentre una volta ai sondaggi sull'europa si  risponda  di essere fieri di essere cittadini d'europa, ora non  più. L'europa, proprio per questa schizofrenia dirompente,  viene sempre più percepita dai cittadini europei come un nemico da abbattere.


Ospitiamo un'analisi perfetta impeccabile di   Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité, ci descrive in parole semplici, con un analisi insuperabile, perchè l'Europa ha tradito i cittadini europei, e perchè l'Europa agricola è diventata terra di nessuno.


 L’Unione Europea è pronta ad attuare una trasformazione radicale della sua politica agricola, attraverso la proposta di deregolamentazione delle New Genomic Techniques (NGTs), o ‘nuovi OGM’. Questo progetto di riforma, sostenuto dal Parlamento europeo fin dal 2019, e adottato dalla Commissione nel 2023, aveva finora incontrato le resistenze di alcuni Stati membri. I quali però hanno infine trovato un accordo, il 14 marzo 2025, per concludere i negoziati.

Questa svolta cruciale non è un motivo di giubilo per tutti coloro che, come chi scrive, difendono la biodiversità, l’integrità ambientale, la salute pubblica e i diritti degli agricoltori. Denunciando lo spregiudicato oltraggio al principio di precauzione, in barba al Trattato, e un attacco diretto alla sovranità alimentare dei popoli.

A seguire una critica non sterile di questa riforma sovversiva, per annotare le sue false premesse, le pericolose implicazioni ambientali e socio-economiche e l’oscuramento dei diritti dei consumatori a conoscere l’identità degli alimenti. Il mandato del Consiglio, lungi dal favorire l’innovazione, consoliderà il potere delle Corporation e minerà le basi stesse di un’agricoltura sostenibile ed equa.

1. Deregulation dei nuovi OGM (NGTs), la proposta della Commissione

Il 5 luglio 2023, la Commissione europea ha adottato una proposta legislativa per la deregulation dei nuovi OGM. I quali sono stati appositamente mascherati dietro gli acronimi NGTs (New Genomic Techniques) in inglese, TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita) in italiano, per ingannare i cittadini e gli agricoltori e inibire la loro storica opposizione verso l’ingegneria genetica applicata ai nostri cibi.

La Commissione per l’Ambiente, la Sanità Pubblica e la Sicurezza Alimentare (ENVI) del Parlamento Europeo ha la responsabilità principale sul fascicolo, con la Commissione per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale (AGRI) associata. Il Parlamento ha già adottato la sua posizione favorevole alla deregulation, come si è visto, il 24 aprile 2024.

Il mandato del Consiglio per i negoziati

Il mandato del Consiglio per i negoziati, concordato il 14 marzo 2025 sotto la presidenza polacca, rappresenta un passo significativo verso la deregolamentazione delle NGTs. Tale mandato conferma infatti la proposta della Commissione, la quale si basa su un sistema che distingue due categorie di nuovi OGM:

  • piante NGT di categoria 1. Si tratta di piante con fino a 20 modifiche genetiche, escluse (secondo il mandato del Consiglio) quelle con tratti di tolleranza agli erbicidi. Tali piante vengono considerate equivalenti a quelle ottenute con metodi convenzionali di selezione genetica, sulla base di un teorema privo di alcun fondamento scientifico. E vengono così sottratte alle regole stabilite per gli OGM di prima generazione, le quali postulano un’autorizzazione preventiva alla loro deliberata immissione nell’ambiente, sulla base di un’analisi del rischio da parte di EFSA (European Food Safety Authority), oltre ad appositi requisiti di tracciabilità ed etichettatura;
  • NGT di categoria 2. Questi ‘nuovi OGM’ sono invece piante che non soddisfano i criteri della Categoria 1 e rimangono, almeno in parte, soggette ad alcune delle regole UE in tema di OGM. Con una pericolosa semplificazione, per quanto attiene alle procedure di analisi del rischio e di monitoraggio, che aprono una voragine nel sistema predisposto a tutela di biodiversità e ambiente, salute pubblica e animale (Anses, 2023; Antoniou et al., 2023).
    Il Consiglio ha confermato di voler escludere l’impiego delle NGTs in agricoltura biologicasenza peraltro badare alla tutela degli agricoltori bio rispetto ai rischi di gravi danni in cui gli stessi possono incorrere nei casi di contaminazione accidentale dei loro campi e/o prodotti (con conseguente perdita della certificazione bio).

2.1. Sovranità alimentare azzerata

Gli Stati membri hanno azzerato la loro stessa sovranità agricola e alimentare, con la rinuncia al diritto di vietare la coltivazione dei nuovi OGM (NGTs) di categoria 1 sui loro territori. Indipendentemente dai loro potenziali impatti ambientali, sanitari, socio-economici e culturali.

Si ricorda al proposito che Francesco Lollobrigida, il ministro Coldiretto della ‘Sovranità alimentare’, era stato tra i primi a rinnegare le cultivar locali tradizionali per invocare il nuovo OGM che avanza.

