mercoledì 14 settembre 2016

IL FALSO MITO DEL BIO


 Il falso mito del “Bio”
 di R. Mancini


Sintesi: L’articolo si ripropone di analizzare il significato della coltura biologica, riflettendo su false credenze impartite dalla (mala)informazione. Sono state analizzate tre convinzioni contro il biologico e tre a favore. Infine le mie personali conclusioni.


Ormai in qualunque negozio è possibile acquistare prodotti Bio, forse non economicamente convenienti, ma tutti ci raccontano che “fanno bene”, che sono liberi da quella cosa scellerata che è la “chimica” e quindi spendiamo volentieri qualche soldo in più al fine di star meglio. Ma è davvero così?
Oggi lettore voglio provare a sfatare questa falsa credenza, fortemente radicata nel giro di pochi anni, che Biologico è sinonimo di bontà e benessere.
Non inizierò citando il noioso regolamento CE (che mi sono dovuto leggere per scrivere questo articolo) per l’agricoltura biologica, se vuoi queste informazioni internet sarà esaustiva di certo (inserisco in bibliografia il link dal quale potrai informarti). Mio maggiore interesse è rispondere a quelle domande a volte innocenti, a volte banali, a cui spesso si danno risposte fuorviate e alquanto fallaci:
§  E’ vero che l’agricoltura biologica “fa meglio” di quella convenzionale?
§  E’ vero che i prodotti Bio sono più sicuri degli altri?
§  E’ vero che il Biologico è il futuro dell’alimentazione?
La mia risposta a queste tre domande fondamentali è un categorico <No. Non è vero.>
Ma iniziamo con le dovute accortezze.
Cos’è effettivamente un prodotto Bio?
L’argicoltura biologica è un metodo di coltura con il fine di ridurre l’impatto ambientale del settore primario (le attività che rispondono ai bisogno primari dell’uomo) e di proporre dei prodotti con meno sostanze potenzialmente nocive. L’idea che vi è dietro il logo di marketing “Bio” è molto bella, prodotti “puliti”, ridotti consumi di pesticidi ecc
Ci tengo qui a chiarire il primo falso mito: Anche l’agricoltura biologica utilizza pesticidi. Infatti sebbene questo tipo di agricoltura non possa, per legge, utilizzare pesticidi di sintesi, è lecito utilizzarne alcuni di origine naturale. Nonostante non siano prodotti sintetici, non si deve pensare che questi agrofarmaci (che vanno da prodotti naturali come batteri e piretrine a composti tradizionali quali solfato di rame [CuSo4], Idrossido di Rame(II) [Cu(OH)2], zolfo elementare e altro) abbiano un impatto ambientale trascurabile. Vi sono parecchie sostanze naturali tossiche, esempio per tutti è l’insetticida Rotenone, questa sostanza chiamata anche Derris commercialmente, è estratta da una pianta tropicale della famiglia delle leguminose, esso deprime la respirazione cellulare degli insetti portandoli alla morte. Bene, questo prodotto utilizzato sovente in agricoltura biologica, causa scoperta tossicità, è in via di eliminazione dalle coltivazioni. Dunque non prendiamo alla lettera “biologico = natura allo stato brado”.
C’è anche da dire, però, che è tuttavia vero che i prodotti biologici presentano quantità di residui di pesticidi ridotte. E’ dell’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) il rapporto del 2009 che analizza 74.305 campioni e certifica al di fuori dei limiti il 4% dei prodotti convenzionali e di contro solo l’1,24% di quelli biologici. Piccole percentuali che però nascondono la storia biologica del prodotto.
Il secondo mito che mi piacerebbe sfatare è la ferrea convinzione che biologico sia sinonimo di sicurezza e proprietà nutrizionali migliori. Questa è un’atroce sciocchezza. Sono le pubblicità, i media, che con le loro affermazioni e slogan ci inducono erroneamente a pensarla così. La certificazione biologica infatti garantisce che durante il processo di produzione siano rispettate le normative BIO, tuttavia non certificano il prodotto finale. Quindi le modalità di produzione, non le proprietà di consumo. Una volta che i prodotti agricoli arrivano al commercio, sia tradizionali che biologici, devono essere rigorosamente controllati e certificati indipendentemente dal metodo di coltivazione. Dunque la sicurezza Bio o tradizionale è palesemente eguale. Per quanto riguarda le proprietà nutrizionali la Food Standard Agency britannica, ha seguito le discrepanze nutritive tra prodotti biologici e tradizionali sin dal 1958. I risultati mostrano, a parte alcuni casi particolari, come non ci siano sostanziali differenze nutrizionali. Nel 2012 inoltre, i ricercatori della Stanford University hanno pubblicato una seconda ricerca della letteratura arrivando alla medesime conclusioni. Dunque sia la sicurezza che le proprietà nutritive sono indifferenti dalla scelta del processo Bio o convenzionale.
