domenica 18 ottobre 2026

La narrazione distorta della crisi

 Questa vicenda rappresenta uno spaccato emblematico e doloroso delle contraddizioni che travagliano l'agricoltura   contemporanea. Un contrasto stridente tra la realtà drammatica dei campi e la narrazione patinata delle istituzioni, dove la politica locale e regionale sembra spesso preferire la vetrina dell'evento folcloristico alla sostanza dell'azione di governo.



Analizziamo i nodi fondamentali di questa crisi articolandola nei suoi aspetti sociali, politici ed economici.

1. La scelta del Comune di Santa Ninfa e il paradigma "La sagra prima di tutto"

La scelta del Sindaco di Santa Ninfa di accogliere l'appello degli agricoltori — culminato nella decisione di annullare la festa/sagra dell'Agricoltura, se confrontata con le scelte di altri territori ,  mette a nudo una frattura profonda tra amministratori e tessuto produttivo.

  • La liturgia dell'evento contro la sostanza della crisi: Molte amministrazioni locali sono cadute nella trappola del "panem et circenses". Si preferisce la visibilità immediata della sagra paesana,   alla presa di posizione politica forte.

  • Mancanza di empatia istituzionale: Festeggiare l'agricoltura mentre chi lavora la terra scende in piazza per la sopravvivenza economica è percepito dal comparto come un paradosso, se non come una vera e propria beffa. La sagra, nata originariamente per celebrare l'abbondanza e il lavoro, si trasforma così in un sipario di carta pesta che copre una ferita aperta.

2. La tenaglia economica: Costi alle stelle e prezzi al ribasso

Lo sciopero e la protesta degli agricoltori affondano le radici in una crisi strutturale di redditività non più sostenibile:

  • L'esplosione dei costi di produzione (Input): Carburante agricolo, fertilizzanti, sementi, energia elettrica per l'irrigazione e costo della manodopera sono aumentati a doppia cifra.

  • Il crollo dei prezzi alla stalla/al campo (Output): Mentre i costi di gestione impennano, i prezzi riconosciuti ai produttori rimangono schiacciati dalle dinamiche della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e dalla concorrenza sleale dei prodotti provenienti da Paesi extra-UE (spesso privi dei medesimi standard qualitativi, etici e fitosanitari).

  • La crisi idrica e climatica: In Sicilia, a questo quadro si aggiunge una siccità devastante e infrastrutture idriche colabrodo, che riducono i raccolti e spingono le aziende verso il fallimento.

3. L'illusione della spesa del PSR come "falso successo"

Il trionfalismo di talune regioni  per aver "speso tutte le risorse" del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) evidenzia un corto circuito concettuale tipico della pubblica amministrazione: confondere l'impiego della spesa con l'efficacia dell'investimento.

  • Capacità di spesa vs. Impatto reale: Raggiungere i target di spesa comunitari evita il disimpegno automatico dei fondi (il cosiddetto rischio $N+2$ o $N+3$), ma non garantisce che quei soldi abbiano generato un reale sviluppo. Spendere tutto non significa aver speso bene.

  • Burocrazia soffocante: Gran parte dei fondi PSR finisce spesso assorbita da costi tecnici, consulenze, progetti farraginosi o micro-interventi a pioggia che non rafforzano la filiera né tutelano i produttori dalle fluttuazioni di mercato.

  • Distacco dalla realtà: Mentre la burocrazia festeggia nei palazzi  per le percentuali di rendicontazione chiuse, nelle campagne le aziende agricole chiudono i battenti, nessuno racconta che per coprire la parte non coperta del finanziamento le aziende si sono indebitate.

Sintesi e Prospettive

La crisi del settore agricolo in Sicilia non è solo una questione di numeri, ma di visione politica:

  1. Serve un cambio di rotta dei Sindaci: I Comuni non possono essere meri organizzatori di sagre, ma devono farsi portavoce e scudo delle istanze dei loro territori presso la Regione e il Governo nazionale, ma sopratutto portare risultati concreti ai cittadini/agricoltori 

  2. Trasparenza sulla spesa pubblica: La Regione deve smettere di misurare il successo delle politiche agricole unicamente in base all'euro rendicontato a Bruxelles, iniziando a valutare  chiedendosi, qual'è stato l'incremento della PLV 

  3. Tutela della filiera: Occorrono interventi urgenti sul prezzo minimo garantito, controlli serrati sulle importazioni e un piano infrastrutturale idrico non più rinviabile.

mercoledì 14 ottobre 2026

Il Gruppo PPE si riunisce a Taormina per definire le priorità delle politiche agricole

 

Il Gruppo PPE   a Taormina,   per discutere la visione e le priorità del Gruppo in vista del 2029.


 

“Il Gruppo PPE ancora una volta sceglie l'Italia e ancora una volta sceglie il sud. L'ha fatto individuando Napoli nel 2024 e lo rifà oggi puntando su Taormina.  