I governi nazionali riservano il diritto di proibire la coltivazione dei nuovi OGM (NGTs) di categoria 2. Potranno così ingannare meglio i cittadini, facendo loro credere di voler tutelare la salute e l’ambiente con il divieto a coltivare le piante con oltre 21 modifiche genetiche, dopo avere permesso la propagazione incontrollata di tutte le altre.

2.2. Coesistenza

Il mandato consente inoltre agli Stati membri di adottare misure di coesistenza opzionali per prevenire la presenza non intenzionale di piante NGT di categoria 2 in altri prodotti e per affrontare la contaminazione transfrontaliera. Sebbene ciò possa sembrare un passo avanti, si affida l’onere della gestione dei rischi di contaminazione sugli Stati membri, senza soffermarsi sulle responsabilità delle Corporation di settore biotech per la diffusione di organismi geneticamente modificati.

Inoltre, il mandato consente agli Stati membri di adottare misure per evitare la presenza non intenzionale di piante NGT di categoria 1 nell’agricoltura biologica, ma solo in aree con condizioni geografiche specifiche (ad esempio, regioni insulari). La drastica restrizione di tali misure espone gli agricoltori biologici a rischi incontrollati di contaminazioni OGM e alla perdita irreversibile del loro status biologico.

In buona sostanza, i governi degli Stati membri hanno superato ogni esitazione nel privilegio degli interessi dei giganti dell’agribusiness rispetto ai diritti dei cittadini e degli agricoltori. Questi ultimi peraltro sono già stati convinti dalle grandi confederazioni agricole che i nuovi OGM avranno un grande successo. Di sicuro per i consorzi agrari da essi controllati, che venderanno le nuove sementi a caro prezzo.

2.3. Biotech al buio

I rappresentanti degli Stati membri, nel proseguo della commedia in esame, hanno insistito affinché i soli nuovi OGM (NGT) di categoria 2 vengano etichettati come tali. O meglio, con gli ingannevoli nomignoli ‘NGT’, o ‘TEA’, o altri ‘fancy name’ che gli uffici marketing di Big Ag indicheranno a ciascun governo prima della pubblicazione del de-regolamento.

Il Consiglio addirittura vanta un impegno verso le ‘informazioni accurate e complete‘, per avere proposto che – nella sola ipotesi in cui gli operatori decidano di riportare in etichetta, su base volontaria, le informazioni sui tratti modificati (es. senza glutine, resistente alla siccità) – dovranno riferire a tutti i ‘tratti rilevanti’. Oppure a nessuno, e viva la trasparenza.

i cittadini e consumatori, in ogni caso, verranno privati del diritto di sapere se gli alimenti contengono o sono derivati dai nuovi OGM – NGT di categoria 1. Colazione pranzo e cena al buio con l’estraneo, biotech, e un’unica possibilità di scelta alternativa: i soli alimenti biologici certificati (non anche in quelli da agricoltura ‘sostenibile’ o ‘integrata’ o ‘rigenerativa’, si noti bene).

4. Preoccupazioni scientifiche

Uno degli aspetti più controversi della proposta di deregulation è l’affermazione di equivalenza tra le piante OGM (NGT) di categoria 1 e quelle ottenute con metodi di selezione convenzionali. Questa affermazione non è solo scientificamente infondata – ed è stata infatti smentita dall’Agenzia Nazionale francese per la Sicurezza Sanitaria, dell’Alimentazione, dell’Ambiente e del Lavoro (ANSES, 2023) – ma trascura diverse questioni critiche:

  • cambiamenti genetici non intenzionali e loro implicazioni. Le NGTs, in particolare CRISPR/Cas9, possono causare cambiamenti genetici non intenzionali, inclusi effetti ‘off-target’ che interrompono geni essenziali (Koller & Cieslak, 2023; Chu & Agapito-Tenfen, 2022) e effetti ‘on-target’ che portano a cambiamenti fenotipici imprevisti (Kawall et al., 2020). Queste alterazioni, ça va sans dire, possono anche risultare dannose (Eckerstorfer et al., 2019). A differenza della selezione convenzionale, inoltre, le NGTs possono causare ‘riarrangiamenti genomici imprevedibili’ (Koller & Cieslak, 2023; Kawall et al., 2020). Sono perciò necessarie apposite valutazioni del rischio, prima del loro rilascio nell’ambiente, come tuttora avviene grazie alla sentenza della Corte di Giustizia UE (ECJ, 2018) la quale ha affermato l’equivalenza dei nuovi OGM (NGT) non alle piante convenzionali, bensì agli OGM di prima generazione. Proprio perché si tratta di organismi geneticamente modificati, a prescindere dagli strumenti utilizzati per l’ingegneria biotech;
  • potenziali rischi per la salute pubblica. L’introduzione di microrganismi geneticamente modificati nel microbioma intestinale potrebbe interromperne l’equilibrio attraverso il trasferimento genico orizzontale (HGT), dove il materiale genetico viene scambiato tra i batteri intestinali. Ciò potrebbe alterare la composizione e la funzione del microbioma, portando a potenziali rischi per la salute. Inoltre, questi cambiamenti potrebbero influenzare la traiettoria evolutiva a lungo termine dei microrganismi intestinali, sollevando preoccupazioni su conseguenze sanitarie impreviste (Lerner, Benzvi, & Vojdani, 2024);
  • interazioni ambientali e rischi cumulativi. Il rilascio di organismi NGT può innescare interazioni ecologiche complesse con effetti cumulativi e combinatori non visibili in valutazioni isolate (Bauer-Panskus & Then, 2023). Ad esempio, il rilascio di più organismi NGT con tratti diversi potrebbe portare a trasferimenti genici non intenzionali o interrompere i servizi ecosistemici (Bauer-Panskus & Then, 2023; Dolezel et al., 2024). Inoltre, l’uso di colture NGT resistenti agli erbicidi potrebbe portare alla comparsa di super-erbacce resistenti a più erbicidi, le quali potrebbero competere con le colture coltivate (Gaharwar et al., 2021; Eckerstorfer et al., 2019);
  • effetti off-target e inserzioni di DNA spurie. Una delle conseguenze non intenzionali più significative delle NGTs è il verificarsi di effetti ‘off-target’, laddove il sistema CRISPR/Cas9 modifichi geni diversi dai bersagli previsti. Gli effetti off-target possono interrompere geni critici, causando cambiamenti dannosi (Hoepers et al., 2024; Lema, 2021), con il 42% delle specie, inclusi gli esseri umani, potenzialmente colpiti (Hoepers et al., 2024). Le NGTs possono anche portare a inserzioni di DNA spurie, introducendo tratti dannosi (Lema, 2021), e i metodi attuali faticano a rilevare grandi variazioni o riarrangiamenti complessi (Chu & Agapito-Tenfen, 2022; Lema, 2021);
  • sostenibilità e impatti a lungo termine. La sostenibilità a lungo termine delle NGTs in agricoltura e gestione ambientale rimane dibattuta. Sebbene offrano soluzioni ai cambiamenti climatici e alla sicurezza alimentare, le conseguenze non intenzionali potrebbero annullarne i benefici (González-Ortega et al., 2024). Ed è bene ricordare il recentissimo studio che ha dimostrato – dopo 12 anni di analisi, in 10 Stati USA – che il più promettente degli OGM di prima generazione, il mais Bt, ha drasticamente ridotto le rese e i redditi degli agricoltori (Ye et al., 2025).

5. Implicazioni ambientali e agricole

La deregolamentazione delle NGTs pone rischi significativi per l’ambiente e l’agricoltura tradizionale:

  • minaccia alla biodiversità. La coltivazione diffusa di piante NGT può accelerare la perdita di agrobiodiversità, di patrimonio culturale e di diversità genetica delle colture. Con una maggiore vulnerabilità a parassiti, malattie e cambiamenti climatici. Nel lungo termine questo fenomeno potrebbe minare la resilienza dei sistemi agricoli e minacciare la ‘food security’ (cioè la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari);
  • resistenza agli erbicidi. Sebbene il mandato del Consiglio escluda le piante resistenti agli erbicidi dalla Categoria 1, il potenziale sviluppo di erbacce resistenti agli erbicidi rimane una preoccupazione. L’aumento dell’uso di erbicidi associato alle piante NGT (già ampiamente verificato con gli OGM di prima generazione, inclusi quelli non ‘herbicide resistant’) potrebbe portare a contaminazioni ambientali e danneggiare organismi non bersaglio;
  • contaminazione incrociata e brevetti. La deregolamentazione delle NGTs potrebbe portare alla contaminazione incrociata delle colture non OGM, con conseguenti sfide legali ed economiche per gli agricoltori. I brevetti sulle piante NGT basati su specie da conservazione potrebbero costringere gli agricoltori a pagare royalties ai detentori dei brevetti, anche quando le contaminazioni non dipendano dalla volontà dei primi.

6. Implicazioni socio-economiche

La proposta di deregulation dei nuovi OGM (NGTs) ha implicazioni socio-economiche significative, soprattutto per le aziende agricole familiari e contadine che tuttora rappresentano il 94,8% delle aziende agricole nell’UE (Fonte: Eurostat, 2020):

  • concentrazione di potere. La trasformazione radicale dei nostri sistemi agricoli avrà un solo, anzi quattro vincitori: Bayer, Corteva, ChemChina e BASF. Le Big 4 che già ora controllano oltre il 70% del mercato globale di pesticidi e sementi faranno incetta dei brevetti più promettenti, esattamente come fecero i giganti dell’IT negli anni 70-90 del secolo scorso con i codici-sorgente, per consolidare il monopolio assoluto sulle infrastrutture informatiche critiche della gran parte del pianeta (Stallman, 2002);
  • dipendenza assoluta. Gli agricoltori sono già stati privati del diritto di scambiare e vendere i loro semi, dai loro stessi infedeli rappresentanti al Parlamento europeo e ai governi nazionali che hanno approvato e/o stanno portando avanti la deregolamentazione dei nuovi OGM. E quando si troveranno convinti (dai loro cattivi consiglieri, in perenne conflitto d’interessi) o costretti a introdurre le NGTs inizieranno a dipendere al 100% dai 4 monopolisti che decideranno quando, dove e cosa coltivare. Oltre a programmare/manovrare le rese e magari anche a far sì che gli agricoltori si trovino costretti ad acquistare più fitofarmaci, dalle stesse Big 4. Una schiavitù di fatto, a propri rischi e pericoli, con maggiori costi e una crescente vulnerabilità alle fluttuazioni del mercato (Dongo, 2015; Munawar et al., 2024).