Come terzo, ed ultimo mito da sfatare, vorrei demolire la convinzione che l’agricoltura biologica ha un impatto ambientale minore. Qui dobbiamo discutere della più grande (a mio avviso) pecca dell’agricoltura biologica: la Sostenibilità. Se è dannatamente vero che si utilizzano meno fitofarmaci e dunque si ha un minore impatto sulla biodiversità del terreno e sull’alterazione dello stesso, è agghiacciante pensare che nel peggiore dei casi alcune coltivazioni biologiche arrivano a produrre anche il 50% in meno. Questo calo di produzione ha ripercussioni minori, come il prezzo di un prodotto bio (che è sempre maggiore, ed ora sappiamo perché), ma causa anche problemi ben più gravi quali la minor disposizione di cibo pro capite. Per produrre la medesima quantità di cibo è necessario un terreno coltivato dal 25 al 60% maggiore, comportando una indiretta distruzione di habitat e biodiversità.
Capisci dunque come dietro il marketing con il bel logo verde “salva natura-Biologico” si nasconda una storia ben più complessa. Ma non ci sono solo i contro precedentemente citati, altrimenti nessuno produrrebbe biologico. Vorrei concludere l’argomentazione di questo articolo con alcuni argomenti a favore. Oltre il pro precedentemente discusso (in cui affermo che è effettivamente dimostrata la minor presenza di pesticidi), voglio scrivere che acquistando prodotti Bio siamo sicuri che non siano stati utilizzati OGM, come mangimi geneticamente potenziati, organismi resistenti agli erbicidi ecc (In futuro mi piacerebbe parlare anche di OGM, e credo lo farò). Anche qui però, c’è da fare attenzione ad un trucco. Sebbene sia proibito l’uso di prodotti a scopo diserbante è però possibile coltivare piante GM, per esempio resistenti alla siccità o ad alcuni insetti, in modo biologico senza violare né i principi, né la legge.
In ultimo luogo voglio sfatare la critica che viene avanzata dagli scettici del biologico, i quali affermano che essendo, questi ultimi, prodotti “senza” utilizzo di sostanze chimiche (poi qualcuno mi spieghi qual’è una sostanza non chimica) i prodotti biologici siano più contaminati da micotossine. I dati raccolti sinora, invece, dato lo stretto controllo alimentare, non mostrano aumenti di contaminazione sensibili. Dunque fino a prova contraria, così non è.
Conclusioni
Abbiamo dunque esaminato le tre convinzioni infondate contro il biologico: l’utilizzo di pesticidi anche nel biologico, il biologico non è né più sicuro né più nutritivo del tradizionale e, come terzo ma non meno importante, la convinzione che il biologico non abbia forti impatti ambientali. Ovviamente a questo si oppongono i vantaggi apportati come l’effettivo minor residuo di pesticidi, l’assenza di OGM dei quali si conoscono ancora poco gli effetti a lungo termine, e l’erronea convinzione che utilizzando diserbanti minoritari i prodotti siano più esposti a funghi e tossine.
Il mio giudizio, personale, è che il Biologico è un meraviglioso ideale, un principio a cui  si dovrebbe tendere, ma è da valutare con le dovute attenzioni. Inoltre accuso ancora una volta l’informazione, la quale ancora una volta spaccia per miracolante qualcosa che è dannatamente umano, qualcosa che come tutto è intrinsecamente duale: formato da Pro e Contro.
Dal mio canto, io ricerco il biologico per prodotti dei quali voglio mangiare anche la superficie (quella più esposta alle “sostanze chimiche”), quindi frutta (mele, pesche, prugne, arance (si mi mangio anche la buccia dell’arancia a volte, è ricca di fibre!!!, 
ma lavala eh
!) ecc) e ortaggi che siano a frutto, a same o altro (legumi, zucchine, cetrioli, pomodori ecc). Dopo questo racconto comunque, ti vorrei consigliare di non farne un dettaglio fondamentale o selettivo, credo che un pomodoro convenzionale sia altrettanto buono di un pomodoro bio, il quale è “solo” più caro.

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