  Fino al 15 ottobre Taormina ospita gli Study Days del Gruppo del Partito Popolare Europeo al Parlamento europeo: quattro giornate di confronto che riuniranno oltre 140 eurodeputati, i vertici del PPE a partire dal presidente Manfred Weber, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e diversi commissari europei, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, la leadership di Forza Italia e i più autorevoli rappresentanti del mondo cristiano-democratico europeo.

L’iniziativa nasce dalla proposta del vice capo delegazione di Forza Italia al Parlamento europeo, Marco Falcone, sostenuta dal gruppo azzurro a Bruxelles e Strasburgo guidato da Fulvio Martusciello, e porterà in Sicilia il confronto sulle principali sfide politiche e di governo della seconda metà della legislatura europea 2024-2029. Gil Study Days si tengono all’UNA Hotels Capotaormina.


 

Oggi e domani, gli eurodeputati affronteranno le sfide legislative e politiche che attendono il gruppo per il resto della legislatura insieme alla Presidente Roberta Metsola, alla Presidente Ursula von der Leyen e al Vicepresidente del Consiglio italiano Antonio Tajani. Mercoledì, i deputati discuteranno inoltre della visione e delle priorità chiave del gruppo per i prossimi anni. Il programma si concluderà giovedì mattina con un incontro dell’Academy del Gruppo PPE.

“Queste giornate di studio giungono al momento opportuno. A metà mandato, è necessario fare un bilancio onesto di quanto realizzato e di ciò che resta ancora da fare. I cittadini si aspettano un’Europa capace di produrre risultati concreti: meno burocrazia, maggiore competitività e un sostegno reale a imprese, agricoltori e aree rurali. Il Gruppo PPE ha definito questa agenda fin dall'inizio e Taormina è il luogo in cui affiniamo le nostre priorità, per continuare a guidare il percorso fino al 2029”, ha dichiarato Herbert Dorfmann, Capo Delegazione della Südtiroler Volkspartei al Parlamento europeo.

“Sono lieto che Taormina ospiti gli Study Days del Gruppo PPE, stiamo infatti portando il motore della politica europea in una terra strategica per il futuro dell’Unione. Ringrazio Manfred Weber, la leadership del PPE e tutti i colleghi che hanno sostenuto questa proposta. Il Mediterraneo è centrale per la sicurezza europea, la competitività, le relazioni commerciali e la gestione dei flussi migratori. Da qui, con quello che dovrà essere “lo spirito di Taormina”, vogliamo contribuire a definire le priorità della seconda metà della legislatura. L’Europa deve saper rispondere alle aspettative dei cittadini con scelte concrete e una prospettiva di rilancio economico e geopolitico” conclude Marco Falcone, Vice Capo Delegazione di Forza Italia al Parlamento europeo.

FALCONE “UE DEVE ESSERE PROTAGONISTA IN SCENARIO GEO-ECONOMICO GLOBALE”

“Ci troviamo a vivere a Taormina uno dei momenti più straordinari che riguardano la Sicilia in tempi recenti. La presenza del Presidente Metsola, del Presidente Von der Leyen, e del Presidente Weber, ma anche della senatrice Stefania Craxi, sono tutti elementi che ci fanno ben sperare e ci dicono che l’Europa non è così lontana dai nostri territori e dalla Sicilia”. Lo ha dichiarato Marco Falcone, europarlamentare di Forza Italia a Taormina per gli Study Days del Gruppo del Partito Popolare Europeo al Parlamento europeo.

In Sicilia la leadership dei Popolari Europei si confronta sulle sfide della seconda metà della legislatura europea 2024-2029, con l’obiettivo di tracciare una vera e propria “Roadmap di Taormina”. “Vogliamo porre le basi – evidenzia Falcone – per una piattaforma concreta e programmatica nell’ottica di una fase in cui il PPE possa giocare una partita da protagonista per far sentire l’Europa non soltanto una potenza economica ma per farla anche diventare protagonista nello scenario geo-economico internazionale”. “Siamo convinti che questo appuntamento a Taormina possa rappresentare un passaggio importante in questa direzione e il PPE farà la sua parte per trovare le soluzioni necessarie sulle priorità strategiche per l’Europa e per il nostro Paese”.

“La Sicilia, con la forza della sua storia e la sua tradizione, cultura e religione, è al centro del Mediterraneo ed il Mediterraneo è una posizione strategica per garantire sicurezza e protezione dei nostri cittadini europei. Dal Mediterraneo può nascere un hub e una porta per realizzare in termini di logistica una rotta commerciale di altissimo livello. Il Ponte sullo Stretto avrà un ruolo importante in quest’ottica. Noi siamo impegnati, come governo Nazionale – ha detto Falcone -, per la realizzazione del Ponte sullo Stretto che deve essere una porta di ingresso ma soprattutto un vero, stabile collegamento tra l’Europa e il Mediterraneo. Già nel 2024, grazie al Presidente Manfred Weber, si e’ tenuta a Napoli, quindi del Mezzogiorno, un altro meeting e altri study days. E questo conferma l’attenzione e la centralità che il PPE riserva a questa terra, che ha grandi potenzialità di crescita e può dare una mano significativa all’Europa”.