7. Implicazioni democratiche

A ben vedere, la deregulation dei ‘nuovi’ OGM non corrisponde agli interessi di:

  • piccole e medie aziende agricole (94,8% del totale), poiché agli aumenti dei costi di produzione non corrispondono variazioni proporzionali sui prezzi di vendita;
  • cittadini, la cui maggioranza (56%, secondo l’ultimo sondaggio Eurobarometer) esprime preoccupazione verso la sicurezza degli OGM negli alimenti (EFSA, 2023);
  • imprese e industrie di trasformazione alimentare (99% PMI), retailer, le quali non traggono alcun vantaggio dall’utilizzo da parte dei loro fornitori di materie prime agricole biotech.

I politici europei e degli Stati membri, d’altra parte, a partire dal 2019 hanno dedicato e tuttora dedicano priorità assoluta alla liberalizzazione dei nuovi OGM. Nell’interesse di chi, e perché? Gli unici soggetti interessati, a ben vedere, sono quelle oligarchie finanziarie che al contempo dominano i mercati globali di:

– input in agricoltura. Pesticidi e sementi, tramite le Big 4, e fertilizzanti con altri sei colossi;
– agricoltura industriale e commodities, attraverso ABCD (Archer Daniels-Midland, Bunge, Cargill, Dreyfus)
– alimenti ultraprocessati, spesso cibo spazzatura, attraverso le 10 grandi sorelle di Big Food.

Il quartetto BlackRock, Vanguard, State Street Global Advisors,Geode, nel primo trimestre 2024, gestiva circa 25,14 trilioni di dollari (Aguileira et al., 2024). Vale a dire una cifra poco superiore al PIL prodotto nel 2023 da: 27 Paesi membri UE, Regno Unito, Russia, Norvegia, Ucraina, Serbia, Moldavia, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia del Nord e Albania (World Bank, 2024). Combinazione, il quartetto è molto presente anche nell’industria militare, e in queste settimane Ursula von der Leyen sta ragionando su come prelevare 800 miliardi di euro dal risparmio privato dei cittadini per comprare armi.

8. Il ruolo della società civile e dei movimenti contadini

Le organizzazioni della società civile – inclusi i movimenti contadini, le ONG come la nostra Égalité e i gruppi ambientalisti – sono in prima linea nella pacifica lotta contro la deregolamentazione delle NGTs. Evidenziando i rischi per la biodiversità, la salute pubblica e i diritti degli agricoltori. Chiedono e anzi chiediamo un approccio precauzionale con valutazioni rigorose del rischio, tracciabilità e etichettatura.

Il Coordinamento Europeo Via Campesina (ECVC), un movimento contadino di primo piano, si è particolarmente distinto nell’opposizione alla deregolamentazione delle NGTs. L’ECVC, con una posizione lucida e coerente:

  • afferma che i cambiamenti proposti minano alla base i principi dell’agroecologia e della sovranità alimentare, e
  • chiede una moratoria sull’uso commerciale delle NGTs, fino a quando la loro sicurezza e gli impatti socio-economici non saranno completamente compresi.

9. Attendere prego

La pressione e l’urgenza di definire un regolamento basato sul falso presupposto di asserita equivalenza tra le piante convenzionali e i nuovi OGM (in quanto abbiano subito fino a 20 modifiche genetiche) è solo un segno della decadenza di una classe dirigente inadeguata e non rappresentativa, che da alcuni anni sta affondando l’Europa nel baratro.

È ora di assumere consapevolezza di questo scenario e assumere posizione contro questa e altre spavalde barbarie che calpestano i diritti umani fondamentali alla vita e la salute, l’ambiente e la biodiversità, il cibo e la sovranità alimentare. La quale si esprime anche nell’autonomia decisionale sui mezzi di produzione (UNDROP, 2018).

Un approccio precauzionale – basato su rigorose valutazioni del rischio, tracciabilità ed etichettatura obbligatoria ‘from seed to fork’ di tutte le piante NGT – è l’unica soluzione coerente al Trattato. E l’agroecologia il vero percorso da seguire, secondo le raccomandazioni di FAO (2019), per il bene di tutti.

#Égalité, #PaceTerraDignità!

Dario Dongo

Riferimenti

  • European Commission. (2023). Proposal for a Regulation of the European Parliament and of the Council on plants obtained by certain new genomic techniques and their food and feed, and amending Regulation (EU) 2017/625. COM(2023) 412 final. https://tinyurl.com/5b3h528e
  • Council of the European Union. (2025). Mandate for negotiations with the European Parliament on the proposal for a Regulation on plants obtained by certain new genomic techniques and their food and feed. 6426/25. https://tinyurl.com/4uxj9fy3
  • Bundesanstalt für Landwirtschaft und Ernährung (BLE). (2024). Machbarkeitsstudie zu “Nachweis-und Identifizierungsverfahren für ge-nomeditierte Pflanzen und pflanzliche Produkte” abgeschlossen: Berichte wurden veröffentlicht. https://tinyurl.com/2bzmcx84
  • Anses (2023). AVIS de l’Anses relatif à l’analyse scientifique de l’annexe I de la proposition de règlement de la Commission européenne du 5 juillet 2023 relatable aux nouvelles génomiques (NTG) – Examen des critères d’équivalence proposed to define the NTG plants of category 1. https://tinyurl.com/2npybjhs
  • Antoniou, M.N., Robinson, C., Castro, I. et al. (2023). Agricultural GMOs and their associated pesticides: misinformation, science, and evidence. Environ Sci Eur 35, 76. https://doi.org/10.1186/s12302-023-00787-4
  • Dario Dongo. (2015). GMO, the Big Scam. Great Italian Food Trade, Rome. ISBN: 9788894200423. https://tinyurl.com/bdhent4p
  • Koller, F., & Cieslak, M. (2023). A perspective from the EU: unintended genetic changes in plants caused by NGT—their relevance for a comprehensive molecular characterisation and risk assessment. Frontiers in Bioengineering and Biotechnologyhttps://doi.org/10.3389/fbioe.2023.1276226
  • Chu, P. N., & Agapito-Tenfen, S. Z. (2022). Unintended Genomic Outcomes in Current and Next Generation GM Techniques: A Systematic Review. Plants, 11(21), 2997. https://doi.org/10.3390/plants11212997
  • Kawall, K., Cotter, J., & Then, C. (2020). Broadening the GMO risk assessment in the EU for genome editing technologies in agriculture. Environmental Sciences Europe, 32(1), 1–24. https://doi.org/10.1186/S12302-020-00361-2
  • European Court of Justice. (2018). Judgment of the Court (Grand Chamber) of 25 July 2018, Confédération paysanne and Others v Premier ministre and Ministre de l’Agriculture, de l’Agroalimentaire et de la Forêt, Case C-528/16. ECLI:EU:C:2018:583. https://eur-lex.europa.eu
  • Lerner, A., Benzvi, C., & Vojdani, A. (2024). The potential harmful effects of genetically engineered microorganisms (GEMs) on the intestinal microbiome and public health. Microorganisms, 12(2), 238. https://doi.org/10.3390/microorganisms12020238
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  • González-Ortega, E., Piñeyro‐Nelson, A., & Martínez Debat, C. (2024). On techno-fixes in the era of crises: genomic interventions in food crops. Agroecology and Sustainable Food Systems, 1–24. https://doi.org/10.1080/21683565.2024.2429620
  • Ye, Z., DiFonzo, C., Hennessy, D.A., Zhao, J., Wu, F., Conley, S.P., Gassmann, A.J., Hodgson, E.W., Jensen, B., Knodel, J.J., McManus, B., Meinke, L.J., Michel, A., Potter, B., Seiter, N.J., Smith, J.L., Spencer, J.L., Tilmon, K.J., Wright, R.J., and Krupke, C.H. (2025). Too much of a good thing: Lessons from compromised rootworm Bt maize in the US Corn Belt. Science, 387(6737), 984. DOI: 10.1126/science.adm7634
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  • Eckerstorfer, M., Dolezel, M., Heissenberger, A., Miklau, M., Reichenbecher, W., Steinbrecher, R. A., & Waßmann, F. (2019). An EU Perspective on Biosafety Considerations for Plants Developed by Genome Editing and Other New Genetic Modification Techniques (nGMs). Frontiers in Bioengineering and Biotechnology, 7, 31. https://doi.org/10.3389/FBIOE.2019.00031
  • Stallman, R. M. (2002). Free software, free society: Selected essays of Richard M. Stallman. Free Software Foundation. ISBN: 978-1-882114-98-6
    EFSA (2023). Special Eurobarometer Wave EB97.2 – Food safety in the EU. ISBN:978-92-9499-467-7. https://tinyurl.com/unyvupwr
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  • Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO). (2019). The 10 elements of agroecology. Guiding the transition towards sustainable food and agricultural systems. [FAO Publications Repository]. https://tinyurl.com/mr35xphb
DARIO DONGO

Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.


lunedì 10 marzo 2025

IL FUTURO DELL’AGRICOLTURA nell'U.E UNA VISIONE CHE MANCA DI AMBIZIONE E LUNGIMIRANZA.

 Lo scorso 19 febbraio il Commissario europeo Hansen, in una conferenza stampa congiunta con il vicepresidente Fitto, ha presentato la visione a lungo termine dell'UE per l'agricoltura e l’alimentazione, che definisce i piani per il sistema agroalimentare verso il 2040 e oltre. Il documento avrebbe dovuto fare seguito a quanto emerso dal Dialogo strategico per l’agricoltura, firmato anche dalle associazioni agricole.