LA VIA “GARANTIRE SOSTEGNO AL COMPARTO AGRICOLO”

“La riunione di 140 europarlamentari a Taormina arriva in un momento importante. E’ una fase che può decidere il futuro della filiera agricola e produttiva. Sino a qualche giorno fa abbiamo assistito alla proposta della presidenza irlandese sul quadro finanziario pluriennale che sicuramente non va nella direzione da noi auspicata di garantire risorse adeguate all’agricoltura e soprattutto a quella mediterranea. La road map di Taormina pio rappresentare ora un passaggio strategico”. Lo ha dichiarato Giovanni La Via, già europarlamentare ed ex assessore regionale, presente a Taormina agli Study Days del Gruppo del Partito Popolare Europeo al Parlamento europeo. “A Taormina – spiega La Via – parleremo con il commissario europeo all’agricoltura e ci confronteremo con il PPE per la seconda metà della legislatura e per ribadire le necessità di un quadro certo e di un mantenimento della politica agricola su livelli di sostenibilità per i protagonisti della filiera”. “I pilastri sono due – conclude La Via -: aiuti al reddito e sviluppo agricolo e rurale e soprattutto un sostegno adeguato che possa garantire un ricambio generazionale ma anche la competitività delle aziende del Sud di fronte ad un clima che cambia”.

 




 

mercoledì 7 ottobre 2026

la rabbia dei campi e le sagre paesane

 Prof. Aurelio De Santis


                     Mentre le campagne italiane bruciano di protesta — agricoltori schiacciati da costi di produzione insostenibili, siccità, speculazioni e burocrazia — in talune piazze locali si consuma un paradosso insopportabile. I sindaci che ordinano luminarie, tagli del nastro e sagre sembrano dirigere un’orchestra che suona allegra sul ponte, mentre sotto la superficie il tessuto produttivo affonda. È come vedere il Titanic accompagnato da un quartetto: la musica continua, la festa prosegue, e intanto la terra e chi la lavora affondano.

Il cortocircuito etico

C’è un cortocircuito morale tra la fatica reale dei contadini e la condotta di amministratori che trasformano la crisi in vetrina folkloristica. Mettere in scena degustazioni e brindisi quando i trattori marciano per le strade non è promozione del territorio: è spettacolo che anestetizza la sofferenza. L’orchestra che suona non è solo un’immagine poetica: è la metafora di una scelta politica che preferisce il rumore della festa al silenzio dell’ascolto.

L’anestetico del potere

Questa ostinazione a intrattenere a ogni costo non è nuova: ha radici antiche nella gestione del potere. Come nella Roma imperiale, quando i ludi continuavano anche in tempo di carestia per placare la plebe, oggi si ripete la logica delle “tre F”: feste, farina e forca. Dietro i banchetti e i palchi si cela la stessa strategia di distrazione: mantenere l’apparenza di serenità per evitare che la rabbia si trasformi in domanda politica. L’orchestra sul ponte suona per coprire il rumore della gente in protesta  

 


La rottura etica  

In questo quadro, la scelta del sindaco di Santa Ninfa emerge come atto di responsabilità. Spegnere i riflettori e sospendere la festa non è rinuncia alla vita comunitaria, ma un gesto di rispetto verso chi sta pagando il prezzo più alto. È il silenzio attivo di chi rifiuta la narrazione consolatoria del “va tutto bene” e restituisce alle istituzioni la funzione primaria: ascoltare, condividere il destino della propria gente e non trasformare il dolore in propaganda.

Cosa dovrebbe fare la politica locale

  • Priorità all’ascolto: sospendere eventi quando la comunità è in crisi e convocare tavoli con i produttori.

  • Trasparenza sulle scelte: spiegare perché si mantiene o si sospende una manifestazione, evitando la retorica..

  • Responsabilità simbolica: il gesto conta quanto la politica: spegnere le luci può essere più efficace di mille parole.

 

Continuare a brindare mentre i campi bruciano è la fotografia di una politica che ha perso il senso del limite. L’immagine dell’orchestra che suona mentre il Titanic affonda non è retorica fine a sé stessa: è un monito. Le istituzioni devono scegliere tra la colonna sonora della festa e il dovere di stare accanto a chi lavora la terra. la comunità di Santa Ninfa ha indicato una strada di dignità che altri amministratori dovrebbero seguire con coraggio e responsabilità.