 La visione ha però cambiato direzione, tradendo l’accordo raggiunto e attirando le critiche delle  associazioni italiane, che unendosi alle analisi delle ONG di conservazione della natura, dell’agroecologia e dei consumatori europei, esprimono insoddisfazione per un documento che sottovaluta i problemi ambientali e sociali connessi ai sistemi agroalimentari, puntando in modo miope solo sulla competitività delle imprese a breve termine. Il documento della Commissione UE non cita mai gli obiettivi delle due Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”, ignorando che i problemi ambientali e sociali che li hanno motivati restano senza soluzioni ed avranno certamente impatti negativi sull’agricoltura dei 27 Paesi europei dell’Unione, in primis per le piccole e medie aziende, che continueranno inesorabilmente a chiudere (dal 2010 al 2020 il numero di aziende agricole è diminuito di ben 487.000 unità). “Auspicavamo che con questo documento la Commissione promuovesse piani concreti per dare attuazione alle raccomandazioni del dialogo strategico – affermano le Associazioni italiane – ma purtroppo questo non è avvenuto. I pochi elementi positivi presenti nella Visione della Commissione non bastano ad avviare il necessario e urgente cambio dei modelli di produzione e consumo nelle filiere agroalimentari della UE. Ancora una volta ha prevalso la volontà di mantenere lo status quo in difesa degli interessi delle grandi aziende e corporazioni agricole a spese di tanti medi e piccoli agricoltori europei”. Le Associazioni, pur apprezzando alcuni aspetti della visione, come l’attenzione al riconoscimento del giusto prezzo per i produttori, al biologico, al ricambio generazionale favorendo l’ingresso dei giovani in agricoltura, l’impegno per un’etichettatura più trasparente e per una reciprocità delle regole ambientali e sociali negli scambi commerciali, insieme al richiamo seppur vago alle soluzioni basate sulla natura, sottolineano come non vengano affrontati i grandi problemi che determinano gli impatti ambientali e sociali dei settori agroalimentari dell’Unione europea. Il documento della Commissione non prevede una dismissione dei pagamenti della Politica Agricola Comune (PAC) non mirati, come invece indicato nelle conclusioni del dialogo strategico, e conferma anzi la scelta dei pagamenti diretti basati sulla superficie delle aziende agricole, ignora la necessità di sostenere gli agricoltori più bisognosi di aiuto e più virtuosi. Il documento non cita in alcun modo la possibilità di considerare tra i criteri per i pagamenti diretti della PAC anche l’intensità del lavoro e i risultati degli interventi per il clima e l’ambiente. “Pur comprendendo il disagio del mondo agricolo rispetto alla grande mole di burocrazia, che va certamente ridotta, non crediamo che l’indebolimento delle regole e degli impegni per la tutela dell’ambiente sia la strada da perseguire” continuano le Associazioni. La visione, infatti propone di semplificare ulteriormente la PAC, rinunciando a un controllo ancora maggiore su ciò che accade a un terzo del bilancio dell'UE. 

Con meno regole vincolanti ci saranno meno probabilità che i Paesi dell'UE promuovano un'agricoltura sostenibile, come è avvenuto dopo la semplificazione della PAC del 2024. Poco incisivo per le Associazioni anche l’approccio al sistema zootecnico. Se è vero che nella visione si propone di migliorare le norme sul benessere degli animali e di eliminare gradualmente le gabbie negli allevamenti, il settore zootecnico viene in gran parte assolto dal suo impatto sul clima e sulla salute dei cittadini europei. Il documento non indica con chiarezza la necessità di promuovere una transizione agroecologica della zootecnia, con obiettivi di riduzione degli allevamenti intensivi e la promozione di una zootecnia estensiva collegata alla gestione della superficie agricola utilizzata. Una transizione agroecologica della zootecnia che dovrebbe essere accompagnata da una riduzione dei consumi di carne e proteine di origine animale, attraverso la promozione di diete sane ed equilibrate. “La visione rimane ancora troppo vaga su come incoraggiare uno spostamento a diete più sostenibili e salutari. Se non si affronta seriamente una strategia che miri alla modifica del modello alimentare, i buoni propositi rimarranno, di nuovo, solo sulla carta” concludono le Associazioni. Il documento della Commissione UE è disponibile al link: https://agriculture.ec.europa.eu/visionagriculture-food_en

 

martedì 18 febbraio 2025

𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢 𝐚 𝐟𝐢𝐚𝐧𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐌𝐨𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟓


𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢 𝐚 𝐟𝐢𝐚𝐧𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐌𝐨𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟓: 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐥𝐚 𝐜𝐫𝐢𝐬𝐢 𝐫𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐦𝐚𝐫𝐢𝐧𝐞𝐫𝐢𝐞

Il Sindaco di Vittoria, in qualità di Presidente della Rete dei Municipi Rurali, ha inviato un appello ai Sindaci italiani affinché sostengano la mobilitazione del Consiglio Unitario della Mobilitazione 2025.

Il Coordinamento del Consiglio Unitario sta lavorando sul territorio per stimolare consigli comunali e sindaci a offrire spazi di confronto per agricoltori e pescatori, oltre a partecipare alla grande manifestazione del 19 marzo in Campidoglio.

 


Cari Sindaci,

in questi tempi difficili, il nostro Paese si trova ad affrontare una crisi che sta colpendo in modo devastante il comparto agricolo e della pesca. I nostri agricoltori e pescatori, pilastri fondamentali della nostra economia e della nostra tradizione, stanno lottando contro un insieme di sfide che minacciano non solo la loro sopravvivenza, ma anche quella delle comunità locali che dipendono da loro.

Gli effetti di eventi climatici estremi, l’aumento dei costi di produzione, le difficoltà legate al mercato e la concorrenza globale, mettono in ginocchio settori vitali per la nostra sicurezza alimentare e per la preservazione delle tradizioni culturali e territoriali. La pesca e l’agricoltura infatti sono settori che non solo forniscono cibo, ma preservano il nostro paesaggio e le nostre tradizioni, mantenendo vive le radici di tanti territori italiani.

È per questo che oggi facciamo un appello alla Vostra solidarietà e al Vostro impegno. Come Sindaci, rappresentanti delle nostre comunità, siamo chiamati a svolgere un ruolo fondamentale nel sostenere i nostri concittadini e difendere un comparto che, nonostante le difficoltà, continua a contribuire alla nostra economia e identità nazionale.

In questo momento, fin dal 28 gennaio 2025, vi sono in corso mobilitazioni degli agricoltori e dei pescatori per denunciare le crisi e per chiedere misure straordinarie per invertire la tendenza e salvare le piccole e medie imprese produttive tanto importanti per il Paese e la tenuta dei nostri territori e delle nostre comunità.

Vi invio il documento di convocazione della mobilitazione prodotto dal Consiglio Unitario della Mobilitazione cui come comune abbiamo espresso l’adesione con delibera e il testo stesso della delibera che abbiamo adottato come Comune di Vittoria in cui annunciamo la partecipazione alla manifestazione a Roma (che si terrà il 19 marzo 2025) e che vi invitiamo ad adottare con atti simili in modo da sostenerne le ragioni e il percorso.

Vi invio, anche, la lettera aperta proposta dalla Rete dei Municipi Rurali al Presidente della Repubblica ed alle massime cariche del Governo Nazionale per sollecitarli ad intervenire su cui è in corso una petizione popolare con raccolte firme online e ai banchetti che il Consiglio Unitario sta predisponendo

In particolare Vi chiediamo di esprimere con un atto deliberativo:

1.    l’adesione formale alla richiesta di dichiarazione dello “stato di crisi socio-economica del settore”;

2.    la partecipazione attiva alla manifestazione promossa dal Consiglio Unitario della Mobilitazione 2025 convocata a Roma per il 19 marzo, come a quelle che le Associazioni di categoria vorranno mettere in atto.

Vi esortiamo a farVi, assieme a noi, promotori di politiche locali e regionali a sostegno dell’agricoltura e della pesca, chiedendo alla Regione e al Governo misure concrete per aiuti anche mettendo in campo aiuti economici immediati per fronteggiare i danni legati ai cambiamenti climatici, alle perdite di raccolti e all’aumento dei costi di produzione
e perché si dispieghino misure di sostegno a livello comunale e regionale per gli operatori agricoli, zootecnici e della pesca oltre che a sollecitare la messa in campo di piani di formazione e innovazione, per migliorare la competitività e la sostenibilità dei settori agricolo e della pesca.

Confidando sulla Vostra responsabilità di amministratori, Vi prego, di inviare la delibera (e/o gli atti che vorrete assumere) all’indirizzo sindacopresidente@municipirurali.it in modo che se ne possa avere pubblica contezza pubblicandola e inviarla per conoscenza alle Regioni ed al Governo.

Vi auguro buon lavoro e vi do conto che sarà nostra premura di inviarVi le coordinate operative e le modalità di partecipazione della Manifestazione Nazionale a Roma del 19 marzo che, fin d’ora, prevede la partecipazione dei sindaci. Degli amministratori e dei consiglieri dei Comuni che avranno adottato gli atti deliberativi. In quella sede, fra l’altro, verrà avanzata una proposta di dare stabilità alla Rete dei Sindaci e dei Comuni in Difesa delle Aree rurali e delle Comunità di Marineria in modo da poter sviluppare una iniziativa costante a tutela delle nostre comunità oltre che del diritto al cibo ed al territorio per tutti i cittadini.

Con fiducia.

On.le. Prof. Francesco Aiello
Sindaco Presidente della Rete dei Municipi Rurali

ISTRUZIONI OPERATIVE PER LA MOBILITAZIONE DEI SINDACI A SOSTEGNO DELLE INIZIATIVE DEL CONSIGLIO UNITARIO

 

Il gruppo di Coordinamento del Consiglio Unitario raccoglie le segnalazioni dei territori e, di concerto con la Rete dei Municipi Rurali:

 

invia ai Comuni una pec di invito a partecipare alla Campagna indicando i contatti con i referenti territoriali

invia ai sindaci la Documentazione che viene allegata insieme all’invito firmato dal Sindaco Presidente della Rete dei Municipi Rurali e i riferimenti utili per approfondire i temi

raccoglie le delibere e gli atti istituzionali prodotti ed adottati dai Comuni e/o da altri Enti territoriali (Consorzi di Comuni, Province, ecc..)

Pubblica nella pagina dedicata l’elenco degli Enti che hanno aderito

Informa i diversi Comuni interessati dello sviluppo delle iniziative

Promuove iniziative di divulgazione e diffusione

 

https://coapi.sovranitalimentare.it/download/delibera-del-comune-di-vittoria/

 






 


giovedì 13 febbraio 2025

Le viticolture, tra utopie e realtà

                                                            NinoSutera

Convivono nell’isola due viticolture una da reddito e una di sussistenza,  in perenne crisi

La “cultura” della vite, in Sicilia, trae origine da conoscenze e saperi antichi e investe aspetti sociali, economici ed ambientali di eccezionale importanza; le specificità territoriali, la natura dei suoli, il clima e le genti, trovano poliedriche espressioni e caratteristiche variegate, contribuendo a costituire una piattaforma produttiva vasta e multiforme. 

 
La storia della vitivinicoltura siciliana, e le dinamiche che hanno dapprima posto la Sicilia al centro degli scambi e dei commerci nel Mediterraneo, e successivamente hanno visto alternarsi, periodi floridi, densi di scambi con i diversi popoli europei, a periodi di profonda crisi strutturale, come dimostrano la distillazione obbligatoria e per conto, l'abbandono definitivo della superfice vitata, la vendemmia verde, a queste vanno aggiunte le avversità climatiche e patologiche.
Senza orma di smentita convivono   due viticolture, una da reddito e una di mera sussistenza. La prima non è frutto del caso, ma scaturisce da precise strategie commerciali facilmente deducibili dal documento pubblico  relativo agli importatori e distributori di vino nel mondo,  che se pur riferito al 2012 fornisce un esauriente spaccato della rete commerciale che le aziende private, sono stati capaci di costruire, fornisce inoltre, senza ombra di smentita un conflitto di interesse che ha pregiudicato, condizionato e affossato il futuro di intere generazioni, per essere generosi.                                    La seconda, la viticoltura di crisi,   confinata alle  cooperative, che se pur intercettano grande masse di prodotto, sono pressochè assenti dalla rete mondiale di distribuzione del vino che conta. La crisi è stata ulteriormente aggravata dalle criticità emerse negli ultimi tempi, ecco perchè è facile attraversare territori vitati, e osservare tutta la manifestazione della crisi, in distese di vigneti abbandonati. Certo va anche aggiunto che chi è stato capace di conquistarsi fette del mercato nazionale e  mondiale del vino all'inizio di questo millennio, o forse anche prima, non ha nessuna intenzione di condividerla con nessuno, se a questo aggiungete anche la riduzione dei consumi, ne viene fuori una situazione irreversibile. La realtà è che  la crisi ha radici antiche si,  ma anche ben precise responsabilità. 
L'incapacità di sapersi adeguare ai cambiamenti dei tempi in cui viviamo,  cosa che hanno saputo fare cantine  del centro e nord Italia,   i conflitti di interessi  o presunti tali, hanno fatto il resto,  un accurata analisi darebbe  meglio l'idea dell'origine della crisi. Nei piccoli centri agricoli, che stentano a divenire  aree rurali di successo, collettivo e diffuso, difficilmente si riesce ad affrontare un confronto consapevole sui motivi della crisi, si preferisce dividersi sul sesso degli angeli, oppure alla ricerca di informazioni sull'archeologia storica, che assumere e sostenere un processo di autocritica sull'intreccio politico-imprenditoriale, che visto i risultati  non  ha saputo, ne tracciare un percorso lungimirante, ne intravedere scelte profondamente errate, che hanno determinato lo stato di crisi attuale. Spesso le due viticolture, quella da crisi e quella da reddito e di crescita (basterebbe analizzare a caso, due bilanci  quello del 2000 e quello del 2024 di qualsiasi cantina sociale e cantina privata,  i   numeri rendono sempre meglio l'idea)  convivono pacificamente, anzi a volte i motivi della crisi vengono individuati addebitati,  a una imprecisata maledizione divina, più che terrena. 
Insomma nei centri agricoli, che stentano a divenire  aree rurali di successo per tutti, e non solo per qualcuno, ha prevalso e forse prevale ancora oggi, il pensiero dominate, "non disturbate i manovratori". 
Sembrerebbe ispirato e sostenuto, da un filo conduttore che unisce due affermazioni, poco felici, per essere generosi,  la prima recentissima di qualche mese addietro  " per fortuna la siccità ha colpito solo il sud e sopratutto la Sicilia"  a un' altra affermazione, qualcuno ricorderà vagamente, molto datata nel tempo" la migliore uva la vinifichiamo nella nostra cantina, per il resto c'è sempre la cantina sociale........" 
E' fu così, che quello che era stato definito un promettente distretto vitivinicolo d'eccellenza, non c'è più traccia, ma  neanche nelle ricerche del web. E' l'agricoltore? è stato spettatore passivo, alcuni hanno ceduto i  diritti al reimpianto, altri hanno sostituito i vigneti con nuovi impianti di uliveto, a testimonianza del fatto che, si hanno capito, ma ancora una volta non sono stati capaci di ribellarsi!
     Ogni riferimento a cose e fatti è puramente casuale, un racconto  fantasioso di un qualsiasi piccolo centro agricolo, che immerso in un profondo sonno non ha nessuna intenzione di svegliarsi,   ognuno è libero di ambientarlo dove  vuole, ma chi conosce fatti e circostanze, sa dove di preciso, ...nel paese dei balocchi...